Pensate a un vecchio vestito ormai fuori moda ma dal tessuto di qualità, oppure a quella splendida borsa avvistata tra le pubblicità di un giornale, ma decisamente troppo costosa per i tempi che corrono, magari, le due cose si potrebbero unire, per dare vita a un capo unico e originale. Ecco, adesso grazie a chi insegna l’A, B, C del taglio e cucito, a chi fornisce consigli su come far rivivere un capo, tutto è più semplice, chiunque di noi può destreggiasi con ago, filo e bottoni per tirare fuori dal guardaroba un capo degno di copertina.

Ago e filo, scuola di refashion
Ago e filo, scuola di refashion

Atelier del riciclo, ReeDoLab, Laboratorio del Riuso, RE-Fashion, questi sono tutti nomi di vere e proprie officine creative e di laboratori sartoriali, che ridanno nuova vita a tutti gli abiti che ormai non mettiamo più, perché fuori moda o fuori taglia, e insegnano come farlo organizzando dei veri e proprio corsi e workshop.
Forse, spinte dalla crisi, queste attività stanno nascendo come funghi, si sta sempre di più diffondendo la voglia e l’idea di ridare nuova vita ad abiti ed oggetti appartenuti al passato che hanno esaurito la loro funzione ma, per particolarità delle forme e qualità dei materiali, possono trasformarsi in un capo con un nuovo ed elevato valore d’uso tutto personale, rappresentando un toccasana per il nostro portafoglio e per l’ambiente, evitando così lo spreco e divertendoci a dare libero sfogo alla nostra creatività.

Oggi rispetto, al passato, si sta diffondendo molto di più la cultura del riciclo, forse perché ce lo stanno imponendo o per amore del pianeta, oltre il 60% di ciò che scartiamo o buttiamo può diventare una nuova risorsa. Questi laboratori, però, si scostano dal concetto di scarto per due motivi: uno, cercano di recuperare prodotti di qualità che promuovono la riqualificazione, come arte, design e moda, e due cercano di rielaborare dei percorsi creativi rivolti a chiunque voglia cimentarsi dell’arte della sartoria, dagli esperti a quelli poco adatti al lavoro manuale.

Nel mondo della moda c’è uno spreco incredibile: uno stilista utilizza un tipo di tessuto per una sua creazione, ma molto spesso il risultato non è quello atteso e quindi la stoffa viene buttata o addirittura bruciata per assicurarsi che non arrivi nelle mani di altri stilisti o creatori concorrenti, che con altre idee la rielaborano e ci costruiscono sopra la loro fortuna. Sì, perché qualsiasi oggetto, anche dal più banale, nasconde un’anima e delle potenzialità, dall’estetica alla funzione, e queste caratteristiche lo rendono d’ispirazione, diventando qualcosa di unico che porti la nostra firma. La moda del riuso e quella eco-sostenibile è una moda in quanto tendenza, in quanto bella e in quanto utile, insomma possiamo dire che è l’arte di fare moda. La moda infatti, non è solo industria, ma è arte, basta ricordare il tubino nero di Givenchy indossato da Audrey Hepburn in “Colazione da Tiffany”, un must indelebile nell’universo di stile, oppure agli schizzi di Yves Sanit Laureant o di Chanel… questa è arte, l’arte della moda, poi ovviamente tutto viene massificato e quindi entra in ballo anche il lato industriale e commerciale.

Questi laboratori, inoltre, non si limitano solo a rielaborare vecchi capi, ma promuovono lo swapping, ovvero lo scambio, il baratto, di abiti e accessori moda più o meno griffati, coordinandoli e mettono in contattato tra di loro persone che cercano e che vendono capi di un certo tipo. Sono, altresì, banchi di prova per giovani artisti, architetti, artigiani e designer che creano prodotti che vanno aldilà della moda come mobili, suppellettili, recycled-furniture, insomma tutto ciò che ha a che vedere con l’arredamento e con il design d’interni.

Le officine creative o i laboratori sartoriali, possiamo considerarli una ventata di aria fresca nello scenario modaiolo italiano. Negli ultimi anni infatti, lo scenario della moda del nostro paese non ha fornito niente degno di nota, succede poco o niente, la moda italiana ha sfornato tanti di quei capi tra gli anni ’80 e ’90 che adesso ci siamo bloccati e da buoni nostalgici, forse troppo legati alle vecchie glorie, non riusciamo a dare spazio a nuove idee e nuove creazione e quindi via a ridare vita ai vecchi capi abbandonati da anni negli armadi. La gente segue la moda e sua volta questa segue la gente, anche chi si crede antimoda alla fine ne segue i dettami anche se lo fa senza riconoscerne la forza. Ovviamente esiste moda e moda, c’è chi ne è completamente vittima e chi sa farsi influenzare ma mantenendo il proprio stile, alla fine è abbastanza noioso farsi dire dagli altri come ci dobbiamo vestire.

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Valentina Chiancianesi

Sinalunga 1984. Laureata in Scienze della Comunicazione presso l'Università di Siena e specializzata in Comunicazione d'impresa, Maketing e Media presso l'Università per Stranieri di Perugia. Inizia a scrivere quasi per caso presso lo storico giornale senese, La Voce del Campo, passando per MyWord.it della Baldini&Castoldi Editori srl Milano, per poi arrivare a La Valdichiana dove dirige la parte editoriale. Vera amante della moda dona il tocco fashion a tutta la redazione.

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