La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: vino

Premio cantiniere dell’anno: a Montepulciano si esalta l’anima della cantina

Quella del cantiniere è una figura che a Montepulciano, e nei luoghi dove la produzione del vino costituisce una parte integrante della loro identità, non rappresenta solo una professione ma…

Quella del cantiniere è una figura che a Montepulciano, e nei luoghi dove la produzione del vino costituisce una parte integrante della loro identità, non rappresenta solo una professione ma si intride di valore sociale. Alchimisti della cantina, i cantinieri ottengono dalla fermentazione del mosto un oro che non brilla della luce del sole, ma riflette nel bicchiere l’ultimo atto di un procedimento antico, fatto di tecniche affinate con l’esperienza e tramandate attraverso le generazioni.

E proprio per valorizzare questa maestranza, da 18 edizioni a Montepulciano viene assegnato un premio al miglior cantiniere dell’anno. Si tratta di un riconoscimento istituito dal Consorzio del Vino Nobile, tradizionalmente conferito nel contesto della Fiera dell’Agricoltura, che da quasi quarant’anni, si svolge in località Tre Berte. Al fine di dare risalto al modo in cui il settore enologico contribuisce alla tradizione rurale del territorio, come prima iniziativa gli organizzatori della Fiera nel 2001 prepararono una serie di convegni a tema. Sulla scia di questo proposito, l’anno seguente fu istituito il premio: un riconoscimento di cui potessero fregiarsi gli operatori nel campo della viticoltura. In particolare i cantinieri, coloro che presiedono alle varie fasi della vinificazione e vedono nascere ogni anno uno dei prodotti che rende illustre questo territorio in tutto il mondo.

La giuria, composta dal presidente dell’Associazione Tre Berte, a cura della quale viene allestita la Fiera, il presidente del Consorzio del Vino Nobile e il sindaco di Montepulciano, decreta il vincitore del premio di cantiniere dell’anno tra le candidature inviate dalle aziende associate. Sono queste che rendono una descrizione dei loro cantinieri, aggiungendo tutte le informazioni che possono far conoscere meglio i candidati ai giudici. Se inizialmente tra i requisiti tenuti in considerazione compariva anche quello degli anni di carriera trascorsi in cantina, di recente questo aspetto è stato lasciato in disparte, cosa che sicuramente ha agevolato la vittoria del cantiniere di quest’anno, molto giovane rispetto ai vincitori delle scorse edizioni.

Il premio del cantiniere dell’anno per il 2019 è stato infatti consegnato ad Andrea Della Lena, classe 1985, dal 2001 nelle cantine dell’azienda Icario. Prima di lui, gli altri cantinieri insigniti del premio erano stati Paola Picchiotti dell’azienda Bindella, Margherita Pellegrini dell’azienda Fanetti, Moreno Barbetti dell’azienda Fassati, Fabrizio Savino dell’azienda Salcheto, Roberta Vannozzi dell’azienda Boscarelli, Carmine e Orazio Capoccia dell’azienda Avignonesi, Stefano Rubechini dell’azienda Fattoria di Palazzo Vecchio, Primo Marinelli dell’azienda Casale Daviddi, Marco Papini dell’azienda Vecchia Cantina, Urano Carpini dell’azienda Tenuta Valdipiatta, Fabrizio Dottoti dell’azienda Fattoria del Cerro, Dino Magi dell’azienda Cantina Fanetti, Daniele Giani della Vecchia Cantina, Bruna Casagrande dell’azienda Cantina Gattavecchi, Giorgio Laurini dell’azienda Fassato, Enzo Barbi della Fattoria della Talosa, Adamo Pallecchi, della Cantina Contucci.

Diverse personalità, con diverse esperienze, ma sicuramente accomunate da quell’elemento che, secondo Paolo Solini, coordinatore del Consorzio del Vino Nobile, a fronte di un lavoro di vinificazione sempre più integrato con la meccanizzazione e la tecnologia informatica, rende il lavoro di cantiniere comunque impossibile da svolgere senza l’azione dell’uomo: la passione unita alla consapevolezza di portare avanti una tradizione identificativa non solo di se stessi, ma del territorio in cui si vive. È questa che regala prestigio a chi svolge un lavoro come quello del cantiniere, erede di storia e sapere, oggi vero e proprio polo di attrazione per giovani leve, vicine al mondo dell’agricoltura e all’ambiente. L’alto tasso di frequentazione dei corsi professionalizzanti, in questo senso, conferma la tendenza crescente di quanti apprendono le tecniche legate alla produzione del vino e lascia auspicare che in futuro nelle cantine non mancheranno professionisti.

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Il mercato e l’innovazione del Vino Nobile – Intervista a Piero Di Betto, presidente del Consorzio Vino Nobile di Montepulciano

Il Nobile di Montepulciano, eccellenza della viticoltura made in Italy, costituisce non solo un patrimonio enogastronomico per il territorio della Valdichiana, ma una ricchezza anche in termini economici. Si tratta…

Il Nobile di Montepulciano, eccellenza della viticoltura made in Italy, costituisce non solo un patrimonio enogastronomico per il territorio della Valdichiana, ma una ricchezza anche in termini economici. Si tratta infatti di una delle prime dieci Doc nate in Italia: siamo infatti nel 1966 quando il Nobile ottiene questo prezioso riconoscimento, tre anni dopo la promulgazione della legge che ha riconosciuto la Denominazione d’Origine. Nel 1980 il Nobile diviene il primo vino a fregiarsi della Docg.

Un settore, quello dell’agroalimentare, capace di generare fatturato, innovazione e porsi come punta di diamante nei mercati internazionali. Nel decimo rapporto di Intesa San Paolo “Rapporto sull’economia e finanza dei distretti industriali” si sottolinea come sia proprio il wine&food a costituire uno dei comparti più dinamici della nostra economica, che più di altri ha saputo affrontare la lunga crisi economica. Nel report infatti si sottolinea come la forza dell’agroalimentare non sia legata solamente alla dimensione economica, ma anche alla sua capacità di raccontare la storia di un territorio, e di saper interpretare e trasmettere al meglio i valori del made in Italy.

Caratteristiche che contraddistinguono anche il territorio nel quale viene prodotto il Nobile. Qui la viticoltura occupa una posizione economicamente strategica, sia in termini di numeri che di innovazione. Per analizzarne l’impatto e l’indotto generato, all’indomani della chiusura della 53esima edizione del Vinitaly, abbiamo intervistato Piero di Betto, presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano.

Di Betto, quali sono i numeri del Nobile di Montepulciano?

Quando parliamo del Nobile dobbiamo pensare a un patrimonio complessivo di 500 milioni di euro. Di questa cifra, 200 milioni è il valore patrimoniale delle aziende produttrici e 150 milioni quello dei vigneti, con una produzione media annua stimata in 65 milioni. Numeri importanti considerando che il 16% del territorio comunale è vitato, adibito alla produzione di Nobile di Montepulciano Docg e di Rosso di Montepulciano Doc.

Cifre significative anche per quanto riguarda l’occupazione.

 Assolutamente si. Basti considerare che il 70% dell’economia del territorio è indotto diretto del vino. E questo non ci deve far pensare unicamente alle classiche realtà che possono ruotare attorno al settore vitivinicolo. Da una parte, infatti, c’è stato un grande sviluppo dell’enoturismo. Molte delle nostre cantine hanno un agriturismo o offrono ospitalità, e comunque la maggior parte è attrezzata ad accogliere i tanti turisti che arrivano ogni anno a Montepulciano. L’enoturismo conta più di 300 mila visite all’anno in cantina, un dato che dimostra come la diversificazione dell’offerta messa in campo. Ma dobbiamo considerare anche altri tipi di attività, come tipografie o studi di architettura.  Il mondo del vino abbraccia dunque settori tra loro diversi e penetra in profondità il tessuto socio-economico del territorio. Per quanto riguarda il numero di addetti, nelle 76 aziende imbottigliatrici socie, la popolazione lavorativa raggiunge le 2mila unità, che, all’incirca, si dividono equamente tra lavoratori fissi e stagionali.

Ci sono delle caratteristiche specifiche che contraddistinguono gli addetti del mondo del vino?

Due sono gli aspetti principali che si possono riscontrare. Il primo è che il 60% della forza lavoro ha un’età compresa tra i 20 e i 40 anni, e questo è vero per tutte le mansioni. Circa la metà delle nostre aziende sono guidate da under 40. L’altro aspetto è la forte presenza delle donne, e questo sia all’interno del Consorzio sia nelle stesse imprese. Nel primo, sono 3 le donne presenti sui 12 membri del CdA, e le quota rosa sono il 65% degli addetti. Percentuali altrettanto alte si riscontrano nelle aziende. Nel 36% di queste le donne occupano posizioni apicali, e la loro presenza è molto diffusa nell’area commerciale e marketing.

Una presenza così ampia e diffusa di forza lavoro giovane può avere dei risvolti nell’organizzazione all’interno delle aziende?

Questo sta dando vita a una generazione di viticoltori che potremmo definire 2.0, che non supera i 40 anni. Il vino di qualità è sempre più apprezzato da un pubblico giovane e dunque non deve stupirci che le nuove generazioni entrino sempre di più nella filiera produttiva. Questo lo si può constatare in tutte le mansioni. Le aziende del Nobile hanno una percentuale significativa di giovani, pari all’81%, nel marketing, ma si sta registrando una crescita anche in altre posizioni, come quelle di cantiniere, enotecnico ed enologo, senza dimenticare che c’è una domanda sempre più forte di una professionalità che possa permettere all’azienda di confrontarsi con i mercati internazionali, visto che l’export costituisce la prima voce di fatturato per i nostri produttori. Dunque una manodopera giovane, più che modificare l’impianto organizzativo dell’azienda, può essere foriera di nuove competenze, capaci di innovare e leggere in modo diverso le mansioni già presenti nel mondo vitivinicolo.

Riguardo al tema dell’export, le aziende del Nobile sono molto proiettate sui mercati internazionali. Com’è il loro posizionamento?

L’export costituisce il canale principale di vendita per i nostri produttori. Basti pensare che il 78% degli scambi avviene nei mercati internazionali. La Germania costituisce il mercato di riferimento con il 44,5%, seguita dagli Stati Uniti con il 21,5%. Questo denota una forte capacità dei nostri produttori di posizionarsi sui mercati internazionali, che contraddistingue tutto il comparto vitivinicolo made in Italy. Al tempo stesso il Nobile ha avuto il pregio di attrarre un numero considerevole di investitori stranieri, presenti con una percentuale pari al 15%.

Siete preoccupati della svolta protezionistica dell’amministrazione Trump, anche se interessa altri settori, e temete delle ripercussioni negative una volta concluso il processo di uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea?

Partendo da questo ultimo punto, il mercato inglese non costituisce una delle nostre rotte di riferimento, anche perchè si tratta di un mercato nel quale non è facile penetrare, e dove non è semplice riuscire a ottenere un buon posizionamento. Per quanto riguarda il versante statunitense, la svolta dell’amministrazione Trump getta un’ombra di incertezza sul libero scambio. Il settore vitivinicolo è, per ora, al riparo dai dazi, ma certamente ci troviamo in un contesto del quale è molto difficile definirne gli sviluppi futuri.

Altro fattore centrale è l’innovazione. Quanto è importante nel mondo del vino di oggi?

Sicuramente è un valore dal quale non si può più prescindere. Nel vino l’innovazione vuol dire coniugare i valori della tradizione con le nuove professionalità. In questo modo le aziende possono andare incontro ai costanti cambiamenti e prevenire o limitare gli effetti di un’annata meno positiva delle altre. L’innovazione è anche uno sguardo al futuro. In questo senso le aziende del Nobile hanno avviato un percorso che ha al centro la sostenibilità ambientale. Gli investimenti ammontano a circa 8 milioni di euro, e l’obiettivo è quello di arrivare, entro il 2020, a un riduzione totale delle emissioni.

Considerata la grande importanza che il Nobile riveste, non crede che ci possano essere dei rischi connessi al fatto che l’economia del territorio si poggia, in modo significativo, sulla sua produzione?

 Nella tradizione contadina la monocoltura non è mai una scelta di per sé vincente, perchè ci sono sempre delle criticità insite. Lo stesso discorso può valere anche in campo economico.  Le aziende non sono statiche, anzi. Gli investimenti sono molti, nell’innovazione, nella sostenibilità, e tutto questo comporta dei costi. Ovviamente l’attività del Consorzio non è quella di entrare nella governance dell’azienda, ma fornire supporto e coordinare tutti gli sforzi degli attori che operano nel territorio, confidando nell’ottima gestione, da parte dei nostri produttori, del patrimonio vinicolo che abbiamo.

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Prospettiva Valdichiana: tempo di vendemmia

Tempo di vendemmia: vino, vino biologico e vino biodinamico. Diamo i numeri Dopo la pausa estiva torna la rubrica Prospettiva Valdichiana e lo fa proprio nel bel mezzo della vendemmia….

Tempo di vendemmia: vino, vino biologico e vino biodinamico. Diamo i numeri

Dopo la pausa estiva torna la rubrica Prospettiva Valdichiana e lo fa proprio nel bel mezzo della vendemmia. È proprio in questi giorni, infatti, che le numerose aziende agricole del territorio sono intente a raccogliere l’uva dalla vigna per portarla in cantina ed iniziare il processo di vinificazione, che trasformerà il mosto in vino. Il rituale della vendemmia è da sempre un momento di grande fascino, e porta con sé un valore storico e antropologico. È un vero e proprio “evento” annuale di lavoro e condivisione sociale nel territorio.

Ma veniamo ai numeri, cercando di vedere quanto si coltiva, quanto si produce e come si produce, tenendo sempre un occhio di riguardo al territorio della Valdichiana. I dati su cui si basa la nostra analisi provengono dall’Istat, in particolare dai dati del 6° Censimento generale dell’Agricoltura, da SINAB, ARTEA e da alcuni siti specializzati come inumeridelvino.it, demeter.it e uiv.it.

Secondo i dati ARTEA, nel corso del 2014, in Toscana vi sono 23.288 aziende che coltivano vite, per un totale di superficie vitata di 57.942,44 ha. Il maggior numero di aziende è in provincia di Arezzo (4.942 aziende, il 21,2% del totale regionale), seguita dalla provincia di Siena (4.107 aziende, il 17,6% del totale regionale). Ma è proprio la provincia di Siena ad avere la maggior superficie vitata della regione, addirittura il 32,4%, equivalente a 18.774,67 ha.

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Sempre secondo i dati ARTEA, riferiti alla vendemmia 2014, sono stati prodotti quasi 1 milione e 800mila hl di vino D.O.P. nella regione Toscana, suddivisi in quasi 312mila hl di vino D.O.C. e quasi 1 milione e mezzo hl di vino D.O.C.G.. Circa metà della produzione (48,7%) riguarda il Chianti e le varie sottozone, mentre il vino D.O.C.G. per eccellenza della Valdichiana senese, il Vino Nobile di Montepulciano, rappresenta il 3,8% della produzione regionale; tra i D.O.C., invece, il rosso di Montepulciano rappresenta l’1,7% della produzione regionale.

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Sempre di più, inoltre, si sente parlare di vini biologici e vini biodinamici, sia da parte dei consumatori, sempre più attenti verso l’acquisto di prodotti a basso impatto ambientale, sia da parte dei produttori e viticoltori, orientati alla costante ricerca di diversità ed autenticità del loro lavoro, attraverso l’agricoltura biologica, biodinamica o naturale.

I dati ISTAT del 6° Censimento generale dell’Agricoltura ci dicono che la superficie biologica di vite è, in Italia, di 43.999 ha, con la Toscana che ha una superficie di vite biologica di 4.699 ha, il 10,7% del totale nazionale. All’interno del territorio toscano, è proprio la provincia di Siena a vantare la maggior superficie di vite biologica, con 1.412 ha (il 30,1% del totale regionale).

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Più in dettaglio, all’interno della provincia di Siena, tra i vari SEL è l’Alta Val d’Elsa a detenere la maggior superficie biologica di coltivazione della vite con 443,2 ha (il 31,4% del totale provinciale), seguita dal Chianti con il 28,8% (406,9 ha) e dalla Valdichiana Senese con il 16,1% (226,8 ha).

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Nell’Alta Val d’Elsa solo il comune di San Gimignano registra una superficie biologica di vite di 336,8 ha; a livello provinciale vi è poi il comune di Castellina in Chianti con 172,4 ha e il comune di Montalcino con 161,6 ha. Nella Valdichiana Senese è Montepulciano ad avere il primato con 78,9 ha, seguito da Sinalunga con 52,2 ha e da Trequanda con 19,4 ha.

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Vi è poi la viticoltura biodinamica, un particolare metodo di coltivazione il cui marchio commerciale è detenuto dalla Demeter International, un’associazione di adepti della metodologia che, attraverso l’adozione di un disciplinare, si propone di mantenere i medesimi standard tra i coltivatori sia nella fase di produzione sia nella fase di trasformazione dei prodotti agricoli. Il principio base della biodinamica è la ricerca della biodiversità, un equilibrio tra l’uomo, le piante e il cosmo, cercando di sfruttare al meglio le forze naturali nei terreni e l’influenza dei pianeti quando si agisce sulla terra in modo da rendere la pianta più resistente ed autosufficiente. In Toscana le aziende produttrici di vino certificate Demeter sono 19, di cui 4 in provincia di Siena.

Vini toscani e denominazioni: fonte Federdoc

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Valdichiana Lounge – Brunello di Montalcino

Valdichiana Lounge è la rubrica che vi porta a conoscere i piaceri della nostra terra: dalla degustazione dei vini ai prodotti enogastronomici di qualità! Seguite Valentina e i nostri ospiti alla…

Valdichiana Lounge è la rubrica che vi porta a conoscere i piaceri della nostra terra: dalla degustazione dei vini ai prodotti enogastronomici di qualità! Seguite Valentina e i nostri ospiti alla scoperta dei segreti per una piacevole degustazione e di tutti quei prodotti che rendono il nostro territorio famoso a livello internazionale: la rubrica è stata realizzata in collaborazione con il Valdichiana Outlet Village e la Fisar Valdichiana.

Nel quarto episodio andiamo a conoscere meglio il Brunello di Montalcino: uno dei vini rossi più conosciuti a livello mondiale, prodotto dai vitigni di Sangiovese nel piccolo comune della provincia senese. Buona visione… e buona degustazione!

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Valdichiana Lounge – Vini Cortona

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Valdichiana Lounge è la rubrica che vi porta a conoscere i piaceri della nostra terra: dalla degustazione dei vini ai prodotti enogastronomici di qualità! Seguite Valentina e i nostri ospiti alla scoperta dei segreti per una piacevole degustazione e di tutti quei prodotti che rendono il nostro territorio famoso a livello internazionale: la rubrica è stata realizzata in collaborazione con il Valdichiana Outlet Village e la Fisar Valdichiana.

Nel terzo episodio andiamo a conoscere meglio i Vini DOC Cortona: undici varietà di produzioni tipiche della provincia di Arezzo, tra cui spicca il Syrah. Buona visione… e buona degustazione!

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Valdichiana Lounge – Nobile di Montepulciano

Valdichiana Lounge è la rubrica che vi porta a conoscere i piaceri della nostra terra: dalla degustazione dei vini ai prodotti enogastronomici di qualità! Seguite Valentina e i nostri ospiti…

Valdichiana Lounge è la rubrica che vi porta a conoscere i piaceri della nostra terra: dalla degustazione dei vini ai prodotti enogastronomici di qualità! Seguite Valentina e i nostri ospiti alla scoperta dei segreti per una piacevole degustazione e di tutti quei prodotti che rendono il nostro territorio famoso a livello internazionale: la rubrica è stata realizzata in collaborazione con il Valdichiana Outlet Village e la Fisar Valdichiana.

Nel secondo episodio andiamo a conoscere meglio il Vino Nobile di Montepulciano: uno dei più antichi vini italiani, che festeggia i cinquant’anni dal riconoscimento del marchio DOCG. Buona visione… e buona degustazione!

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Valdichiana Lounge – Chianti Colli Senesi

Valdichiana Lounge è la rubrica che vi porta a conoscere i piaceri della nostra terra: dalla degustazione dei vini ai prodotti enogastronomici di qualità! Seguite Valentina e i nostri ospiti…

Valdichiana Lounge è la rubrica che vi porta a conoscere i piaceri della nostra terra: dalla degustazione dei vini ai prodotti enogastronomici di qualità! Seguite Valentina e i nostri ospiti alla scoperta dei segreti per una piacevole degustazione e di tutti quei prodotti che rendono il nostro territorio famoso a livello internazionale: la rubrica è stata realizzata in collaborazione con il Valdichiana Outlet Village e la Fisar Valdichiana.

Nel primo episodio andiamo a conoscere meglio il Chianti Colli Senesi: una DOCG prodotta principalmente nella parte settentrionale della provincia di Siena, composta in gran parte da Sangiovese. Buona visione… e buona degustazione!

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Valdichiana Village Night 2016

Per una notte, la grande musica si accompagna al buon vino: sabato 17 settembre al Valdichiana Outlet Village una grande serata di degustazione dei vini di Montepulciano, Cortona, Montalcino, Colli…

Per una notte, la grande musica si accompagna al buon vino: sabato 17 settembre al Valdichiana Outlet Village una grande serata di degustazione dei vini di Montepulciano, Cortona, Montalcino, Colli Senesi e le produzioni di Oliviero Toscani. La manifestazione, patrocinata dalla Regione Toscana, vedrà esibirsi in concerto Nick The Nightfly Orchestra per una grande serata all’insegna del jazz e dei prodotti di qualità del territorio.

“Vogliamo consolidare il percorso di valorizzazione e promozione di questo straordinario angolo di Toscana e delle sue peculiarità, proponendo ai nostri visitatori un’esperienza unica con i migliori vini, i sapori del territorio e la musica live di gran classe di Nick the Nightfly Orchestra”. Così il Direttore del Valdichiana Outlet Village, Riccardo Lucchetti, nel presentare “Village night”, che sabato 17 settembre coniugherà “food”, “wine”, “music & shopping”, esibendo protagonisti di valore assoluto nello splendido scenario del Valdichiana Outlet Village.

Dalle 17.30 alle 21, nei 4 corner dislocati nelle vie del Village, con servizio a cura dei sommeliers Fisar, sarà possibile degustare i migliori vini toscani di cantine appartenenti al Consorzio Vino Nobile di Montepulciano, Consorzio vini Cortona, Consorzio Chianti dei Colli Senesi, oltre ad alcune cantine di Brunello di Montalcino. Un trionfo di prestigiose etichette, ulteriormente nobilitato da un grande vino prodotto dal fotografo di fama mondiale Oliviero Toscani, che per l’occasione proporrà al Valdichiana Outlet Village “Quadratorosso 2015” e “OT di Oliviero Toscani 2011”. In collaborazione con il club “Maledetto Toscano”, i visitatori potranno partecipare a esclusivi incontri con la tipicità del sigaro toscano: un autentico viaggio nella storia e negli abbinamenti, anche i più ardìti, con vino, grappa e bollicine della cantina Baracchi di Cortona. Colonna sonora della Village Night, la soft music di due formazioni soul/jazz presso le isole, mentre alle 19:30 in Piazza Maggiore si terrà il concerto ad ingresso libero di Nick The Nightfly Orchestra, deejay radiofonico per Radio Monte Carlo, accompagnato dalla sua orchestra di 14 elementi, ensemble unico nel panorama italiano, diretto da Gabriele Comeglio ed in grado di spaziare dallo swing al funky, fino al soul/jazz.

“Trasformeremo inoltre – continua Lucchetti – i nostri pensieri solidali in azione concreta: una quota parte di ogni degustazione (2 euro, costo ticket 10 euro per 2 degustazioni wine e 1 food), verrà devoluta in favore delle popolazioni colpite dal recente terremoto: affideremo l’incasso alla Croce Rossa Italiana comitato di Arezzo, che sarà presente con alcuni operatori per spiegare ai visitatori il proprio impegno, coordinato dalla Protezione Civile, in favore dei nostri connazionali di Marche, Lazio ed Umbria colpiti dalla tragedia. In concomitanza con la Village Night, evento cui la Regione Toscana ha concesso il patrocinio, i Punti Ristoro del Valdichiana Outlet Village proporranno menù declinati ad hoc e i 130 Punti Vendita resteranno aperti fino alle 21: un’occasione unica per approfittare dello shopping, alla scoperta delle nuove proposte moda autunno inverno.”

“Multi Outlet Management Italy – dichiara Luca Zaccomer, Direttore Marketing Momi – riconosce l’importanza di valorizzare le eccellenze e rafforzare il legame col territorio: Village Night, proposta in tutte le destinazioni di shopping Land of Fashion in gestione (Palmanova Outlet Village, Franciacorta Outlet Village, Mantova Outlet Village, Valdichiana Outlet Village e Puglia Outlet Village), è il primo ed originale itinerario nazionale attraverso le qualità dei rispettivi territori”.

Il format è stato replicato nei cinque outlet in tutta Italia, unendo i vini e i prodotti di qualità del territorio alla buona musica e allo shopping. Un forte legame tra i marchi presenti al Valdichiana Outlet Village e ai prodotti del territorio, che hanno risposto in maniera entusiasta all’evento. Il Sindaco di Foiano della Chiana, Francesco Sonnati, ha ringraziato la società di gestione: “In rappresentanza di tutta la Valdichiana, siamo contenti della sinergia che si è creata e di questo modo di lavorare. La crescita delle strutture ricettive di Foiano è la testimonianza del buon lavoro svolto nel territorio, e di un processo di condivisione che sta dando buoni frutti.”

Valdichiana Night, quindi, come vetrina delle eccellenze toscane: oltre ai vini del territorio saranno presenti le etichette dell’azienda Baracchi, con la grappa e il vinsanto, e i sigari del club “Maledetto Toscano”, che proporranno abbinamenti all’insegna della meditazione e dell’ospitalità



Valdichiana Lounge

La rubrica che vi porta scoprire i piaceri della nostra terra: degustazioni di vini e prodotti enogastronomici di qualità! In occasione di Village Night 2016, andiamo a conoscere meglio i Vini Cortona, il Brunello di Montalcino, il Nobile di Montepulciano e il Chianti Colli Senesi. Valdichiana Lounge è realizzata in collaborazione con Valdichiana Outlet Village e Fisar Valdichiana.

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Montepulciano e Nobile, un legame che va oltre il disciplinare

Montepulciano, perla del Rinascimento nel cuore della Valdichiana, celebra quest’anno i 50 anni della Doc del Vino Nobile. Era infatti il 12 luglio del 1966 quando venne disciplinata la produzione…

Montepulciano, perla del Rinascimento nel cuore della Valdichiana, celebra quest’anno i 50 anni della Doc del Vino Nobile. Era infatti il 12 luglio del 1966 quando venne disciplinata la produzione di questo vino, un riconoscimento che non si è fermato a questo risultato: in poco meno di vent’anni, nel 1980, il Nobile di Montepulciano fu il primo vino in Italia a fregiarsi della sigla Docg.

Ma il legame tra Montepulciano e il vino è molto più antico di quello che il disciplinare ci racconta. Nel 1868 venne ritrovata una kylix, una tazza da vino a figure rosse di origine etrusca. L’oggetto recava la rappresentazione di Flufluns, il dio Bacco della tradizione etrusca, che insieme ad una menade si dedica al cottabo, un gioco che aveva come protagonista il vino. Viene datato al VII secolo d.C. e si tratta del primo documento che ci dà una testimonianza del vino di Montepulciano.

Nel corso della storia si sono susseguiti diversi estimatori del vino nato dalle colline poliziane. Francesco Redi in un poemetto della fine del XVII secolo, Bacco in Toscana, esalta la bontà della produzione vinicola di Montepulciano. Anche filosofi e presidenti rientrano nella lista degli ammiratori del Nobile. Nel Candido di Voltaire, in una tavola imbandita di cibi e bevande, fa la sua comparsa il vino di Montepulciano.

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La New York Public Library ha recentemente digitalizzato alcuni documenti privati di Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti ed uno dei firmatari della Dichiarazione d’Indipendenza, nei quali possiamo leggere una lista di vini da lui ordinati, tra i quali è presente anche il Nobile.

Il 1873 è un anno nefasto per la produzione vinicola poliziana, che sembrerebbe avere una fine definitiva durante la mostra di Vienna. In quell’occasione, infatti, l’enologo di Sua Maestà Britannica esprime un giudizio negativo sui campioni di vino provenienti dalle terre del Poliziano.

Un oblio che si interrompe negli anni ’30 dello scorso secolo, grazie all’opera di Adamo Fanetti, fondatore dell’omonima cantina ancora attiva. Durante l’Ente Mostra-Mercato Nazionale dei Vini Tipici e Pregiati tenutasi a Siena nel 1933, Fanetti presentò 30 quintali di vino, che ricevettero un diffuso consenso. Lo stesso Tancredi Biondi-Santi, nome di spicco dell’enologia italiana, amico ed estimatore di Fanetti, non poté non apprezzare la bontà e le potenzialità del rosso di Montepulciano. L’esempio fu seguito da altre aziende, tanto che nel 1937 venne creata la cantina sociale, con lo scopo di aumentare la produzione e il raggio per commercializzare il prodotto.

L’origine del nome è di difficile individuazione. L’utilizzo del termine Nobile compare per la prima volta nel 1787, in un documento del Conservatorio di San Girolamo. Nel testo si parla di 28 fiaschi di vino provenienti da Montepulciano, che vengono etichettati con il nome che tutt’oggi conosciamo. Ma è stata ancora una volta l’azione instancabile del Fanetti a veicolare l’uso del nome “Nobile”. Infatti fino agli anni’30 del ‘900 ma anche oltre, quello che oggi conosciamo come Nobile, veniva indicato semplicemente come “vino scelto di Montepulciano”.

vino nobile montepulciano 1Il nome è legato anche alle proprietà organolettiche del vino. La base del Nobile è costituita per un 70-80% dal Sangiovese, che i Poliziani chiamano Prugnole Gentile. Altri vitigni a bacca rossa ammessi sono il Canaiolo o il Mammolo, o altre tipologie presenti nel territorio toscano. Di un rosso rubino, che con l’invecchiamento tende ad assumere riflessi sul granato, il Nobile presenta un bouquet complesso ed equilibrato, nel quale dalla frutta rossa, come la ciliegia, si passa a note erbacee e terrose di sottobosco. Rispetto ad un Brunello, molto più austero e con spiccato sentore minerale, il Nobile si fa apprezzare per i suoi tannini delicati e per lo spiccato gusto di prugna. Molto più che aromi e sapori, il Nobile racchiude e restituisce, a chi lo degusta, il legame profondo e millenario con le terre di Montepulciano. Non dovrebbe infatti sorprenderci se, nelle vene dei Poliziani al posto del comunissimo sangue, scorra dell’ottimo Nobile.

 

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Il Vin Santo tra storia, leggenda e tradizione

Il Vin Santo è uno dei più antichi simboli dell’ospitalità toscana. Offrire un assaggio di quest’ “oro liquido”, significava riconoscere nell’altra persona un carissimo amico o una figura di notevole…

Il Vin Santo è uno dei più antichi simboli dell’ospitalità toscana. Offrire un assaggio di quest’ “oro liquido”, significava riconoscere nell’altra persona un carissimo amico o una figura di notevole prestigio, alla quale era obbligo riservare il miglior trattamento possibile.

Un prodotto prezioso dunque e raffinato, le cui origini affondano nella notte dei tempi. Le tecniche di produzione si tramandano di padre in figlio come un’eredità da custodire gelosamente.

Diverse sono le versioni sulla storia del Vin Santo e sull’etimologia del suo nome.  Secondo una vulgata senese, nell’Anno del Signore 1348, momento funesto per l’intera Europa flagellata dalla Peste Nera, si dice che un frate francescano usasse il vino impiegato solitamente durante l’omelia, per curare gli appestati. Da qui si diffuse la convinzione che avesse miracolose proprietà terapeutiche, e con essa l’appellativo di “santo”. Circa un secolo dopo, durante il concilio di Firenze del 1439, il metropolita Giovanni Bessarione mentre stava bevendo il vin pretto pare che avesse esclamato: “Questo è il vino di Xantos”. Il fine umanista si stava probabilmente riferendo ad un vino passito di Santorini. I suoi commensali confusero il termine Xantos con “santos”, pensando che Bessarione avesse scoperto caratteristiche salvifiche del prodotto.

Una variante di questo aneddoto, molto più prosaica, racconta che Bessarione avesse semplicemente usato la parola “xantos” per riferirsi al colore giallo del vino (ξάνθος in greco vuol dire appunto giallo). Quasi sicuramente l’origine etimologica più verosimile del Vin Santo, deriva dall’uso che se ne faceva durante le funzioni religiose.

Dal punto di vista enologico, il Vin Santo è un vino passito, ottenuto dalla vinificazione di uve passite, ossia uve che hanno subito un lungo processo di disidratazione. Questo comporta una separazione dell’acqua dagli acini, e di conseguenza una concentrazione zuccherina molto alta. L’appassimento delle uve, che in Toscana si fa principalmente negli appassitoi, rappresenta un passaggio lungo e costoso, soprattutto per la produzione di tipo industriale.

Le uve più usate per fare il Vin Santo sono il Trebbiano toscano, la Malvasia del Chianti, il Canaiolo Bianco e il San Colombano. L’abbinamento più famoso e con i cantucci ma anche con un qualsiasi altro dessert, quando il Vin Santo presenta delle note dolci, ma può benissimo essere accompagnato con formaggi erborati o con i crostini neri al fegato quando tende al secco.

In Valdichiana questo prezioso nettare è onorato i primi giorni di dicembre a Montefollonico, borgo bandiera arancione Touring Club del comune di Torrita di Siena, dove ogni anno si tiene “Lo gradiresti un goccio di Vin Santo?”, evento che premia il miglio Vin Santo artigianale. Il piccolo borgo tra la Valdichiana e la Val d’Orcia celebra il Vin Santo con una serie di eventi, degustazioni, spettacoli e dibattiti tematici e Montefollonica diventa per l’occasione una simbolica capitale di ancestrali usi e costumi toscani.

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Giovani imprenditori crescono: il caso Bottle Up

Avviare una startup per molti giovani è la risposta alla crisi occupazionale e un modo per abbattere  confini generazionali che sempre di più ostacolano l’ingresso nel mondo del lavoro, creando…

Avviare una startup per molti giovani è la risposta alla crisi occupazionale e un modo per abbattere  confini generazionali che sempre di più ostacolano l’ingresso nel mondo del lavoro, creando dei gap occupazionali che fanno solo male all’economia di un Paese. Per altri giovani, invece, quelli che un lavoro già ce l’hanno, avviare una startup significa mollare il posto fisso e credere nelle proprie idee, seguire i propri sogni e scommettere su sé stessi.

È questo il caso di Francesco Farnetarni, 29 anni, che dopo una laurea in economia aziendale a Firenze, un master alla Bocconi in International management, esperienze di studio in Brasile e di lavoro a Londra, Bruxelles e Milano, si è stancato di colletti inamidati, grattacieli e vita caotica ed è tornato a casa sua, in Valdichiana, per tirare fuori un progetto assieme ad altri soci per unire in maniera perfetta il suo territorio d’origine, la Valdichiana, con la sua formazione accademica. Da questo binomio nasce Bottle Up.

Ciao Francesco e bentornato in Valdichiana! Parlaci di te: a un certo punto della tua vita hai deciso di abbandonare il lavoro, un impiego fisso nell’area della consulenza finanziaria per tornare in Valdichiana e credere fortemente nella tua idea, è stato difficile prendere questa decisione?

“Sono partito da Montepulciano circa 10 anni fa, studiando economia e International Managament prima a Firenze poi a Milano. Ho avuto la possibilità di fare esperienze all’estero, dagli Usa al Brasile a Bruxelles, sia per studio che per lavoro, poi mi sono stabilizzato per circa tre anni a Milano, in un ambiente totalmente diverso, una multinazionale della finanza, tra cravatte giacche e grattacieli, e dopo due anni e mezzo ho maturato una decisione che è stata difficile ma molto serena, di mollare il mio lavoro e la possibilità di fare carriera in questa multinazionale per tornare a Montepulciano dove sviluppare la mia startup.”

La causa che ti ha spinto a tornare da Milano si chiama Bottle Up. Ce la spieghi meglio?

“Bottle Up è la prima piattaforma online che consente ai clienti, che siano aziende o privati, di crearsi delle bottiglie di vino o di birra di qualità, totalmente personalizzabili in soli cinque clic. Questo significa che il cliente nel primo clic può scegliersi la tipologia di bottiglia, nel secondo clic il prodotto, garantito da un network di cantine e birrifici che partecipano al nostro progetto; il terzo clic è relativo all’etichetta, in cui il cliente può caricare un etichetta personale o selezionare tra quelle degli artisti disponibili, il quarto clic è relativo al colore della capsula protettiva, il quinto e ultimo clic è la personalizzazione del certificato “wiki-bottle” in cui c’è lo storytelling della bottiglia, con dettagli del prodotto creato e informazioni sul produttore. Perché noi vogliamo dare un servizio di personalizzazione all’utente, ma vogliamo concentrarci anche sulla qualità e sulla tracciabilità dei prodotti, stessa cosa vale per artista, qualora il cliente scelga un’etichetta d’autore”.

Ottima scelta quella di accostare il vino all’arte. Quanti sono gli artisti che hanno messo a disposizione di Bottle Up le proprie creazioni?

“Ad oggi sono una trentina, ma il numero è destinato a crescere. Gli artisti che hanno messo a disposizione le loro opere, tra famosi ed emergenti, provengono da tutta Italia e dall’estero; disegnano delle serie limitate sulla base di varie tematiche”.

Assieme a Francesco Farnetani, nel progetto Bottle Up sono coinvolti il fratello Federico, esperto di vini, e il compagno di università Matteo Russo, che si è dedicato allo sviluppo della piattaforma web e all’e-commerce. I prezzi oscillano tra i 9 ed i 14 Euro per una bottiglia da 0,75 l e tra i 18 ed i 24 Euro per una da 1,5 l, mentre i tempi di consegna vanno dalle 24 alle 76 ore in tutta Italia, entro i cinque giorni per l’estero.

I produttori scelti per la fase di lancio provengono tutti dalla Toscana e tre aziende produttrici di Vino Nobile di Montepulciano hanno già aderito alla piattaforma di vendita online.

“Abbiamo scelto di collaborare sia con aziende di alto livello sia con realtà meno conosciute per avere ottimi prodotti, ma allo stesso tempo mettere in luce il lavoro di produttori appassionati che sarebbero meno visibili online” spiega Francesco.

Bottle Up permette di ottenere un prodotto di alta qualità, che proprio dalla standardizzazione dei processi produttivi trae elementi di fiducia per il consumatore. Il vino si propone dunque sotto un nuovo profilo: si può customizzare, adattare al proprio gusto, scegliendo tutto, dalla bottiglia, l’etichetta, la capsula e il tappo.

In bocca al lupo a Francesco e ai ragazzi di Bottle Up per il loro progetto!

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La certificazione BRC7 per le aziende vitivinicole

Le novità della certificazione BRC7 per le aziende vitivinicole presentate durante il seminario presso le Cantine Barone Ricasoli in località Madonna a Brolio, a cui ha partecipato anche Qualità e…

Le novità della certificazione BRC7 per le aziende vitivinicole presentate durante il seminario presso le Cantine Barone Ricasoli in località Madonna a Brolio, a cui ha partecipato anche Qualità e Sviluppo Rurale

Per continuare a garantire alta professionalità e aggiornamento professionale, Qualità e Sviluppo Rurale ha partecipato al seminario dello scorso 3 marzo riguardante le novità circa la Certificazione BRC7 organizzato dalla società di certificazione CSQA, da Valoritalia e da Unione Italiana Vini.

brc certLa certificazione BRC, che fino al 1° luglio 2015 utilizzerà la versione 6, rappresenta una delle più importanti certificazioni di prodotto riconosciute a livello internazionale per quanto concerne la sicurezza alimentare. Lo standard significa “British Retail Consortium” e nasce per fornire gli strumenti operativi alle industrie e alle aziende del settore agroalimentare per l’ottenimento di prodotti alta qualità e sicurezza, oltre al rispetto delle normative vigenti e di tutela del consumatore. Questo standard è stato sviluppato da Associazioni di Categoria che comprendono i maggiori retailer europei e richiedono una precisa selezione dei fornitori della filiera agroalimentare nella Grande Distribuzione Organizzata.

Da luglio 2015 entrerà in vigore la versione 7 del BRC, con molte importanti novità. Le principali riguardano soprattutto dei requisiti critici per il retailer in materia di etichettatura e di allergeni. Altro aspetto importante è la diminuzione delle possibili esclusioni, soprattutto allo scopo di coinvolgere al massimo l’intero sito produttivo nella certificazione e quindi comprendere anche quelle aree che sono destinate all’ottenimento di altri prodotti, diversi da quello certificato.

La certificazione BRC7 è una certificazione volontaria e consente alle aziende che ne fanno ricorso di differenziare il proprio prodotto, oltre che valorizzarlo e offrire al tempo stesso ai consumatori degli standard di qualità più elevati, sicurezza ed affidabilità fondamentali per la filiera agroalimentare. Il consumatore ha così maggiori possibilità di scelta e conoscenze più approfondite sui prodotti che acquista e al contempo l’azienda ha a sua disposizione un mezzo per rafforzare la propria immagine e acquistare fiducia nel consumatore.

Per approfondimenti e informazioni, potete consultare il sito web di Qualità e Sviluppo Rurale

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