Un percorso di incontro e relazione tra esperienze diverse, a partire dal linguaggio del cibo. Con questo spirito, il progetto realizzato dal Comune di Torrita di Siena, chiamato “Le ricette del dialogo interculturale”, ha coinvolto un gruppo di donne di diversa nazionalità, facenti parte delle comunità di recente immigrazione e residenti nel territorio comunale. Il progetto, realizzato in collaborazione con la Pubblica Assistenza e l’Auser di Torrita di Siena, si è svolto nel corso dei mesi invernali, con l’obiettivo di favorire l’inclusione sociale, il dialogo e l’integrazione attraverso attività pratiche e conviviali sulla cultura del cibo.
Come dichiarato dall’assessora alle Pari Opportunità Fabiana Caroni e dalla Vicesindaca Natascia Volpi, l’obiettivo di questo progetto era quello di creare uno spazio di incontro autentico, in cui le differenze potessero diventare risorse, e le storie personali diventassero strumento di conoscenza, fiducia e amicizia. Tutto questo partendo dal cibo, dalla cucina e dalle pratiche alimentari, considerati come un linguaggio universale capace di favorire il dialogo tra diverse sensibilità e provenienze, fino ad arrivare alla creazione di un ricettario di comunità.
Dal corso di lingue al ricettario di comunità
Questo nuovo progetto è stato anticipato da altre attività di integrazione: già da qualche anno, infatti, il Comune e le associazioni di Torrita di Siena hanno attivato dei corsi di lingua italiana, indirizzati prevalentemente alle donne straniere di recente immigrazione. Il gruppo di donne che ha partecipato al corso di lingua dello scorso anno è diventato il nucleo fondativo del nuovo progetto, come seguito ideale e pratico: dopo aver fatto conoscenza con la lingua italiana, l’approfondimento culinario e l’incontro tra le diverse cucine è diventato il modo per favorire il percorso di integrazione e conoscenza reciproca.
Gli incontri si sono svolti tra novembre e dicembre, e, durante gli stessi, le partecipanti si sono confrontate su temi diversi: dalle “Farine e cereali” di Cuba e Tunisia alle “Spezie e sapori” di India e Marocco, fino al “Cibo come cura” tra Albania e Italia meridionale.
Hanno partecipato in totale 15 donne di diverse nazionalità, principalmente dal Marocco, Tunisia, India, Cuba, oltre a una componente di donne appartenenti all’Auser che hanno portato la propria esperienza. L’idea è stata quella di svolgere gli incontri la mattina, approfittando dell’assenza dei figli: questo ha facilitato la partecipazione di alcune donne, mentre ne ha sfavorite altre (ad esempio è mancata la parte della comunità albanese ed est-europea, che per tematiche legate agli orari lavorativi, purtroppo non ha potuto partecipare).
Alla fine del percorso è stato realizzato un ricettario di comunità, ispirato alle esperienze di Slow Food: si tratta di una raccolta partecipativa di ricette, storie e tradizioni culinarie condivise dai membri di un gruppo sociale o di un territorio. Non siamo di fronte a un libro di cucina, bensì a un documento che racchiude esperienze diverse, in maniera non gerarchica, e che rappresenta un patrimonio culturale, sociale ed affettivo delle persone che contribuiscono a formare una comunità.
Ogni ricettario è diverso, perché dipende dalle persone che partecipano alla sua costruzione: vengono raccolte le ricette presentate durante il percorso, ma anche quelle che fanno parte della memoria personale e collettiva, considerate rilevanti dai protagonisti del gruppo sociale.


Un’esperienza intensa e condivisa
Il percorso è stato condotto da Nora Cazzola, dottoressa in Scienze Gastronomiche e operatrice sociale, con esperienza in progetti educativi e di coesione comunitaria. Nora aveva già collaborato con altri progetti sociali a Montepulciano e a Chianciano Terme, quindi è stata entusiasta di guidare il gruppo nella stesura del ricettario di comunità a Torrita di Siena.
“Sicuramente il corso di lingua è stato propedeutico per riuscire a lavorare a questo progetto. A volte percepisci ancora una difficoltà, ad esempio la ragazza indiana che era con noi, parla ancora poco l’italiano, quindi comunicavamo attraverso la lingua inglese. C’è ancora un percorso di integrazione lungo da fare, specialmente per le donne, che spesso sono ancora relegate alla sfera domestica. Però in qualche modo ce l’abbiamo fatta.”
Gli incontri erano strutturati intorno a dei temi specifici e delle attività programmate: il lavoro di Nora ha favorito la condivisione e la partecipazione di tutte le donne, che potevano portare le loro diverse esperienze a confronto. Non si sono focalizzate su un solo aspetto, ma hanno sfruttato il cibo come pretesto per la connessione personale e far emergere riflessioni, condivisioni ed emozioni. Partendo dagli assaggi culinari, ogni incontro proponeva una pietanza, o una bevanda, da cui partire per un percorso condiviso.
“Ci siamo date dei temi, quindi l’attività pratica era legata al tema che si faceva. È stato molto interessante quando abbiamo affrontato l’argomento del cibo come rimedio, in cui sono emersi tanti contributi diversi. Abbiamo potuto conoscere le differenze, ma anche le cose che abbiamo in comune. La stessa pianta o la stessa pietanza poteva essere declinata a seconda degli usi o delle occasioni. Eppure, capivi che c’era una radice comune a queste usanze. Per cui è stato bello vedere il rimedio marocchino per la tosse con la malva, il miele, il peperoncino e la menta, e magari altre tradizioni che avevano utilizzi simili. Oppure un altro esempio è quando dal Tajine siamo arrivate a parlare di parto e della sua diversa modalità nelle varie culture. Quindi la cucina è stata uno stimolo, il gruppo ha creato delle dinamiche che hanno impreziosito e arricchito, oltre alla creazione del ricettario di comunità.”
Il gruppo ha continuato a frequentarsi anche fuori dagli incontri prefissati. Oltre all’immancabile chat su WhatsApp, in cui condividono aggiornamenti e pensieri, le partecipanti al percorso hanno approfittato dell’esperienza per rafforzare i legami sociali. C’è stata complicità nel raccontarsi il segreto delle rispettive ricette, e questo ha creato un legame di fiducia reciproca e la possibilità di affrontare tematiche diverse. Ad esempio una donna ha confessato il desiderio di aprire una sua azienda agricola, e ha potuto confrontarsi con le esperienze e i consigli personali delle altre.


Il ricettario di comunità e i progetti futuri
Al termine del percorso è stato redatto il ricettario di comunità, che è stato presentato presso la sala Consiliare del Comune di Torrita di Siena in occasione delle celebrazioni per l’8 marzo.
“Quello è stato un momento commovente, ci siamo riviste in Comune ed è stato molto bello. – racconta Nora – Ho notato anche la loro emozione nello sfogliare le pagine del ricettario. Sì, veramente emozionante perché è stato anzitutto un modo di chiudere il cerchio, di concludere un percorso che riguardasse la comunità. A me piacerebbe dare un seguito, consolidare il progetto e continuare con altre attività. Il gruppo è costituito, ci siamo salutate con una festa meravigliosa, possiamo integrare altre persone e continuare con nuovi progetti di integrazione e dialogo. Sarebbe bello ritrovarci per fare anche altre attività come cucito, creazioni artistiche o artigianali, perché una volta che si è costituito il gruppo, allora si può andare a lavorare più sul lungo periodo, ma non solo per il Comune di Torrita, ma per tutto il territorio.”
Il ricettario è disponibile presso il Comune di Torrita di Siena, nella sua versione cartacea (potete contattare gli uffici comunali per richiederne una copia, se ancora disponibile). Nella versione digitale può essere scaricato a questo link, per chi fosse interessato.
Al suo interno si possono trovare le ricette suddivise in tipologie: per le zuppe di legumi, Pasta&Fagioli (Italia), Bakula (Marocco) e Chachuka (Tunisia). Per gli impasti di pane, Batbout (Marocco), Chapati (India) e Bunuelos (Cuba). Per i piatti speziati, Rfissa (Marocco), Tajine di verdure al Ras el Hanout (Nordafrica) e Pollo Tandoori (India). Inoltre è presente una sezione dedicata al rapporto tra cibo e salute, in cui viene approfondito l’uso delle erbe officinali nelle diverse culture.
Nelle tradizioni culinarie, infatti, non c’è da considerare soltanto il tema relativo al tabù e al gusto, in considerazione degli alimenti che si possono o non si possono consumare, ma anche al loro utilizzo nei processi di cura e di relazione con gli altri. I saperi tradizionali legati al cibo raccontano la profonda connessione tra ambiente e cultura: ciò che cresce intorno a noi è spesso ciò che ci nutre e ci cura. Nascite, malattie, feste, lutti e momenti di passaggio trovano nel cibo un linguaggio condiviso. Questi saperi ci ricordano che, sotto forme diverse, condividiamo una radice umana comune, fatta di interconnessione, cura e relazione.

