La Valdichiana

La Valdichiana

Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: arte

Le Facce di Lù. Gli artisti camminano fra noi – Intervista all’artista Luigi Viroli

“Oggi come si fa arte visiva? Quali sono le nuove proposte? E soprattutto, gli artisti camminano fra noi?” Non ditemi che non ve lo siete mai chiesti. Almeno una di…

“Oggi come si fa arte visiva? Quali sono le nuove proposte? E soprattutto, gli artisti camminano fra noi?”

Non ditemi che non ve lo siete mai chiesti. Almeno una di queste domande vi sarà sicuramente passata per la testa, che siate esperti d’arte o semplicemente curiosi come il sottoscritto.

Qualche giorno fa ho conosciuto Luigi Viroli, in arte , all’inaugurazione della sua mostra “Puzzle” ad Arezzo. So bene che un solo artista non fa la regola generale, ma sicuramente un po’ di luce sopra i miei dubbi a proposito dell’arte ultra-contemporanea l’ha fatta.

Innanzi tutto, sì: gli artisti camminano fra noi. Egocentrici o timidi, solitari o festaioli, pazzi o nor… no, gli artisti sono tutti un po’ pazzi, dai. Guardatevi intorno e scoprirete una mostra qua, un laboratorio sotto casa vostra, un po’ di colori accanto al muro del vostro ufficio. , artista aretino, non fa eccezione.

Su quali siano i lavori proponibili dopo secoli in cui l’arte ha reso estremamente complicato ogni tentativo di confronto con il passato (vedi Rinascimento), bè, la risposta è molto più complicata e c’è ancora parecchio buio. Sta di fatto che ci sono tantissimi esempi di arte di altissima qualità nel terzo millennio, penso a Banksy o a Steve McCurry. L’unica cosa che mi sento di poter dire è SIATE CURIOSI e scoprirete un sacco di cose bellissime. Spesso strane, ma bellissime.

Come si fa arte visiva oggi? Ho provato a chiederlo a il giorno dell’inaugurazione della sua mostra, in mezzo ai suoi quadri incredibilmente coinvolgenti.

Come ti sei formato?

Ho fatto di tutto nella vita. Ho studiato architettura, ho disegnato gioielli, ho lavorato in un negozio di arredamento e alla fine ho messo su uno studio privato. L’aspetto artistico mi ha sempre accompagnato per tutta la vita. In ogni momento ho dipinto, creato e scritto ciò che sentivo dentro di me.

La passione per l’arte da dove viene?

Forse dalla passione per il bello in generale. A me piace il bello che mi arriva dalla musica, dall’arte, dai vestiti anche. È una ricerca di un equilibrio che probabilmente io non ho. Dipingere è la mia psicanalisi. Quest’ultima avventura delle Facce è nata da un iPad regalato per i miei 50 anni: ho iniziato a disegnare su quello schermo delle facce stilizzate mentre parlavo al telefono. Le ho pubblicate su Facebook per gioco e la gente mi chiedeva continuamente cosa fossero. all’ennesima richiesta mi sono deciso. Ho comprato una tela al negozio dei cinesi, ho riesumato i miei vecchi acrilici e ho iniziato a trasformare le facce in quadri.

C’è qualche corrente artistica o qualche autore al quale ti ispiri?

Io sono un grande osservatore. Guardo, scruto e probabilmente anche senza volerlo recepisco cose e immagini. Non credo di avere nessuna formazione specifica. Rubo immagini dal mondo e le rielaboro. Se una cosa mi colpisce prima o poi esplode, torna fuori. Non ho una grande competenza specifica in arte. Guardo e ripropongo in diversi modi ciò che per me è bello.

Prima delle Facce di Lù cosa facevi? Per esempio, a casa dei miei ho un bellissimo quadro in 3 dimensioni di una città al chiaro di luna, fatto interamente in legno. Una cosa unica.

Sì!! È vero, quanto tempo!! Ma io ho fatto di tutto. Ora mia riporti alla memoria una cosa che avrò fatto più o meno 20 anni fa. Ho lavorato molto con le mai: sculture, quadri particolari, pitture sui mobili. Mi è sempre piaciuto creare. Quando ho in testa una cosa la faccio diventare reale.

Le Facce di Lù cosa rappresentano?

Ti ho già detto che sono nate quasi per gioco. Oggi rappresentano la ricerca di un equilibrio tra spazi, forme, linee. Per me questi quadri diventano un equilibrio nel disordine, nella anormalità.

Dal momento che disegni facce immagino che l’equilibrio ti venga dalle persone che ti stanno intorno?

Non saprei di preciso. Sono anche un grande amante della fotografia e ciò che più di ogni altra cosa amo fotografare sono le persone. Anche se in realtà sono un gran solitario e da solo raggiungo il mio equilibrio, ho sempre bisogno delle persone, delle particolarità che si portano dietro.

Continuerai con le Facce o inizierai qualche altro progetto?

Penso di sì. Mi piace che ci sia qualcosa che mi contraddistingua. Può darsi che comincerà con gli animali, ma sempre di facce si tratterà. Continuerò così perché mi diverte molto e mi stimola. Sto dipingendo personaggi famosi, come la Drusilla l’attore che si veste da donna a teatro, quello che ha fatto Strafatto. Mi diverto ed è quello che ho voglia di fare. Alla gente piace molto questa cosa delle facce perciò mi rende ancora più felice.

La mostra, allestita in via Garibaldi 111 in pieno centro di Arezzo e curata da Giuseppe Simone Modeo, andrà avanti fino al 9 dicembre.

Nessun commento su Le Facce di Lù. Gli artisti camminano fra noi – Intervista all’artista Luigi Viroli

Federico Zeri, il coraggioso protettore della cultura

A distanza di venti anni dalla scomparsa, Montepulciano ha ricordato lo storico d’arte Federico Zeri con  una tre giorni di eventi a lui dedicata. Dal 5 al 7 ottobre, il…

A distanza di venti anni dalla scomparsa, Montepulciano ha ricordato lo storico d’arte Federico Zeri con  una tre giorni di eventi a lui dedicata. Dal 5 al 7 ottobre, il nome di Zeri è tornato a risuonare in una cittadina che non lo ha mai dimenticato, da quando nel 1994 proprio grazie allo storico le fu restituita la Sacra famiglia, un’opera del Sodoma rinvenuta tra i pezzi di una collezione privata a Parigi. D’altronde, anche per Zeri Montepulciano fu una città preziosa, tanto da definirla “colta, bella e piena di opere raffinatissime”. Il rapporto tra questa e lo storico d’arte si rivela dunque un legame che non perde occasione per rinnovarsi, al di là del trascorrere del tempo.

“Nel segno di Zeri”, questo è il titolo dell’iniziativa, un ciclo di conversazioni a cui si può dire che sia stato pure lo stesso Zeri a partecipare, emergendo in maniera sempre incisiva dall’eredità culturale che ha lasciato, attraverso testi e video. Ed è proprio la proiezione di un documentario girato nel 1993 a San Quirico d’Orcia, in cui si vede Zeri raccontare Palazzo Chigi Zondadari e i gravi danneggiamenti ad esso provocati dall’esplosione di un ordigno durante la seconda guerra mondiale, ad inaugurare il programma della prima giornata.

Dopo la presentazione da parte dell’assessore alla cultura del Comune di Montepulciano Franco Rossi, e un’introduzione del direttore del museo civico Pinacoteca Crociani Roberto Longi, una cattedra sul palco del teatro Poliziano viene lasciata a Tomaso Montanari, docente di storia dell’arte Moderna all’Università per stranieri di Siena, il quale si sofferma sul tema dell’indignazione di Federico Zeri per il patrimonio culturale italiano con una relazione il cui titolo, “Meno male che c’è stato Napoleone”, risulta programmatico.

Perchè certe opere meglio vederle all’estero, che saperle abbandonate all’incuria provocata dall’ignoranza di una classe dirigente che non ne apprezza il valore. Da qui la missione di Zeri, portata avanti per tutta una vita, di divulgare, fare da intermediario tra l’opera e il suo spettatore.

«Così come sarebbe difficile comprendere un passaggio della Divina Commedia senza l’ausilio delle note a margine – ricorda Montanari – allo stesso modo non si può capire a fondo un affresco di Giotto se non con l’intermediazione di un esperto».

È una sfida culturale oggi più che mai attuale e che restituisce di Zeri un’immagine legata non solo alla sua statura di grande storico d’arte, ma anche a quella di strenuo protettore della cultura. Una personalità così elevata da meritare l’attenzione di cui “Nel segno di Zeri”, promosso dal Comune di Montepulciano, dalla Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte e dalla Fondazione Musei Senesi, con la collaborazione di Rai Teche, della Fondazione Federico Zeri, e con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, degnamente lo omaggia.

1 commento su Federico Zeri, il coraggioso protettore della cultura

I volti e le fiabe: intervista a Carlotta Bertelli e Gianluca Guaitoli

É stata inaugurata lo scorso 1° aprile, e rimarrà aperta fino al 1° luglio, al castello di Sarteano la mostra “C’era un volto e forse c’è ancora”, l’esposizione di fotografie…

É stata inaugurata lo scorso 1° aprile, e rimarrà aperta fino al 1° luglio, al castello di Sarteano la mostra “C’era un volto e forse c’è ancora”, l’esposizione di fotografie artistiche realizzate da Carlotta Bertelli e Gianluca Guaitoli.

Fotografa lei, hair stylist con esperienza internazionale nel campo della moda lui, l’anno scorso hanno scelto di venire a vivere con Francesca, la loro bambina a cui tra l’altro è dedicata la mostra, nel piccolo borgo di Fonte Vetriana.

Cosa vi ha portato a Fonte Vetriana?

Carlotta: «Eravamo alla ricerca di un luogo tranquillo, una specie di eremo, dove ad essere più pulita fossero la qualità dell’aria e i rapporti con le persone. Qui adesso abbiamo il nostro studio e abbiamo trovato il luogo perfetto per esporre “C’era un volto e forse c’è ancora”».

Come è iniziato il progetto della mostra?

Carlotta: «É accaduto per caso, era il 2014 e Gianluca stava lavorando a un servizio di moda. Rimanemmo colpiti da come alcuni scatti riuscivano a raccontare una modella nei tratti distintivi della sua personalità, oltre che ovviamente a ritrarla nei suoi lineamenti. Poi durante un’esposizione a Parigi, abbiamo fatto vedere le foto a un gallerista che ci ha suggerito di approfondire questo spunto».

Oggetto degli scatti sono i volti. A cosa si deve questa scelta?

Gianluca: «La scelta è stata dettata dalla volontà di porre l’attenzione sulla persona, in una realtà ormai velocissima dove si fa sempre più fatica a soffermarsi sui volti che ci circondano. Abbiamo voluto in posa di fronte all’obiettivo chi potesse esprimere un’estetica non necessariamente racchiusa nei canoni tipici della bellezza, ma in grado di raccontare una propria verità».

Chi sono i soggetti delle fotografie?

Carlotta: «Sono persone del posto, di cui alcune hanno accettato il nostro invito a farsi fotografare, mentre altre si sono proprio offerte».

Che ci sia un legame tra le vostre fotografie e il mondo fiabesco lo si intuisce già dal titolo della mostra “C’era un volto e forse c’è ancora”, ma di preciso in cosa consiste questo rapporto?

Carlotta: «Le fiabe rappresentano luoghi dell’immaginazione con più di un significato, le trame sono fatte di esperienze, incontri, sfide e paure che non riguardano soltanto i personaggi dei racconti, ma la vita vera di ognuno. Per questo vogliamo far riflettere sul fatto che le fiabe si riscrivono ogni giorno, si ritrovano nella vita quotidiana e nei volti delle persone che si incontrano per strada».

Quale ruolo possono avere le fiabe nella nostra società?

Carlotta: «Oggi regna ovunque un clima di indifferenza, quando non proprio di sfiducia, dell’uno verso l’altro, alimentato da paure spesso motivate dalla non conoscenza. L’osservazione di un volto è il primo passo verso la scoperta di una persona e della sua storia, anche se di fronte a queste fotografie lo spettatore può costruirsi il proprio percorso di lettura, inventarsi ogni volta un finale. Non ci sono nè titoli nè didascalie ad indicare a quale fiaba la foto si riferisce, anzi nella maggior parte dei casi si è voluto eliminare il più possibile i particolari che avrebbero potuto distogliere l’attenzione dai soggetti».

State già pensando ad un nuovo progetto?

Gianluca: «Sicuramente proseguiremo con i ritratti, per approfondire e rendere più vasto questo lavoro. Poi vorremmo esporre la mostra in un contesto urbano. Forse in città, piuttosto che qui, incombono la solitudine e l’isolamento dell’individuo e dunque le nostre foto potrebbero essere un’occasione per soffermarsi a osservare, e conoscere, cosa le persone che ci stanno attorno hanno da raccontare».

Nessun commento su I volti e le fiabe: intervista a Carlotta Bertelli e Gianluca Guaitoli

Alla scoperta delle Terre del Perugino – Città della Pieve

Dalla stretta collaborazione tra le Amminstrazioni Comunali di Città della Pieve, Panicale, Paciano e Piegaro e Sistema Museo, gestore dei loro servizi turistici e museali, è nato “Terre del Perugino”. Questo nuovo brand turistico è costituito dalla rete integrata dei musei e degli uffici turistici del territorio dei quattro comuni, decisi a proporsi al pubblico come un’area omogenea accomunata da aspetti ambientali, culturali, artistici e gastronomici affini. Filo conduttore di questa nuova offerta è Pietro Vannucci, detto il Perugino, da cui il nome del brand, il più celebre figlio di Città della Pieve, che con la sua arte ha dato lustro e fama a questo lembo d’Umbria ed ha lasciato numerose opere in tutta la zona.


Dalla stretta collaborazione tra le Amminstrazioni Comunali di Città della Pieve, Panicale, Paciano e Piegaro e Sistema Museo, gestore dei loro servizi turistici e museali, è nato “Terre del Perugino“. Questo nuovo brand turistico è costituito dalla rete integrata dei musei e degli uffici turistici del territorio dei quattro comuni, decisi a proporsi al pubblico come un’area omogenea accomunata da aspetti ambientali, culturali, artistici e gastronomici affini.

Filo conduttore di questa nuova offerta è Pietro Vannucci, detto il Perugino, da cui il nome del brand, il più celebre figlio di Città della Pieve, che con la sua arte ha dato lustro e fama a questo lembo d’Umbria ed ha lasciato numerose opere in tutta la zona.

Novità importante di tutto il progetto è il portale www.terredelperugino.it, già online, dove il turista può consultare gli orari degli uffici turistici e dei musei, le loro tariffe, ma soprattutto acquistare i biglietti, le visite guidate, i laboratori e i pacchetti.


L’Ufficio Turistico di Città della Pieve, potendo usufruire dell’ampio patrimonio culturale della sua città che va dall’archeologia all’arte rinascimentale, ha ideato alcuni percorsi di visita e offerte didattiche che permettono di scoprire la città e le sue bellezze.

Il Perugino

I percorsi più richiesti sono quelli tematici sul Perugino, il più celebre dei figli della città, e sulla storia rinascimentale del borgo

Il Perugino, al secolo Pietro Vannucci, nacque a Città della Pieve, detta allora Castel della Pieve, alla metà del ‘400 e fu uno dei più grandi maestri del Rinascimento italiano. Nella sua città natale il pittore ha lasciato numerose opere che proprio con questi itinerari sarà possibile ammirare.

Itinerario “Città della Pieve nel Rinascimento

Questo breve tour, della durata di circa un’ora e mezza, è incentrato sull’opera di maggior rilievo lasciata dal Perugino nella sua città, l’Adorazione dei Magi, dipinta nel 1504 nell’Oratorio di Santa Maria dei Bianchi. La bellezza delle forme, la ricchezza dei dettagli, i colori ancora vividi dopo oltre 500 anni e il vasto panorama ispirato al Lago Trasimeno, che insieme alla Sacra Famiglia è il protagonista dell’affresco, fanno si che questo sia considerato uno dei capolavori dell’artista e più in generale del Rinascimento. Non mancano anche spaccati della vita del Perugino e le difficoltà della vita da artista, che emergono dalle simpatiche, per noi ovviamente, lettere che il pittore scambiò con la Confraternita dei Bianchi. Queste, oggi esposte in copia all’Oratorio e scritte in un italiano cinquecentesco, mostrano un Perugino impegnato nell’ardua contrattazione per il compenso: lui avrebbe voluto 200 fiorini ma si dovette accontentare di 75 e di un asino che lo aiutasse a portare i colori da Perugia a Città della Pieve.

Itinerario “Città della Pieve, Città d’arte e storia

Come una passeggiata nella storia della durata di circa due ore, questo tour accompagna i visitatori alla scoperta di tutta la produzione pievese del Perugino, della storia del borgo e dell’arte rinascimentale e manierista.

Dopo la tappa all’Adorazione dei Magi, è prevista una visita all’affresco Deposizione dalla Croce conservato nel Museo Civico-Diocesano di Santa Maria dei Servi. Questo è l’unica testimonianza di un ciclo di affreschi narranti gli ultimi momenti della vita del Cristo e andati perduti agli inizi del ‘700. L’opera, sebbene mutila e meno particolareggiata dell’altra, suscita grande interesse poichè ricca di elementi criptici e personaggi ancora da svelare, come se il Perugino ormai anziano avesse voluto lasciare un messaggio ai posteri.

La chiesa stessa può essere considerata uno vero e proprio scrigno. Con il suo interno di epoca barocca di color bianco candido rifinito in oro, la grande struttura architettonica racchiude in sè altre due chiese: la rinascimentale e la gotica, ed ogni fase è leggibile nelle sue pareti. Nella cripta, invece, insieme a tele manieriste del XVI e XVII secolo, sono conservati i reperti etruschi di una tomba ellenistica rinvenuta nel 2015 in loc. San Donnino, che non fanno parte di questo itinerario  e di cui parleremo in un articolo a parte.

Tappa successiva del tour è la Cattedrale, cuore della città, dove sono conservate due pale d’altare del Perugino, Battesimo di Cristo e Madonna in gloria e Santi, ed opere di pittori manieristi tra i quali spicca lo Sposalizio della Vergine di Antonio Circignani, figlio di Niccolò detto Il Pomarancio. La stessa Cattedrale ha la sua storia da raccontare, poichè questo è lo stesso luogo in cui fu eretta la prima pieve intorno al VII sec. d.C. e che costituì il centro dell’antico villaggio di Città della Pieve. Il suo aspetto esteriore, infatti, mostra la sua lunga storia, dai conci di arenaria tipici del romanico-gotico ai mattoncini del campanile della metà del ‘700. Il suo interno, invece è di gusto prettamente barocco, con stucchi e falsi marmi dipinti.

Ultima tappa di questo tour storico-artistico è Palazzo della Corgna, residenza del Marchese Ascanio della Corgna, nipote di Papa Giulio III e governatore di Città della Pieve nella seconda metà del ‘500. Il palazzo è il più bell’esempio di architettura rinascimentale della città ed è opera dell’architetto Galeazzo Alessi, che si ispirò a Palazzo Farnese di Roma. I suoi interni sono finemente decorati da grottesche, tra le quali spicca, nella sala al pian terreno, l’affresco Muse a concerto di Niccolò Circignani detto il Pomarancio, e nella sala grande del primo piano il Convito degli Dei e gli Amori degli Dei di Salvio Savini, entrambi esponenti di spicco della pittura manierista. Durante la visita si potrà scoprire anche la vita avventurosa del padrone di casa, Ascianio, orbo da un occhio, che fu condottiero e spadaccino ma anche uomo dedito a duelli, che fu più volte imprigionato dai Papi di turno per alto tradimento, omicidio e altri delitti, insomma, un personaggio contraddittorio e tutto da conoscere!

Al termine di entrambi i tour è prevista una degustazione gratuita di zafferano, prodotto d’eccellenza del territorio di Città della Pieve, già salvaguardato e tutelato negli statuti cinquecenteschi della città, nonché oggetto di una vera a propria mostra mercato volta alla sua valorizzazione che si svolge ogni anno nel mese di ottobre.

La didattica

Dedicato agli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado, è il laboratorio didattico Giocando con il Perugino… scopriamo l’affresco, in cui, dopo una visita guidata all’affresco Adorazione dei Magi, i bambini potranno trasformarsi in piccoli aiutanti di bottega e imparare a dipingere un’affresco.

Per info e prenotazioni: Ufficio Turistico di Città della Pieve
Tel.0578 298840 – mail: info@cittadellapieve.org

3 commenti su Alla scoperta delle Terre del Perugino – Città della Pieve

Apprendista Cantierista: diario di bordo

Questo è un diario che parla del Cantiere dal punto di vista di Marta. All’interno del Cantiere Internazionale d’Arte la mia funzione non era stabile, ogni giorno avevo compiti diversi…

Questo è un diario che parla del Cantiere dal punto di vista di Marta. All’interno del Cantiere Internazionale d’Arte la mia funzione non era stabile, ogni giorno avevo compiti diversi in qualità di apprendista. Ho deciso di scrivere un diario per vivere appieno le esperienze che stavo facendo e le emozioni che stavo provando.
Scrivere aiuta a far comprendere meglio quello che stiamo vivendo, agli altri come a se stessi.
Questo è il mio racconto, di ciò che ho vissuto durante il nostro Cantiere.

Diario #1

Ore 21:05 – È tarda sera, l’atmosfera è tra le più suggestive. Una luce illumina il nostro spettacolare Duomo, un’altra luce molto più soffusa illumina Palazzo Ricci. Chiunque passi ha il naso rivolto verso l’alto. Prima che tutto inizi, il suono di un tamburo accompagna l’entrata degli spettatori. Un venticello estivo scompiglia le chiome del pubblico e i musicisti accordano gli ultimi strumenti. Il fiato si accorcia, le pupille si dilatano.

Il prossimo spettacolo sta per cominciare, e io, guardandomi intorno, non capisco bene dove mi trovo. Sono in mezzo alle amiche e alle colleghe con cui condivido lo stage al Cantiere; mi piace considerarci come una ciurma di apprendisti. Mentre eravamo persi nelle chiacchiere, un applauso ci ha stupiti. I musicisti stanno entrando, chi con in mano una tromba, chi con in mano un violino, ognuno prendendo posizione. Tra il pubblico cala il silenzio, ed è un silenzio assordante. Poi un clarinetto dà inizio a quella meravigliosa magia che è la musica.

Diario #2

Ore 15:47 – Inizia il mio secondo giorno da apprendista al Cantiere Internazionale d’Arte. Anche oggi l’atmosfera non appare per niente rilassata. In Piazza Grande sta provando un gruppo di danza, e anche io e le mie colleghe siamo abbastanza impegnate con il lavoro. Chi non frequenta il mondo dello spettacolo forse non può capire, ma tutti i minimi pezzi di questo puzzle devono combaciare perfettamente.

Forse si potrebbe pensare che il Cantiere sia dedicato esclusivamente a un pubblico straniero, ma ho scoperto che non è così. Sono proprio i poliziani a occupare le prime file della platea agli spettacoli, e tra i poliziani si possono trovare compositori, registi, musicisti… I poliziani più interessanti sono quelli che lavorano dietro le quinte degli spettacoli del Cantiere, e oggi vorrei parlare di loro. Partirei da Magdalena, la ragazza della biglietteria: semplice, accogliente e sempre con il sorriso; per poi passare a Lavinia: elegante, fine e rassicurante.

Se devo essere sincera, mi sono sempre chiesta il motivo per cui si chiamasse Cantiere. Forse adesso l’ho capito, ma non so se sia solo il mio pensiero. È un po’ come se a Montepulciano si costruisse l’arte: in ogni angolo del nostro paesino suona un violino, un pianoforte, con melodie uniche.

Credo che per lavorare in questo settore e coordinare un grande evento si debba essere una buona squadra, come una grande famiglia. Un ciurma in cui regna la complicità, in cui si ride, si scherza e ci si prende sul serio quanto basta. Ecco una ricetta per la buona riuscita di tutto questo (capito, Marta? Ricordatelo per il futuro!). Mi auguro di incontrare tante famiglie e capire a quale appartenere, chissà che a questo Cantiere non trovi la colonna sonora della mia vita!

Ore 21:00 – Il teatro inizia a riempirsi, e io non potevo che essere presente. Anche se ho già finito il mio turno, amo troppo il teatro per mancare a un evento come questo. In mezzo al pubblico che assiste a “ Le sette ultime parole di Cristo ”, scrivo quel che mi passa per la testa, e quello che l’arte mi trasmette.

Violini e violoncelli incoronano un volto scuro di pelle, un volto meraviglioso. La musica accompagna tutti i problemi di questo mondo, e il volto malinconico nello schermo guarda il pubblico, il responsabile di questo misero mondo. La madre di Cristo è stata sostituita da una donna moderna con indosso degli occhiali, sul led di fianco a lui un uomo con un tablet in mano rappresenta il mondo odierno. Si parla di tutto, di grandi temi come la speranza, e dell’importanza di recuperare il tempo nell’epoca di internet.

Diario #3

Ore 15:20 – Una sala verde ben illuminata, un pianoforte e un violoncello, file e file di sedie. Sono seduta nell’ultima fila, da sola con il musicista. Lui non sembra dire nulla, o quasi. A parte la tipica frase: c’è dell’acqua? Mi accoglie con una sviolinata. In termini di musica, chiaramente.
Tutto nella sala di Palazzo Ricci è così armonico e naturale. Ci siamo soltanto io e il musicista in mezzo a questa sala.

Li ho osservati in questi giorni, i musicisti. Personaggi bizzarri, un po’ narcisi, decisi e sicuri di sé. Credo che in parte il loro carattere sia giustificato dalla capacità di produrre qualcosa di così meraviglioso, qualcosa che per la maggior parte dipende da loro. La musica non è naturale, anche se si genera dal tutto: è un meccanismo complesso, inspiegabile.

Il musicista inizia a suonare. Le mani magre e rovinate dalla corda incantano. Quanto più la musica aumenta, quanto più io scrivo veloce, velocissimo, troppo veloce. Mi rivolge uno sguardo severo. Ma tanto da questa stanza la musica arriva ovunque, no?


Il diario di Marta continua nell’ebook gratuito “Apprendista Cantierista” disponibile per tutti i nostri lettori affezionati!

Potete scaricarlo all’interno della piattaforma Patreon, nella sezione dedicata al magazine: la pubblicazione è gratuita ed è ottimizzata per l’esperienza da smarpthone e tablet.

Se avete difficoltà a scaricarlo o avete bisogno di formati alternativi al Pdf, contattateci alla mail: redazione@lavaldichiana.it


(Photo credits © Irene Trancossi)

Nessun commento su Apprendista Cantierista: diario di bordo

Rocca Manenti: il contenitore d’arte di Sarteano

Valorizzare gli edifici storici, in un contesto di provincia (quindi con meno persone, meno turisti, meno investimenti e meno opportunità rispetto ai grandi centri urbani) in cui è presente una grande…

Valorizzare gli edifici storici, in un contesto di provincia (quindi con meno persone, meno turisti, meno investimenti e meno opportunità rispetto ai grandi centri urbani) in cui è presente una grande offerta turistica nel settore della cultura, dell’architettura e dell’arte, non è un’impresa semplice. Soprattutto se ogni piccolo paese o borgo può vantare edifici storici che meritano attenzione e progetti di valorizzazione. La sfida quindi è quella di fare sistema, di trovare sinergie, di focalizzare gli impegni in alcuni settori principali che possano fungere da traino, per evitare la dispersione di energie e di risorse.

Rocca Manenti Art (RAM, come da presentazione dello scorso luglio) ha l’ambizione di diventare un progetto che spicca nell’offerta culturale del territorio. Un progetto promosso dalla Pro Loco di Sarteano, dalla cooperativa Clanis Service con il supporto dell’amministrazione comunale, che ha trovato piena sinergia oltre che dal mondo associativo anche dalle imprese del territorio, che hanno sponsorizzato l’evento culturale che ha avviato il nuovo corso di Rocca Manenti.

rocca manenti

Il castello che domina Sarteano ha una storia millenaria: prende il nome dai Conti Manenti, signori della cittadina in epoca medievale, e nel corso dei secoli ha goduto di una notevole fama militare per la sua capacità di resistere agli assedi degli eserciti nemici. La struttura del castello, così austera e squadrata, crea un particolare fascino in quella che non è soltanto una fortificazione, ma un’opera architettonica di enorme valore storico e culturale. Eppure, la principale funzione del castello in epoca medievale, ovvero quella di garantire la difesa di Sarteano, ha perso importanza già dal Rinascimento.

Quale poteva essere il futuro per Rocca Manenti, se non quello di una riconversione? Da una difesa militare, alla difesa dell’arte e della cultura. Una volta ristrutturato, il castello di Sarteano è stato protagonista di eventi teatrali, spettacoli e iniziative di vario tipo per animare la vita della cittadina. Tuttavia, questa è la prima volta che ci troviamo di fronte a un progetto di ampio respiro: RAM, Rocca Manenti Art, aspira a trasformare il castello in un contenitore d’arte per ospitare in maniera continuativa mostre di fotografia ed eventi artistici in generale. Quattro piani, quattro stanze per piano, quattro metri per quattro di grandezza per ogni stanza: una disposizione che sembra studiata appositamente per i percorsi artistici. Le opere fotografiche esposte lungo i binari delle sale, con quelle forme pulite e contemporanee, si mischiano alle strutture austere e medievali del castello, in un suggestivo percorso che dal ponte levatoio si snoda fino alle terrazze che si affacciano sul meraviglioso panorama circostante. E poi dalla cima di nuovo fino al piano terra, seguendo una lunga scalinata a chiocciola scavata nella roccia.

Rocca Manenti 3

La prima mostra di questo ambizioso progetto è una personale di Yoshie Nishikawa, fotografa giapponese di fama internazionale. L’artista lavora tra Tokyo, New York, Londra e Milano e può vantare una carriera trentennale e numerose pubblicazioni di rilievo. Le opere in mostra a Rocca Manenti si susseguono lungo le sale in un percorso a ritroso, attraverso particolari giochi di luci e di ombre; dalle bambole della madre ai pesci in ambienti metafisici, dai corpi nudi e sofisticati, alla convivenza tra analogico e digitale nell’arte fotografica. Un percorso artistico di rilievo internazionale, quindi, che vuole anche celebrare i 150 anni dalla firma del trattato di amicizia e commercio tra Italia e Giappone. La mostra ha avuto il patrocinio dell’Ambasciata del Giappone in Italia ed è stata inaugurata nel giorno dell’anniversario dello sgancio della bomba atomica su Hiroshima: un altro elemento simbolico che trasforma il castello di Sarteano da opera architettonica per la guerra a contenitore d’arte in tempo di pace.

L’obiettivo del progetto non è soltanto quello di valorizzare il castello a livello artistico, ma anche quello di utilizzare la cultura come volano per il settore turistico fuori dai mesi estivi: grazie all’organizzazione di eventi culturali di alto livello, Rocca Manenti potrebbe infatti favorire gli afflussi turistici, oltre ad ampliare l’offerta per i visitatori già presenti nel territorio. Nella prima settimana di apertura sono stati registrati circa 1500 ingressi al castello, il doppio rispetto ai numeri dello scorso anno, quindi i primi riscontri sono positivi; un altro elemento importante è rappresentato dall’impegno delle associazioni e delle attività commerciali che hanno deciso di investire nel progetto, come tassello del sistema di promozione del buon vivere locale chiamato Sarteano Living.

Rocca Manenti 2

Il nome della mostra di Yoshie Nishikawa è “Tutto Scorre” (Shogyoumujoi): ogni istante è diverso e la fotografia registra, interpreta e commenta il cambiamento. Anche se la fotografia potrebbe essere considerata come l’arte capace di rendere un’immagine ferma e immobile nel tempo, in realtà tutto cambia a seconda della percezione dell’osservatore. Lo stesso concetto potrebbe essere applicato al castello di Sarteano: tutto scorre, tutto cambia, la prospettiva muta continuamente. Da struttura militare a contenitore d’arte, il cambiamento percorre inesorabile anche opere architettoniche che potrebbero sembrare immobili e immutabili. La sfida per il futuro sarà quella di affrontare il cambiamento, mantenendo alto il valore culturale e mutando la funzione in base al contesto: una sfida raccolta da Rocca Manenti Art per un progetto che non vuole rimanere confinato in un istante nel tempo, ma lanciarsi verso un futuro a difesa dell’arte e della cultura.

Nessun commento su Rocca Manenti: il contenitore d’arte di Sarteano

La “Naturalis Historia” di Roberto Ghezzi

L’arte contemporanea può spaventare il grande pubblico, la mancanza di riferimenti realistici rischia di essere vista con sospetto e paura: ma queste difficoltà non frenano il giovane pittore Roberto Ghezzi,…

L’arte contemporanea può spaventare il grande pubblico, la mancanza di riferimenti realistici rischia di essere vista con sospetto e paura: ma queste difficoltà non frenano il giovane pittore Roberto Ghezzi, che con la sua mostra “Naturalis Historia” vuole dimostrare che anche il nostro territorio ha tanto da dire nell’arte contemporanea.

Nato a Cortona nel 1978, Roberto vive e lavora in Valdichiana, ma è già diventato un pittore quotato e può vantare numerose mostre. Ha frequentato lo studio di scultura e pittura di famiglia (è il nipote dell’artista cortonese Gino Ghezzi) e l’Accademia delle Belle Arti di Firenze. Negli ultimi anni ha esposto in Italia (Milano, Roma, Firenze) e all’estero (Londra, Shanghai), oltre a disputare numerosi premi e concorsi dedicati all’arte contemporanea.

La mostra “Naturalis Historia” è stata allestita presso la Fortezza di Montepulciano e sarà aperta al pubblico dal 13 marzo al 3 aprile, con una selezione di opere di grande formato sul tema del paesaggio e della natura. La mostra, organizzata e promossa dal Lions Club Chianciano Terme e patrocinata dal Comune di Montepulciano, è stata curata da Maria Nicole Iulietto e rimarrà aperta tutti i giorni dalle ore 11 alle ore 19, in concomitanza con la 61° Mostra dell’Artigianato.

Abbiamo intervistato Roberto Ghezzi al vernissage di apertura della mostra, in occasione della cena di gala organizzata dal Lions Club Chianciano Terme: l’artista cortonese ha donato una delle sue opere per permettere la realizzazione di un progetto musicale a favore dell’orfanotrofio Antoniano di S.Francesco. Una serata dedicata alla cultura e alla beneficenza, quindi, in cui l’arte è stata donata dai giovani artisti del territorio per creare altra arte.

roberto ghezzi 3

Una delle opere esposte nella mostra “Naturalis Historia” di Roberto Ghezzi

Bentrovato Roberto, complimenti per la tua mostra. Puoi parlarci dello spirito che ha animato la serata organizzata dal Lions Club e i motivi che ti hanno spinto a donare uno dei tuoi quadri?

“Per me è un onore inaugurare la mostra con un evento del genere. Sono lusingato, perché lo scopo è benefico: un’opera verrà posta come premio di una lotteria tra i soci del Lions Club e il ricavato servirà a finanziare un maestro di coro o di strumento dell’Istituto di Musica di Montepulciano per la realizzazione di un progetto musicale a favore dell’orfanotrofio Antoniano di S.Francesco. L’intera mostra è stata promossa dal Lions Club e patrocinata dal Comune di Montepulciano, a cui vanno i miei sinceri ringraziamenti.”

La mostra conta trenta inediti, che non sono stati mai esposti prima. Che cosa dobbiamo sapere per visitare al meglio la tua mostra e comprendere pienamente le tue opere?

“Ho avuto la possibilità di sfruttare il chiostro al primo piano della Fortezza di Montepulciano, che è bellissimo: ristrutturato da poco, offre la possibilità durante la sera di vedere attraverso le finestre, creando un’atmosfera quasi metafisica. La mostra è strutturata come un percorso: nella prima sala sono presenti delle opere più figurative, più accattivanti dal punto di vista cromatico, con un dato mimetico più spiccato. Le persone possono riconoscervi qualcosa che hanno visto nella loro infanzia o nel loro passato, anche se non ci sono elementi contestuali. Poi il percorso si snoda lungo il corridoio sulla sinistra, dove i colori si iniziano a mescolare, le tecniche dell’olio lasciano spazio ad altre tecniche miste, dove acrilico ed olio sono mescolate assieme per ottenere effetti diversi. In queste opere il dato reale, il collegamento col referente, è più diluito, le persone ci possono vedere molte cose. E questa ambiguità è voluta, proprio per cercare di far sì che le persone abbandonino per un istante il dato della sicurezza e si abbandonino dentro l’opera, senza più un riferimento preciso. Infine il percorso continua con l’introduzione ai soggetti della prima sala, quindi è circolare, si ritorna a un figurativo più classico. Si tratta di una specie di circolo senza fine, dove le persone possono immergersi in due tipi diversi di produzione, però con un filo conduttore unico, che è l’indagine sulla natura.”

Credi che possano esserci delle difficoltà nell’apprezzare l’arte contemporanea da parte dei visitatori?

“Il percorso che abbiamo pensato per la mostra serve anche per avvicinare le persone, perché il contemporaneo è spesso visto con sospetto e paura. Non appena si abbandona il dato fattuale e realistico, le persone hanno paura a buttarsi in un’opera che non abbia dei riferimenti concreti. A volte però basta una linea d’orizzonte, come quelle che inserisco spesso nelle mie opere, per provare empatia. C’è una linea d’orizzonte, non mi interessa più capire se quello sopra rappresenta il cielo, la terra o la montagna, però mi piace e l’ho già vista. Anzi, mi piace ancora più delle altre, perché non rappresenta nulla di particolare, ma rappresenta tutta la natura, quindi mi sento a mio agio.”

Qual’è il rapporto della tua arte con il territorio in cui vivi? Sei partito da Cortona, hai esposto in Italia e all’estero, adesso una mostra a Montepulciano: credi che questo territorio faccia abbastanza per l’arte?

“Cosa posso dire? Nessuno è profeta in patria. A volte riesco a ricevere maggiori apprezzamenti fuori dal territorio in cui sono nato, ma questo non penso che sia dovuto a una mancanza da parte del nostro territorio. Non solo la Valdichiana, ma tutta l’Italia, vive l’ombra lunga del Rinascimento. Sotto certi aspetti è un’ombra positiva: è bellissimo essere gli eredi di Michelangelo, Raffaello e Tiziano. Dall’altro lato può rendere difficile parlare di contemporaneo, perché si teme di risultare come figli di un padre imponente, un padre che pesa sulle nostre spalle. Parlare di arte contemporanea, soprattutto di paesaggio, è molto difficile: il Novecento è stato il secolo dell’uomo, il paesaggio ha avuto una valenza fondamentale nel Romanticismo e nell’Impressionismo. Tuttavia, non è un buon motivo per smettere di provare. Penso che l’Italia e il sud della Toscana abbiano tanto da dare sul contemporaneo, proprio perché affondiamo le nostre radici su una storia così imponente. Senza fondamenta la struttura crolla. Qui abbiamo radici forti: basterebbe avere più coraggio”

Nessun commento su La “Naturalis Historia” di Roberto Ghezzi

“Verso” come propulsione di ricerca artistica senese

Da qualche anno, l’Associazione dei musei d’arte contemporanea italiani, organizza in network quella che è la Giornata del Contemporaneo. L’11 ottobre 2015, si è celebrata l’undicesima edizione, in tutta Italia….

Da qualche anno, l’Associazione dei musei d’arte contemporanea italiani, organizza in network quella che è la Giornata del Contemporaneo. L’11 ottobre 2015, si è celebrata l’undicesima edizione, in tutta Italia.

A Siena l’afflato delle espressioni e dei fenomeni culturali del tempo presente assume sicuramente toni molto evocativi. La città, da anni, vive uno strano fermento, ambivalente, definito da momenti di slancio e conseguenti ritrosie, da punte di proiezione e retroguardie. Siena ha assunto le forme di una grande e melliflua macchia geografica, ondulante, in cui si mescolano i grigi a toni più caldi; una città che elargisce collisioni di contrasti complementari. In tutto questo, Siena oggi, nonostante tutto, non è affatto la città della paralisi, come potrebbe essere la Dublino di Joyce, ma uno tra i più interessanti centri germinali di ciò che sarà il modo di pensare l’arte e la città nel futuro.

Il Santa Maria della Scala ha ospitato la programmazione di Verso-Siena, in occasione della giornata del contemporaneo, che ha permeato di eventi la settimana dal 10 al 17 ottobre 2015. Non solo mostre, ma anche talk, workshop, punti di incontro, aperitivi, tutto ciò che compete la percezione di ciò che viene assunto come arte. Un’arte che parla del tempo presente, del nostro modo di vivere e di comunicare;

«Il nostro territorio ha moltissime, infinite potenzialità.» mi dice Michelina Eremita, che ha coordinato i tavoli di lavoro, a cadenza settimanale, in seno agli stati generali della cultura, dallo scorso Marzo ad oggi, a cui hanno partecipato, oltre al plesso museale Santa Maria della Scala Contemporanea e il Museo d’arte per bambini, l’Università degli Studi di Siena, l’Ordine degli Architetti di Siena, la Fondazione Musei Senesi, la Fondazione Monte dei Paschi, il Siena Art Institute, l’Accademia del Fumetto, l’Open Zona Toselli, Brick, le Associazioni Culturing, Estrosi, FuoriCampo, OdA32, Xrays, il Collettivo Fare Mente Locale, Inner room, l’Atelier di paesaggio Arscape, il progetto TU35_Siena, nonché Serena Fineschi, Alice Leonini, Claudio Maccari, Federico Pacini e Stefano Vigni. «Questo mettersi insieme funziona.» continua Michelina Eremita «Funziona per tutti ed è estremamente piacevole stare insieme. Condividere un interesse così forte, tra persone, nei confronti di certe modalità espressive è una ricchezza ed anche un benessere per la comunità. I confronti sono sani, costruttivi. Io ho coordinato con estremo piacere il Tavolo del contemporaneo, in qualità di responsabile del museo per bambini del Santa Maria della Scala. L’idea che è venuta fin da subito da tutti componenti, è stata quella – oltre di costituire un documento espositivo degli intenti – di portare avanti una presentazione dei nostri modi di fare in un periodo più lungo rispetto ad una giornata sola (quella del contemporaneo dell’11 ottobre) ma una settimana intera che esponga il modo di pensare l’arte contemporanea. Tra tutte, la più interessante novità del modo di pensare l’arte oggi è la completa compenetrazione tra attività diverse. Al tavolo del contemporaneo, infatti, una presenza fondamentale è stata quella degli architetti; dell’architettura come espressione congeniale a quelle più prettamente artistiche. Ecco che si è creata una nuova connettività, una modalità di connessione tra linguaggi diversi. Tutto questo è inedito per Siena. I rapporti sono stati continui e regolari ed abbiamo deciso che ognuno di noi avrebbe mostrato un esempio della propria attività e tutto venisse accompagnato da momenti di riflessione. Ognuno ha infatti organizzato workshop, talk, proiezioni, et cetera. l’approfondimento dell’arte contemporanea è anche approfondimento del linguaggio e il linguaggio si approfondisce con operazioni puntuali che vadano più a fondo, rispetto ad una mostra. Questa non è una mostra collettiva autogestita, ma è uno scambio di ipotesi, il frutto di incontri, è la rappresentazione di un modo di pensare e di lavorare. Questo è un centro di ricerca.»

Ho sempre considerato il fatto che la fine dell’esperienza del palazzo delle Papesse, storica istituzione per quanto riguarda l’arte contemporanea, a Siena ma in tutta Italia, si sia creato un vuoto generazionale, per quanto riguarda il riferimento istituzionale. Ma Michelina Eremita mi risponde così;

«Il passato di Siena per l’arte contemporanea è legato alla storia delle Papesse. Ma è finito quel modo di fare arte. Oggi non abbiamo uno spazio dedicato. Non abbiamo dei finanziamenti. Non abbiamo uno staff competente e dedicato. Non c’è nulla costruito ad hoc. C’è un tracciato legato al passato, che però va erto e rinnovato. Siamo andati oltre quell’esperienza, quindi. Questo lutto è stato elaborato al punto da presentare dei lavori diversi tra loro, con un modo altro di essere e di presentarsi e di fare. Un modo diverso anche di rapportarsi al pubblico. Le papesse avevano una continuità progettuale con un pensiero dedicato. Qui ci siamo presentati in maniera quasi indipendente; ovviamente un episodio non fa la storia. Verso è un episodio, però attraverso questo si dimostra che l’arte è stata metabolizzata, il territorio ha lavorato, sono stati acquisiti nuovi metodi di organizzazione e di esposizione delle opere.»

Tra gli spunti più interessanti di Verso, c’è la mostra TU35SI – Guardarsi Intorno, curata da Stefania Margiacchi, che più di tutte incarna la volontà di catalizzazione energetica delle forze espressive del territorio senese. Parlo con lei del percorso che, introiettando dal basso le propulsioni artistiche della città, ha portato alla realizzazione di questa mostra.

«Mesi fa ho vinto un bando organizzato dal Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, con Officina Giovani di Prato, rivolto a giovani curatori sondassero, captassero e indagassero le energie creative intorno a loro, dando spazio a sperimentazione, trasversalità e commistione di discipline artistiche e linguaggi creativi, dall’arte visiva alla musica, dal cinema al video, dal multimedia al design. Ho dovuto quindi una ricognizione sugli artisti under 35 che operavano su Siena. Alle mie spalle ho tre esperienze che mi hanno fatto immettere nel panorama della produzione artistica di Siena. Negli ultimi 5 anni ho acquisito una metodologia immersa nell’ambiente senese, tramite varie esperienze. Già avevo una conoscenza del territorio e delle persone che vi si muovevano. Ho preferito fare una mostra collettiva; secondo un gusto personale. Io ho voluto raccontare Siena e il modo in cui gli artisti vedono questa città. È venuta fuori una collettiva eterogenea (fatta di fotografia, istallazione, performance, pittorico) che comunque mantiene una sua coerenza interna. Non ha squilibri. È un coro senza stonature. Il gruppo che ho messo insieme si è uniformato. Le scelte sono state sostenute dagli artisti. Io ho sostenuto tutti loro nel percorso comune. Mantenendo ognuno il proprio linguaggio.

Il concept centrale è “Guardarsi intorno”. Perché?

La mostra si intitola “Guardarsi intorno”. Il titolo è derivato da una precisa intuizione che ho ricavato da una riflessione sulla struttura urbana, architettonica, geografica di Siena. È una città che accoglie e che isola. Che si chiude, immersa nel paesaggio naturale. C’è come una cesura, fortissima, tra ciò che è dentro le mura e ciò che è fuori. Più che guardarsi intorno e altrove,quindi, il punto di ricerca degli artisti è stato il cercare cosa ci sia oltre le mura. Questo è forse tangibile con l’idea della fuga. Non necessariamente con accezione negativa. Una fuga mentale, più che fisica. Le domande che dovrebbero stimolare una ricerca sono quindi “Cosa c’è oltre?” e “Come rappresentarlo?”. Le opere sono un passaggio per un altro posto. Uno spunto di connessione con l’altrove, fuori dalle mura. »

C’è quindi l’opera di Paul de Flers, che ci comunica con gli strumenti puri della figurazione pittorica, una scena di campagna, che si lega alla grande tradizione realista ma con accenti, specie nella gestione à la Cezanne della plasticità delle forme, assolutamente moderni, o quella di Jacopo Pischedda, che fissa la rappresentazione di un Pugile su degli assi di legno di un rudere sperduto nella campagna senese, immettendo i riferimenti grafici della cultura della street-art in un contesto locale, lasciando che poi il paesaggio naturale del rudere, con tutte le intemperie, si riappropri dell’opera ed agisca a sua volta nella modifica “naturale” della stessa.

L’arte contemporanea è sempre più un modo di pensare, una modalità di azione, di gestione espressiva delle vite di una comunità. Questo è il nuovo concetto che sostiene il plesso artistico del tempo presente; le impalcature formali di ogni happening che ci riguarda, il modo di vivere un città, il modo di risollevarla e dare dignità ai tipi umani che la abitano. In un momento storico in cui è nel privato che si fondono e si metabolizzano gli agenti, è nel privato che si formulano i moventi per cui stare al mondo, è attraverso l’evento pubblico – che parla al privato delle persone – che si edifica un modello educativo ulteriore, per la cittadinanza. L’arte, nel 2015, con Siena capitale italiana della Cultura, è un servizio fondamentale che viene dato alla comunità.

Nessun commento su “Verso” come propulsione di ricerca artistica senese

Luciano Manuel Carriero: l’arte unita alla scienza

È ancora giovane, ma ha già tanta esperienza e, più importante, tanta voglia di fare. Luciano Manuel Carriero, 25 anni e orgoglioso abitante di Sutri (Vt), si occupa di molte cose:…

È ancora giovane, ma ha già tanta esperienza e, più importante, tanta voglia di fare. Luciano Manuel Carriero, 25 anni e orgoglioso abitante di Sutri (Vt), si occupa di molte cose: lavora come educatore ambientale, ama perdersi nelle profondità delle grotte del Lazio(per ora) in virtù di aspirante speleologo, guida giovani studenti della Sapienza tra le meraviglie dell’Orto Botanico del Gianicolo, uno dei colli della Città Eterna. Ma la sua particolarità, almeno quella che ha colpito maggiormente la sottoscritta, è la sua occupazione come fotografo naturalista. La sua specializzazione: la fotografia microscospica, basata su una tecnica fotografica che ha dato il via al progetto MicroCrystalProject, l’arte unita alla scienza.

Per dare una preliminare descrizione dei suoi lavori mi rivolgo a quella data dal suo autore: «MicroCrystalProject è una raccolta di esperimenti visuali realizzati grazie all’utilizzo di diverse tecniche microfotografiche. L’obiettivo è di/mostrare la geometria insita nella materia, quella mistica energia che si nasconde dentro gli elementi».

I colori esplosivi e le forme geometriche perfette all’interno delle sue foto meritano un attento sguardo: la pagina Facebook dedicata al MicroCrystalProject è ricca di immagini, dove c’è davvero da perdersi! Ma di questo affascinante universo parlerà lui stesso, grazie alla intervista che ha cortesemente rilasciato alla Valdichiana.

Nell’immagine di copertina vedete uno dei suoi ultimi lavori, che gli è valso il primo premio al concorso “Arte o Scienza? 2014″, organizzato da Immaginario Scientifico, con la collaborazione dell’Università di Trieste, del centro Brain per le neuroscienze e dalla Regione Friuli Venezia Giulia all’interno del salone europeo della ricerca scientifica Next.. Un po’ di dati: precedentemente al primo posto, Luciano era arrivato terzo all’edizione dell’anno 2013 grazie alla foto posta poco più sotto intitolata Micrarte. Attualmente, purtroppo terminata da poco, quattro sue fotografie sono state esposte alla mostra all’interno del Festival di Scienzartambiente di Pordenone.

10632575_703777859716142_9030151577504030922_n

Buongiorno. Le fotografie che ci mostri hanno catturato la nostra attenzione: ti andrebbe di parlarci del tuo progetto e delle modalità di realizzazione di questa tecnica fotografica?

Certo. Io mi occupo di microfotografia, una tecnica fotografica effettuata tramite dei microscopi particolari, chiamati polarizzatori, che sfruttano la rifrazione della luce per fotografare delle sostanze e degli oggetti fisici che normalmente ci apparirebbero trasparenti. In particolare mi riferisco ai cristalli: prima di occuparmi di fotografia mi dedico alla estrazione di sostanze capaci di cristallizzarsi, sostanze che posso trovare nelle piante o, anche, in oggetti comunemente tenuti in casa, come i farmaci, il sapone per i piatti e lo zucchero; si tratta di sostanze cristallizzate attraverso un processo chimico su dei vetrini appositi, che, nel momento in cui vengono ri-cristallizzate, sono suscettibili alla rifrazione della luce e capaci, quindi, di mostrare dei colori particolari. Grazie a delle tecniche particolari utilizzate, esse creano varie forme geometriche davvero interessanti. Queste tecniche sono, diciamo l’ingrediente segreto delle mie fotografie.

Quel che posso dire è che mi sono dilettato nel prendere dei microscopi degli anni Settanta provenienti dagli Stati Uniti, più economici, che ho modificato io stesso. Utilizzo un microscopio di una casa tedesca di nome Zeiss, al quale ho applicato dei filtri polarizzatori, avvalendomi così di una tecnologia avanzata che normalmente costerebbe migliaia di euro. In pratica utilizzo un microscopio biologico modificato e riadattato a polarizzatore: un processo economico e accessibile a chiunque.

L’aspetto più particolare di questa tecnica fotografica risulta la capacità di mostrare quella che rappresenta la geometria insita all’interno della Natura stessa. Ogni sistema cristallografico, quindi ogni elemento che io vado a cristallizzare, possiede una sua geometria naturale, e una memoria chimica vera e propria che fornisce alla sua struttura delle forme specifiche. Riguarda l’idea che esiste dietro la materia, e che si nasconde in essa.

Ho tratto ispirazione in parte dai miei studi universitari – per quello che riguarda le procedure – e molto dall’arte psichedelica che mi ha influenzato radicalmente durante il lavoro, in particolar modo nella percezione caotica e allo stesso tempo ordinata delle geometrie e colori che prendo come oggetto.

998941_603019903125272_363755891_n

Micrarte, di Luciano Manuel Carriero

Come funziona il processo di cristallizzazione?

Realizzo delle soluzioni chimiche attraverso le quali estraggo la sostanza, la posiziono su un vetrino e quando l’acqua, attraverso cui si scioglie, evapora, l’elemento comincia a ri-cristallizzarsi, secondo la sua geometria naturale. A occhio nudo appare sempre trasparente, ma io collego una macchina fotografica al microscopio, ovviamente utilizzando gli obiettivi dello strumento, e scatto la foto con ingrandimenti che aumentano la sostanza dalle 400 alle 600 volte.

Quali sostanze utilizzi maggiormente?

Gli ultimi progetti si sono concentrati particolarmente sulla cristallizzazione di farmaci scaduti, insomma farmaci di recupero, che posseggono al loro interno dei tipi di acido che si trovano nelle piante. Per esempio l’acido acetilsalicilico, che rappresenta il principio attivo dell’aspirina ed è estratto dal salice: la fotografia scattata a questa sostanza mi ha permesso di vincere il concorso Arte o Scienza? 2014. L’ho intitolata Stars, per via dei cristalli “stellati”, chiamati così perché ricordano la forma di una stella. L’anno scorso invece mi sono posizionato al terzo posto con una fotografia, intitolata Micrarte, di acido tartarico, presente nell’uva.

MG_5963_opt-1024x682

Luciano Manuel Carriero (primo da destra) – Credits by http://www.arteoscienza.it/

Voglio rifarmi al titolo del concorso che ti ha accolto a Trieste e farti questa domanda: Arte o Scienza, secondo il tuo parere? Particolare, poi, quello che hai detto riguardo alla geometria insita nella natura: puoi approfondire questo aspetto?

Lo scopo delle mie fotografie è quello di fondere due mondi, quello scientifico e quello artistico: a mio parere si compensano a vicenda. Con questa tecnica riesco, attraverso la tecnologia e i processi chimici, a mostrare una sorta di ordine e di bellezza naturale presente all’interno degli elementi, soprattutto quelli microscopici, che comunemente a occhio nudo non sarebbero percepibili nel nostro ambiente. In realtà essi permangono in maniera totalizzante. Penso ad esempio al fatto che la maggior parte di queste sostanze cristalline si trovano non solo all’interno del nostro corpo, ma anche nelle piante e nell’acqua stessa che beviamo. La bellezza delle loro forme va mostrata, ed è quello che mi propongo di fare con le mie fotografie. I miei scatti, secondo me, sono sia scienza che arte: rappresentano l’anello di congiunzione tra due mondi.

Ringraziamo Luciano e, riportando una delle didascalie che solitamente accompagnano le sue fotografie, per allacciarci al discorso della bellezza e dell’ordine insito nella natura che questo giovane artista cerca di portare alla luce, concludiamo con questa citazione di Albert Einstein:

Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già creata.

Nessun commento su Luciano Manuel Carriero: l’arte unita alla scienza

Passkey Art Festival 2014: la parola ai Comuni

Lasciamo la parola ai Comuni, coinvolti nel Passkey Art Festival 2014, che abbiamo invitato a commentare le aspettative verso questa prima edizione del festival di arte contemporanea. Francesco Landi (Sindaco…

Lasciamo la parola ai Comuni, coinvolti nel Passkey Art Festival 2014, che abbiamo invitato a commentare le aspettative verso questa prima edizione del festival di arte contemporanea.

Francesco Landi (Sindaco di Sarteano)

L’IMG_4098arte contemporanea è una risorsa sulla quale investire, è un grande vettore ed elemento di aggregazione e di attenzione. E vogliamo che la Valdichiana si riconosca in questo tema, lo facciamo con un programma condiviso, perché vogliamo lavorare sempre più come area – affrontando certi temi con sintonia. L’obiettivo è anche di investire su eventi in mesi, al di là per esempio del mese d’Agosto, che è molto serrato come eventi.

Andrea Rossi (Sindaco di Montepulciano)

Direi una pIMG_4102rima esperienza ben riuscita, attorno a un tema caldo come la cultura. Nasce questo primo festival che speriamo possa avere una seconda edizione, anche con il coinvolgimento di tutto il territorio. Credo che un passo avanti sia stato fatto, in questi giorni, la Valdichiana è un territorio che si pone veramente come leader nella produzione culturale e nella crescita turistica, e ritengo che questo Festival sia una buona occasione per vedere i risultati di questa sintesi che in Valdichiana abbiamo voluto fare. Penso che il prossimo anno si possa allargare il Festival ad altre esperienze. Siamo una realtà attenta alla cultura e penso di poter dire anche che gli Enti Pubblici questa volta abbiano dato attenzione a un aspetto troppo spesso relegato ai margini, o che non viene considerato come strategico per la crescita del territorio.

Rossana Giulianelli (Vicesindaco di Chianciano)

IMG_4077Per Chianciano rappresenta una novità, un’anteprima, perché ovviamente vogliamo valorizzare il nostro patrimonio storico e unitamente all’arte contemporanea e abbiamo intenzione che questo diventi un appuntamento fisso negli anni a venire. Ed è anche l’occasione per riaprire Villa Simoneschi, una villa recentemente riarredata e ristrutturata e quindi questa sarà l’occasione per mostrare alla cittadinanza i lavori che sono stati fatti e verrà impreziosita dalle opere dei Maestri Ticciati e Vinattieri.

Eva Barbanera (Sindaco di Cetona)

Noi contrIMG_4109ibuiamo con un evento pomeridiano nel corso della settimana e siamo attivi per qualche ora. Le aspettative sono, con qualche ora di investimento di essere inseriti in un circuito più ampio e di richiamo, anche grazie all’ottima organizzazione e dalla pubblicità messe in piedi dalla Strada del Vino. Noi offriamo un evento di nicchia, in un ambiente, in una villa di proprietà privata, con un panorama stupendo e quindi teniamo molto a offrire al pubblico l’abbinamento tra cultura, arte e paesaggio, degustazioni di ottimi vini locali, il nostro modo di vivere da far conoscere a una platea più ampia.

Agnese Carletti (Vicesindaco di San Casciano dei Bagni)

IMG_4081Passkey per noi rappresenta un festival molto importante, perché viene fatto a livello di area e ci interessava lavorare con gli altri comuni su un tema importante come l’arte contemporanea. Il Comune di San Casciano ha già all’interno di alcuni borghi del paese delle opere di arte contemporanea, quindi non siamo nuovi a questo tipo di arte. Ci interessava far vivere all’interno del paese questa sensibilità e farla nascere, una sensibilità verso l’arte contemporanea. Quindi Passkey è un modo per sensibilizzare le persone a quest’arte che non è tipica dell’architettura classica dei nostri paesi.

Nessun commento su Passkey Art Festival 2014: la parola ai Comuni

Eugenio Carmi: un pilastro dell’astrattismo italiano si racconta

Un viso segnato dalle rughe, la voce tremante e salda allo stesso tempo, e due occhi che sanno di esperienza. Eugenio Carmi è un uomo che sa vedere oltre la materialità….

Un viso segnato dalle rughe, la voce tremante e salda allo stesso tempo, e due occhi che sanno di esperienza. Eugenio Carmi è un uomo che sa vedere oltre la materialità. Non è solo un artista contemporaneo che ha vissuto l’arte dagli anni Quaranta a oggi: lui è l’artista dell’astrazione, parola che ci mostra con grande orgoglio e sapienza. Viene considerato un pilastro dell’astrattismo italiano, ma a me piace presentarlo anche per l’incredibile stimolo che ha donato all’industria, introducendo l’idea che anch’essa deve produrre cultura, realizzando tra le altre cose una serie di cartelli antinfortunistici insieme alla genialità semiotica dell’amico stimato Umberto Eco. Non solo, le illustrazioni delle favole per bambini edite da Bompiani nel 1966, le creazioni scultoree, le esposizioni alla Biennale di Venezia. La decisione di concentrarsi sulla pittura, in fondo, arriva solo negli anni ’70, momento nel quale approfondisce il linguaggio geometrico, categoricamente astratto su tela, spinto sempre più in uno stretto rapporto con la spiritualità; fino alle ultime opere, incentrate sul tema delle leggi matematiche della natura. Parlando di Einstein, bellezza, astrazione e profumi, vi presento un artista contemporaneo. Rappresenta un onore averlo in questi giorni a Montepulciano al PassKey Art Festival 2014. Non perdetevi l’esposizione delle sue opere.

La sua arte è fatta di astrazione, una parola per lei importante. Potrebbe spiegare il significato che lei personalmente dà a questa parola?

IMG_4291“Non vi spiegherò mai la mia arte, perché ognuno deve interpretarla secondo la sua mente, ossia secondo la sua impostazione mentale. Ciò che l’arte trasmette è molto più difficile da descrivere, considerato poi che ognuno la riceve a modo suo.

Per parlarvi dell’astrazione devo girarci un po’ intorno. Si tratta di una parola a me cara, perché tutta la mia opera, a parte quella dell’inizio, quella in cui un artista comincia e va da un maestro e allora si fa la natura morta o un ritratto, è stata atta a curare l’astrazione.

Voglio raccontarvi un aneddoto abbastanza significativo per dimostrare cosa sia in realtà l’astrazione, un aspetto quotidiano di tutta la nostra vita: pochi anni fa sono stato invitato dal Comune di Milano a fare una lezione a dei bambini in una scuola elementare. Ho avuto modo di conoscere una maestra giovane e molto brava, con la quale sono ancora amico. Lei aveva preparato la classe all’arrivo di un pittore astratto, e quando sono entrato nell’aula un bambino mi ha subito domandato che cosa fosse l’astrazione e la pittura astratta. Dunque, è difficilissimo descrivere le astrazioni; sono moltissime nella nostra vita. Allora ho risposto a quel ragazzino e a tutti gli altri, calmi nei loro banchi: «Che cosa mi direste se io, vivendo in un mondo dove non esistono i fiori, ma nel quale ho sentito parlare del profumo della rosa, chiedessi a qualcuno di voi, dato che non l’ho mai sentito, di descrivermelo?». Lo domandai con semplicità, e loro erano lì, in silenzio assoluto, senza sapere che dire. A un certo punto un bambino alzò la mano e disse: «È dolce!», e io risposi: «Io di dolce conosco lo zucchero, ma “dolce” non mi dice che cosa sia il profumo della rosa». Ci fu di nuovo silenzio. Ho aspettato un po’, ma vedendo che nessuno di loro riusciva a descrivermi il profumo della rosa ho esclamato: «Vedete, io vi ho spiegato l’astrazione! Il profumo è un’astrazione”.

L’astrazione fa quindi parte della nostra vita quotidiana, e si trova in moltissime cose come, appunto, nei profumi. E di ogni aspetto della vita lei ha cercato sempre di mostrarne la bellezza, la cui creazione è il fine ultimo dell’arte, come lei stesso insegna. Continuando nel suo discorso, quanto si può considerare amata l’arte astratta? La sua ricezione è comunemente vissuta e condivisa?

“Come dicevo, l’astrazione non si può enunciare a parole. I profumi, ci sono tantissimi profumi. A me piace, per esempio, quello della rosa, ma non riuscirò mai a descriverlo. Si tratta di un’astrazione che arriva direttamente ai nostri sensi e che ciascuno riceve con la sua sensibilità. Le donne, quando vanno a comprare un profumo, si fanno mettere sulle mani vari campioni per sentire quello che corrisponde alla loro sensibilità, e questo è un esempio per dimostrare quanto sia importante l’astrazione nel mondo. La nostra mente vive di astrazione, e questo per dire che, nonostante sia fondamentale per la nostra vita, alcuni la amano e altri no. Chi non la capisce non è preparato a riceverla. L’astrazione ha nella pittura una sua bellezza, e questa bellezza viene trasmessa a chi la riceve e non viene trasmessa a chi non la riceve. Molte persone NON amano l’arte astratta, mentre altre la amano moltissimo; il punto chiave è la mente della persona, ossia quanto è capace di ricevere astrazione o se sia portata più a ricevere delle figure che rappresentano le realtà conosciute.

I pittori figurativi, nel passato dei secoli, molto prima del nostro, vivevano di una pittura che era, appunto, di figure reali. La figura femminile, per esempio, è stata rappresentata da molti pittori, ma all’interno di queste creazioni esistono molte astrazioni che non giungono facilmente all’occhio. Prendiamo la Gioconda: misterosa, e piena di astrazioni; un sorriso appena accennato nella sua dimensione, e in un’altra invece dei rettangoli istituiti in sezione aurea. Non sappiamo se l’autore abbia realizzato questa figura con le regole della sezione aurea volontariamente, ma ci sono in ogni caso. La sezione aurea corrisponde a un numero infinito, 1.638 e così via fino all’infinito. La sua rappresentazione è una spirale, e qui ho molte opere esposte su questo aspetto: io che esisto in un rapporto stretto con la natura, vi dico che la natura è una cosa strordinaria in tutti i suoi aspetti e ho cercato di mostrarlo nelle mie ultime opere. Una delle questioni che continuano a pormi è che cosa sia l’infinito. Se la sezione aurea corrisponde a un numero infinito, allora questo dove va? Io rispondo allora che queste sono le astrazioni della natura e le sue regole, che la natura stessa ci rimanda all’infinito. Ci saranno pure volumi scritti da scienziati sull’argomento, ma a me interessa il pensiero dell’infinito, quello che la nostra mente non riesce a concepire. C’è una frase bellissima e interessante di Einstein: «Solo due cose sono infinite, l’universo e l’ignoranza umana, ma sulla prima cosa non sono sicuro». Einstein è incredibile, ha scoperto questa legge meravigliosa espressa in tre lettere, ha intuito tante cose del mondo e anche quelle sono astrazioni che lui è riuscito a estrarre dal mondo matematico. La sua scoperta condiziona tutta la nostra vita. Potrei continuare ancora, ma non vi voglio annoiare”.

Anzi, è un piacere ascoltarla. Mi domando, l’arte contemporanea, oggi, cos’è? Cosa ci può dire a riguardo?

Il Maestro Eugenio Carmi

Il Maestro Eugenio Carmi

“Quella che si chiama arte contemporanea è una arte un po’ incomprensibile. Voi sapete che quella che è chiamata in questo modo è caratterizzata dalle famose installazioni; possono essere qualsiasi cosa. Io posso mettere qui davanti a voi un bicchiere rovesciato, e un altro vicino, sui quali posso versare una cascata di acqua, e sarebbe un’installazione, ma non avrebbe nessun senso di commozione, nessuna emozione come trasmette l’arte dal tempo delle caverne fino ai giorni nostri. Per spiegare meglio cosa intendo, ossia cosa l’arte contemporanea è oggi e cosa dovrebbe essere, voglio raccontarvi un paio di episodi che mi sono capitati. Due critici d’arte hanno avuto il coraggio di dire la verità, ossia che quella che è chiamata oggi arte contemporanea è falsa. Uno è inglese, si chiama Julian Spalding, l’altro è uno dei maggiori critici d’arte francesi, Jean Clair.

Per quanto riguarda il primo episodio: due anni fa Hirst ha fatto una mostra; l’artista inglese.. scusate, “artista” mi è uscito per sbaglio.. che è quell’artista che ha messo all’asta tutte le sue opere, la più famosa delle quali è un delfino chiuso in una cassa di acqua piena di conservanti, venduta a un collezionista per migliaia di sterline. Opere come questa oggi molti critici hanno il coraggio di chiamarla arte contemporanea.

Insomma, Spalding due anni fa, riguardo alla mostra di Hirst a Londra, scrisse su un giornale inglese che costui non è un artista. Il coraggio di dire la verità, che nessuno ha avuto, gli è costato l’ingresso a tutte le anteprime dei musei. Leggendo questo articolo sulla Repubblica, gli ho scritto per mandargli le mie congratulazioni, le meritava, era stato sincero, e lui mi ha risposto gentilmente che avrebbe continuato su questa linea con decisione.

Pensa che una volta ero a New York con dei miei amici, e con Sara la mia assistente, per un lavoro teatrale sulle opere realizzate dalla mia collaborazione con Umberto Eco. In quel periodo, Maurizio Cattelan esponeva al Guggenheim Museum, e sono andato a vedere la mostra con alcuni amici italiani e americani. Naturalmente Cattelan è considerato un artista contemporaneo. Ora, già all’ingresso del museo, dove si ergono delle scale circolari, pendevano le cosiddette opere di arte contemporanea: bambini impiccati, due morti legati con delle corde che pendevano e dei cavalli imbalsamati. All’uscita la malinconia per la scelta del Guggenheim di cadere così in basso era alta, considerato che nessuna emozione era scaturita da quella visita, nessuna bellezza! Quella non era arte.

Il secondo critico d’arte, Jean Clair, accademico di Francia e direttore di una delle Biennali di Venezia, ha scritto due pagine sulla Repubblica dal titolo: L’arte contemporanea è un falso. Nessuno ha osato attaccarlo, come era successo con Spalding, in quanto accademico di Francia e direttore di una passata Biennale. Lui e Spalding hanno avuto il coraggio di dire la verità.

A me questo tipo di arte non dà emozione; vedere l’installazione di cento bottiglie messe insieme su un tavolo o di cento bombolette di gas per terra, con il patrocinio del museo che le ospita, non mi dà niente. Magari ad altri sì, ognuno ha la sua predisposizione mentale. Ma io, qui vi dico, continuo con la mia arte dipinta e con la mia astrazione, comunicando a chiunque voglia ricevere tutto quello che io voglio esprimere”.

Grazie.

Invece grazie a lei e a tutti questi incredibili spunti riflessivi sull’arte, la bellezza e l’astrazione. Arrivederci.

Materiali a cura di Valentina Chiancianesi

Nessun commento su Eugenio Carmi: un pilastro dell’astrattismo italiano si racconta

Il PassKey Art Festival inizia ufficialmente

Presentato a Montepulciano il festival che dal 29 settembre al 5 ottobre porterà l’arte contemporanea in Valdichiana senese, alla presenza delle istituzioni,  degli artisti e della stampa. Trecento opere di …

Presentato a Montepulciano il festival che dal 29 settembre al 5 ottobre porterà l’arte contemporanea in Valdichiana senese, alla presenza delle istituzioni,  degli artisti e della stampa.

Trecento opere di  50 Maestri storici, Maestri contemporanei e giovani Maestri ; questo il biglietto da visita delle mostre di Pass Key Art Festival, prorogate fino al 2 novembre, che porteranno Maestri già affermati e nuovi artisti in Valdichiana Senese. Coinvolti i comuni di Cetona, Chianciano Terme, Montepulciano, Sarteano e San Casciano dei Bagni, con un cartellone che comprende mostre d’arte, spettacoli, degustazioni e laboratori.

Lunedì  29 settembre, PassKey Art Festival è stato presentato ufficialmente nella sala consiliare del Comune di Montepulciano. Il festival, con le sue quattordici mostre distribuite nei vari comuni della Valdichiana senese, sarà anche la chiave di accesso per aprire i palazzi storici del territorio. Organizzato dalla Strada del Vino Nobile di Montepulciano, può vantare il patrocinio del MIbact e l’inserimento nel circuito “Toscanaincontemporanea”.

Questa è la prima volta che il territorio costruisce un evento condiviso di questo livello – ha dichiarato Andrea Rossi, sindaco del Comune di Montepulciano – non è un caso che i comuni partecipanti siano il nucleo della vecchia comunità montana e quelli che hanno sempre puntato sulla cultura come motore di sviluppo. Le premesse del festival sono ottime, i riscontri che stiamo ottenendo permettono già di pensare ad una seconda edizione. Si tratta di un nuovo progetto della  Strada del Vino Nobile di Montepulciano, soggetto pubblico/privato per la promozione del territorio, di cui anche gli altri otto comuni potranno diventare soci, assieme all’unione dei comuni. Il festival favorisce poi il prolungamento della stagione turistica della Valdichiana.

Siamo molto contenti di questa possibilità di promozione per il nostro territorio – ha aggiunto Emanuela Forconi, assessore del comune di Cetona – Per l’occasione verrà aperta Villa La Palazzina, un palazzo storico che è una splendida terrazza sul paesaggio di Cetona; si tratta di una residenza privata, visitabile in questa occasione e location di un coinvolgente spettacolo.

Crediamo fortemente nei progetti di territorio – così è intervenuta Rossana Giulianelli, vicesindaco del comune di Chianciano Terme – dobbiamo imparare a superare i confini amministrativi. I nostri territori sono pieni di bellezze, che devono essere presentate assieme. L’arte è un’occasione esponenziale per far circolare le nostre ricchezze. Abbiamo ideato, in occasione del festival, altri appuntamenti  per aumentare la partecipazione e il coinvolgimento: ad esempio la mostra di abiti da sposa dal 1900 al 1985. Mi auguro che questa sia un’occasione preziosa per la promozione in rete e per la valorizzazione dei prodotti enogastronomici.

Il binomio cultura e territorio deve andare di pari passo – ha dichiarato Francesco Landi, sindaco del comune di Sarteano – Non è semplice per un amministratore locale agire a livello di ampia area, perché siamo abituati a gestire i problemi del nostro comune all’interno dei nostri confini. Alcune tematiche però, o sono affrontate a livello di area o non trovano risorse per emergere in offerta culturale e promozione territoriale. Stiamo anche lavorando con l’aeroporto di Perugia per agire in sinergia come unione dei comuni, così come per il progetto dei “paesaggi del benessere”: bisogna ragionare in ottica di nove comuni in sinergia, non è semplice farlo, ma la volontà di lavorare assieme è fondamentale, perché da soli non si raggiungono risultati.

Il nostro è un comune piccolo che fatica a trovare risorse per la cultura – ha affermato Agnese Carletti, vicesindaco del comune di San Casciano dei Bagni – ma crediamo in questo progetto. Speriamo che sia la prima edizione di una fruttuosa collaborazione futura. Lavorare assieme come territori ci apre la possibilità di raggiungere risultati migliori. A San Casciano PassKey porterà una mostra di scultura monumentale lungo le vie del centro storico, un percorso in cui il borgo diventa scenografica. E poi, laboratori d’arte per bambini, oltre alla mostra/mercato del 5 ottobre con le eccellenze delle produzioni agroalimentari, organizzata in collaborazione con la Pro Loco e al Consorzio Terme e Terre.

Questo evento è un punto di partenza per la nostra associazione – ha dichiarato Stefano Biagiotti, consigliere della Strada del Vino Nobile di Montepulciano – che aspira ad allargarsi ai territori di area vasta. Un’area che ha molto in comune e deve razionalizzare le risorse per una migliore promozione. Arte, politica e cittadinanza hanno fatto sistema: i soggetti privati hanno aperto le porte dei palazzi storici, come ad esempio il Palazzo Avignonesi.

Scommettere sull’arte non da mai garanzia di un risultato certo – ha affermato Patrizia Cerri, direttore artistico del festival – i ringraziamenti vanno a tutti gli amministratori e allo staff della Strada del Vino Nobile, alle cantine storiche che hanno accolto con grande slancio le iniziative, creando dei veri e propri musei sotterranei. PassKey apre in modo simbolico le porte dei borghi all’arte contemporanea, è il modo per inserirla nel territorio. L’arte deve essere fruita da tutti e questo festival ne è la dimostrazione. In PassKey Art Festival, non opere che inseguono le mode del momento ma “arte sostenibile” grazie alle intrinseche caratteristiche di qualità.

Per maggiori informazioni sulle mostre, spettacoli , degustazioni e laboratori consultare il sito internet www.passkeyfestival.com.

Nessun commento su Il PassKey Art Festival inizia ufficialmente

Type on the field below and hit Enter/Return to search