Una festa di comunità, tra risate e buon cibo da condividere all’area aperta: una serata come tante in Valdichiana, che con l’arrivo della primavera si appresta a vivere un lungo periodo di sagre, fiere e feste paesane. La particolarità dell’evento a cui ho partecipato lo scorso sabato 14 marzo, tuttavia, è che la cena conviviale è stata organizzata dalla comunità islamica della Pieve di Sinalunga per celebrare l’iftar (ovvero l’interruzione serale del digiuno nel mese di Ramadan, tramite il pasto serale condiviso), ed è stato un raro e prezioso momento di apertura e condivisione anche ai membri della società che non fanno parte del gruppo religioso.
Ho risposto volentieri all’invito, in qualità di giornalista e antropologo, in modo da svolgere una piccola documentazione dell’evento e restituire ai lettori uno sguardo sincero e autentico sull’evento. Sono stato accolto con grande ospitalità e rispetto, mangiando allo stesso tavolo dell’imam Adel Abdallah (guida spirituale del gruppo), in mezzo alle grandi tavolate allestite nei giardini di Via Enzo Ferrari a Sinalunga.
Non ero l’unico ospite dell’evento: insieme a me, erano presenti le rappresentanti istituzionali della giunta e del Consiglio Comunale di Sinalunga, e due agenti della Digos della questura di Siena (recente è infatti il caso di cronaca di Monteroni d’Arbia, e qualche inquietudine era presente tra i membri delle varie comunità locali). Sono contento di aver potuto parlare e confrontarmi con tante persone, non solo con l’imam e con le istituzioni, e dell’ampia libertà di documentazione che mi è stata concessa. Dopo la cena, mi sono allontanato dal tavolo istituzionale e ho accompagnato l’imam nella preghiera, dentro al centro islamico accanto ai giardini, dove sono stato accolto da tanti bambini allegri e giocosi.

Iftar e mese di Ramadan
L’evento dello scorso sabato non era la festa di fine Ramadan (Eid al-Fitr), la cui data varia ogni anno. Il Ramadan è il nono mese del calendario islamico, che segue il ciclo lunare ed è quindi situato in un periodo dell’anno solare sempre diverso. Questo periodo, considerato tra i più sacri nell’Islam, è dedicato al digiuno (Sawm), alla preghiera e alla riflessione. I musulmani praticanti si astengono da cibo, bevande, fumo e rapporti sessuali dall’alba al tramonto, per purificarsi spiritualmente e commemorare la rivelazione del Corano al profeta Muhammad. Al tramonto di ogni giornata, il digiuno viene interrotto dall’Iftar, un pasto condiviso tra i membri della comunità, con una spiccata attenzione ai più bisognosi.
Uno dei pilastri del Ramadan è quello della solidarietà verso le persone meno abbienti: l’elemosina obbligatoria (Zakat al-Fitr), oltre a purificare i credenti, permette alla comunità di raccogliere i fondi necessari per preparare i pasti per tutti e sfamare i bisognosi.
“Durante il Ramadan ci incontriamo la sera, aiutiamo anche quei giovani che non hanno famiglie, che non hanno nessuno. – racconta Adel – Noi cerchiamo di aiutare, prepariamo da mangiare anche per loro nella cucina. Le donazioni sono le cose migliori che facciamo, perché ospitiamo il fratello, l’amico, la persona vicina… è una bella cosa. Non tutti i giorni, principalmente il venerdì, cerchiamo di fare qualcosa di aperto a tutti, oppure proviamo a fare due giorni alla settimana. Magari il resto dei giorni ognuno sta nella sua famiglia. Comunque teniamo aperto il centro culturale per tutto il mese, per le persone bisognose che non hanno da mangiare.”

Già dalla metà del pomeriggio, un nutrito gruppo di persone erano attive intorno alle griglie e alle preparazioni dei pasti, poi sono state allestite delle lunghe tavolate con panche, acqua, bibite ed energy drink (rigorosamente assenti gli alcolici). Come in una sagra di paese, o un pic-nic con tanti amici, un gruppo di uomini è stato tutto il tempo alla griglia, mentre altri preparavano le porzioni, che comprendevano pollo, salsicce di carne tritata (cevapi), verdure, salsine. Il cibo era halal, ovvero rispondente alla legge islamica, che richiede un rito specifico di macellazione della carne, oltre a frutta, verdura e cereali.
All’arrivo del tramonto, alle ore 18:18 circa, è stato possibile rompere il digiuno. Ci siamo quindi messi a tavola, in due sezioni separate del giardino, in cui stavano rispettivamente gli uomini e le donne (che sono arrivate puntuali per il momento della cena, mentre nelle fasi di preparazione erano presenti soltanto gli uomini, insieme a tanti giovani e bambini). Abbiamo iniziato il pasto con un dattero, e poi abbiamo mangiato a volontà.
Non avendo effettuato il digiuno durante il giorno, mi sono saziato molto presto. Come ricordato anche dall’imam, dal digiuno sono esenti alcune categorie di persone: i bambini, finché non raggiungono la maturità religiosa (attorno ai 15-16 anni), gli anziani, le persone malate o con sofferenze croniche. Ci sono una serie di condizioni in cui è possibile derogare al digiuno, anche solo in parte: la pratica religiosa non deve mai compromettere l’incolumità fisica dei praticanti.
Quest’anno, per una coincidenza di calendario, l’inizio del mese di Ramadan coincideva con l’inizio della Quaresima della religione cristiana. Anche se non sono gli unici, i giorni della Quaresima sono quelli in cui si mangia “di magro”, per purificarsi in attesa della Pasqua. Anche la religione cristiana ha i suoi precetti alimentari, i suoi periodi di astinenza e i propri cibi leciti: all’usanza di mangiare “di magro”, in antitesi ai giorni “di grasso” di Carnevale, ho dedicato un altro approfondimento specifico.

Il Centro culturale islamico di Sinalunga
Il centro culturale islamico è attivo alla Pieve di Sinalunga dal 2013, e si trova a piano terra di una palazzina nel quartiere di via Enzo Ferrari. Si tratta di un’associazione culturale ricreativa, affiliata alla rete delll’Arci. Come ricorda l’imam, in Italia la definizione delle moschee, dei luoghi di culto e di preghiera per le comunità islamiche, è controversa, e i pochi centri attivi riuniscono anche le persone dai paesi limitrofi.
“Qui arrivano tante persone della comunità, non solo di Sinalunga, ma anche di Torrita, Bettolle, Foiano. – spiega Adel – Anche alcuni amici di Monteroni d’Arbia, di Siena, Torrenieri, Montalcino, quasi tutti arrivano qui. Magari nel loro Comune non ci sono centri culturali, allora ci raccogliamo qui. Ci incontriamo sempre una volta a settimana. Il venerdì abbiamo la messa, poi abbiamo le feste, ci incontriamo quasi tutti.“
Il centro culturale islamico di Sinalunga è frequentato da tanti fedeli; solo all’Iftar dello scorso sabato, erano presenti più di duecento persone. Gli attuali locali sono piccoli e faticano a rispondere alle loro esigenze: sono alla ricerca di un nuovo luogo dove trasferirsi, magari in un capannone più spazioso nelle zone industriali limitrofe.
Non c’è soltanto la preghiera: il centro islamico svolge altre attività, come posto di aggregazione per i membri della comunità, educazione dei bambini, eventi e iniziative culturali. Tra i fedeli ci sono persone di tante nazionalità: Marocco, Tunisia, Algeria, Nigeria, Pakistan, Kosovo. Ci sono sia immigrati che italiani di seconda o terza generazione, oltre a una minoranza di convertiti all’islam.

La comunità islamica di Sinalunga
La cena conviviale a cui ho partecipato è stata un momento molto importante per la comunità islamica e per il paese di Sinalunga in generale. Nonostante il centro culturale sia attivo dal 2013, non accadono spesso degli eventi aperti anche ai membri che non fanno parte della comunità religiosa: cene di questo tipo a Sinalunga si sono ripetute soltanto nel 2019, prima del periodo del Covid.
Da una parte, i responsabili del centro islamico hanno il desiderio di farsi conoscere all’esterno, di far sentire la loro presenza alle istituzioni locali, attraverso un atteggiamento collaborativo e rispettoso. Dall’altra parte, gli altri gruppi sociali di abitanti della Valdichiana non conoscono tutte le comunità religiose che abitano nei loro territori, ed è importante conoscere ciò che ci circonda, le persone con cui viviamo assieme nei nostri quartieri.
Le sere del mese di Ramadan, con quella grande spinta alla convivialità, la volontà di donare pasti ai più bisognosi, la voglia di stare insieme a condividere il cibo dopo le fatiche del digiuno, sono il momento perfetto per conoscersi a vicenda. Il dono del cibo è la base della relazione, e permette di mettere in atto i meccanismi positivi dell’ospitalità e dello scambio culturale, almeno in cucina. Non a caso, ci siamo salutati con la promessa di una cena a base di pici all’aglione, e magari un laboratorio culinario che metta insieme tradizioni diverse.
La conoscenza reciproca è alla base dell’integrazione, ma anche la consapevolezza dei bisogni specifici dei gruppi sociali, soprattutto se sono coinvolte le fedi religiose. Oltre alle difficoltà di una sede troppo piccola per il numero di fedeli, la comunità islamica di Sinalunga è alla ricerca di una soluzione per costruire un cimitero a loro dedicato, e magari di una più ampia opzione di cibi halal nelle mense scolastiche.
Comunque sia, tra differenze e somiglianze, le comunità di persone che abitano nello stesso territorio, finiscono sempre per trovare dei punti di contatto. Quando mi sono messo a parlare con i bambini, cercando un terreno comune con cui poter scherzare insieme, ho chiesto loro che squadre tifassero, aspettandomi di sentire l’Inter, la Juventus o il Milan. La squadra di calcio più gettonata, invece, era proprio la locale Sinalunghese.


