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A Veglia in Valdichiana: storie e aneddoti raccolti dalla redazione a Chiusi

A Veglia in Valdichiana: storie e aneddoti raccolti dalla redazione a Chiusi

Racconti, libri, fiabe, aneddoti divertenti e storie curiose: il mese che la nostra redazione ha passato a Chiusi, grazie al progetto Flexy Pop Up, è stato pieno di momenti memorabili. Sono state giornate intense, con tanti incontri e appuntamenti pubblici, in cui abbiamo potuto interagire con tutte le persone che sono passate a portarci i loro ricordi o a condividere le loro parole in dialetto preferite.

L’esperienza è stata bella e appagante: grazie allo stand de “La Valdichiana Pop Up”, che è stato aperto tutti i weekend (in concomitanza con gli eventi nel centro storico di Chiusi, come la Festa dell’Uva e del Vino o lo Zic! Book Festival, oppure con gli eventi organizzati dalla nostra stessa redazione), abbiamo portato la redazione in piazza, in mezzo alla gente, fuori dagli uffici e dagli schermi di computer e smartphone. Tra i giardini di Largo Cacioli, Piazza del Duomo e l’ufficio turistico, abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci con diverse storie, culture e generazioni.

Questo resoconto serve per dire grazie a tutte le persone che hanno contribuito a rendere eccezionale questa esperienza: tutti coloro che sono passati a cercare libri, a portare racconti e ricordi, o semplicemente a fare quattro chiacchiere. Per ringraziare il Comune di Chiusi, lo staff del progetto Pop Up e dell’ufficio turistico, il circolo Letture ad alta voce LaAV di Chiusi e la Biblioteca comunale, e tutte le associazioni coinvolte nel progetto.

Ma non dimentichiamoci la cosa più importante: aprire la scatola dei ricordi, che per tutto il mese ha raccolto i vostri contributi. Dentro la scatola abbiamo trovato frammenti di racconti popolari, proverbi in dialetto, documenti e semplici messaggi (anche degli splendidi disegni realizzati dai bambini in piazza!), che contribuiranno a entrare a far parte di un archivio condiviso, e magari di una vera e propria pubblicazione dedicata alla memoria locale.

A Veglia a Chiusi e in Valdichiana

Durante tutto il mese, abbiamo organizzato una serie di iniziative che richiamavano la veglia contadina. Un tempo, nelle case di campagna, ci si ritrovava nella stalla o davanti al fuoco per raccontarsi storie popolari, tramandare proverbi e modi di dire, comprendere il mondo che ci circonda e passarlo alle nuove generazioni. In una versione contemporanea dell’antica usanza, gli appuntamenti organizzati dalla nostra redazione hanno creato un calendario variegato, per garantire la più ampia partecipazione possibile intorno a dei temi diversi, seppur legati da un unico filo conduttore.

Nel corso degli incontri abbiamo parlato di mezzadria, ripercorrendo la storia della civiltà contadina che accomuna le campagne della Valdichiana e della Toscana rurale; poi abbiamo parlato di fantastico, e di come la narrativa possa sfruttare le storie della tradizione popolare per costruire nuovi mondi immaginari e renderle ancora attuali (grazie alla compagnia di Spaghetti Weird Edizioni). Ci siamo poi addentrati nel folclore locale: dal Serpecane di Montallese allo Strascico della Regina di Sarteano, spaziando per il Trasimeno e Città della Pieve, dando nuovi stimoli alla rubrica “Racconti di Veglia” realizzata insieme a Igor Abbas e Massimiliano Minotti.

Abbiamo poi proseguito in questo percorso tra passato, presente e futuro, parlando di dialetti: dalle inflessioni tipiche di Chiusi a quelle di Arezzo, ripercorrendo i modi di dire e i proverbi del territorio in compagnia delle carte del “Mercante in Chiana”, per permettere di partecipare anche ai più piccoli. Il tema è proseguito poi con le fiabe, in collaborazione con il circolo Letture ad alta voce LaAV di Chiusi e la Biblioteca comunale: abbiamo letto le fiabe locali e quelle della tradizione, toscana e non solo. Infine abbiamo approfondito il tema degli arcani, e di come i tarocchi si possano legare alla tradizione del folclore locale, oltre che nella narrativa e nell’arte odierna (grazie alla partecipazione di DisGrafica che ci ha portato le sue splendide incisioni!).

Storie, aneddoti e racconti

Arrivati alla fine dell’esperienza, la chiusura del ciclo di appuntamenti “A Veglia” è stata l’occasione per aprire la scatola dei ricordi e commentare insieme ciò che era stato raccolto durante tutto il mese: i ricordi, i messaggi e gli spunti di riflessioni lasciati dalle persone durante gli eventi o durante la permanenza dello stand de La Valdichiana Pop Up all’interno dell’ufficio turistico di Chiusi. Possiamo raggruppare i messaggi in quattro grandi aree tematiche, che possono fungere anche da stimolo di progettazione futura per possibili sviluppi ulteriori del progetto.

Il tema del “Dialetto e dei modi di dire” è stato tra i preferiti del pubblico. Ci sono i ricordi delle persone che non sono originarie di questo territorio e che raccontano le emozioni delle prime scoperte con il dialetto locale (“non ho capito cosa significasse “vieni in collo”) o alla ricerca delle varianti locali (“ma voi dite “piatto cupo” oppure “piatto fondo”?). Poi ci sono le spiegazioni delle parole quasi intraducibili (“Fonfo” aggettivo che definisce lo stato molliccio e gommoso, tipico dei biscotti aperti da tanto o del pane vecchio di qualche giorno”). Poi c’è un tentativo di spiegare alcuni modi di dire locali (“Perchè i chiancianesi erano chiamati “colli torti”? Perché quando andavano al mercato a Montepulciano con i loro prodotti agricoli li mettevano nelle ceste di vimini in terra, e quando passavano i nobili poliziani e chiedevano i prezzi, loro non osavano guardare da sotto in su, e a malapena torcevano il collo per rispondere”). Oppure dei ricordi attinenti al particolare dialetto del nostro territorio, non così famoso e marcato come altri in Toscana e non immediatamente riconoscibile (“Quando studiavo a Firenze, sentendomi parlare, nessuno credeva che anche io fossi toscana… questa lingua strana, prodotto di una terra di confine, mi fa sentire sempre “chianina” ovunque”).

Passiamo alla sezione “Storie di vita“, in cui inseriamo anche le poesie e le considerazioni sagge e filosofiche. C’è stato chi ha riportato alla memoria i bei momenti dell’infanzia (“Mi ricordo di quella volta in cui facevo da piccola i braccialettini in piazzetta a S.Albino”) e chi ha raccontato storie dell’orrore riguardanti Villa Montemaggiore o le case stregate dei dintorni. E poi c’è chi ha raccontato la storia di arrivo della propria famiglia in Valdichiana (“I miei genitori sono arrivati in Valdichiana nel secondo dopoguerra. Il babbo proveniente dall’Abruzzo come mezzadro, si stabilì a Cetona. La mamma arrivava dal Trentino per approdare a Montallese in un podere. In quegli anni gli stranieri erano malvisti, per cui negli eventi dove occorreva lo scambio, nessuno aiutava. Così le famiglie straniere facevano fronte comune, aiutandosi a vicenda. I miei genitori si sono conosciuti così, nel classico modo di un tempo, durante una mietitura”).

Per quanto riguarda la sezione dedicata al “Folclore e Territorio” sono arrivate delle storie interessanti. C’è stato chi ha raccontato di come la Marroca fosse utilizzata per Halloween nella zona del Trasimeno (“Da piccoli si faceva la marroca con la zucca di Halloween e si metteva il lumino dentro. La mettevano nel cancello e la nonna ci diceva di stare attenti, sennò ci veniva a prendere la Marroca!”). Un legame che poi si ritrova in altre tradizioni locali fuori dalla Valdichiana (“mio nonno abruzzese ci raccontava che nel tempo dei morti creavano lanterne spaventose, ma non con le zucche, ma con le rape rosse”). Altre storie riguardano i prodotti tipici locali e come si sono declinati nei diversi paesini (“Ai miei tempi, il sugo all’aglione si faceva col porro. A Celle sul Rigo invece lo facevano con l’aglio rosso di Proceno”).

Terminiamo con la sezione chiamata “Identità Locale“, che in questo caso dovremmo definire come “Orgoglio Chiusino“, visto che in tanti hanno voluto raccontare ciò che amano della propria città. C’è chi ha citato un parente di cui sentiva la mancanza (“La zia Beppa”) e chi si è lanciato in paragoni improbabili (“A Chiusi c’è più Lago che a Castiglion del Lago”). C’è chi ha mandato dei moniti per vivere il paese (“Per la festa dell’uva e del vino fa freddo… copriti!”) e chi dichiara di suonare con i tamburini sia a Chiusi che allo Scalo (“Adesso mi sembra che l’antipatia tra città e scalo sia diminuita”). E poi c’è una ragazzina che ha lasciato un bel messaggio positivo per il futuro (“Mi piace fare tutto in questa città perché è bella, è piena di allegria, felicità e di speranza”).

Infine, dei messaggi lasciati da un gruppo di bambini che hanno scritto “Santage“. Probabilmente volevano votare il loro terziere preferito (Sant’angelo), ma questa parola, riscontrata in più biglietti, ha suscitato tante risate allegre durante l’ultima veglia. Chissà, magari tra qualche secolo diventerà anche questa una parola del dialetto, e i chianini del futuro la racconteranno attorno al fuoco, parlando dei modi di dire dell’epoca dei loro antenati.

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