I dispositivi tecnologici sono sempre più una parte integrante della nostra quotidianità: alle lampadine e agli elettrodomestici si sono andati ad aggiungere smartphone, tablet, batterie portatili e tantissimi altri oggetti tecnologici che semplificano la nostra vita.

Ma, prima o poi, anche loro finiscono in discarica. Perché si rompono o perché diventano obsoleti (spesso per via di un’obsolescenza programmata), ma siamo costretti a buttarli. Questi oggetti rientrano nella categoria cosiddetta RAEE, Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. Si tratta di un rifiuto speciale, che va assolutamente portato nei centri di raccolta e disposto nella maniera corretta, in quanto altamente inquinante.

Da una parte, i RAEE sono un’importante risorsa, perché contengono importanti materie prime come il ferro, il rame, l’alluminio e la plastica, e in piccola parte oro, palladio, cobalto o grafite. Ricavare queste materie prime dai RAEE consente di risparmiare energia e implica meno sprechi rispetto all’estrazione delle stesse dalle miniere.
La raccolta differenziata dei RAEE permette quindi di effettuarne il riciclo, cioè di farli tornare a essere materie prime: è una grande opportunità, che – soprattutto in un Paese povero di risorse naturali come l’Italia – non può più essere ignorata o sottovalutata.

Una piastra abbandonata presso dei cassonetti in Valdichiana

Quello che rende i RAEE un rifiuto speciale è il loro potenziale inquinante. I gas e le polveri fluorescenti, i condensatori, il mercurio contenuti in molti apparecchi elettrici o elettronici, se dispersi nell’ambiente, sono altamente tossici e dannosi per l’ambiente e di conseguenza per la salute dell’uomo.

Le conseguenze dell’esposizione ai RAEE sulla salute umana sono più gravi nei bambini, perché le sostanze chimiche in essi contenute vanno a interferire con lo sviluppo degli organi e del sistema nervoso. Alcune condizioni derivate dall’esposizione prolungata ai RAEE includono problemi psichiatrici, complicazioni della gravidanza (aborto, nascita prematura, sottosviluppo fisico del neonato), disfunzioni della tiroide, del sistema riproduttivo, della crescita, danni a livello del DNA, disfunzioni polmonari e del funzionamento stesso delle cellule.

Sostanze pericolose sono ad esempio il piombo, il cadmio, cromo, il ritardante di fiamma bromurato (PCB). Il rischio di intossicazione nasce dall’inalazione di fumi tossici (dovuti per esempio alla combustione di componenti elettriche) e dall’accumulo di queste sostanze chimiche nel suolo, nell’acqua e quindi nel cibo.

I RAEE si distinguono in queste categorie:

R1 – tutto quello che ha a che fare con il raffreddamento o il clima: frigoriferi, condizionatori, congelatori
R2 – ferro bianco: forni, lavastoviglie, lavatrici, cappe
R3 – televisori e monitor
R4 – piccoli elettrodomestici (phon, ferri da stiro), piccoli dispositivi elettronici, informatica, corpi lampada
R5 – lampadine e sorgenti luminose

I RAEE R1 (frigoriferi), R3 (televisori) e R5 (lampadine) sono considerati dalla normativa vigente rifiuti pericolosi, perché sono quelli a maggior impatto ambientale. Una gestione di questi rifiuti pericolosi non conforme a quanto previsto dalla normativa è considerato un reato penale.

La quantità di RAEE che ogni cittadino italiano butta via ogni anno è di quasi 13kg a testa, per un totale di circa 800.000 tonnellate all’anno. Non è un dato positivo, se pensiamo che l’Unione Europea ha fissato come obiettivo quello di raggiungere i 10kg per abitante entro il 2019.

Quest’anno, la quantità di RAEE raccolti e riciclati è aumentata del 14%, ma ancora in 40 province italiane non si riescono a superare i 4kg per abitante (che era l’obiettivo prefissato per il 2015). Le uniche province italiane che superano i target degli anni 2015 e 2016 ( di 7,5 kg pro capite) sono Olbia-Tempio, Como, Aosta e Sassari.

Guardando nelle specifico alla nostra regione, la Toscana ha percentuali medie di raccolta differenziata di RAEE sopra alla media nazionale: nel 2015 si è attestata a 5,67 kg abitante. A livello provinciale, sopra ai 6 kg abitante, troviamo:
– Lucca (6,37)
– Firenze (6,32)
– Pisa (6,27)
– Siena (6,18)
– Grosseto (6,1)

È evidente che come cittadini c’è molto di più che possiamo fare per cercare di gestire al meglio i nostri rifiuti elettronici. È importante che le amministrazioni implementino sul territorio le politiche nazionali ed europee per il raggiungimento degli obiettivi prefissati, che investano in infrastrutture dedicate e adeguate, e che rendano più accessibile la raccolta per i cittadini. I singoli privati, però, hanno la responsabilità ad esempio di non abbandonare queste apparecchiature nei pressi dei cassonetti (o gettarle nei campi, come purtroppo spesso succede). Non solo, è anche loro dovere quello di opporsi all’inciviltà dei loro concittadini pretendendo comportamenti a norma di legge a tutela della propria salute, di quella dei propri cari e del decoro urbano.

Cittadinanzattiva mette a disposizione una guida per conoscere i RAEE e imparare a smaltirli correttamente: SCARICALA QUI

Nelle province di Arezzo e Siena esiste il programma RAEE@scuola, il progetto nazionale fortemente voluto dall’amministrazione comunale e supportato da SEI Toscanana promosso dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) insieme al Centro di Coordinamento RAEE (CdC RAEE), con il supporto operativo di Ancitel Energia & Ambiente e con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente. Il suo scopo è quello di educare i bambini alla gestione dei rifiuti tecnologici.

Testimonial del progetto è il comico Baz, con cui è stato realizzato questo video esplicativo:


Fonti:
WHO
The Lancet
Cittadinanzattiva
Sei Toscana
ARPAT

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