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Tag: Parkour

Muovilarte: il parkour come riscoperta del movimento

Immaginatevi di essere nella piazza di un piccolo paese. Da un lato avete una struttura di tubi su cui un gruppo di ragazzi sta facendo acrobazie, dall’altro lato un concerto…

Immaginatevi di essere nella piazza di un piccolo paese. Da un lato avete una struttura di tubi su cui un gruppo di ragazzi sta facendo acrobazie, dall’altro lato un concerto in allestimento con casse e strumenti, di fronte a voi una crew di break dance che si esibisce, poco più in là una banda che ha appena finito di suonare e sparse per la piazza le squadre di un torneo di “palla invelenita”. E aggiungeteci il pubblico. Tutto nella stessa piazza, tutto nello stesso momento.

Se me l’avessero raccontato mi sarei aspettato di sentir parlare subito dopo di Lorelei e Rory Gilmore (Una mamma per amica). E invece quel folle e divertentissimo delirio non si è svolto a Starshollow, ma nella piazza di Sarteano. Questo per farvi capire di che tipo di paese stiamo parlando e come è possibile che sia successo quello che è successo il giorno dopo.

Domenica 23 giugno, infatti, nella stessa piazza, si sono raccolte una quarantina di persone dagli 8 ai 53 anni, di provenienze varie, tutte con lo stesso obiettivo: esibirsi sulla struttura di tubi di cui dicevo poco fa. Quaranta persone, di età differentissime, tutte nello stesso spazio, tutte con lo stesso obiettivo. Già questo ha un gusto leggermente folle.

Queste persone venivano da tre settimane di laboratori del progetto MUOVIL’ARTE.2 (che abbiamo raccontato qui, qui e qui) e la performance che avrebbero mostrato ruotava intorno a una domanda: quali cose nuove possono fare i nostri corpi? O meglio, quali cose possono tornare a fare i nostri corpi? Non sono cose nuove, sono cose che ci siamo dimenticati. Nel Regno Unito, ci raccontavano gli insegnanti che proprio da lì vengono, un terzo dei bambini passa all’aperto meno tempo dei detenuti delle carceri di massima sicurezza; i giovani si stanno dimenticando come ci si muove e i segni del problema ci sono anche in Italia.

Però MUOVIL’ARTE.2 ha dimostrato che con i giusti stimoli possiamo tornare a fare moltissimo: la performance finale proprio questo ha raccontato, una “riscoperta del movimento” che ha messo in gioco persone di ogni età e provenienza, con giochi, esercizi e coreografie. Proprio sul solco di questo racconto, gli insegnanti di The Urban Playground Team hanno regalato alla piazza una loro esibizione. Descrivere i movimenti che hanno eseguito non renderebbe la potenza evocativa di quello che è successo. Però sicuramente hanno mostrato quante cose incredibili i nostri corpi sanno fare.

Tutti i partecipanti del progetto, al termine dell’esibizione, o piangevano o erano a bocca aperta. C’era una domanda, sui loro volti: “Perché per tutti questi anni abbiamo negato la bellezza che i nostri corpi possono creare?” E al tempo stesso c’era la speranza di poter tornare a viverli, quei corpi. Quindi nello stesso spazio si sono alternati e incrociati bambini, ragazzi, adulti e artisti internazionali tutti uniti in un unico corpo che si muoveva armonico. Come se non bastasse, nella magia e nella follia di quello che stava succedendo, il pubblico numeroso applaudiva, tifava e incitava chi si esibiva.

Il (performance) parkour è spesso percepito e additato come pericoloso. In realtà la sua utilità è proprio quella di aumentare la propria sicurezza. Il pubblico di quella piazza non ha avuto bisogno di tante parole per capirlo: con i battiti delle mani, i sospiri, le esclamazioni di sorpresa gli spettatori dagli occhi spalancati hanno accolto con calore, senza paure, hanno ricambiato l’energia diventando a loro volta parte dell’unico organismo che ha preso vita e movimento quel pomeriggio.

Dal momento che però Sarteano, come dicevamo, è un paese un po’ folle, la celebrazione di MUOVIL’ARTE.2 è andata avanti anche la sera, sempre cercando di scoprire e riscoprire cose che magari ci sembrano scontate. Alle 22, infatti, la facciata del Teatro degli Arrischianti ha preso nuova vita. “Cosa può fare di nuovo la facciata di un edificio?” potreste chiedervi. Chiedetelo a un artista di videomapping e vi risponderà con quello che è stato proiettato quella sera. Finestre che si moltiplicano, si aprono e si chiudono solo con la luce, muri che si frammentano, sono attraversati da curve, sagome e ombre. E l’interno del teatro che si materializza sul suo esterno, in un gioco di spazi sorprendente e magico.

Al termine di tutto, quando la piazza è tornata al suo normale assetto, c’era ancora nell’aria un’energia frizzante e, oserei dire, incredula. C’erano le facce sorridenti dei bambini, desiderosi di muoversi ancora, c’erano gli occhi lucidi dei più grandi che si abbracciavano tra loro e con gli insegnanti. C’erano, nella sospensione, promesse di un futuro fatto ancora di movimento e di nuove possibilità. Vista la luce che c’era negli sguardi di tutti (e le azioni che già sono state intraprese) si può dire con certezza che non siano di quelle promesse che si fanno ma non si mantengono. Li vedrete ancora in giro.

Come dicevano gli insegnanti proprio quel pomeriggio, se vedete qualcuno che fa performance parkour in giro per il paese, sentitevi liberi di parlarci: incoraggiatelo, se avete dubbi sulla sua sicurezza chiedetegli spiegazioni, instaurate un discorso. Sembrerà inverosimile, ma Sarteano è un posto particolare e non è escluso che durante un allenamento o una performance arrivi una Lorelei Gilmore a fare tante domande, e magari anche troppe.

Se vedete qualcuno che fa parkour in giro per un paese che non è Sarteano, sentitevi comunque liberi di fare la Lorelei della situazione. Il performance parkour è arrivato in un paese pazzo come Sarteano, ma già ha toccato Monticchiello e Sinalunga proprio con MUOVIL’ARTE.2. Adesso può spostarsi ovunque: è nuove possibilità, non potrebbe fare altrimenti. E un po’ di folle Starshollow in ogni paese non farebbe male!

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“Il Tuo Corpo è Perfetto, Comunque Esso Sia”: Il Parkour come stile di vita

Al di là di tutte le implicazioni evocative che potrebbero scaturire dall’attraversamento di un ostacolo, il superamento di un limite, l’oltrepassamento di un muro, il parkour è una pratica estremamente…

Al di là di tutte le implicazioni evocative che potrebbero scaturire dall’attraversamento di un ostacolo, il superamento di un limite, l’oltrepassamento di un muro, il parkour è una pratica estremamente legata all’aspetto performativo.  Spostarsi da un punto A ad un punto B nel modo più efficiente, veloce e sicuro possibile, sfruttando l’ambiente circostante, diventa una pratica totale e adattabile a qualsiasi configurazione paesaggistica.

Quello del performance parkour è stato uno dei workshop di maggior successo, all’interno del progetto di Muovil’Arte ( di cui abbiamo parlato qui e qui). La scelta, da parte degli organizzatori della nuova Accademia degli Arrischianti di Sarteano – legati storicamente all’esercizio delle performance teatrali – della pratica del parkour nasce dalla ricerca di una possibile attività in grado di valorizzare, far conoscere i luoghi identitari dei piccoli centri e sviluppare allo stesso tempo la sensibilità al bello attraverso l’interazione con il patrimonio architettonico. Il Performance Parkour, disciplina metropolitana mossa dalla filosofia della libertà di movimento, permette di entrare in relazione con i luoghi conosciuti, ma anche con quelli spesso ignorati, da una diversa prospettiva, grazie ad un approccio fisico-artistico. Il laboratorio è stato condotto dagli insegnanti Alister O’Loughlin e Miranda Henderson, di The Urban Playground Teamed è stato una lunga occasione epifanica per tutti coloro che hanno avuto modo di confrontarsi con la pratica.

Parlando con i partecipanti al workshop tenutosi presso la riserva naturale di Pietraporciana, quello che è emerso è un messaggio chiaro ed efficace: il tuo corpo è perfetto, comunque esso sia. Ecco alcuni commenti che trascriviamo di seguito.

Annamaria: è stata una sfida sia a livello fisico che mentale. Il workshop è tutto in inglese e mentalmente è una challenge. Dal punto di vista fisico, è una pratica che dà molta fiducia. Sono riuscita a fare cose che non ero sicura di poter fare. La cosa interessante è che si ha la percezione di poter migliorare sempre.

Francesco: Questa è stata la mia prima esperienza di performance parkour. Prima ho solo supportato altri laboratori in contemporanea, lo avevo visto insegnare, avevo tradotto, magari mi ero prestato per dimostrare i movimenti, ma non avevo mai partecipato direttamente. Avevo paura di non essere in grado di farlo. È stato sicuramente molto formativo: oltre alla base delle tecniche insegnate ho visto tutta la metodologia che impiegano e che hanno dietro il semplice insegnamento del parkour, e cioè le tecniche di comunicazione non verbale, la psicologia, di adattamento rispetto all’audience che hanno. Non ho subito la barriera linguistica più di tanto e credi di aver supportato chi fosse più in difficoltà con la lingua.

Simona: io sono una danzatrice ed ho scoperto come il mio corpo abbia molte più possibilità di quante credevo ne avesse. Nonostante – grazie alla danza – io abbia un rapporto già approfondito con le potenzialità espressive del mio corpo, ho scoperto come ciò che può essere considerato un limite, piano piano, grazie alla disponibilità, alla pratica,e all’aiuto degli altri, possa essere  superato; come ogni limite possa essere piano piano spostato più in là, grazie al supporto degli altri e del gruppo. Quello che a me interessa è soprattutto la pratica sportiva e muscolare che si coniuga a un aspetto espressivo. Una delle cose che più mi ha interessato è stato il rapporto con la struttura che spesso ci siamo trovati a utilizzare: la cage. È una gabbia che non è una prigione, è una gabbia che diventa un’amica. Una gabbia che diventa una casa, un rifugio che ti permette l’espressione.

 Ludovico: io ho fatto parkour già lo scorso anno. Quello che ho detto all’insegnante, al termine del corso, è stato che fino ad allora io sapevo sì di avere di avere un corpo, ma non sapevo più cosa significasse essere felice di avere un corpo. La performance mi ha fatto riscoprire il piacere di averlo addosso, questo corpo.

Giulia: Non è stata la mia prima esperienza. Ho frequentato i corsi dello scorso anno e già sapevo che negli anni scorso avrei trovato dei benefici sia mentali che fisici. Ti apre molto la testa perché devi essere pronto a gestire sempre gli imprevisti. Il corpo non reagisce sempre come vorresti all’ostacolo, sia perché quell’ostacolo non era proprio previsto. Fa riscoprire tutte le possibilità nascoste del tuo corpo. Anche a teatro gli esercizi di contact si scoprono possibilità di movimento così anche qui si scoprono parti corporee che non siamo abituati a utilizzare.  Mi sono resa conto di quanto le persone migliorino e prendano confidenza con il proprio corpo, giorno dopo giorno. Con la pratica si prende coscienza di sé e degli altri.

Ludovico: molta della sicurezza che ho preso di me è stata frutto di un percorso che è nato dai laboratori di parkour che ho fatto l’estate scorsa. Questa disciplina mi ha cambiato la vita. Sì, so che può sembrare una cosa molto cheesy da dire. Il corpo è tuo ed è necessario starci bene dentro. Intorno a te c’è un mondo. Il modo attraverso il quale il corpo interferisce con il circostante si fa espressione. Esistono indicazioni che non sono regole ma spunti, obiettivi, motivazioni; istruttori che non sono dei tecnici della pratica ma ricercatori.

 

 

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