Perché Alanis Morissette colpisce tanto?

Non per i capelli lunghissimi – ed invidiatissimi non solo dalla sottoscritta, credo, ma da una buona fetta di ragazze – non per il fatto che abbia avuto una relazione con l’affascinante Ryan Reynolds – fatto assolutamente trascurabile, dato che ora Alanis è felicemente sposata con un altro e ha un figlio. Non è neanche che mi colpisca per il fatto che sia una vegana e abbia a cuore l’ambiente, fortunatamente c’è tanta gente anche normale, che ha a cuore questo pianeta… No. Non per quello.

C’era qualcosa in “Jagged Little Pill” che mi ha colpito all’istante. La sua empatia, la sua profondità nel raccontare sentimenti e relazioni. Le sue parole mai banali, il suo vocabolario variegato e se vogliamo anche “inconsueto” per essere una delle artiste che ha venduto più in assoluto al suo debutto, seconda solo a Shania Twain. E la sua musica diretta, semplice e anche un po’ dura, da giovane donna (di allora) che si affaccia nel mondo dell’umanità contorta, dei casini, dei pasticci, del cuore incerto e del suo continuo intrecciarsi a quello che sembra essere un altro cuore sbagliato. Alanis Morissette aveva solo 21 anni quando “Jagged Little Pill” è stato pubblicato: aveva già una discreta popolarità in Canada, il suo paese d’origine, con due dischi usciti solo lì. Era un’artista teenager che prometteva molto bene. Poi, il trasferimento a Los Angeles e il miracolo musicale che l’ha letteralmente catapultata nel mondo dello spettacolo. La sua voce un po’ immatura che urla nel ritornello di “You Oughta Know” è qualcosa che difficilmente si scorda. Non si scordano le parole di “Ironic”, una sorta di personale grassa risata verso le ingiustizie della vita. E ci si chiede che razza di vita deve aver avuto, per dire tutto questo a 21 anni. Per cantare con tanta disinvoltura delle gioie e dei dolori degli amori che vengono e degli amori che vanno, con una voce se vuoi a volte irritante, ma chiaro, era ancora piccola e un vulcano di emozioni e pensieri. E per calmarli, dopo il boom iniziale, Alanis si avvicina all’India e allo yoga, per affrontare a mente più serena il da farsi e i passi successivi nella sua carriera.

Devo dire, purtroppo il secondo album non era così incisivo, se non eccessivamente verboso, già dal titolo: “Supposed Former Infatuation Junkie”. Rimane comunque un ottimo album, ma la meraviglia e la magia – a mio avviso – scoppiano nuovamente nel terzo album, “Under Rug Swept”, con la meravigliosa “Hands Clean”, che va nuovamente a mettere a nudo il cuore tormentato di Alanis e il fitto intreccio di amori e delusioni, in maniera mai banale e sempre con delle parole meravigliose e profonde. Questa volta più calibrate, però.

E poi che succede? Può in qualche modo la formula, assieme alle tematiche, funzionare ancora? Diciamo che qualcosa si inceppa in “So-Called Chaos” e “Flavors Of Entanglement” e un messaggio chiaro che può emergere è che la cantautrice canadese non può vivere in un terremoto sentimentale perenne: urge la serenità e la pace dei sensi.

Molte volte si è dibattuto, in ambito strettamente artistico, se la pace personale e sentimentale fossero comunque basi per sfornare del nuovo materiale convincente e altrettanto all’altezza. Molti sostengono che la sofferenza e un costante tormento siano gli unici motori per la creatività, ma non è così. Non è detto. Non vale così per tutti gli artisti, e comunque sostengo sempre che ciascuno abbia diritto alla propria felicità, che è un altrettanto valido motore per creare, se sfruttato bene. E’ stato un piacere ritrovare Alanis Morissette in splendida forma, solare e raggiante come non mai, di certo non arrabbiata, in “Havoc and Bright Lights”, un album che va ascoltato, per la gioia (e non per la rabbia di ragazza delusa e avvelenata per le prime bastonate sentimentali) che trasmette, la maturità e la Morissette che si è fatta donna e madre. “Guardian” ed “Empathy” sono una piccola ode piena di serenità verso il figlio e il marito. Oltre alla qualità ritrovata nella sua musica e i testi che non si disperdono e non scadono nel verboso, ma vanno dritto al cuore, con una semplicità e una forza che ti fa ricordare con un sorriso, quell’esordio scoppiettante e pieno di sincera fragilità che era “Jagged Little Pill”…

Da sentire:

  • Ironic
  • You Oughta Know
  • Head Over Feet
  • You Learn
  • Baba
  • Thank U
  • Everything
  • Hands Clean 
  • 21 Things I Want In A Lover
  • Precious Illusions
  • Guardian
  • Empathy
  • Woman Down
  • Celebrity
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Alessandra Leoni

Sempre divisa tra Milano (testa) e Parma (cuore). Classe 1989 e tanta voglia di scrivere. Laureata in Linguaggi dei Media presso l'Università del Sacro Cuore di Milano e specializzanda (!?) in Giornalismo e Cultura Editoriale presso l'Università di Parma. Avida lettrice di libri, sviluppa una certa dipendenza alla musica di ogni genere. È necessario prenderla a piccole dosi.

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