La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

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I pici all’aglione della Valdichiana

C’è una storia gastronomica che affonda le sue radici in tempi antichissimi, la storia di un prodotto prezioso ma purtroppo sconosciuto ai più, anche se sicuramente ne avrete già sentito…

C’è una storia gastronomica che affonda le sue radici in tempi antichissimi, la storia di un prodotto prezioso ma purtroppo sconosciuto ai più, anche se sicuramente ne avrete già sentito parlare. Chi di voi, sfogliando il menù di un’osteria toscana, non si è mai trovato davanti i famigerati ‘pici all’aglione‘? E quanti avranno scelto di evitarli per non rischiare di dover rimanere in silenzio per tutto il resto della serata a causa dell’odore poco gradevole, per così dire, emanato dal presunto ingrediente principale di questo piatto?
Potrei scommettere che in molti abbiate fatto questa scelta. Ma se ora vi dicessi che non c’è bisogno di preoccuparsi, che l’aglio non è affatto – o almeno non dovrebbe essere – un ingrediente di questa ricetta e che potreste godervi una generosa porzione di pici all’aglione senza preoccuparvi dell’olfatto dei vostri commensali, rimarreste stupiti? Forse sì, o almeno me lo auguro, perché è proprio da qui che parte la nostra storia.

L’allium ampeloprasum var. holmense, volgarmente noto come aglione, è una varietà di aglio che si coltiva nel territorio della Valdichiana sin dal XVI secolo.
Pur essendo conosciuto e coltivato da molto tempo, è stato davvero riscoperto solo in tempi recenti, pur rimanendo un prodotto di nicchia a causa del suo costo elevato (si arriva a 15-18 euro al chilo) e della sua diffusione limitata quasi esclusivamente all’interno dei confini della Toscana (chi volesse reperirlo o scoprire chi lo produce può rivolgersi all’Associazione per la Tutela e la Valorizzazione dell’Aglione della Valdichiana).
La scarsa fama di questo prodotto può derivare anche da una mancanza di informazione: chi non ne ha mai sentito parlare potrebbe pensare che non differisca poi molto dall’aglio e che quindi non valga la pena prestargli troppa attenzione. Ma l’aglione e l’aglio sono in realtà molto diversi, non solo per la forma (l’aglione è molto più grosso, come si può facilmente intuire dal nome).

Qual è la prima, sostanziale differenza tra questi due ortaggi?
Proviamo a immaginare quanto possa essere complicato, per qualcuno allergico all’aglio, andare a mangiare in un ristorante: nella cucina italiana è un ingrediente molto usato, per esempio nel sugo di funghi, nel pesto, nella famosa ribollita toscana e in moltissimi altri piatti. I soggetti allergici sono quindi costretti a prestare sempre molta attenzione a quello che ordinano. E qui sta proprio la chiave del malinteso: l’aglione, a differenza dell’aglio, non provoca alcun tipo di allergia, proprio come ci racconta la tradizione, e può essere quindi consumato anche da chi è allergico all’aglio.

Adelina aveva cinque anni la prima (e fortunatamente ultima) volta che, dopo aver mangiato una sola forchettata dei pici al pomodoro e aglio della mamma, smise quasi del tutto di respirare, destando il più completo terrore attorno alla tavola alla quale sedeva assieme a tutta la sua famiglia. Non ricordava molto di quel pranzo, sapeva solo che a un certo punto si era sentita soffocare come quando, solo qualche mese prima, era finita per sbaglio nel doppiofondo dell’armadio dei suoi genitori e si era sentita sollevare da terra, senza avere idea di chi fossero le braccia che la cingevano.
Si era svegliata un paio d’ore più tardi, madida di sudore e con un forte dolore al centro del petto, sentendo il padre spiegare al resto della famiglia che probabilmente non tollerava qualcosa che aveva mangiato e che tutti si sarebbero dovuti impegnare per capire che cosa fosse. Anche se Gilberto Bacconi aveva deciso di tornare a prendersi cura del podere una volta finita la guerra, non aveva mai dimenticato tutto quello che aveva imparato come medico dell’esercito. Quegli insegnamenti gli avevano permesso di salvare la vita alla figlia più piccola, ma non era comunque sicuro che sarebbe stato in grado di riuscirci una seconda volta. Non sapeva molto di allergie, che non erano state la preoccupazione principale durante una guerra cruenta quanto la Prima Guerra Mondiale, ma aveva visto morire sua madre dopo un attacco troppo simile a quello di Adelina. Così si disse che avrebbero dovuto fare molta attenzione affinché un episodio simile non si ripetesse.
Non fu una scoperta immediata, fu come giocare una brutta partita di Roulette Russa con la bambina, ma alla fine fu chiaro che era l’aglio a nuocere alla piccola Adelina. Non fu semplice privarsi di quell’ingrediente così tradizionale: quasi ogni cosa cucinata dalle sapienti mani di Marisa ne aveva contenuta, fino a quel momento, una dose più o meno consistente, ma era imperativo riuscire a farne a meno.

Nei cinque anni successivi, la donna ebbe molto tempo per sperimentare e diventare brava a sopperire a quella che, per una famiglia di contadini toscani, era decisamente una grossa mancanza. Di tanto in tanto, specialmente in occasioni di compleanni o feste importanti, qualcuno si azzardava a chiedere un piatto dei pici al pomodoro e aglio che non vedevano la luce in casa Bacconi da tanto tempo, ma Marisa decise di cucinarli di nuovo solo quando a chiederglieli fu proprio Adelina, il giorno del suo decimo compleanno. Lei ovviamente si rifiutò, ma quando la figlia proseguì dicendo che era il suo unico desiderio per quel compleanno, Marisa acconsentì col cuore attanagliato dalla paura. Avevano cercato di spiegare alla bambina che non era per scelta  che l’avevano privata di quello che, dopo una sola forchettata, era diventato il suo piatto preferito, che le avrebbe fatto molto male mangiarlo, ma lei sembrava così entusiasta al solo pensiero, che Marisa proprio non riuscì a negarle quell’unico regalo.
Le soluzioni erano molteplici: avrebbe potuto fare un semplice sugo di pomodoro senza usare l’aglio, ma era sicura che Adelina se ne sarebbe accorta e non aveva alcuna intenzione di deluderla. Così cominciò a pensare a come riuscire a rendere felice la bambina senza, ovviamente, farle rischiare la vita. Sfogliò tutti i libri di cucina presenti in casa (per la maggior parte scritti dalle sue ave) finché non si imbatté in un appunto piuttosto curioso, vergato a mano probabilmente con una penna d’oca. Era scritto proprio accanto alla ricetta dei famosi pici al pomodoro che ormai conosceva a memoria da più di vent’anni; tuttavia, non ricordava assolutamente quel particolare.
La parola aglio era stata cancellata con una sottile linea nera e accanto era stato appuntato “aglione, non impedisce il respiro”. Era quello il problema che aveva avuto Adelina: le era proprio mancato il respiro. Quell’appunto significava forse che quell’aglione, sicuramente in qualche modo simile all’aglio ma di cui lei non aveva mai sentito parlare, potesse essere mangiato anche da sua figlia minore? Continuò a studiare l’argomento, si consultò col dottore del paese, col proprietario della drogheria, col fruttivendolo e alla fine capì che la sua deduzione era esatta, che quell’antico appunto era esatto. Grazie a quella scoperta poteva realizzare l’unico desiderio di compleanno della figlia: non più dei semplici pici al pomodoro e aglio, ma degli innovativi e autentici pici all’aglione.

Questa forse è solo una storia, forse Adelina non è mai esistita (chissà), ma ciò che è senza dubbio vero è che l’aglione è l’ingrediente ideale per coloro che, impossibilitati a mangiare aglio, non vogliono privarsi di quel sapore piccante e un po’ dolce che è la sua caratteristica più apprezzata.

 

 

I pici all’aglione della Valdichiana: la ricetta

Ingredienti per 4 persone – Pici fatti in casa
400 g di farina 0
200 g di farina di grano duro
300 g di acqua

Mescolate bene le due farine, meglio se le setacciate. Disponetele a fontana sulla spianatoia, versate l’acqua nel cratere e incorporate la farina poco a poco.
Impastate per 10 minuti, dopo di che prendete la pasta e cominciate a fare delle strisce. Rollatele con le mani fino a ottenere dei lunghi spaghettoni . Per evitare che si attacchino, disponeteli su un piano cosparso di semolino in attesa della cottura. Il picio deve cuocere circa 15 minuti.

Ingredienti per il sugo
500gr di pomodori
50gr di aglione
olio extravergine di oliva
mezzo bicchiere di vino
sale
pepe e peperoncino a gusto

Per prima cosa, si sminuzza l’aglione. C’è chi preferisce tagliarlo a pezzi e chi preferisce schiacciarlo: in alternativa si possono frullare gli spicchi e qualche cucchiaio d’olio con un frullatore a immersione, e versare la pasta così ottenuta in un tegame dove si sarà fatto scaldare un po’ d’olio. Quando l’aglione comincia a dorarsi, stando attenti a non farlo attaccare al fondo, si aggiunge il mezzo bicchiere di vino (per esempio un Valdichiana Toscana DOC bianco) e lo si lascia ritirare ottenendo infine una crema. A questo punto si può spegnere la fiamma mentre si prepara il pomodoro, in modo che l’aglione non bruci.
Per quanto riguarda i pomodori si può usare la passata già pronta oppure i pelati (che andranno frullati una volta rimossi i piccioli). Il risultato finale dovrà essere una salsa, quindi se si sceglie di usare i pomodori freschi tagliati a cubetti bisognerà lasciarli cuocere fino a che non saranno completamente sfatti.
Quando la crema di aglione è pronta, a fiamma accesa si unisce il pomodoro e si amalgama il tutto. Se si è scelto di usare passata o pelati il tempo di cottura sarà di circa 30 minuti (o comunque fino a quando il pomodoro non si sarà addensato), per i pomodori freschi invece i tempi saranno più lunghi.

Quando la salsa è pronta, condite i pici, servite e abbuffatevi!
L’aglione è un ortaggio che ancora viene prodotto in quantità limitate ed è più facile reperirlo tra luglio e novembre. Un’ottima idea per gustarsi la salsa all’aglione tutto l’anno è prepararla in grandi quantità e farne delle conserve.

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Il ciambellino, dolce pasquale per eccellenza, tra storia e tradizione

Correva l’anno 1968, e mentre la gioventù di mezzo mondo era impegnata nella lotta di classe, in Valdichiana, in particolare nel piccolo borgo di Rigomagno oltre alla passione politica, non…

Correva l’anno 1968, e mentre la gioventù di mezzo mondo era impegnata nella lotta di classe, in Valdichiana, in particolare nel piccolo borgo di Rigomagno oltre alla passione politica, non disdegnavano la passione per il buon cibo. Fu così che nella Pasqua di 49 anni fa, un gruppo di giovani dette vita alla Sagra del Ciambellino, una festa che aveva l’intenzione di celebrare un dolce immancabile nelle celebrazioni delle festività pasquali: il ciambellino.

Una storia che a dire il vero affonda le sue radici molto più lontano. Se il 1968 segna la nascita della sagra dedicata al ciambellino, già molto tempo prima questo dolce era presente nelle tavole della Valdichiana senese e aretina.

Sacro e profano si fondono in questo dolce dal gusto molto invitante, capace di declinarsi in molteplici varianti. Come per molti cibi della tradizione popolare è difficile ricostruire un percorso univoco sulle origini, perchè ogni borgo, così come ogni casa, ci offre racconti e storie diverse sui natali di questo dolce che contraddistingue la storia delle nostre terre. Ma è proprio questa diversità che arricchisce la nostra tradizione culinaria e che conferisce ad ogni pietanza ancora più mistero con la curiosità di scoprirne i misteri morso dopo morso.

Il ciambellino conserva ancora tutto il suo antico fascino, e puntuale come un vecchio amico si presenta ogni anno sulle nostre tavole in occasione delle celebrazioni pasquali. La maggior parte dei racconti infatti legano la nascita del ciambellino ai riti della Settimana Santa. La tradizionale forma tondeggiante del dolce, del diametro di circa 20 cm, rappresenta la corona di spine del Cristo. Al tempo stesso proprio la forma e la presenza dell’uovo nell’impasto, alludono a tutto l’universo dei simbolismi correlati ai riti della fertilità e della primavera, che segna la rinascita del ciclo naturale e della vita. La perfetta forma circolare del ciambellano e dell’uovo, senza inizio ne fine, esprimono appieno l’idea di resurrezione e vita senza fine.

Per quello che attiene la storia del ciambellino, le tracce più antiche di questo dolce risalgono alla prima metà del XIII secolo, presso il convento delle Vallesi, nelle terre di Rigomagno. Non ci è possibile dare al lettore informazioni certe e dettagliate circa le reali condizioni che portarono alla nascita del ciambellino, ma un aneddoto ci racconta che i frati agostiniani del convento, meticolosi nello studio e devoti nella preghiere, quando si trovarono tra i fuochi della cucina con gli ingredienti del futuro dolce tra le mani fecero cadere il vassoio creando un bel guaio. Allora i frati, per cercare di rimettere insieme i ‘cocci’, secondo il primo principio della termodinamica per cui in un sistema chiuso nulla si distrugge o si crea ma tutto si trasforma, mescolarono in maniera casuale gli ingredienti e dettero vita al ciambellino.

Spostandoci in avanti di qualche secolo, fino al 1800, possiamo trovare le tracce di una versione diversa del ciambellino classico, quello bollito. Rispetto alla versione classica, il ciambellino bollito, che presenta un doppio procedimento di cottura, prima la bollitura e poi la messa in forno, appare molto diverso sia per consistenza che per sapore e aroma. Il ciambellano bollito è come se fosse formato da due ciambelle sovrapposte, a causa di un solco che corre lungo il perimetro per far aderire meglio lo zucchero. Inoltre sapore e odore sono molto decisi e intensi per l’abbondanza di semi di anice e la generosa spennellata di liquore con la quale viene ricoperto. Questa complessità si riflette anche nella preparazione, soprattutto nella fase della bollitura, dove solo piccoli errori nella temperatura sono più che sufficienti per mandare all’aria tutto il lavoro.

Per quanto riguarda la ricetta tradizionale non ne esiste un’unica versione, ma il ciambellino si arricchisce degli aromi, dei sapori e della storia di ogni paese. Possiamo tuttavia ricostruire un canovaccio consolidato di ingredienti che costituiscono il DNA del dolce. Uova, zucchero, farina, burro, vaniglia, liquore, semi di anice, olio extravergine d’oliva, lieto naturale, limone e arancia grattugiata. Ecco il cuore pulsante del ciambellino. A questo punto arriva la parte più interessante: l’assaggio. Ricordate bene, il ciambellino è come un bell’abito nero, va bene in qualsiasi occasione, o se preferite come una persona cara, della quale non ci si stanca mai.

Numerosi sono i momenti nei quali potete gustarvi il ciambellino. Se infatti vi sentite particolarmente mattinieri, desiderosi e impazienti di assaporare un vero fuoriclasse della pasticceria nostrana, non abbiate paura, tirate fuori un po’ della vostra spavalderia culinaria, accompagnando il ciambellino ad una tazza di latte e caffè. Ma si può continuare a gustarlo anche  a fine pasto, accompagnato ad un buon bicchierino di Vinsanto.

In qualsiasi modo vogliate gustarlo ricordatevi questa cosa: una volta passata la Pasqua la festa non finisce, perché potrete sempre e comunque bearvi del gusto del ciambellino, e se qualcuno dovesse farvi notare che siete fuori periodo, vi consiglio di non sprecare tempo a rispondergli, ma riempitivi la bocca con un altro morso di ciambellino.

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Torta salata primavera con asparagi

Se vi dico verdure e primavera, quale ortaggio vi viene in mente? Intanto che ci pensate, vi dico che è un ortaggio povero di calorie, ma con molte fibre. Ricco…

Se vi dico verdure e primavera, quale ortaggio vi viene in mente?
Intanto che ci pensate, vi dico che è un ortaggio povero di calorie, ma con molte fibre. Ricco di vitamina C, carotenoidi, sali minerali e vitamina B! Sì, stiamo parlando dell’asparago.

Gli asparagi sono un vero toccasana per il nostro corpo, e non c’è niente di meglio che gustarli in una squisita torta salata, ottima da portare anche ad un pic nic sulla spiaggia.

Ingredienti:

Un rotolo di pasta brisée tonda
3 uova
180 gr di ricotta
100 gr di prosciutto crudo
1 mazzetto di asparagi
Sale, pepe q.b.

Pulire gli asparagi, tagliando via la parte finale o, in alternativa, pelarla con un pelapatate.

Cuocerli in abbondante acqua salata portata a ebollizione per circa 30 minuti. Il tempo è indicativo, guardare sempre la consistenza per capire se la cottura è terminata.

Intanto che gli asparagi cuociono, mescolare in una ciotola le uova sbattute con la ricotta e il prosciutto crudo a striscioline. Salare e pepare.

Stendere la pasta brisée in uno stampo per torte tondo e bucherellare il fondo con i rebbi di una forchetta. Versarvi dentro il composto di uova e ricotta. Terminare disponendo sulla superficie gli asparagi a raggiera.

Infornare in forno preriscaldato a 150° per circa 35 minuti.

N.B. (1)  Meglio usare gli asparagi di campo o, in alternativa, quelli più fini, poiché hanno il gambo meno legnoso e c’è meno spreco nel pulirli.

N.B. (2)  Scolate gli asparagi sotto un getto di acqua bollente, così rimarranno belli verdi!

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Bomboloni salati di patate

Anche questo mercoledì vi lascio una ricetta salata da leccarsi i baffi…  Vietato non provarla! Ingredienti: Per l’impasto 500 gr patate rosse 500 gr farina 00 1 cubetto lievito birra…

Anche questo mercoledì vi lascio una ricetta salata da leccarsi i baffi…  Vietato non provarla!

Ingredienti:

Per l’impasto
500 gr patate rosse
500 gr farina 00
1 cubetto lievito birra (20/25 gr)
2 uova
2 cucchiai olio e.v.o
3 cucchiaini abbondanti sale
Per il ripieno
300 gr prosciutto cotto
300 gr formaggio a pasta filata o emmenthal o provola
Facoltativo
Olio per friggere q.b.

Preparazione:

Cuocere le patate e schiacciarle con lo schiacciapatate.

Unire la farina, le uova, l’olio, il sale e il lievito precedentemente sciolto in poca acqua tiepida.

Impastare bene e stendere con il mattarello su una spianatoia infarinata.

Con un coppapasta, ritagliare tanti cerchi. In mancanza del coppapasta, usare un bicchiere o una tazza con una bocca larga.

Quando saranno pronti tutti i cerchi di pasta, prenderne uno e riempirlo con il prosciutto cotto e il formaggio. Prenderne un altro, e sovrapporlo all’altro per chiuderlo. Sigillare bene i bordi.

A questo punto, far lievitare i bomboloni riempiti per un’ora. Mi raccomando, vanno messi su un piano molto infarinato, altrimenti c’è il rischio che si attacchino al piano.

Trascorsa un’ora, è fondamentale decidere se si vogliono cuocere i bomboloni in forno oppure in olio per friggere. In caso voleste farli in forno, è necessario cuocerli a 180° per circa 20 minuti. In caso contrario, è necessario friggerli in abbondante olio di semi.

N.B. Tra gli ingredienti ho scritto “patate rosse” perché ho provato a fare questi bomboloni con le patate gialle, ma forse contenendo troppa acqua non danno il risultato desiderato.

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Girandola di pasta sfoglia con tartufo e prosciutto cotto

Da buona amante delle torte salate di pasta sfoglia e del tartufo in ogni sua forma, non potevo che proporvi una ricetta originale, i cui ingredienti che le fanno da…

Da buona amante delle torte salate di pasta sfoglia e del tartufo in ogni sua forma, non potevo che proporvi una ricetta originale, i cui ingredienti che le fanno da principe sono proprio la pasta sfoglia e il tartufo. Bella da vedere e squisita da mangiare, questa girandola conquisterà tutti.

Ingredienti:

2 rotoli pasta sfoglia quadrata
Prosciutto cotto q.b.
Salsa tartufata q.b.
Formaggio a pasta filata q.b.
1 uovo
Semi di sesamo q.b. (facoltativo)

Preparazione:

Foderate uno stampo rotondo con la carta forno.

Prendete i rotoli di pasta sfoglia, stendeteli e tagliateli a strisce in senso orizzontale, in modo da ottenere 4 strisce per ogni rotolo.

Farcite ogni striscia con il prosciutto cotto tagliato a striscine, il tartufo e il formaggio a pezzettini.

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Ora chiudete e sigillate i bordi di ogni striscia in modo da formare dei cilindri. Inumidite con un po’ d’acqua per fissare meglio la chiusura.

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Quando le avrete farcite e ben sigillate tutte, iniziate a disporle nello stampo in modo concentrico, facendole ben aderire le une alle altre.

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A questo punto, spennelatevi sopra l’uovo sbattuto, e se volete, aggiungete una manciata di semi di sesamo.

Infornare in forno preriscaldato per 15 minuti a 180°.

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Mug Cake dal cuore morbido

Non smetto mai di sperimentare e, stavolta, quella che vi propongo è una ricetta veloce (pronta in soli 2 minuti!) e davvero golosa. È un’ottima merenda, un buon dessert e indubbiamente…

Non smetto mai di sperimentare e, stavolta, quella che vi propongo è una ricetta veloce (pronta in soli 2 minuti!) e davvero golosa.

È un’ottima merenda, un buon dessert e indubbiamente un’imperdibile colazione da preparare la sera prima e da gustare la mattina per svegliarsi al meglio.

Non ci credete? Provate, poi ne riparliamo!

Ingredienti:

30 gr burro fuso
1 uovo
2 cucchiai zucchero
1 cucchiaino zucchero a velo
3 cucchiai panna fresca
2 cucchiai rasi cacao amaro
6 cucchiai rasi farina
½ cucchiaino lievito
2/3 quadretti cioccolato (fondente, al latte o bianco, a scelta vostra)

Prima di tutto assicuratevi di avere il microonde e una mug, ovvero una tazza grande come quelle tipiche anglosassoni che oggi piacciono tanto anche a tutti noi.

Preparazione:

In una ciotola, sbattete con la frusta l’uovo con lo zucchero e lo zucchero a velo.

Unite la panna, il cacao, la farina, il lievito e mescolare molto bene.

Infine, unite anche il burro fuso e mescolate per rendere omogeneo l’impasto.

Ora prendete la mug e versateci l’impasto. Versate inizialmente solo una parte dell’impasto e mettete qualche quadretto di cioccolato. Poi, terminate versando il restante composto.

A questo punto, cuocete nel microonde a 750 Watt per 2 minuti.

Ovviamente, lievitando, vedrete l’impasto gonfiare e forse avrete la fortuna di vederlo strabordare dalla mug. Per evitare questo, assicuratevi di avere una mug molto capiente e con i bordi belli alti.

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Riconoscimento AICOO per tutelare il nostro olio. Intervista al presidente Bisaccioni

Nelle scorse settimane La Valdichiana si è occupata dell’olivicoltura e alla difficile situazione che sta vivendo in questo momento il settore. Raccolti in quantità esigue o quasi assenti, quest’anno la…

Nelle scorse settimane La Valdichiana si è occupata dell’olivicoltura e alla difficile situazione che sta vivendo in questo momento il settore. Raccolti in quantità esigue o quasi assenti, quest’anno la mosca olearia ha causato gravi danni a tutti i produttori di olio, frantoi e persone che vivono in funzione alla raccolta delle olive. Un clima umido e temperato sono state le cause principali per lo sviluppo dell’insetto che ha distrutto interi raccolti, senza contare poi delle muffe che hanno attaccato conseguentemente gli ulivi già martoriati.

Oltre a questi problemi si va ad aggiungere la notizia di questi giorni, del sequestro, da parte della forestale, di oli provenienti dalla Puglia ma privi di rintracciabilità. Purtroppo l’import di oli stranieri in Italia c’è sempre stato, e quest’anno ci sarà molto di più, visto che le nostre esigenze quotidiane di olio non sono cambiate, mentre la quantità a disposizione è letteralmente diminuita.

Di questo e di altri argomenti ne abbiamo parlato con Giulio Bisaccioni presidente di AICOO, Associazione Italia conoscere l’olio d’oliva, ospite ad Agrietour di Arezzo il 14-16 novembre 2014.

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Presidente AICOO Giulio Bisaccioni e Valentina

Buonasera Giulio, ci spiega di cosa si occupa AICOO?

“Dunque, AICOO è una associazione italiana che si occupa della conoscenza e della cultura dell’olio extravergine d’oliva di qualità. Sull’olio, oggi, c’è ancora poca conoscenza e i consumatori sono abituati ad acquistare olio a buon prezzo o con prezzi convenienti, ma non sanno che se un olio costa di più è perchè dietro una bottiglia c’è tanto lavoro, sudore e questi sono aspetti di cui bisogna tenere di conto quando compriamo questo prodotto.

L’AICOO ricorda che l’olio è un prodotto buono e che fa bene, è un grande contenitore di energia e soprattutto un apportatore di benessere, è ottimo per curare e prevenire molte malattie. E’ inutile ribadire che chi usa olio extravergine di oliva ha una vita più snella, è l’alimento che è alla base della dieta mediterranea. Grazie all’olio d’oliva, alla frutta, alle verdure e a molti altri alimenti la dieta mediterranea è portata ad esempio come modello di vita in molti altri Paesi.”

Quali caratteristiche deve avere un olio per essere considerato buono?

Prima di tutto va assaggiato senza cibo, lo dobbiamo degustare da solo e sottoporlo al nostro olfatto. Quando viene messo sotto le nostre papille gustative deve sapere di oliva, di natura e di erba appena tagliata, si deve sentire l’odore di vegetale. Se non ha queste caratteristiche olfattive l’olio ha delle problematiche e in questo caso si tratta di oli difettati.

Vista la riduzione della produzione di olio che si è registrata quest’anno, c’è pericolo che venga importato olio straniero in maggiori quantità rispetto agli altri anni?

L’olio straniero, purtroppo, viene importato tutti gli anni, ma quest’anno c’è ancora più paura perché verrà importato in maggiori quantità, in quanto il consumo d’olio sufficente per il nostro fabbisogno non è cambiato, ma la quantità a disposizione quest’anno è minore. Tale problema si va a sommare a quelli già noti, ovvero la mosca olearia e le muffe, al clima che quest’anno ha sconvolto il naturale ciclo dell’olivo, la pianta non ha avuto il fermo naturale e la quantità l’olio, per i pochi che sono riusciti a farlo, non è stato quello di un annata normale. Le importazioni purtroppo ci sono sempre state, tocca a noi ad essere bravi nel riconoscere un olio italiano da uno straniero.

Come si fa a riconoscere un olio italiano da uno straniero?

E’ fondamentale leggere sempre l’etichetta per sapere da dove proviene un olio, questo vale anche per tutti gli altri prodotti, ovviamente le etichette devono essere veritiere e non dichiarare il falso. Inoltre c’è da dire che l’olio buono è quello extravergine d’oliva, invece, molti consumatori prendono olio d’oliva credendo che sia la massima espressione e invece non è altro che un rettificato di un olio lampante, e questo in etichetta c’è scritto. State attenti! – raccomanda Giulio

Recentemente AICOO ha reso più fruibile e interattivo il proprio sito, di questo restyling e delle novità funzionali apportate ne parliamo con l’Ing. Nicola Impallomeni, responsabile del progetto. Nicola ci vuole spiegare le novità che avete apportato al sito di AICOO?

aicoo2Dunque abbiamo ampliato i contenuti e soprattutto abbiamo inserito uno strumento che raccoglie tutti i nomi dei ristoranti, agriturismi ed enoteche che usano oli certificati provenienti dal territorio. Le strutture che decideranno di aderire potranno essere dotati di una vetrofania con scritto “Locale consigliato AICOO”, e questo riconosicmento, meglio definirlo così, serve come garanzia che l’olio usato all’interno della struttura è un olio proveniente dalla nostra zona. Tutto questo l’abbiamo fatto per dare maggiore trasparenza e per tutelare ulteriormente i nostri prodotti.

Come funziona, e una struttura come può ottenere la “Certificazione” AICOO?

Prendi un turista che arriva da noi, appassionato d’olio, che vuole degustare olio del nostro territorio, basta collegarsi al sito, andare sulla sezione “certificazione locale AICOO” e lì può trovare tutti i locali di zona che usano gli oli del territorio. Questo riconoscimento viene assegnato ogni anno e le analisi vengono fatte organoletticamente da un panel di assaggio AICOO, la certificazione è gratuita, non ha fini commerciali e serve per il riconoscimento di qualità a tutela dell’ambiente.

Giulio, ha qualche consiglio da dare a tutti i consumatori d’olio?

Certo, prima di conclude aggiungo che alla Camera, proprio in questi giorni, è passata una Legge, che dice che i locali pubblici devono usare delle bottiglie antirabbocco, questo perché raboccando la bottiglia, l’olio si degrada, in quanto è un alimento che si ossida molto velocemente se va in contatto con l’aria e quindi perde buona parte delle sue sostanze nutritive.

Tutte le informazioni sulla certificazione AICOO sono sul sito www.aicoo.it

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Il tour enogastronomico per le otto contrade del Bravìo

Anche quest’anno, Montepulciano, il borgo più conosciuto della Valdichiana, è pronto per il Bravìo delle Botti 2014, edizione numero 40. La Valdichiana.it insieme a Dario Pichini, si è immersa totalmente…

Anche quest’anno, Montepulciano, il borgo più conosciuto della Valdichiana, è pronto per il Bravìo delle Botti 2014, edizione numero 40. La Valdichiana.it insieme a Dario Pichini, si è immersa totalmente nell’aria di festa, facendo in tre sere il giro di tutte le contrade. Tre serate all’insegna del divertimento, dell’allegria, e grazie alla disponibilità e la gentilezza delle Contrade, anche di vino a fiumi e ottimo cibo. Un vero e proprio tour enogastronomico per le otto Contrade del Bravìo.

Il tour comincia con la Contrada di San Donato, dove bella gente ci ha accolto con allegria. I pici dei bianco rossi valgono 10+; sono fatti a mano e con un ragù squisito.

Nella cucina di San Donato

Nella cucina di San Donato

I migliori complimenti allo staff della cucina, che si è dimostrato un portento ai fornelli ma anche a livello di simpatia. Con il sapore dei  pici di San Donato ancora in bocca, ripartiamo per attraversare una meravigliosa Piazza Grande illuminata a festa per fare visita a Talosa. La Contrada giallo rossa ha dalla sua parte una location che è una chicca. Tutto è curato nei minimi dettagli e in bella mostra su un tavolino agghindato, troneggia il premio vinto al concorso “A tavola con il Nobile”. Sfortunatamente non abbiamo l’onore di gustare il piatto vincitore, e quindi ci “accontentiamo” di assaggiare il dolce speciale di quest’anno. Sì perché Talosa quest’anno ha scelto di servire i waffel, dolce fuori dal comune ma molto, molto sfizioso. L’unico neo? Il waffel con la Nutella l’ho annaffiato con un bicchiere di Nobile… E come potete immaginare, l’accostamento non era dei migliori. A parte questo, una Grande Talosa.

La prima Contrada della sera seguente è la biancoceleste. Poggiolo organizza le serate in un piccolo giardino davvero molto carino. E c’è da dire che qui, ci hanno trattato proprio da pascià. Bevuto bene e mangiato meglio, penso proprio che sia una delle Contrade che più ci è rimasta nel cuore. La specialità dei biancocelesti sono i pici cacio, pepe e rigatino. Solo il nome fa venire l’acquolina in bocca, un piatto unico. Ma c’è una pecca… Piccina piccina… Il picio fatto a mano avrebbe esaltato ancora di più quel condimento eccezionale e gustoso. Il tour continua verso Le Coste, dove purtroppo il vento fa da padrone. Ma La Valdichiana.it trova il modo di scaldarsi con del buon vino. La gente che anima la cucina della Contrada gialloblu è meravigliosa e disponibile, generosa di sorrisi. L’emozione più grande, da buoni mangiatori quali siamo, è stata indubbiamente la succulenta bistecca di vitello sopra la griglia, messa a cuocere solo per noi. Carne ottima e cotta al punto giusto.

Proseguiamo verso Voltaia, Contrada nel cuore del paese, famosa per il gruppo giovani che ogni anno organizza feste memorabili e conosciute in tutta la zona. La Fiorentina (sì, prima una bella bistecca, ora questa… Ci hanno trattato proprio male, eh?) a detta di Valentina era buonissima. Una bella bistecca mangiata a malincuore pensando agli spingitori, che al tavolo accanto al nostro, si sono dovuti accontentare del petto di pollo. Ma, gente, loro hanno da correre per cercare di portare in Contrada il 2° Bravìo consecutivo! Noi abbiamo “solo” da correre da una Contrada all’altra per assaggiare le specialità di ogni cucina… Forse la cosa è leggermente diversa…

Il Valdichiana tour@Bravìo prosegue incessantemente la sera seguente, partendo da Collazzi. Anche questa Contrada ha conquistato un posticino nel nostro cuore. Pezzo forte della festa è la parte giovani, allestita fin nei più piccoli particolari dai ragazzi della contrada. Ma direi che in posizione ex aequo, altro pezzo forte di Collazzi è la nana. Come mi ha spiegato Franco, la nana gialloverde è cotta in porchetta, è per questo che la carne rimane così morbida. Da leccarsi i baffi.

Valentina, Maria Stella e Dario nella Contrada di Cagnano

Ci spostiamo dall’altra parte di Montepulciano per visitare Cagnano. Le risate intorno alla griglia a cielo aperto sono indimenticabili. Il servizio caotico dei camerieri, non ha sminuito la bontà della tagliata tricolore. Carne deliziosa con rucola, pomodorini e scaglie di grana.

Per concludere la serata, e purtroppo anche l’entusiasmante giro delle contrade poliziane, scendiamo a Gracciano. La musica qui rallegra gli animi, i fegatelli, gustati dalla Direttrice Valentina, e che ha trovato squisiti, soddisfano il palato e del buon vino scorre a fiumi. Ah, non posso dimenticarmi lo stand dei bomboloni, dove c’è un continuo e inarrestabile flusso di gente. Gracciano prende per la gola !

I fegatelli di Gracciano

I fegatelli di Gracciano

Il tour enogastronomico per le otto Contrade poliziane ci ha regalato tanto e ci ha fatto conoscere gente meravigliosa. Un grazie di cuore da parte di tutti noi alle Contrade, a cui facciamo complimenti a gogò per i loro piatti strepitosi. Grazie anche ai rettori, alle rettrici, ai cuochi e ai “ciceroni” che ci hanno dedicato qualche minuto del loro tempo, prendendoci per mano e facendoci conoscere in un’ora soltanto le loro Contrade. E infine, un grazie speciale va a Giulio e a tutto il Magistrato delle Contrade, perchè alla fine dei conti, è grazie a loro se abbiamo potuto realizzare un lavoro del genere.

Potete vedere tutti i servizi video realizzati durante il tour enogastronomico delle contrade del Bravìo delle Botti nel nostro canale Youtube: Buona Visione!

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Ricetta di Ferragosto: mini cheesecake al salmone

Il caldo è finalmente arrivato e Ferragosto è alle porte. Molti di voi avranno organizzato pic nic al mare, in montagna, o tra le nostre dolci colline. Ma forse ancora…

Il caldo è finalmente arrivato e Ferragosto è alle porte. Molti di voi avranno organizzato pic nic al mare, in montagna, o tra le nostre dolci colline. Ma forse ancora non avete buttato giù il menù completo e non sapete proprio che antipasto presentare. Tranquilli, qualunque sia la vostra meta prescelta, noi de LaValdichiana.it vi proponiamo questa ricettina semplice, sfiziosa e fresca, che farà colpo su tutti ma proprio tutti.. Provare per credere!

Ingredienti (per circa 6 mini cheesecake, dipende dalla grandezza degli stampini)

Per la base

  • biscotti secchi salati tipo Tuc, 150 gr
  • burro fuso, 70 gr

Per la crema

  • formaggio spalmabile tipo Philadelphia, 300 gr
  • colla di pesce, 9 gr
  • ricotta di mucca, 250 gr
  • panna fresca, 150 ml
  • salmone affumicato, 160 gr
  • sale q.b.

Vi serviranno inoltre: degli stampini in acciaio per crostatine oppure degli stampini per muffin.

Preparazione.

  1. Frullate i biscotti nel mixer fino a ridurli completamente in polvere e aggiungetevi il burro fuso. Mischiare bene e suddividere il composto negli stampini, premere bene con il dorso di un cucchiaio di modo che si compatti per bene, e riporre in frigorifero per una mezz’ora.
  2. Intanto in una ciotola capiente, mescolate il simil-philadelphia con la ricotta e in una tazza a parte, mettete dell’acqua fredda e fatevi ammollare la colla di pesce.
  3. In un pentolino mettere a scaldare 50 ml di panna fresca, strizzate la colla di pesce e mettetevela a sciogliere, facendo attenzione a non far formare grumi.
  4. Montate i rimanenti 100 ml di panna fresca.
  5. Riprendete la ciotola con il simil-philadelphia e la ricotta e unitevi la panna montata, la panna con la colla di pesce e il salmone fatto a pezzi.
  6. A questo punto, tirate fuori dal frigorifero gli stampini con la base di biscotti e burro e disponetevi la crema salata appena fatta.
  7. Quindi, riponete nuovamente tutto in frigorifero per un’ora. Sformate e fate gustare le mini cheesecake al salmone a chi più vi va!

N.B.

Per esperienza personale, o meglio per terrore personale, io imburro sempre gli stampini, sia che siano di acciaio sia che siano di silicone. Ho sempre paura che quando vado a sformarli non si stacchino dai bordi, quindi ovvio il problema imburrando sempre tutto.

La redazione de LaValdichiana.it augura un Ferragosto speciale a ognuno di voi!

“A chi è lontano
a chi non sa dove andare
a chi sorride al cielo
o si tuffa nel mare.
Auguro un ferragosto da ricordare!”

Stephen Littleword

 

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I cantucci, veri biscotti toscani

Non sono proprio senesi, ma sicuramente toscani. I cantuccini o cantucci, sono, infatti, uno dei maggiori vanti dolciari della Toscana. Sono biscotti secchi alle mandorle, ottenuti tagliando a fette il…

Non sono proprio senesi, ma sicuramente toscani. I cantuccini o cantucci, sono, infatti, uno dei maggiori vanti dolciari della Toscana. Sono biscotti secchi alle mandorle, ottenuti tagliando a fette il filoncino di impasto ancora caldo. Fanno parte dei più tipici dessert della tradizione culinaria toscana. Nella città del Palio si trovano ovunque, in tantissimi ristoranti vengono fatti a mano e sono l’ideale per chiudere una bella cena, accompagnati da buon vinsanto!

INGREDIENTI:

500 gr di farina “0”
350 gr di zucchero semolato
280 gr di mandorle sgusciate
200 gr di uova
30 gr di lievito da dolci

PREPARAZIONE:

In una ciotola o tumblr_inline_n6mylt2ALV1sd16usin planetaria, preparare le uova con lo zucchero e iniziare la lavorazione. Montare fino ad ottenere un composto spumoso, poi aggiungere il lievito e mescolare fino a completo assorbimento. A questo punto, aggiungere a poco a poco la metà della farina, poi aggiungere le mandorle e la restante parte di farina. Completare la lavorazione sulla spianatoia, quindi formare dei filoncini del diametro di circa 6/8 centimetri e schiacciarli leggermente. Cuocere nel forno ventilato preriscaldato a 180 gradi per 20 minuti. Tagliare i Cantucci quando sono ancora caldi, per evitare la rottura dei biscotti.

Un grande ringraziamento a The International Chef Academy per la preziosissima collaborazione e per aver preparato questi fantastici Cantucci .

Facebook: TheInternationalChefAcademyOfTuscany

Twitter: @IntChefAcademy

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Lasagne con i carciofi

La ricetta che vi propongo oggi è semplice ma davvero gustosa. Il re di questa ricetta è un ortaggio stagionale: Messer Carciofo. In questo periodo dell’anno troviamo carciofi ovunque. Nelle…

La ricetta che vi propongo oggi è semplice ma davvero gustosa. Il re di questa ricetta è un ortaggio stagionale: Messer Carciofo. In questo periodo dell’anno troviamo carciofi ovunque. Nelle bancarelle a bordo strada, nei supermercati, al mercato, basta solo fare attenzione ad acquistare carciofi che siano ancora belli freschi e sodi e che quindi abbiano poco scarto. Quindi perchè non ne comprate qualcuno e non ci preparate delle squisite lasagne? Per la pasta, vi consiglio di comprare quella già pronta, che trovate nel banco frigo di qualsiasi supermercato. Se volete complicarvi la vita, vi suggerisco invece di farla a mano! Non è difficile, ci vuole solo 1 uovo ogni 100 gr di farina e un pizzico di sale. E’ ovvio che conviene avere la macchina stendipasta per risparmiare tempo e fatica. Altrimenti armatevi di ranzagnolo e tanta pazienza e stendete la pasta a mano.

Ingredienti per le lasagne con i carciofi:

• Carciofi (ne bastano 2, ma potete metterne anche più o meno, a seconda del vostro gusto personale)
• Una dose di besciamella (burro, farina, latte, sale e noce moscata)
• Una confezione di pasta fresca all’uovo (sfoglia) per lasagne
• Una mozzarella
• Parmigiano q.b.

1° step – Pulite i carciofi togliendo le foglie esterne più dure e stoppacciose e arrivate al cuore del carciofo. Tagliate via anche le punte e i gambi. Tagliate i carciofi a spicchi e poneteli in una ciotola con acqua e limone. Preparate una padella con un filo d’olio, aglio tritato finemente, prezzemolo anch’esso tritato, e aggiungetevi i carciofi ben sgocciolati. Fate cuocere per una ventina di minuti (se rimangono un pochino crudi non abbiate timore, finiranno di cuocere in forno con la pasta).

2° step – Mentre i carciofi cuociono, preparate la besciamella. Mettete in una pentola una quantità di burro, fate sciogliere e unite farina tanta quanta affinché il composto ottenuto non si stacchi bene dalle pareti della pentola. Unite poi il latte, un pizzico di sale e noce moscata.

3° step – In una pentola dai bordi alti mettete abbondante acqua salata e fatevi cuocere le lasagne. Fate sgocciolate bene le sfoglie su un canovaccio asciutto!!!

4° step – Passiamo all’assemblaggio del piatto.

Prendete una pirofila e sporcatene la base con un cucchiaio di besciamella. Mettete il primo strato di sfoglia e sopra ponetevi carciofi, besciamella, qualche pezzo di mozzarella e una spolverata di parmigiano. Mettete sopra un altro strato di sfoglia e continuate così fino a quando tutti gli ingredienti non saranno esauriti.

N.B.
Sopra l’ultimo strato di sfoglia consiglio di NON mettere i carciofi, perché il calore del forno rischierebbe di bruciarli! Quindi terminate con sola besciamella, mozzarella e formaggio.

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Colomba di Pasqua

La preparazione della Colomba di Pasqua fatta in casa richiede tanta pazienza, tanto tempo, ma regala anche tanta soddisfazione. Il gusto è ottimo, quindi…… La bella figura è assicurata! Non…

La preparazione della Colomba di Pasqua fatta in casa richiede tanta pazienza, tanto tempo, ma regala anche tanta soddisfazione. Il gusto è ottimo, quindi…… La bella figura è assicurata! Non fatevi intimorire dai tanti passaggi e dalla lunghezza della ricetta, provate!

Ingredienti (per una colomba da 1kg ca.)

Primo impasto

  • 200 gr di farina 00
  • 20 gr di lievito di birra
  • 50 gr di latte

Secondo impasto

  • 200 gr di farina Manitoba
  • 125 gr di zucchero
  • 125 gr di burro (a pezzetti e a temperatura ambiente)
  • 50 gr di latte

Terzo impasto

  • 200 gr di farina Manitoba
  • 125 gr di burro
  • 125 gr di zucchero
  • Buccia grattugiata di un limone
  • Buccia grattugiata di un’arancia
  • 6 uova: 3 intere e 3 tuorli (non buttate gli albumi! Serviranno per la glassa!!!)
  • 1 cucchiaio di miele
  • 1 bustina di vanillina
  • 80 gr di arancia candita + 80 gr di cedro candito (in alternativa, usate gocce di cioccolato o uvetta o quello che preferite)

Per la glassa

  • 3 albumi
  • 150 gr di mandorle non pelate
  • 120 gr di zucchero a velo

Procedimento

[Primo impasto] Fate scaldare in un pentolino 50 gr di latte, e fatevici sciogliere il lievito. Aggiungete la farina e impastate bene. Fate lievitare in un luogo al riparo da correnti per circa un’ora.

[Secondo impasto] Riprendete il primo impasto, e aggiungete i 200 gr di farina Manitoba, i 125 gr di zucchero e i 125 gr di burro, gli altri 50 gr di latte, e lavorate il tutto finchè non avrete un impasto elastico. Coprite e fate lievitare per 3 ore.

[Terzo impasto] Riprendete il secondo impasto, e unitevi: 200 gr di farina Manitoba, 125 gr di burro, 125 gr di zucchero, la buccia di limone e quella di arancia, le uova, il miele, la vanillina e i canditi. Se vedete che l’impasto rimane troppo liquido, aggiungete qualche cucchiaio di farina. Questo impasto dovete farlo lievitare almeno 8 ore, e per fare bene vi consiglio di farlo lievitare una notte intera.

La mattina, il volume sarà triplicato. Prendete l’impasto e lavoratelo nuovamente (con tanto olio di gomito!!!). Copritelo e fatelo lievitare per un’ora. Trascorso il tempo, riprendetelo e mettetelo dentro lo stampo a forma di colomba, copritelo con un panno e fate lievitare nuovamente per due ore circa.

Intanto, potete preparare la glassa. Mettete nel frullatore 100 gr di mandorle e frullatele fino a farle diventare farina, aggiungete lo zucchero a velo e i 3 albumi. Frullate nuovamente il tutto. Quando la colomba avrà terminato le ultime due ore di lievitazione, distribuite questo liquido color nocciola su tutta la sua superficie, aggiungendo i 50 gr di mandorle intere.

Passiamo alla cottura. Il forno deve essere molto caldo! Cuocete la colomba a 200° per i primi 15 minuti, poi copritela con della carta forno o carta stagnola e abbassate la temperatura a 180°. Dopo 35 minuti dall’abbassamento della temperatura, la colomba sarà pronta.

Per l’occasione vi riproponiamo anche la ricetta dei Ciambellini

E con queste ricette tipiche pasquali, la redazione vi augura Buona Pasqua!

 

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“Pici con le briciole”, protagonisti su Rai1 grazie a due chiancianesi

Nei giorni scorsi, due allieve dell’Istituto Alberghiero “P.Artusi” di Chianciano Terme, Johara Cappelli e Angelica Segatori, hanno preso parte alla “Prova del Cuoco” su Rai1, presentando un piatto della tradizione…

Nei giorni scorsi, due allieve dell’Istituto Alberghiero “P.Artusi” di Chianciano Terme, Johara Cappelli e Angelica Segatori, hanno preso parte alla “Prova del Cuoco” su Rai1, presentando un piatto della tradizione senese: “Pici con le briciole”.

Le due ragazze hanno sfidato e battuto gli alunni dell’Istituto “Trentino” di Rovereto e Levico Terme che si sono cimentati nella preparazione di una “Lasagnetta di canederli”. I pici con le briciole hanno trionfato e sono stati definiti una ricetta “essenziale, elegante e sobria”, anche nella decorazione del piatto. Una ricetta tipica di una striscia di territorio che va da Montalcino a Chiusi, ma che si è ormai affermata in tutto il sud della Toscana.

Le alunne Johara e Angelica sono state preparate dalla professoressa Barbara Tiezzi, che le ha guidate nella scelta della ricetta, nella presentazione del piatto e nelle sedute di “allenamento” che si sono svolte nella nuovissima cucina didattica dell’Istituto, fornita di postazioni di lavoro simili a quelle televisive. Johara si è occupata dei pici, che arrotolava velocemente e con sicurezza, mentre Angelica della preparazione del condimento e della decorazione del piatto. Durante la trasmissione sono apparse abbastanza disinvolte, sicure di loro stesse, senza eccedere nel “toscanismo esuberante”, come è stato notato dai conduttori televisivi, così hanno potuto portare a termine la loro ricetta nei tempi stabiliti, provvedendo anche alla decorazione del piatto, costituita da un semplice cono di pasta con un rametto di rosmarino.

Angelica e Johara, con la professoressa Barbara Tiezzi, grazie alla vittoria riportata, si stanno già preparando alla seconda sfida che si svolgerà il 19 marzo, sempre negli studi televisivi della “Prova del cuoco”.

Ingredienti per la pasta

400 ammi di farina
1 bicchiere d’acqua
sale

Disponete la farina a fontana sulla spianatoia, versatevi al centro mezzo bicchiere di acqua tiepida, quindi iniziate ad impastare la farina cominciando dal centro della fontana. Lavorate l’impasto energicamente per un quarto d’ora, aggiungendo l’acqua rimanente ed un pizzico di sale, fino a ottenere un panetto liscio e sodo. Lasciate riposare per 15 minuti. Prendete dei piccoli pezzi di impasto e arrotolateli con il palmo della mano sulla spianatoia, fino ad ottenere degli spaghettoni irregolari grossi un po’ meno di una matita e più lunghi dei normali spaghetti.

Ingredienti per il sugo

pane toscano raffermo
2 spicchi d’aglio
formaggio pecorino
sale e pepe
olio di oliva

Preparazione
Imbiondite in una padella con olio caldo gli spicchi d’aglio, schiacciandoli senza privarli della buccia ed aggiungete la mollica di pane sbriciolata grossolanamente. Togliere gli spicchi d’aglio dopo poco e lasciare al fuoco le briciole finché non assumono un colore dorato. Passate i pici scolati nella padella, aggiungere una generosa grattugiata di pecorino e servire nei piatti.

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Siena, la città dei ricciarelli, al centro di un educational per la promozione turistica

“Il concetto di fare turismo cambia, per questo bisogna saper soddisfare i tanti modi con i quali le persone desiderano conoscere i luoghi. La nostra realtà, ricca di eccellenze culturali,…

“Il concetto di fare turismo cambia, per questo bisogna saper soddisfare i tanti modi con i quali le persone desiderano conoscere i luoghi. La nostra realtà, ricca di eccellenze culturali, e di sapori unici, deve saper trarre da questo grande patrimonio la capacità di offrire svariate opportunità”.

È con questo pensiero che l’assessore al turismo Sonia Pallai ha aperto il nuovo educational per la promozione turistica in collaborazione con ARGA Toscana (associazione regionale dei giornalisti specializzati nell’agroalimentare), svolto sabato 22 febbraio a Siena e ha visto la partecipazione di venti professionisti dell’informazione, tra giornalisti e blogger, in un tour esperienziale in grado di mixare il fascino e la storia del Museo Civico di Palazzo Pubblico e del complesso museale del Santa Maria della Scala con i prodotti biologici di un’azienda immersa nella campagna senese.

Sonia Pallai, assessore al turismo, Maurizio Corridori, direttore The International Chef Academy of Tuscany

Sonia Pallai, assessore al turismo, Maurizio Corridori, direttore The International Chef Academy of Tuscany

I partecipanti all’educational, sono stati protagonisti nella lavorazione e preparazione dei ricciarelli insieme ai cuochi The International Chef Academy of Tuscany. Oltre alla preparazione del dolce più famoso di Siena, i giornalisti enogastronomici di Arga Toscana hanno potuto seguire la preparazione dei cantucci di Siena, altro dolce tipico senese. L’International Chef Academy of Tuscany, poco fuori dal centro storico di Siena, insegna a turisti italiani e stranieri, e non solo, i segreti pratici della cucina. Corsi per tutti i gusti, di base e professionali, a tema, o per bambini.

Giornalisti e blogger hanno avuto modo di conoscere direttamente, alcune delle produzioni locali che contraddistinguono il territorio senese e, attraverso il loro lavoro di informazione, divulgare la marca connotativa della nostra identità alimentare. Insieme a questa anche i valori storici e le radici antropologiche, che hanno generato modelli alimentari sempre più presi ad esempio e imitati a livello internazionale. La giornata di lavoro è stato un momento di scambio e di confronto sulla comunicazione turistica che ha visto l’assessore Pallai e i giornalisti confrontarsi su tematiche di attualità e strategie.

“Il turismo – come ha evidenziato la Pallai – è sempre più un’industria in continua evoluzione. Per la nostra realtà, come per il resto del Paese, generatore di economia, per questo è indispensabile un’offerta il più possibile variegata, in grado di offrire stimoli a pubblici diversi. Al contempo dobbiamo riuscire a creare pacchetti non più monotematici, ma integrati che insieme alla visita del luogo di interesse propongano anche altri aspetti culturali legati all’identità dei posti”.

Sito Internet The International Chef Academy of Tuscany

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