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Rubrica ambientale in collaborazione con AdF – Acquedotto del Fiora spa

Nella Toscana meridionale, tra le province di Siena e Grosseto, circondato dalla Val d’Orcia, dalla Maremma e dalla vallata del lago di Bolsena, spicca con i suoi oltre 1700 metri il monte Amiata. L’antico vulcano, ormai spento da più di 180mila anni, custodisce tra le sue rocce un vero e proprio tesoro di acqua. È proprio l’Amiata il cuore pulsante del complesso sistema idrico che approvvigiona l’intera provincia grossetana e larga parte di quella senese, la cui gestione è affidata ad AdF (Acquedotto del Fiora SpA), che abbiamo iniziato a conoscere nella prima puntata di questo nostro Viaggio dell’acqua. E non per niente il monte Amiata è stato scelto a suo tempo come elemento fondamentale del brand di Acquedotto del Fiora prima e di AdF poi.

Ora lasciamoci trasportare dal flusso lungo il percorso che l’acqua fa nella prima delle sue due vite: quella che va dalle sorgenti di falda, dai campi pozzi, dalle captazioni superficiali (invasi, mari) fino al rubinetto.

Amiata” dal latino “ad meata”, ossia “alle sorgenti”

La risorsa idrica destinata a soddisfare i fabbisogni di territori di pregio, ad alta vocazione turistica e ricchi di aree a tutela ambientale, proviene per la maggior parte dalle sorgenti amiatine di Santa Fiora, che si trovano nel parco della Peschiera, e dell’Ermicciolo al Vivo d’Orcia, all’interno del Parco della Val d’Orcia patrimonio mondiale dell’UNESCO. Le due sorgenti aprono le loro porte a tutti coloro che vogliono lasciarsi incantare dalla magia dell’acqua che sgorga dalle rocce: AdF, che ne ha in carico la cura e la gestione, organizza apposite visite guidate durante le quali racconta anche la propria attività di gestore del servizio idrico integrato. Se gran parte della risorsa idrica gestita da AdF sgorga dalle sorgenti amiatine, tale quantità però non basta per arrivare a tutti i rubinetti dei 55 comuni serviti da AdF: il fabbisogno idrico complessivo coperto dall’acqua dell’antico vulcano è di circa il 55%, la restante risorsa proviene da invasi, fiumi, mare o dai campi pozzi. Detto ciò, “la Montagna” resta il cuore di tutto il sistema circolatorio dell’acqua, che in fondo è il sangue della terra. Non per niente, lo stesso nome “Amiata” deve la sua etimologia alla locuzione latina “ad meata”, che significa alle sorgenti.

Piano di sicurezza delle acque

Il viaggio che l’acqua compie da quando zampilla dalle fessure di madre terra a quando arriva nei rubinetti delle nostre case è un percorso complesso, che inizia con un primo passo importante: la tutela e la conservazione della risorsa idrica e delle falde.

Il territorio grossetano e senese è all’avanguardia a livello nazionale su questo fronte, grazie al “Piano di sicurezza delle acque” (Water Safety Plan) sviluppato da AdF con il supporto del Gruppo Acea (di cui AdF fa parte), da sempre all’avanguardia sui temi della tutela della qualità, della salute e della sostenibilità. Si tratta di un progetto che, tramite nuove strategie di analisi del rischio, punta a far crescere la sicurezza della filiera idropotabile e la qualità delle acque fornite. Le sue radici prendono linfa dalle indicazioni dell’OMS, della Comunità Europea e dell’Istituto Superiore di Sanità, per sviluppare un sistema di volta in volta sito-specifico, che tramite un approccio preventivo e prospettivo effettua una valutazione del rischio ad ampio raggio, toccando le diverse sezioni che compongono la filiera idropotabile, dalla captazione alla potabilizzazione, dalla rete di distribuzione al contatore degli utenti finali.

135mila controlli all’anno

Ad affiancare il “Piano di sicurezza delle acque” nella tutela della preziosa risorsa che sgorga dal cuore del monte Amiata, un capillare sistema di monitoraggio della sua qualità, che ha come pilastro l’appropriata scelta dei punti di controllo e delle frequenze di prelievo, per verificare che l’acqua captata, trattata ed erogata nell’ampio territorio servito da AdF sia sicura.

I controlli chimici, chimico-fisici e microbiologici per assicurare la conformità ai limiti previsti dalla normativa di settore vengono sempre effettuati da due distinte entità: i gestori del servizio idrico integrato e le AUSL di riferimento. Ad essere messi sotto la lente sono tutti i singoli comparti della filiera idropotabile: le fonti di approvvigionamento (sorgenti di falda, pozzi, sorgenti di superficie), gli impianti di potabilizzazione, i serbatoi e i fontanelli distribuiti sul territorio. Sulla province di Grosseto e Siena i controlli effettuati da AdF sono di gran lunga superiori a quelli previsti dalla normativa: ogni anno vengono analizzati circa 135mila parametri, secondo un piano di campionamento ben preciso che è aggiornato ogni anno e tiene conto, per frequenze e parametri, del livello di rischio in rapporto agli aspetti qualitativi e quantitativi della risorsa. Inoltre, le verifiche aumentano con la portata e con l’abbassamento del livello della qualità delle fonti di approvvigionamento e di conseguenza con la complessità dei processi di trattamento. Ai controlli sui requisiti normativi poi AdF affianca quelli gestionali interni, su caratteristiche delle acque, efficacia dei trattamenti di potabilizzazione e anche sul mantenimento della qualità nelle reti di distribuzione fino ai punti di consegna.

8234 km di reti per 8mila km2 di territorio: l’apparato circolatorio dell’acqua

Lungo è il viaggio che l’acqua compie dalle sorgenti dell’Amiata fino alle coste grossetane e alla Valdichiana, utilizzando come mezzo di trasporto un articolato “apparato circolatorio” alimentato da tre arterie principali: le dorsali Fiora, Arbure e Vivo. Per coprire i quasi 8mila chilometri quadrati del territorio a cui appartiene, AdF si avvale di quasi 10mila chilometri di reti, che vengono costantemente monitorate dalla sala di telecontrollo con sede a Grosseto, in località Grancia.

La sala di telecontrollo a Grancia, attiva h24 sette giorni su sette

La sala di telecontrollo è situata accanto allo storico serbatoio di Grancia, il quale risale ai primi anni Trenta del Novecento e che da allora distribuisce acqua a tutto il capoluogo maremmano. Si tratta di un complesso sistema a tecnologia avanzata implementato da AdF, che testimonia l’importanza dell’azione portata avanti come Gruppo Acea in termini di innovazione e attenzione per la risorsa idrica. Personale altamente specializzato visualizza e monitora in tempo reale ogni giorno, 24 ore su 24, tutti i dati sugli stati di funzionamento di impianti e reti del servizio idrico integrato, intervenendo da remoto e allertando il pronto intervento al primo accenno di anomalia.

Dieci in condotta

Così, sicura e controllata, dalle sorgenti di falda, dai campi pozzi, dalla captazioni superficiali, l’acqua transita dalle dorsali alle condotte adduttrici per arrivare prima nei serbatoi, dove avviene lo stoccaggio indispensabile per soddisfare i picchi di richieste, poi nelle reti di distribuzioni che corrono sotto città, borghi e campagne, e infine nelle nostre case, con il semplice gesto di aprire un rubinetto. In questo suo viaggio, la risorsa idrica passa da appositi impianti di trattamento, come i potabilizzatori, che servono a regolarne le proprietà chimiche, chimico-fisiche e microbiologiche, e scorre nei nodi di monitoraggio e controllo, che permettono di verificare la portata e la pressione dell’acqua: un passaggio importante utile sia a rilevare eventuali anomalie e intervenire prontamente per risolverle, sia a ripartire la quantità a seconda del maggiore o minore fabbisogno di una determinata zona.

La luce in fondo al tunnel… Il rubinetto!

Dopo aver meritato un dieci in condotta, l’acqua passa da precisi misuratori (di cui oltre 60mila quelli innovativi in telelettura già installati), taglia il traguardo e vede la luce quando si apre il rubinetto… È un’acqua buona, facile e senza plastica, che fa bene non solo alla salute ma anche all’ambiente: scegliendo la risorsa che l’acquedotto porta nelle nostre abitazioni anziché l’acqua in bottiglia, diminuiamo l’utilizzo non solo della plastica monouso, ma anche delle risorse consumate e delle emissioni di anidride carbonica. Il ciclo di produzione, imballaggio, trasporto e smaltimento delle bottiglie usa e getta comporta infatti una notevole emissione di CO2. Bere acqua del rubinetto è un piccolo gesto per noi ma una grande azione concreta a tutela dell’ambiente e del pianeta su cui viviamo.

Ma non finisce qui…

Se pensate che il ciclo dell’acqua finisca al rubinetto, sbagliate di grosso… da qui inizia infatti un’altra storia, che parte dallo scarico e termina con la depurazione, per restituire all’ambiente ciò che di prezioso ci ha dato in prestito, pulito come quando l’abbiamo raccolto alla sorgente. Si tratta della seconda vita dell’acqua, della quale ci occuperemo nella prossima puntata di questo nostro viaggio… Lasciandoci trasportare dalla corrente!

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