La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: sinalunga

Tradizioni digitali: i mercati della Valdichiana Senese si raccontano

Raccogliere storie, scrivere aneddoti e raccontare la vita, è questa la parte del mio lavoro che più mi piace. Una parte scontata, forse, perché è alla base di ogni lavoro…

Raccogliere storie, scrivere aneddoti e raccontare la vita, è questa la parte del mio lavoro che più mi piace. Una parte scontata, forse, perché è alla base di ogni lavoro giornalistico, ma non sempre semplice. Gli sguardi diffidenti degli interlocutori, il non voler parlare davanti ad un microfono, la preoccupazione di dove andranno a finire le dichiarazioni rilasciate, sono tutti aspetti da mettere in conto da chi decide di raccontare la vita. Ma quando il contesto è un luogo essenziale che descrive un popolo e una comunità anche l’interlocutore dimentica ogni segno inibitorio e diventa una fonte e una testimonianza preziosa e fondamentale per la storia di un territorio.

Ed è proprio attraverso un luogo essenziale e le testimonianze dei vari attori che animano questo spazio, che la nostra redazione ha deciso di raccontare la Valdichiana attraverso l’elemento che più costudisce una vasta collezione di aneddoti e racconti del patrimonio orale, che caratterizza il nostro territorio con un valore identitario che non si disperderà mai. Questi luoghi sono i mercati, sempre più costretti in una crisi che li rende poco competitivi rispetto ai supermercati e alla grande distribuzione organizzata ma con principi importanti per l’economia locale.

La Fondazione Cantiere d’Arte di Montepulciano, grazie al progetto ‘Luoghi-incontro’ sostenuto da Fondazione Monte dei Paschi di Siena nell’ambito della programmazione di “SIENAindivenire”, ci ha affidato il compito di digitalizzare la tradizione orale raccolta nei principali mercati della Valdichiana Senese per la diffusione alle nuove generazioni, assumendo così quel tratto di innovatività che proietta in un futuro conscio le radici culturali della collettività.

E così insieme al mio socio-scrittore Alessio Banini abbiamo cominciato il nostro tour nel patrimonio culturale immateriale contenuto nei mercati di Montepulciano, Sarteano, Cetona, Sinalunga e Torrita di Siena. Nel corso dei mesi di aprile e di maggio 2019, abbiamo fatto visita a questi mercati e utilizzando  tecniche di indagine qualitative, ovvero interviste dirette, storie di vita, osservazione partecipante, siamo entrati in contatto con le persone che frequentano i mercati, che vivono la socialità del luogo di incontro, in grado di raccontare aneddoti e tradizioni orali. Le preziose testimonianze sono state successivamente sottoposte a verifica, grazie allo studio della letteratura collegata e al confronto con altre fonti orali.

Dopo quattro mesi dalla prima intervista, questo lavoro è pronto per essere diffuso come testimonianza delle dinamiche antecedenti ai modelli culturali del consumismo, della commercializzazione di massa e della globalizzazione. I saperi, gli aneddoti, le storie di una vita apparentemente lontani, grazie a questo libro, sono stati recuperati e verranno preservati, attraverso la digitalizzazione e la trasmissione alle generazioni più giovani.

Quello che abbiamo appreso da questa esperienza lavorativa è che oltre al grande valore sociale, come luogo simbolico di ritrovo e di confronto tra le rispettive esperienze, in cui l’aspetto economico dell’acquisto della merce è fortemente connotato dalla modalità di acquisto, dalla conoscenza delle persone e dai meccanismi di fiducia e vicinanza, il mercato è a tutti gli effetti un “mercato”, un luogo in cui vengono realizzati gli scambi economici di materie prime, regolato dalle leggi della domanda e dell’offerta, una piazza pubblica che diventa il momento fondante della vita della comunità, in cui ritrovare la propria identità. Un luogo in cui interviene una mimica del corpo e una modalità di comunicazione fisica che altrove non accade: il modo di occupare lo spazio, di interagire con la merce, di parlare con il venditore e di avvicinarsi al banchino diventa parte di una comunicazione di sé da parte dell’acquirente. Forse non è azzardato avvicinare il mercato ad una rappresentazione teatrale: il mercato è un evento pubblico che si può fruire soltanto dal vivo, con un attore, l’ambulante, che mette in pratica le sue tecniche di recitazione migliori, in questo caso ‘di vendita’ per attirare la clientela, ma anche la propria rappresentazione in un luogo pubblico, utilizzando la conoscenza delle persone, il pubblico, che ha di fronte e l’improvvisazione.

Il nostro lavoro è disponibile gratuitamente all’interno del negozio “Valdichiana Shop”: potete scaricare l’ebook gratuito a questo link, aggiungendolo al carrello e completando la procedura, finché non apparirà il bottone per scaricarlo direttamente nel vostro dispositivo.

“I saperi del mercato, come tutti i processi culturali, si trasmettono attraverso i mediatori, i maestri, il dialogo: fra il compratore e la cosa desiderata è frapposto il mediatore, interprete, trasmettitore e conoscitore. Il supermercato invece è il luogo dell’”immediato”, in cui fra il cliente le cose esposte non si trova nessun informatore, nessuna voce, nessuna presenza mediatrice. Ognuno rimane solo con le sue tentazioni. […] Vi domina, unico sovrano legittimo e riconosciuto, il Potere d’Acquisto e la Moltiplicazione, spesso gratuita, immotivata. Spazio controllato e chiuso, luogo della non partecipazione, dell’acquisto condizionato, non contrattato, istintivo e gregario, della presenza passiva, trappola da percorsi obbligati, dalla quale si può uscire se la logica dell’acquisto viene rispettata. Il mercato, se il dialogo langue, può trasformarsi in teatro animato, pulsante. In vita”. (Piero Camporesi)

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Birranthology, il concept festival di Scrofiano all’insegna della Stravaganza

La stravaganza può essere definita come un comportamento bizzarro e fuori dal normale, che esce dai limiti e dalla consuetudine. Proprio questo è il concetto alla base del “Birranthology Festival”…

La stravaganza può essere definita come un comportamento bizzarro e fuori dal normale, che esce dai limiti e dalla consuetudine. Proprio questo è il concetto alla base del “Birranthology Festival” di Scrofiano, che proprio da qualche anno ha aggiunto “High Extravaganza” all’inizio del suo nome. Un piccolo festival musicale in una piccola frazione del Comune di Sinalunga che ha fatto della stravaganza il suo tratto distintivo: perché è evidente fin dal primo momento che questo festival è diverso dai limiti e dalla normalità tracciati dagli altri festival del nostro territorio.

A breve avrà inizio la tredicesima edizione di “High Extravaganza Birranthology Festival”, all’interno del parco comunale di Scrofiano, rigorsamente a ingresso libero.  Da venerdì 23 a domenica 25 agosto si terrà un viaggio musicale attraverso le atmosfere coinvolgenti del Rock’n’Roll, quelle travolgenti dello Psychobilly e quelle elettroniche sognanti della Synthwave. Tre serate diverse, ma collegate da un unico filo conduttore di quello che a tutti gli effetti può essere definito come un “concept festival”: le serate dai titoli Rockin’, Stompin’ e Dreamin’ sono infatti caratterizzate da band affermate a livello internazionale nelle loro nicchie musicali e da spettacoli correlati che contribuiscono a creare le rispettive atmosfere. Dall’arte delle performer burlesque alle selezioni musicali aftershow, dall’attenzione per le birre artigianali e per gli effetti luminosi, i dettagli del festival sono curati in modo da restituire il mood più adatto a serate stravaganti, in cui la performance live è parte integrante dell’esperienza.

Per comprendere meglio il concept di questo stravagante festival, abbiamo intervistato due membri del comitato organizzatore di Scrofiano, Giacomo Spinelli e Luca Farini.

Prima di addentarci alla scoperta del Birranhtology festival, comunque, abbiamo bisogno di introdurre le tre parole chiave che fanno parte della sua filosofia: oltre alla già citata “Extravaganza”, la ribellione (che è poi l’elemento fondante di tutta la tradizione musicale rock e punk) e il retrofuturismo (inteso come corrente artistica che trae ispirazione dal modo in cui il futuro è stato immaginato in passato).

“Dietro un festival come questo non c’è solo l’idea di divertirsi e di stare insieme, ma un filo logico coerente da venerdì a domenica sera. Riprendiamo l’idea dei concept album di una volta, con al loro interno una serie di canzoni che avevano coerenza interna: il Birranthology è un concept festival unico diviso in tre serate, basate su tre sottoculture, tre generi musicali differenti. Non ci interessa solo la musica, ma tutta l’ambientazione che sta dietro agli artisti che si esibiscono facendo uscir fuori la sottocultura di riferimento. Ad esempio, per la serata dreamin’, non c’è solo attenzione alla musica synthwave e darkwave, ma anche all’atmosfera cyberpunk e al retrofuturismo.”

La ricerca degli organizzatori si concentra quindi sulle band più caratteristiche delle nicchie musicali a cui vengono dedicate le rispettive serate (rock’n’roll, psychobilly, synthwave), ma che siano in grado di offrire delle performance live esaltanti e stravaganti, accompagnate anche da una parte visual, luci e costumi adatti alla sottocultura di riferimento. Una scelta dettata dalla necessità di creare un’atmosfera particolare per tutto il festival e di non limitarsi alla scelta dei gruppi da far esibire sul palco:

“Non ci limitiamo a selezionare le band più adatte alla ricerca musicale, ma anche a creare un’atmosfera adatta alle loro esibizioni. C’è quindi una grande cura dei loro costumi e del loro modo di approcciarsi al pubblico. Utilizziamo tipologie diverse di luci e di tonalità di colori per ogni serata, anche attraverso l’utilizzo di luci a neon, per arricchire l’esperienza visiva. Non si tratta quindi soltanto di creare con attenzione un cartellone di artisti, ma di diffondere la sottocultura di riferimento. A questo scopo stiamo lavorando a una fanzine del festival, che elabora durante l’anno i contributi delle culture psychobilly, synthwave e rock’n’roll presenti durante le serate del Birranthology.”

La nuova versione del Birranthology Festival prevede dunque tre serate dedicate ai rispettivi sottogeneri, di cui la serata di apertura Dreamin’ dedicata alla synthwave è forse la più caratteristica: si tratta infatti di un genere di musica elettronica influenzato dalle colonne sonore del cinema e dei videogiochi degli anni ottanta. Queste particolari serate vanno a distanziarsi dalla storia del festival, che era partito agli inizi degli anni 2000 con una scelta musicale generalista per poi prendere una svolta più incentrata sul rock’n’roll.

“Abbiamo iniziato con un cartellone generalista, poi dal 2004 ci siamo concentrati unicamente sul rock’n’roll. Ci siamo fermati per un anno, per preparare la svolta cominciata due anni fa, utilizzando l’extravaganza come faro guida per le nuove edizioni. È stata una scelta che ci permette di valorizzare questo luogo, particolarmente favorevole per l’acustica, sembra quasi un anfiteatro naturale. Il parco di Scrofiano è piccolo, non è un luogo di passaggio: è adatto a un pubblico selezionato che decide di venire appositamente e non per caso, che parcheggia in fondo al paese e segue un percorso tortuoso fino in cima. La svolta degli ultimi anni ci permette di concentrarci sulle nicchie musicali e su un pubblico selezionato, offrendo esperienze uniche per il nostro territorio.”

L’evoluzione nel corso degli anni del festival è stata quindi improntata alla ricerca della qualità musicale, a cui si accompagna la ricerca della qualità nelle birre proposte al pubblico: all’interno del festival è presente una vasta selezione di birre artigianali a prezzi popolari, più di quaranta tipologie di birre (alcune fisse, altre a rotazione in base alle caratteristiche della serata). Vengono inoltre organizzati momenti di formazione ed eventi di degustazione per imparare a conoscere la cultura della birra e approfondire le caratteristiche dei diversi prodotti.

Come risulterà evidente a tutti coloro che hanno partecipato almeno a una serata delle ultime edizioni del festival, il Birranthology ha un approccio molto diverso dagli altri festival musicali del territorio. Non utilizza il meccanismo della sagra per finanziare l’offerta musicale (che, non essendo generalista, è anche meno costosa) e non è un festival di comunità, in cui tutti i membri delle diverse generazioni della frazione sono coinvolti nell’organizzazione (tra gli stand gastronomici, i volontari e i tecnici di palco): piuttosto è portato avanti da un nucleo fondante di appassionati, che è riuscito a radunare altri appassionati dai territori circostanti.

“Il nostro rapporto con la comunità di Scrofiano è molto buono. Forse non tutti hanno ancora compreso le particolarità di questo festival rispetto agli altri, ma hanno imparato ad apprezzare il valore di questo evento che attira tanti appassionati per l’intero weekend. D’altronde il nucleo originario della nostra organizzazione risiede proprio a Scrofiano, ma nel corso degli anni siamo riusciti ad aggregare altre persone che si aggiungono allo staff, compresi alcuni appassionati che frequentavano il festival. A volte ci hanno consigliato di spostarci in luoghi più accessibili rispetto a questo, che non è nient’altro che un piccolo parco strappato al bosco, ma è proprio questa la nostra anima.”

Più volte gli organizzatori hanno ripetuto che il Birranthology non sarebbe stato possibile da nessun’altra parte se non al parco comunale di Scrofiano, e che non sarebbe trasportabile in nessun altro contesto. Tuttavia, dal momento che il concept alla base del festival è così forte e che la comunità di appassionati sta reagendo così bene, è possibile che le serate diventino dei “format” da esportare in altri contesti, soprattutto nella fase invernale.

“Abbiamo puntato tutto sulla qualità del festival e non sulla quantità di pubblico. Anche l’ingresso di giovani leve nel nostro staff va in questa direzione, ovvero ragazzi appassionati che possano portare avanti anche in futuro il Birranthology seguendo le nostre parole chiave. Ciò che vogliamo trasmettere è l’anima profonda di un festival inclusivo, che si stupisce della diversità. Non vogliamo omologarci, ma nemmeno fossilizzarci in una differenziazione estrema che ci fa odiare ciò che è diverso. La nostra è una scelta di inclusione, di uscita dalla normalità. Di stravaganza, appunto.

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Giardino Valdichiana – Stagione 2019

Arriva l’estate e assieme ad essa torna “Giardino Valdichiana”, l’appuntamento settimanale con interviste, storie e approfondimenti a cura di Valentina Chiancianesi. Il programma torna a farci compagnia per l’estate con…

Arriva l’estate e assieme ad essa torna “Giardino Valdichiana”, l’appuntamento settimanale con interviste, storie e approfondimenti a cura di Valentina Chiancianesi. Il programma torna a farci compagnia per l’estate con un’importante novità: non più in diretta streaming, ma in prima visione ogni settimana, con la possibilità di interagire in diretta con gli intervistati e la conduttrice, per un’edizione completamente dedicata alla storia, alla cultura e al mistero.

Dopo la prima edizione  in cui vi abbiamo portati al Giardino Poggiofanti di Montepulciano, la seconda edizione in cui siamo stati ospiti dell’Enoliteca del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano e la terza edizione svolta presso il Golf Club Valdichiana, questa volta il programma si svolgerà dalla Villa di Leonardo a Sinalunga, in località Il Sodo. Si tratta di una villa ideata architettonicamente da Leonardo da Vinci, di cui proprio quest’anno ricorrono i 500 anni dalla morte, e verrà utilizzata come filo conduttore della trasmissione. Parleremo di storia della Valdichiana, di cultura locale, paesaggi della bonifica e tradizioni popolari, con particolare attenzione ai segreti e ai misteri che il genio toscano ha lasciato anche nel nostro territorio. Al suo interno, inoltre, la visita al Sentiero dell’Acqua di Sinalunga con il racconto a puntate dei sotterranei del borgo!

Nato come esperimento innovativo, “Giardino Valdichiana” è diventato un appuntamento fisso della nostra estate, con tanti ospiti e tante occasioni per raccontare il territorio: un modo per coinvolgere i protagonisti della zona in cui viviamo, attraverso interviste informali e aperte al contributo di tutti. Grazie ai mezzi tecnici messi a disposizione dagli amici di Lightning Multimedia Solutions, che rinnova la collaborazione con la nostra redazione, saremo in grado di offrirvi un programma ancora più innovativo e aperto alla partecipazione di tutti!

Ogni venerdì a partire dal 28 Giugno alle ore 14:00, “Giardino Valdichiana” sarà in prima visione  attraverso Facebook Live, con la possibilità di intervenire personalmente con domande e commenti. La puntata sarà poi disponibile on demand sia sul nostro canale YouTube sia su questa pagina del magazine, con l’intera raccolta in aggiornamento. Inoltre entrerà a far parte del palinsesto dell’emittente regionale Tele Idea al canale 190 del digitale terrestre: le puntate saranno trasmesse ogni giovedì alle ore 21:00 e in replica il venerdì alle ore 14:15. Come al solito, se avete suggerimenti, curiosità o critiche riguardanti la nuova edizione di “Giardino Valdichiana”, potete scrivere alla redazione!


Sesta puntata – 2 agosto 2019

  • Disegno, arte e territorio con Andrea Picciafuochi
  • Ultima tappa del viaggio sotterraneo nel Sentiero dell’Acqua di Sinalunga
  • Teatro e cultura con Ludovico Cosner

Quinta puntata – 26 luglio 2019

  • Storia e filosofia ai tempi di Leonardo da Vinci con il prof. Marco Montori
  • Quinta tappa del viaggio sotterraneo nel Sentiero dell’Acqua di Sinalunga
  • Le case leopoldine e la bonifica in Valdichiana con Massimo Trabalzini

Quarta puntata – 19 luglio 2019

  • Salute e benessere con l’allattamento e la clownterapia secondo Danila Lorenzini
  • Quarta tappa del viaggio sotterraneo nel Sentiero dell’Acqua di Sinalunga
  • Libri e letteratura con lo scrittore torritese Nicola Nucci

Terza puntata – 12 luglio 2019

  • Storia, paesaggio e abbazie con Franco Rossi e Paolo Tiezzi Maestri
  • Terza tappa del viaggio sotterraneo nel Sentiero dell’Acqua di Sinalunga
  • La musica e le ispirazioni dal territorio di Fabrizio Bai

Seconda puntata – 5 luglio 2019

  • Il valore delle comunità e dei piccoli borghi con Riccardo Lorenzetti
  • Seconda tappa del viaggio sotterraneo nel Sentiero dell’Acqua di Sinalunga
  • Le iniziative ambientali del gruppo Fridays For Future Siena con Elena Scaccia

Prima puntata – 28 giugno 2019

  • I misteri della Villa di Leonardo con Roberto Barbessi
  • Prima tappa del viaggio sotterraneo nel Sentiero dell’Acqua di Sinalunga
  • Storie del borgo di Sinalunga con Ivo Padrini

 

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Si può essere campioni anche nel lanciare la ruzzola: Bruno e Simone Massini

Capelli canuti, radi sulla parte centrale della testa, e un bianchissimo baffo folto sotto il naso. Parlare con Bruno Massini, seduti su quelle sedie di legno con i pomelli intagliati…

Capelli canuti, radi sulla parte centrale della testa, e un bianchissimo baffo folto sotto il naso.

Parlare con Bruno Massini, seduti su quelle sedie di legno con i pomelli intagliati che solo i nonni hanno, è parlare con una generazione lontana, che nonostante la tecnologia e l’automazione ancora vive e si alimenta di tradizione e manualità.

Bruno ha 74 anni e una gran parlantina. Dopo avermi salutato mi fa entrare in casa e mi fa conoscere la moglie, Renata, e il nipotino. Noto subito il tavolo già apparecchiato con i suoi cimeli da mostrarmi, e un enorme mobile che sormonta la televisione fino a farla sparire, sotto il peso di una ventina di coppe scintillanti.

“Parecchie l’ho buttate o l’ho messe via sennò un c’entravano”.

Bruno è un vincente e mi ha invitato a casa sua per parlare dello sport che lo ha reso celebre. L’organo che si occupa di regolamentare la sua attività è la FIGeST, Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali, e immagino che molti di voi leggano questa sigla per la prima volta, come me.

Bruno è il Campione Italiano 2019 di lancio della ruzzola a coppie.

Ma che cos’è la ruzzola?

Ruzzola è sia il nome di un gioco popolare nato in un passato indefinito, sia lo strumento con cui si gioca a questo gioco, come il pallone per il calcio, la pallina per il tennis o le dita delle mani per la morra (sì, anche la morra è uno sport a tutti gli effetti, che ci crediate o meno).

La ruzzola è uno spesso disco di legno, intagliato e modellato, attorno a cui si avvolge uno spago legato a un dito della mano: facendo scorrere lo spago attorno alla ruzzola, le si imprime una maggiore rotazione che le permette di percorrere una distanza più ampia rispetto ad un semplice lancio di mano.

L’obiettivo, come avrete intuito, è lanciare la ruzzola più lontano degli altri, e in sostanza di terminare il percorso prestabilito con meno lanci degli avversari.

I limitati cenni storici e le fonti scarse lo dipingono come un gioco “umile”, praticato cioè nel passato dagli strati di popolazione meno abbienti, in origine addirittura con le forme di cacio vere e proprie – permane tutt’ora la specialità del lancio della forma di formaggio, di cui la ruzzola è l’immediata discendente.

Ai tempi non c’erano telefonini, il gaming non era forse nemmeno nel mondo dei sogni e allora “si faceva con quello che s’aveva”, spiega Bruno.

“Ho iniziato ad appassionarmi alla ruzzola grazie al mi’ babbo. Al tempo si giocava a ruzzola solo nel periodo di Quaresima, le strade erano bianche e pulite e stavamo a Scrofiano. La domenica ero sempre dietro a lui a vederlo giocare, era un buon giocatore: si giocavano le 5 lire, quel poco che c’era. Verso i 10 anni così s’è iniziato anche noi ragazzi a giocare, dopo scuola s’andava pe’ i campi e si portavano dietro le nostre ruzzole”.

Mentre Bruno parla si respira il grande spirito di competitività che lo ha mosso sin da giovanissimo, quando ha iniziato a gareggiare seriamente contro le altre realtà del luogo.

“Già a 12-13 anni andavo con i più grandi a giocare. Ci si organizzava tra di noi, non c’erano ancora UISP e FIGeSt, si gareggiava contro Montepulciano, Argiano, tra paesi e paesi. La prima vera sede fu fatta alla Stazione di Montepulciano, eravamo un’ottantina di iscritti, e si incominciò a spostarsi più lontano per queste gare, a Perugia, Città di Castello…”.

Bruno ha iniziato a giocare in coppia col fratello, Ivo, e da subito ha iniziato a imporsi con ottimi risultati in tutto il territorio toscano. La sana rivalità coi fratelli Ferroni, altra coppia molto brava a detta di Bruno, lo ha spinto a migliorarsi sempre di più, fino a partecipare anche a vari campionati italiani – da Cosenza a Milano s’è girato tutta Italia!

Dopo due protesi alle ginocchia, che lo hanno fermato negli anni migliori della sua carriera, Bruno nel 2007 ha ricominciato a giocare, per poi laurearsi campione UISP nel 2008 e, successivamente, nel 2012.

Prima di parlare però dello straordinario risultato di quest’anno, è doveroso introdurre il compagno di squadra che insieme a Bruno ha vinto il Campionato Italiano 2019 di ruzzola a coppie, disputatosi a Camerino, provincia di Macerata.

Il suo braccio destro è stato nientemeno che il figlio, Simone. Nonostante appartenga alla generazione immediatamente successiva a quella del padre, Simone è l’esempio di come le tradizioni possano sopravvivere soprattutto grazie al rapporto tra genitori e figli.

“Non è molto che Simone gioca, saranno sì e no dodici anni. Quando vedeva che la domenica riportavo sempre qualcosa a casa, premi e coppette a non finire, cominciò a provare anche lui. Iniziò a provare le ruzzole attorno alla mia cantina, provava tutti i giorni, e mi accorsi subito che aveva una caratteristica non da poco: essendo alto, aveva un grande slancio col suo braccio, e gli venivano fuori dei tiri davvero belli. Iniziò a venire a giocare con noi più vecchi, e la differenza si vedeva subito: con nove lanci parecchie volte arrivava più lontano di noi che se ne facevano dieci!”.

Simone forte, perfetto per le situazioni di rettilineo e salita, Bruno invece più tecnico, con movimenti di spalla e avambraccio affinati alla perfezione grazie alla grandissima esperienza maturata in oltre sessant’anni di lanci della ruzzola: la coppia perfetta per staccare gli avversari nel “dritto” e mantenere il distacco in “curva”.

Ecco che è nata, proprio quest’anno, la coppia padre-figlio Massini, che ha subito ottenuto una grandissima vittoria.

“Il mi’ figliolo mi disse: “Te hai vinto du’ volte, io ho vinto nel 2016 a Teramo, perché non si prova insieme?”. Il resto è storia, come si suol dire in questi casi. Dopo un paio di manche di qualificazione, che hanno permesso a Bruno e Simone di aggiudicarsi il pass per la finale di Camerino, sono arrivati i giorni della finale. Il sabato sera, grazie ai due turni vinti, sono rimasti tra i migliori cinque, e il giorno dopo nella finalissima hanno sbaragliato la concorrenza.

Al minuto 16:46 dell’intervista che trovate qui, Bruno e Simone si rimbalzano apprezzamenti e ringraziamenti, estremamente sinceri. “Giocare col mi’ babbo è un grande orgoglio” dice Simone, e Bruno risponde per le rime: “…giocare con un figliolo è una soddisfazione unica, poi so che se ci chiappa tira forte e quindi ci gioco volentieri. In qualche tiro l’ho aiutato, ma quando c’era lo “sfogo” c’era bisogno di Simone!”.

A Camerino, grazie alla vittoria, è arrivata anche la promozione diretta in Serie B, la categoria immediatamente superiore alla C.

Mentre mi ha portato a far vedere le coppe e il medagliere, abbiamo finito per parlare delle problematiche che gravitano attorno a uno sport così di nicchia come la ruzzola.

Il problema fondamentale di questi sport, ovviamente, è che col tempo rischiano di essere dimenticati. “Manca il ricambio…”, dice Bruno con un pizzico di amaro in bocca. Mi parla di una coppia di fratelli nemmeno maggiorenni di Poppi, che si ritrova qualche volta ad affrontare, ma nulla più. “Ormai non si fa più capo a questi sport minori, tutti vogliono essere calciatori, tennisti eccetera, o addirittura i ragazzi preferiscono stare in casa che fare sport”.

In questo senso la FIGeST, dal 1962, funziona da riserva naturale per animali in via di estinzione. “Essere riconosciuti dal CONI e dall’Europa – vedi affiliazione con l’ETSGAè stato un grande traguardo, ci fa sentire importanti e considerati”.

Ma le istituzioni non bastano, e ce l’hanno insegnato proprio Bruno e Simone con questa storia di sport.

Servono amore per la tradizione e passione che si tramanda di generazione in generazione, anche contro le convenzioni sociali dei nostri tempi che ci vogliono tutti calciatori, studenti universitari, malati di smartphone e di videogames.

Si può essere campioni anche nel lanciare la ruzzola, e sarebbe un peccato dimenticarselo.

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Marco Bellotti: il successo sta nell’inseguire i propri sogni

Sincronia di creatività, mutamento e bellezza, punto di incontro tra la ricerca di nuove dimensioni e l’esperienza del sapere artigianale, la moda rappresenta un vero e proprio linguaggio che, di…

Sincronia di creatività, mutamento e bellezza, punto di incontro tra la ricerca di nuove dimensioni e l’esperienza del sapere artigianale, la moda rappresenta un vero e proprio linguaggio che, di stagione in stagione, propone nuovi contenuti in altrettante nuove forme.

Tra gli interpreti di questo codice, ormai da qualche anno, si è fatto strada come modello Marco Bellotti. Nato e cresciuto a Sinalunga, nello specifico a Scrofiano, a neanche 24 anni, Marco ha già sfilato per celebri stilisti e ha prestato il volto a campagne pubblicitarie diffuse in tutto il mondo.

Se ha scelto di intraprendere questo percorso a contatto con la moda, è vero che forse un po’ lo deve anche alla famiglia da cui proviene: negli anni Sessanta fu il bisnonno ad aprire il pantalonificio che si è tramandato di padre in figlio fino ad arrivare nelle mani di Marco e sua sorella Maria.

“Proprio per attività legate all’azienda, all’età di circa 13 anni ho iniziato a seguire mio padre nei suoi viaggi a Firenze e Milano e a conoscere così questo ambiente” racconta. “Avevo 16 anni quando invece ho realizzato che mi sarebbe piaciuto lavorare come modello: complice l’attrazione verso questo lavoro e una somiglianza che in molti dicevano di notare tra me e il modello brasiliano Francisco Lachowski.

Ma prima c’era da pensare alla scuola. Quindi ho conseguito il diploma al Liceo Scientifico di Montepulciano e poi ho iniziato ad intensificare il lavoro come modello.

Il primo incarico importante è stato tre anni fa. Mi chiamano dall’agenzia e mi dicono “Vieni all’aeroporto di Pisa”. La sera stessa mi trovavo a Berlino e il giorno dopo ero sul set di uno shooting per L’Oréal Paris

Una volta arrivato a Milano, mi sono reso conto di quanti stereotipi ci siano legati a questo lavoro, non corrispondenti al vero, ma che si impongono per l’esasperazione a cui è portato il ruolo dell’immagine. Tutto ruota attorno ad essa e per quanto sia soddisfacente essere un modello, tuttavia ci sono delle difficoltà ad avviare una carriera in questo campo che spesso vengono sottovalutate, a fronte di un’idealizzazione di questo mestiere.

Come credo che accada in tutti gli ambienti lavorativi, anche in questo poi si può incappare in approfittatori o amici di comodo, da saper riconoscere. Ma, alla fine, le personalità più eminenti sono quelle che rivelano anche tanta generosità. E Giorgio Armani rientra sicuramente tra queste”.

Re Giorgio, Marco lo ha conosciuto all’Armani Silos, durante i casting della sfilata che si è tenuta il 20 settembre 2018 nell’hangar di Linate.

“Fin dal primo momento, ho notato un certo rispetto da parte sua nei miei confronti che non avrei immaginato. Il “Signor Armani”, come ci si rivolge a lui, si pone sempre come una persona veramente gentile anche se, non appena entra in una stanza, immediatamente cala il silenzio, ma questo forse è dovuto più ad una riverenza spontanea che tutti qui hanno di lui. Mi è capitato di lavorarci a stretto contatto per tre settimane, sui coordinamenti dei capi che avrebbero sfilato, e in quell’occasione è stato lui a chiedermi di proporre un abbinamento, rendendomi ovviamente onorato.

Finora ho anche sfilato, in tutto una decina di volte, per Dolce e Gabbana. Ecco, in loro, e soprattutto in Domenico, ho conosciuto l’artista nel suo senso più eccentrico”.

Oltre a indossare capi in passerella, Marco è stato protagonista anche di importanti campagne pubblicitarie, L’Oréal Paris e Ray Ban – solo per citarne un paio – tanto che non è stato poi così difficile imbattersi in una sua fotografia sfogliando una rivista o, addirittura, camminando per New York, dove è apparso su uno dei display di Times Square. In queste circostanze ha conosciuto importanti fotografi, come Giampaolo Sgura, di fronte al cui obiettivo ha posato per il tributo ai 30 anni di Emporio Armani, per foto pubblicate su Vogue Giappone. Da mettere in archivio, anche la cover di un numero di Harrods. Una soddisfazione dietro l’altra, quindi, che lascia però lo spazio per domandarsi quali siano i sacrifici da affrontare per condurre una carriera di questo tipo.

“Quello a cui non si pensa, quando si parla della vita di un modello, è lo stress mentale che sottopone il fatto di non poter fare programmi a medio e lungo termine, lo stare fuori casa, soprattutto quando si è affezionati ai ritmi tranquilli del posto in cui si è cresciuti.

Ma si viene ripagati anche in termini emotivi. Soprattutto per quanto riguarda le sfilate, è innegabile la tensione che ne precede l’inizio, magari aumentata da giorni e giorni di prove sul percorso da compiere. È vero che a camminare siamo tutti capaci, ma le cose cambiano un po’ quando sai di doverlo fare davanti ad un muro di occhi rivolti verso di te. Alla prima sfilata che ho fatto per Armani, ammetto che l’emozione è stata tanta, soprattutto negli attimi prima di uscire in passerella”.

E se generalmente quella del modello viene considerata una professione temporanea, Marco ha le idee chiare di quello che vorrebbe fosse il suo futuro.

“Se penso alla mia vita tra venti anni, me la immagino con una famiglia, magari dei figli, a fianco degli amici di sempre, nell’azienda di famiglia, la M2B, alla quale io e Maria stiamo già lavorando con l’obiettivo di lanciarla come un brand autorevole”.

Un ritorno nei luoghi che l’hanno visto crescere, quindi, ma con in tasca il bagaglio di conoscenze accumulato in questi anni. Partire da una frazione di seicento abitanti e ritrovarsi in contesti internazionali può dare la misura delle distanze e delle differenze tra la vita di provincia e una dimensione internazionale.

“Auguro a chiunque di crescere in una piccola realtà come me, a contatto con la natura e con l’essenza delle cose e dei valori, a partire dall’amicizia. Allo stesso tempo, viaggiando mi sono reso conto di quanto rimanere confinati entro orizzonti ridotti possa limitare ancora di più il potenziale di realizzazione di ciascuno.

Io sono partito con la sensazione di poter fare qualcosa di importante, ho sfidato il pregiudizio di quanti mi avevano etichettato solo per l’aspetto fisico, dimostrando prima di tutto a me stesso che avevo molto di più da dare”.

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Speciale elezioni: i risultati di comunali ed europee per la Valdichiana

Lo scrutinio dei seggi avvenuto nel pomeriggio di lunedì 27 maggio ha restituito il risultato delle elezioni amministrative che si sono svolte in tanti comuni della Valdichiana senese e aretina….

Lo scrutinio dei seggi avvenuto nel pomeriggio di lunedì 27 maggio ha restituito il risultato delle elezioni amministrative che si sono svolte in tanti comuni della Valdichiana senese e aretina. In concomitanza con il rinnovo del parlamento europeo, infatti, anche undici municipi sono stati coinvolti nel voto per l’avvicendamento delle amministrazioni in carico dal 2014.

Per comune, di seguito vengono esposti i dati delle elezioni amministrative, riferiti ad ogni lista e candidato e quelli delle europee, in termini di percentuali di consenso.

Castiglion Fiorentino

Voti
5373 Mario Agnelli – Libera Castiglioni
1084 Rossano Gallorini – Città al centro
709 Luca Casagni – Castiglioni nel cuore
331 Giuseppe Mazzoli – Partito Comunista dei Lavoratori
Elettori 10.641
Votanti 7.748 (72,81%)
Schede nulle 134
Schede bianche 117
La lista Libera Castiglioni ha ottenuto il 71,67% dei voti, consentendo a Mario Agnelli di divenire sindaco anche per i prossimi cinque anni; Città al centro, lista civica presentata da Rossano Gallorini, ha ottenuto il 14,46% dei voti; Castiglioni nel cuore, capeggiata da Luca Casagni e sostenuta dal Centrosinistra il 9,46%; la lista del Partito Comunista dei Lavoratori, con Giuseppe Mazzoli, ha incassato il 4,42%.

Elezioni europee

Lega: 41,68%; PD: 22,47%; Movimento 5 Stelle: 10,99%; Forza Italia: 9,67%; Fratelli d’Italia: 6,39%; +Europa: 1,85%; Europa Verde: 1,65%; Partito Comunista: 1,39%; La Sinistra: 1,10%; Casapound: 1,05%; Partito animalista: 0,73%; Popolo della famiglia: 0,41%; Forza Nuova: 0,23%; Popolari per l’Italia: 0,20%; Partito Pirata: 0,18%.

 

Cetona

Elezioni comunali

Voti
807 Roberto Cottini – Centrosinistra Progetto Comune
668 Antonello Niccolucci – Cetona Piazze un sogno necessario
Elettori 2.138
Votanti 1.539 (71,98%)
Schede nulle 40
Schede bianche 24
Roberto Cottini, a capo della lista Centrosinistra Progetto Comune si è imposto con il 54,71% dei voti sulla lista di Antonello Niccolucci, Cetona Piazze un sogno necessario (45,29%).

Elezioni europee

PD: 39,17%; Lega: 33,09%; Movimento 5 Stelle: 8,25%; Fratelli d’Italia: 4,67%; Forza Italia: 4,19%; Partito Comunista: 3,52%; La Sinistra: 2,10%; +Europa: 1,89%; Europa Verde: 1,49%; Partito animalista: 0,47%; Casapound: 0,41%; Popolo della famiglia: 0,34%; Partito Pirata: 0,27%; Popolari per l’Italia: 0,07%; Forza Nuova: 0,07%.

 

Chianciano Terme

Elezioni comunali

Voti
2174 Andrea Marchetti – Punto e a capo
1230 Paolo Piccinelli – Insieme per Chianciano
166 Nicola Bettollini – Partito Comunista
Elettori 5.497
Votanti 3.763 (68,46%)
Schede nulle 104
Schede bianche 88
Riconfermato per il secondo mandato Andrea Marchetti, esponente della lista Punto e a capo, che con il 60,90% ha conquistato la maggioranza dei voti rispetto alle liste Insieme per Chianciano Terme di Paolo Piccinelli (34,45%) e a quella del Partito Comunista di Nicola Bettollini (4,65%).

Elezioni europee

PD: 33,31%; Lega: 28,64%; Movimento 5 Stelle: 14,36%; Fratelli d’Italia: 6,33%; Forza Italia: 5,94%; Europa Verde: 2,75%; Partito Comunista: 2,42%; +Europa: 2,42%; La Sinistra: 1,69%; Partito animalista: 1,08%; Partito Pirata: 0,42%; Casapound: 0,39%; Forza Nuova: 0,11%; Popolo della famiglia: 0,39%; Popolari per l’Italia: 0,11%.

 

Cortona

Elezioni comunali

Voti (1° turno)
5741 Andrea Bernardini – Cortona per Bernardini, Uniti per Cortona, Cortona Civica
5348 Luciano Meoni –  Fratelli d’Italia, Alleanza per Cortona, Futuro per Cortona, Forza Italia e Lega
918 Luca Donzelli Movimento 5 Stelle
375 Mauro Turenci Cortona Patria Nostra
Elettori 18.055
Votanti 12.884 (71,36%)
Schede nulle 319
Schede bianche 183
L’appuntamento per conoscere la prossima amministrazione è rimandato al 9 giugno, quando si svolgerà il secondo turno delle votazioni. I candidati ammessi al ballottaggio sono Andrea Bernardini che, sostenuto dalle liste di Centro Sinistra, ha totalizzato il 46,37% e Luciano Meoni, appoggiato dalle liste di Centro Destra, con cui ha raggiunto il 43,19%. Luca Donzelli del Movimento 5 Stelle ha conquistato il 7,41% e, infine, la lista di Mauro Turenci Cortona Patria Nostra il 3,03%.

Voti (2° turno – ballottaggio)
6024 Luciano Meoni – 51,70 %
5627 Andrea Bernardini – 48,30%
Elettori 18.055
Votanti 11.854 (65,65%)
Schede nulle 134
Schede bianche 68
Prima storica vittoria del centrodestra con il ballottaggio di domenica 9 giugno, con Luciano Meoni che ribalta lo svantaggio del primo turno e diventa Sindaco del Comune di Cortona.

Elezioni europee

Lega: 37,84%; PD: 31,02%; Movimento 5 Stelle: 9,57%; Forza Italia: 7,16%; Fratelli d’Italia: 6,52%; +Europa: 1,92%; Partito Comunista: 1,47%; La Sinistra: 1,36%; Europa Verde: 1,30%; Partito animalista: 0,62%; Casapound: 0,51%; Popolo della famiglia: 0,26%; Popolari d’Italia: 0,19%; Partito Pirata: 0,18%; Forza Nuova: 0,09%.

 

Foiano della Chiana

Elezioni comunali

Voti
2591 Francesco Sonnati – Foiano Insieme
1260 Gianluca Mencucci – Foiano Ora
735 Serena Ricci – Movimento 5 Stelle
Elettori 7.293
Votanti 4.797 (65,78%)
Schede nulle 97
Schede bianche 114
Sarà alla guida del comune anche per i prossimi cinque anni Francesco Sonnati, che a capo della lista civica sostenuta dal Centro Sinistra, Foiano Insieme ha superato con il 56,70% dei voti la lista Foiano Ora di Gianluca Mencucci, al 27,47% e quella del Movimento 5 Stelle, presentata da Serena Ricci (16,03%).

Elezioni europee

Lega: 35,73%; PD: 30,02%; Movimento 5 Stelle: 13,51%; Forza Italia: 7,30%; Fratelli d’Italia: 5,29%; +Europa: 1,75%; Europa Verde: 1,57%; Partito Comunista: 1,49%; La Sinistra: 1,18%; Partito animalista: 0,66%; Casapound: 0,44%; Forza Nuova: 0,33%; Partito Pirata: 0,28%; Popolo della famiglia: 0,28%; Popolari per l’Italia: 0,15%.


Lucignano

Elezioni comunali

Voti
1396 Roberta Casini – Patto per Lucignano
479 Marcello Cartocci – Insieme per Lucignano
Elettori 3.036
Votanti 2.119 (69,80%)
Schede nulle 136
Schede bianche 108
Proseguirà con il secondo mandato Roberta Casini, giunta al voto con la lista Patto per Lucignano che ha incassato il 74,45%, contro il 25,55% raggiunto dalla lista Insieme per Lucignano di Marcello Cartocci.

Elezioni europee

Lega: 39,68%; PD: 28,64%; Movimento 5 Stelle: 11,29%; Forza Italia: 6,38%; Fratelli d’Italia: 5,36%; Europa Verde: 2,2%; +Europa: 1,77%; La Sinistra: 1,57%; Partito Comunista: 1,21%; Partito animalista: 0,56%; Casapound: 0,40%; Popolo della famiglia: 0,40%; Partito Pirata: 0,30%; Forza Nuova: 0,30%; Popolari per l’Italia: 0,10%.

 

Marciano della Chiana

Elezioni Comunali

Voti
983 Maria De Palma – Insieme per il bene comune
933 Massimo Salvadori – Si cambia!
Elettori 2.743
Votanti 2.011 (73,31%)
Schede nulle 58
Schede bianche 37
Il duello tra le liste civiche Si cambia! Di Massimo Salvadori e Insieme per il bene comune, di Maria De Palma, se l’è aggiudicato quest’ultima, riportando il 51,30% dei voti totali e divenendo prima per un ulteriore mandato.

Elezioni europee

Lega: 40,97%; PD: 24,97%; Movimento 5 Stelle: 12,82%; Forza Italia: 7,89%; Fratelli d’Italia: 6,18%; +Europa: 1,56%; Partito Comunista: 1,51%; Europa Verde: 1,19%; La Sinistra: 1,14%; Casapound: 0,47%; Partito Pirata: 0,36%; Partito animalista: 0,36%; Forza Italia: 0,26%; Popolo della famiglia: 0,26%; Popolari per l’Italia: 0,05%.


Montepulciano

Elezioni comunali

Voti
4.093 Michele Angiolini – Centrosinistra per Montepulciano
1.970 Gianfranco Maccarone – Centrodestra per Montepulciano
855 Mauro Bianchi – Movimento 5 Stelle
366 Alberto Biagi –  Partito Comunista
Elettori 11.179
Votanti 7.574 (67,75%)
Schede nulle 124
Schede bianche 165
Michele Angiolini, a guida della lista di Centrosinistra per Montepulciano è il nuovo sindaco, avendo ottenuto il 56,19% dei voti, contro il 27,05% di Gianfranco Maccarone, esponente della coalizione di Centrodestra; l’11,74% di Mauro Bianchi del Movimento 5 Stelle; il 5,02% di Alberto Biagi con il Partito Comunista.

Elezioni europee

PD: 34,89%; Lega: 29,46%; Movimento 5 Stelle: 13,66%; Forza Italia: 5,58%; Fratelli d’Italia: 4,73%; Partito Comunista: 2,81%; +Europa: 2,71%; La Sinistra: 2,25%; Europa Verde: 2,09%; Partito animalista: 0,60%; Casapound: 0,36%; Popolo della famiglia: 0,31%; Partito Pirata: 0,27%; Popolari per l’Italia: 0,22%; Forza Nuova 0,05%.

 

San Casciano dei Bagni

Elezioni comunali

Voti
787 Agnese Carletti – Scelgo San Casciano
156 Carlo Trioli – Acqua e Terra
Elettori 1.302
Votanti 1.014 (77,88%)
Schede nulle 39
Schede bianche 32
Agnese Carletti, con la lista Scelgo San Casciano per il Centrosinistra, è stata confermata a guida dell’amministrazione, vincendo con l’83,46% dei voti su Carlo Trioli e la sua lista sostenuta da Lega e Fratelli d’Italia Acqua e Terra.

Elezioni europee

PD: 39,53%; Lega: 31,27%; Movimento 5 Stelle: 9,08%; Forza Italia: 6,19%; Fratelli d’Italia: 4,33%; Partito Comunista: 3,72%; La Sinistra: 2,17%; +Europa: 1,24%; Europa Verde: 1,03%; Partito animalista: 0,93%; Casapound: 0,21%; Popolari per l’Italia: 0,21%; Partito Pirata: 0,10%.

 

Sinalunga

Elezioni comunali

Voti
3244 Edo Zacchei – Centrosinistra per Sinalunga
2050 Marcella Biribò – Sinalunga si rinnova
775 Angelina Rappuoli – Angelina per Sinalunga
Elettori 10.053
Votanti 6.634 (65,99%)
Schede nulle 312
Schede bianche 253
Con il 53,45% dei voti, Edo Zacchei della lista Centrosinistra per Sinalunga, è stato eletto sindaco anteponendosi a Marcella Biribò, che con la lista Sinalunga si rinnova ha ottenuto il 33,78%, e ad Angelina Rappuoli, a capo di Angelina per Sinalunga (12,77%).

Elezioni europee

PD: 33,55%; Lega: 33,39%; Movimento 5 Stelle: 11,87%; Forza Italia: 15,71%; Fratelli d’Italia: 5,38%; +Europa: 2,37%; Partito Comunista: 2,15%; Europa Verde: 2,13%; La Sinistra: 1,33%; Partito animalista: 0,58%; Popolo della famiglia: 0,47%; Casapound: 0,46%; Popolari per l’Italia: 0,24%; Partito Pirata: 0,22%; Forza Nuova: 0,14%.

 

Torrita di Siena

Elezioni comunali

Voti
2288 Giacomo Grazi – Centrosinistra per Torrita di Siena
1323 Michela Contemori – Torrita bene comune
453 Lorenzo Vestri – Vestri sindaco
Elettori 5.832
Votanti 4.251 (72,89%)
Schede nulle 104
Schede bianche 75
Si è riaffermato per il secondo mandato Giacomo Grazi, esponente della coalizione di Centrosinistra, che con il 56,30% dei voti si è imposto sul 32,55% ottenuto da Michela Contemori della lista civica Torrita Bene Comune e sull’11,15% di Lorenzo Vestri per la Lega.

Elezioni europee

PD: 40,38%; Lega: 27,70%; Movimento 5 Stelle: 12,80%; Forza Italia: 4,99%; Fratelli d’Italia: 3,83%; +Europa: 3,43%; La Sinistra: 1,85%; Partito Comunista: 1,73%; Europa Verde: 1,36%; Partito animalista: 0,69%; Casapound: 0,37%; Popolo della famiglia: 0,32%; Forza Nuova: 0,25%; Partito Pirata: 0,22%; Popolari per l’Italia: 0,07%.

[Fonte dati: Ministero dell’Interno]

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Con “La Bella e La Bestia” la Filodrammatica di Sinalunga torna ad incantare il pubblico

Con La Bella e La Bestia, la Filodrammatica di Sinalunga torna ad incantare il pubblico della Valdichiana e non solo. Venerdì 10 e sabato 11 maggio alle ore 21:15 e…

Con La Bella e La Bestia, la Filodrammatica di Sinalunga torna ad incantare il pubblico della Valdichiana e non solo. Venerdì 10 e sabato 11 maggio alle ore 21:15 e domenica 12 maggio alle 17:15, attori e danzatori, musicisti e coristi si esibiranno sul palco del Teatro Poliziano di Montepulciano per far rivivere una storia senza età che da sempre fa sognare adulti e bambini: La Bella e la Bestia

La retta disegnata dal percorso della Filodrammatica di Sinalunga è senza dubbio ascendente. Il musical La bella e la bestia, firmato Filodrammatica di Sinalunga – e nato dalla collaborazione con la Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte Montepulciano – arriva fuori abbonamento, al Teatro Poliziano. Venerdì 10 e sabato 11 maggio alle ore 21:15 e domenica 12 maggio alle 17:15, 46 elementi tra attori e danzatori, 45 musicisti e 35 coristi si esibiranno sul palco del Poliziano per far rivivere una storia senza età che da sempre fa sognare adulti e bambini.

In un castello incantato un giovane principe viziato e prepotente deve fare i conti con il suo passato. Trasformato in una ripugnante Bestia a causa della sua crudeltà, dovrà imparare ad amare e a farsi amare, prima che l’ultimo petalo della rosa magica cada, così da spezzare l’incantesimo. Liberamente tratto all’omonimo film d’animazione del 1991, nella versione filodrammatica la regia è firmata da Marco Mosconi, le musiche dal Maestro Alessio Tiezzi e le coreografie da Maria Stella Poggioni. Un lavoro in parallelo iniziato diversi mesi fa: da una parte il lavoro notevole e incessante degli attori e dei danzatori guidati dal regista Mosconi e della coreografa Poggioni, dall’altra un importante  e meticoloso lavoro portato avanti dal Maestro Tiezzi con l’orchestra e la corale poliziana che ha curato la parte musicale dello spettacolo. Nel musical niente è lasciato al caso. Anche i costumi, realizzati dal costumista Massimo Gottardi, e tutti gli oggetti di scena, come mobili e piccoli utensili di legno elaborati da Samuele Goti, sono stati curati nei minimi particolari ricercando la perfezione degli arredi originali nell’imponente castello in cui padrone è stato trasformato in una Bestia dal cuore tenere.

Abbiamo incontrato i direttori dei vari settori a pochi giorni dallo spettacolo. Ecco le interviste.

Dopo mesi di lavoro, finalmente questo musical vede la luce…

Marco Mosconi: Abbiamo iniziato a settembre, con una prova a settimana, per poi infittire gli appuntamenti. Siamo abbastanza emozionati, ma soprattutto entusiasti di quello che abbiamo fatto. Stiamo collaborando con tante persone, in ogni settore si è creato uno splendido gruppo di lavoro, ed è questa la cosa che ci dà più soddisfazione. Nello spettacolo abbiamo in un certo senso tutta la Valdichiana riunita, visto che il gruppo che lavora allo spettacolo coinvolge persone che vengono da Chiusi, da Torrita, Sinalunga, Montepulciano…  Ecco, è bellissimo vedere tutte persone che lavorano insieme con entusiasmo e con gioia.

Come è avvenuto il lavoro di riscrittura del testo? Quali sono stati i riferimenti utilizzati? 

MM: I modelli utilizzati sono stati sia il classico cartone animato Disney, sia il musical, che ad oggi sembra essere uno dei più rappresentati negli Stati Uniti. Abbiamo cercato di unire insieme le due versioni,  ovviamente con i testi delle canzoni in italiano. Ah, i testi non saranno propriamente fedeli a quelli presenti nel cartone animato. Quindi mi rivolgo soprattutto ai bambini: non vi arrabbiate se non sentirete esattamente le versioni delle canzoni Disney, perché le abbiamo cambiate per renderle più coerenti con il resto del testo. Godetevi lo spettacolo!

La Bella e La Bestia è soprattutto uno spettacolo in costume: Massimo Gottardi si è occupato degli abiti che i personaggi in scena indosseranno. Com’è andato il lavoro? 

Massimo Gottardi: Mi sono ispirato sia al cartone che al film. In più mi sono documentato con moltissimi video online, per cercare spunti e ispirazioni. Il mio metodo consiste nell’andare in giro e trovare i tessuti per poi adattarli al personaggio. In più c’è molto di mio, della visione che ho avuto io dei caratteri. Il lavoro è stato abbastanza lungo. Ogni abito ha bisogno di molto tempo di lavorazione. Serve molta attenzione al particolare, nel cercare la passamaneria giusta, i colori giusti da abbinare… è un lavoro che mi prende costantemente, ad ogni ora del giorno e della notte.

Per quanto riguarda le musiche, invece, come si è articolato il lavoro sugli arrangiamenti? Avete lavorato insieme, in due luoghi diversi coordinandovi tra di voi…

Alessio Tiezzi: È stata un’operazione un po’ complessa, che speriamo porti i giusti frutti. Io ho lavorato separatamente, sia da Marco Mosconi che ha curato la regia della scena, sia da Judy Diodati, che invece ha preparato il coro. Ho messo insieme il tutto e mi sono concentrato sulla parte orchestrale. Abbiamo fatto prove coordinate per poi arrivare ad unire le componenti passo dopo passo. I nostri ragazzi stanno studiando da mesi. Il progetto è molto ambizioso, perché mette insieme molte discipline che si compenetrano: sarà uno spettacolo a 360 gradi. Noi siamo ovviamente un po’ tesi e agitati, ma sicuramente fiduciosi. Faremo del nostro meglio!

E per Maria Stella Poggioni, invece, come è stato confrontarsi con questa nuova avventura della Filodrammatica

Maria Stella Poggioni: Io mi occupo del comparto coreografico della Filodrammatica da molti anni: la sfida che ho accettato quest’anno è stata quella relativa al numero di partecipanti. Perché abbiamo avuto una grande partecipazione da parte di ragazzi e adulti. Ci sono molte persone in scena. Quindi abbiamo riservato particolare cura e attenzione al montaggio e alla cura delle coreografia dovuto al grande numero degli elementi. Ai filodrammatici abbiamo affiancato un gruppo di allieve dell’ècole de ballet, la scuola di danza di Sinalunga. I linguaggi coreografici risultano variegati: a momenti brillanti ed espressivi si affiancheranno movimenti più tecnici e accademici. È  stato un lavoro impegnativo ma molto interessante.

 

Il cast è composto da  Luca Mosconi nel ruolo de La Bestia, Belle sarà Sara Anselmi. Il padre di Belle è Brunero Terrosi, Fabio Panfi è Il Fornaio mentre Il Libraio è interpretato da Francesco Bartolini. Gabriele Paolucci è Gaston e il personaggio di Letont è interpretato da Marco Checcarelli, Lumiere da Roberta Faggi e Tockins Giacomo Graziani. Mrs Bric è interpretata da Rebecca Papa, Chicco da Guido Terrosi, Spolverina da Ilaria Dragoni, il Guardaroba da Federica Goti, lo Specchio da Benedetta Checcarelli, la Strega a narratrice da Vanessa Marcocci, il Cuoco da Fabio Terrosi, il direttore del manicomio da Carlo Stefanucci Le tre Gemelle sono Federica Terrosi, Samantha Giorni e Sharon Vannuzzi, infine gli uomini e le donne del villaggio sono Fortunata Tulisi, Francesca Panzarella, Rosaria Giuliano, Paola Aretini, Giovanna Benocci, Michela Rossi, Monica Marziali, Valentina Mariottini, Samuele Goti, Marco Biancucci, Giacomo Paolucci, Ivan Colombo, Barbara Rosati. Con loro anche le ballerine Caterina Graziani, Roberta Rosellino, Giovanna Manganiello, Elena Marras, Beatrice Marras, Lucrezia Massai, Andreana Lanzara, Bianca Boncompagni e Teresa Graziani.

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Elezioni amministrative 2019 in Valdichiana: verso il voto

Amministrative 2019 – Quando e Dove si vota Nella tornata elettorale di domenica 26 maggio si deciderà l’assetto politico e istituzionale che 11 comuni della Valdichiana senese e aretina avranno…

Amministrative 2019 – Quando e Dove si vota

Nella tornata elettorale di domenica 26 maggio si deciderà l’assetto politico e istituzionale che 11 comuni della Valdichiana senese e aretina avranno per i prossimi cinque anni. Le elezioni amministrative interesseranno Castiglion Fiorentino, Cetona, Chianciano Terme, Cortona, Foiano della Chiana, Lucignano, Marciano della Chiana, Montepulciano, San Casciano dei Bagni, Sinalunga e Torrita di Siena. Si svolgeranno contestualmente alle Elezioni Europee, per cui negli stessi seggi sarà possibile votare entrambe le schede.

Amministrative 2019 – Come si vota

Ci si potrà recare alle urne dalle 7 alle 23, muniti di documento d’identità in corso di validità e tessera elettorale. Nel caso in cui quest’ultima risultasse smarrita, o senza più spazio per il timbro, è necessario richiederne una nuova presso all’ufficio elettorale del comune di residenza.

Ciascun elettore ha diritto di votare per un candidato alla carica di sindaco, apponendo un segno sul simbolo della relativa lista, ed esprimere fino a due voti di preferenza per i candidati alla carica di consigliere, purché di sesso diverso, scrivendone nome e cognome nelle righe predisposte. Laddove vengano indicate due preferenze maschili o due preferenze femminili, il secondo nome non sarà tenuto in considerazione.

Per quanto riguarda i comuni sotto ai 15mila abitanti, viene eletto sindaco il candidato che ottiene il maggior numero di voti; nei comuni sopra ai 15mila abitanti, è proclamato sindaco chi ottiene la maggioranza assoluta (50% + 1) dei voti. Qualora nessuno raggiunga tale quota, si procederà ad un secondo turno elettorale, previsto per il 9 giugno, in cui concorreranno i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti.

Amministrative 2019 – I Comuni al voto

Se per i comuni di Castiglion Fiorentino, Chianciano, Foiano della Chiana, Lucignano, San Casciano dei Bagni, Torrita di Siena c’è in ballo la riconferma dei sindaci che hanno appena concluso il loro primo mandato, a Cetona, Cortona, Marciano della Chiana, Montepulciano e Sinalunga si attende un rinnovamento a guida dell’amministrazione.

Castiglion Fiorentino

Alla conferma di Mario Agnelli della propria disponibilità ad amministrare per altri cinque anni, con la lista civica Libera Castiglioni , si affianca la candidatura a sindaco di Rossano Gallorini, anch’egli a capo di una lista civica, Città al centro, e Giuseppe Mazzoli, per il Partito Comunista dei Lavoratori. Il Centrosinistra schiera Luca Casagni, che con il 71,3% dei voti si è imposto nelle primarie del dicembre 2018, con la lista Castiglioni nel cuore.

Cetona

Si profila un duello tra le due liste civiche Progetto Comune, proposta da Roberto Cottini per il Centrosinistra, e Cetona Piazze un sogno necessario, presentata da Antonello Niccolucci.

Chianciano Terme

La città termale è chiamata al voto per decidere se accordare la fiducia nuovamente ad Andrea Marchetti, della lista civica Puntoeacapo per Chianciano Terme, o a Paolo Piccinelli, della lista di Centrosinistra Insieme per Chianciano Terme, o a Nicola Bettollini, segretario della sezione Valdichiana Senese del Partito Comunista.

Cortona

Unico comune sopra i 15mila abitanti tra quelli qui elencati, Cortona vedrà sfidarsi quattro candidati: Andrea Bernardini, già assessore durante il mandato di Francesca Basanieri e consigliere in quello precedente con Andrea Vignini, è il candidato del Partito Democratico, sostenuto dalle liste Cortona per Bernardini, Uniti per Cortona, Cortona Civica; Luca Donzelli per il Movimento 5 Stelle; Luciano Meoni, appoggiato dalle liste Fratelli d’Italia – Alleanza per Cortona, Futuro per Cortona, Forza Italia e Lega; Marco Turenci, a capo della lista Cortona Patria Nostra. In caso di ballottaggio, vige la possibilità per i candidati coinvolti di dichiarare il collegamento con ulteriori liste rispetto a quelle con cui si sono presentati al primo turno.

Foiano della Chiana

A Foiano Francesco Sonnati si candida per il secondo mandato, presentando la lista civica sostenuta dal Centrosinistra Foiano Insieme, in concorrenza a Gianluca Mencucci per il Centrodestra, precedentemente consigliere e adesso a capo della lista Foiano Ora, e a Serena Ricci, esponente del Movimento 5 Stelle.

Lucignano

A Lucignano si fronteggeranno da una parte Marcello Cartocci, con alle spalle una lunga carriera politica che lo ha visto consigliere comunale prima dal 1970 al 1975 e, sempre all’opposizione, per liste civiche e Forza Italia dal 2004 al 2019, attualmente candidato a guida della lista civica Insieme per Lucignano; dall’altra l’attuale Sindaco Roberta Casini, per il Centrosinistra.

Marciano della Chiana

Sfida tra liste civiche: Insieme per il bene comune di Maria De Palma e Si cambia!, capeggiata da Massimo Salvadori.

Montepulciano

È una sfida a quattro quella a cui ci si appresta nella cittadina poliziana: l’ex-assessore Michele Angiolini si candida a sindaco con la lista di Centrosinistra per Montepulciano, all’interno della quale non manca qualche altro nome presente anche nel mandato appena portato a termine da Andrea Rossi; Alberto Biagi si propone come esponente del Partito Comunista; Mauro Bianchi, proveniente da cinque anni tra i banchi dell’opposizione, avanza la propria candidatura a sindaco come rappresentante del Movimento 5 Stelle; Gianfranco Maccarone schiera invece la lista di Centrodestra per Montepulciano.

San Casciano dei Bagni

Agnese Carletti, vicesindaco durante il mandato presieduto da Paolo Morelli, si candida per il Centrosinistra con la lista Scelgo San Casciano contro Carlo Trioli, sostenuto da Lega e Fratelli d’Italia, esponente della lista Acqua e Terra.

Sinalunga

I sinalunghesi troveranno sulla scheda elettorale il simbolo della lista civica presieduta da Angelina Rappuoli, Angelina per Sinalunga, quello della lista Sinalunga si rinnova, sostenuta dal Centrodestra e rappresentata da Marcella Biribò, quello di Edo Zacchei, che cercherà di raccogliere il testimone di Riccardo Agnoletti a guida dell’amministrazione, con Centrosinistra per Sinalunga.

Torrita di Siena

Giacomo Grazi, candidato del Centrosinistra, si propone per il secondo mandato presentando una lista di nomi tutti nuovi rispetto al precedente gruppo di maggioranza, con la quale affronterà Lorenzo Vestri, esponente della compagine di Centrodestra, e Michela Contemori, a capo della lista civica Torrita Bene Comune.

 

 

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Il cuore oltre il traguardo: intervista a Chiara Bazzoni

La notizia è di pochi giorni fa: la staffetta “in rosa” dell’atletica italiana, 17 anni dopo l’ultima volta, è tornata sul podio di una competizione europea indoor. Agli Europei di…

La notizia è di pochi giorni fa: la staffetta “in rosa” dell’atletica italiana, 17 anni dopo l’ultima volta, è tornata sul podio di una competizione europea indoor. Agli Europei di Glasgow, la 4x400m tricolore ha conquistato la medaglia di bronzo, dietro a Gran Bretagna e Polonia.

Tra le quattro staffettiste, a inorgoglire la Toscana ma soprattutto la Valdichiana, c’è Chiara Bazzoni, che alla soglia dei 35 anni continua ancora a stupire e a portare a casa grandissimi risultati: se si conta anche il bronzo degli Europei di Barcellona 2010, infatti, fanno due medaglie in meno di un mese.

Lo capisco, detto così non è chiarissimo come concetto.

Ma nove anni fa c’era ancora Chiara a rappresentare l’Italia in terra spagnola, nella 4x400m vinta dalla Russia in cui le italiane arrivarono in quarta posizione. La tardiva squalifica della Russia, però, giunta ad inizio 2019, ha permesso l’assegnazione del terzo posto proprio alle azzurre, che nove anni dopo hanno potuto mettere al collo la medaglia che si meritavano.

Chiara Bazzoni rappresenta una delle eccellenze dell’atletica in Italia, ma i risultati raggiunti finora dalla bettollina (e ci tiene a sottolinearlo) sono il frutto di una storia sportiva iniziata circa venticinque anni fa. Un tempo lontano, in un luogo a noi vicinissimo, Torrita di Siena. Così, abbiamo deciso di intervistarla, tra passato, presente e futuro; tra risultati ottenuti, infortuni e voglia di continuare a vincere.

Allora, come direbbe lo starter prima dello sparo: on your marks. Ai vostri posti. Get set. Mettetevi comodi.

Partenza dai blocchi – Gli inizi

In Italia, l’atletica è uno sport con una risonanza mediatica estremamente bassa. I picchi di interesse si registrano durante le Olimpiadi, come è ovvio che sia, ma prima e dopo di esse è come se ci si dimenticasse che esiste ancora chi corre, chi salta in alto, chi lancia pesi. Appassionarsi ad una disciplina così “di nicchia”, quindi, non è cosa da poco, soprattutto in una realtà come la Valdichiana, in cui non esistono strutture all’avanguardia per allenarsi con continuità. Chiara, in effetti, aveva iniziato col nuoto, come un po’ tutti quando siamo piccoli, col mito portato avanti dalle mamme dello “sport completo”.

In famiglia, però, Chiara aveva già sentito parlare di atletica, da suo cugino Nicola, ostacolista. Bastarono un paio di volte, a bordo campo a vederlo allenarsi, per capire che quello sarebbe stato il suo sport, senza sapere che pian piano si sarebbe trasformato in vita.

“Ho iniziato a praticare questo sport a 10 anni, poiché lo praticava mio cugino Nicola Bernardini, cinque anni più grande di me. A spronarmi fu anche mio zio, che mi diceva sempre che essendo una spilungona, oltre che molto magra e con le gambe lunghe, avrei potuto arrivare lontano! Così, di settimana in settimana, ho iniziato ad andare al campo di Torrita di Siena, che in zona, fino a poco tempo fa, era la pista più vicino a casa, essendo io di Bettolle. La passione è nata giorno dopo giorno, fino a diventare quello che è ora: vita. Sono passati venticinque anni, quasi il triplo di quelli senza aver fatto atletica, ma sembra ieri. Faccio fatica a pensare a come è cambiato tutto, in questo tempo: come da andare in pista una volta alla settimana o, a volte, anche una al mese, sia passata ad andarcene due al giorno”.

Merito del tartan di Torrita di Siena – “devo tutto a questa struttura” -, che ha permesso a Chiara di allenarsi sempre più costantemente, a due passi da casa. A quel tempo, infatti, l’atletica stava diventando qualcosa di più di un semplice passatempo, in concomitanza però con l’età dell’adolescenza, che mette di fronte ad ognuno di noi gli anni più delicati della scuola e il giovanile istinto di divertirsi insieme ai propri amici. Chiara, infatti, ammette che quello è stato il periodo più difficile della sua carriera.

“Tra i 14 e i 18 anni ho dovuto impegnarmi tantissimo per conciliare gli impegni sportivi con quelli scolastici, ma anche con le amicizie. Mi piaceva andare bene a scuola, per questo ci sono stati giorni in cui non uscivo o mi svegliavo prestissimo la mattina. Inoltre, in una realtà piccola come la mia, non ho trovato altre ragazze, coetanee, con le mie stesse necessità e i miei bisogni: solo io facevo questa vita, e non è stato semplice essere da sola. Dico questo perché, magari, nelle città ci sono più giovani e più femmine che praticano atletica, ed è più facile creare amicizie con gli stessi interessi. Poi ai tempi non c’erano agevolazioni per i giovani atleti, infatti i miei non erano contenti di farmi uscire un’ora prima da scuola per una gara”.

Primo rettilineo – L’atletica a tempo pieno

In una gara dei 400m, dopo essere partiti praticamente già in curva, ci si tuffa nel primo rettilineo, in cui vengono fuori i valori che vanno oltre la corsia di partenza.

Il vero rettilineo della vita da atleta di Chiara è iniziato nel 2006, con il reclutamento da parte dell’Esercito. Rettilineo inteso però non come percorso facile, ma come stile di vita: da quell’anno, Chiara ha potuto dedicare anima e corpo interamente all’atletica. “Faccio parte del Gruppo sportivo dell’Esercito da ben 13 anni, ed è proprio grazie al loro supporto se io posso essere ancora qui oggi a fare quello che più mi piace e meno mi pesa”.

È nel 2008 che Chiara ha esordito con la Nazionale, alla Coppa Europa di Annecy, e solo due anni più tardi è arrivato forse il risultato più bello della sua storia, e torniamo un’altra volta a Barcellona.

“Sono diventata per la prima volta primatista italiana della 4x400m nel 2010 agli europei di Barcellona, sfiorando il podio, e da lì è iniziata la mia carriera importante. La medaglia è arrivata con nove anni di ritardo, ed è ancora vivo il ricordo di quel primato”.

Da quel momento, Chiara ha iniziato a infoltire il suo palmarès con grandissime prestazioni, andando anche ad infrangere il record nazionale indoor della 4x400m per ben due volte, prima a Sopot in Polonia e poi, nel 2018, a Birmingham (3’31”55). In tutto questo tempo, la forza di Chiara è stata la determinazione e la voglia di non mollare mai, nemmeno di fronte a difficoltà apparentemente insuperabili.

“Non ho mai pensato di mollare, anche se l’infortunio al menisco dello scorso maggio mi ha messo a dura prova. Doveva essere un recupero lampo, ma ci sono state complicazioni e tra tutto ho ricominciato a correre dopo quattro mesi. Però mi sono guardata da fuori, ero consapevole che davanti a me erano rimasti pochi anni di atletica, e così mi sono fatta forza. La carriera di un atleta è legata molto all’età, non potevo arrendermi”. E infatti, Glasgow è stato il coronamento di questa scelta coraggiosa.

Chiara deve moltissimo a chi le è sempre stata vicino. Quando si parla di sacrifici nella vita di uno sportivo, ci si dimentica che spesso chi li fa non è solo l’atleta, ma anche le persone che gravitano attorno.

“Sono devota a tutte le persone che mi hanno supportato ma soprattutto sopportato in questi anni. La serenità della vita che ti circonda si ripercuote su quella sportiva, perciò è fondamentale che famiglia e amici mi siano sempre stati vicini. Tutto questo va ad influire sulla tenuta mentale di uno sportivo, che a parità di qualità tecniche fa la differenza. Siamo soggetti pensanti, non robot, non conta solo l’allenamento fisico“.

Se si pensa alle persone vicine appunto, per Chiara è impossibile non citare la figura di Angela Fè. Insolitamente rispetto alla norma, Chiara è stata allenata per più di vent’anni dalla stessa allenatrice, prova di grande stima reciproca e di sconfinata competenza.

“Oltre a essere un’ottima allenatrice, che ha avuto la capacità di non sfruttarmi in età giovanile e permettermi così di avere una lunga carriera, è stata per me come una seconda mamma, un’educatrice. Se non ero a casa, ero in pista con lei. Ogni anno ha cercato di dare un input diverso agli allenamenti affinché sia mente che fisico non si abituassero mai agli stessi metodi. Nel 2013 ha instaurato una collaborazione con il tecnico romano Vincenzo De Luca per apportare nuovi stimoli all’allenamento di un’atleta matura. Da tre stagioni a questa parte mi allena Alessandro Bracciali, altro suo atleta, e quindi prima mio compagno di allenamento e adesso allenatore”.

La curva – Londra 2012

Oltre la retorica del caso, l’Olimpiade è per un atleta il punto più alto a cui aspirare. La svolta della vita sportiva di Chiara, da grande atleta a campionessa, è arrivata proprio nel 2012, con la partecipazione ai Giochi olimpici di Londra“le Olimpiadi sono il sogno di ogni atleta e posso dire che è davvero così”. Ciò che è rimasto più impresso a Chiara di quell’esperienza è l’atmosfera surreale della cerimonia e l’aria di festa di tutta la capitale inglese.

“Quello che mi è rimasto delle Olimpiadi è più il contesto che altro. Il villaggio olimpico, la fiaccola, le cerimonie di apertura e chiusura: chi ha la fortuna di viverle in prima persona, capisce cosa c’è dietro a tutto il movimento olimpico. In quei giorni sembrava di vivere in una favola, più per tutto ciò che per la gara in sé, che se ci pensi non è così diversa da un Europeo o da un Mondiale”. In quell’occasione, la 4x400m si fermò in semifinale, ma Chiara ha un ricordo particolare del suo turno. “Ero prima frazionista ed ebbi la fortuna di partire in nona corsia, quella più esterna e quindi più vicina al pubblico. In Inghilterra non ci sono barriere, quindi ricordo benissimo quella sensazione di essere quasi “spinta” da quel focoso pubblico, che tifava tutti indistintamente. Sembrava di avere sempre il vento a favore, cosa impossibile in una gara come la mia. Merito di quella Londra: chi l’ha vista in quel periodo, festosa, frenetica e colorata, può capire cosa si respirava”.

Ma, come si dice di solito, è vero che l’importante non è vincere, ma partecipare?

“Il famoso motto di De Coubertin è la classica frase palliativa con la quale si è soliti consolare un atleta quando le cose non vanno. Ognuno di noi si schiera dietro i blocchi per vincere, a nessuno piace perdere, soprattutto se dietro a quella gara c’è stato tanto lavoro, fatica e tutto quello che lo sport professionistico richiede. Ma vincere in atletica non è sempre solo e soltanto tagliare per primi il traguardo. Io ritengo che i primi avversari siamo noi stessi, quindi a volte vincere significa anche migliorare il proprio tempo, o realizzare il minimo di partecipazione per un Mondiale o un Europeo. Allora, in quel caso, se proprio vogliamo, possiamo anche dire che l’importante era partecipare…”.

La spinta propulsiva di Londra ha portato Chiara alla doppietta ai Giochi del Mediterraneo di Mersin 2013, con il doppio oro nei 400m piani e nella staffetta. Negli anni, Chiara si è tolta tantissime soddisfazioni, nonostante si definisca una “perfezionista” – “ho il pregio, o forse difetto, di non essere mai contenta e andare sempre a cercare il pelo nell’uovo anche in quelle occasioni dove invece dovrei solo godermi il momento e festeggiare”.

Si riferisce specificatamente al 2016, e al bronzo conquistato agli Europei di Amsterdam.

“Forse l’unica cosa che non rifarei è andare a dormire il giorno della vittoria del bronzo europeo ad Amsterdam. Sarebbe durato di più, compresa la mia felicità. L’unico motivo per il quale tornerei indietro è per rivivere davvero tutto, per poter assaporare di più certe emozioni, sensazioni che poi non tornano più. Perché ho fatto sbagli, scelte da mangiarsi le mani, ma adesso mi rendo conto che senza quelle non sarei l’atleta che sono. Magari, in quel momento, una scelta diversa mi avrebbe ripagato diversamente, ma certamente senza gli errori che ho fatto non sarei qui oggi a provarci di nuovo…”.

Questo volersi sempre migliorare, questa ricerca delle minime imperfezioni, ha permesso a Chiara di affrontare le gare quasi sempre con la giusta mentalità. In una corsa, ciò che lo spettatore vede è solo l’ultima parte di un percorso tortuoso da affrontare meticolosamente. A partire dal riscaldamento.

“La gara è un insieme di innumerevoli fattori, difficili da elencare. C’è il riscaldamento, in cui devi prepararti fisicamente allo sforzo, senza però gettare al vento tutte le energie nervose che hai accumulato nei giorni precedenti alla gara. C’è il momento in cui ci si avvicina ai blocchi, forse il più intenso a livello emotivo. Ci sono gare in cui ho sbagliato una cosa, in altre non sono riuscita a trovare la concentrazione; come ho detto prima, nell’atletica, il nostro primo avversario siamo noi stessi”.

Finale – Futuro

A 35 anni, inevitabilmente, un atleta è nella fase finale della sua carriera. Uscito dalla curva, vede il traguardo, e affonda gli ultimi passi sul tartan. Sono forse i passi più intensi, prima che la corsa si spenga in quello scoordinato agitare di braccia dopo l’arrivo, quando i muscoli improvvisamente si rilassano. Chiara sa di essere a questo punto della sua vita sportiva, ed è per questo che non vuole lasciare nulla di intentato.

“Nonostante gli anni c’è ancora qualche obiettivo da provare a raggiungere, con la differenza che quando ero più giovane mi ponevo obiettivi a lungo termine, mentre oggi mi pongo obiettivi più vicini e viaggio giorno dopo giorno, passo dopo passo”.

Quali obiettivi, Chiara non lo dice. “Noi atleti siamo un po’ scaramantici, sai!”.

Uno, possiamo scommetterci, era sicuramente quello del podio di Glasgow, realizzato pochi giorni dopo averci risposto a tutte queste domande. Siamo stati provvidenziali, anche se di certo i suoi successi non li deve a noi. Li deve a sé stessa. Li deve a quello sport che, col passare degli anni, è diventato vita.

“All’atletica devo molto, se non quasi tutto di quello che è il mio carattere oggi. Non so se nel bene o nel male, non sta a me giudicare, ma ha tirato fuori delle caratteristiche che probabilmente non sarebbero mai uscite fuori. Mi ha forgiato, dato certezze e messo spesso di fronte a scelte importanti a qualsiasi età. Ha placato la mi ansia, mi ha dato la capacità di conoscermi meglio, mi ha spesso fatto fare introspezione. Mi ha cambiato la vita”.

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Luca Vanni, un “fuori corso” che ce l’ha fatta

La pressione sociale nei confronti degli studenti universitari è elevatissima, perché spendono tempo e denaro per qualcosa che non necessariamente (anzi, quasi mai) li realizzerà nel futuro. Per i “fuori…

La pressione sociale nei confronti degli studenti universitari è elevatissima, perché spendono tempo e denaro per qualcosa che non necessariamente (anzi, quasi mai) li realizzerà nel futuro. Per i “fuori corso”, bighelloni patentati o semplicemente duri come il coccio, la faccenda si fa ancora più complicata: il conseguimento della laurea si protrae nel tempo, e contemporaneamente si allontana sempre di più la possibilità di trovare un lavoro che sia frutto del lunghissimo percorso di studi.

A fare da cornice alla durissima vita del laureando “fuori corso” ci sono i “vai a lavorare!” di mamma e babbo, le prese in giro degli amici, ma anche le preoccupazioni della nonna, che ti vede deperito per lo stress da esami e ti chiama continuamente per chiederti se hai mangiato.

Come sopravvivere a questo inferno?

Credo di averlo imparato dalla storia di Luca Vanni.

La partecipazione ai più importanti Slam mondiali vale come una laurea, conseguita però in tardissima età, se si considera la carriera di uno sportivo. Luca Vanni, per molto tempo, è stato un “fuori corso” del tennis, combattuto tra la passione per il tennis e la paura di pesare troppo sulle casse dei genitori, tra il suo sogno e il mobilificio di famiglia.

Calma, dedizione e pazienza, anche quando le classifiche parlavano chiaro e lui, già grandicello, era 4.3 – “il livello più infimo del tennis”: sono virtù che gli ho letto sul volto, appena è sceso dalla macchina per fare quest’intervista. In un insolito giorno innevato, col rischio di non potersi incontrare e di rinviare a chissà quando l’appuntamento, Luca si è fermato a Sinalunga per farsi tempestare di domande.

In 5 set.

1° set: Luca Vanni vs Ginocchio

Il match è iniziato sul tavolino più appartato dello Scuro, la casa del caffè sinalunghese, e Luca si è accaparrato subito l’unica sedia alta, mentre a me e Valentina sono toccati gli sgabellini. Come primo servizio, direi subito un ace meritato: non l’ha fatto per comodità, ma perché è impossibile mettersi a sedere su quelle seggioline per uno che è soprannominato il “Gigante del tennis”. Centonovantotto centimetri, roba che mentre gli parlavo sembravo un bambino che recita la poesia davanti a Babbo Natale.

Abbiamo iniziato con le note dolenti non perché sono un infame, ma perché di solito ci si presenta chiedendosi “come va?”, e Luca è stato estremamente sincero a rispondermi diversamente dal solito “tutto bene!”. L’infortunio che tanto lo sta tormentando ormai da troppo tempo è una calcificazione al ginocchio destro, già operato.

“È un periodo così così sotto questo punto di vista, questo ginocchio mi fa tribolare parecchio”.

Che bella la calata aretina, il registratore non lo mette in soggezione.

“Ultimamente gioco fisso con il Voltaren, l’antidolorifico quello della pubblicità, e tra qualche mese mi prenderò del tempo per recuperare. D’altronde, non si tratta di una partita a settimana: se continuo a prendere le pasticche, ci sta che invece che al ginocchio mi operano al fegato!”. Di operazione, infatti, Luca non ne vuole sapere. “Anche i dottori la sconsigliano, mi sono già operato tre volte. Più che altro, essendo una calcificazione, ci sta che anche dopo un’operazione torni, se si tratta poi di un problema posturale. Adesso mi sto curando con delle onde d’urto – che dolore! – spero che facciano il loro dovere”.

Ginocchio fasciato completamente durante gli ultimi Australian Open

2° set: Luca Vanni vs Tempo

Speriamo davvero che tutto si risolva, anche perché l’età avanza e Luca ha già giocato fin troppo col tempo: primo torneo ATP e primo main draw di uno Slam nel 2015, alla soglia dei 30 anni. Ma la calma, la tranquillità, la pazienza di cui parlavo, si palesano proprio quando gli servo sul piattino del suo caffè macchiato il tema degli anni che passano.

“L’età? Solo una scusa, una chiacchiera da bar. Uno se la sente dentro, fuori non esiste”. Coi lineamenti da ventenne e il sorriso da ragazzo, Luca mette subito in chiaro che la sua carriera è ancora lunga. “Finché uno si sente bene non c’è carta d’identità che tenga. Quando mi chiedono se sono a fine carriera me la rido, per fortuna qualcuno mi ha capito. Un mio amico, ad esempio, vorrebbe che andassi da lui per raccontare ai ragazzi che allena la mia storia: un comune mortale che ce l’ha fatta, uno che da quarta categoria, il livello più infimo del tennis, è arrivato in alto. Aggiungo, grazie a spinte mie interne, senza aiuti dall’esterno”. Mette in mezzo anche la prospettiva “ganza” di scrivere un libro. “Sarebbe bello potermi raccontare non solo per le cose belle, ma anche per quelle negative che in un modo o nell’altro sono comunque fondamentali per crescere. Ma è presto, ancora ho voglia di aggiungere qualche capitolo “reale” alla mia carriera”.

E mentre penso che “cavolo, in un modo o nell’altro l’età inciderà nel tennis!”, Luca chiude con il suo rovescio a due mani il discorso.

“L’età incide solo per quanto riguarda il lavoro che fai. Ad un certo punto, il gioco deve valere la candela, parlo proprio a livello economico, in prospettiva futura”. Pendo dalle sue labbra che sputano sincerità e piccole imprecisioni grammaticali, sintomo che si trova a suo agio.

“Il tennis, infatti, è uno sport meritocratico: non è detto che uno a fine torneo si porti sempre il premio a casa, anzi…”.

3° set: Luca Vanni vs Australian Open

Anzi, proprio come dice lui, “la settimana del tennista termina quasi sempre con una sconfitta”.

E sta proprio in questo, secondo me, la crudeltà del tennis: l’emozione e la felicità di aver raggiunto un traguardo importantissimo spesso ti si strozzano in gola, perché un paio di giorni dopo magari esci sconfitto nel match successivo.

La sua recente esperienza agli Australian Open ne è l’amara conferma, e Luca non ha paura di dirlo, con simpatia e pochi peli sulla lingua. “Non ho mai vinto una partita in un tabellone principale. Quindi, alla fine, nonostante tutti i convenevoli del caso, dopo ave’ perso con Busta, me giravano i cojoni! Sono arrivato ad un punto in cui vorrei concretizzare il risultato…”.

Non deve essere facile, appunto, avere rimorsi dopo essere arrivati a giocarsela contro i migliori. Per questo gli ho chiesto quanto fosse importante la solidità mentale in uno sport diabolico come il tennis, che ti fa volare per poi schiantarti a terra nel giro di un secondo. “La testa conta infinitamente di più rispetto alla classe o alla tenuta fisica, e paradossalmente è la cosa che si vede di meno durante una partita. Il tennista può essere influenzato da una miriade di fattori: fusi orari, viaggi, qualità del cibo, clima, dolori, che però in campo non sono visibili. Che ne sa la gente alla TV che la sera prima hai litigato con la fidanzata? La mente deve essere brava a estraniarsi da tutti i problemi, perché alla fine i campi degli Slam sono grandi quanto quelli di Sinalunga”.

Proprio la testa ha fatto la differenza, secondo Luca, nella sconfitta contro il numero 23 al mondo Pablo Carreño Busta. Testa che poi, inevitabilmente, influenza anche tutte le altre qualità di un tennista. “Non dico che potevo fare di più, ma che mentalmente sono stato regressivo e non progressivo, pur essendo avanti di due set. In sostanza, dovevo essere più consapevole del momento, ed invece è lui che si è esaltato punto dopo punto: ha iniziato ad osare, a sbagliare anche di più, ma a giocarsi punti più importanti con determinazione e fiducia nei suoi mezzi. Ha preso campo, e alla lunga è venuta fuori anche la sua migliore condizione fisica, che ha fatto la differenza”.

Gli alzo una palla ghiottissima: “Perdere di pochissimo contro un 23 del mondo è brutto perché hai perso o bello perché era un giocatore forte?”.

Lui mi risponde con uno smash alla Sampras, suo idolo fin da piccolo. “Perdere contro Busta mi ha dato solo la consapevolezza che ancora non sono sazio”.

4° set: Luca Vanni vs Passato

So da dove viene tutta questa determinazione nel voler giocare ancora tanto, e rientrare magari nei primi cento al mondo. Viene proprio da quell’11 maggio 2015, quando il sito ufficiale dell’ATP, alla voce “top 100’s”, recitava “Luca Vanni” proprio alla centesima posizione. Quel 2015 è sicuramente l’anno di Luca Vanni, se non altro a livello di risultati raggiunti: main draw di Roland Garros e Wimbledon, Challenger vinto a Portoroz (Slovenia), vittoria contro Tomic nel tabellone principale del Master 1000 di Madrid, secondo posto all’ATP di San Paolo. E, ciliegina sulla torta, entrare nel circolo ristretto dei migliori cento giocatori nel mondo.

“La spinta per quel 2015 me l’ha data però il 2014, l’anno post-infortunio: avevo voglia di rimettermi in gioco seriamente, così da 850 sono passato a 150 al mondo grazie ad un’annata faticosissima, in cui ho giocato praticamente una partita ogni tre giorni”.

Luca non tradisce emozioni e non dà mai l’idea di volersi pavoneggiare.

“Poi, appunto, il 2015, in cui ho raggiunto i traguardi più importanti della mia carriera. Non ho un ricordo in particolare: l’emozione più bella è forse l’aver calpestato da giocatore i campi del Foro Italico, quelli che sognavo fin da piccolo, quando con il TC Sinalunga andai a Roma per vedere Sampras e Edberg. Sicuramente, ricorderò per sempre la finale persa con Cuevas a San Paolo, anche con un pizzico di rammarico per l’atteggiamento con cui entrai in campo. Si torna al discorso di prima sulla mentalità: all’inizio pensai di più a non fare brutta figura contro un 20 al mondo, pian piano incominciai a prendere coraggio ed infatti la partita è finita 7-6 al tie break del terzo set, dopo tre ore di partita. L’ho sognato anche stanotte”.

“Chi, Cuevas?”. Pensavo ad un’umanissima sete di vendetta. “No, macché. Sogno tutt’ora di calpestare un’altra volta un palcoscenico del genere. C’è la vita davanti, sono tranquillo”. Un dritto incrociato imprendibile, sulla linea, senza bisogno dell’hawk-eye.

5° set: Luca vs Francesca

Dalle interviste precedenti era venuto fuori un Luca legatissimo a Foiano, al posto in cui è nato e cresciuto, cosa insolita per professionisti itineranti come i tennisti. “Dopo due tre settimane inizio a soffrire la lontananza dall’Italia, devo tornare”. Ma non solo per il territorio, ovviamente.

Per i genitori, per la nonna, per Francesca.

Cerca di smorzare l’argomento, ma la pallina finisce sulla rete.

Qui ciò che prova si percepisce chiaramente. “Col tempo, come è giusto che sia, le priorità sono sempre maggiori: non che non sia importante rientrare nei primi 100 al mondo, ma nel senso che a 33 anni non conta solo il tennis. C’è la famiglia, la prospettiva magari di crearsene una propria. C’è Francesca, che mi rispetta ed ha imparato a convivere con me nonostante la lontananza e tutto quanto”.

Dopo aver chiuso il cerchio con Francesca, è arrivato il momento di lasciarci.

C’è stato il tempo, off record, di parlare anche di sponsor, social media, televisione, della sua ultima intervista a Sky.

Un atleta di questa caratura, un tennista che ha giocato sul verde naturale di Wimbledon, sul blu veloce degli Australian Open, che è stato numero 100 ATP, me lo immaginavo più frenetico, sempre di corsa. Invece, tutto il contrario.

Calma, dedizione e pazienza glie le leggevo sul volto. Aggiungo un pregio che manca a tantissimi professionisti: il rispetto. “Pieno rispetto per qualsiasi persona che mi trovo davanti, per chi è e ciò che fa”.

“La mia storia non è finita!”. 

Ci credo, ad occhi chiusi. Non sarà mai troppo tardi, per uno come Luca Vanni. Un “fuori corso” che ce l’ha fatta, e che – spero – tornerà presto a guardare tutti dall’alto.

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‘Bisogna lottare per conviverci’ – Alessandro Cresti, la bici e la sclerosi multipla

Gli avevo proposto lo Scuro, che a Sinalunga è uno dei luoghi più rappresentativi della pausa caffè con annessa chiacchierata, ma ha preferito un aperitivo all’Art Cafè del suo amico…

Gli avevo proposto lo Scuro, che a Sinalunga è uno dei luoghi più rappresentativi della pausa caffè con annessa chiacchierata, ma ha preferito un aperitivo all’Art Cafè del suo amico Nicolò Magi, che a quell’ora è sicuramente un posto più tranquillo e meno caotico per un’intervista. Già da questo piccolo dettaglio avevo capito di avere a che a fare con un ragazzo, ormai uomo, riservato, pacato, che si trova a suo agio negli ambienti a lui familiari, non troppo grandi e che profumano di casa. L’ho trovato impegnato in una briscola con Nicolò, Federico ed Eleni, la sua ragazza, una partita di quelle che non rimarranno di certo negli annali dei giochi da bar toscani: tempo di perdere senza possibilità di replica, pur giocando magistralmente l’ultima mano, che si è alzato, mi ha salutato e mi ha offerto una birra ordinando un piccolo calice di bianco.

“Alessandro, ma che fai?”. Da dietro Eleni aveva gettato l’occhio incredulo su di lui, e io pensavo fosse un rimprovero dovuto alla ferrea dieta degli atleti, che raramente possono permettersi sgarri alcolici.

“Con tutto questo sport nemmeno un bicchiere di bianco puoi permetterti, ho sentito che la tua fidanzata t’ha cazziato…”. La verità, invece, era diversa. “No no, lo sport non c’entra nulla, è che prendo una pasticca e non potrei bere alcolici, se non in piccole quantità. Ma un bianco prima di mangiare non fa niente, farebbe male se bevessi a ridosso del pasto, quando devo prendere anche la pasticca”.

Avviandoci verso i tavolini più lontani dal bancone, avevo capito che quella con Alessandro Cresti sarebbe stata un’intervista diversa. Aveva parlato di quella pasticca con una serenità disarmante, che di certo non ti aspetteresti da una persona malata di sclerosi multipla.

“Una malattia neurodegenerativa demielinizzante, cioè con lesioni a carico del sistema nervoso centrale”, così viene definita dal sito dell’AISM, Associazione Italiana Sclerosi Multipla: un male lento ed inesorabile, che può essere combattuto, per ora, soltanto con tanta forza di volontà ed estrema dedizione.

Ci siamo seduti, davanti a qualche patatina e una manciata di noccioline, e abbiamo iniziato a parlare. Ho messo il registratore tra noi due, e Alessandro ha iniziato a raccontarmi la sua storia di vita.

Una gara contro un avversario tosto ma non imbattibile come la sclerosi, fatta di un inizio in pianura, una salita ripidissima ed, infine, una discesa tortuosa ed avvincente.

KM 0-25, tratto pianeggiante con accenno di pendenza verso il km 25

“Presi quella bici vecchia, messa lì, e iniziai…”

Scoprire di essere malati di sclerosi multipla alla soglia dei 25 anni ti cambia la vita, che tu lo voglia o meno, ma da come Alessandro ne parla questo non sembra trasparire.  C’è una coppia dietro di noi che sta facendo l’aperitivo, ma ogni volta che Alessandro deve pronunciare il nome della malattia non abbassa la voce, non è intimorito.

Cercavo informazioni su Google, come farebbero tutti, ed erano spaventose. Ebbi il sintomo più forte quando mi svegliai e avevo un braccio e una gamba completamente paralizzati: dal 14 novembre al 24 novembre 2014 sono stato alleScotte, ho dovuto fare tantissimi esami ma nessuno ti dice subito cosa hai. La malattia non la nominano nemmeno all’inizio, infatti ho avuto la diagnosi definitiva l’agosto successivo. La prima reazione? Ti chiedi perché proprio a te sia successa una cosa simile, ma poi pensi che non augureresti mai a nessuno la tua stessa sorte, e la tieni per quello che è: con la sclerosi ci vivi, perché ogni giorno hai delle pseudoricadute, ma devi imparare a conviverci, e bisogna lottare per farlo”.

Ed ecco che, proprio quando la vita presenta ad Alessandro il primo vero accenno di salita, arrivala bicicletta in soccorso. Una bicicletta che teneva in garage e rispolverava di rado, per qualche sgambata. “Presi quella bici vecchia, messa lì, e iniziai. I medici mi consigliarono un’attività leggera per non stare fermo, come andare in biciletta, e da quel momento la bici è diventata la mia seconda terapia, non in senso figurato ma reale: fare attività fisica mi fa stare bene, mi tiene lamente occupata attenuando le pseudoricadute giornaliere. Ho iniziato ad andare in bici per stare meglio”.

Il contraccolpo psicologico che dà una malattia del genere è pesante, e Alessandro ammette che la prima cosa a cui pensi è il tuo futuro in carrozzina, incapace di muoverti.

La bici, in questo senso, può essere vista come il movimento che si ribella alla prospettiva di immobilità: se non è lottare questo, non so davvero cosa lo sia.

KM 25-28: breve salita scoscesa, con pendenza vicina alle quote del Mortirolo

“Ne metto dietro parecchi in salita…”

All’improvviso, dunque, la vita pianeggiante che tutti i 25enni sognano di avere, per Alessandro si è trasformata in un’erta salita. Bisogna essere portati persuperare le salite, di gran lunga i tratti più complicati per un ciclista; ma Alessandro non è un ciclista qualsiasi, è un ciclista coraggioso e forte, che non può certo spaventarsi di fronte ad una sfida come questa. “Mi sono accorto, improvvisamente, che la vita di cui ci preoccupiamo, la fretta che abbiamo ogni giorno, le cose per cui ci incazziamo, alla fine non sono altro che piccolezze in confronto ai veri problemi. E non parlo nemmeno del mio, perché frequentando cliniche e ospedali ho visto in faccia il dramma di bambini che non potranno mai vivere la propria giovinezza serenamente, di famiglie distrutte. Ci vorrebbe che tutti, per un giorno, potessero avere una malattia come la mia: ti cambia la prospettiva da cui guardi le cose, e inizi a vivere diversamente”.

La salita, Alessandro, l’ha presa di petto, in tutti i sensi. Ne ha fatto la sua specialità, nella vita come nella bicicletta. “Ne metto dietro parecchi insalita, è la mia forza nelle gare anche se purtroppo spesso le corse non nehanno molte”. Quello che all’inizio era un modo per svagarsi e dimagrire, dopo le cure di cortisone, è diventato un vero e proprio sport agonistico, a cuiAlessandro ha dedicato anima e corpo. Sono arrivati i primi risultati, le prime gare vinte, e alla fine Obiettivo 3, il progetto creato e portato avanti da Alex Zanardi, che permetterà a tre atleti affetti da disabilità di prendere parte alla nazionale italiana che parteciperà alle Paralimpiadi di Tokyo nel2020.

“Ho mandato la mia candidatura online dopo aver completato la procedura che mi riconosce comeparaciclista. La risposta è arrivata dopo un po’, è stato un fulmine a ciel sereno: mi avevano preso! L’esperienza vissuta con il team di Zanardi è stataincredibile, e conoscere un personaggio come lui mi ha caricato ancora di più. Appena lo abbiamo incontrato, sembrava già di conoscerlo: è una personaumilissima, alla mano, e poi è enorme! Per uno come me non può che esserel’esempio da seguire, dopotutto lui da avere tutto è passato, in un momento, anon avere più nulla. Mi ha colpito in particolare una delle tante cose che ci ha detto: “Dopo l’incidente non ho pensato più a quello che non avevo, ma a sviluppare ciò che mi era rimasto”. Alex non ci mette solo il nome per questoprogetto, ma anche e soprattutto impegno, passione ed amore, qualità che spessomancano ai personaggi famosi. Poi, ovviamente, c’è bisogno delle risorse economiche per portare avanti un progetto di questa caratura, e allora viene in aiuto della Fondazione Vodafone, che finanzia il tutto e permette agli atletidi avere a disposizione la strumentazione necessaria, gratuitamente. Biciclette, completini, gps e tante altre cose, strumenti che sarebbero inaccessibili per qualsiasi persona proveniente da una famiglia normale”.

Iniziare a correre in bici, oltre che a stare bene, è servito ad Alessandro anche per fare“outing”, dopo aver nascosto il suo male per quasi 2 anni.

“Non ne ho parlato con nessuno per molto tempo, non volevo sentirmi compiangere dalle persone. Ma dopo una gara in cui arrivai secondo, lo speaker mi disse quasi minaccioso: “Dopo si parla eh”. E da quel momento, parlare della mia malattia non è statopiù un tabù”.

Continuo a sorprendermi della normalità con cui Alessandro mi parla di quella che, percome la vedevo io, era una condanna ad una vita eternamente sofferente.

“L’aiuto delle persone a me care è stato fondamentale: i miei non mi hanno mai fatto vedere neanche unaccenno di dolore, normale per un genitore, ed anche Eleni mi è stata sempre vicino. All’inizio la tentazione è di chiudersi in sé stessi, di non volere aiuto da nessuno perché si ha paura di essere un peso, ma dopo capisci chefarsi dare una mano rende felici anche le persone che ti vogliono bene”.

KM 28-FINALE: discesa velocissima, ricca di curve

“Nella discesa devo migliorare, per me è la parte più difficile di una gara…”

È passata quasi un’ora, e pian piano mi adeguo al suo ritmo dialettico. Se pedala come parla – penso, Alessandro a Tokyo ci arriva davvero.

Alla fine, è venuta fuori la chiacchierata che mi aspettavo, senza domande preconfezionate e pause stabilite: posso dire con certezza, quindi, che non ho intervistato Alessandro, ma ci ho passato un pomeriggio insieme. Non c’è modo migliore di imparare che farlospontaneamente, e non ho mai pensato al fatto che fossi lì per lavoro durantel’ora e mezzo insieme.

Tornando ad Alessandro, per lui la malattia non deve più essere in nessun modo una fonte di egoismo o un pretesto per lamentarsi dell’ingiustizia della vita. Tutt’altro: dev’essere la spinta a condividere la propria esperienza, perché ha capito quanto importanti siano state per lui le parole di chi già da tempo sapeva di esseremalato. “Parlare con qualcuno che ha più esperienza è fondamentale, soprattutto perché ti accorgi che alla fine ce la puoi fare. Leggere il libro di Zanardi mi ha dato un’enorme iniezione di fiducia, perché spiega dettagliatamente come si può continuare a vivere autonomamente anche nella disabilità”.

“Condivisione” è dunque la parola chiave, perché per le persone come Alessandro è fondamentale sapere di non essere soli.

Ed ecco, infatti, la discesa finale a cui la vita lo ha messo davanti.

“Il mio Obiettivo 3 è anche aiutare tutti coloro che come me sono stati messi di fronte ad una malattia come la sclerosi multipla. Mi concedo a giornali, televisioni e siti non per promuovere me, ma perché voglio mandare il messaggio a chi mi legge: “ci sono passato, so cosa vogliono dire i primi mesi, non c’è motivo di avere paura”. L’importante è che mi legga chi ha bisogno, poi del pensiero della gente non mi interesso”.

Oltre le Paralimpiadi, quello che Alessandro sogna è rendere una vera professione questosuo istinto altruista di conforto e aiuto verso gli altri.

“Voglio muovermi sul sociale, già avrei avuto la possibilità una volta ma non ebbi tempo. C’era una gara a Sinalunga e, lo stesso giorno, sempre a Sinalunga si vendevano le meledella ricerca per AISM. Lo seppi tardi, ma sarebbe stato bellissimo poter unirele due cose. Sento che aiutare, e aiutarsi, è la cosa giusta da fare”. Vincere le gare è una soddisfazione non da poco, ma nemmeno paragonabile in confronto alla gioia che si ha quando si riesce ad aiutare un’altra persona. “Voglio essere un esempio per coloro che non sono stati fortunati, e che si sentonopersi. Ho vissuto quel periodo di sofferenza iniziale ma poi mi sono convinto che dovevo iniziare di nuovo da qualcosa: per me la salvezza è stata labicicletta”.

“La cosa più bella è sentirsi dire che, dopo avermi letto, le persone hanno cambiato il modo divedere le cose”.

Si è conclusa con questa frase la chiacchierata, o almeno quella che ho registrato, perché a un certo punto ho staccato il registratore, un po’ perché si era fatto tardi, ma soprattutto perché avevo l’impressione che non ci fosse più bisogno di salvare le sue parole su un dispositivo. Ero entrato ormai nella sua ottica, nell’estrema normalità della situazione che si era pian piano creata.

Infatti, la cosa èavanti ancora per una ventina di minuti, in cui Alessandro mi ha parlato di tutti i suoi progetti, alla soglia dei 29 anni: raccolte fondi per l’AISM, una linea di abbigliamento sportivo tutta sua, il coaching e tanto altro.

Non vorrei chepassasse il messaggio sbagliato, però: Alessandro pedala ogni giorno, e si sta allenando come non mai per provare a cavalcare il sogno di Tokyo 2020. Dopotutto, è un gran bel ciclista, e a partecipare non ci sta, come tutti quanti. È supportato dal preparatore atletico di Zanardi, esperto biomeccanico, e sta seguendo il suo allenamento per arrivare al massimo della forma nel periodo delle gare. A Marzo parteciperà col suo team, il Donkey Bike Club Sinalunga, alla Coppa Toscana di mountain bike, anche se ovviamente Alessandro punterà a farbene su strada proprio per Obiettivo 3.

Mi ha colpito, dulcis in fundo, proprio un episodio relativo ad una gara all’isola d’Elba, che mi ha raccontato “a microfonispenti”.

Discesa, tratto perlui difficoltoso, un altro ciclista gli sta a ruota borbottando per via della sua presunta lentezza. Alessandro lascia correre, già pregusta l’arrivo della salita per sorprenderlo, e lo fa passare. Arriva così la salita, ed è lì che Alessandro rincontra l’irriverente avversario. Lo affianca, affonda un paio di pedalate e superandolo si gira, prendendosi la sua rivincita.

“Sarò anche balordo in discesa, ma te impara ad andare in salita!”. Era una frase del genere.

Perché mi ha colpito? Perché è la dimostrazione di come per lui la bici sia sì una seconda terapia, ma che da questo sia diventata una passione per cui sacrificarsi, una costante motivazione a migliorarsi, l’umanissimo tentativo di primeggiare. Comelo sarebbe per tutti quanti, alla fine.

Salutandoci, per scherzo, gli ho chiesto se mi portava a Tokyo. L’unica sua preoccupazione? “E che mangio quando so’ a Tokyo? Io mi porto i miei yogurt, le mie barrette, va’a capì laggiù nemmeno bolle l’acqua!”.

E io che, ancora oggi, mi chiedo se quello con cui avevo passato un pomeriggio era davvero un malato di sclerosi multipla. Quel male lento ed inesorabile, che ti condanna all’immobilità, ma che da quel momento mi fa molta meno paura.

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Due itinerari per scoprire la Via Lauretana, tra Sinalunga, Torrita di Siena e Montepulciano

Nel 2016, guardando un’esposizione di documenti e pubblicazioni riguardanti la Via Lauretana allestita nella Chiesa di Santa Croce a Torrita, rimasi folgorato da un disegno seicentesco raffigurante un pellegrino alle…

Nel 2016, guardando un’esposizione di documenti e pubblicazioni riguardanti la Via Lauretana allestita nella Chiesa di Santa Croce a Torrita, rimasi folgorato da un disegno seicentesco raffigurante un pellegrino alle porte del Santuario di Loreto. Chiunque sia nato e cresciuto in Valdichiana ha sempre sentito parlare della Via Lauretana, ma pochi conoscono le origini e il significato di quel nome o hanno idea di dove portasse quella strada lunga 300km.

Da lì partì il bizzarro progetto di portare le persone a percorrere quell’antica via. A nostro avviso, la Lauretana meritava ben più che rimanere rinchiusa nei salotti di storici dell’arte e ricercatori. Pochi immaginavano che il percorso potesse essere ancora oggi vivo e attuale, così come la fede e la voglia di avventura di chi sceglieva di percorrerlo.

Siamo partiti da Torrita in tre e siamo arrivati a Loreto in tanti, sotto i riflettori dell’opinione pubblica e con la consapevolezza di aver riportato l’attenzione su questo cammino antico, tra i più importanti per i cattolici dalla fine del tredicesimo secolo ad oggi.

Da allora abbiamo accompagnato diverse centinaia di persone sul tratto che da Siena porta fino a Valiano, stimolando diverse associazioni a fare altrettanto. È stato con grande soddisfazione che abbiamo accolto la novità che la Via Lauretana (nella tratta Siena-Loreto) sia stata inclusa nel progetto del MIBACT per sviluppare, riscoprire e valorizzare i tanti itinerari spirituali e storici d’Italia. Grazie a questa delibera del ministero, entro il 2019 il percorso della Lauretana sarà messo in sicurezza e contrassegnato dalla cartellonistica della Regione Toscana nei comuni di Siena, Asciano, Rapolano, Sinalunga, Torrita, Montepulciano e Cortona.

Sabato 17 e Domenica 18 Novembre, la Pro Loco di Torrita di Siena (per la quale ricopro il ruolo di coordinatore della commissione Via Lauretana) ha organizzato due giorni di cammini sul tratto di Lauretana che dalla Pieve di Sinalunga porta alla Maestà del Ponte a Montepulciano stazione, passando per Torrita di Siena. Andiamo a vedere assieme i percorsi nel dettaglio:

Sabato 17 novembre l’itinerario partirà da Sinalunga alle ore 13:30 e proseguirà per circa 10km con un dislivello di 100mt in salita fino a Torrita di Siena, per una durata complessiva di circa tre ore. L’arrivo è infatti previsto per l’imbrunire.

Dopo il ritrovo nel piazzale della stazione ferroviaria, raggiungeremo a piedi la Pieve di S.Pietro ad Mensulas, la prima tappa del percorso. Di origine antichissima, la Pieve sorge nei pressi di una mansio romana sulla Cassia Adrianea che, come la Statio Manliana di Torrita, fungeva da stazione di posta ed era molto attiva in epoca imperiale. Qui, Don Claudio, parroco della Pieve, accoglierà i pellegrini per la benedizione del cammino.

Dopodiché proseguiremo attraverso diverticoli interni che ci porteranno fino alla zona Santarello e subito dopo a La Fratta, tappa fondamentale della Lauretana. Secondo la tradizione questo fu il Castello natale del famoso brigante Ghino di Tacco, che divenne poi un’importante fattoria fortificata tutt’ora in attività. Qui si alleva la razza Chianina e ha sede la Cappella di S.Michele, una chiesetta cinquecentesca al cui interno è custodito un importante affresco di Antonio Bazzi detto Il Sodoma.

Il percorso continuerà in direzione Petriolo, nella zona collinare che cinge Torrita a nord. Da qui potremo godere di un bellissimo e ampio scorcio sulla Valdichiana. Proseguendo, giungeremo poi al colle di Poggio Manliano, sede del cimitero di Torrita, primo insediamento urbano certificato sul territorio torritese di epoca romana che portava il nome di Ascanellum, dove sorse anche la prima Pieve della parrocchia: la Madonna delle Nevi. Da questa posizione di favore potremo ammirare la classica vista da cartolina di Torrita di Siena, adagiata sul colle con le sue mura, le sue torri e lo spiccato colore rosso dei suoi laterizi. Pochi minuti ci separeranno dall’entrare trionfalmente nel centro storico di Torrita.

Domenica 18 novembre partiremo alle 9:00 dalla stazione di Torrita di Siena per arrivare alla Maestà del Ponte di Montepulciano all’ora di pranzo; il rientro avverrà nel pomeriggio a Torrita di Siena su un percorso ad anello lungo circa 18km e con 100mt di dislivello.

I volontari della Pro Loco, ormai fini conoscitori dell’itinerario, accompagneranno i partecipanti in questa camminata che risveglierà i sensi sulle bellezze naturalistiche e paesaggistiche dei territori attraversati, con storie e racconti inerenti la Via Lauretana, a detti di molti uno dei Cammini più belli d’Italia.

Partendo dalla stazione ferroviaria di Torrita cammineremo in direzione sud-est verso il Greppo, la zona di confine tra i comuni di Torrita e Montepulciano. Attraverso la sterminata pianura della Chiana raggiungeremo la Fila, una fattoria di epoca Leopoldina composta da molti poderi in perfetto stile Lorena/Asburgico. Tra essi spicca la struttura del Torrione, l’antica torre fatta costruire dal futuro imperatore austriaco per controllare l’esecuzione dei lavori di bonifica nella vallata.

Da lì raggiungeremo la Maestà del Ponte, chiesa seicentesca nei pressi di Montepulciano Stazione, costruita ai piedi dell’antico ponte che conduceva fino a Valiano e che conserva moltissimi riferimenti Lauretani. In questa sede, l’accoglienza degli amici dell’Asd Maestà del Ponte ci ospiterà per il pranzo al sacco prima di completare l’anello di rientro fino a Torrita, che percorreremo su un sentiero leggermente diverso da quello di andata per scoprire altri scorci tra Stazione, Abbadia e Torrita Scalo.

Per partecipare alle camminate puoi contattarmi, attraverso il sito o la pagina facebook, oppure contattare la Pro Loco di Torrita di Siena.

Articolo a cura di Manuele De Bellis – Guida Ambientale Escursionistica


Per approfondire:
La Via Lauretana – Prima parte
La Via Lauretana – Seconda parte
La Via Lauretana – Terza parte

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