La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Categoria: Enogastronomia

Il tour enogastronomico per le otto contrade del Bravìo

Anche quest’anno, Montepulciano, il borgo più conosciuto della Valdichiana, è pronto per il Bravìo delle Botti 2014, edizione numero 40. La Valdichiana.it insieme a Dario Pichini, si è immersa totalmente…

Anche quest’anno, Montepulciano, il borgo più conosciuto della Valdichiana, è pronto per il Bravìo delle Botti 2014, edizione numero 40. La Valdichiana.it insieme a Dario Pichini, si è immersa totalmente nell’aria di festa, facendo in tre sere il giro di tutte le contrade. Tre serate all’insegna del divertimento, dell’allegria, e grazie alla disponibilità e la gentilezza delle Contrade, anche di vino a fiumi e ottimo cibo. Un vero e proprio tour enogastronomico per le otto Contrade del Bravìo.

Il tour comincia con la Contrada di San Donato, dove bella gente ci ha accolto con allegria. I pici dei bianco rossi valgono 10+; sono fatti a mano e con un ragù squisito.

Nella cucina di San Donato

Nella cucina di San Donato

I migliori complimenti allo staff della cucina, che si è dimostrato un portento ai fornelli ma anche a livello di simpatia. Con il sapore dei  pici di San Donato ancora in bocca, ripartiamo per attraversare una meravigliosa Piazza Grande illuminata a festa per fare visita a Talosa. La Contrada giallo rossa ha dalla sua parte una location che è una chicca. Tutto è curato nei minimi dettagli e in bella mostra su un tavolino agghindato, troneggia il premio vinto al concorso “A tavola con il Nobile”. Sfortunatamente non abbiamo l’onore di gustare il piatto vincitore, e quindi ci “accontentiamo” di assaggiare il dolce speciale di quest’anno. Sì perché Talosa quest’anno ha scelto di servire i waffel, dolce fuori dal comune ma molto, molto sfizioso. L’unico neo? Il waffel con la Nutella l’ho annaffiato con un bicchiere di Nobile… E come potete immaginare, l’accostamento non era dei migliori. A parte questo, una Grande Talosa.

La prima Contrada della sera seguente è la biancoceleste. Poggiolo organizza le serate in un piccolo giardino davvero molto carino. E c’è da dire che qui, ci hanno trattato proprio da pascià. Bevuto bene e mangiato meglio, penso proprio che sia una delle Contrade che più ci è rimasta nel cuore. La specialità dei biancocelesti sono i pici cacio, pepe e rigatino. Solo il nome fa venire l’acquolina in bocca, un piatto unico. Ma c’è una pecca… Piccina piccina… Il picio fatto a mano avrebbe esaltato ancora di più quel condimento eccezionale e gustoso. Il tour continua verso Le Coste, dove purtroppo il vento fa da padrone. Ma La Valdichiana.it trova il modo di scaldarsi con del buon vino. La gente che anima la cucina della Contrada gialloblu è meravigliosa e disponibile, generosa di sorrisi. L’emozione più grande, da buoni mangiatori quali siamo, è stata indubbiamente la succulenta bistecca di vitello sopra la griglia, messa a cuocere solo per noi. Carne ottima e cotta al punto giusto.

Proseguiamo verso Voltaia, Contrada nel cuore del paese, famosa per il gruppo giovani che ogni anno organizza feste memorabili e conosciute in tutta la zona. La Fiorentina (sì, prima una bella bistecca, ora questa… Ci hanno trattato proprio male, eh?) a detta di Valentina era buonissima. Una bella bistecca mangiata a malincuore pensando agli spingitori, che al tavolo accanto al nostro, si sono dovuti accontentare del petto di pollo. Ma, gente, loro hanno da correre per cercare di portare in Contrada il 2° Bravìo consecutivo! Noi abbiamo “solo” da correre da una Contrada all’altra per assaggiare le specialità di ogni cucina… Forse la cosa è leggermente diversa…

Il Valdichiana tour@Bravìo prosegue incessantemente la sera seguente, partendo da Collazzi. Anche questa Contrada ha conquistato un posticino nel nostro cuore. Pezzo forte della festa è la parte giovani, allestita fin nei più piccoli particolari dai ragazzi della contrada. Ma direi che in posizione ex aequo, altro pezzo forte di Collazzi è la nana. Come mi ha spiegato Franco, la nana gialloverde è cotta in porchetta, è per questo che la carne rimane così morbida. Da leccarsi i baffi.

Valentina, Maria Stella e Dario nella Contrada di Cagnano

Ci spostiamo dall’altra parte di Montepulciano per visitare Cagnano. Le risate intorno alla griglia a cielo aperto sono indimenticabili. Il servizio caotico dei camerieri, non ha sminuito la bontà della tagliata tricolore. Carne deliziosa con rucola, pomodorini e scaglie di grana.

Per concludere la serata, e purtroppo anche l’entusiasmante giro delle contrade poliziane, scendiamo a Gracciano. La musica qui rallegra gli animi, i fegatelli, gustati dalla Direttrice Valentina, e che ha trovato squisiti, soddisfano il palato e del buon vino scorre a fiumi. Ah, non posso dimenticarmi lo stand dei bomboloni, dove c’è un continuo e inarrestabile flusso di gente. Gracciano prende per la gola !

I fegatelli di Gracciano

I fegatelli di Gracciano

Il tour enogastronomico per le otto Contrade poliziane ci ha regalato tanto e ci ha fatto conoscere gente meravigliosa. Un grazie di cuore da parte di tutti noi alle Contrade, a cui facciamo complimenti a gogò per i loro piatti strepitosi. Grazie anche ai rettori, alle rettrici, ai cuochi e ai “ciceroni” che ci hanno dedicato qualche minuto del loro tempo, prendendoci per mano e facendoci conoscere in un’ora soltanto le loro Contrade. E infine, un grazie speciale va a Giulio e a tutto il Magistrato delle Contrade, perchè alla fine dei conti, è grazie a loro se abbiamo potuto realizzare un lavoro del genere.

Potete vedere tutti i servizi video realizzati durante il tour enogastronomico delle contrade del Bravìo delle Botti nel nostro canale Youtube: Buona Visione!

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Montepulciano: Talosa fa il bis per “A Tavola con il Nobile

Per il secondo anno consecutivo la Contrada di Talosa vince il concorso enogastronomico promosso dal Consorzio del Vino Nobile in collaborazione con il Magistrato delle Contrade del Bravìo delle Botti….

Per il secondo anno consecutivo la Contrada di Talosa vince il concorso enogastronomico promosso dal Consorzio del Vino Nobile in collaborazione con il Magistrato delle Contrade del Bravìo delle Botti. Il tema su cui si sono confrontate le otto “cucine” è stato la Cinta Senese

Con una “Zuppa di Cinta Senese con i Pici”, in abbinamento ideale ai Vino Nobile 2011 Salcheto e “Pietra Rossa” Contucci, la Contrada di Talosa si aggiudica la dodicesima edizione di “A Tavola con il Nobile”, la sfida ai fornelli ideata dal Consorzio del Vino Nobile con il giornalista del Tg2, Bruno Gambacorta. La ricetta della signora Marisa Beligni ha infatti strappato 386 punti alla giuria tecnica composta da giornalisti della stampa nazionale e una delegazione di giornalisti statunitensi del settore composta da Shawn Dore (anche ambasciatrice del Nobile negli Usa), Joe Garrigo, Maria Liberati e Judy Edelhoff. Con questa ricetta Talosa bissa il successo dello scorso anno. Nel podio al secondo posto la Contrada di Poggiolo con i “Maccheroni nobili al rustico di cinta senese con crema di Pecorino Cugusi Gran Riserva”, mentre il terzo posto è andato a Collazzi con i “Maccheroni con farina rustica al sugo della festa”.

Commissione A Tavola con il Nobile

Commissione A Tavola con il Nobile

A Tavola con il Nobile è nato 12 anni fa da una intuizione del Consorzio del Vino Nobile e del giornalista del Tg2 Bruno Gambacorta con l’obiettivo di recuperare ricette della tradizione in abbinamento al vino “di casa”, il Nobile di Montepulciano. In dodici anni di “A Tavola con il Nobile” sono state proposte circa 200 ricette della tradizione, sono stati pubblicati sei libri che le raccolgono, tra cui quello per il decennale, del 2012, con tutte le ricette. La manifestazione è anche un importante veicolo di promozione per il territorio con oltre 700 articoli, servizi televisivi e reportage sul premio scritti anche dai circa 180 giornalisti da tutto il mondo che nelle varie edizioni si sono succeduti come giurati del premio.

«Questa manifestazione si riconferma un appuntamento di grande interesse – ha detto il Vicepresidente del Consorzio del Vino Nobile, Andrea Contucci – in grado di coniugare la tradizione di una manifestazione come quella del Bravìo delle Botti (la storica corsa che si correrà nel 2014 domenica 31 agosto) con il Vino Nobile e la cucina del territorio, connubio che incarna lo spirito del Sistema Montepulciano di cui il nostro Consorzio è parte attiva».

Il forte legame con il Magistrato delle Contrade è dimostrato anche dalla donazione di botti nuove per la gara storica del Bravìo che il Consorzio del Vino Nobile ha fatto proprio per questa edizione storica, la quarantesima.

«Quello che più colpisce ogni volta è l’entusiasmo delle contrade nel proporre ricette elaborate con grande ricerca storica – ha sottolineato il presidente della giuria di A Tavola con il Nobile, Bruno Gambacorta – e ormai l’entusiasmo e l’agonismo sono tali che il premio è sentito quasi come quello per cui le stesse contrade si batteranno il 31 agosto con le botti».

Tema di questa edizione sono stati i primi piatti a base di Cinta Senese Dop, il capostipite di tutti i maiali della Toscana. Già allevata dagli Etruschi, fu di grande aiuto ai contadini del Medioevo durante pestilenze e carestie. Nel Palazzo Civico di Siena è famoso l’affresco del 1340 di Ambrogio Lorenzetti Allegoria del Buongoverno, dove è rappresentato il suino della razza Cinta Senese. Dopo un lavoro di recupero dall’estinzione della razza, oggi sono molti i produttori che allevano questo suino seguendo un disciplinare molto rigido, lo stesso che permette di raggiungere la massima qualità.

L’albo d’oro di A Tavola con il Nobile. Collazzi (due volte), San Donato (due volte), Voltaia (due volte), Gracciano, Cagnano, Poggiolo e Talosa (due volte). Nel 2012 c’è stato un ex aequo tra Collazzi e Coste.

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Ferramburger.. e i 50’es rivivono a Castiglion Fiorentino

Alzi la mano chi non ha mai immaginato di vivere negli anni ’50. Non dite bugie! Gli anni ’50… Gli anni di Marylin e di Elvis, di Grease con John…

Alzi la mano chi non ha mai immaginato di vivere negli anni ’50. Non dite bugie!

Gli anni ’50…

Gli anni di Marylin e di Elvis, di Grease con John Travolta con il suo chiodo nero di pelle e la brillantina nei capelli, gli anni della Vespa e delle Cadillac sfreccianti per le strade.

Io e il mio fidanzato nei panni di Sandy e Danny al Ferramburger

Nei panni di Sandy e Danny al Ferramburger

Nella cornice del Parco dei Pini a Castiglion Fiorentino, è stato possibile tornare indietro nel tempo e rivivere tutto ciò. Il #ferramburger regala uno spettacolo unico nel suo genere. Nelle zone non esiste un evento equiparabile nemmeno lontanamente a questo.. Un borgo immerso nelle dolci colline toscane, in cui è possibile tuffarsi in un’atmosfera unica in perfetto american style.

Protagonista indiscusso della festa: l’hamburger. Grazie ai diversi menù a disposizione che permettono di soddisfare i gusti di qualsiasi palato, ognuno può gustare l’hamburger che più preferisce. Le combinazioni degli ingredienti sono tra le più disparate: dall’hamburger con funghi e cheddar cheese, a quello con la cotoletta vegetariana e le zucchine grigliate, fino a quello con la cipolla e bacon croccante.

Arrivo per l’ora di cena, quando il cielo comincia a tingersi di blu scuro ed è ancora screziato di arancio, e il sole tramonta dietro al verdeggiare delle colline, come a ricordare che l’estate inizia a scemare  e le giornate iniziano ad accorciarsi. L’odore di carne impregna l’aria e guardando la prima timida sbiadita luna, la si vede velata dal fumo che sale verso il cielo delle enormi griglie a cielo aperto.

I colori della bandiera americana si ripetono incessantemente nelle bandiere appese a mò di festoni tra gli alberi e nelle tovaglie disposte sui tavoli. In men che non si dica ti ritrovi a guardare con uno strano senso di nostalgia i vestiti vintage indossati qua e là. Un tripudio di pois. Sulle camicette legate sopra l’ombelico, proprio come le migliori pin-up dei fifties, e sui vestiti avvitati con le ampie gonne svasate, in perfetto stile bon ton, ma anche sulle fasce e sulle bandane legate tra i capelli. Mentre assapori un hamburger di gustosa carne cotta al punto giusto, di sottofondo mette allegria la musica swing, rock ‘n’ roll e boogie woogie.

Prima di buttarti a capofitto nel gustoso menù che hai attentamente scelto, puoi stuzzicare l’appetito provando i cocktail in voga negli anni ’50 ( e magari al bancone, ti ritrovi accanto anche la sosia della Monroe…) e per il dopo cena ti aspettano invece  zucchero filato e dolcetti americani come cupcake, muffin e cookies.

Un consiglio: se quest’anno ti sei perso la 6 giorni di hamburger e anni 50 a Castiglion Fiorentino, fossi in te, il prossimo anno recupererei andandoci tutte le sere. Il Ferramburger, rientra assolutamente nella classifica degli eventi imperdibili delle zone.

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Ricetta di Ferragosto: mini cheesecake al salmone

Il caldo è finalmente arrivato e Ferragosto è alle porte. Molti di voi avranno organizzato pic nic al mare, in montagna, o tra le nostre dolci colline. Ma forse ancora…

Il caldo è finalmente arrivato e Ferragosto è alle porte. Molti di voi avranno organizzato pic nic al mare, in montagna, o tra le nostre dolci colline. Ma forse ancora non avete buttato giù il menù completo e non sapete proprio che antipasto presentare. Tranquilli, qualunque sia la vostra meta prescelta, noi de LaValdichiana.it vi proponiamo questa ricettina semplice, sfiziosa e fresca, che farà colpo su tutti ma proprio tutti.. Provare per credere!

Ingredienti (per circa 6 mini cheesecake, dipende dalla grandezza degli stampini)

Per la base

  • biscotti secchi salati tipo Tuc, 150 gr
  • burro fuso, 70 gr

Per la crema

  • formaggio spalmabile tipo Philadelphia, 300 gr
  • colla di pesce, 9 gr
  • ricotta di mucca, 250 gr
  • panna fresca, 150 ml
  • salmone affumicato, 160 gr
  • sale q.b.

Vi serviranno inoltre: degli stampini in acciaio per crostatine oppure degli stampini per muffin.

Preparazione.

  1. Frullate i biscotti nel mixer fino a ridurli completamente in polvere e aggiungetevi il burro fuso. Mischiare bene e suddividere il composto negli stampini, premere bene con il dorso di un cucchiaio di modo che si compatti per bene, e riporre in frigorifero per una mezz’ora.
  2. Intanto in una ciotola capiente, mescolate il simil-philadelphia con la ricotta e in una tazza a parte, mettete dell’acqua fredda e fatevi ammollare la colla di pesce.
  3. In un pentolino mettere a scaldare 50 ml di panna fresca, strizzate la colla di pesce e mettetevela a sciogliere, facendo attenzione a non far formare grumi.
  4. Montate i rimanenti 100 ml di panna fresca.
  5. Riprendete la ciotola con il simil-philadelphia e la ricotta e unitevi la panna montata, la panna con la colla di pesce e il salmone fatto a pezzi.
  6. A questo punto, tirate fuori dal frigorifero gli stampini con la base di biscotti e burro e disponetevi la crema salata appena fatta.
  7. Quindi, riponete nuovamente tutto in frigorifero per un’ora. Sformate e fate gustare le mini cheesecake al salmone a chi più vi va!

N.B.

Per esperienza personale, o meglio per terrore personale, io imburro sempre gli stampini, sia che siano di acciaio sia che siano di silicone. Ho sempre paura che quando vado a sformarli non si stacchino dai bordi, quindi ovvio il problema imburrando sempre tutto.

La redazione de LaValdichiana.it augura un Ferragosto speciale a ognuno di voi!

“A chi è lontano
a chi non sa dove andare
a chi sorride al cielo
o si tuffa nel mare.
Auguro un ferragosto da ricordare!”

Stephen Littleword

 

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Una cena rinascimentale da Baldovino di Monte

Madame e Messeri, La Valdichiana, sabato 28 giugno, è stata invitata alla corte di Baldovino, Conte di Monte San Savino, per le “Allegrezze”, festeggiamenti indetti per l’investitura del conte Baldovino…

Madame e Messeri, La Valdichiana, sabato 28 giugno, è stata invitata alla corte di Baldovino, Conte di Monte San Savino, per le “Allegrezze”, festeggiamenti indetti per l’investitura del conte Baldovino e la nascita del nuovo feudo, la Nobil Terra di Monte San Savino.

Nell’anno 1550 i savinesi ebbero da che festeggiare. Nel febbraio di quell’anno fu eletto papa Giovanna Maria Di Monte, di antica e nobile famiglia savinese, con il nome di Giulio III. La seconda, quando il duca di Toscana, Cosimo I dei Medici, concesse la Nobil Terra di Monte San Savino in feudo a Baldovino Di Monte fratello del Papa. La gioia del duca di Toscana di vedere eletto papa un suo conterraneo toscano era incontenibile, e in qualche modo Cosimo I volle esternarla. Divenire contea significava per Monte San Savino staccarsi dalla giurisdizione amministrativa centrale di Firenze ed essere un territorio soggetto esclusivamente al governo di Baldovino Di Monte, il conte feudatario appunto.

Ogni anno, in giugno, la comunità savinese rievoca la cerimonia dell’investitura con la solenne concessione delle chiavi della città e rivive con cortei e pubblici festeggiamenti una delle pagine più significative della storia. Nobili e popolani prendono parte alle “allegrezze” e fra giochi di piazza, banchetti, mercanti, saltimbanchi, Ragazze in fiore, Commedianti del Monte, Sbandieratori della città di Arezzo e Falconieri del Re, arrivati direttamente da Poggibonsi, salutano il nuovo conte e rendono grazie ai santi protettori.

Il paese è diviso in quattro quartieri, Castiglia, con i colori Rosso-Giallo, Jalta, con i colori Giallo-Blu, Porticciolo Bianco-Neri e San Giovanni Rosso-Nero, che nella settimana antecedente si sono dati battaglia e si sono sfidati nella “Caccia di Monte”, nel “Pallone Grosso” e nel “Tiro alla Fume”, giochi legati alla comunità savinese di quel tempo, e rispolverati per decretare il moderno vincitore della competizione balduina.

La Valdichiana, non era solo in veste di semplice invitato, ma aveva un ruolo ben più importante, far parte della giuria di valutazione di una delle prove: la prova enogastronomica. I “cuochi” dei quattro quartieri dovevano preparare delle ricette appartenute alla cucina rinascimentale e cercare di conquistare i palati sopraffini di tre giudici, quello del Sindaco di Monte San Savino Margherita Scarpellini, di Carlo Gabellini, giornalista gourmet di Teletruria e della sottoscritta. Noi dovevamo valutare la Presentazione, l’Attinenza del piatto al periodo storico e il Gusto, il punteggio andava attribuito si sommava ai voti di ogni quartiere ottenuti in tutti giochi, e la somma finale decretava poi il vincitore.

Dopo una brevDSC01478e spiegazione del regolamento da parte del presidente della Proloco Marco Cavallini, ci siamo incamminati alla volta del primo quartiere San Giovanni, dove i moderni cucinieri ci hanno fatto assaggiare la “Zuppa delle Nonne”. Il piatto consisteva in una zuppa fatta con brodo di gallina, stracciatella d’uovo e spinaci, accompagnata da crostini di fegatini, crostini con ripieno di collo di gallina e una bruschetta con l’olio. Un guazzetto semplice, dal gusto delicato, che ha accarezzato il palato e che ha aperto la pancia della sottoscritta, non che ne avesse avuto bisogno.

DSC01481Secondo quartiere, Castiglia. Nel caratteristico Chiostro del San Savino, ci hanno proposto la “Zuppa dei Tarlati”, un piatto che non ispira molta simpatica a chi la deve cucinare. Gli ingredienti sono semplici: brodo di gallina, pollo, farina e pane, con aggiunta di aromi. Una minestra vellutata e cremosa, che scoprì il potente e ghibellino vescovo Tarlati nel periodo in cui andava ad Avignone, luogo dove era stata spostata la residenza papale. Dopo l’assaggio i gentil servitori, a me e agli altri giudici, hanno fatto lavare le mani in una ciotola d’acqua con petali di rosa e limone, idea da copiare per le prossime cene di redazione.

DSC01484Si riparte alla scoperta di altri sapori ed è volta del quartiere Jalta e del loro “Bos in Luscello”. Piatto patrizio e costituito da stinco di vacca, o manzo, disossato, aceto bianco leggermente allungato con acqua, cipolla, gambe di sedano, menta fresca, chiodi di garofano, pepe nero e miele, il tutto accompagnato da una birra artigianale. Dalla menta potrebbe sembrare un mojito, ma non lo è, questo piatto è stato l’esempio più emblematico dell’utilizzo delle spezie in cucina, tipiche dell’età rinascimentale.

Ultima tappa quartiere Porticciolo con il “Galletto alla Porticciolese”, galletto, (comunemente detto pollo), spezzettato e fatto cuocere con lardo, cipolle, latte di mandorle, chiodi di garofano e cannella. Dopo una mezz’ora di cotturaDSC01486 è stato aggiunto il pane, i datteri, le prugne e la noce moscata. Un’alchimia di sapori, mangiata con le mani e con libagione sotto l’attento sguardo dei quartieristi intenti a capire dalle nostre espressioni e dai nostri movimenti se il piatto era di nostro gradimento.

L’ottima presentazione e la grande attinenza di tutti i piatti presentati mi hanno fatto fare un tuffo nel passato, mi hanno permesso di scoprire gusti, ricette e la cucina di un periodo storico tra i più rigogliosi. Quel periodo storico dove nelle cucine dei palazzi si spandeva l’aroma delle spezie esotiche e sulle tavole riccamente imbandite, facevano la loro prima comparsa i prodotti del Nuovo Mondo scoperto da poco. Firenze ebbe un ruolo importante in questo periodo, protagonisti principali i Medici, Granduchi di Toscana, che influenzarono la vita di corte europea. I cuochi di Caterina de’ Medici fecero scuola a generazioni di cuochi francesi, provocando una rivoluzione della tavola in Occidente e segnando l’origine della grande cucina moderna.

Doveroso ringraziamento va ai miei compagni di forchetta il Sindaco, Margherita Scarpellini, il giornalista Carlo Gabellini e ovviamente Claudio Zeni che mi ha permesso di fare questo viaggio enogastronomico particolare. “Le allegrezze – La notte del Conte Baldovino” è curata dall’Associazione Pro Loco con il patrocinio del Comune di Monte San Savino.

Ah dimenticavo il quartiere che ha sbaragliato la concorrenza è stato il Porticciolo, e non solo in cucina!

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La scoperta-riscoperta del vino rosato

Durante l’edizione del Vinòforum del 2014 a Roma (della quale ho parlato qui), non c’erano solo stand di agenzie vinicole specifiche. Un piccolo stand, alla sinistra dell’ingresso, di colore rosa…

Durante l’edizione del Vinòforum del 2014 a Roma (della quale ho parlato qui), non c’erano solo stand di agenzie vinicole specifiche. Un piccolo stand, alla sinistra dell’ingresso, di colore rosa pallido, dall’aspetto elegante e aristocratico, era dedicato al vino rosato. Nessuna casa vinicola specifica: semplice e puro vino da tutte le regioni d’Italia, con un’unica caratteristica comune, quella di essere solo vini rosati, appunto.

La responsabile dello stand è Francesca Panissidi, sommelier del FIS (Fondazione Italiana Sommelier), disponibile e genuinamente appassionata del suo lavoro.

Francesca perde un po’ di tempo a parlarmi del vino rosato, e mi fa capire quanto questo sia spesso sottovalutato e non apprezzato come dovrebbe. A questo riguardo fa notare come spesso ci siano persone che arrivano a pensare che il vino rosato sia il risultato di un rosso e un bianco uniti insieme:

«Il vino rosato non è un vino misto, non è un bianco e un rosso messo insieme, ma nasce con la sua identità».

Questo particolare tipo di vino, proveniente sempre da uve a bacca rossa, possiede una connotazione vinicola propria. Prosegue Francesca:

«Le uve a bacca rossa sono lavorate in un certo modo, per cui il vino diventa rosato. Non si tratta di un miscuglio, è una lavorazione, una vinificazione particolare; si prendono le bucce, si trattano e si conservano per un certo periodo deciso dall’enologo».

Per quanto riguarda la conservazione e le caratteristiche, Francesca mi dice:

«La conservazione è in frigo, a 8 o 9 gradi, in modo tale da far risaltare tutti i sapori. Come tutti i vini in generale, le qualità di ogni vino rosato dipendono dall’uva dalla quale deriva; gli aromi e i profumi dipendono dalla terra di provenienza». Ognuno di essi, infatti, «ha delle peculiarità e delle caratteristiche legate al territorio e alla coltivazione all’uvaggio»

10366242_10152928816468776_2607906200336700490_nLa passione percepibile nel tono usato dalla sommelier fa vergognare un po’ la sottoscritta: di certo non ho mai pensato che il vino rosato fosse il risultato di un rosso o di un bianco mischiati insieme, ma devo ammettere che non mi ero mai soffermata su questo particolare tipo di lavorazione dell’uva. Da amante del rosso, non ho mai bevuto molti rosati. Ebbene, mi sono dovuta incredibilmente ricredere. Francesca mi fa assaggiare un vino che ha in esposizione per gli assaggiatori, di una bontà incredibile. Ha vini provenienti da tutte le regioni: dalla Toscana alcune bottiglie per Olivi – Le Buche.

Lasciato a malincuore lo stand, tornata a casa mi sono resa conto che, di ogni vino assaggiato quella sera, particolarmente interessante era risultata la conoscenza acquisita riguardo a una parte del mondo vinicolo che non avevo mai apprezzato abbastanza.

Ringrazio, dunque, la dolcissima sommelier Francesca Panissidi per aver dedicato il suo tempo a spiegarmi le particolarità del vino rosato, che, di certo, da oggi sarà un nuovo piacere tutto da gustare e scoprire.

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“1974…2014 Una scommessa,una presenza”, 40 anni di FISAR Valdichiana

SINALUNGA – La FISAR, Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori, delegazione Valdichiana, compie quarant’anni, e questo importante traguardo è stato festeggiato ieri, 22 giugno 2014, presso la Casa per ferie…

SINALUNGA – La FISAR, Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori, delegazione Valdichiana, compie quarant’anni, e questo importante traguardo è stato festeggiato ieri, 22 giugno 2014, presso la Casa per ferie “Madonna del Rifugio” a Sinalunga. L’evento si è suddiviso in due momenti, nella prima parte si è svolto un convegno dal titolo “1974…2014 una scommessa, una presenza”, in cui si è ripercorsa la storia della Delegazione e delle sue attività nel territorio in cui ha operato e continua ad operare.

Al convegno sono intervenuti il sindaco di Sinalunga Riccardo Agnoletti, la Dott.ssa Emma Lami, delegato FISAR Valdichiana, Mario Del Debbio Presidente Nazionle FISAR, la Dott.ssa Donatella Cinelli Colombini, esperta di marketing, il giornalista enogastronomia Claudio Zeni e Nicola Masiello FISAR Ambassador.

DSC01440La Fisar Valdichiana è nata nel 1974, da un’idea di Angiolino Berti, ma il vero ambasciatore, che ha seguito dalla nascita la federazione e che ha saputo far conoscere la Fisar Valdichiana, sia a livello locale che a livello nazionale è stato Nicola Masiello. Ed è stato proprio questo il filo conduttore del convegno, un punto d’incontro tra passato, presente e futuro di un’associazione che da quarant’anni forma sommelier, intesi proprio come ambasciatori del vino, perché un buon sommelier non deve solo saper abbinare il vino al piatto, ma deve saperne esaltare le qualità e il territorio di origine.

“La delegazione Valdichiana ha avuto un ruolo importante nella formazione dei sommelier, attraverso la loro figura possiamo promuovere il nostro territorio, famoso oltre che per la cultura e l’arte, per l’enogastronomia e il vino. – Ha affermato la dott.ssa Cinelli Colobini – Il nostro territorio ha delle grandi potenzialità di crescita e dobbiamo fare in modo di attivare i giusti mezzi per farlo crescere sempre di più e farlo conoscere a livello internazionale”.

Claudio Zeni, giornalista enogastronomico, ha precisato le differenze tra la figura di assaggiatore di vino e sommelier, molto spesso accomunati, ma invece doverosa, perché a differenza di un semplice assaggiatore, il sommelier deve saper essere anche un po’ psicologo e capire cosa vuole bere la persona che ha davanti e in quale occasione, perchè il cliente sta diventando sempre più esigente.

“A livello nazionale, però questa figura non è riconosciuta come qualifica professionale. Non c’é nessun regolamento che tutela questa professione – è stato l’intervento di Nicola Masiello, FISAR Ambassador – La figura del sommelier garantisce al consumatore finale la qualità e quindi apporta quel valore in più, sia al piatto sia alla sua zona di origine. É per questo che la figura del sommelier deve essere riconosciuta a livello nazionale, perché avere un inquadramento professionale indica avere dietro tutta una serie di conoscenza e di storia”.

DSC01457Dopo il convegno , la seconda parte dei festeggiamenti, il “Galà delle Eccellenze”, un percorso enogastronomico alla scoperta dei prodotti tipici della Valdichiana e delle eccellenze nazionali. Il percorso è stato accompagnato dall’esibizione del gruppo Sbandieratori e Tamburini di Montepulciano e durante la serata sono stati premiati i nuovi sommelier, il futuro della FISAR, che oltre a promuovere il vino e il suo territorio, dovranno continuare a portare alto il nome di questa associazione.

La manifestazione è stata organizzata con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Regione Toscana, Provincia di Siena, Provincia di Arezzo e Camera di Commercio di Siena, Enoteca Italiana, Comune di Sinalunga, Comune di Monetpulciano e Comune di Torrita di Siena.

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Vinòforum 2014: rassegna dei vini toscani

Quest’anno 2014 vede l’undicesima edizione del Vinòforum, evento al quale gli amanti del vino non possono mancare. Dal 6 al 21 giugno a Roma, come recita lo slogan in primo…

Quest’anno 2014 vede l’undicesima edizione del Vinòforum, evento al quale gli amanti del vino non possono mancare. Dal 6 al 21 giugno a Roma, come recita lo slogan in primo piano nella homepage del sito ufficiale, «lo spazio del gusto Vinòforum riunisce le migliori aziende italiane ed internazionali. Un Villaggio dedicato a chi vive il vino e il cibo come piacere e passione».

Il mio ingresso, giorno 19 giugno, all’interno dell’area espositiva, è generosamente ricevuto da Antonio Paguni, il responsabile della gestione della manifestazione. Gentilmente mi guida tra un padiglione e l’altro mentre cerchiamo l’organizzatore, Emiliano De Venuti. Una volta fatte le presentazioni, entrambi mi lasciano libera di gironzolare per gli stand, ancora in fase organizzativa, prima dell’apertura delle ore 19.00. Il mio obiettivo è l’individuazione delle case vinicole toscane. Divise a seconda delle agenzie delle quali fanno parte, con l’aiuto del programma mi presento in ognuno dei padiglioni che hanno stretto un contratto con il mondo vinicolo toscano. Numerosi, anzi numerosissimi, i vini che leggo essere a disposizione sulla carta; ragion per cui mi armo di volontà e determinazione e inizio il mio percorso.

Il primo incontro della serata avviene con Walter Mazza, dell’agenzia Indovino, rappresentante di due case vinicole toscane, la Cantine Bruni e la Marchesi Antinori. La prima, collocata nella zona del grossetano, è presente al Vinòforum (almeno per quel che riguarda il 19 giugno) con un Morellino di Scansano e un Vermentino di Toscana; la seconda, di Bargino, San Casciano in Val di Pesa (Fi), con numerosissime tenute presenti in tutta la Toscana, ha un Chianti classico, un Brunello di Montalcino (Tenuta Pian delle Vigne) e un Scalabrone, Bolgheri rosato DOC (Tenuta Guado al Tasso).

Il rappresentante della Team’s Agenzia Macoratti, dalla quale mi soffermo, per qualche minuto, subito dopo, dimostra la stessa cortesia di Walter Mazza. In quanto promotore della Casa Vinicola Luigi Cecchi (Castellina in Chianti, Siena), mi illustra i vini pronti per la degustazione: tra i classici, Morellino di Scansano, Brunello di Montalcino, Rosso di Montalcino e Montefalco Rosso; tra le selezioni speciali, Bonizio Rosso Igt.

Si susseguono, poi, gli stand del Banfi, con vini particolari quali La Pettegola, il Bel Nero e il Brunello di Montalcino Poggio alle Mura, della Fashion & Wine, per le case vinicole Tre Rose e San Leonino, e della Forum Rappresentanze, promotrice della Fattoria Le Pupille e Marchesi Mazzei; infine, la Vernuccio Beverage e la Mister Drink Service presentano la Fattoria del Cerro e la Tenuta Rocca di Montemassi.

Una piacevolissima sorpresa è stata la chiacchierata avuta con Francesca Panisidi, membro del FIS (Fondazione Italiana Sommelier), che si occupa dei vini rosati: del nostro incontro parlerò nel dettaglio in un altro articolo.

10455865_10152915480548776_6716982539067227458_nL’agenzia Nuova Risaca, invece, presenta tre case vinicole toscane davvero interessanti: Altesino, Castelli del Gravepesa e Terenzuola; la prima con un ottimo Rosso di Montalcino, la seconda con Chianti, Chianti classico e Chianti Classico Riserva (eccezionale quest’ultimo), la terza con un esclusivo Vermentino Nero dall’ottimo sapore.

L’ultima agenzia presente all’evento è la Three Wine, il cui responsabile Roberto Zoco mi ha accolto con grande simpatia. All’interno del suo stand ho avuto l’occasione di parlare con i rappresentanti delle case vinicole specifiche: Jacopo M.K. Agosti dell’Arpa per Il Borro, Villa a Sesta e Tenuta Vitanza; Federico Vanni, produttore di un ottimo vino alla Fattoria Sanfelo; infine, Dott. Massimiliano Calandrini, responsabile per l’Arcipelago Muratori – Rubbia al Colle.

Ho avuto il piacere di assaporare ogni assaggio di vino di queste case vinicole: il rosso del Borro ha un sapore caratteristico, molto deciso, che ho apprezzato particolarmente, ma non è da meno il bianco Lamelle, Igt a base Chardonnay; allo stesso livello il Brunello di Montalcino assaggiato per gentile concessione di Federico Vanni e della Fattoria Sanfelo, ma ancor più significativo il Syrah, davvero eccellente. Una particolarità, invece, per l’Arcipelago Muratori e per il suo ottimo Barricoccio (Sangiovese): il vino viene conservato non in classiche botti di cemento o di legno, bensì di terracotta, in omaggio all’antica tradizione manifatturiera etrusca.10489876_10152915483093776_9152190022695155013_n

A seguito dell’analisi delle interviste effettuate dalla sottoscritta, è risultato chiaro che la promozione di prodotti vinicoli attraverso una manifestazione come il Vinòforum ha sicuramente un impatto positivo per diffondere la cultura di vini di alta qualità e poco conosciuti dal grande pubblico. In particolare questo evento permette di incentivare le vendite all’interno del territorio romano e del Lazio, sia tra i clienti già “acquisiti” dalle agenzie, sia da parte del consumatore occasionale. Walter Mazza, sopra citato, ne dà una perfetta definizione:

«La funzione è duplice: ospitare i nostri clienti, ristoratori, eccetera, e fargli assaggiare prodotti non conosciuti, promuovendoli alla clientela già acquisita, mentre l’altra è quella di far conoscere questi prodotti ai passanti, ai ragazzi, alle persone che passano e chiedono un bicchiere di vino, e quindi fare una promozione nei loro confronti».

Un ultimo, e fondamentale, accenno, allo stand dedicato a Natura in Campo, un progetto di promozione agroalimentare del territorio protetto della Regione Lazio, realizzato dall’Agenzia Regionale Parchi (Arp). Circondata da diversi tipi di olio biologico regionale, il direttore dell’Arp Vito Consoli mi ha elegantemente illustrato il proposito Natura in Campo, atto a sensibilizzare la produzione locale di prodotti di un certo livello. Tale progetto non è limitato alla Regione Lazio, bensì a tutta Europa. Chiunque voglia può decidere di affiliarsi, trovando informazioni al sito www.naturaincampo.it.

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I cantucci, veri biscotti toscani

Non sono proprio senesi, ma sicuramente toscani. I cantuccini o cantucci, sono, infatti, uno dei maggiori vanti dolciari della Toscana. Sono biscotti secchi alle mandorle, ottenuti tagliando a fette il…

Non sono proprio senesi, ma sicuramente toscani. I cantuccini o cantucci, sono, infatti, uno dei maggiori vanti dolciari della Toscana. Sono biscotti secchi alle mandorle, ottenuti tagliando a fette il filoncino di impasto ancora caldo. Fanno parte dei più tipici dessert della tradizione culinaria toscana. Nella città del Palio si trovano ovunque, in tantissimi ristoranti vengono fatti a mano e sono l’ideale per chiudere una bella cena, accompagnati da buon vinsanto!

INGREDIENTI:

500 gr di farina “0”
350 gr di zucchero semolato
280 gr di mandorle sgusciate
200 gr di uova
30 gr di lievito da dolci

PREPARAZIONE:

In una ciotola o tumblr_inline_n6mylt2ALV1sd16usin planetaria, preparare le uova con lo zucchero e iniziare la lavorazione. Montare fino ad ottenere un composto spumoso, poi aggiungere il lievito e mescolare fino a completo assorbimento. A questo punto, aggiungere a poco a poco la metà della farina, poi aggiungere le mandorle e la restante parte di farina. Completare la lavorazione sulla spianatoia, quindi formare dei filoncini del diametro di circa 6/8 centimetri e schiacciarli leggermente. Cuocere nel forno ventilato preriscaldato a 180 gradi per 20 minuti. Tagliare i Cantucci quando sono ancora caldi, per evitare la rottura dei biscotti.

Un grande ringraziamento a The International Chef Academy per la preziosissima collaborazione e per aver preparato questi fantastici Cantucci .

Facebook: TheInternationalChefAcademyOfTuscany

Twitter: @IntChefAcademy

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Lasagne con i carciofi

La ricetta che vi propongo oggi è semplice ma davvero gustosa. Il re di questa ricetta è un ortaggio stagionale: Messer Carciofo. In questo periodo dell’anno troviamo carciofi ovunque. Nelle…

La ricetta che vi propongo oggi è semplice ma davvero gustosa. Il re di questa ricetta è un ortaggio stagionale: Messer Carciofo. In questo periodo dell’anno troviamo carciofi ovunque. Nelle bancarelle a bordo strada, nei supermercati, al mercato, basta solo fare attenzione ad acquistare carciofi che siano ancora belli freschi e sodi e che quindi abbiano poco scarto. Quindi perchè non ne comprate qualcuno e non ci preparate delle squisite lasagne? Per la pasta, vi consiglio di comprare quella già pronta, che trovate nel banco frigo di qualsiasi supermercato. Se volete complicarvi la vita, vi suggerisco invece di farla a mano! Non è difficile, ci vuole solo 1 uovo ogni 100 gr di farina e un pizzico di sale. E’ ovvio che conviene avere la macchina stendipasta per risparmiare tempo e fatica. Altrimenti armatevi di ranzagnolo e tanta pazienza e stendete la pasta a mano.

Ingredienti per le lasagne con i carciofi:

• Carciofi (ne bastano 2, ma potete metterne anche più o meno, a seconda del vostro gusto personale)
• Una dose di besciamella (burro, farina, latte, sale e noce moscata)
• Una confezione di pasta fresca all’uovo (sfoglia) per lasagne
• Una mozzarella
• Parmigiano q.b.

1° step – Pulite i carciofi togliendo le foglie esterne più dure e stoppacciose e arrivate al cuore del carciofo. Tagliate via anche le punte e i gambi. Tagliate i carciofi a spicchi e poneteli in una ciotola con acqua e limone. Preparate una padella con un filo d’olio, aglio tritato finemente, prezzemolo anch’esso tritato, e aggiungetevi i carciofi ben sgocciolati. Fate cuocere per una ventina di minuti (se rimangono un pochino crudi non abbiate timore, finiranno di cuocere in forno con la pasta).

2° step – Mentre i carciofi cuociono, preparate la besciamella. Mettete in una pentola una quantità di burro, fate sciogliere e unite farina tanta quanta affinché il composto ottenuto non si stacchi bene dalle pareti della pentola. Unite poi il latte, un pizzico di sale e noce moscata.

3° step – In una pentola dai bordi alti mettete abbondante acqua salata e fatevi cuocere le lasagne. Fate sgocciolate bene le sfoglie su un canovaccio asciutto!!!

4° step – Passiamo all’assemblaggio del piatto.

Prendete una pirofila e sporcatene la base con un cucchiaio di besciamella. Mettete il primo strato di sfoglia e sopra ponetevi carciofi, besciamella, qualche pezzo di mozzarella e una spolverata di parmigiano. Mettete sopra un altro strato di sfoglia e continuate così fino a quando tutti gli ingredienti non saranno esauriti.

N.B.
Sopra l’ultimo strato di sfoglia consiglio di NON mettere i carciofi, perché il calore del forno rischierebbe di bruciarli! Quindi terminate con sola besciamella, mozzarella e formaggio.

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Colomba di Pasqua

La preparazione della Colomba di Pasqua fatta in casa richiede tanta pazienza, tanto tempo, ma regala anche tanta soddisfazione. Il gusto è ottimo, quindi…… La bella figura è assicurata! Non…

La preparazione della Colomba di Pasqua fatta in casa richiede tanta pazienza, tanto tempo, ma regala anche tanta soddisfazione. Il gusto è ottimo, quindi…… La bella figura è assicurata! Non fatevi intimorire dai tanti passaggi e dalla lunghezza della ricetta, provate!

Ingredienti (per una colomba da 1kg ca.)

Primo impasto

  • 200 gr di farina 00
  • 20 gr di lievito di birra
  • 50 gr di latte

Secondo impasto

  • 200 gr di farina Manitoba
  • 125 gr di zucchero
  • 125 gr di burro (a pezzetti e a temperatura ambiente)
  • 50 gr di latte

Terzo impasto

  • 200 gr di farina Manitoba
  • 125 gr di burro
  • 125 gr di zucchero
  • Buccia grattugiata di un limone
  • Buccia grattugiata di un’arancia
  • 6 uova: 3 intere e 3 tuorli (non buttate gli albumi! Serviranno per la glassa!!!)
  • 1 cucchiaio di miele
  • 1 bustina di vanillina
  • 80 gr di arancia candita + 80 gr di cedro candito (in alternativa, usate gocce di cioccolato o uvetta o quello che preferite)

Per la glassa

  • 3 albumi
  • 150 gr di mandorle non pelate
  • 120 gr di zucchero a velo

Procedimento

[Primo impasto] Fate scaldare in un pentolino 50 gr di latte, e fatevici sciogliere il lievito. Aggiungete la farina e impastate bene. Fate lievitare in un luogo al riparo da correnti per circa un’ora.

[Secondo impasto] Riprendete il primo impasto, e aggiungete i 200 gr di farina Manitoba, i 125 gr di zucchero e i 125 gr di burro, gli altri 50 gr di latte, e lavorate il tutto finchè non avrete un impasto elastico. Coprite e fate lievitare per 3 ore.

[Terzo impasto] Riprendete il secondo impasto, e unitevi: 200 gr di farina Manitoba, 125 gr di burro, 125 gr di zucchero, la buccia di limone e quella di arancia, le uova, il miele, la vanillina e i canditi. Se vedete che l’impasto rimane troppo liquido, aggiungete qualche cucchiaio di farina. Questo impasto dovete farlo lievitare almeno 8 ore, e per fare bene vi consiglio di farlo lievitare una notte intera.

La mattina, il volume sarà triplicato. Prendete l’impasto e lavoratelo nuovamente (con tanto olio di gomito!!!). Copritelo e fatelo lievitare per un’ora. Trascorso il tempo, riprendetelo e mettetelo dentro lo stampo a forma di colomba, copritelo con un panno e fate lievitare nuovamente per due ore circa.

Intanto, potete preparare la glassa. Mettete nel frullatore 100 gr di mandorle e frullatele fino a farle diventare farina, aggiungete lo zucchero a velo e i 3 albumi. Frullate nuovamente il tutto. Quando la colomba avrà terminato le ultime due ore di lievitazione, distribuite questo liquido color nocciola su tutta la sua superficie, aggiungendo i 50 gr di mandorle intere.

Passiamo alla cottura. Il forno deve essere molto caldo! Cuocete la colomba a 200° per i primi 15 minuti, poi copritela con della carta forno o carta stagnola e abbassate la temperatura a 180°. Dopo 35 minuti dall’abbassamento della temperatura, la colomba sarà pronta.

Per l’occasione vi riproponiamo anche la ricetta dei Ciambellini

E con queste ricette tipiche pasquali, la redazione vi augura Buona Pasqua!

 

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Nuovo registro per l’olio extravergine d’oliva

C’è tempo fino al 10 di aprile per mettere in regola i registri dell’olio extravergine di oliva. Dal primo gennaio dell’anno, è infatti entrata in vigore una norma molto importante…

C’è tempo fino al 10 di aprile per mettere in regola i registri dell’olio extravergine di oliva. Dal primo gennaio dell’anno, è infatti entrata in vigore una norma molto importante per la tutela di uno dei prodotti più famosi del nostro territorio. Si tratta di un registro dove gli olivicoltori devono segnare la produzione di olio dell’azienda destinato alla commercializzazione. Non è solo burocrazia, ma un modo per tutelare il consumatore e il produttore dalle tante truffe alimentari che colpiscono i prodotti di qualità italiani e in particolar modo l’olio extravergine.

Solo i piccoli produttori, coloro che non producono oltre i duecento chili di olio per un consumo familiare, saranno esentati dalla tenuta del registro. Per tutti gli altri invece vale la normativa. Attraverso il Sian www.sian.it (sistema informativo agricolo nazionale) le aziende possono iscriversi on line nel portale dell’olio d’oliva e provvedere alle annotazioni con la tempistica che prevede la norma. In questa prima fase di avvio, è tuttavia prevista la compilazione di un Registro Provvisorio sul portale Sian, nel quale dovranno essere annotati i dati riepilogativi dei mesi di gennaio e febbraio. Le aziende potranno dare mandato al CAA Coldiretti per l’affidamento del servizio di assistenza alla tenuta del registro, una volta iscritta sul Portale SIAN.

Ricapitolando: i produttori sono esentati dalla tenuta del registro se l’olio è destinato tutto all’autoconsumo e se in azienda l’olio è tutto preconfezionato ed etichettato. Mentre i produttori obbligati alla tenuta del registro sono tenuti ad effettuare le registrazioni entro e non oltre il sesto giorno successivo a quello dell’operazione, giorni festivi compresi. Le registrazioni dei dati relativi alle operazioni del mese precedente possono essere registrate entro il 10 del mese successivo se: l’olio aziendale è prodotto solamente con olive provenienti dalla propria azienda e se la produzione di olio non supera i 500 chilogrammi per campagna di commercializzazione (1° luglio- 30 giugno dell’anno successivo).

Gli uffici di Coldiretti Siena restano a disposizione per ulteriori e più approfonditi chiarimenti, ricordando che il termine scade il prossimo 10 aprile.

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