La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: perugia

Resistiamo a voce alta: un Pride che non si spegne

Sono consapevole di essere gay da nove anni. Ho passato la maggior parte di questi senza riuscire a dirlo, solo scriverlo era uno sforzo enorme. Poi ho iniziato a dirlo,…

Sono consapevole di essere gay da nove anni. Ho passato la maggior parte di questi senza riuscire a dirlo, solo scriverlo era uno sforzo enorme. Poi ho iniziato a dirlo, timidamente, a pochissime persone: “Sono gay”, sussurravo; “Scusami se sono gay”, intendevo.

Intanto cercavo di adattarmi e di adeguarmi. Per anni ho tenuto sotto controllo i movimenti delle mie mani, della mia faccia, di tutto il mio corpo per non far trapelare niente. Non ci sarò riuscito bene, ma immaginatevi com’è vivere in quel modo.

Figuriamoci se mi sarei sognato di andare a un Pride. Perché partecipare a un evento che grida a tutti chi sono? Cosa sono? Ma poi che senso ha sventolarlo in modo così esagerato? I gay non sono così, ce ne sono anche di normali.

Con quanta invidia dicevo e pensavo quelle cose. Non ne ero consapevole, ovviamente, ma io detestavo quelle persone perché riuscivano a fare quello che io non potevo: essere se stesse liberamente, splendidamente. Volevo essere come quelle persone lì, quelle che si vestivano in modi non convenzionali, che si truccavano, che cantavano a squarciagola tutte quelle canzoni considerate troppo gay dalla maggior parte della società.

Però mi ero messo in una gabbia talmente stretta che era difficile uscirne.

A un certo punto, però, sono diventato troppo stanco. Vivendo come quella persona lì che mi ero costretto ad essere non riuscivo ad amarmi: avevo bisogno di tornare me stesso. Anzi, di diventarlo, visto che non mi sono mai dato la possibilità di esserlo.

Ho iniziato a mettere la matita, qualche volta l’ombretto; ho comprato degli orecchini che normalmente sono considerati “da donna”; ho provato lo smalto (che però non mi piace un granché). Per avvicinarmi a me, quella persona che per tanti anni ho tenuto lontana.

In questa strada per tornare da me, il Pride era un passo fondamentale. Era il modo di dire a me stesso: finalmente hai il coraggio per apprezzare chi sei.

Nonostante avessi deciso, comunque, avevo paura. Il timore di vivere davvero chi sei, una volta interiorizzato, è difficile da scacciare: se siete gay (o lesbiche, bisex…) probabilmente sapete di cosa parlo; se non lo siete, non saprei come spiegarvelo, ma fidatevi che si vive di merda.

Però sono tanto fortunato da avere degli amici bellissimi: etero e cisgender, hanno deciso di accompagnarmi e non li ringrazierò mai abbastanza per avermi tenuto la mano in questo passo.

Così arriva sabato 1 Giugno. Di corsa come in tutte le altre occasioni della mia vita, sono andato a Perugia (niente Pride a Siena o ad Arezzo quest’anno). Non mi sono vestito esageratamente perché non ho trovato niente che mi piacesse. Però mi sono messo matita, ombretto e smalto blu e rosa.

Il timore di essere mal visto dagli altri non se ne era andato, ma speravo di trovare al Pride un mondo simile al mio.

Invece, arrivati a Perugia ho trovato molta meno esagerazione di quanto mi aspettassi. C’erano tanti palloncini arcobaleno, bandiere, quattro carri più o meno colorati, ma le persone erano in media piuttosto normali. Qualcuno truccato c’era e c’erano persone vestite in modi assurdi (in senso buono): qualcuno con un corno di unicorno in testa, altri con maschere e vestiti che non saprei descrivere. In linea generale, però, c’erano persone normali con qualche linea colorata in faccia a creare l’arcobaleno.

Bello, però…

Siamo stati fermi un’ora in piazza senza fare nulla.

Poi finalmente il corteo è iniziato. Io e i miei amici – per errori tattici nella scelta della postazione – ci siamo trovati in fondo.

Abbiamo iniziato a camminare e sembrava di passeggiare.

Nel senso che la stessa identica cosa avremmo potuto farla da un’altra parte, in un’altra occasione, anche se con meno persone intorno.

Allora abbiamo deciso di provare a risalire il corteo, per vedere se in altri punti stesse succedendo qualcosa più “da pride” (per come ce lo immaginavamo). Così abbiamo superato un camioncino dentro il quale un gruppo suonava dal vivo, ci siamo mossi in mezzo a un fiume di persone, siamo stati vicini a un carro dal quale la Bertè cantava Non sono una signora! (esattamente il tipo di musica che cercavo), abbiamo raggiunto il carro di Omphalos Perugia, quello guidato dalle Drag Queen.

Non ricordo che musica ci fosse quando li abbiamo raggiunti, né cosa stessero dicendo, ma forse quello spirito “gay” che speravo di trovare al Pride non era nemmeno lì, perché abbiamo deciso di andare oltre raggiungendo il carro delle famiglie arcobaleno e i loro stamburatori ambulanti che suonavano con grande energia.

Sempre insoddisfatti, siamo andati ancora più avanti.

Alla fine siamo arrivati in testa al corteo. Cioè proprio davanti, dove non c’era più niente. Dopo aver visto tutto eravamo più convinti di quanto non fossimo stati all’inizio, ma non davvero coinvolti.

Stavo cercando di capire se ci fosse un legame tra il percorso che avevamo fatto nel corteo e la mia vita: dal fondo, risalire la corrente per arrivare in cima. Forse assomigliava al fatto che io rimanessi in disparte e nascosto una volta capito di essere gay e, dopo una lunga lotta, avevo iniziato a venire allo scoperto?

Le mie riflessioni (o elucubrazioni) sono state interrotte dai saluti dei miei compagni di avventura che dovevano partire. Così siamo rimasti io e l’amica che si era fatta il viaggio in macchina con me.

Abbiamo deciso di sederci e aspettare che il corteo ci raggiungesse. Non avevamo fretta di andarcene e speravamo invece di vivere davvero il Pride.

Il carro di Omphalos ha recuperato terreno, si è fermato per un po’ davanti a noi (fortuna o destino?). E lì, mentre aspettavamo un coinvolgimento vero, è partita la canzone che sapevo, sapevo sarebbe arrivata prima o poi.

Dolceamaro. Cristiano Malgioglio feat. Barbara D’Urso.

Sarà anche troppo gay (e trash) ma mi sono messo a cantare questa canzone con tutti gli altri vicino e intorno al carro ed è stato in quel momento che sono diventato davvero parte del Pride. Da lì in poi ho smesso di guardare da fuori e mi sono unito agli altri.

La Drag con in mano il microfono (non ricordo il tuo nome, ma ti adoro!) alternava pezzi di canzone a battute a slogan e messaggi. A questi ultimi io però non riuscivo a rispondere con grida e applausi come tutti gli altri: la mia abitudine a ridurre l’espressione dei sentimenti, invece che viverla, non era ancora stata vinta dal coinvolgimento nella manifestazione. Ne ero parte, ma non del tutto.

Ero felice ma… Incerto forse è la parola più giusta.

Eravamo ormai praticamente alla fine ed è allora che la Drag con in mano il microfono ha iniziato a gridare a più riprese che “noi esistiamo e resistiamo”.

“Siamo settemila” ha detto. “L’anno scorso eravamo cinquemila, quest’anno settemila e il prossimo anno saremo di più, perché noi piaciamo, noi valiamo, noi esistiamo, noi resistiamo!”

Era una festa di musica e battute ed è diventata una festa arrabbiata. Perché nonostante tutto, nonostante fossimo in settemila, c’è tutto un mondo che ora come un tempo vorrebbe vederci scomparire, vorrebbe negarci il diritto all’esistenza.

E dal momento in cui quella Drag e tutti gli altri con lei hanno iniziato a gridare e gridare davvero l’orgoglio di essere chi erano nonostante tutto, la voglia di esistere e resistere, da quel momento ho iniziato a gridare e applaudire anche io insieme a tutti gli altri.

È stato emozionante, liberatorio, da brividi. Mi ha reso più leggero, più felice, più orgoglioso.

E più arrabbiato.

C’era un cartello, portato da una ragazza, che diceva “Angry women will change the world”, cioè “Le donne arrabbiate cambieranno il mondo”. Io mi sentirei di dire che le persone arrabbiate cambieranno il mondo.

Perché noi festeggiamo, cantiamo canzoni che altri considerano stupide o troppo gay, ci copriamo di colori, ma non ci dimentichiamo di tutti quelli che vogliono annullarci. Siamo costretti ad esserne consapevoli, continuamente, anche se preferiremmo non esserlo. Siamo costretti a ricordarci che qualsiasi diritto abbiamo non è garantito, che qualsiasi conquista è precaria e che c’è chi i nostri diritti vuole calpestarli ogni giorno. E quando i diritti vengono calpestati ci si arrabbia e noi siamo arrabbiati. Con i nostri colori, con i nostri sorrisi, con il nostro orgoglio siamo arrabbiati e non permetteremo a qualche cretino di schiacciarci.

pride

E per chiunque stia leggendo questo, questa è la lotta che permette a chiunque di essere chi è. Sei un ragazzo cisgender ed etero che però vorrebbe mettersi un po’ di trucco ogni tanto? Lottiamo anche per questo. Sei una ragazza cisgender ed etero che vuole vestirsi con abiti “poco femminili” senza volersi sentir dire “sei un maschiaccio” o “sei lesbica?”? Lottiamo anche per te. Lottiamo perché ognuno abbia la libertà di essere se stesso e di esserlo con orgoglio. Quindi, chiunque tu sia, non venirci a dire che i Pride sono inutili o dannosi. Stiamo lottando anche per te.

Pensi che il Pride non dovrebbe essere esagerato? Che le persone dovrebbero “contenersi” per non attirarsi gli attacchi di chi ci denigra? È come dire a una ragazza che deve coprirsi perché se poi la stuprano se l’è andata a cercare. Quando smetteremo di dare la colpa alle vittime? Quando cominceremo a dire ai colpevoli (perché questo sono) che non va bene comportarsi come fanno?

Esagerato, sobrio, colorato, monocromatico, tutti ci meritiamo di esistere. Tutti esistiamo. E resistiamo.

E poi un messaggio per chiunque sia gay, lesbica, bisex, trans, queer, intersex, asessuale, sia in dubbio o insicuro su chi sia e ancora non si senta pronto a dirlo al mondo. Va bene, non sentirti in dovere di uscire allo scoperto. Ti rispettiamo, ti abbracciamo e ti accettiamo come sei.

Io ci ho messo nove anni a trovare il coraggio. Tu magari ce ne metterai di meno, o magari di più. Non importa: ognuno ha i suoi tempi. Un giorno riuscirai a partecipare a un Pride (se vorrai): sarai accolt* e accettat* per chi sei, chiunque e comunque tu ti senta. Intanto sappi che lottiamo anche per te e che non sei sol*. Ti vogliamo bene.

Ora scusate ma vado a colorarmi un po’ le sopracciglia e a mettermi addosso un po’ di gaiezza. Dico qualche “adoroh” a caso e spargo glitter in giro mentre canto Born this way di Lady Gaga.

La paura interiorizzata che non mi faceva essere me stesso se n’è andata? No. Chissà se se ne andrà mai.

Intanto, però, esisto. A voce alta. E resisto.

E voi attenti a non scivolare sui miei brillantini colorati o rischiate di essere contagiati, non vorrete rischiare di diventare favolosi!

“Il Pride non finisce oggi ma va avanti tutti i giorni dell’anno.”

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Alla scoperta delle Terre del Perugino – Paciano

Dalla stretta collaborazione tra le Amministrazioni Comunali di Città della Pieve, Panicale, Paciano e Piegaro e Sistema Museo, gestore dei loro servizi turistici e museali, è nato “Terre del Perugino“….


Dalla stretta collaborazione tra le Amministrazioni Comunali di Città della Pieve, Panicale, Paciano e Piegaro e Sistema Museo, gestore dei loro servizi turistici e museali, è nato “Terre del Perugino“. Questo nuovo brand turistico è costituito dalla rete integrata dei musei e degli uffici turistici del territorio dei quattro comuni, decisi a proporsi al pubblico come un’area omogenea accomunata da aspetti ambientali, culturali, artistici e gastronomici affini.

Filo conduttore di questa nuova offerta è Pietro Vannucci, detto il Perugino, da cui il nome del brand, il più celebre figlio di Città della Pieve, che con la sua arte ha dato lustro e fama a questo lembo d’Umbria ed ha lasciato numerose opere in tutta la zona.

Novità importante di tutto il progetto è il portale www.terredelperugino.it, già online, dove il turista può consultare gli orari degli uffici turistici e dei musei, le loro tariffe, ma soprattutto acquistare i biglietti, le visite guidate, i laboratori e i pacchetti.


Paciano, uno dei borghi più belli d’Italia, è la meta ideale per chi ama perdersi in vicoli e scorci caratteristici ma anche passeggiare immergendosi nella natura. Il borgo fondato nel XIV secolo presso il Monte Petrarvella, a 391 m sul livello del mare, si presenta come una terrazza naturale sul lago Trasimento che conserva la sua antica pianta a forma di trapezio, racchiusa da una cinta muraria turrita. Al paese si accede da tre porte: porta Perugina, porta Fiorentina e porta Rastrella.

Itinerario “Centro storico”. Questo tour, della durata di circa un’ora e mezza, consentirà di assaporare e vivere la storia di questo antico borgo. Si parte da Palazzo Baldeschi dove è allestito Trasimemo, una vera e propria banca dati multimediale della memoria, che racconta tramite oggetti e video i saperi e i mestieri dei paesi del Trasimeno. La visita prosegue, addentrandosi nel cuore del centro storico, con la chiesa di San Giuseppe. Conosciuta come chiesa “di dentro”, è l’edificio religioso più antico del paese e conserva al suo interno la Madonna della Misericordia dipinta alla fine del XV secolo dalla bottega del Bonfigli. Negli ambienti della Confraternita del SS.Mo Sacramento si potrà visitare il museo parrocchiale con l’interessante affresco della Crocifissione, realizzato da Francesco di Nicolò da Castel della Pieve e datato 1452. Ultima tappa sarà il Santuario della Madonna della Stella, emblema della storia religiosa di Paciano, costruito appena fuori le mura, in cui sono custoditi affreschi del XVI secolo.

La didattica

Laboratorio sulla ceramica – Dedicato agli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado, è il laboratorio didattico sulla ceramica. Dopo aver visitato TrasiMemo i partecipanti del laboratorio saranno impegnati nella realizzazione di un oggetto in ceramica, sotto la guida di un’esperta artigiana. Manipolando l’argilla impareranno a modellare e a dare forma all’oggetto, stimolando la creatività e la concentrazione.

Laboratorio tessile – Dedicato agli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado, è il laboratorio didattico sulla tessitura. Una volta raccolte le informazioni relative alle tecniche della lavorazione a telaio durante la visita di TrasiMemo, i ragazzi saranno coinvolti in un interessante lavoro di tessitura, utilizzando telai personalizzati e guidati da un’esperta tessitrice. Attraverso l’esperienza della tessitura i ragazzi verranno a conoscenza della tecnica di intreccio tra ordito e trama così da ottenere il punto base della tessitura e sperimentare, sulla tela, tecniche libere di disegno.

Per info e prenotazioni: Ufficio Turistico di Città della Pieve
Tel. 0578 298840 – mail: info@cittadellapieve.org

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L’Isola di Einstein: al Trasimeno la scienza è per tutti

Foto di Marco Giugliarelli L’abbiamo scoperta quasi per caso, l’Isola di Einstein, attraverso un contatto di Facebook che avrebbe tenuto uno spettacolo durante l’edizione di quest’anno. Nonostante quella del Trasimeno non…

Foto di Marco Giugliarelli

L’abbiamo scoperta quasi per caso, l’Isola di Einstein, attraverso un contatto di Facebook che avrebbe tenuto uno spettacolo durante l’edizione di quest’anno. Nonostante quella del Trasimeno non sia una zona di cui siamo soliti occuparci (essendo amministrativamente e geomorfologicamente separata dalla Valdichiana), è anche vero che i confini sono linee labili fatte apposta per essere scavalcate. Castiglione del Lago è un comune della cosiddetta Valdichiana umbra o romana, a poche decine di minuti di distanza dalla maggior parte dei comuni della Valdichiana toscana, meta di uscite domenicali e teatro di numerosi eventi culturali durante tutto l’anno.
Pur essendo stata diverse volte a Castiglione del Lago, non avevo mai avuto occasione di andare a visitare l’Isola Polvese, e questa è stata l’occasione perfetta per scoprire un angolo che definire magico sarebbe riduttivo. Si tratta della più grande delle tre isole che costellano il Lago Trasimeno, che dal 1995 è stata dichiarata parco scientifico. Una piccola oasi di pace, dove il prato lambisce le acque verdi del lago e il castello torreggia a pochi metri dai canneti. E’ proprio nei grandi prati dell’Isola che ogni anno si svolge il festival scientifico L’Isola di Einstein.

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Di cosa si tratta?
Gli organizzatori, la cooperativa Pisquadro e l’associazione Gurdulù, descrivono il loro festival come un evento unico in Europa:

“I protagonisti in scena sono esperimenti, fenomeni naturali e storie di scienza che divertono, incuriosiscono e appassionano. A presentarli sono abili artisti, divulgatori, scienziati e storytellers internazionali che sanno affascinare il pubblico e condividere la passione per la scoperta.”

Il festival dura tre giorni; l’ultima edizione ha ospitato 85 spettacoli tenuti da 50 ospiti provenienti da 8 Paesi. A dimostrazioe del suo essere pensato per un pubblico molto giovane, l’ingresso è gratuito per i bambini fino a 6 anni, proprio per incentivare la partecipazione dei più piccoli.

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L’Isola di Einstein è giunta quest’anno alla sua quarta edizione. L’affluenza in costante crescita (addirittura quadruplicata nel corso degli anni) testimonia la qualità dell’iniziativa, unica nel suo genere. Si tratta di un festival di divulgazione scientifica: esperimenti, droni, matematica, giochi, storie… la passione per la scienza può passare attraverso diverse forme, e il numero di bambini incantati e sorridenti che scorazzavano per l’Isola, durante l’ultima edizione, era davvero rincuorante. Ogni angolo dell’Isola era stato adibito ad una funzione specifica: sotto un grande albero c’era una band che suonava utilizzando strumenti musicali ottenuti da materiali di riciclo (giocattoli, latte, ombrelli, megafoni e altri oggetti improbabili), più avanti un’area dove i visitatori potevano sfidarsi nella costruzione di torri di cassette di plastica, due alla volta contro la gravità. Sotto una grande rete i bambini potevano provare a pilotare un drone, e nello spiazzo principale potevano assistere a esperimenti scientifici, giochi matematici e racconti sulla storia della scienza. Con un po’ di imbarazzo, non nascondo di essermi emozionata molto per la presenza di un artista delle bolle di sapone. Ho un debole per le bolle di sapone, piccoli, bellissimi e coloratissimi equilibrismi tra fisica e chimica.

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Vi chiedete mai quali sono i segreti della natura che si nascondono dietro alle cose che usate? Vi capita mai di guardare il vostro smartphone e chiedervi qual’è la magia che si nasconde dietro il suo funzionamento, o dietro alla musica generata da una musicassetta? La scienza serve proprio a spiegare queste cose, a farcele capire e a permetterci di replicarle e migliorarle. Uso il termine magia perché è così che siamo soliti chiamare i fenomeni che non sappiamo spiegarci (che all’occorrenza diventano fenomeni paranormali, alieni, miracoli e altro), ma le scienze auree – matematica, fisica e chimica – sono in realtà in grado di spiegare quasi tutto… quasi, perché l’universo è ancora pieno di misteri enormi per noi, minuscoli esseri viventi che abitiamo questo minuscolo pianeta. Tanto per fare un esempio, nessuno ha ancora capito esattamente come fanno i gatti a fare le fusa, ma siamo fiduciosi: prima o poi troveremo la risposta.

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Quando ero al liceo, chiedevo al mio professore di matematica a cosa mi sarebbe servito quello che mi stava insegnando, nella vita di tutti i giorni. “Prof, mica devo risolvere le equazioni per fare la spesa!”. E invece sì.
Cosa?
Sì. Perché quello a cui serve davvero la matematica è imparare a ragionare. Logica. Più siamo bravi in matematica, più saremo gradi di compiere ragionamenti rapidi e complessi, e questa capacità non solo torna utilissima nella vita di tutti giorni, ma può essere determinante nella riuscita del nostro lavoro e dei nostri progetti. Provate a mettere, al posto di quei numeri incomprensibili, nomi di persone o qualsiasi altro tipo di dato. In un certo senso, la matematica spiana la strada a un futuro più facile. Idem per la fisica, la chimica… non è affatto sbagliato dire che più sappiamo più possiamo. Sembrano cose importanti da dare a un bambino, no?

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A fronte di tutto questo, dovrebbe essere quasi superfluo spiegare l’importanza dei festival scientifici per trasmettere ai nostri figli la bellezza della matematica e delle forze che muovono l’universo.
L’Isola di Einstein, come altri (pochi) festival in giro per il mondo, svolge l’importantissima funzione di mostrare ai bambini un pezzo di mondo – un pezzo fondamentale! – che visto dal banco di classe fa spesso paura. È importante che i nostri bambini vivano in un ambiente che stimoli la loro curiosità verso il mondo, che acuisca il loro pensiero e che ponga loro continuamente delle piccole sfide che, con un po’ di impegno, possono superare anche da soli, usando solo la propria testa.

È meraviglioso pensare che un gruppo di ragazzi sia riuscito a portare tutto questo qui, nel nostro territorio, e a trasformare quella che è già un’Isola bellissima in qualcosa di più grande. Non si tratta che di un (per adesso) piccolo festival a Castiglione del Lago, ma è di piccoli mattoncini che è fatta la strada per un futuro migliore per tutti.

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40enne travolto sul raccordo Perugia-Bettolle

Non c’è stato niente da fare per un quarantenne travolto da un’auto il 28 Gennaio scorso, verso le 21.15: l’uomo camminava lungo il raccordo Perugia-Bettolle e il fatto è avvenuto…

Non c’è stato niente da fare per un quarantenne travolto da un’auto il 28 Gennaio scorso, verso le 21.15: l’uomo camminava lungo il raccordo Perugia-Bettolle e il fatto è avvenuto all’altezza di Pietraia. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 di Castiglione del Lago, i carabinieri di Cortona e gli agenti della Polizia Stradale. Vano il tentativo degli operatori sanitari di tentare la rianimazione.

In seguito, hanno trovato conferma le ipotesi sulla identità dell’uomo: si tratterebbe di un paziente ospite di una residenza sanitaria che svolge attività di riabilitazione psichiatrica, con sede a Ferretto nel comune di Castiglione del Lago.

L’uomo si sarebbe allontanato da quella struttura indossando abiti estivi e durante le operazioni effettuate dai sanitari per la constatazione di morte, è emerso che indossava un paio di pantaloni a mezza gamba.

È anche confermato che il decesso è avvenuto all’istante, senza alcun possibilità di soccorso da parte del personale sanitario dell’Ospedale di Castiglione del Lago, rimasto sul luogo del tragico incidente per alcune ore per collaborare con i carabinieri.

Ha trovato conferma che il conducente del veicolo è rimasto sul posto, seppure in evidente stato di shock,  per ricostruire la dinamica dell’incidente, dopo che è stato lui stesso aveva chiamato i soccorsi. Non essendo disponibili al momento autoambulanze del comprensorio aretino, la centrale operativa dl 118 umbro ha disposto il soccorso con i sanitari di Castiglione del Lago.

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