La Valdichiana

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Valdichiana, un anno in breve: i dieci eventi più significativi del 2019

Con la fine dell’anno arriva puntuale anche il momento dei bilanci, quello in cui si tirano le somme degli dodici mesi appena trascorsi e si passano in rassegna gli eventi…

Con la fine dell’anno arriva puntuale anche il momento dei bilanci, quello in cui si tirano le somme degli dodici mesi appena trascorsi e si passano in rassegna gli eventi che più li hanno caratterizzati. Quando mancano ormai poche ore all’arrivo del nuovo anno, ecco un riepilogo delle dieci vicende più significative per il territorio della Valdichiana in questo 2019.

13 febbraio
Viene sottoscritto l’atto costitutivo della Fondazione Valdichiana Promozione, dai sindaci e dagli amministratori dei Comuni di Cortona Francesca Basanieri, di Chiusi Juri Bettolini, di Castiglion Fiorentino Mario Agnelli, di Sinalunga Riccardo Agnoletti, di Torrita di Siena Giacomo Grazi, dall’Assessore di Montepulciano Franco Rossi, il Presidente di Confindustria sez. Valdichiana Giovanni Tiezzi, il Presidente di Aion Cultura Eleonora Sandrelli, il Presidente dell’Associazione OnTheMove Nicola Tiezzi, il Presidente di Confagricoltura Arezzo Angiolino Mancini, Sara Rapini della Conserveria, Fulvio Benicchi direttore della Fondazione Orizzonti d’Arte di Chiusi, con il sostegno dell’azienda Aboca e del Console Onorario del Lussemburgo Stefano Cacciaguerra Ranghieri, in qualità di fondatori del progetto. La Fondazione Valdichiana Promozione nasce come iniziativa di collaborazione per diffondere le opportunità dei Fondi Europei per le imprese del territorio.

30 marzo
Torrita di Siena e Montepulciano diventano mete di riferimento per il ciclismo internazionale, in quanto punti di partenza e di arrivo dell’edizione italiana della gara Gran Fondo New York, un evento per appassionati di ciclismo provenienti da tutto il mondo che si ripeterà anche nei prossimi due anni.

11 aprile
Viene annunciato l’imminente inizio dei lavori al pronto soccorso dell’ospedale di Nottola, un progetto per 2 milioni e 200 mila euro messi a disposizione dalla Regione Toscana e fondi aziendali, che prevede l’ampliamento e la riorganizzazione dei locali di accesso al monoblocco.

26 maggio
In concomitanza con le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, si vota per le elezioni amministrative in 11 comuni della Valdichiana. Un mese dopo, il 26 giugno, si insedia la nuova giunta dell’Unione dei Comuni.

9 giugno
Arriva l’alta velocità a Chiusi, con la fermata di due treni Frecciarossa stabilita inizialmente per il periodo estivo e poi prolungata fino al 7 gennaio 2020. Nel periodo tra giugno e novembre i biglietti venduti da e per la stazione di Chiusi-Chianciano Terme sono oltre 15mila.

25 settembre
Il Consiglio regionale approva all’unanimità il progetto di candidatura del paesaggio della bonifica leopoldina in Valdichiana Toscana, finalizzato alla salvaguardia del territorio attraverso varie attività di mantenimento e valorizzazione dell’area. La ratifica arriva dopo la firma del protocollo d’intesa tra Regione Toscana e Comune di Lucignano, individuato come capofila del progetto che coinvolge anche i comuni di Arezzo, Castiglion Fiorentino, Civitella Val di Chiana, Cortona, Foiano, Marciano della Chiana, Monte San Savino, Montepulciano, Sinalunga, Torrita di Siena e Chiusi, per l’inserimento del paesaggio della bonifica leopoldina della Valdichiana nel Registro Nazionale dei Paesaggi Storici d’Italia.

1 ottobre
La Valdichiana Senese riceve il titolo di Comunità europea dello Sport per il 2021. Federazione delle Capitali e delle Città Europee dello Sport (ACES Europa) premia il progetto di area che vedrà nel 2021 la Valdichiana sede di numerosi eventi e iniziative a tema sportivo. Il 4 novembre, alla presenza del Presidente del Coni Giovanni Malagò, della Vice Presidente Alessandra Sensini e del Presidente di Aces Europa Pierfrancesco Lupattelli, al Foro Italico viene conferito il riconoscimento alla delegazione formata dai sindaci e i rispettivi assessori allo sport dei comuni coinvolti.

5 ottobre
La Regione Toscana approva il finanziamento per il progetto “Vero Aglione della Valdichiana”, coordinato dalla società Qualità e Sviluppo Rurale di Montepulciano, Università degli Studi di Siena-Dipartimento di Scienze della Vita, ANCI Toscana, CIA Toscana, la società Agricoltura è Vita-Etruria e quattro produttori dell’Associazione per la Tutela e la Valorizzazione dell’Aglione della Valdichiana. Il fine è quello di certificare la provenienza del prodotto attraverso un sistema di informatico in grado di informare il consumatore finale.

21 ottobre
La cooperativa Coagria, con sede nel comune di Marciano della Chiana, sottoscrive un contratto di lungo termine con l’azienda Ferrero, per la coltivazione delle nocciole sul territorio di 50 delle circa 200 imprese agricole che riunisce. Lo sviluppo di una nuova filiera produttiva delle nocciole locale andrà ad aumentare l’impiego di materia prima di origine nazionale da parte del Gruppo Ferrero.

14 dicembre
Acea Ambiente ritira il progetto di costruzione dell’impianto di recupero di fanghi biologici delle acque reflue urbane, per il quale aveva acquistato l’area “Ex Centro Carni” di Chiusi Scalo, piano al centro di un’inchiesta pubblica richiesta dalla Regione Toscana e di un lungo e aspro dibattito sia nel territorio chiusino che nel territorio circostante.

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Il karaoke tragicomico di “Stanno Tutti Male” – Intervista a Riccardo Goretti

Il 22 Novembre, alle 21:00, la stagione invernale del Teatro Ciro Pinsuti si apre con Stanno Tutti Male: uno spettacolo di e con Riccardo Goretti, Stefano Cenci e Colapesce, al…

Il 22 Novembre, alle 21:00, la stagione invernale del Teatro Ciro Pinsuti si apre con Stanno Tutti Male: uno spettacolo di e con Riccardo Goretti, Stefano Cenci e Colapesce, al secolo Lorenzo Urciullo, uno dei più apprezzati cantautori italiani, le cui musiche originali permeano tutta la drammaturgia della rappresentazione.

Stanno Tutti Male è un “karaoke tragicomico”, le cui canzoni mutano in note il “male” che inseriamo molto spesso nella risposta alla domanda «Come stai?». «Sto male» è una frase che usiamo così tanto da esautorarla nel significato. Può essere lo «sto male!» derivato da un mal di testa, da un disagio emotivo, ma anche uno «Oddio sto male! Muoio!» che esprime invece il massimo del divertimento, della risata, del godimento: l’ambiguità dell’enunciato «sto male» è il segnale di un’incertezza che ci coinvolge tutti. Questo lavoro propone un affresco, o meglio una caricatura, dell’esistenza contemporanea. «Perché stanno tutti male?» si sono chiesti gli autori «Qual è la scala del bene e del male?» Queste e altre le domande di un’indagine collettiva, condotta su internet e sui social, a cui centinaia di followers hanno risposto, costruendo così il campione di un sondaggio, filtrato e ricomposto dai tre artisti in una rassegna di stati emotivi che, per quanto gravi, sono resi con multiforme comicità. Non a caso, il sottotitolo dello spettacolo è Uno studio collettivo sull’infelicità individuale.

Abbiamo incontrato Riccardo Goretti, autore e interprete dello spettacolo, per rivolgergli alcune domande.

La prima domanda che ti facciamo è la frase di esordio nel mondo, come cantava Brunori, in qualsiasi conversazione, ma nel vostro caso assume connotazioni che definirei totali. Bene, la domanda è: come state?

Riccardo Goretti: Abbastanza male, grazie. Ovviamente parlo per me, ma penso di poter estendere la risposta anche per Stefano e Lorenzo. Siamo accomunati da un senso di disagio costante latente e non meglio precisato. In tre ci smazziamo ansia, insonnia, mood swings, pessimismo, cinismo, disincanto, sfiducia, frustrazione: insomma, tutto normale ecco.

Questo spettacolo parte da un’analisi che avete fatto partendo dalle risposte che la gente ha dato alle domande relative allo stare male: avete in qualche modo analizzato i desideri della gente. Come è avvenuto il lavoro di scrittura di questo spettacolo? E cosa ne è emerso?

RG: Abbiamo chiesto alle persone di scriverci perché stanno male, loro l’hanno fatto, noi abbiamo frullato i loro malesseri – e cioè anche i vostri – con i nostri, ed ecco lo spettacolo. Dove poteva ambientarsi, se non in un karaoke bar, da sempre luogo di mestizia e sfogo per antonomasia?

Nel cast c’è anche Colapesce: come si è confrontato con la veste di attore? In che modo il suo essere musicista si è inserito nella drammaturgia?

RG: Lorenzo, prima di essere un musicista, è un artista molto sensibile… e un ragazzo molto sveglio. Merce rara. Non ha avuto nessun problema a inserirsi nel processo di scrittura  e messa in scena di uno spettacolo teatrale. Del resto è abituato alle sperimentazioni, in altri campi: basti pensare al fumetto La Distanza da lui realizzato per Bao Publishing, disegnato da Alessandro Baronciani…

Il teatro Ciro Pinsuti è un piccolo teatro da 150 posti. La vostra tournée tocca piccoli spazi come questo e grandi realtà come quelle cittadine; si è spostato in strutture teatrali classiche all’italiana, e in centri sociali come l’Angelo Mai; come vi confrontate con i diversi contesti in cui lo spettacolo è messo in scena? E che ruolo ha il pubblico?

RG: I contesti diversi sono solo divertimento, lo spettacolo cresce e si adatta e si deforma ogni volta che incontra un pubblico nuovo, sia esso composto dai classici “abbonati over 70”, o da scafatissimi occupanti di un centro sociale. Il pubblico è fondamentale per ogni rappresentazione teatrale. Io ormai manco riesco più a fare le prove di uno spettacolo, perché oltre un tot di ore, mi pare tempo perso: è come allenarsi a giocare a tennis con un videogame del Nintendo Wii… se non c’è il live, semplicemente, non è la stessa cosa.

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La corsa dei carretti di Sinalunga celebra la solennità di San Martino

Correva l’anno 1950 quando un gruppo di ragazzi di Sinalunga alta ammazzava il lento scandire delle prime uggiose giornate autunnali correndo per le ripide discese del centro storico con la…

Correva l’anno 1950 quando un gruppo di ragazzi di Sinalunga alta ammazzava il lento scandire delle prime uggiose giornate autunnali correndo per le ripide discese del centro storico con la poca motorizzazione di cui disponeva, ovvero con dei carretti costruiti di legno e cuscinetti fuori uso. Ma il divertimento non è bello se non c’è un po’ di sana competizione: fu così che iniziò la rivalità tra i giovani sinalunghesi, i quali dettero vita ai primi rioni condensati tutti nel centro storico: Diacceto, la Torre e Fiorenzuola. Ma i ragazzi, non contenti, decisero che quella corsa con mezzi rudimentali doveva essere accostata a qualcosa di più grande, a cadenza annuale, e così ben presto il tutto confluì in una gara organizzata per commemorare San Martino, il patrono di Sinalunga.

La celebrazione del Santo Patrono risale a tempi remoti: le prime documentazioni storiche risalgono al ‘700 e al preziosissimo manoscritto Annali della nobile e antica Terra d’Asinalonga, opera di Mariano Giuseppe Maria Cinelli, conservato nell’Archivio del Comune di Sinalunga.

San Martino è uno dei santi più popolari dell’antichità e di tutto il medioevo; venerato dalla Chiesa Cattolica, è uno dei fondatori del monachesimo occidentale e uno dei primi santi non martiri proclamati dalla Chiesa. Ciò che ha reso famoso il santo di Tours, paese francese in cui ebbero luogo le sue esequie l’11 novembre del 397, è l’episodio del mantello. Secondo tradizione, il Santo, nel vedere un mendicante seminudo durante un acquazzone, gli donò metà del suo mantello. Poco dopo il Santo incontrò un altro mendicante e gli regalò l’altra metà del mantello; subito dopo il cielo si schiarì e la tempesta si fece più mite. Da qui l’espressione ‘estate di San Martino’.

Gli ambiziosi ragazzi della Sinalunga alta decisero di legare per sempre la loro corsa a questo Santo, ma la tradizione si interruppe per qualche anno per riprendere poi a metà degli anni ‘60 con carretti più evoluti, sul tradizionale percorso di via San Martino. Ben presto, però, i moderni mezzi degli anni ’60 diventarono poco idonei per la sicurezza degli spettatori, quindi la gara ebbe un’altra battuta d’arresto. Nel 1982, grazie alla ProLoco di Sinalunga, la formula cambiò: furono costruiti carretti più sicuri con cuscinetti a sfere e struttura in legno che si sfidavano su strade asfaltate, partendo da Piazza Garibaldi fino all’Osteria delle Grotte.

Da quel 1982 nulla è cambiato: nove i rioni che si sfidano (Cappella, Casalpiano, Cassero, Centro Storico, Frati, Le Prata, Pietraia, Pieve Vecchia e Rigaiolo); quattro carretti a disposizione di ogni rione (più uno di riserva); trentasei equipaggi che scendono a batterie di tre, gareggiando a eliminazione diretta. Il percorso si snoda su strade diverse ed è più lungo di quello di un tempo.

Oggi, quel percorso tirato a lucido è pronto per far sfrecciare i carretti per la 40^ edizione della Carriera di San Martino di Sinalunga che prenderà il via venerdì 8 novembre alle 17:30, con la Santa Messa e l’apertura della reliquia di San Martino, a cui seguirà alle ore 21:00 il concerto ‘The Wall’ al Teatro Ciro Pinsuti. Sabato 9 novembre alle ore 14:00 inizieranno le prove libere degli equipaggi dei nove rioni. La giornata principale sarà quella di domenica 10 novembre, con l’apertura dei mercatini in Piazza Garibaldi e la partecipazione dei figuranti della rievocazione storica della vita di San Martino, a cura dell’Associazione Culturale Astrolabio, già dalle ore 9:00. Seguiranno le batterie di gara per tutta la giornata, fino alla sfida finale che si terrà alle ore 17:30 (Qui il programma completo).

Foto di Krizia Vannuccini durante la lavorazione dello stendardo

Quest’anno sarà introdotta un’importante novità, ovvero l’aggiunta di nove equipaggi femminili, uno per rione, che contribuiranno a decidere la classifica per lo scontro finale e a incoronare il rione vincitore.
L’edizione 2019 sarà ricordata anche come un inno contro i cosiddetti ‘muri della vergogna’. Lo stendardo che andrà al rione vincitore, infatti, sarà dedicato ai 30 anni dalla caduta del muro di Berlino, avvenuta il 9 novembre 1989, e raffigurerà il famoso bacio tra Leonid Breznev ed Erich Honecker del 1979. L’idea di dedicare la corsa all’anniversario della caduta del muro di Berlino è molto cara agli organizzatori e agli amministratori del Comune di Sinalunga, in quanto il 9 novembre 2019 ricorre anche la giornata nazionale di mobilitazione contro i muri della vergogna, in cui si uniranno le voci di quanti credono nei valori della libertà, della fraternità, della pace e dei diritti umani.

Lo stendardo 2019 è stato dipinto da Krizia Vannuccini, artista foianese ma sinalunghese d’adozione, con le rifiniture a cura del costumista Massimo Gottardi. Krizia, per la realizzazione dello stendardo, è stata ispirata proprio dal bacio fraterno tra il presidente tedesco orientale Erich Honecker e il leader sovietico, come simbolo di abbattimento di ogni tipo di muro, sia fisico che ideologico.

Bibliografia

  • Famiglia Cristiana
  • “Sinalunga, frammenti di tradizionee vita quotidiana 1999” – Proloco Sinalunga Edizioni Luì
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Nei Panni dell’Altro – Intervista a Olga Rossi

Con la postura austera, ma pacata, dell’attrice di accademia, Olga Rossi non ha mai abbandonato le sue radici toscane, nonostante il curriculum artistico le abbia permesso di falcare da Nord…

Con la postura austera, ma pacata, dell’attrice di accademia, Olga Rossi non ha mai abbandonato le sue radici toscane, nonostante il curriculum artistico le abbia permesso di falcare da Nord a Sud lo stivale, tra tournée teatrali e set cinematografici. Tanto che, tra i lavori per il cinema con Gabriele Salvatores o Rocco Papaleo, e quelli per il teatro con Alessandro Gassman o Ottavia Piccolo – giusto per citarne alcuni – Olga Rossi trova occasioni per portare avanti progetti di propedeutica teatrale, e laboratori di recitazione, nel nostro territorio. Dopo il Diploma al Teatro Stabile di Torino, ha seguito corsi di perfezionamento con Luca Ronconi e Massimo Navone, per poi seguire seminari e workshop con Marcel Marceau, Julie Anne Stanzak e Nicolaj Karpov: non si può di certo negare che abbia avuto la possibilità di osservare da vicino il lavoro dei più grandi teatranti del nostro tempo.

Residente a Trequanda, già lo scorso anno ha curato un laboratorio teatrale dedicato alla Costituzione italiana e quest’anno, coinvolta dalla direzione del Teatro Ciro Pinsuti di Sinalunga, si occuperà dei corsi di recitazione rivolti ai bambini delle scuole elementari e di quelli per adulti. Oltre a Olga Rossi, a coordinare i partecipanti dei laboratori di recitazione presso il teatro sinalunghese ci sarà anche Maria Claudia Massari, ormai volto noto del pubblico del Ciro Pinsuti, che porterà avanti i corsi per ragazzi delle scuole medie e per le scuole superiori.

Abbiamo rivolto qualche domanda a Olga nella settimana in cui sono stati presentati i corsi attraverso lezioni-prova gratuite.

Quale percorso professionale/artistico ti ha portato a curare la propedeutica teatrale? Cosa ti interessa del lavoro di insegnante di teatro?

Il tempo. In mezzo alle  lunghe tournèe scavalcamontagne che durano mesi, così, per gioco, ho iniziato con i ragazzi del circolo Arci di Trequanda un percorso che mi ha convinta sempre di più della funzione sociale del teatro. Fosse per me aprirei un teatro e una biblioteca, con gli orari di un centro commerciale, in ogni paese. Per quanto riguarda l’insegnamento, non credo che il teatro si possa insegnare, ma se ti interessa puoi imparare a farlo.

Che tipo di lavoro attende i ragazzi che si iscriveranno ai corsi 2019/20 del Ciro Pinsuti?

Ai ragazzi, che poi sono più bambini – dato che con me saranno i piccoli delle elementari – leggerò le Favole al Telefono di Rodari: ogni giorno sarà una storia a guidare la nostra immaginazione. C’era una volta il signor Bianchi di Varese… le leggevo da piccola e l’idea di quel babbo che ogni sera, dal niente, inventava una storia per sua figlia, me la sono portata dietro per anni, poi ho capito perché. Ascoltare storie ci fa sentire meno soli.

Qual è la principale novità di questa stagione, sempre per quanto riguarda i laboratori, rispetto a quelle precedenti?

Non so bene rispondere in questi termini. Il lavoro appassionato di Maria Claudia, che da vent’anni ha cresciuto i ragazzi di Sinalunga e, agli albori, ha cresciuto anche me. Quello che Calamandrei dice a proposito della legge credo possa essere piuttosto universale, le regole del teatro sono vive perché dentro a queste formule circola il pensiero del nostro tempo; bisogna lasciarvi entrare l’aria che respiriamo, mettervi dentro i nostri propositi e le nostre speranze. Il teatro è giovane e antico come la primavera, si rinnova sempre e le persone, se ne hanno voglia, possono fare altrettanto.

A quale tipo di persone sono rivolti i tuoi corsi?

Non esistono requisiti specifici, credo che piuttosto sia necessaria la voglia di provare a mettersi nei panni di qualcun altro, lasciare andare un pezzo delle proprie convinzioni per provare a capire cosa pensa qualcuno che non sia ‘io’; è un esercizio necessario in questi tempi.

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Cento anni di storia, cento anni di ricordi, cento anni di Fiera alla Pieve

“Si viaggiava tutti a piedi e ci volevano tre ore per andare alla Fiera alla Pieve e tre ore per tornare, si portava il pane e si comprava la porchetta…

“Si viaggiava tutti a piedi e ci volevano tre ore per andare alla Fiera alla Pieve e tre ore per tornare, si portava il pane e si comprava la porchetta (…) ma buona, buona davvero!” – La Nazione” del 1978

Il profumo di porchetta e dei brigidini, il banchino delle giuggiole all’angolo della chiesa, un amico perso di vista e riabbracciato dopo molto tempo, chiunque abiti in Valdichiana ha un ricordo legato alla Fiera alla Pieve, la fiera più bella del mondo. Da oltre 100 anni, i primi giorni di ottobre, tutto il territorio di Sinalunga diventa protagonista della Valdichiana con la storica Fiera alla Pieve. Alle origini i giorni di Fiera erano tre e cadevano nella seconda settimana di ottobre in occasione dei festeggiamenti della Madonna del Rosario custodita all’interno della Pieve di San Pietro ad Mensulas. Centinaia di pellegrini del centro Italia arrivavano a Sinalunga per onorare la Madonna e a loro seguito, giungevano anche alcuni macellai che si operavano per rifocillare i pellegrini stanchi. Il loro piatto forte era la porchetta, è per questo motivo che questo prodotto è diventato il simbolo pagano della Fiera alla Pieve.

Ma è dal XIX secolo che la Fiera alla Pieve cambia volto, il mercato del bestiame aveva preso il sopravvento sull’aspetto religioso e vista la grande estensione del mercato del bestiame, molto più grande di quella dei normali mercati che ancora oggi si svolgono attualmente in Valdichiana, ha preso il nome di fierone. La crisi della mezzadria e la fine del sistema mezzadro ha ulteriormente cambiato la Fiera alla Pieve: attualmente è una fiera molto estesa che occupa tutto il territorio della Pieve di Sinalunga, non è più presente il mercato del bestiame da fattoria, ma da dieci anni a questa parte nell’ambito della Fiera si svolge la Fiera dell’Agricoltura che valorizza e promuove uno dei prodotti d’eccellenza del nostro territorio, la Chianina.

Anche il luna park, che fa da corredo alla fiera, ha avuto un’evoluzione storica: alle origini le giostre venivano fatte girare da cavalli. È negli anni ’60 che cambia aspetto e luogo, le giostre, prima di trovarsi nella posizione attuale, vennero collocate nella piazza davanti alla stazione ferroviaria di Sinalunga; all’epoca c’erano anche i “baracconi” con spettacoli di saltimbanchi e acrobati e alcuni cantastorie.

Se la fine della mezzadria ha modificato la fiera, invariate sono rimaste le tradizioni gastronomiche della porchetta e del sedano, del croccante e del ‘cacio’. Centinaia di banchi, il giorno del fierone offrono in vendita ogni tipo di genere dagli alimentari all’abbigliamento , dall’oggettistica alla ferramenta. Oggi come allora, la tradizione della Fiera alla Pieve si tramanda di generazione in generazione, cambiano le merci, i tempi e ritmi, ma questo evento mantiene intatti i valori di un tempo. Ed è solo con l’ultimo scoppio dei fuochi d’artificio, organizzati dalla parrocchia di San Pietro ad Mensulas, si può dire che ‘la fiera è finita, al prossimo anno!”

Questa è la storia della Fiera alla Pieve, storia che i sinalunghesi continueranno a scrivere con l’edizione 2019 che si svolgerà dal 6 al 8 ottobre e il 12 e 13 ottobre. Dieci giorni in cui niente è lasciato al caso, dalle esposizioni, ai convegni, dalla promozione del territorio alle cene, dallo street food agli ebook, tutto per far rivivere quei lontani anni di inizio 900, quando si arrivava alla Fiera alla Pieve con carri trainati da bovi e biciclette per vendere e comprare, ma anche per allietarsi dopo una lunga stagione passata nei campi.

Programma dell’edizione 2019Sabato 5 ottobre alle  ore 18:00 presso il piazzale della stazione FF.SS. di Sinalunga apertura della X^ edizione della Fiera dell’Agricoltura con il convegno dal titolo ‘Agricoltura volano di sviluppo’ e apertura dello street food del Gigante Bianco. Nella mattinata di domenica 6 ottobre, è in programma la Gran Fondo “Sinalunga Bikea cura del Donkey Bike Club Sinalunga, mentre alle ore 9:00, presso l’area della Fiera dell’Agricoltura, prenderà il via il mercatino della filiera corta e alle ore 10:00 l’inaugurazione dell’esposizione dei bovini di razza chianina iscritti al libro genealogico. Alle ore 14:00 inizio fiera per le vie di Pieve di Sinalunga e  alle 17:30, nell’ambito della Fiera dell’Agricoltura, presentazione della ricerca del “Dai mercati al web: cultura orale e tradizioni digitali”, ideata da Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte e Fondazione Monte dei Paschi di Siena e condotto da Valentina Chiancianesi e Alessio Banini. Lunedì 7 ottobre alle ore 19:00 apertura dello street food e alle 19:30 Cena di Beneficenza ‘I Sapori della Valdichiana’, che oltre a promuovere le eccellenze enogastronomiche del nostro territorio, ha come fine ultimo quello di sostenere i ragazzi dell’Habitat, l’appartamento destinato alla “vita indipendente” del progetto sperimentale “I luoghi dell’ Habitare” che la Società della Salute Valdichiana Senese ha realizzato per l’inserimento nel percorso di riabilitazione di persone con prevalente disabilità intellettiva. La cena è nata dalla collaborazione del Comune di Sinalunga e dei ristoratori e attività locali: Ristorante ‘Lo Zafferano’ e ‘Osteria dell’Aglione’, Ristorante Walter Redaelli, Ristorante Da Forcillo, Ristorante Betulia di Nicola Masiello, Ristorante Santorotto di Massimo Terrosi, Pasticceria Divina Commedia, Pasticceria Marcucci e Pasticceria Pariv. Inoltre saranno ospiti della serata anche i vini con loro etichette: Viticoltori senesi aretini, Vecchia Cantina di Montepulciano e Azienda Trequanda. Il programma poi continua martedì 8 ottobre con il Fierone, in cui saranno presenti banchi di vendita ambulanti con ogni tipo di merce, dagli alimenti all’abbigliamento, mentre nello spazio espositivo della X^ Fiera dell’Agricoltura, alle ore 9:00 prenderà il via il mercatino della filiera corta, alle ore 10:00 l’inaugurazione dell’esposizione dei bovini di razza chianina iscritti al libro genealogico, alle 11:00 verrà aperto lo street food e nel pomeriggio, alle ore 16:30 verranno premiati i bovini di razza iscritti al libro genealogico. Alle 17:30 è in programma il convegno dal titolo ‘Alla scoperta dei grani antichi’. Nella mattina di sabato 12 ottobre alle 10:30 è in programma l’incontro ‘Alla ricerca del passato’ con l’istituto J. Lennon, alle 17:00 apertura dello street food del Gigante Bianco e alle 18:00 il convegno ‘Le donne mezzadre’ con la partecipazione dell’UDI. Infine la mattina di domenica 13 ottobre spazio alla 43esima “Passeggiata alla Fiera” a cura dell’Atletica Sinalunga, mentre alle ore 9:00, presso l’area della Fiera dell’Agricoltura, prenderà il via il mercatino della filiera corta e alle ore 10:00 esposizione animali della fattori, alle ore 10:15 ciclopedia ‘Borghi & Chianina’, alle 10:30 apertura della mostra trattori d’epoca in memoria di Mario Mazzetti. Ore 11:30 apertura dello street food, alle ore 14:00 inizio fiera per le vie di Pieve di Sinalunga, alle 17:30, spazio Fiera dell’Agricoltura, convegno dal titolo ‘Ferrovie minori e cicloturismo’, alle ore 19:00 veglia contadina e per concludere la lunga settimana di eventi spettacolo pirotecnico a cura della parrocchia di Pieve di Sinalunga San Pietro ad Mensulas.

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Tradizioni digitali: i mercati della Valdichiana Senese si raccontano

Raccogliere storie, scrivere aneddoti e raccontare la vita, è questa la parte del mio lavoro che più mi piace. Una parte scontata, forse, perché è alla base di ogni lavoro…

Raccogliere storie, scrivere aneddoti e raccontare la vita, è questa la parte del mio lavoro che più mi piace. Una parte scontata, forse, perché è alla base di ogni lavoro giornalistico, ma non sempre semplice. Gli sguardi diffidenti degli interlocutori, il non voler parlare davanti ad un microfono, la preoccupazione di dove andranno a finire le dichiarazioni rilasciate, sono tutti aspetti da mettere in conto da chi decide di raccontare la vita. Ma quando il contesto è un luogo essenziale che descrive un popolo e una comunità anche l’interlocutore dimentica ogni segno inibitorio e diventa una fonte e una testimonianza preziosa e fondamentale per la storia di un territorio.

Ed è proprio attraverso un luogo essenziale e le testimonianze dei vari attori che animano questo spazio, che la nostra redazione ha deciso di raccontare la Valdichiana attraverso l’elemento che più costudisce una vasta collezione di aneddoti e racconti del patrimonio orale, che caratterizza il nostro territorio con un valore identitario che non si disperderà mai. Questi luoghi sono i mercati, sempre più costretti in una crisi che li rende poco competitivi rispetto ai supermercati e alla grande distribuzione organizzata ma con principi importanti per l’economia locale.

La Fondazione Cantiere d’Arte di Montepulciano, grazie al progetto ‘Luoghi-incontro’ sostenuto da Fondazione Monte dei Paschi di Siena nell’ambito della programmazione di “SIENAindivenire”, ci ha affidato il compito di digitalizzare la tradizione orale raccolta nei principali mercati della Valdichiana Senese per la diffusione alle nuove generazioni, assumendo così quel tratto di innovatività che proietta in un futuro conscio le radici culturali della collettività.

E così insieme al mio socio-scrittore Alessio Banini abbiamo cominciato il nostro tour nel patrimonio culturale immateriale contenuto nei mercati di Montepulciano, Sarteano, Cetona, Sinalunga e Torrita di Siena. Nel corso dei mesi di aprile e di maggio 2019, abbiamo fatto visita a questi mercati e utilizzando  tecniche di indagine qualitative, ovvero interviste dirette, storie di vita, osservazione partecipante, siamo entrati in contatto con le persone che frequentano i mercati, che vivono la socialità del luogo di incontro, in grado di raccontare aneddoti e tradizioni orali. Le preziose testimonianze sono state successivamente sottoposte a verifica, grazie allo studio della letteratura collegata e al confronto con altre fonti orali.

Dopo quattro mesi dalla prima intervista, questo lavoro è pronto per essere diffuso come testimonianza delle dinamiche antecedenti ai modelli culturali del consumismo, della commercializzazione di massa e della globalizzazione. I saperi, gli aneddoti, le storie di una vita apparentemente lontani, grazie a questo libro, sono stati recuperati e verranno preservati, attraverso la digitalizzazione e la trasmissione alle generazioni più giovani.

Quello che abbiamo appreso da questa esperienza lavorativa è che oltre al grande valore sociale, come luogo simbolico di ritrovo e di confronto tra le rispettive esperienze, in cui l’aspetto economico dell’acquisto della merce è fortemente connotato dalla modalità di acquisto, dalla conoscenza delle persone e dai meccanismi di fiducia e vicinanza, il mercato è a tutti gli effetti un “mercato”, un luogo in cui vengono realizzati gli scambi economici di materie prime, regolato dalle leggi della domanda e dell’offerta, una piazza pubblica che diventa il momento fondante della vita della comunità, in cui ritrovare la propria identità. Un luogo in cui interviene una mimica del corpo e una modalità di comunicazione fisica che altrove non accade: il modo di occupare lo spazio, di interagire con la merce, di parlare con il venditore e di avvicinarsi al banchino diventa parte di una comunicazione di sé da parte dell’acquirente. Forse non è azzardato avvicinare il mercato ad una rappresentazione teatrale: il mercato è un evento pubblico che si può fruire soltanto dal vivo, con un attore, l’ambulante, che mette in pratica le sue tecniche di recitazione migliori, in questo caso ‘di vendita’ per attirare la clientela, ma anche la propria rappresentazione in un luogo pubblico, utilizzando la conoscenza delle persone, il pubblico, che ha di fronte e l’improvvisazione.

Il nostro lavoro è disponibile gratuitamente all’interno del negozio “Valdichiana Shop”: potete scaricare l’ebook gratuito a questo link, aggiungendolo al carrello e completando la procedura, finché non apparirà il bottone per scaricarlo direttamente nel vostro dispositivo.

“I saperi del mercato, come tutti i processi culturali, si trasmettono attraverso i mediatori, i maestri, il dialogo: fra il compratore e la cosa desiderata è frapposto il mediatore, interprete, trasmettitore e conoscitore. Il supermercato invece è il luogo dell’”immediato”, in cui fra il cliente le cose esposte non si trova nessun informatore, nessuna voce, nessuna presenza mediatrice. Ognuno rimane solo con le sue tentazioni. […] Vi domina, unico sovrano legittimo e riconosciuto, il Potere d’Acquisto e la Moltiplicazione, spesso gratuita, immotivata. Spazio controllato e chiuso, luogo della non partecipazione, dell’acquisto condizionato, non contrattato, istintivo e gregario, della presenza passiva, trappola da percorsi obbligati, dalla quale si può uscire se la logica dell’acquisto viene rispettata. Il mercato, se il dialogo langue, può trasformarsi in teatro animato, pulsante. In vita”. (Piero Camporesi)

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Birranthology, il concept festival di Scrofiano all’insegna della Stravaganza

La stravaganza può essere definita come un comportamento bizzarro e fuori dal normale, che esce dai limiti e dalla consuetudine. Proprio questo è il concetto alla base del “Birranthology Festival”…

La stravaganza può essere definita come un comportamento bizzarro e fuori dal normale, che esce dai limiti e dalla consuetudine. Proprio questo è il concetto alla base del “Birranthology Festival” di Scrofiano, che proprio da qualche anno ha aggiunto “High Extravaganza” all’inizio del suo nome. Un piccolo festival musicale in una piccola frazione del Comune di Sinalunga che ha fatto della stravaganza il suo tratto distintivo: perché è evidente fin dal primo momento che questo festival è diverso dai limiti e dalla normalità tracciati dagli altri festival del nostro territorio.

A breve avrà inizio la tredicesima edizione di “High Extravaganza Birranthology Festival”, all’interno del parco comunale di Scrofiano, rigorsamente a ingresso libero.  Da venerdì 23 a domenica 25 agosto si terrà un viaggio musicale attraverso le atmosfere coinvolgenti del Rock’n’Roll, quelle travolgenti dello Psychobilly e quelle elettroniche sognanti della Synthwave. Tre serate diverse, ma collegate da un unico filo conduttore di quello che a tutti gli effetti può essere definito come un “concept festival”: le serate dai titoli Rockin’, Stompin’ e Dreamin’ sono infatti caratterizzate da band affermate a livello internazionale nelle loro nicchie musicali e da spettacoli correlati che contribuiscono a creare le rispettive atmosfere. Dall’arte delle performer burlesque alle selezioni musicali aftershow, dall’attenzione per le birre artigianali e per gli effetti luminosi, i dettagli del festival sono curati in modo da restituire il mood più adatto a serate stravaganti, in cui la performance live è parte integrante dell’esperienza.

Per comprendere meglio il concept di questo stravagante festival, abbiamo intervistato due membri del comitato organizzatore di Scrofiano, Giacomo Spinelli e Luca Farini.

Prima di addentarci alla scoperta del Birranhtology festival, comunque, abbiamo bisogno di introdurre le tre parole chiave che fanno parte della sua filosofia: oltre alla già citata “Extravaganza”, la ribellione (che è poi l’elemento fondante di tutta la tradizione musicale rock e punk) e il retrofuturismo (inteso come corrente artistica che trae ispirazione dal modo in cui il futuro è stato immaginato in passato).

“Dietro un festival come questo non c’è solo l’idea di divertirsi e di stare insieme, ma un filo logico coerente da venerdì a domenica sera. Riprendiamo l’idea dei concept album di una volta, con al loro interno una serie di canzoni che avevano coerenza interna: il Birranthology è un concept festival unico diviso in tre serate, basate su tre sottoculture, tre generi musicali differenti. Non ci interessa solo la musica, ma tutta l’ambientazione che sta dietro agli artisti che si esibiscono facendo uscir fuori la sottocultura di riferimento. Ad esempio, per la serata dreamin’, non c’è solo attenzione alla musica synthwave e darkwave, ma anche all’atmosfera cyberpunk e al retrofuturismo.”

La ricerca degli organizzatori si concentra quindi sulle band più caratteristiche delle nicchie musicali a cui vengono dedicate le rispettive serate (rock’n’roll, psychobilly, synthwave), ma che siano in grado di offrire delle performance live esaltanti e stravaganti, accompagnate anche da una parte visual, luci e costumi adatti alla sottocultura di riferimento. Una scelta dettata dalla necessità di creare un’atmosfera particolare per tutto il festival e di non limitarsi alla scelta dei gruppi da far esibire sul palco:

“Non ci limitiamo a selezionare le band più adatte alla ricerca musicale, ma anche a creare un’atmosfera adatta alle loro esibizioni. C’è quindi una grande cura dei loro costumi e del loro modo di approcciarsi al pubblico. Utilizziamo tipologie diverse di luci e di tonalità di colori per ogni serata, anche attraverso l’utilizzo di luci a neon, per arricchire l’esperienza visiva. Non si tratta quindi soltanto di creare con attenzione un cartellone di artisti, ma di diffondere la sottocultura di riferimento. A questo scopo stiamo lavorando a una fanzine del festival, che elabora durante l’anno i contributi delle culture psychobilly, synthwave e rock’n’roll presenti durante le serate del Birranthology.”

La nuova versione del Birranthology Festival prevede dunque tre serate dedicate ai rispettivi sottogeneri, di cui la serata di apertura Dreamin’ dedicata alla synthwave è forse la più caratteristica: si tratta infatti di un genere di musica elettronica influenzato dalle colonne sonore del cinema e dei videogiochi degli anni ottanta. Queste particolari serate vanno a distanziarsi dalla storia del festival, che era partito agli inizi degli anni 2000 con una scelta musicale generalista per poi prendere una svolta più incentrata sul rock’n’roll.

“Abbiamo iniziato con un cartellone generalista, poi dal 2004 ci siamo concentrati unicamente sul rock’n’roll. Ci siamo fermati per un anno, per preparare la svolta cominciata due anni fa, utilizzando l’extravaganza come faro guida per le nuove edizioni. È stata una scelta che ci permette di valorizzare questo luogo, particolarmente favorevole per l’acustica, sembra quasi un anfiteatro naturale. Il parco di Scrofiano è piccolo, non è un luogo di passaggio: è adatto a un pubblico selezionato che decide di venire appositamente e non per caso, che parcheggia in fondo al paese e segue un percorso tortuoso fino in cima. La svolta degli ultimi anni ci permette di concentrarci sulle nicchie musicali e su un pubblico selezionato, offrendo esperienze uniche per il nostro territorio.”

L’evoluzione nel corso degli anni del festival è stata quindi improntata alla ricerca della qualità musicale, a cui si accompagna la ricerca della qualità nelle birre proposte al pubblico: all’interno del festival è presente una vasta selezione di birre artigianali a prezzi popolari, più di quaranta tipologie di birre (alcune fisse, altre a rotazione in base alle caratteristiche della serata). Vengono inoltre organizzati momenti di formazione ed eventi di degustazione per imparare a conoscere la cultura della birra e approfondire le caratteristiche dei diversi prodotti.

Come risulterà evidente a tutti coloro che hanno partecipato almeno a una serata delle ultime edizioni del festival, il Birranthology ha un approccio molto diverso dagli altri festival musicali del territorio. Non utilizza il meccanismo della sagra per finanziare l’offerta musicale (che, non essendo generalista, è anche meno costosa) e non è un festival di comunità, in cui tutti i membri delle diverse generazioni della frazione sono coinvolti nell’organizzazione (tra gli stand gastronomici, i volontari e i tecnici di palco): piuttosto è portato avanti da un nucleo fondante di appassionati, che è riuscito a radunare altri appassionati dai territori circostanti.

“Il nostro rapporto con la comunità di Scrofiano è molto buono. Forse non tutti hanno ancora compreso le particolarità di questo festival rispetto agli altri, ma hanno imparato ad apprezzare il valore di questo evento che attira tanti appassionati per l’intero weekend. D’altronde il nucleo originario della nostra organizzazione risiede proprio a Scrofiano, ma nel corso degli anni siamo riusciti ad aggregare altre persone che si aggiungono allo staff, compresi alcuni appassionati che frequentavano il festival. A volte ci hanno consigliato di spostarci in luoghi più accessibili rispetto a questo, che non è nient’altro che un piccolo parco strappato al bosco, ma è proprio questa la nostra anima.”

Più volte gli organizzatori hanno ripetuto che il Birranthology non sarebbe stato possibile da nessun’altra parte se non al parco comunale di Scrofiano, e che non sarebbe trasportabile in nessun altro contesto. Tuttavia, dal momento che il concept alla base del festival è così forte e che la comunità di appassionati sta reagendo così bene, è possibile che le serate diventino dei “format” da esportare in altri contesti, soprattutto nella fase invernale.

“Abbiamo puntato tutto sulla qualità del festival e non sulla quantità di pubblico. Anche l’ingresso di giovani leve nel nostro staff va in questa direzione, ovvero ragazzi appassionati che possano portare avanti anche in futuro il Birranthology seguendo le nostre parole chiave. Ciò che vogliamo trasmettere è l’anima profonda di un festival inclusivo, che si stupisce della diversità. Non vogliamo omologarci, ma nemmeno fossilizzarci in una differenziazione estrema che ci fa odiare ciò che è diverso. La nostra è una scelta di inclusione, di uscita dalla normalità. Di stravaganza, appunto.

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Giardino Valdichiana – Stagione 2019

Arriva l’estate e assieme ad essa torna “Giardino Valdichiana”, l’appuntamento settimanale con interviste, storie e approfondimenti a cura di Valentina Chiancianesi. Il programma torna a farci compagnia per l’estate con…

Arriva l’estate e assieme ad essa torna “Giardino Valdichiana”, l’appuntamento settimanale con interviste, storie e approfondimenti a cura di Valentina Chiancianesi. Il programma torna a farci compagnia per l’estate con un’importante novità: non più in diretta streaming, ma in prima visione ogni settimana, con la possibilità di interagire in diretta con gli intervistati e la conduttrice, per un’edizione completamente dedicata alla storia, alla cultura e al mistero.

Dopo la prima edizione  in cui vi abbiamo portati al Giardino Poggiofanti di Montepulciano, la seconda edizione in cui siamo stati ospiti dell’Enoliteca del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano e la terza edizione svolta presso il Golf Club Valdichiana, questa volta il programma si svolgerà dalla Villa di Leonardo a Sinalunga, in località Il Sodo. Si tratta di una villa ideata architettonicamente da Leonardo da Vinci, di cui proprio quest’anno ricorrono i 500 anni dalla morte, e verrà utilizzata come filo conduttore della trasmissione. Parleremo di storia della Valdichiana, di cultura locale, paesaggi della bonifica e tradizioni popolari, con particolare attenzione ai segreti e ai misteri che il genio toscano ha lasciato anche nel nostro territorio. Al suo interno, inoltre, la visita al Sentiero dell’Acqua di Sinalunga con il racconto a puntate dei sotterranei del borgo!

Nato come esperimento innovativo, “Giardino Valdichiana” è diventato un appuntamento fisso della nostra estate, con tanti ospiti e tante occasioni per raccontare il territorio: un modo per coinvolgere i protagonisti della zona in cui viviamo, attraverso interviste informali e aperte al contributo di tutti. Grazie ai mezzi tecnici messi a disposizione dagli amici di Lightning Multimedia Solutions, che rinnova la collaborazione con la nostra redazione, saremo in grado di offrirvi un programma ancora più innovativo e aperto alla partecipazione di tutti!

Ogni venerdì a partire dal 28 Giugno alle ore 14:00, “Giardino Valdichiana” sarà in prima visione  attraverso Facebook Live, con la possibilità di intervenire personalmente con domande e commenti. La puntata sarà poi disponibile on demand sia sul nostro canale YouTube sia su questa pagina del magazine, con l’intera raccolta in aggiornamento. Inoltre entrerà a far parte del palinsesto dell’emittente regionale Tele Idea al canale 190 del digitale terrestre: le puntate saranno trasmesse ogni giovedì alle ore 21:00 e in replica il venerdì alle ore 14:15. Come al solito, se avete suggerimenti, curiosità o critiche riguardanti la nuova edizione di “Giardino Valdichiana”, potete scrivere alla redazione!


Sesta puntata – 2 agosto 2019

  • Disegno, arte e territorio con Andrea Picciafuochi
  • Ultima tappa del viaggio sotterraneo nel Sentiero dell’Acqua di Sinalunga
  • Teatro e cultura con Ludovico Cosner

Quinta puntata – 26 luglio 2019

  • Storia e filosofia ai tempi di Leonardo da Vinci con il prof. Marco Montori
  • Quinta tappa del viaggio sotterraneo nel Sentiero dell’Acqua di Sinalunga
  • Le case leopoldine e la bonifica in Valdichiana con Massimo Trabalzini

Quarta puntata – 19 luglio 2019

  • Salute e benessere con l’allattamento e la clownterapia secondo Danila Lorenzini
  • Quarta tappa del viaggio sotterraneo nel Sentiero dell’Acqua di Sinalunga
  • Libri e letteratura con lo scrittore torritese Nicola Nucci

Terza puntata – 12 luglio 2019

  • Storia, paesaggio e abbazie con Franco Rossi e Paolo Tiezzi Maestri
  • Terza tappa del viaggio sotterraneo nel Sentiero dell’Acqua di Sinalunga
  • La musica e le ispirazioni dal territorio di Fabrizio Bai

Seconda puntata – 5 luglio 2019

  • Il valore delle comunità e dei piccoli borghi con Riccardo Lorenzetti
  • Seconda tappa del viaggio sotterraneo nel Sentiero dell’Acqua di Sinalunga
  • Le iniziative ambientali del gruppo Fridays For Future Siena con Elena Scaccia

Prima puntata – 28 giugno 2019

  • I misteri della Villa di Leonardo con Roberto Barbessi
  • Prima tappa del viaggio sotterraneo nel Sentiero dell’Acqua di Sinalunga
  • Storie del borgo di Sinalunga con Ivo Padrini

 

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Si può essere campioni anche nel lanciare la ruzzola: Bruno e Simone Massini

Capelli canuti, radi sulla parte centrale della testa, e un bianchissimo baffo folto sotto il naso. Parlare con Bruno Massini, seduti su quelle sedie di legno con i pomelli intagliati…

Capelli canuti, radi sulla parte centrale della testa, e un bianchissimo baffo folto sotto il naso.

Parlare con Bruno Massini, seduti su quelle sedie di legno con i pomelli intagliati che solo i nonni hanno, è parlare con una generazione lontana, che nonostante la tecnologia e l’automazione ancora vive e si alimenta di tradizione e manualità.

Bruno ha 74 anni e una gran parlantina. Dopo avermi salutato mi fa entrare in casa e mi fa conoscere la moglie, Renata, e il nipotino. Noto subito il tavolo già apparecchiato con i suoi cimeli da mostrarmi, e un enorme mobile che sormonta la televisione fino a farla sparire, sotto il peso di una ventina di coppe scintillanti.

“Parecchie l’ho buttate o l’ho messe via sennò un c’entravano”.

Bruno è un vincente e mi ha invitato a casa sua per parlare dello sport che lo ha reso celebre. L’organo che si occupa di regolamentare la sua attività è la FIGeST, Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali, e immagino che molti di voi leggano questa sigla per la prima volta, come me.

Bruno è il Campione Italiano 2019 di lancio della ruzzola a coppie.

Ma che cos’è la ruzzola?

Ruzzola è sia il nome di un gioco popolare nato in un passato indefinito, sia lo strumento con cui si gioca a questo gioco, come il pallone per il calcio, la pallina per il tennis o le dita delle mani per la morra (sì, anche la morra è uno sport a tutti gli effetti, che ci crediate o meno).

La ruzzola è uno spesso disco di legno, intagliato e modellato, attorno a cui si avvolge uno spago legato a un dito della mano: facendo scorrere lo spago attorno alla ruzzola, le si imprime una maggiore rotazione che le permette di percorrere una distanza più ampia rispetto ad un semplice lancio di mano.

L’obiettivo, come avrete intuito, è lanciare la ruzzola più lontano degli altri, e in sostanza di terminare il percorso prestabilito con meno lanci degli avversari.

I limitati cenni storici e le fonti scarse lo dipingono come un gioco “umile”, praticato cioè nel passato dagli strati di popolazione meno abbienti, in origine addirittura con le forme di cacio vere e proprie – permane tutt’ora la specialità del lancio della forma di formaggio, di cui la ruzzola è l’immediata discendente.

Ai tempi non c’erano telefonini, il gaming non era forse nemmeno nel mondo dei sogni e allora “si faceva con quello che s’aveva”, spiega Bruno.

“Ho iniziato ad appassionarmi alla ruzzola grazie al mi’ babbo. Al tempo si giocava a ruzzola solo nel periodo di Quaresima, le strade erano bianche e pulite e stavamo a Scrofiano. La domenica ero sempre dietro a lui a vederlo giocare, era un buon giocatore: si giocavano le 5 lire, quel poco che c’era. Verso i 10 anni così s’è iniziato anche noi ragazzi a giocare, dopo scuola s’andava pe’ i campi e si portavano dietro le nostre ruzzole”.

Mentre Bruno parla si respira il grande spirito di competitività che lo ha mosso sin da giovanissimo, quando ha iniziato a gareggiare seriamente contro le altre realtà del luogo.

“Già a 12-13 anni andavo con i più grandi a giocare. Ci si organizzava tra di noi, non c’erano ancora UISP e FIGeSt, si gareggiava contro Montepulciano, Argiano, tra paesi e paesi. La prima vera sede fu fatta alla Stazione di Montepulciano, eravamo un’ottantina di iscritti, e si incominciò a spostarsi più lontano per queste gare, a Perugia, Città di Castello…”.

Bruno ha iniziato a giocare in coppia col fratello, Ivo, e da subito ha iniziato a imporsi con ottimi risultati in tutto il territorio toscano. La sana rivalità coi fratelli Ferroni, altra coppia molto brava a detta di Bruno, lo ha spinto a migliorarsi sempre di più, fino a partecipare anche a vari campionati italiani – da Cosenza a Milano s’è girato tutta Italia!

Dopo due protesi alle ginocchia, che lo hanno fermato negli anni migliori della sua carriera, Bruno nel 2007 ha ricominciato a giocare, per poi laurearsi campione UISP nel 2008 e, successivamente, nel 2012.

Prima di parlare però dello straordinario risultato di quest’anno, è doveroso introdurre il compagno di squadra che insieme a Bruno ha vinto il Campionato Italiano 2019 di ruzzola a coppie, disputatosi a Camerino, provincia di Macerata.

Il suo braccio destro è stato nientemeno che il figlio, Simone. Nonostante appartenga alla generazione immediatamente successiva a quella del padre, Simone è l’esempio di come le tradizioni possano sopravvivere soprattutto grazie al rapporto tra genitori e figli.

“Non è molto che Simone gioca, saranno sì e no dodici anni. Quando vedeva che la domenica riportavo sempre qualcosa a casa, premi e coppette a non finire, cominciò a provare anche lui. Iniziò a provare le ruzzole attorno alla mia cantina, provava tutti i giorni, e mi accorsi subito che aveva una caratteristica non da poco: essendo alto, aveva un grande slancio col suo braccio, e gli venivano fuori dei tiri davvero belli. Iniziò a venire a giocare con noi più vecchi, e la differenza si vedeva subito: con nove lanci parecchie volte arrivava più lontano di noi che se ne facevano dieci!”.

Simone forte, perfetto per le situazioni di rettilineo e salita, Bruno invece più tecnico, con movimenti di spalla e avambraccio affinati alla perfezione grazie alla grandissima esperienza maturata in oltre sessant’anni di lanci della ruzzola: la coppia perfetta per staccare gli avversari nel “dritto” e mantenere il distacco in “curva”.

Ecco che è nata, proprio quest’anno, la coppia padre-figlio Massini, che ha subito ottenuto una grandissima vittoria.

“Il mi’ figliolo mi disse: “Te hai vinto du’ volte, io ho vinto nel 2016 a Teramo, perché non si prova insieme?”. Il resto è storia, come si suol dire in questi casi. Dopo un paio di manche di qualificazione, che hanno permesso a Bruno e Simone di aggiudicarsi il pass per la finale di Camerino, sono arrivati i giorni della finale. Il sabato sera, grazie ai due turni vinti, sono rimasti tra i migliori cinque, e il giorno dopo nella finalissima hanno sbaragliato la concorrenza.

Al minuto 16:46 dell’intervista che trovate qui, Bruno e Simone si rimbalzano apprezzamenti e ringraziamenti, estremamente sinceri. “Giocare col mi’ babbo è un grande orgoglio” dice Simone, e Bruno risponde per le rime: “…giocare con un figliolo è una soddisfazione unica, poi so che se ci chiappa tira forte e quindi ci gioco volentieri. In qualche tiro l’ho aiutato, ma quando c’era lo “sfogo” c’era bisogno di Simone!”.

A Camerino, grazie alla vittoria, è arrivata anche la promozione diretta in Serie B, la categoria immediatamente superiore alla C.

Mentre mi ha portato a far vedere le coppe e il medagliere, abbiamo finito per parlare delle problematiche che gravitano attorno a uno sport così di nicchia come la ruzzola.

Il problema fondamentale di questi sport, ovviamente, è che col tempo rischiano di essere dimenticati. “Manca il ricambio…”, dice Bruno con un pizzico di amaro in bocca. Mi parla di una coppia di fratelli nemmeno maggiorenni di Poppi, che si ritrova qualche volta ad affrontare, ma nulla più. “Ormai non si fa più capo a questi sport minori, tutti vogliono essere calciatori, tennisti eccetera, o addirittura i ragazzi preferiscono stare in casa che fare sport”.

In questo senso la FIGeST, dal 1962, funziona da riserva naturale per animali in via di estinzione. “Essere riconosciuti dal CONI e dall’Europa – vedi affiliazione con l’ETSGAè stato un grande traguardo, ci fa sentire importanti e considerati”.

Ma le istituzioni non bastano, e ce l’hanno insegnato proprio Bruno e Simone con questa storia di sport.

Servono amore per la tradizione e passione che si tramanda di generazione in generazione, anche contro le convenzioni sociali dei nostri tempi che ci vogliono tutti calciatori, studenti universitari, malati di smartphone e di videogames.

Si può essere campioni anche nel lanciare la ruzzola, e sarebbe un peccato dimenticarselo.

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Marco Bellotti: il successo sta nell’inseguire i propri sogni

Sincronia di creatività, mutamento e bellezza, punto di incontro tra la ricerca di nuove dimensioni e l’esperienza del sapere artigianale, la moda rappresenta un vero e proprio linguaggio che, di…

Sincronia di creatività, mutamento e bellezza, punto di incontro tra la ricerca di nuove dimensioni e l’esperienza del sapere artigianale, la moda rappresenta un vero e proprio linguaggio che, di stagione in stagione, propone nuovi contenuti in altrettante nuove forme.

Tra gli interpreti di questo codice, ormai da qualche anno, si è fatto strada come modello Marco Bellotti. Nato e cresciuto a Sinalunga, nello specifico a Scrofiano, a neanche 24 anni, Marco ha già sfilato per celebri stilisti e ha prestato il volto a campagne pubblicitarie diffuse in tutto il mondo.

Se ha scelto di intraprendere questo percorso a contatto con la moda, è vero che forse un po’ lo deve anche alla famiglia da cui proviene: negli anni Sessanta fu il bisnonno ad aprire il pantalonificio che si è tramandato di padre in figlio fino ad arrivare nelle mani di Marco e sua sorella Maria.

“Proprio per attività legate all’azienda, all’età di circa 13 anni ho iniziato a seguire mio padre nei suoi viaggi a Firenze e Milano e a conoscere così questo ambiente” racconta. “Avevo 16 anni quando invece ho realizzato che mi sarebbe piaciuto lavorare come modello: complice l’attrazione verso questo lavoro e una somiglianza che in molti dicevano di notare tra me e il modello brasiliano Francisco Lachowski.

Ma prima c’era da pensare alla scuola. Quindi ho conseguito il diploma al Liceo Scientifico di Montepulciano e poi ho iniziato ad intensificare il lavoro come modello.

Il primo incarico importante è stato tre anni fa. Mi chiamano dall’agenzia e mi dicono “Vieni all’aeroporto di Pisa”. La sera stessa mi trovavo a Berlino e il giorno dopo ero sul set di uno shooting per L’Oréal Paris

Una volta arrivato a Milano, mi sono reso conto di quanti stereotipi ci siano legati a questo lavoro, non corrispondenti al vero, ma che si impongono per l’esasperazione a cui è portato il ruolo dell’immagine. Tutto ruota attorno ad essa e per quanto sia soddisfacente essere un modello, tuttavia ci sono delle difficoltà ad avviare una carriera in questo campo che spesso vengono sottovalutate, a fronte di un’idealizzazione di questo mestiere.

Come credo che accada in tutti gli ambienti lavorativi, anche in questo poi si può incappare in approfittatori o amici di comodo, da saper riconoscere. Ma, alla fine, le personalità più eminenti sono quelle che rivelano anche tanta generosità. E Giorgio Armani rientra sicuramente tra queste”.

Re Giorgio, Marco lo ha conosciuto all’Armani Silos, durante i casting della sfilata che si è tenuta il 20 settembre 2018 nell’hangar di Linate.

“Fin dal primo momento, ho notato un certo rispetto da parte sua nei miei confronti che non avrei immaginato. Il “Signor Armani”, come ci si rivolge a lui, si pone sempre come una persona veramente gentile anche se, non appena entra in una stanza, immediatamente cala il silenzio, ma questo forse è dovuto più ad una riverenza spontanea che tutti qui hanno di lui. Mi è capitato di lavorarci a stretto contatto per tre settimane, sui coordinamenti dei capi che avrebbero sfilato, e in quell’occasione è stato lui a chiedermi di proporre un abbinamento, rendendomi ovviamente onorato.

Finora ho anche sfilato, in tutto una decina di volte, per Dolce e Gabbana. Ecco, in loro, e soprattutto in Domenico, ho conosciuto l’artista nel suo senso più eccentrico”.

Oltre a indossare capi in passerella, Marco è stato protagonista anche di importanti campagne pubblicitarie, L’Oréal Paris e Ray Ban – solo per citarne un paio – tanto che non è stato poi così difficile imbattersi in una sua fotografia sfogliando una rivista o, addirittura, camminando per New York, dove è apparso su uno dei display di Times Square. In queste circostanze ha conosciuto importanti fotografi, come Giampaolo Sgura, di fronte al cui obiettivo ha posato per il tributo ai 30 anni di Emporio Armani, per foto pubblicate su Vogue Giappone. Da mettere in archivio, anche la cover di un numero di Harrods. Una soddisfazione dietro l’altra, quindi, che lascia però lo spazio per domandarsi quali siano i sacrifici da affrontare per condurre una carriera di questo tipo.

“Quello a cui non si pensa, quando si parla della vita di un modello, è lo stress mentale che sottopone il fatto di non poter fare programmi a medio e lungo termine, lo stare fuori casa, soprattutto quando si è affezionati ai ritmi tranquilli del posto in cui si è cresciuti.

Ma si viene ripagati anche in termini emotivi. Soprattutto per quanto riguarda le sfilate, è innegabile la tensione che ne precede l’inizio, magari aumentata da giorni e giorni di prove sul percorso da compiere. È vero che a camminare siamo tutti capaci, ma le cose cambiano un po’ quando sai di doverlo fare davanti ad un muro di occhi rivolti verso di te. Alla prima sfilata che ho fatto per Armani, ammetto che l’emozione è stata tanta, soprattutto negli attimi prima di uscire in passerella”.

E se generalmente quella del modello viene considerata una professione temporanea, Marco ha le idee chiare di quello che vorrebbe fosse il suo futuro.

“Se penso alla mia vita tra venti anni, me la immagino con una famiglia, magari dei figli, a fianco degli amici di sempre, nell’azienda di famiglia, la M2B, alla quale io e Maria stiamo già lavorando con l’obiettivo di lanciarla come un brand autorevole”.

Un ritorno nei luoghi che l’hanno visto crescere, quindi, ma con in tasca il bagaglio di conoscenze accumulato in questi anni. Partire da una frazione di seicento abitanti e ritrovarsi in contesti internazionali può dare la misura delle distanze e delle differenze tra la vita di provincia e una dimensione internazionale.

“Auguro a chiunque di crescere in una piccola realtà come me, a contatto con la natura e con l’essenza delle cose e dei valori, a partire dall’amicizia. Allo stesso tempo, viaggiando mi sono reso conto di quanto rimanere confinati entro orizzonti ridotti possa limitare ancora di più il potenziale di realizzazione di ciascuno.

Io sono partito con la sensazione di poter fare qualcosa di importante, ho sfidato il pregiudizio di quanti mi avevano etichettato solo per l’aspetto fisico, dimostrando prima di tutto a me stesso che avevo molto di più da dare”.

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