A Torrita di Siena è tempo di Palio! È infatti attesa per domenica 24 marzo la corsa a dorso di somaro che, dal 1966, ogni anno coinvolge i torritesi e appassiona i primi turisti presenti in Valdichiana in primavera. A curare l’organizzazione dell’evento, che comprende otto giorni di appuntamenti, è l’Associazione Sagra San Giuseppe, di cui abbiamo incontrato il presidente Yuri Cardini, per un’intervista un po’ particolare.

Presidente, tra pochi giorni inizierà la 63ª edizione del Palio dei Somari. Per quale motivo raccomanderebbe di non venire a Torrita nei giorni del Palio?

«Personalmente, sconsiglio di partecipare agli eventi in programma per questa 63ª edizione a quanti non vogliono essere accolti dal clima contagioso di festa che a Torrita già da qualche settimana si respira. Vorrei distogliere da questa intenzione anche chi non apprezza la buona cucina, perché, nelle contrade, è già tutto pronto per preparare i piatti che saranno serviti per le Taverne. Con un menù che va dall’antipasto alle celebri frittelle di San Giuseppe, esorto a non avvicinarsi al centro storico chi deve seguire una dieta leggera. Come del resto chi preferisce passare queste ultime sere di inverno in casa, davanti al camino, in quanto il centro storico di Torrita, se le condizioni atmosferiche saranno condiscendenti, tra concerti di musica medievale ed esibizioni di sbandieratori e tamburini, nei prossimi giorni non sarà di certo un luogo di quiete».

Presidente, c’è qualcosa di tutta la manifestazione che proprio non la convince e che vorrebbe cambiare?

«Senza dubbio il corteo storico, composto da figuranti dal portamento tutt’altro che sciatto, come sarebbe forse più facile. Gli abiti indossati si rifanno perfettamente all’epoca storica di riferimento, l’anno 1425, e per questo i figuranti non possono indossare vari accessori, tra cui per esempio piercing, orecchini, occhiali e orologi. Negli ultimi anni, inoltre, con l’introduzione del premio Sfoggiato, il riconoscimento assegnato alla Contrada che si contraddistingue per il miglior corteo, la cura per il dettaglio ha raggiunto un livello a tratti maniacale».

Essere a capo di un’Associazione come questa, composta interamente dai volontari a cui spetta l’organizzazione del Palio dei Somari, non è cosa da poco. Quali sono le problematiche che un presidente deve trovarsi ad affrontare più spesso?

«L’Associazione è una realtà complessa, che presenta continuamente criticità: condividere il tempo con i presidenti delle Contrade, che sono prima di tutto degli amici, far conoscere il nome della manifestazione nelle realtà provinciali e regionali, incontrare personalità autorevoli, avere l’onere di continuare, e possibilmente migliorare, una tradizione, quale è appunto diventata quella del Palio, per tutta la comunità».

Qual è stato finora il momento più difficile che le è capitato durante la presidenza?

«Il momento più difficile è stato al termine del primo mandato da presidente, quando mi è stato proposto di rimanere in carica per i successivi tre anni. Sebbene avessi già avuto consigli da amici e contradaioli, non potevo comunque prendere questa decisione senza consultare la mia famiglia, visto che negli anni precedenti, per tre mesi consecutivi, ero stato impegnato tutte le sere tra riunioni e assemblee. Una sera dunque ho affrontato il discorso con mia moglie e mio figlio, ed è stato quando loro mi hanno incoraggiato a rendermi disponibile per l’incarico, che allora ho capito di non avere proprio alcuna scusa per tirarmi indietro».

In conclusione, qual è secondo lei l’aspetto più criticabile di tutta la Festa?

«Quando c’è il sole e le temperature sono miti, quando insomma si inizia ad avvertire quell’accenno di bella stagione, che per le tante persone non si riesce a camminare, dentro alle mura, nel fine settimana delle Taverne e nella mattina del Palio per il corteo storico, oppure al Gioco del Pallone, per assistere alla Corsa. Questo d’altronde è il risultato del tanto attaccamento dei torritesi per questa festa e la curiosità di chi viene da fuori, ma non è detto che un po’ di spazio non lo si riesca comunque a trovare!»

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