La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

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“Dis-Order”, il teatro di LaBute a Montefollonico: intervista a Benedicta Boccoli

Sabato 9 Marzo 2019, al Teatro di Montefollonico, va in scena Dis-Order, con Benedicta Boccoli e Claudio Botosso, per la regia di Marcello Cotugno. Il testo è di Neil LaBute,…

Sabato 9 Marzo 2019, al Teatro di Montefollonico, va in scena Dis-Order, con Benedicta Boccoli e Claudio Botosso, per la regia di Marcello Cotugno. Il testo è di Neil LaBute, regista, sceneggiatore e drammaturgo americano, e affronta i lati più intimi e più oscuri di una coppia, un confronto teso e vibrante tra un uomo e una donna che dovranno trovare la forza di amarsi o arrendersi agli eventi.

Il testo di Neil LaBute è diviso in due atti unici in cui i protagonisti sono un uomo e una donna, giunti in entrambi casi a momenti critici della loro relazione. Il tratto d’unione dei due fraseggi narrativi è la presenza – decisiva – di un oggetto-feticcio: il telefono mobile. L’autore non lo fa apparire come mero accessorio quotidiano, ma come elemento drammaturgico decisivo ai fini del destino dei personaggi.

Nel primo atto, intitolato Land of Death, lei è incinta e vuole tenere il bambino, lui no. È mattina. Lui va a colazione dal suo capo per festeggiare la conclusione di un grosso affare, lei in clinica per abortire. Appena terminato l’intervento la donna riceve un messaggio sul suo cellulare. È suo marito: ha cambiato idea. Lavora al World Trade Center ed è l’11 settembre 2001. Nel secondo atto, Helter Skelter, marito e moglie si incontrano in un elegante ristorante, per una pausa dallo shopping natalizio. È una coppia che sembra avere tutto ciò che può confortante: denaro da spendere e due figli. La donna chiede al marito di poter usare il cellulare per chiamare i bambini, dato che il suo è scarico. L’uomo mette in scena una lunga e buffa situazione per sottrarsi alla richiesta della moglie di usare il suo cellulare: sa che sul display del cellulare apparirà il nome della donna di cui è l’amante.

Abbiamo intervistato Benedicta Boccoli qualche giorno prima dello spettacolo.

LaV: Dis-Order è uno spettacolo che affonda nell’intimo della coppia. Si possono affrontare temi collettivi anche spiando l’intimità e il privato delle persone?

Benedicta Boccoli: Certo. È la forza di questo testo. Lo spettacolo coinvolge molto il pubblico. È molto cinematografico. L’inquadratura è molto semplice. Non abbiamo scenografie ma solo un tavolo e due sedie, oltre alle luci e alle musiche. Tutto è dato dall’emotività. Gioca sull’uso del telefono cellulare che è oggi comune a tutti. Un po’ come Perfetti Sconosciuti ma ricordiamo che questo testo è stato scritto molto prima del film di Genovese. Io ho lavorato molto nel comico e nel brillante, ma mi sono innamorata di questo testo che, pur non essendo una commedia, porta in sé un alto tasso di verità. Questo coinvolge moltissimo il pubblico. Io ho iniziato a confrontarmici facendo delle letture pubbliche, durante l’estate. Letture in piazza… puoi immaginare cosa significhi fare una lettura in una piazza italiana d’estate, con i passeggini, i bambini che corrono e tutte le distrazioni del caso. Ecco, mi sono accorta come durante la lettura di questo testo si generava il silenzio, saliva l’attenzione. Veniva a crearsi un grande ascolto collettivo. Questa cosa mi ha convinto ad approfondire Dis-Order. Ho pensato “ma allora non piace solo a me!”. Abbiamo deciso di farne uno spettacolo. Uno spettacolo scenograficamente spoglio, essenziale,  ma pieno di forza, di emozioni. A mio parere è uno spettacolo empatico. Ha molta sostanza.

 

LaV: Alcuni critici hanno parlato di Dis-Order come di un testo femminista. Sei d’accordo?

BB: La figura dell’uomo esce massacrata da questo testo. Nello spettacolo il maschio è un codardo, uno che non sa prendersi le sue responsabilità, un traditore. Il maschio, tra l’altro, occupa la parte comica del testo, per la sua goffaggine, mentre la donna mantiene più lo spazio del dramma. Quindi sì, sono d’accordo…

LaV: Lavorare in due sul palco, interpretando una coppia di lunga data, significa entrare in profonda sintonia con il partner di scena: come è stato il lavoro con Claudio Botosso?

BB: Io Claudio lo conosco da tempo. Anni fa abbiamo girato un film insieme (Dolce di Latte, di Gianni Leacche, ndr) e siamo amici. Cercavamo un testo da fare, che andasse bene a entrambi. È intervenuta poi la regia di Marcello Cotugno, che è anche in contatto personalmente con Neil LaBute e lo conosce molto bene. Con Claudio, abbiamo poi cominciato ad approcciarci a questo testo in maniera molto genuina: ci siamo ritrovati in casa, nei bar a prendere un tè. In situazioni molto amichevoli con il copione sotto mano, a leggerlo e studiarlo. È stato un lavoro molto puro. Penso che traspaia questa cosa, agli spettatori. Non ci sono sovrastrutture. Si vedono due attori che amano una cosa e adorano recitarla insieme.

LaV: Cosa deve aspettarsi il pubblico di Montefollonico?

BB: Sebbene in questo spettacolo non si rida, questo è uno spettacolo che intrattiene bene. Uso il verbo intrattenere nel suo significato più nobile: è un testo che non rallenta mai, che coinvolge. Come ho già detto è un testo molto empatico, che cerca l’emotività degli spettatori. Il pubblico sarà sicuramente coinvolto dalle vicende e fino all’ultimo momento vorrà sapere come va a finire.

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“M’accompagno da me”, a teatro! Intervista a Michele La Ginestra

“Basta ‘a salute e un par de scarpe nove, poi girà tutto er monno… e m’accompagno da me… ” cantava Ettore Petrolini nel 1932, intonando con la chitarra una frase…

“Basta ‘a salute e un par de scarpe nove, poi girà tutto er monno… e m’accompagno da me… ” cantava Ettore Petrolini nel 1932, intonando con la chitarra una frase che, a distanza di quasi novant’anni, concede ancora spunti di riflessione. “M’accompagno da me” è infatti oggi anche il titolo dello spettacolo che Michele La Ginestra porterà in scena, per la regia di Roberto Ciufoli, sabato 16 febbraio al Teatro Vitolo di Montefollonico.
La stagione teatrale torritese si apre pertanto con il ritorno di Michele La Ginestra, che l’anno scorso era salito sul palco degli Oscuri, attualmente in ultima fase di ristrutturazione, con Sergio Zecca per la commedia “Due di notte“.
Tutta un’altra storia questa volta, invece, in quanto si tratterà di un one man show, come l’ha personalmente definito La Ginestra il quale, a pochi giorni dalla data dello spettacolo, ne ha raccontato qualche dettaglio.

M’accompagno da me” dal 2017 è stato allestito con successo in molti teatri italiani, tra cui anche il Sistina di Roma. Si sono aggiunti man mano nuovi elementi a questo spettacolo?

«La pièce conserva, data dopo data, la sua cifra comica, attraverso una sceneggiatura che invita il pubblico alla risata ora più spontanea, ora più ricercata, ora da accogliere con un po’ di commozione. Non si tratta di un monologo ma dell’incontro tra il pubblico e una serie di personaggi, messi a punto continuamente nel corso degli anni, e le loro storie».

Una serie di diverse situazioni, quindi?

«Sì, sul palco, trasformato per l’occasione nella cella di un carcere, si susseguiranno tante personalità, alcune realistiche e altre improbabili, accomunate tra loro dal fatto di avere come interlocutore un giudice con il quale confrontarsi sui reati commessi».

A cosa si deve la scelta di ambientare lo spettacolo all’interno di un carcere?

«Il carcere costituisce di per sè un luogo dove si riuniscono persone assolutamente diverse tra loro, ma che ad un certo momento vivono l’esperienza di dover rendere conto delle proprie azioni. Questo, all’interno dello spettacolo, offrirà la possibilità di viaggiare tra situazioni imprevedibili e, per certi versi, bizzarre».

Verso quale dimensione si accompagnerà lo spettatore nel corso dello spettacolo?

«Si può dire che tutto lo spettacolo sarà un percorso da compiere anche da soli, che tanto “basta la salute” citando ancora una volta Petrolini, per valorizzare ogni singolo personaggio».

C’è un messaggio dietro alla serie di situazioni rappresentate sul palco?

«L’insieme di tutte le figure regaleranno, come senso ultimo e più profondo, il messaggio che ciascun individuo possiede un grande valore, forse talvolta difficile da comprendere, ma sicuramente degno di essere scoperto e portato alle luci della ribalta».

Quanti saranno al teatro Vitolo, sabato 16 febbraio, alle 19:00 o alle 21:15, potranno assistere a un inizio di stagione che si preannuncia come l’incontro con una raffinata comicità.

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Brandano da Petroio, il pazzo di Cristo

Passeggiando per il piccolo borgo di Petroio, nel comune di Trequanda, sarà capitato a tutti di trovarsi di fronte alla statua in terracotta dedicata a Bartolomeo Garosi, detto Brandano: una…

Passeggiando per il piccolo borgo di Petroio, nel comune di Trequanda, sarà capitato a tutti di trovarsi di fronte alla statua in terracotta dedicata a Bartolomeo Garosi, detto Brandano: una piccola effige raffigurante un eccentrico personaggio nato all’interno di queste antiche mura, e che ha rivestito una particolare importanze nelle vicende religiose del medioevo.

La vita di Brandano: la conversione e le predicazioni

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Le vite dei personaggi illustri, diventati oggetto di beatitudine o di venerazione popolare, sono spesso caratterizzate da una giovinezza libertina e da un drammatico cambiamento che spinge ad abbracciare la fede. È proprio questo il caso di Bartolomeo Garosi (o Carosi, secondo altre fonti), nato a Petroio nel 1486: gli anni della giovinezza li passò in maniera spregiudicata, tra giochi d’azzardo e bestemmie. La conversione alla religione cristiana avvenne nel giorno in cui, mentre zappava il suo campo, venne colpito sulla fronte e in un occhio da una scheggia di pietra. Brandano lo interpretò come un segno divino e cominciò a predicare la parola di Cristo in Valdichiana: prima nel paese natale di Petroio, poi nel borgo di Montefollonico, dove si trasferì con la famiglia.

Abbandonata anche la famiglia, Brandano proseguì la sua opera di predicazione solitaria a Siena, vivendo soltanto di elemosina. Nei suoi sermoni attaccava i potenti, invitava alla penitenza e diffondeva profezie di sciagura. Era solito girovagare con un abito bianco addosso, scalzo e senza cappuccio, e predicava con un crocifisso in una mano e un teschio nell’altra, per ricordare che la morte arrivava per tutti e che era necessario impegnarsi nelle opere buone durante la vita. Era lui stesso a farsi chiamare Brandano, relativo al “gran brando che mi ha dato Dio per riprendere i ladroni e i peccatori di tutte le specie”.

I suoi modi provocavano venerazione da parte di chi lo ascoltava, ma anche derisione e rabbia: nelle campagne e nelle strade senesi poteva essere sbeffeggiato o preso a bastonate, ma non demordeva. Le sue invettive colpivano principalmente i potenti, che spesso non lasciavano correre le offese senza reagire: godeva però di una particolare protezione a Siena, dove i signori locali gli consentivano di operare nell’assistenza agli ammalati dell’ospedale e nella protezione ai mendicanti di strada.

La corte pontificia, il ritorno a Siena e la morte

Dopo aver viaggiato come eremita per l’Italia, la Francia e la Spagna, Brandano si trasferì a Roma. Alla corte pontificia non abbandonò le sue caratteristiche eccentriche, anzi, si scagliò con forza contro la corruzione dell’epoca: senza alcun rispetto per le autorità ecclesiastiche, insultava i cardinali, distribuiva ossa di morto, ammonimenti e sciagure. Papa Clemente VII arrivò a imprigionarlo più volte, e la leggenda dice che lo fece addirittura incatenare e gettare nel Tevere. Brandano ne sarebbe riemerso miracolosamente vivo, e questo episodio non fece che aumentare la sua venerazione da parte di alcuni e la rabbia da parte di coloro che lo avversavano.

Tornato a Siena, le mutate condizioni politiche gli consentirono di diventare una vera e propria icona della predicazione religiosa contro il potere. Le sue profezie di sciagura e le sue ramanzine fecero infuriare gli spagnoli, che nel 1548 governavano Siena; dapprima venne mandato in esilio per undici giorni, poi, dopo che ebbe preso a sassate un soldato spagnolo per protesta contro la costruzione della Fortezza, venne cacciato definitivamente a Piombino. Brandano tornò a Siena nel 1552, quando la città si liberò dal controllo degli spagnoli, e contribuì a difendere la Repubblica dall’attacco dei Medici, aiutando i poveri, i malati e gli affamati.

Brandano morì nel 1554, all’età di 68 anni, poco prima della caduta della Repubblica senese. La venerazione da parte del popolo era così diffusa da far dimenticare i modi eccentrici; gli atteggiamenti violenti con cui inveiva contro le autorità politiche e religiose avevano rafforzato la sua fama, sia a Roma che a Siena. Gli strati sociali più poveri apprezzavano queste sue caratteristiche, e durante una predica dai toni particolarmente violenti a Radicofani era stato chiamato “Il Pazzo di Cristo”. Dopo la morte il suo corpo venne esposto per tre giorni nella chiesa di San Martino; dei suoi resti si sono però perse le tracce. Nel 1612 l’Arcivescovo di Siena promulgò un editto in cui invitava la popolazione a venerarlo come Beato: la Chiesa non ha però portato avanti il processo di beatificazione.

Le profezie e le storie popolari

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Il ritratto di Brandano custodito nel Museo dell’Arciconfraternita di Misericordia di Siena

Eremita e predicatore, Brandano è diventato famoso nei ceti popolari principalmente per le sue profezie. La sua attitudine a scagliarsi contro i soprusi dei governanti e la corruzione delle autorità ecclesiastiche, come già detto, gli permisero di guadagnarsi una vasta popolarità nelle campagne senesi.

Le sue profezie di sventura gli valsero non soltanto la venerazione, ma anche la sopravvivenza di detti popolari tramandati dal XVI secolo in poi. Sono molte le storie popolari e le espressioni che vengono attribuite al “beato” o al “poro” Brandano, tra cui si fatica a distinguere la sua attività da predicatore da ciò che il folclore locale ha attribuito alla sua figura in fase successiva.

Le sue profezie in rima erano facili da ricordare, simili ai proverbi popolari: “Siena Siena, metti la Signora nel cervello, se no andrai in bordello”; “Guai a te, Siena, quando i tuoi lupi porteranno il campano e i monti scenderanno al piano”; “Siena, Siena, incomincia ad arrivare la piena” erano tutti riferimenti profetici dell’invasione spagnola a opera dei Medici.

Anche a Roma si fece notare per le sue profezie: “Roma, Roma, da qui a poco sarai doma” anticipava il sacco di Roma, mentre “Lume, lume, il papa non vede più lume” e “Non più Medici, siamo tutti sani” anticipava la morte di Papa Clemente VII (Giulio de’ Medici). La più specifica profezia di sciagura rivolta alla corte papale è una delle più famose: “Bastardo sodomita, per i tuoi peccati Roma sarà distrutta. Confessati e convertiti, perché tra 14 giorni l’ira di Dio si abbatterà su di te e sulla città”.

Oltre ai Medici, i bersagli preferiti delle invettive di Brandano erano gli spagnoli, soprattutto nel suo periodo senese. “Don Diego tu questa tela l’ hai ordita male, ti mancherà il ripieno, perché Iddio te la taglierà e non la finirai” diceva sulla costruzione della Fortezza. Il suo patriottismo verso la Repubblica senese risulta evidente anche nelle invettive lanciate contro Giulio III: “Io vi avviso Santo Padre, anzi Pastore, che voi non pigliate impresa contro la città vecchia di Siena, che è città dell’alta Reina che l’ha guardata e guarderà, e chi contra ci verrà malcontento se ne partirà”.

Accanto alle predicazioni di Brandano e alle sue reprimende nei confronti delle autorità esistono una serie di motti, detti popolari e profezie che si sono tramandate nelle campagne, mischiandosi alla religiosità popolare e alla controversa figura del beato di Petroio. Ancora oggi, in Valdichiana è dintorni, è possibile imbattersi in anziani contadini che recitano a memoria le profezie attribuite a Brandano: “Quando le macchie saranno giardini sarà un vivere d’ assassini” oppure “Quando le carrozze cammineranno senza cavalli, sarà un mondo di travagli”.

Per approfondire:

Treccani: Bartolomeo da Petroio

Ecomuseo Valdichiana: Brandano

Gianini Belotti, E., Trequanda & Dintorni, Editrice Donchisciotte

Nello Cortigiani, Brandano, Edizione Cantagalli

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Il Vin Santo tra storia, leggenda e tradizione

Il Vin Santo è uno dei più antichi simboli dell’ospitalità toscana. Offrire un assaggio di quest’ “oro liquido”, significava riconoscere nell’altra persona un carissimo amico o una figura di notevole…

Il Vin Santo è uno dei più antichi simboli dell’ospitalità toscana. Offrire un assaggio di quest’ “oro liquido”, significava riconoscere nell’altra persona un carissimo amico o una figura di notevole prestigio, alla quale era obbligo riservare il miglior trattamento possibile.

Un prodotto prezioso dunque e raffinato, le cui origini affondano nella notte dei tempi. Le tecniche di produzione si tramandano di padre in figlio come un’eredità da custodire gelosamente.

Diverse sono le versioni sulla storia del Vin Santo e sull’etimologia del suo nome.  Secondo una vulgata senese, nell’Anno del Signore 1348, momento funesto per l’intera Europa flagellata dalla Peste Nera, si dice che un frate francescano usasse il vino impiegato solitamente durante l’omelia, per curare gli appestati. Da qui si diffuse la convinzione che avesse miracolose proprietà terapeutiche, e con essa l’appellativo di “santo”. Circa un secolo dopo, durante il concilio di Firenze del 1439, il metropolita Giovanni Bessarione mentre stava bevendo il vin pretto pare che avesse esclamato: “Questo è il vino di Xantos”. Il fine umanista si stava probabilmente riferendo ad un vino passito di Santorini. I suoi commensali confusero il termine Xantos con “santos”, pensando che Bessarione avesse scoperto caratteristiche salvifiche del prodotto.

Una variante di questo aneddoto, molto più prosaica, racconta che Bessarione avesse semplicemente usato la parola “xantos” per riferirsi al colore giallo del vino (ξάνθος in greco vuol dire appunto giallo). Quasi sicuramente l’origine etimologica più verosimile del Vin Santo, deriva dall’uso che se ne faceva durante le funzioni religiose.

Dal punto di vista enologico, il Vin Santo è un vino passito, ottenuto dalla vinificazione di uve passite, ossia uve che hanno subito un lungo processo di disidratazione. Questo comporta una separazione dell’acqua dagli acini, e di conseguenza una concentrazione zuccherina molto alta. L’appassimento delle uve, che in Toscana si fa principalmente negli appassitoi, rappresenta un passaggio lungo e costoso, soprattutto per la produzione di tipo industriale.

Le uve più usate per fare il Vin Santo sono il Trebbiano toscano, la Malvasia del Chianti, il Canaiolo Bianco e il San Colombano. L’abbinamento più famoso e con i cantucci ma anche con un qualsiasi altro dessert, quando il Vin Santo presenta delle note dolci, ma può benissimo essere accompagnato con formaggi erborati o con i crostini neri al fegato quando tende al secco.

In Valdichiana questo prezioso nettare è onorato i primi giorni di dicembre a Montefollonico, borgo bandiera arancione Touring Club del comune di Torrita di Siena, dove ogni anno si tiene “Lo gradiresti un goccio di Vin Santo?”, evento che premia il miglio Vin Santo artigianale. Il piccolo borgo tra la Valdichiana e la Val d’Orcia celebra il Vin Santo con una serie di eventi, degustazioni, spettacoli e dibattiti tematici e Montefollonica diventa per l’occasione una simbolica capitale di ancestrali usi e costumi toscani.

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A Montefollonico si celebra la musica, con il Concerto di Santa Cecilia

Lunedì 8 Dicembre 2014 a partire dalle ore 10:30 si terrà presso la Chiesa del Triano di Montefollonico (Torrita di Siena) il Concerto in onore di Santa Cecilia, patrona della…

1461022_233783040124774_525662254_nLunedì 8 Dicembre 2014 a partire dalle ore 10:30 si terrà presso la Chiesa del Triano di Montefollonico (Torrita di Siena) il Concerto in onore di Santa Cecilia, patrona della musica.

Grazie al Patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Torrita di Siena ed alla fattiva collaborazione dell’Assessorato alla Cultura, la Filarmonica approda nella Chiesa del Triano per festeggiare questa importante ricorrenza.

Il programma del Concerto di Santa Cecilia prevede l’esecuzione di musiche da film e di alcuni brani originali appositamente scritti per organico bandistico. Nell’intervallo tra la prima e la seconda parte sarà inoltre possibile assistere anche all’esibizione dei giovani allievi della ‘Junior Band’ della Scuola di Musica della “Società Filarmonica G. Monaco La Samba”.
Il gruppo è nato a seguito di un progetto fortemente voluto dalla Filarmonica, il quale viene patrocinato dall’Amministrazione Comunale di Torrita di Siena, in collaborazione con la direzione didattica delle scuole elementari.
Il progetto, iniziato nel 2005, prevede l’insegnamento della propedeutica musicale sin dalla prima elementare. Tale iniziativa nasce dalla maturata consapevolezza dell’importanza che, a livello formativo, riveste l’apprendimento del linguaggio e della cultura musicale sin dalla tenera età ed ha già mostrato i suoi primi risultati concreti con l’inserimento di nuovi giovani elementi nel gruppo musicale e nell’avvicinamento di molti bambini al mondo della musica. Infatti, ciò è dimostrato nel consistente incremento delle iscrizioni alla Scuola di Musica della Società Filarmonica stessa.

Comunicato stampa della Società Filarmonica G. Monaco La Samba del 2 dicembre 2014.
Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla nostra redazione.

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Lo gradireste un goccio di vinsanto? XI edizione

A Montefollonico, Torrita di Siena, dal 6 al 8 dicembre 2014, torna “Lo gradireste un goccio di vinsanto?”, manifestazione enogastronomica dedicata al Vinsanto. Offrire il Vinsanto, in piccole dosi, trattandosi…

A Montefollonico, Torrita di Siena, dal 6 al 8 dicembre 2014, torna “Lo gradireste un goccio di vinsanto?”, manifestazione enogastronomica dedicata al Vinsanto.

Offrire il Vinsanto, in piccole dosi, trattandosi di un prodotto davvero prezioso, è uno dei gesti più antichi dell’ospitalità toscana ed ancora oggi, offrirlo agli amici, è una tradizione ancora viva.

Il Vinsanto è una produzione enologica caratteristica della zona di Montefollonico che gode di un impianto di vitigni D.O.C. I.G. ed I.G.T., ed è per questo motivo che Montefollonico è famoso come “Il borgo del Vin Santo”. Per questo motivo, in questa zona, ci sono molti produttori che si dedicandocano, con grande attenzione, alla salvaguardia della  tradizione di un prodotto di nicchia, non solo da commercializzare e promuovere, ma da tutelare, in quanto espressione di un sentimento di attaccamento ad antiche tradizioni e valori.

L’edizione 2014 di “Lo gradireste un goccio di Vin Santo?” presenta un calendario ricco di eventi legati alla produzione dei Vinsanto locali ed assume la valenza di un racconto utile per ripercorre il lavoro di chi ha lasciato in eredità come dono di ospitalità e di storia delle migliori tradizioni. Il programma della manifestazione mette a confronto la tradizione toscana con le produzioni più moderne.

All’interno del calendario degli eventi, torna il Concorso “Il miglior Vin Santo fatto in casa”, competizione aperta a tutti quei produttori amatoriali che producono Vinsanto per piacere e per diletto, ma non per la commercializzazione. La valutazione organolettica dei Vinsanto sarà affidata ad un Panel Test costituita dall’Amministrazione Provinciale di Siena e nomi importanti del panorama enologico italiano. La metodologia applicata valorizzerà i tratti caratteristici e significativi della produzione di Vin Santo, attraverso una valutazione scientifica e calibrata ma con un occhio attento alla tradizione e tipicità del prodotto.

Ricordiamo che Montefollonico è una suggestiva cornice nel cuore della Valdichiana Senese, una fucina di iniziative e occasioni tutte tese alla scoperta di luoghi e prospettive che testimoniano la cura nella conservazione e valorizzazione di un patrimonio non solo architettonico di grande valore, ma soprattutto sociale e culturale.

Alla manifestazione, lunedì 8 dicembre dalle ore 16:00, sarà presente anche la condottta Slow Food – Montepulciano Chiusi, che preparerà delle ricette tipiche della tradizione culinaria locale.

Per conoscere e sapere qualche curiosità in più sul Vinsanto cliccare qui.

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Ci Vediamo a Teatro: si apre la nuova stagione teatrale di Torrita

Il Teatro degli Oscuri di Torrita apre le suo porte per una nuova stagione teatrale, quest’anno all’insegna di grandi novità. Infatti, il cartellone di quest’anno è stato realizzato non solo…

Il Teatro degli Oscuri di Torrita apre le suo porte per una nuova stagione teatrale, quest’anno all’insegna di grandi novità. Infatti, il cartellone di quest’anno è stato realizzato non solo nell’ottica del buon teatro, come sempre, ma anche della valorizzazione del territorio e dei giovani.

Per aprire in grande stile, il Comune e la Compagnia Teatro Giovani Torrita presentano lo spettacolo ‘Ci Vediamo a Teatro‘, un nome che già da solo lascia intendere che il Teatro è visto, oltre che come un luogo storico adibito alla rappresentazione, come un luogo dei cittadini, un luogo d’incontro al pari di una piazza o un bar.

Il cartellone prevede sette eventi, che partiranno da gennaio 2015 e saranno integrati da laboratori e spettacoli dedicati ai ragazzi.

Il giorno da segnare sul calendario è il sabato, con l’introduzione di un doppio orario: le repliche andranno in scena alle 19:00 e alle 21:15. Sarà quindi possibile scegliere il turno di abbonamento a seconda dell’orario che risulta più congeniale, per permettere a un pubblico più vasto di usufruire dei servizi del Teatro.

Inoltre, solo per il pubblico abbonato, sarà organizzato un momento di degustazione con prodotti del territorio, per rendere l’appuntamento teatrale un vero e proprio incontro.

Il primo appuntamento è per venerdì 5 dicembre 2015 alle ore 17:00, al teatro B. Vitolo di Montefollonico, per la presentazione alla stampa, agli abbonati e a tutti gli spettatori del cartellone della stagione teatrale. Questa sarà anche l’occasione per conoscere direttamente gli artisti che prenderanno parte alla stagione.

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A Montefollonico torna la Fiera di San Leonardo

Domenica 9 novembre, tra le vie del bellissimo e caratteristico borgo di Montefollonico, frazione di Torrita di Siena, si svolgerà la fiera di San Leonardo, la fiera coincide con i…

Domenica 9 novembre, tra le vie del bellissimo e caratteristico borgo di Montefollonico, frazione di Torrita di Siena, si svolgerà la fiera di San Leonardo, la fiera coincide con i festeggiamenti religiosi del Santo Patrono, che si è celebrata il 6 novembre.

Per tutti i cittadini non è solo una manifestazione, ma è ormai un appuntamento fisso oltre che un importante momento di aggregazione e un modo per far conoscere il territorio e le sue tradizioni. Quest’anno le associazioni montanine sono state coinvolte dal Comune che ha chiesto loro la disponibilità ad organizzare eventi inerenti. Un ricco programma di appuntamenti, dunque, che sarà un momento di coinvolgimento per tutto il paese.

Per tutta la giornata ci sarà la possibilità di curiosare tra i banchini, fare shopping, assistere agli spettacoli e alle iniziative organizzate ad hoc.

Montefollonico è da sempre considerata da tutti la la terrazza naturale sulla Valdichiana, bandiera arancione Touring Club, è anche conosciuto come ”Il borgo del Vinsanto”, manifestazione che si svolgerà , come tutti gli anni nel mese di dicembre.

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Campi Solari di Montefollonico, ancora due posti liberi

Ancora due posti liberi ai Campi Solari di Montefollonico Manca poco al suono della campanella, ma a Montefollonico lo zaino in spalla si mette da fine agosto. Uno zaino con…

Ancora due posti liberi ai Campi Solari di Montefollonico

Manca poco al suono della campanella, ma a Montefollonico lo zaino in spalla si mette da fine agosto. Uno zaino con tanta voglia divertirsi e non pieno di libri e quaderni pesanti. ”Divertimento, voglia di stare insieme e fare gruppo: queste le priorità che ogni anno gli educatori professionali mettono in campo – spiega Loretta Roghi, addetta all’ufficio servizi socio-culturali del Comune di Torrita di Siena – dopo venti anni di esperienza, i campi solari sono ormai una realtà consolidata”.

Come ogni estate si aprono le porte ai bambini delle scuole elementari dai sei agli undici anni e, in accordo con i servizi sociali, anche a tutti quei bambini con problematiche di disagio socio-familiare. ”Una grande opportunità per stare insieme grazie all’associazione Astrolabio e a tutti gli educatori professionali, ogni anno c’è sempre grande partecipazione, anzi, una lunghissima lista di attesa”. Gli anni passano e anche gli educatori diventano sempre più preparati ed esperti. ‘‘Non viene lasciato nulla al caso – conferma Roghi – prima non c’era un progetto preciso, da pochi anni a questa parte, viene seguita una tematica specifica”.

La settimana è già iniziata, ma ancora rimangono due posti per completare la squadra di 25 bambini pronti a tuffarsi nell’apprendimento e nel divertimento. ”Quest’anno non siamo stati invasi di richieste come gli anni passati – spiega l’educatrice Emanuela Cencini detta ”Mariella”- e sicuramente dipende dal periodo”. Fino a pochi anni fa i campi solari iniziavano, infatti, l’ultima settimana di agosto e la prima di settembre.

”Abbiamo iniziato troppo presto e questo ci ha svantaggiato, ma i due bambini che si iscriveranno per la prossima settimana avranno la possibilità di partecipare ad un prezzo ridotto e conveniente (40 euro invece che 80). Per il prossimo anno – anticipa Loretta Roghi – stiamo progettando di fare una settimana in più e quindi dare la possibilità a più bambini di iscriversi”.

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Torrita di Siena, oltre 100mila euro per l’edilizia scolastica

Il sindaco Grazi: “Un fatto importante, un tema cruciale per il nostro futuro” Nuovi stanziamenti per l’edilizia scolastica a Torrita di Siena. Alcuni interventi sono stati sbloccati dal governo Renzi…

Il sindaco Grazi: “Un fatto importante, un tema cruciale per il nostro futuro”

Nuovi stanziamenti per l’edilizia scolastica a Torrita di Siena. Alcuni interventi sono stati sbloccati dal governo Renzi per la soddisfazione del primo cittadino torritese, Giacomo Grazi.

“Sono arrivati – spiega il sindaco – 97mila euro per la messa in sicurezza delle scuole di Montefollonico. Sarà possibile effettuare la sistemazione del piano terra, delle facciate, degli infissi e anche del giardino; verrà anche realizzato l’adeguamento alle norme antincendio. I lavori saranno iniziati entro l’autunno e verranno conclusi all’inizio del 2015”.

scuole mfollonicoUn intervento importante, quello di Montefollonico. Ma non l’unico.

“Ci sono arrivati – prosegue il sindaco Grazi – anche 6mila euro per il rifacimento degli interni del piano terra delle scuole in via Marche a Torrita, vicino al palazzetto dello sport. Questo intervento potrà essere realizzato nelle vacanze di Natale”.

Il primo cittadino non può che essere soddisfatto:

“Certo, sono soddisfatto – dice –. Sono state svincolate delle risorse che erano bloccate. E’ un fatto importante, stiamo parlando di un tema cruciale per il nostro futuro. E sottolineo che le nostre richieste sono state accettate quasi completamente. Potremo fare dei lavori che attendevamo di poter realizzare”.

Rimane da definire solamente la situazione delle scuole in via Roma, a Torrita, gli edifici scolastici più vecchi del territorio.

“Attendiamo di capire – afferma Grazi – se in questo caso ci verrà riconosciuto il finanziamento. Il quadro complessivo è per noi positivo”.

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Dalla Norvegia a Montefollonico per unirsi in matrimonio

Il sindaco di Torrita, Giacomo Grazi, di problemi ne ha già risolti alcuni, a partire dalla spinosa questione del campo sportivo. Negli ultimi giorni Torrita ed il suo territorio sono…

Il sindaco di Torrita, Giacomo Grazi, di problemi ne ha già risolti alcuni, a partire dalla spinosa questione del campo sportivo. Negli ultimi giorni Torrita ed il suo territorio sono stati anche protagonisti di un episodio curioso e singolare, che può comunque testimoniare quanto questo territorio possa essere attrattivo e interessante anche a livello turistico.

Una coppia scandinava ha scelto di sposarsi a Montefollonico, il bellissimo borgo, nonché bandiera arancione, che si trova nel comune di Torrita e a pochi chilometri dal capoluogo. La coppia, dalla Norvegia, ha deciso di arrivare in Italia, fino a Montefollonico, per vivere quello che ci auguriamo possa essere il giorno più bello della loro vita.

Ma perché i due hanno deciso di convolare a nozze proprio a Montefollonico? La risposta è semplice: lo scorso anno due amici della coppia si erano sposati sempre qui, nel comune di Torrita. Il posto gli era così tanto piaciuto che anche i due novelli sposini hanno fatto la medesima scelta. Il sindaco Grazi ha indossato la fascia tricolore e ha celebrato il rito, commentando così il lieto evento:

“Questo episodio ci spinge ogni giorno la voglia di migliorare il nostro territorio – afferma il sindaco di Torrita di Siena, Giacomo Grazi –. Tutti i giorni siamo in Comune per poter fare qualcosa di buono. Vogliamo tornare a fare le cose semplici: stare in mezzo alla gente, ascoltare i problemi e cercare di risolverli”.

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“Rovaniemi” di Carlo Barlozzo e “Massischermo” di Riccardo Lorenzetti all’Arrischianti di Sarteano

Carlo Barlozzo sale sul palco del teatro degli Arrischianti, questa sera venerdì 21 marzo (ore 21,15), per presentare il nuovo album di inediti: “Rovaniemi”. A distanza di tre anni dall’uscita…

Carlo Barlozzo sale sul palco del teatro degli Arrischianti, questa sera venerdì 21 marzo (ore 21,15), per presentare il nuovo album di inediti: “Rovaniemi”. A distanza di tre anni dall’uscita del disco d’esordio “La Meta” (2011), il cantautore toscano Carlo Barlozzo presenta questo nuovo lavoro, disponibile su cd e negli store digitali a partire dal prossimo 21 marzo. Dunque, l’appuntamento degli Arrischianti è anche la presentazione, attraverso lo speciale concerto che si tiene il giorno stesso dell’uscita.

Ad accompagnare Barlozzo sul palco è una band di sette elementi composta da: Mirco Rubegni (Tromba), Paolo Acquaviva (Trombone), Gabriele Ricci (Corno), Gianluca Meconcelli (Batteria, Percussioni), Luca Bernetti (Basso), Igor Abbas (Chitarre, Ukulele), Diego Perugini (Chitarre, Ukulele, Violino). Il fonico di sala è Ignazio Morviducci. La serata è stata organizzata con la collaborazione di Gabriele Valentini. Nell’occasione sarà possibile acquistare il cd “Rovaniemi” a un prezzo di lancio.

Massischermo di Riccardo Lorenzetti

Massischermo di Riccardo Lorenzetti

Un week end ricco di appuntamenti per il Teatro Comunale degli Arrischianti di Sarteano, domenica 23, alle ore 18, infatti, Riccardo Lorenzetti porterà in scena “Massischermo”. Il racconto, portato alla ribalta dai bravissimi Gianni Poliziani, Francesco Storelli e Guido Dispenza, tratta delle vicende di Libero Taddei e Jacopo Rugi indaffarati nell’organizzazione della loro Festa de l’Unita’ in contemporanea con i Mondiali di Calcio del 2006 in Germania, per la regia di Gabriele Valentini.

Lo spettacolo di Riccardo Lorenzetti andrà in scena anche sabato 22 alle 21.30 presso il Teatro Bruno Vitolo di Montefollonico. E’ previsto per le ore 18 (sempre presso il Teatro) l’incontro con l’autore e la presentazione del libro inspirato allo spettacolo.

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