La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: crisi economica

CNA e istituzioni per il rilancio delle imprese in Valdichiana

Un confronto tra rappresentanti delle istituzioni locali e della CNA di Siena e della Valdichiana, per coordinare azioni di rilancio dell’economia e altre importanti iniziative a favore dell’artigianato, della piccola…

Un confronto tra rappresentanti delle istituzioni locali e della CNA di Siena e della Valdichiana, per coordinare azioni di rilancio dell’economia e altre importanti iniziative a favore dell’artigianato, della piccola e media impresa, come motore per lo sviluppo locale. Questo il fulcro dell’incontro che si è tenuto lo scorso lunedì a Montepulciano, a cui hanno partecipato il presidente provinciale della CNA Fabio Petri e quello della Valdichiana, Valeriano Mariottini. Assieme a loro, i rappresentanti delle istituzioni locali: Stefano Scaramelli, sindaco del comune di Chiusi, Riccardo Agnoletti, sindaco del comune di Sinalunga e Michele Angiolini, assessore alle attività produttive del comune di Montepulciano.

La CNA ha richiesto una maggiore attenzione per l’affidamento dei lavori sotto soglia alle imprese e agli artigiani del territorio, oltre alla questione della tassazione delle imprese, che rischia di affossare le attività più piccole e di frenare la nascita di nuove attività sul territorio. Grande rilevanza è stata poi data al tema della burocrazia, che rischia di asfissiare le piccole imprese e gli artigiani:

“Cominciamo dai piccoli segnali – ha affermato Mariottini – uniformando la modulistica e le procedure nei comuni della Valdichiana, cancellando alcuni obsoleti obblighi amministrativi e contestualmente procedere all’abbassamento, se non in alcuni casi l’annullamento, dei diritti di segreteria.”

Il sindaco di Chiusi, Stefano Scaramelli, ha poi ribadito l’importanza di un nodo ferroviario tra Umbria e Toscana: una stazione dell’alta velocità, simile a quella di Reggio Emilia (era già stato avanzato in passato il nome di Media Etruria) favorirebbe il rilancio dell’economia e permetterebbe ulteriori investimenti sul territorio. Un progetto, quello della stazione dell’alta velocità, che ha trovato l’appoggio del CNA e degli altri rappresentanti delle istituzioni, come utile strumento per far fronte alla crisi economica e rilanciare l’area Valdichiana.

Un impegno concreto per gli artigiani e i liberi professionisti, nell’intervento dell’assessore di Montepulciano, Michele Angiolini:

“Dobbiamo mettere a disposizione tutti gli strumenti per valorizzare e rilanciare le attività produttive, ma anche per salvaguardare le attività artigiane, legate ai vecchi mestieri, poiché se non siamo capaci di trasmetterli alle nuove generazioni rischiano di andare perduti. Abbiamo inoltre intenzione di sostenere progetti di coworking, facilitando la condivisione di spazi e servizi per liberi professionisti, in modo da valorizzare le imprese già esistenti e facilitare la nascita di nuove imprese.”

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Sinalunga: arrestato truffatore seriale in flagranza di reato

Nella tarda serata venerdì di 13 giugno, a Sinalunga (SI), i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Montepulciano unitamente a quelli della Stazione di Montepulciano, a seguito di attività…

Nella tarda serata venerdì di 13 giugno, a Sinalunga (SI), i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Montepulciano unitamente a quelli della Stazione di Montepulciano, a seguito di attività investigativa, hanno arrestato in flagranza di reato Roberto Meocci, quarantottenne di Sinalunga.

Il 48enne, trasgredendo gli obblighi imposti dalla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di Pubblica Sicurezza con obbligo di dimora (imposta dal Tribunale di Siena poiché recidivo nel commettere le truffe) ha posto in essere una serie di azioni truffando due coniugi residenti nel Valdarno.

Nella circostanza il Meocci, fingendosi un avvocato e utilizzando false generalità, ha raggirato i titolari di un’azienda, facendosi consegnare in più occasioni denaro contante per un ammontare di 100mila euro. Con vari raggiri e false promesse ha fatto credere di poter risollevare l’azienda dei coniugi valdarnesi, oramai sull’orlo del fallimento. Il Meocci non è nuovo alla giustizia e alle forze dell’ordine, molti i suoi pecedenti per truffa.

L’arrestato, dopo le formalità di rito espletate presso la caserma di Montepulciano, è stato condotto presso la casa circondariale di Siena, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Il giudice era stato chiaro: se ci rifaceva, la porta della cella si sarebbe riaperta, e così è stato.

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L’industria regionale non è ancora fuori della crisi: dati dell’analisi congiunturale di Unioncamere e Confindustria

Dopo il rallentamento della flessione produttiva registrato nella precedente rilevazione, i risultati dell’indagine Unioncamere Toscana-Confindustria Toscana sulle imprese manifatturiere evidenziano nel quarto trimestre dell’anno un nuovo seppur lieve aggravamento, deludendo…

Dopo il rallentamento della flessione produttiva registrato nella precedente rilevazione, i risultati dell’indagine Unioncamere Toscana-Confindustria Toscana sulle imprese manifatturiere evidenziano nel quarto trimestre dell’anno un nuovo seppur lieve aggravamento, deludendo le aspettative innescate da un clima di fiducia in lento recupero e dal miglioramento osservato nello scenario internazionale. L’indicatore della produzione si ferma a -0,5% (-0,1% il dato del terzo trimestre) e si allontana dal dato nazionale che, secondo le stime Eurostat disponibili, si attesta a +0,6% (variazione tendenziale della produzione manifatturiera del IV trimestre 2013, corretta per gli effetti di calendario). In media d’anno la produzione 2013 si ferma a -1,8% migliorando la performance del 2012 (-4,3%) ma sottolineando ancora criticità: ripresa debole della domanda interna e difficoltà di accesso al credito. Nonostante il lieve arretramento del quadro produttivo, l’utilizzo degli impianti del comparto manifatturiero risulta in recupero; nei tre mesi conclusivi dell’anno è stato infatti mediamente utilizzato il 79,2% della capacità produttiva disponibile, mentre nel medesimo periodo del 2012 l’indicatore si fermava al 77,0%. La spesa per investimenti, dopo quattro anni di pesanti flessioni, torna in terreno positivo: +3,4%. Si tratta certo di un risultato modesto alla luce delle perdite accumulate, ma da accogliere favorevolmente in considerazione delle persistenti difficoltà con le quali le imprese si trovano a dover fare i conti, e delle criticità tuttora riscontrate sul fronte dell’accesso al credito. Continua il recupero degli indicatori di domanda e di offerta.

Nonostante l’ulteriore frenata produttiva, il fatturato manifatturiero toscano nel IV trimestre recupera – rispetto al corrispondente periodo del 2012 – dell’1,1% grazie soprattutto alla crescita dell’indicatore sui mercati internazionali (+1,8%). Tale crescita è stata favorita da una dinamica dei listini di vendita che si è ormai arrestata (prezzi alla produzione +0,2% sull’anno precedente), ma che risulta non sostenibile nel tempo senza compromettere i margini di redditività e di autofinanziamento delle imprese. Anche gli ordinativi, che complessivamente hanno registrato flessioni per quattro trimestri consecutivi, tornano a fine anno in terreno positivo (+0,5%), trainati ancora una volta dalla componente estera che recupera il 3,4% in termini tendenziali e porta al +2,4% il dato annuale.

Tale evoluzione migliora anche la produzione assicurata dal portafoglio ordini delle imprese: si passa infatti dai 61 giorni del quarto trimestre 2012 agli attuali 70 giorni, cioè quasi due giorni in più anche rispetto all’indagine del trimestre luglio-settembre. In un contesto tuttora caratterizzato da forte incertezza, anche le dinamiche occupazionali restano ancorate ad una sostanziale stazionarietà: complessivamente l’indicatore del trimestre tornare a segnare un risultato leggermente positivo ( +0,3%), tuttavia non sufficiente ad invertire un trend che in media d’anno rimane sfavorevole (-0,4%). Anche dalla Cassa Integrazione Guadagni non arrivano segnali incoraggianti. È vero che, complessivamente, le ore autorizzate negli ultimi tre mesi dell’anno sono in diminuzione rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno ma è anche vero che questa flessione deriva per lo più dall’esaurimento di fondi per la Cassa in Deroga. Continua ad aumentare invece il dato della gestone straordinaria (+2,6% a fronte del +21,5% del precedente trimestre), ammortizzatore sociale che viene richiesto in casi di crisi e riorganizzazione aziendale e che – quindi – potrebbe anticipare nuove riduzioni degli organici aziendali.

In linea con quanto già evidenziato nel precedente trimestre, le grandi imprese (oltre 250 addetti) continuano a rappresentare lo spaccato più reattivo nel tentativo di uscita dalla fase recessiva. La produzione segna in chiusura anno un positivo +4,0% mentre il fatturato raggiunge addirittura il +9,5%. Incoraggianti anche i dati sul fronte della domanda che, trainata dalla componente estera (+7,0%), segna complessivamente un +2,1%. Tali dinamiche, tuttavia, non si rispecchiano sul quadro occupazionale, che flette dello 0,4%. Torna in terreno negativo invece l’indicatore della produzione per le medie imprese (50-249 addetti): dopo il rallentamento emerso nella precedente indagine (+0,2% il dato di luglio-settembre) si registra una perdita dell’1,4% mentre il fatturato resta in crescita (+1,2%). Prospettive migliori arrivano dagli ordinativi che crescono sul fronte estero del 4,4% mentre complessivamente il dato si ferma al +2,9%. Positiva infine l’occupazione (+0,9% la variazione tendenziale). Per quanto riguarda infine le piccole imprese (10-49 addetti), il quadro appare decisamente più preoccupante. La produzione e il fatturato flettono rispettivamente dell’1,3 e dell’1,2% mentre gli ordinativi, nonostante il recupero sul fronte estero (+2,0%), perdono l’1,0%. Stazionario il dato occupazionale. Restano preoccupanti i dati del sistema moda, nel quale soltanto il settore del pelli e cuoio riporta una variazione positiva (+1,0%) mentre il tessile, l’abbigliamento e le calzature flettono rispettivamente del 2,4%, del 3,6% e dell’1,5%.

Dopo il recupero del precedente trimestre torna in terreno negativo il dato della meccanica (-1,0%) e si aggrava la performance dell’elettronica (dal -0,6% al -5,9%). In perdita anche il legno e mobili (-2,8%) e i minerali non metalliferi (-1,8%) e infine sempre con il segno “-“, anche se in misura più contenuta, la chimica, gomma e plastica (-0,1%). Oltre al già citato dato del settore del pelli e cuoio, gli unici comparti in recupero sono la farmaceutica (+6%), i metalli (+1,9% per effetto di una singola unità locale che risente degli effetti – transitori – di un’importante commessa), l’industria alimentare e le manifatture varie che registrano variazioni decisamente meno significative (+0,5% e +0,9%). Migliora ma prevale ancora il pessimismo nel clima di fiducia delle imprese In linea con la precedente rilevazione continua a migliorare il clima di fiducia delle imprese. L’indicatore destagionalizzato della produzione passa dal -5 al -4, delineando un quadro in moderato miglioramento, seppure ancora all’insegna del pessimismo. Oltre che per la produzione si conferma purtroppo negativo il saldo tra ottimisti e pessimisti anche per la domanda interna (-11) e per l’occupazione (-5), che resta una dei principali nodi da sciogliere non solo a livello regionale ma anche nell’intero sistema-paese. L’unico dato positivo interessa la domanda estera per la quale, in linea con i positivi risultati a consuntivo, tra gli operatori del sistema sembra dominare l’ottimismo relativamente alla dinamica dei prossimi mesi (+4 il saldo).

“I dati del rapporto evidenziano come la crescita auspicata da tempo non si sia ancora concretizzata – commenta il Presidente di Unioncamere Toscana, Vasco Galgani –, anche se il territorio toscano è dotato di filiere produttive strutturate e di competenze distintive apprezzate in tutto il mondo, che consentono di sfruttare appieno il traino della domanda internazionale. Le performance di un nucleo di medie e grandi aziende in grado di operare con successo sui tanti mercati nel mondo lo dimostrano quotidianamente. Fra tanti dati negativi emergono comunque segnali positivi, in primis quello riguardante il ritorno alla crescita degli investimenti. La ripartenza di questo indicatore, anche se su tassi ancora contenuti, rappresenta un’iniezione di fiducia per il futuro. L’attività d’investimento è, infatti, alla base dei processi d’innovazione e di riposizionamento competitivo. Inoltre, questa crescita si è verificata con indicatori del credito che mostrano ancora forti criticità e che hanno certamente rallentato un rialzo potenzialmente superiore. In generale, con una ripresa non chiaramente percepibile e un disagio sociale ancora palpabile, bisogna che istituzioni e sistema economico proseguano con speditezza nelle riforme con un sano spirito innovatore, avendo bene in mente che solo con la crescita potrà tornare la prosperità in Italia. Anche il Sistema delle Camere di Commercio è pronto ad aiutare questo processo, mettendo in campo azioni sempre più incisive, affinché l’insieme delle aziende torni a essere la locomotiva del Paese”.

 

“Gli ultimi colpi di coda della crisi non hanno risparmiato la Toscana; il segno meno – dice il presidente di Confindustria Toscana Pierfrancesco Pacini – caratterizza ancora la nostra economia da nove trimestri. Dal canale estero continuano a giungere segnali confortanti, ma prosegue la stagnazione della domanda interna; e i bassi livelli di attività e fatturato – e le enormi difficoltà a ottenere pagamenti e credito – condizionano le aspettative delle imprese. Il ritorno alla crescita è, perciò, un obiettivo vitale per la Toscana, perché la situazione sta mettendo a dura prova la resistenza e le risorse disponibili da parte di tutti gli attori economici e sociali. E questo obiettivo va accompagnato con quello – ancora più ambizioso – di riportare saldamente sopra il 20% la quota dell’industria manifatturiera sul Pil regionale, perché è l’unico modo per mettere in sicurezza l’economia e i posti di lavoro. Confindustria Toscana concorda con la Regione sull’esigenza di mettere mano a un’agenda serrata di politiche industriali in quest’ultimo scorcio di legislatura. E ha considerato molto importante l’anticipo sui fondi europei. E’ però ugualmente necessario che tutte le politiche regionali siano coerenti con l’obiettivo di aumentare attrattività e competitività: c’è bisogno di una Toscana magnete d’investimenti, facilitatrice d’impresa e incubatrice di start up. Ci vogliono infrastrutture, ma soprattutto bisogna agire su fiscalità, semplificazioni e regole. Accanto allo sprint sulle riforme previsto dal DEF, le imprese toscane chiedono che tutti i provvedimenti regionali – a partire da quelli in discussione in tema di governo del territorio e del paesaggio – tengano conto di questi obiettivi, che sono indispensabili anche al recupero dell’occupazione, che altrimenti resterà ancora a lungo una delle principali zavorre sulla ripresa, anche in Toscana”.

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La situazione economica locale a sei anni dall’inizio della crisi, incontro promosso da Banca Valdichiana

Nell’incontro promosso da Banca Valdichiana, venerdì 28 marzo,  è emerso come lo scenario economico è cambiato, necessarie nuove strategie e lavorare insieme, ognuno con il proprio ruolo, per il rilancio…

Nell’incontro promosso da Banca Valdichiana, venerdì 28 marzo,  è emerso come lo scenario economico è cambiato, necessarie nuove strategie e lavorare insieme, ognuno con il proprio ruolo, per il rilancio del territorio. All’incontro erano presenti istituzioni e rappresentanti delle associazioni di categoria.

 E’ un quadro a tinte piuttosto scure, ma non senza spiragli di ottimismo, quello che è emerso sulla situazione economica dell’area della Val di Chiana senese e del Trasimeno, a quasi sei anni dall’inizio della crisi, attraverso il confronto promosso venerdì 28 marzo dal CdA e dalla Direzione di Banca Valdichiana con i rappresentanti delle istituzioni locali e delle associazioni di categoria, per fare il punto della situazione e comprendere come la Banca possa dare il proprio sostegno concreto all’economia locale.

“Ogni anno – ha spiegato la presidente di Banca Valdichiana Mara Moretti, in apertura, – la nostra BCC vara plafond a sostegno di famiglie e imprese del territorio e anche per il 2014 siamo intenzionati a stanziare risorse, come il nostro ruolo di Banca locale ci impone. Ma vogliamo farlo in modo efficace cercando di capire prima, attraverso questo incontro con chi la crisi la vive in prima persona, quali sono i reali bisogni e le misure che ritenete più opportune.” “Quello che ci troviamo a stilare ogni giorno come Banca del territorio – ha aggiunto il direttore generale Fulvio Benicchi – è un bollettino di guerra: dal 2009 ad oggi abbiamo compiuto quasi 900 operazioni di ristrutturazione di finanziamenti, per un totale di quasi 100 milioni di euro, di cui il 42% solo nel 2013. E questo per far fronte a situazioni di operatori e famiglie che non ce la fanno più, perché hanno perso il lavoro, sono in cassa integrazione o hanno problemi di salute. A questo punto vogliamo e dobbiamo dare aiuti concreti.”

Un settore fondamentale per quest’area è il commercio.

“Secondo i dati del Registro delle imprese della Camera di commercio Siena – ha detto Attilio Rapicetta, responsabile locale di Confesercenti – nei mesi di gennaio e febbraio 2014 sono stati chiusi 62 esercizi commerciali e aperti 13, chiuse 49 attività e aperte 14. Il saldo è di 84 imprese in meno, ognuna con una media di 1,9 addetti che hanno perso il lavoro. Il nostro territorio è fatto di microimprese ma il risultato dal punto di vista occupazionale è paragonabile ad una grande azienda che chiude in un’altra zona, solo che questi dati passano inosservati e fanno meno notizia. Quindi: no, non stiamo uscendo dalla crisi. Per farlo è necessario cambiare modo di approcciare il problema e prendere consapevolezza del fatto che gli scenari sono diversi: le nuove aperture sono spesso effettuate da persone che hanno perso altri lavori e provano con il commercio perché non richiede formazione o struttura, ma in questo modo si traducono presto in nuove chiusure. Quello che chiediamo alla Banca è di fornire non solo strumenti finanziari ma di avviare insieme alle associazioni di categoria e alle amministrazioni un lavoro concreto che fornisca agli operatori gli strumenti per avviare attività che abbiano un futuro.” Il problema del saldo tra chiusure e aperture è stato affrontato anche da Fabio Della Ciana, responsabile locale di ConfCommercio che ha detto: “c’è un aspetto qualitativo da non trascurare. Le vecchie imprese che chiudono portano con sé la perdita di know how e di esperienza che non potranno essere recuperati; devono essere tutelate. Bisogna riuscire a trattenere il reddito in questa zona e attirare reddito dalle zone limitrofe. Per far questo la via è fare sistema, superando le distinzioni settoriali e con la collaborazione della Banca e delle amministrazioni”.

Industria e edilizia. Un altro settore importante per questa area è l’industria e in particolare l’edilizia, rappresentata all’incontro da Corrado Benocci, consigliere Confindustria e vicepresidente Ance Siena, che ha chiesto alla Banca di svolgere un ‘ruolo di ponte’ nel rapporto con le amministrazioni locali, per tutelare le imprese rispetto ad una concorrenza proveniente dall’esterno, che svuota il territorio non portando ‘ritorni’. Presente all’incontro anche Giannetto Marchettini, consigliere Ance Siena, ha chiesto alla Banca di fissare una sorta di ‘rating’ per le imprese che riescono a non licenziare, perché “chi perde il lavoro poi non riesce a ricollocarsi”. Ha chiesto inoltre di credere nei giovani: “spronateli a inventarsi un lavoro, finanziate start up, perché comincino a fare cose nuove, dal momento che i lavori tradizionali non ci sono più.” Infine ha indicato in Expo 2015 un’opportunità che anche questo territorio deve cercare di cogliere, facendo sistema e attirando visitatori.

Imprese artigiane. “Quello che manca è il lavoro, – ha detto Valeriano Mariottini, responsabile CNA Valdichiana. – Bisogna rimettere in moto la ‘piccola richiesta’ che poi potrebbe fare rete, facendo ripartire a sua volta il territorio. ‘Microprogetti’, perché le nostre imprese sono piccole, puntando in particolare su settori quali il turismo e l’agricoltura”. “Il problema di questa crisi – ha aggiunto Alessandro Brilli, responsabile CNA Chiusi – è che non è locale ma globale e necessita interventi a livello nazionale ed europeo. Questo territorio tra l’altro sconta anche la crisi MPS e la sfida più grande che ora deve affrontare è la ricerca di una nuova identità economica. Bisogna lavorare in difesa del territorio ma anche investire sul futuro”. Franco Maglioni, Confartigianato Siena, ha sottolineato infine le difficoltà da parte delle piccole imprese locali a sostenere il peso delle imposte e la necessità di tutelarle rispetto all’esterno.

Le Amministrazioni locali. All’incontro, che tutti i presenti hanno chiesto alla Banca di mettere a sistema e ripetere con cadenza almeno semestrale, erano presenti Chiara Lanari, assessore a Chiusipromozione, in rappresentanza dell’amministrazione comunale di Chiusi e Francesco Landi, sindaco di Sarteano. Entrambi hanno sottolineato come, in qualità di amministratori che vivono a diretto contatto con i territori sono consapevoli delle difficoltà che imprenditori, operatori e cittadini stanno vivendo e per questo sono attivi nel sostenere l’economia locale, cercando di tutelarla dove possibile e cercando risorse ovunque siano disponibili (regione, ministero, unione europea) per far ripartire lavori e attività. Entrambi inoltre si sono detti d’accordo sull’idea di puntare in particolare sui settori di turismo e ambiente e sulla necessità di fare sistema a livello di area. Idea confermata anche da Giorgio Cioncoloni, imprenditore di Chiusi e consigliere comunale, che ha chiesto esplicitamente un grosso piano di rilancio turistico e ambientale.

”Ci impegniamo – ha detto a conclusione la presidente di Banca Valdichiana Mara Moretti, – a tener conto di tutte le indicazioni emerse nella definizione dei nostri plafond e a fare da unione tra le varie parti per mettere a sistema incontri periodici.” “La Banca – ha detto infine il direttore Benicchi – come Banca locale, intende fare la propria parte al meglio per dare aiuti concreti, ma è necessario che ci sia da parte di tutti la volontà di lavorare insieme e fare sistema per affrontare le difficoltà.”

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“Stiamo veramente uscendo dalla crisi?”, incontro a Chiusi Scalo per parlare della situazione attuale

E’ nell’ottica di una forte attenzione al territorio in cui opera e nella convinzione che sia necessario cercare insieme nuove strategie e occasioni per uscire dalla crisi, che Banca Valdichiana…

E’ nell’ottica di una forte attenzione al territorio in cui opera e nella convinzione che sia necessario cercare insieme nuove strategie e occasioni per uscire dalla crisi, che Banca Valdichiana ha deciso di promuovere, subito nei primi mesi dell’anno, due incontri sul tema “Anno 2014: stiamo veramente uscendo dalla crisi? Parliamone insieme.”

Il primo incontro si svolgerà a Chiusi Scalo, venerdì 28 marzo alle ore 17, presso il Punto Soci di via Mameli, e saranno invitati a partecipare i rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni economiche, gli operatori e gli imprenditori, i soci e i clienti, dell’area senese e umbra del territorio di competenza della Banca; il secondo incontro invece, si svolgerà venerdì 11 aprile a Cortona e vedrà la partecipazione dei rappresentanti dell’area aretina del territorio in cui la BCC opera.

“L’obiettivo – spiega la Presidente di Banca Valdichiana, Mara Moretti (nella foto) – è prima di tutto capire la situazione reale, le difficoltà e i problemi che gli operatori stanno ancora vivendo, per poi individuare insieme strategie da mettere in atto congiuntamente, per cogliere nuove opportunità di rilancio e ripresa del territorio”.

Banca Valdichiana è del resto la Banca del territorio e fa parte del suo Dna l’attenzione ai bisogni di famiglie e imprese.

“Prova ne sono – sottolinea il Direttore della BCC, Fulvio Benicchi – le strategie messe in atto anche nel 2013 per sostenere il credito con plafond specifici a sostegno dei consumi e degli investimenti, oltreché ad hoc per supportare situazioni di crisi legate la maltempo.”

“Queste iniziative, sempre unite alle strategie di sana e prudente gestione – prosegue il Direttore Benicchi – hanno consentito a Banca Valdichiana di registrare buoni risultati nell’anno che si è da poco concluso, come si sta evidenziando dal Bilancio 2013 che stiamo chiudendo in questi giorni. In particolare si registra un consolidamento dei volumi con crescita della Raccolta, soprattutto Diretta e segno positivo degli Impieghi, a fronte di un dato nazionale negativo. Per quanto riguarda l’Utile risulta superiore a quello dell’anno precedente e inoltre la Banca ottiene, grazie a forti accantonamenti al fondo rischi, un consolidamento del Patrimonio e dei Coefficienti di solvibilità, particolarmente importanti in vista di Basilea3.”

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Tempi Moderni – Lavoro e Dintorni

Tempi Moderni – Lavoro e Dintorni Parte 1 – Siate pignoli. Selettivi (choosy non è la parola adatta, ed è stata usata già a sproposito in abbondanza). E leggete gli…

Tempi Moderni – Lavoro e Dintorni

Parte 1 – Siate pignoli. Selettivi (choosy non è la parola adatta, ed è stata usata già a sproposito in abbondanza). E leggete gli annunci di lavoro fino in fondo.

Una premessa doverosa, circa il motivo che mi ha spinto a scrivere questa mini-inchiesta a  puntate. Nasce da un’esperienza più o meno personale piuttosto recente, oserei dire recentissima. Anche io, come tanti, ho cercato lavoro, cercando di farlo con criterio. Sì, ho preferito scegliere un settore di mia competenza e interesse e non ho cercato ovunque, come mi diceva la stragrande maggioranza della gente in questo periodo. Cercare ovunque, mandando C.V. a casaccio, per dei lavori che non mi interessavano realmente e che preferivo lasciare a gente ben più in gamba di me, e che magari ha già avuto esperienze nell’ambito, non è la strategia corretta in questo periodo, secondo me. Anche perché, dei numerosi C.V. che ho mandato in giro, anche nel mio settore, credo siano stati letti mesi dopo, se sono stati letti. E questo perché? Perché i potenziali datori di lavoro si sono trovati subissati di centinaia o migliaia di C.V., di cui… Un 90% assolutamente non pertinente, ma neanche lontanamente. E quel 10% buono, finisce direttamente cestinato, a volte non viene neanche letto, perso nella marea di email giornaliere.

Ora, questa riflessione parte anche da un’esperienza opposta. Mi sono trovata a dover scrivere un annuncio di lavoro per conto di un’azienda alla ricerca di personale. La ricerca era ben mirata, con requisiti fondamentali e preferenziali e dei target di età e lavorativi ben precisi. Non era un lavoro da Premio Nobel della Fisica, ma neanche un lavoro che richiedeva “requisiti base” e nessuna esperienza nell’ambito. In pochissimi giorni, quasi 200 C.V. sono arrivati alla casella email. L’attenta scrematura ha avuto inizio subito, per evitare di trovarsi un migliaio di C.V. da leggere in breve tempo.

La selezione ha avuto esiti a dir poco sconfortanti. Il 90% dei C.V. era da buttare. Ma il “team di selezione” dell’azienda si è rifiutato di non leggerli o cestinarli direttamente (pessima abitudine di cui parleremo nelle prossime puntate, assieme al culto tutto italiano della non risposta alla corrispondenza). Sono stati letti, uno per uno, riflettendo e cercando di capire quali fossero quelli veramente pertinenti e potenzialmente adatti alla posizione vacante, “salvando” quelli non completamente pertinenti, ma che potevano andare come seconda scelta.

La primissima e immediata constatazione è stata la seguente: l’annuncio di lavoro non è stato letto fino in fondo dai candidati. Qualcuno forse ne ha letto qualche riga, saltando a piè pari i requisiti fondamentali – passi non leggere quelli preferenziali, ma saltare i fondamentali vuol dire proprio anche fare un invio a vuoto ed essere automaticamente eliminati, soprattutto se alla fine non si hanno quei requisiti imprescindibili; altri candidati, invece, non hanno neanche letto il luogo di lavoro, mandando C.V. proprio da un’altra regione (!). E in questo momento, si evitano e si sconsigliano trasferimenti azzardati e precari, per evitare danni economici da entrambe le parti, del candidato e del datore di lavoro, nel caso ci fosse qualche problema.

Che cosa comporta quest’attitudine – al di là di un’emotiva e comprensibile disperazione per la crisi in atto? In gran parte dei casi, che la ricerca è fatta senza un metodo e una logica. Spiace dirlo, ma se molti mandano C.V. senza prestare troppa attenzione, la conseguenza è che molti di noi non avranno il C.V. letto, o perlomeno preso minimamente in considerazione. In questo, però, c’è da dirlo, non aiutano affatto i siti web dedicati alla ricerca di lavoro, in quanto hanno, nella maggior parte dei casi, dei pessimi filtri di ricerca, per non parlare dei servizi di newsletter, che molto spesso intasano la casella di email inutili, senza neanche un’offerta di lavoro che corrisponde ai criteri impostati dall’utente – per esempio, avevo messo nei criteri di ricerca “ufficio stampa”, mi è arrivato di tutto: dalla ricerca di addetti alle pulizie, ad operai addetti al confezionamento e così via. Ma perché non migliorare questi servizi, visto che sono posizioni che senza dubbio vengono ricercate da gente che esperienza nell’ambito ce l’ha ed è molto più competente di me, e sa da che parte iniziare? Un consiglio che si vuole avanzare in quest’articolo è proprio questo: di essere selettivi e mandare le proprie candidature in maniera mirata ed efficace, con vantaggi per tutti e sotto tutti i punti di vista. Tutti noi abbiamo uno, due settori di competenza, anche tre. Diciamoci la verità: un lavoro che non interessa davvero, non è destinato a durare molto. Con conseguenti danni per tutti: che il candidato poi lascia il posto di lavoro (“perché non era quello che cercavo”, “perché ho trovato di meglio”, ci sono varie motivazioni più o meno plausibili), che i datori di lavoro devono rimettersi in cerca di personale, devono ricevere un’altra ondata di C.V. del tutto simile alla prima – o più furbamente, possono tenere i C.V. buoni della prima selezione, ma anche di questo ne parleremo nella prossimamente – con il rischio sempre più alto di non trovare veramente una persona che possiede i requisiti fondamentali e una figura che vuole rimanere e crescere ulteriormente, con un conseguente calo della qualità del lavoro. Senza contare le trafile burocratiche e il tempo impiegato dal personale esperto nel formare un nuovo arrivato. Aspetti che si moltiplicano e si ripetono se il personale neo-assunto se ne va via poco dopo. È un circolo vizioso che alla fine, logora tutti: dal datore di lavoro, che finisce anche per non concedere contratti duraturi, ai candidati, che si appoggiano a queste posizioni sempre più precarie e non sanno bene dove sbattere la testa per trovare un lavoro solido e che dia un minimo di soddisfazione personale.

Essere selettivi nella ricerca di lavoro è faticoso. Non raccontiamo bugie, è faticoso, ma è uno sforzo che va fatto per uscirne qualitativamente da quest’impasse. È un lavoro certosino, che magari ci porta via parecchio tempo nel filtrare accuratamente, personalmente e manualmente gli annunci di lavoro che troviamo sul web, ma dà soddisfazioni quando si riceve una (rara) risposta da parte delle aziende, che notano il buon C.V. in linea con quanto richiesto. È faticoso leggere una massiccia quantità di annunci, ma ci si deve sforzare di farlo fino in fondo. (Dall’altro lato, parleremo anche di come scrivere un annuncio di lavoro efficace, dato che di casi deliranti e scoraggianti, ne è pieno il web). Non vorrete avere la sorpresa spiacevole di essere chiamati a un colloquio di lavoro a Roma… E voi siete di Milano, ma questo perché vi è sfuggita la sede di lavoro? Non vi piacerebbe essere chiamati per un colloquio in cui si cerca una segretaria per il reparto contabile e voi siete grafici, giusto? Forse sarà esagerato, ma essere selettivi, aiuta noi tanto quanto gli altri candidati in cerca di lavoro. Meno invii, ma più efficaci. E forse, le possibilità di trovare un lavoro soddisfacente in “meno tempo” potrebbero aumentare per tutti.

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Salute e crisi, il rapporto dell’Ars sulla salute dei toscani

Salute e crisi, ecco un primo riassunto del rapporto dell’Ars: si mangia meno carne, e questo è un bene per la salute, ma anche meno frutta, pesce, latte. Le “abbuffate”…

Salute e crisi, ecco un primo riassunto del rapporto dell’Ars: si mangia meno carne, e questo è un bene per la salute, ma anche meno frutta, pesce, latte. Le “abbuffate” alcoliche aumentano soprattutto tra i disoccupati. Cresce il consumo di ansiolitici e antidepressivi. Stabile il fumo nella popolazione generale, ma in diminuzione tra i meno istruiti, si fuma soprattutto il trinciato e non le sigarette. Aumentano i sedentari tra i meno scolarizzati, e si fa meno sport. Un effetto benefico della crisi è il rallentamento del trend storico in aumento del sovrappeso, in Toscana come in Italia: questo potrebbe essere la diretta conseguenza della riduzione dei consumi alimentari. Con l’avvento della crisi si accentuano in Italia e in Toscana le differenze di classe sociale, con una prevalenza dell’obesità e del sovrappeso maggiore nei meno istruiti. I dati toscani su fumo, alcol, sedentarietà, uso di droghe sembrano indicare che la crisi incide maggiormente su alcuni gruppi della popolazione, spesso su quelli più fragili dal punto di vista socio-economico. Ma la crisi ha anche effetti benefici: per esempio, si va meno in auto, riducendo così sia l’inquinamento che il numero di incidenti.

La crisi economica mondiale iniziata nel 2008 interferisce con molte dimensioni del benessere, tra cui la salute. Per approfondire la relazione tra crisi economica e salute in Toscana, l’Ars (Agenzia Regionale di Sanità) ha prodotto il rapporto “Crisi economica, stato di salute e ricorso ai servizi in Toscana“: il rapporto verrà presentato al convegno “Gli effetti della crisi economica sulla salute della popolazione toscana. Come cambia il ricorso ai servizi?”, che si è tenuto il 24 ottobre dalle 9 alle 13.30 al Convitto della Calza, piazza della Calza 6, a Firenze.

L’assessore al diritto alla salute Luigi Marroni ha presentato i risultati della ricerca dell’Ars nel corso di una conferenza stampa. Con lui, li hanno illustrati e commentati il direttore dell’Ars, Francesco Cipriani e il direttore dell’Irpet, Stefano Casini Benvenuti.

“Gli effetti della crisi – ha detto l’assessore Marroni – si registrano anche per quanto riguarda la domanda sanitaria. Per esempio, si sono ridotte (anche se in quantità minore rispetto alla media nazionale) le richieste di prestazioni specialistiche. Una riduzione che può essere anche letta in senso positivo, come maggior appropriatezza. Ma, ci dicono i ricercatori dell’Ars, altri effetti della crisi potrebbero essere avvertiti più avanti nel tempo. Questa ricerca, quindi, è per noi di grande utilità, perché ci consente di calibrare meglio i nostri servizi e i nostri interventi, in una fase, come questa, in cui stiamo riorganizzando il nostro sistema sanitario nel senso di una maggiore efficienza e rispondenza ai bisogni sanitari dei toscani”.

«Anche in Toscana, come nel resto del Paese – sottolinea il direttore Irpet Stefano Casini Benvenuti – la situazione dall’inizio della crisi è andata via via peggiorando: dal 2007 al 2013 il reddito delle famiglie si è ridotto del 14%. E sono peggiorati anche tutti gli indicatori occupazionali: tasso di disoccupazione generale al 9% e giovanile al 22%, in aumento anche il tasso di inattività tra le donne e tra i giovani ed il numero di coloro che non cercano lavoro, né studiano (NEET)».

Fino al 2010 gli ammortizzatori sociali ed il patrimonio accumulato dalle famiglie hanno attutito gli effetti negativi della crisi. Ma con il suo acuirsi, la situazione si è fatta più pesante: nel 2013 la caduta del Pil regionale sarà dell’1.3% e l’occupazione nel primo semestre si è ridotta di altre 22 mila unità. Nel 2012 e nel 2013 si registra anche una riduzione rilevante degli acquisti delle famiglie, anche di tipo alimentare: ne conseguono cambiamenti significativi anche negli stili di vita della popolazione.

L’Ars continua comunque a monitorare, insieme ad altri enti ed istituti regionali, l’impatto sociale e sanitario della crisi e l’efficacia delle politiche di contenimento messe in piedi dalla Regione Toscana.

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La crisi in Toscana, fallimenti in aumento nel 2013

La crisi economica mette in ginocchio la Toscana: fallimenti in aumento nel primo semestre del 2013, + 33% rispetto all’anno passato. La crisi piega la Toscana: fallimenti in aumento nel…

La crisi economica mette in ginocchio la Toscana: fallimenti in aumento nel primo semestre del 2013, + 33% rispetto all’anno passato.

La crisi piega la Toscana: fallimenti in aumento nel primo semestre 2013, fanno registrare un +33,8% rispetto al 2012. I Tribunali fallimentari d’Italia non vanno mai in vacanza, specie in Toscana. Dando uno sguardo all’Italia, nel primo semestre del 2013, si sono registrate circa 6500 nuove procedure fallimentari, in aumento rispetto allo scorso anno del +5,9%. E mentre aumentano i fallimenti, anche le imprese storiche fanno fatica a resistere. A dirlo sono le elaborazioni dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Monza e Brianza che aggiungono che tra il 2008 e il 2012 hanno chiuso circa 9mila imprese storiche, quelle con più di 50 anni di attività. A livello territoriale è proprio in Toscana che si registra la variazione più evidente di nuovi fallimenti con un +33.8% rispetto al 2012 che permette al Granducato di guidare questa amara graduatoria davanti a Calabria (+31%) e Trentino-Alto Adige (+26.9%).

Il quadro nazionale In Italia sono circa 126mila le imprese che hanno in corso ad oggi una procedura concorsuale tra fallimenti e concordati preventivi. E la crisi morde anche le imprese che hanno un lungo trascorso alle loro spalle. In sostanza, oggi un’impresa storica su quattro rischia di fallire, prima il dato si fermava ad una su cinque. L’incidenza dei fallimenti è più elevata in Lombardia. Subito dopo, arrivano a rimorchio Lazio e Toscana che fanno rilevare il dato più alto per nuovi fallimenti in rapporto al numero di imprese attive: in entrambe le regioni, un’impresa e mezzo su 1000 ha iniziato la procedura di fallimento nei primi sei mesi del 2013.

fonte: agenzia Impress

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