Percorrendo il viale della Rimembranza, che costeggia il pendio a sud-ovest di Montepulciano, ci si trova immersi in quella che è la più tipica immagine toscana: le due file parallele di cipressi che ritmano le piccole stradine di campagna. Sono alberi della memoria, perché alla loro base stanno i cippi con i nomi dei poliziani morti nella Grande Guerra. Proseguendo verso nord, le chiome scure e affusolate lasciano lentamente intravedere uno scorcio di campanile che si staglia alto nel cielo. E pare che si metta in competizione con le punte dei cipressi, i quali riescono a tener testa alla torre fino a che la prospettiva gioca a loro favore.

Ed è proprio qui, dove la Val d’Orcia si innesta nella Valdichiana, che il 15 settembre 1518 venne posta la prima pietra del Tempio di San Biagio.

L’imponente tempio fu edificato sopra un’antica pieve altomedievale dedicata prima a Santa Maria e successivamente, intorno all’anno Mille, a San Biagio: vescovo, di origine armena che veniva interpellato dai fedeli per la sua esperienza di medico per la cura di mali fisici.

Dell’originaria costruzione sacra, all’inizio del Cinquecento, restavano soltanto il rudere della torre campanara e un brano d’affresco raffigurante la Madonna col bambino e San Francesco dipinta da Maestro di Badia a Isola. Proprio da questo quadro iniziò una serie di eventi miracolosi che indussero la Comunità a dare avvio a quell’impresa che tutt’oggi possiamo ammirare ai piedi di Montepulciano.

Il 23 aprile di cinquecento anni fa due fanciulle di nome Antilia e Camilla, mentre tornavano a casa dopo aver lavato i panni, videro la Madonna dell’affresco aprire e chiudere gli occhi in un movimento del tutto umano e naturale. Lo stesso giorno un pastore di nome Toto, passando dinanzi al dipinto sacro, trovò uno dei suoi buoi inginocchiato sotto la santa immagine. Ma i miracoli non finirono qui. Dalle Notizie del Cardinale Roberto Nobili degli altri illustri poliziani e della città di Montepulciano si racconta che “defonti recuperarono la vita; si viddero ciechi illuminati; stroppi raddrizzati; ossessi liberati; sordi recuperare l’udito, muti la favella et altri infermi guariti”.

Il tempio di San Biagio si deve dunque a un episodio di devozione popolare che portò, il 4 maggio, all’approvazione del modello proposto da Antonio Da Sangallo il Vecchio. Nato e cresciuto a Firenze, studiò fin da piccolo nella bottega del padre, abile legnaiuolo e architetto. Nella sua formazione influirono decisamente gli artisti del Quattrocento, come il Brunelleschi e l’Alberti e le loro concezioni della proporzione perfetta. Nonostante si fosse specializzato nell’arte del fortificare, riuscì a rendere il Tempio il suo più grande capolavoro. Anche il papa dell’epoca, Leone X Medici, promosse l’edificazione attraverso grandi auspici.

Un ruolo importante per l’edificazione della chiesa venne portato avanti dal contadino Toto, che si impegnò tutta la vita nella questua in favore della costruzione del Tempio. Secondo un’altra leggenda Toto fu protagonista di un secondo evento miracoloso. Dubitando della fedeltà della moglie incinta le colpì la pancia con un pugnale. Dallo squarcio la minuscola testa del bambino si rivolse al padre per difendere la donna: «Fermati padre, sono tuo figlio».

Proprio nel Cinquecento il volto della città di Montepulciano inizia il suo cambiamento con la costruzione di molti palazzi signorili. Ciò si dovette al fatto che le maggiori famiglie del luogo assunsero un rilievo su scala nazionale. Molti furono gli interventi di Antonio da Sangallo, commissionato dai signori Ciocchi del Monte. Fra le sue opere si annovera la scultura del Crocifisso nella Chiesa di Sant’Agostino.

L’armonia architettonica del Tempio di San Biagio è eccezionale. Sembra l’amplificazione di un modello in legno la cui maestosità monumentale viene espansa a dimensione di una cattedrale. Come se la pietra che la compone si fosse sostituita al legno del progetto in scala per espandersi nelle tre dimensioni.

Il “plastico” presentato da Antonio da Sangallo fu approvato dal Consiglio di Montepulciano il 14 maggio del 1518. A esattamente 4 mesi di distanza venne posta la prima pietra. Il risultato è un santuario di grandissime dimensioni, che rimangono comunque adeguate alla misura della città di Montepulciano, destinata, in quegli stessi anni, ad una forte crescita architettonica. Lo stesso Tempio viene inquadrato all’interno della sperimentazione architettonica del Cinquecento, testimoniata dalle parole dello storico dell’arte Giulio Carlo Argan, il quale conferma che San Biagio non è un organismo di corpi curvi, ma un incastro di volumi squadrati. Ordine e proporzione, ricercate nel Rinascimento, si riscontrano perfettamente fra le parti dell’edificio. Un concetto proposto nel trattato vitruviano del Da Vinci e ripreso da Leon Battista Alberti.

Nel complesso, San Biagio risulta un’eccezionale sintesi fra il linguaggio artistico del Rinascimento maturo ispirato alla perfezione dei classici e la devozione religiosa dalla quale è scaturita l’edificazione della chiesa. La commistione fra scienza e miracoli ho partorito un capolavoro.

Don Domenico Zafarana, parroco di Montepulciano, ha a cuore l’accoglienza dei pellegrini e dei turisti, nel “gioiello architettonico alle pendici del centro storico” e augura a laici e credenti “di scorgere un’oasi di pace in un mondo quasi sempre intento a correre”.

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