malawi dating ladies

La Valdichiana

Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: musica live

Garage, punk e rock ‘n’ roll con i Bee Bee Sea al GB20 di Montepulciano

Oltre all’arrivo dell’inverno, questo sabato 22 Dicembre al GB20 di Montepulciano è prevista anche un’ondata di garage, punk e rock ‘n’ roll. Suonano come una delle numerose e collaudate formazioni…

Oltre all’arrivo dell’inverno, questo sabato 22 Dicembre al GB20 di Montepulciano è prevista anche un’ondata di garage, punk e rock ‘n’ roll. Suonano come una delle numerose e collaudate formazioni d’oltreoceano del settore, ma i Bee Bee Sea sono italianissimi e vengono da Mantova, da Castel Goffredo per la precisione. Il loro motto “where there is no good shit around, you better form a band” (“se non succede nulla di buono nei dintorni, faresti meglio a formare una band”) può sì spiegare la genesi della band, ma vuole anche rimarcare come il divertimento sia una componente fondamentale per fare musica; ingrediente fondamentale che è rimasto nel sound dei Bee Bee Sea, a quasi quattro anni dalla loro formazione.

La band, nata nel 2015, è formata da tre elementi: Damiano Negrisoli, Giacomo Parisio e Andrea Onofrio e la loro discografia è composta dal debut album omonimo “Bee Bee Sea” (2015, ripubblicato in versione deluxe lo scorso novembre), un EP “3 Songs & Jacques Dutronc” (2016) e il secondo full-length “Sonic Boomerang” (2017), prodotto da Bruno Barcella e Alessio Lonati presso il T.U.P. Studio di Brescia.

Negli ultimi anni, il trio mantovano si è dedicato a un’intensa attività live che ha dato come frutti concerti di supporto a due band di calibro internazionale come i Black Lips e i Thee Oh Seas – da cui i Bee Bee Sea traggono ispirazione, musicalmente parlando. Questa solida esperienza live si sente in “Sonic Boomerang”, dove le canzoni promettono veramente fuochi d’artificio in sede di concerto.

Grazie all’energia della propria proposta musicale, il trio garage rock ha attirato sin da subito l’attenzione di etichette come Dirty Water, Wild Honey e Glory Records, e molto spesso, le anteprime dei loro nuovi brani sono disponibili su testate specialistiche americane, a rimarcare come la qualità di una simile proposta tutta italiana abbia un degno riconoscimento in uno dei paesi fondamentali per l’evoluzione del rock ‘n’ roll e del garage rock.

Non resta quindi che darvi appuntamento al GB20 di Montepulciano questo sabato, per una serata che si preannuncia prima di tutto divertente, calda e all’insegna dell’energia del rock ‘n’ roll. Qui l’evento su Facebook.

Ricordiamo anche che al GB20 sono previste altre due serate, il 12 Gennaio e il 23 Febbraio, i cui dettagli verranno diffusi nelle prossime settimane.

Discografia:

“Bee Bee Sea” (2015)

“3 Songs & Jacques Dutronc” (EP, 2016)

“Sonic Boomerang” (2017)

Riferimenti:

Sito Ufficiale

Pagina Facebook

 

Nessun commento su Garage, punk e rock ‘n’ roll con i Bee Bee Sea al GB20 di Montepulciano

Acid-Rock dalle contaminazioni etniche: i Giöbia al GB20

La prossima serata in programma questo sabato 21 Aprile al GB20 di Montepulciano vedrà come protagonisti i milanesi Giöbia, dei veri e propri veterani dell’acid-rock e dello space rock. La…

La prossima serata in programma questo sabato 21 Aprile al GB20 di Montepulciano vedrà come protagonisti i milanesi Giöbia, dei veri e propri veterani dell’acid-rock e dello space rock. La formazione è infatti attiva da svariati anni, e il primo disco d’esordio è datato 2004, intitolato “Beyond The Stars”, seguito poi da “Hard Stories” quasi sei anni dopo. Paragonabili ad altre band già ospitate al GB20, come i New Candys, i Giobia godono anch’essi di buona fama internazionale.

Beyond The Stars” è un disco che introduce subito alla caratteristica fondamentale della band che tutt’ora è rimasta, ovvero un sound sfaccettato e vario, che attinge dal rock, dal pop, dalla dance, introducendo pure intriganti atmosfere etniche. Un disco da “beata incoscienza”, che, come tutte le band all’esordio, è caratterizzato da musica visionaria e voglia di stupire l’ascoltatore. Nuovi equilibri e una maggiore maturità invece vengono raggiunti nel terzo disco “Introducing Night Sound”, forse avvicinandosi, in qualche modo alle sonorità dei Kasabian, pur mantenendo quella cifra stilistica fatta da interessanti contaminazioni tra musica etnica e psichedelia.

Certo, c’è da dire che forse questo genere negli anni è andato verso la saturazione di proposte, ma quello che conta è la piacevolezza e la qualità della proposta e i Giöbia di certo hanno sempre saputo mantenere un buon livello complessivo nella loro discografia. Per farsi un’idea della loro resa in sede live, inoltre, la band ha pubblicato un CD live, “Live Freak”, nel 2017.

Non resta quindi che darvi appuntamento al GB20 di Montepulciano questo sabato, per una serata all’insegna dell’acid rock e di interessanti contaminazioni etniche. Qui l’evento su Facebook.

Discografia:

Beyond The Stars (2004)
Hard Stories (2010)
Introducing Night Sound (2013)
Magnifier (2015)
Live Freak (2017)

Riferimenti:

Giöbia – Sito Ufficiale
Giöbia – Pagina Facebook

Nessun commento su Acid-Rock dalle contaminazioni etniche: i Giöbia al GB20

“Tre Gotti al Campino”, il festival che scuote Trequanda

Immersa nel cuore verde della provincia di Siena c’è, splendida, Trequanda e al centro di Trequanda c’è uno dei parchi con la vista più bella che si possa ottenere. In…

Immersa nel cuore verde della provincia di Siena c’è, splendida, Trequanda e al centro di Trequanda c’è uno dei parchi con la vista più bella che si possa ottenere. In questo parco, da nove anni, i giovani gravitanti attorno ad un circolo ARCI presente nel piccolo borgo mettono in piedi un festival estremamente rock’n’roll. Estremamente puntuale nelle scelte stilistiche che offrono al pubblico agostino, invitano artisti sempre rigorosamente underground, orientanti nelle forme post-grunge del panorama rock italiano. È il quartier generale degli Impatto Zero, che noi abbiamo già incontrato (Impatto Zero) e che canalizza un flusso creativo locale in una delle ambientazioni più belle e particolari cui si possa ambire per un festival.  Il Parco della Mura Ornella Pancirolli si estende su una vasta area verde prossima al borgo di Trequanda e comprende, un campo di calcetto, una piattaforma in cemento, con tribuna ad anfiteatro.

Durante gli allestimenti del festival ho incontrato Domenico Perugini, direttore artistico del festival, e Fabrizio Nardi, presidente del circolo ARCI di Trequanda.

La vostra ambientazione è diversa rispetto a quella di altri festival che si fanno da queste parti. Cosa ha signficato per voi tirare su un festival di rock undeground qui?

Domenico Perugini: Abbiamo iniziato nove anni fa, un po’ per la solita apatia di provincia, un po’ per il paese piccolo che ci sembrava limitante. Non c’era altro, oltre la festa de l’Unità. Decidemmo quindi di offrire qualcosa che fosse più interessante per noi. Eravamo giovanissimi e mettemmo in piedi un festival di due giorni senza un soldo. L’anno di svolta è stato il 2014, in cui hanno suonato da noi i Management del Dolore Post Operatorio. Abbiamo iniziato ad invitare artisti che avessero un pubblico nazionale. Da lì abbiamo fatto sempre meglio, e siamo arrivati ad ospitare importanti nomi del panorama indipendente italiano: Diaframma, Giorgio Canali, Gazebo Penguins, Gli Scontati. Tutto questo senza grandi sponsor, contando solo sui soldi che abbiamo raccolto ad ogni edizione per quella successiva.

 

Fabrizio Nardi: le associazioni del luogo devono portare vantaggi al territorio cui appartengono. L’arci non solo con il Tre Gotti al Campino ma anche con la festa dell’olio, fa da collettore sociale, riunisce i giovani e migliora il posto in cui viviamo. Trequanda ci fornisce uno spazio bellissimo in cui organizzare una festa e noi cerchiamo di ricambiare anche nei confronti del paese attraverso aiuti alle altre attività culturali svolte nel nostro paese durante l’anno. Il nostro circolo conta cinquanta tesserati, una minima parte è formata da over-sessanta, la stragrande maggioranza invece è composta da ragazzi introno ai vent’anni, ed è una cosa molto particolare, rispetto alla media dei tesserati ARCI del resto d’Italia. Quando andiamo alle riunioni provinciali infatti siamo sempre i più piccoli. Qui c’è un presidente di 23 anni, un vice di 25, e su dodici consiglieri, dieci hanno meno di trent’anni.

Parliamo dell’evento di quest’anno: quali sono le novità?

Domenico Perugini: la novità più grande è che quest’anno ci siamo ancora di più allargati e abbiamo aggiunto un ulteriore giorno. Da quest’anno c’è anche il giovedì. C’è un ulteriore dispendio di energie. Tutto il festival si è ingrandito. Dal punto market, agli incontri presentazioni di libri che verranno fatti tutte le sere prima dell’inizio dei live, fino allo spazio tattoo. La proposta è ancora più varia. La formula è quella collaudata degli altri anni con rilevanti ampliamenti.

Sugli artisti? Come vi siete orientati?

Domenico Perugini: Abbiamo come sempre cercato di osservare le proposte del mondo musicale attuale e guardare all’Alt Rock nostrano. Oltre a selezionare gli artisti che ovviamente ci piacciono, preferiamo sempre chiamare quelle persone che conosciamo personalmente. Nella nostra breve esperienza come band (gli Impatto Zero, Domenico ne è il bassista. ndr) siamo entrati in contatto con un reticolo sociale che cerchiamo di sfruttare, quando ci troviamo a dover definire la line up di Tre Gotti al Campino.  Sia per la serata di apertura, per la quale si esibiranno tre band locali che si stanno affermando in un’area più vasta e stanno ricevendo critiche positive – i Canale 52 di Cortona, i Dudes di Chiusi  e i Belindà di Farnetella –  sia per i nomi più importanti di questa edizione: i Voina che quest’anno abbiamo fatto benissimo, aperti dagli A Pezzi, e gli One Dimensional Man, che sono una di quelle band che ci ha cresciuto e che non ci sembra vero aver portato qua. Domenica suoneranno gli Sbanebio, che sono amici se non altro perché già hanno suonato in al Tre Gotti al Campino, e i Carbonara Blues, che vengono da Rapolano Terme e quindi giocano in casa. Viviamo questo festival come un ritrovo tra musicisti che conosciamo e a cui ci fa piacer mostrare casa nostra. In più diamo la possibilità a tutti di sentire qualcosa di diverso. Cerchiamo di essere ancora marcatamente underground e non cedere alla dimensione “pop” dell’indie italiano.

Gli Impatto Zero suoneranno Sabato prima degli One Dimensional Man. Come la vivete?

Domenico Perugini: Noi come impatto zero partecipiamo ancora una volta al “nostro” festival. Abbiamo preso poche date perché stiamo scrivendo e lavorando al nostro album e abbiamo delle scadenze impellenti, però questo è il nostro festival, qui siamo nati e qui continuiamo ad essere…

È un po’ il vostro quartier generale… e invece, l’aspetto gastronomico?

Fabrizio Nardi: Come ogni festa che si rispetti a TGAC non può mancare lo stand gastronomico e presenta una selezione di piatti che è molto legata alla tradizione,  non possono mancare i pici e la tagliatella al ragù di chianina. Ogni sera poi c’è anche una pizzeria. Oltre alle birre artigianali poi, facciamo una selezione dei vini del comune di Trequanda, che sostengono il festival. C’è buona musica, buon cibo, buon vino e ottime birre. La scenografia è tra le più belle cui si potrebbe auspicare. Mancare sarebbe un peccato.

Nessun commento su “Tre Gotti al Campino”, il festival che scuote Trequanda

La Fuzz Orchestra arriva al GB 20 Club

La Fuzz Orchestra, originaria di Milano, è una delle band più attive del panorama underground italiano: a breve si esibirà anche in Valdichiana, dove porterà il suo originale mix tra…

La Fuzz Orchestra, originaria di Milano, è una delle band più attive del panorama underground italiano: a breve si esibirà anche in Valdichiana, dove porterà il suo originale mix tra musiche heavy rock e soundtrack in una performance live al Gb20 Club. Nata nel 2006, la band può vantare quattro album e centinaia di concerti tra Italia, Europa, Stati Uniti e Giappone. Le composizioni sono molto particolari: il sound è infatti basato su batteria e chitarra, su cui si innestano flussi noise e audio samples tratti da filme documentari.

L’album di esordio è del 2007, chiamato proprio “Fuzz Orchestra”, edito da Wallace Records e Bar La Muerte: 30 minuti di musiche istintive e taglienti, tra i Black Sabbath ed Ennio Morricone, in cui si innestano narrazioni di temi della storia italiana come la Resistenza o lo stragismo. Nel 2009 segue l’album “Comunicato n°2”, con un sound più oscuro e brutale, che ripercorre tematiche relative a momenti di rivolta verso il potere che hanno attraverso la seconda metà del Novecento italiano.

Il punto di svolta avviene nel 2011, quando alla coppia iniziale composta da Luca Ciffo (chitarra) e Fabio Ferrario (audio samples e noise) si unisce il batterista Paolo Mongardi, grazie al quale la Fuzz Orchestra arricchisce il materiale iniziale con nuove sonorità heavy rock anni ’70. Dalla nuova formazione scaturisce l’album “Morire per la patria”, edito da Wallace Records: un disco complesso e dai toni cupi, che affronta i temi che più stanno cari alla band, con la collaborazione di musicisti come Enrico Gabrielli, Xabier Iriondo, Dario Ciffo ed Edoardo Ricci. Nel 2014 la Fuzz Orchestra partecipa alla riedizione dell’album “Hai paura del buio?” degli Afterhours, collaborando al rifacimento del brano “Questo pazzo pazzo mondo di tasse”.

L’ultima fatica della band è “Uccideteli tutti! Dio riconoscerà i suoi”, pubblicato da Woordworm records nel 2016. Un disco che esemplifica lo spirito della Fuzz Orchestra e chi si interroga sul dramma sociale dell’uomo, che ritorna a farsi domande esistenziali concentrandosi su temi come l’apocalisse, la morte e il giudizio divino.

La Fuzz Orchestra si esibirà al Gb20, in piazza Savonarola a Montepulciano, sabato 20 maggio; l’ingresso è libero con tessera Cat 2017, il costo della tessera è 10 euro con validità annuale e ottenibile sul luogo la sera stessa dell’evento.

Nessun commento su La Fuzz Orchestra arriva al GB 20 Club

Il rock visionario dei Mother Island al Gb20

Da Vicenza a Montepulciano il passo non è affatto breve: ma le distanze spaziali non sembrano spaventare i Mother Island, così come le distanze temporali. Si tratta infatti di una…

Da Vicenza a Montepulciano il passo non è affatto breve: ma le distanze spaziali non sembrano spaventare i Mother Island, così come le distanze temporali. Si tratta infatti di una band che attinge a piene mani dal rock visionario degli anni ’60, dai Jefferson Airplane ai Velvet Underground e dalla tradizione psichedelica che ha edificato le fondamenta della musica contemporanea.

I cinque membri dei Mother Island, uniti da questo filo conduttore che li porta a reinterpretare il rock visionario, provengono da diverse esperienze musicali: Diego Pianalto, Nicola Bottene, Niola Tamiozzo e Nicolò De Franceschi ruotano attorno alla cantante Anita Formilian, voce d’altri tempi che ricorda i timbri di Amy Winehouse e Martina Topley Bird. L’unione delle diverse esperienze ha portato alla formazione di un sound che è stato definito come “il caldo torrido della psichedelia westcostiana filtrato da una lisergica nebbia britannica”.

I Mother Island hanno registrato il loro primo album nel 2014, dal titolo “Cosmic Pyre”: 12 tracce registrate interamente in analogico e rilasciate su vinile da Go Down Records. La maturità artistica arriva con il secondo LP, “Wet Moon”, uscito nel 2016: un album sofisticato e completo che permette alla band vicentina di consacrare il proprio stile, tra atmosfere surreali al chiaro di luna. L’album può essere ascoltato nella loro pagina su Bandcamp.

Con questo secondo album si realizza pienamente il combo project che ha unito i membri della realtà vicentina come The Secret, Whales and Aurora, Oslow , CSCH , Godless Crusade e Vertical. “Wet Moon” riesce a sintetizzare l’energia che scaturisce dai concerti dei Mother Island, capaci di evocare atmosfere malinconiche, e le sonorità psichedeliche e sensuali che caratterizzano la vocazione artistica della band. Un quintetto che trova la sua forza musicale nel reinterpretare la tradizione degli anni ’60 e renderla pienamente attuale.

I Mother Island si esibiranno al Gb20, in piazza Savonarola a Montepulciano, sabato 25 marzo; l’ingresso è libero con tessera Cat 2017, il costo della tessera è 10 euro con validità annuale ed ottenibile sul luogo la sera stessa dell’evento.

Nessun commento su Il rock visionario dei Mother Island al Gb20

Tori Amos: il tour della consapevolezza (e delle canzoni ritrovate)

Per questo Unrepentant Geraldines Tour 2014, Tori Amos ha voluto strafare, agli occhi di una persona normale. O forse, agli occhi di un appassionato, ha voluto fare ciò che le è sempre…

Per questo Unrepentant Geraldines Tour 2014, Tori Amos ha voluto strafare, agli occhi di una persona normale. O forse, agli occhi di un appassionato, ha voluto fare ciò che le è sempre venuto bene, solo che la Nostra se l’era dimenticato… Per poco meno di due lustri (eccezione fatta per i tour 2010, 2011 e 2012, che hanno segnato una netta e commovente ripresa). Che cosa sa far bene? Sa dare ogni volta una nuova vita e una nuova veste a una sua canzone, soprattutto quando questa è stata apparentemente dimenticata per anni, ed è un motivo per cui vederla live secondo chi scrive è diventato più importante che un disco – che sinceramente, dopo “Scarlet’s Walk“, uno dei miei album preferiti scritti da lei, poteva anche iniziare a farne uno ogni cinque, sei, sette anni, che ci saremmo risparmiati certi capitoli evitabili della sua carriera, sino a quel momento impeccabile. Ed è anche colpa dei fan più accaniti, di quelli “io perdono tutto a Tori Amos“, che hanno fatto sì che ci fossero anche dei momenti raccapriccianti ed estremamente tristi nella sua carriera. Ma questo è un altro discorso.

Pregare non è nel mio stile, ma se Tori iniziasse a prendere esempio da Peter Gabriel, che è undici anni che non fa un disco di inediti in studio, eppure fa ancora tour con l’energia di un ragazzino e la fame non la fa a 63 anni suonati… Sarebbe meglio. Torniamo al discorso serio.

Torniamo alle canzoni dimenticate, che hanno goduto di nuova vita, ne prendo due come un puro esempio: “iieee” e “In The Springtime Of His Voodoo“, rispettivamente tratte da “From The Choirgirl Hotel” – album splendido per quello che mi riguarda – e da “Boys For Pele” – un album difficile, un po’ deprimente e indigesto, sempre per quello che mi riguarda. Soprattutto per la seconda canzone, data la provenienza, è quella che ha goduto di una splendida rivisitazione e riarrangiamento: nella data di Milano del 3 Giugno, alla quale ero presente, mi sono trovata di fronte a una cavalcata piena di brio e allegria. Era una canzone energica, come si era sempre meritata di essere. Anche “iieee”, proposta in altre date, era decisamente viva, sofferta e sentita nell’arrangiamento senza band – ed era la prima volta in assoluto che veniva eseguita senza band, dal lontano… 2003, forse? Così come qualsiasi brano preso da “The Beekeeper“, eseguito solo al pianoforte, ed eventualmente tastiera o pianoide, gode della bellezza cristallina che ha sempre avuto in potenza, ma chissà per quale oscuro motivo, quell’album nel 2005 sembrava una scialba jam session con la sua band, con arrangiamenti noiosi e piatti. “Marys Of The Sea” e “The Power Of Orange Knickers” (non ridete!) in questo tour 2014 godono di ottima salute e sono canzoni semplicemente splendide. Per non parlare delle innumerevoli cover che ha proposto nel corso del tour: da mangiarsi le mani per non aver visto “Red Rain” di Peter Gabriel, se non su YouTube, proposta nella data di Zurigo; ma non solo, ha omaggiato Conchita Wurst in una data in Austria con “Rise Like A Phoenix”, mentre in Russia ha avuto un momento estremamente trash (però le si ascoltava tutti, da adolescenti) con “Not Gonna Get Us” delle Tatu. Parlando personalmente, poi, ho sempre avuto un debole per la sua versione di “Total Eclipse Of The Heart“, di Bonnie Tyler e di “Running To Stand Still” degli U2. 

Un altro aspetto che rende questo tour unico, poi, è il fatto che al momento, Tori stia tirando fuori tutto il suo repertorio: si è perso il conto delle canzoni che ha suonato, tra cover e brani suoi, ma si è abbastanza certi che abbia superato le 250 canzoni. È andata a riprendere brani che non suonava da tempo, che suonava poco e li ha riproposti. E questo, forse, è anche merito del fatto che lei accetti richieste da parte dei fan per quanto riguarda le canzoni da suonare (e personalmente, posso dire che due volte su due ha esaudito i miei desideri): chissà, ora che sta terminando il tour europeo, in quello americano riserverà nuove sorprese e canzoni rispolverate per l’occasione. Sperando anche nel buongusto dei fan americani, che sono quelli più accaniti e, appunto, con meno cognizione di cosa sia trash o che cosa sia memorabile. Scusate fan americani, ma non mi siete mai andati troppo giù, perché avete sempre fatto parte di quella categoria “Ma American Doll Posse è un bell’album. Devi solo dargli del tempo” e siete sempre stati quelli che si sbrodolavano anche di fronte a una brutta canzone di Tori. Ricordatevi che dovreste essere degli EWF, degli ears with feet. E che Tori a suo tempo andava tenuta con i piedi per terra, sempre per la faccenda che si sarebbe risparmiata dei momenti imbarazzanti nella sua carriera.

In tutto questo, infine, c’è una cosa che mi ha fatto veramente piacere: rivedere Tori con i suoi capelli, sgonfia dal botox degli anni 2005 – 2009, in forma, sorridente e piena di energia. Consapevole anche dei suoi splendidi 50 anni.

Nessun commento su Tori Amos: il tour della consapevolezza (e delle canzoni ritrovate)

Type on the field below and hit Enter/Return to search