La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: raccolta differenziata

Raccolta differenziata: Organico

Il nostro appuntamento mensile con la raccolta differenziata oggi ci porta a parlare dei rifiuti organici, ovvero tutte quelle sostanze che hanno origine vegetale o animale e sono generalmente residui di…

Il nostro appuntamento mensile con la raccolta differenziata oggi ci porta a parlare dei rifiuti organici, ovvero tutte quelle sostanze che hanno origine vegetale o animale e sono generalmente residui di cucina, e che in media rappresentano circa un terzo dei rifiuti solidi urbani.

Il fatto di essere materia organica li rende soggetti a decomposizione, fermentazione e percolazione nelle discariche: questo fa sì che debbano essere trattati in modo particolare, diverso rispetto ai rifiuti inorganici. Oltretutto, il loro incenerimento può causare emissioni nocive, oltre ad essere molto dispendioso e quindi non sostenibile.

Per questo motivo, il modo migliore di riciclare i rifiuti organici è quello di trasformarli in compost o in altre preziose risorse derivate (bioidrogeno, biometano, energia elettrica e fertilizzanti). Tuttavia, non tutte le sostanze organiche sono adatte al compostaggio, anzi, alcune possono addirittura impedire il processo di trasformazione. Bisogna quindi escludere dalla raccolta organica qualsiasi rifiuto che potrebbe impedirne il corretto smaltimento: liquidi, metalli, vetro, porcellane, medicine, garze, assorbenti e pannolini.

SEI Toscana ci dice cosa va e cosa non va considerato rifiuto organico (queste informazioni sono riportate anche sui cassonetti stessi):

SI
Scarti alimentari
Alimenti deteriorati
Piccoli ossi e lische di pesce
Gusci d’uovo, di crostacei e di frutta secca
Farine
Fondi di tè o caffè
Fiori ed erba secca
Fogliame e piccole potature
Paglia
Segatura
Ceneri di legna fredde
Stoviglie, shopper e altro materiale in MaterBi o biodegradabile
Pannolini e altri rifiuti compostabili (ai sensi della norma UNI EN 13432)
Tappi di sughero (attenzione ai tappi sintetici in silicone)
Lettiere di animali domestici compostabili

NO
Ossi di grandi dimensioni
Legname verniciato o trattato
Oggetti in tessuto o pelle
Lettiere di animali domestici
Pannolini non compostabili
Oli vegetali
Inerti

Un discorso chiarificatore va fatto sulle potature del giardino. Le piccole potature, le foglie secche, i ramoscelli ed il legno tagliato in piccoli pezzi si raccolgono nei contenitori per i rifiuti organici, ma se si potano alberi e siepi allora no: è necessario raccogliere il materiale negli appositi sacchi e portarlo in discarica. La potatura di una singola siepe può riempire tutto un cassonetto, causando disagi agli altri cittadini.

Le ceneri del camino si gettano nei contenitori dei rifiuti organici solo quando si sono raffreddate (dopo almeno 48 ore). Altrimenti si può, infatti, innescare un nuovo processo di combustione ed il cassonetto può prendere fuoco.

C’è molta confusione riguardo al tipo di sacchetto che andrebbe usato per la raccolta dell’organico. Alcuni comuni forniscono sacchetti in plastica che verranno poi rimossi da appositi macchinari, ma in realtà queste sarebbero vietate per legge. I materiali plastici conferiti nella frazione organica dei rifiuti sono un grave problema: per rimuoverli e garantire il rispetto degli standard qualitativi del compost, servono interventi di raffinazione impegnativi dal punto di vista energetico e costosi per gli ingenti quantitativi di scarti prodotti.

Le buste più adatte per un corretto trattamento dell’organico restano quelle biodegradabili e compostabili (certificati a norma Uni En 13432 in carta o in bioplastica). Per riconoscerli, basta accertarsi che riporti le scritte “biodegradabile e compostabile”, quella dello standard europeo Uni En 13432:2002, e il marchio di un ente come il CIC (Consorzio Italiano Compostatori).

Il compostaggio dei rifiuti organici si può fare direttamente a casa, ma è importante seguire le regolamentazioni comunali (che si trovano sui siti web delle amministrazioni o si possono richiedere per via telefonica). Alcuni comuni forniscono le compostiere in comodato gratuito e garantiscono uno sconto sulla TARI ai privati che effettuano il compostaggio dei propri rifiuti organici. Online si trovano delle guide pratiche per valutarne i vantaggi e gli svantaggi.

Le modalità di raccolta dei rifiuti possono variare da zona a zona. Per questo, il CIC ha messo a nostra disposizione un elenco di consigli per riciclare correttamente l’organico:

Usare un contenitore aerato
Per evitare cattivi odori è necessario usare un sacchetto compostabile con un contenitore areato e traforato, per evitare condensa, ridurre il volume, il peso e gli odori del rifiuto.

Disporre dell’umido nel modo corretto
I rifiuti organici vanno sgocciolati e spezzettati se voluminosi (non schiacciati) prima di essere buttati.

Produrre meno rifiuti
Per evitare di produrre rifiuti in eccesso, in estate bisogna fare particolarmente attenzione al cibo: il caldo può accelerarne il deterioramento. Si consiglia di mettere gli alimenti che vanno conservati a temperatura ambiente in luoghi freschi e al riparo dal sole.

Evitare gli sprechi in cucina
Stesso discorso per gli avanzi: prima di gettarli nell’umido meglio chiedersi come riutilizzarli.

Informarsi sulle modalità di raccolta quando si va in vacanza
Spostandosi dalla località di residenza a quella di villeggiatura, possono variare le modalità di raccolta dei rifiuti. In questo caso è utile informarsi dal locatore o contattare il comune o l’azienda di igiene urbana locale per essere informati sulle modalità di raccolta o sui giorni di passaggio dei mezzi.

Imparare ad usare il compost
Il compost può essere utilizzato nell’orto, per una concimazione di fondo che favorisca un buon nutrimento per le piante. Le dosi consigliate dal Cic sono di 2/3 kg a mq: è necessario distribuire il compost sul terreno e interrarlo con una vanga nei primi 10-15 cm. Può essere impiegato anche come fertilizzante per piantare alberi e arbusti nonché per la pacciamatura: permette il controllo della crescita delle erbe infestanti, favorisce il mantenimento di una giusta umidità del terreno e il reintegro di sostanza organica.

Disporre correttamente dei nostri rifiuti ci aiuta a risparmiare e a tutelare l’ambiente, e anche se all’inizio ci si può trovare in difficoltà, la pratica e l’impegno ci permettono di far diventare queste abitudini virtuose una routine da portare avanti senza fatica.

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Raccolta differenziata: RAEE (Rifiuti Elettrici ed Elettronici)

I dispositivi tecnologici sono sempre più una parte integrante della nostra quotidianità: alle lampadine e agli elettrodomestici si sono andati ad aggiungere smartphone, tablet, batterie portatili e tantissimi altri oggetti…

I dispositivi tecnologici sono sempre più una parte integrante della nostra quotidianità: alle lampadine e agli elettrodomestici si sono andati ad aggiungere smartphone, tablet, batterie portatili e tantissimi altri oggetti tecnologici che semplificano la nostra vita.

Ma, prima o poi, anche loro finiscono in discarica. Perché si rompono o perché diventano obsoleti (spesso per via di un’obsolescenza programmata), ma siamo costretti a buttarli. Questi oggetti rientrano nella categoria cosiddetta RAEE, Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. Si tratta di un rifiuto speciale, che va assolutamente portato nei centri di raccolta e disposto nella maniera corretta, in quanto altamente inquinante.

Da una parte, i RAEE sono un’importante risorsa, perché contengono importanti materie prime come il ferro, il rame, l’alluminio e la plastica, e in piccola parte oro, palladio, cobalto o grafite. Ricavare queste materie prime dai RAEE consente di risparmiare energia e implica meno sprechi rispetto all’estrazione delle stesse dalle miniere.
La raccolta differenziata dei RAEE permette quindi di effettuarne il riciclo, cioè di farli tornare a essere materie prime: è una grande opportunità, che – soprattutto in un Paese povero di risorse naturali come l’Italia – non può più essere ignorata o sottovalutata.

Una piastra abbandonata presso dei cassonetti in Valdichiana

Quello che rende i RAEE un rifiuto speciale è il loro potenziale inquinante. I gas e le polveri fluorescenti, i condensatori, il mercurio contenuti in molti apparecchi elettrici o elettronici, se dispersi nell’ambiente, sono altamente tossici e dannosi per l’ambiente e di conseguenza per la salute dell’uomo.

Le conseguenze dell’esposizione ai RAEE sulla salute umana sono più gravi nei bambini, perché le sostanze chimiche in essi contenute vanno a interferire con lo sviluppo degli organi e del sistema nervoso. Alcune condizioni derivate dall’esposizione prolungata ai RAEE includono problemi psichiatrici, complicazioni della gravidanza (aborto, nascita prematura, sottosviluppo fisico del neonato), disfunzioni della tiroide, del sistema riproduttivo, della crescita, danni a livello del DNA, disfunzioni polmonari e del funzionamento stesso delle cellule.

Sostanze pericolose sono ad esempio il piombo, il cadmio, cromo, il ritardante di fiamma bromurato (PCB). Il rischio di intossicazione nasce dall’inalazione di fumi tossici (dovuti per esempio alla combustione di componenti elettriche) e dall’accumulo di queste sostanze chimiche nel suolo, nell’acqua e quindi nel cibo.

I RAEE si distinguono in queste categorie:

R1 – tutto quello che ha a che fare con il raffreddamento o il clima: frigoriferi, condizionatori, congelatori
R2 – ferro bianco: forni, lavastoviglie, lavatrici, cappe
R3 – televisori e monitor
R4 – piccoli elettrodomestici (phon, ferri da stiro), piccoli dispositivi elettronici, informatica, corpi lampada
R5 – lampadine e sorgenti luminose

I RAEE R1 (frigoriferi), R3 (televisori) e R5 (lampadine) sono considerati dalla normativa vigente rifiuti pericolosi, perché sono quelli a maggior impatto ambientale. Una gestione di questi rifiuti pericolosi non conforme a quanto previsto dalla normativa è considerato un reato penale.

La quantità di RAEE che ogni cittadino italiano butta via ogni anno è di quasi 13kg a testa, per un totale di circa 800.000 tonnellate all’anno. Non è un dato positivo, se pensiamo che l’Unione Europea ha fissato come obiettivo quello di raggiungere i 10kg per abitante entro il 2019.

Quest’anno, la quantità di RAEE raccolti e riciclati è aumentata del 14%, ma ancora in 40 province italiane non si riescono a superare i 4kg per abitante (che era l’obiettivo prefissato per il 2015). Le uniche province italiane che superano i target degli anni 2015 e 2016 ( di 7,5 kg pro capite) sono Olbia-Tempio, Como, Aosta e Sassari.

Guardando nelle specifico alla nostra regione, la Toscana ha percentuali medie di raccolta differenziata di RAEE sopra alla media nazionale: nel 2015 si è attestata a 5,67 kg abitante. A livello provinciale, sopra ai 6 kg abitante, troviamo:
– Lucca (6,37)
– Firenze (6,32)
– Pisa (6,27)
– Siena (6,18)
– Grosseto (6,1)

È evidente che come cittadini c’è molto di più che possiamo fare per cercare di gestire al meglio i nostri rifiuti elettronici. È importante che le amministrazioni implementino sul territorio le politiche nazionali ed europee per il raggiungimento degli obiettivi prefissati, che investano in infrastrutture dedicate e adeguate, e che rendano più accessibile la raccolta per i cittadini. I singoli privati, però, hanno la responsabilità ad esempio di non abbandonare queste apparecchiature nei pressi dei cassonetti (o gettarle nei campi, come purtroppo spesso succede). Non solo, è anche loro dovere quello di opporsi all’inciviltà dei loro concittadini pretendendo comportamenti a norma di legge a tutela della propria salute, di quella dei propri cari e del decoro urbano.

Cittadinanzattiva mette a disposizione una guida per conoscere i RAEE e imparare a smaltirli correttamente: SCARICALA QUI

Nelle province di Arezzo e Siena esiste il programma RAEE@scuola, il progetto nazionale fortemente voluto dall’amministrazione comunale e supportato da SEI Toscanana promosso dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) insieme al Centro di Coordinamento RAEE (CdC RAEE), con il supporto operativo di Ancitel Energia & Ambiente e con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente. Il suo scopo è quello di educare i bambini alla gestione dei rifiuti tecnologici.

Testimonial del progetto è il comico Baz, con cui è stato realizzato questo video esplicativo:


Fonti:
WHO
The Lancet
Cittadinanzattiva
Sei Toscana
ARPAT

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Raccolta differenziata: l’Olio Esausto

Alla bontà delle fritture è difficile resistere, così come amiamo condire le nostre insalate con del buon olio d’oliva (magari della Valdichiana). L’olio è un ottimo alimento, specialmente se di…

Alla bontà delle fritture è difficile resistere, così come amiamo condire le nostre insalate con del buon olio d’oliva (magari della Valdichiana). L’olio è un ottimo alimento, specialmente se di alta qualità, ma molto spesso dopo averlo usato per cucinare i nostri manicaretti non ci preoccupiamo troppo di dove va a finire. Moltissime persone, ancora oggi, lo gettano nel lavandino: niente di più sbagliato! Come andremo a vedere, versare l’olio esausto o i grassi animali liquidi nel sistema fognario può creare una serie di problemi molto gravi, che impattano sia l’economia dei nostri paesi che l’ambiente.

L’olio esausto è un agente molto inquinante: è capace, disperso nel suolo, di impedire l’assunzione delle sostanze nutritive da parte della flora e, rientrando nella catena alimentare come mangime per gli animali, ha conseguenze anche sulla nostra salute. Se versato nell’acqua, invece, ricopre tutto quello su cui si posa, dalle piante agli animali, creando una pellicola sulla superficie di corsi d’acqua, laghi o mari che può privare i pesci dell’ossigeno e causare la morte per soffocamento (abbassando drasticamente i livelli di ossigeno presenti nell’acqua) di tutte le forme di vita presenti in quell’area. Pensiamo che un litro d’olio rende non potabile circa un milione di litri d’acqua!

Sono circa 280.000 le tonnellate di oli esausti da cucina prodotte in Italia che finiscono nei nostri lavandini, e oltre il 50% di esse proviene da utenze domestiche. Liberarsene in modo inappropriato è dannoso per l’economia della comunità: i grassi si solidificano negli scarichi dei lavandini e nelle fognature andando a intasarle, causando reflussi, ingorghi e allagamenti. Questo aumenta i costi di depurazione del sistema fognario a carico delle amministrazioni locali e quindi dei cittadini, che saranno costretti a pagare tasse più salate. Senza contare che ci sono animali e parassiti che si cibano di questi grumi di olio solidificato, ponendo le basi per potenziali infestazioni e problemi per la salute pubblica.

Per questo, è estremamente importante che disponiamo dell’olio usato nella maniera corretta.
Dopo che l’olio in cui abbiamo fritto i nostri fiori di zucca si è ben raffreddato, dobbiamo versarlo in un contenitore di plastica spessa e chiuderlo ermeticamente, per prevenire perdite e cattivi odori. Quando il contenitore è pieno basta portarlo in discarica, in modo che possa essere versato negli appositi contenitori e mandato al riciclo. Sì, perché l’olio esausto può essere raffinato e trasformato in biocarburante, creando opportunità economiche per il Paese e riducendo le emissioni di CO2 nell’atmosfera.

In Valdichiana, la raccolta dell’olio esausto è gestita da Sei Toscana, che oltre ai normali servizi annessi alla discarica ha da qualche anno avviato un progetto chiamato Olly. Si tratta di box automatizzati di colore giallo che vengono collocati in punti strategici dei paesi, per aiutare i cittadini a liberarsi di questo rifiuto scomodo in maniera corretta e civile, senza doversi preoccupare degli orari delle discariche. Solitamente, per servirsene è necessario richiedere una tessera nei punti adibiti del proprio comune.

In Valdichiana e Valdorcia i bidoni gialli Olly sono presenti a Chianciano Terme, Torrita di Siena, Sarteano, Pienza e Castiglione d’Orcia.

A Cortona è possibile conferire l’olio alimentare esausto, oltre che ai centri di raccolta, anche negli appositi punti di raccolta che si trovano presso: la Casina dell’acqua e in piazza Pertini, a fianco del supermercato Coop a Camucia; a Montecchio, di fronte alla farmacia e presso il centro commerciale di Fratta.

A Castiglion Fiorentino, i punti di raccolta dell’olio esausto sono stati posizionati: in loc. Cozzano presso il supermercato Eurospin; in via Martiri di Nassirya, nel parcheggio del supermercato Conad; presso il supermercato Hurrà sulla Strada Regionale 71 e presso la Casina dell’acqua in via del Fergiolo.

A Foiano della Chiana è a disposizione dei cittadini il punto di raccolta posizionato in via Foro Boario, accanto al palazzetto dello sport.

In tutti gli altri comuni, l’olio esausto va raccolto in contenitori adeguati e portato nelle isole ecologiche o discariche, che sono un luogo attrezzato per lo smaltimento corretto e per il recupero di molti materiali; l’accesso è gratuito e il personale di servizio è sempre a disposizione per ogni tipo di informazione e di aiuto per il corretto conferimento dei materiali. Gli orari di apertura delle varie discariche sono disponibili sul sito di Sei Toscana.

Ad oggi, la Toscana detiene il primato di regione più virtuosa nella gestione dell’olio esausto: un bel risultato, che però va mantenuto e migliorato per diventare un modello per le altre regioni!


Fonti:

COOU
L’Olio Esausto – COOU
http://www.plef.org/quanto-inquina-lolio-per-alimenti-impariamo-a-smaltirlo-correttamente/
Sei Toscana
ec.europa.eu
Hazardous Waste Experts

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Guida alla raccolta differenziata – #2 CARTA

Eccoci al nostro terzo appuntamento con la Raccolta Differenziata, una buona pratica per risparmiare risorse e soldi, che però ancora stenta a diffondersi nei territori rurali come il nostro per diversi…

Eccoci al nostro terzo appuntamento con la Raccolta Differenziata, una buona pratica per risparmiare risorse e soldi, che però ancora stenta a diffondersi nei territori rurali come il nostro per diversi motivi. (Leggi: Raccolta differenziata: i Comuni più virtuosi della Valdichiana e Guida alla raccolta differenziata: #1 PLASTICA).

Oggi parliamo della raccolta della CARTA, un materiale che diamo spesso per scontato perché fa parte della nostra quotidianità apparentemente da sempre. Data la sua antichità, potremmo essere indotti a pensare che il suo ciclo di produzione sia sostenibile, se è andato avanti per così tanti secoli senza che non sorgessero problemi, ma la realtà delle cose è un po’ diversa.

La produzione della carta richiede l’impiego di molte sostanze chimiche, che fortunatamente con il passare del tempo stanno diventando sempre meno tossiche grazie alle normative nazionali e internazionali. Ad esempio, la resina utilizzata oggi è di origine vegetale e viene applicata lungo il percorso, evitando la contaminazione dell’acqua e riducendo al minimo l’impatto ambientale.
In passato, come sbiancante si usavano il cloro o il solfato di sodio, che oltre ad essere dannosi per l’ambiente erano pericolosi anche per gli operai che li maneggiavano. Oggi sono stati sostituiti con coloranti ottici, meno dannosi e meno costosi. Anche i pigmenti usati per colorarla possono essere tossici, a seconda della loro composizione.

Con l’avvento della meccanizzazione dei processi produttivi, l’uso della carta come materiale usa e getta è diventato un’abitudine molto economica. Negli ultimi 40 anni, il consumo mondiale di carta è aumentato del 400%: la maggior parte viene prodotta da alberi piantati appositamente per questo scopo in monoculture, che sono risaputamente dannose per l’ambiente, perché impoveriscono il suolo, riducono la biodiversità e privano alcune specie animali del loro habitat. Tuttavia, la produzione di carta non grava particolarmente sul problema della deforestazione, in quanto il numero di alberi nel mondo è aumentato del 297%.

La raccolta differenziata di carta e cartone in Italia è solida: nel 2015 registra oltre 3,1 milioni di tonnellate, +0,5% rispetto all’anno precedente. I dati Comieco mostrano una sostanziale stabilità della raccolta di carta e cartone al Nord e al Centro mentre il Sud continua il suo trend di crescita.

I motivi per cui si ricicla la carta sono generalmente il risparmio (di soldi e risorse) e la riduzione dell’inquinamento dato dai processi produttivi. In tutti i comuni sono presenti i cassonetti gialli per la raccolta della carta, sui quali solitamente è riportato cosa può e cosa non può essere buttato lì dentro.

VANNO NEL CASSONETTO DELLA CARTA

Giornali e riviste
Libri
Quaderni
Buste di carta
Fogli
Scatole
Cartone a pezzi
Cartoncini di ogni tipo
Sacchetti di carta
Volantini, pieghevoli e pubblicità

poliaccoppiati con prevalenza di carta, come i cartoni per le bevande (prima svuotati e sciacquati), vanno in genere nella raccolta differenziata carta, ma per esserne certi occorre seguire le indicazioni del gestore della raccolta differenziata e le indicazioni fornite dal produttore sull’imballaggio.

NON VANNO NEL CASSONETTO DELLA CARTA (ma nell’indifferenziato)

Piatti e bicchieri di carta
Fazzoletti di carta
Carta accoppiata con altri materiali (es. alluminio, plastica, tetrapak)
Scontrini (carta termica)
Carta per alimenti (es. carne, affettati)
Carta forno
Carta plastificata
Carta carbone
Carta oleata
Carta chimica dei fax
Fotografie
Carta e cartone sporchi di cibo

COME SI RICICLA

Schiaccia e spezza le scatole di cartone prima di gettarle. Ridurne il volume permette di avere più spazio nei cassonetti e di poter lavorare meglio il materiale presso l’impianto di valorizzazione.
Elimina nastri adesivi, colla, etichette, punti metallici e altri materiali dal cartone prima di metterlo nel cassonetto.
Gli imballaggi ingombranti non vanno lasciati fuori dal cassonetto, ma vanno portati in discarica. Chiamando la discarica o compilando questo modulo online, è possibile prenotare il ritiro gratuito dei rifiuti ingombranti presso la propria abitazione.

COME RISPARMIARE SPRECANDO MENO CARTA?

Ricordiamoci che sprecare carta è un costo! Non dobbiamo mai dimenticare che quando compriamo un prodotto al supermercato paghiamo anche il materiale dell’imballaggio, e che con le nostre tasse paghiamo lo smaltimento della spazzatura: più ne produciamo più ci costa). Esistono vari modi per ridurre la quantità di carta che buttiamo nel cestino ogni settimana, ecco alcuni consigli:

PENSA PRIMA DI STAMPARE

Prima di stampare qualcosa, pensa se ti serve veramente. Non stampare documenti inutilmente e stampa quello che ti serve nelle quantità giuste. Stampa cose che possano avere un’utilità duratura e che non finiscano direttamente nel cestino.
Negli uffici si possono appendere avvisi nei pressi di stampanti e fotocopiatrici per invitare chi le usa a farne un uso coscienzioso. “Hai davvero bisogno di stamparlo?” “Quanti fogli hai usato il mese scorso?”. Si possono mettere a punto sistemi per aiutare il personale a tenere traccia di quanta carta usa ciascuno di loro; molti rimangono sorpresi dai numeri effettivi e questo può motivarli a rifletterci prima di schiacciare il bottone ‘stampa’.

USA LA CARTA IN MODO EFFICIENTE

Stampa su entrambe le facciate di un foglio prima di buttarlo, e anche quando sono stampati, se rimane dello spazio bianco, puoi usarlo per prendere appunti. Adatta la dimensione del testo da stampare in modo che il testo stia nel minor numero di facciate possibili (senza comprometterne la leggibilità!) e riduci le immagini.

USA CARTA PIÙ SOTTILE

Più la carta è spessa, più costa. Usando grammature leggermente minori si vedrà un notevole risparmio sul costo della carta. Se i fogli da stampante si aggirano generalmente tra i 70 e gli 80 g/m2, scendere a 60 non comprometterà la resa.

RIDUCI LA POSTA INDESIDERATA

Con le email è facile, ma come ridurre la quantità di posta cartacea indesiderata che riceviamo e che quindi buttiamo subito via? Contatta le aziende che te la inviano, e fai richiesta di essere tolto dalle loro mailing list. Puoi provare anche a rivolgerti ad Adiconsum o al Registro delle Opposizioni. Fai richiesta di non ricevere più bollette o estratti conto cartacei quando non necessari (ad esempio per il bancomat).

RIUSA LA CARTA!

Hai una stufa? Tienila da parte e usala per il fuoco. Ti diverti con il fai da te? Riutilizza i fogli per creare qualcosa di nuovo, o per proteggere le superfici dalla pittura, o disegnaci sopra.
Negli uffici e nelle scuole possono essere disposti appositi cestini per la carta, da cui si potranno recuperare i fogli ancora usabili.

NON COMPRARE CARTA CHE NON PUÒ ESSERE RICICLATA

Evita di comprare carta termica, lucida, che abbia finestrelle di plastica, di colori appariscenti o carta adesiva.

PREFERISCI I FORMATI DIGITALI ALLA CARTA, QUANDO POSSIBILE

Tanti documenti possono essere condivisi e modificati per via elettronica, in formato .pdf o tramite strumenti come Google Docs o Evernote, oppure mandando newsletter e inviti digitali.

Oggigiorno sarebbe buon costume che tutte le strutture pubbliche e tutti gli uffici si dotassero di cestini per la raccolta differenziata, per incentivare il personale a gettare con consapevolezza i propri rifiuti. Molte persone sostengono di non fare la raccolta differenziata perché semplicemente non ci pensano, ma questa non può essere una scusa per giustificare lo spreco.

Link utili e fonti:

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Guida alla raccolta differenziata – #1 PLASTICA

La raccolta differenziata è ormai diventata una prassi dell’educazione civica, una buona abitudine che pian piano sta entrando nella vita delle persone anche nelle aree di campagna come quelle in…

La raccolta differenziata è ormai diventata una prassi dell’educazione civica, una buona abitudine che pian piano sta entrando nella vita delle persone anche nelle aree di campagna come quelle in cui viviamo. Tuttavia, può essere difficile, per chi è sempre stato abituato a buttare i rifiuti tutti nello stesso secchio senza troppi pensieri, capire come funziona e riuscire a metterla in pratica nel modo giusto.

Iniziamo questa miniserie di articoli dedicati alla raccolta differenziata parlando della PLASTICA, forse il rifiuto che più di frequente finisce nelle nostre spazzature. È anche quella che purtroppo troviamo più spesso a sporcare i luoghi pubblici, e che solitamente impiega decenni se non secoli a sparire (e anche allora, rimarrebbe comunque a contaminare il suolo e le acque).

Le regole di base per mettere in pratica una corretta raccolta della plastica sono poche e chiare, e in caso di dubbio è facile trovare le risposte:

LAVA IL RIFIUTO

La plastica può essere riciclata solo se prima è stata ripulita dai residui organici come ad esempio quelli di cibo, e dai residui chimici. Per questo è importante lavare sempre i contenitori prima di buttarli: barattoli di yogurt, bottiglie e lattine di passata di pomodoro, tetrapack contenenti fagioli, panna e simili vanno tutti lavati con abbondante acqua corrente. I rifiuti vanno buttati vuoti, quindi non devono contenere nemmeno acqua.

SEPARA I MATERIALI

Spesso, le confezioni di plastica vengono appaiate con altri materiali, solitamente la carta: è necessario separare queste due parti e riciclarle separatamente. Se abbiamo un contenitore di plastica avvolto in una confezione di carta, come succede per gli yogurt o anche alcuni prodotti del banco frigo, dobbiamo separarli e rimuovere anche eventuali rimasugli di colla. La carta plastificata (come le confezioni dei biscotti) non può essere riciclata e va nell’indifferenziato.

SCHIACCIALI!

Lo spazio costa! La maggior parte dei rifiuti di plastica sono ingombranti perché mantengono la loro forma e intrappolano l’aria. Dobbiamo quindi dedicare un paio di secondi a schiacciare e rimpicciolire il più possibile i nostri rifiuti, in modo che anche la capacità delle campane nelle aree ecologiche venga ottimizzata e vadano svuotate meno spesso. Sarebbe un risparmio per tutta la comunità!

NON ESSERE PIGRO, VAI ALL’ISOLA ECOLOGICA!

Alcuni rifiuti sono ingombranti e non entrano nelle campane. Questo non è un buon motivo per abbandonarli lì accanto, anzi: abbandonare i rifiuti per strada o fuori dai contenitori adibiti è un gravissimo gesto di inciviltà e di maleducazione. Se abbiamo rifiuti troppo grandi o che non sappiamo dove buttare, le soluzioni sono due: alzare il telefono e chiamare l’isola ecologica che verrà a prendere i nostri rifiuti ingombranti (oppure prenotare comodamente il ritiro dal sito di SEI Toscana) o portarceli noi stessi, se le campane sono piene o se non siamo sicuri sul dove buttarli. Siamo tutti stanchi di vedere materassi, televisori gabinetti e giocattoli rotti abbandonati vicino ai cassonetti, magari proprio sotto le nostre finestre, no? Il decoro e la tutela dello spazio pubblico in cui facciamo crescere i nostri figli vale cinque minuti del nostro tempo.

QUALI OGGETTI DI PLASTICA SI POSSONO RICICLARE?

La parte più complicata è sicuramente il riuscire a capire cosa va nel secchio della plastica e cosa no, perché esistono tanti tipi di plastica e non tutti possono essere riciclati. Infatti, un tipo di plastica non può essere trasformato in un altro, e per questo motivo si possono riciclare solo plastiche simili tra loro. Il concetto di base è che si possono riciclare tutti i contenitori e le confezioni, principalmente PE, PET e PVC:

– bottiglie di plastica e vetro
– buste della pasta
– flaconi dei prodotti per le pulizie e igiene personale
– vaschette in plastica, vetro, alluminio e polistirene
– tubetti del dentifricio e delle salse
– cassette e retine della frutta
– vasetti dello yogurt
– incarti trasparenti di brioches e caramelle
– barattoli di vetro e di latta
– carta stagnola
– piatti e bicchieri usa e getta
– bombolette spray (NON se il contenuto era tossico o infiammabile)

NON VANNO NELLA RACCOLTA DELLA PLASTICA

– terracotta e ceramica
– lampadine e neon
– bacinelle
– cristallo
– termometri tradizionali (il mercurio che contengono è altamente tossico se disperso nell’ambiente)
– specchi
– giocattoli di plastica dura
– vetro pirex
– tutti i contenitori di prodotti tossici o pericolosi (vernici, colle)
– schermi
– decorazioni in vetro (lampadine natalizie, oggetti in vetro soffiato)
– dispositivi elettronici con gusci in plastica

Tutte queste cose vanno portate in all’isola ecologica e consegnate all’operatore responsabile!

COME DISTINGUO LA PLASTICA RICICLABILE DA QUELLA NON RICICLABILE?

Se ci avete mai fatto caso, sugli imballaggi sono riportati dei simboli che ci dicono se si può riciclare o no, e dove va. In caso doveste avere dubbi riguardo alla raccolta differenziata dei materiali plastici, potete interpellare il COREPLA (Consorzio Recupero Plastiche).

Il Polistirolo, pur non essendo plastica, viene gestito in modo diverso da comune a comune. Alcuni indicano di disporre dei contenitori in polistirolo nel cassonetto destinato alla plastica, altri invece lo indirizzano all’indifferenziata. È importante che seguiate le linee guida del vostro comune.
Per il Tetra Pak e l’alluminio il discorso è simile, il modo in cui vanno gettati varia da un comune all’altro (esistono comuni dove l’alluminio viene raccolto in cassonetti dedicati). In ogni caso, è importante che prima di buttarlo lo laviate bene e lo schiacciate.

PER RISPARMIARE E RIDURRE GLI SPRECHI

Forse non ci abbiamo mai pensato, ma tutta quella plastica che buttiamo l’abbiamo pagata (e ne paghiamo lo smaltimento). Lo spreco si traduce sempre in una spesa, e quindi è logico che acquistare prodotti con poco imballaggio sia un doppio risparmio. Ci sono molte soluzioni a questo problema:

al supermercato potete privilegiare i prodotti sfusi (si trovano facilmente detersivi, cereali, té, caffé, cibo per animali) o a ricarica (deodoranti per la casa, prodotti per le pulizie, spazzolini). Per quanto riguarda i detersivi, esistono in commercio kit per produrre i propri cosmetici naturali a casa in tutta sicurezza, e ricette per realizzare con pochi ingredienti comuni dei detergenti efficaci per le pulizie frequenti. Questi prodotti, se fatti con gli ingredienti giusti, non hanno nulla da invidiare a quelli che troviamo sugli scaffali del supermercato.

E l’acqua? Secondo i dati del WWF, una famiglia di quattro persone spende ogni anno da 320 a 720€ con un consumo di 32 litri di combustibili fossili per bere acqua in bottiglie di plastica.
Se ne abbiamo la possibilità smettiamo di comprare l’acqua nelle bottiglie di plastica. Informiamoci se il nostro comune fornisce acqua potabile dalle fontanelle pubbliche (l’acqua del Vivo d’Orcia, ad esempio) o se mette a disposizione le casine dell’acqua diventate ormai molto diffuse (in Valdichiana sono presenti in quasi tutti i comuni di entrambe le provincie). C’è la possibilità di installare dei potabilizzatori in casa propria. In questo modo è sufficiente utilizzare bottiglie di vetro o taniche riusabili, che ci dureranno per anni tagliando di netto la nostra spesa per l’acqua e noi ci guadagneremo in salute. Possiamo imparare a portarci dietro bicchieri di plastica riutilizzabili (ne esistono di telescopici che una volta usati si possono appiattire e riporre in tasca) o thermos al posto delle bottigliette, se ne abbiamo la possibilità.

E per concludere, vi mostriamo un grafico del Sole24Ore che raffigura la variazione della raccolta differenziata della plastica dal 2014 al 2015, regione per regione. La Toscana è solo settima: possiamo fare di meglio!

Tratto da Il Sole 24 ORE del 23/03/2016, pagina 15

Fonti:
www.seitoscana.it
www.tuttogreen.it
COREPLA
www.contiamoci.com

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Raccolta differenziata: i comuni più virtuosi della Valdichiana

In questi giorni sono usciti i dati ARPAT relativi alla raccolta differenziata in Toscana. Per il 2015, la Regione aveva fissato un obiettivo per tutti i comuni: portare la raccolta…

In questi giorni sono usciti i dati ARPAT relativi alla raccolta differenziata in Toscana. Per il 2015, la Regione aveva fissato un obiettivo per tutti i comuni: portare la raccolta differenziata al 65%. Ma quanti ci sono riusciti?

 

Con una percentuale di raccolta differenziata del 69,83%, l’unico comune di tutta la Valdichiana che è riuscito a superare la soglia prefissata è stato Chiusi.  Nessun comune della provincia di Arezzo figura nella lista dei 60 che hanno raggiunto questo traguardo.

Ecco i dati ARPAT comune per comune, sempre relativi al 2015,  da cui si evince un maggiore virtuosismo da parte dei comuni del versante senese rispetto a quello aretino, che presente un forte ritardo rispetto agli obiettivi prefissati. Monte San Savino risulta il comune aretino con la percentuale di raccolta differenziata certificata più alta, assestandosi al 33%.

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Prospettiva Valdichiana: la raccolta differenziata

La raccolta differenziata in Valdichiana Questa settimana Prospettiva Valdichiana si occupa di raccolta differenziata. In attesa che vengano resi noti i dati riguardanti l’anno appena trascorso, cerchiamo di analizzare i…

La raccolta differenziata in Valdichiana

Questa settimana Prospettiva Valdichiana si occupa di raccolta differenziata. In attesa che vengano resi noti i dati riguardanti l’anno appena trascorso, cerchiamo di analizzare i trend degli ultimi due anni disponibili, quelli del 2013 e del 2014. I numeri, provenienti dall’ARRR (Agenzia Regionale Recupero Risorse), sono stati analizzati ed elaborati dall’Istituto di Ricerca fiorentino reteSviluppo.

Partiamo innanzitutto col dire che a livello regionale la percentuale di raccolta differenziata effettiva cresce, seppur di poco, tra il 2013 ed il 2014: si passa dal 42,36% al 44,49%. Tuttavia, crescono anche i rifiuti pro-capite, che passano dai 597,5 kg del 2013 ai 603,1 kg del 2014. Purtroppo, i dati mostrano come sia ancora lontano l’obiettivo del 65% che già dal 2012 doveva essere raggiunto, così come sarà di difficile realizzazione l’obiettivo del 70% da raggiungere nel 2020.

La provincia di Siena registra, nel 2013, la stessa percentuale di raccolta differenziata effettiva della media regionale (42,36%); ma il trend positivo rispetto al 2014 è più contenuto, con una crescita che si mantiene sullo 0,05% (42,41%). La crescita che risulta essere più consistente riguarda invece i rifiuti pro-capite, che passano dai 604,9 kg del 2013 ai 618,1 kg del 2014. Anche in questo caso siamo lontani dagli obiettivi prefissati e, addirittura, nel corso del 2014, la provincia senese mostra una percentuale di raccolta differenziata effettiva più bassa rispetto a quella media regionale.

Ma vediamo cosa succede nel nostro territorio. In Valdichiana Senese la percentuale di raccolta differenziata effettiva passa dal 45,96% del 2013 al 47,09% del 2014. Il dato è leggermente migliore sia rispetto alla media provinciale, sia rispetto alla media regionale. Anche in questo caso, cresce però anche la quantità di rifiuti pro-capite, che passano dai 583,8 kg del 2013 ai 606 kg del 2014. Tra i comuni che meglio si sono comportati sotto questo aspetto nel corso del 2014 va segnalato il dato di Chiusi, che raggiunge una percentuale di raccolta differenziata effettiva del 66,37% piazzandosi al primo posto tra i comuni della provincia di Siena.  Segue, abbastanza staccato, il comune di Chianciano Terme con una percentuale di raccolta differenziata effettiva del 47,29%, poi Montepulciano con il 46,56% e Sinalunga con il 44,55%; fanalino di coda il comune di Trequanda, con il 30,88% che, inoltre, contrae il proprio dato rispetto al 2013, quando la percentuale di raccolta differenziata effettiva era del 33,81%.

I dati della Valdichiana paiono essere nel complesso leggermente migliori rispetto a quelli provinciali e regionali, ma va detto che, se escludiamo il buon risultato del comune di Chiusi, siamo ancora molto indietro, con tutti i comuni del territorio che mostrano percentuali di raccolta differenziata inferiori al 50%. A livello regionale, infatti, provincie come quella di Firenze e di Lucca hanno percentuali superiori al 50% (rispettivamente il 52,92% ed il 52,41), ma anche la provincia di Pisa e quella di Prato fanno meglio di quella senese (rispettivamente il 48,13% ed il 47,38%).

dati raccolta 1

dati raccolta 2

Prospettiva Valdichiana è una rubrica creata in collaborazione con Rete Sviluppo

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“Mi rifiuto di sprecare”, una conferenza organizzata da Legambiente

Sabato 22 febbraio, a partire dalle ore 16, si terrà presso la sala conferenze San Francesco di Chiusi Città l’incontro “Mi rifiuto di sprecare”. La conferenza, organizzata dal circolo Legambiente…

Sabato 22 febbraio, a partire dalle ore 16, si terrà presso la sala conferenze San Francesco di Chiusi Città l’incontro “Mi rifiuto di sprecare”. La conferenza, organizzata dal circolo Legambiente e dall’associazione “La Goccia”, con il patrocinio di Cesvot, sarà improntata sul tema del nuovo piano interprovinciale dei rifiuti. Si parlerà di politiche europee per la prevenzione dei rifiuti e per il riuso.

Alla conferenza “Mi rifiuto di sprecare” parteciperanno anche due importanti relatori: Stefano Ciafani (vicepresidente nazionale Legambiente e responsabile ufficio scientifico Legambiente) e Paolo Balestri (responsabile regionale Legambiente settore rifiuti). La partecipazione è aperta a tutta la cittadinanza.

Sempre per la giornata di sabato 22 febbraio è prevista una ciaspolata in Casentino, organizzata dal circolo Legambiente “La Foenna”. Il ritrovo è previsto presso il parcheggio del centro commerciale “I Gelsi” di Sinalunga per le ore 14:00, mentre il rientro è previsto per le ore 24:00. Per prenotazioni e informazioni, potete contattare direttamente il circolo Legambiente.

 

 

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Chiusi al primo posto per la raccolta differenziata

Il Comune di Chiusi conferma la propria vena ecologica ed eco-sostenibile e come lo scorso anno conquista il primo posto nella classifica della raccolta differenziata nel territorio comprendente le province di Siena, Arezzo e Grosseto e tra i primi trenta in…

Il Comune di Chiusi conferma la propria vena ecologica ed eco-sostenibile e come lo scorso anno conquista il primo posto nella classifica della raccolta differenziata nel territorio comprendente le province di Siena, Arezzo e Grosseto e tra i primi trenta in tutta la Toscana. Questo risultato è stato ottenuto grazie al 70% di raccolta differenziata che il Comune è riuscito a produrre, un dato non solo importante perché ben al di sopra della media nazionale intorno al 35%, ma perché anche in aumento rispetto allo scorso anno dove i risultati erano già stati positivi.

Solo tre anni fa il Comune etrusco era intorno ad una raccolta del 40%, il balzo in avanti è stato possibile grazie alla sensibilità dei cittadini, che hanno dimostrato di recepire al meglio la nuova ed attenta politica della giunta Scaramelli sul fronte del rispetto ambientale, che ha incrementato l’utilizzo della raccolta porta a porta, iniziata con il sindaco Bardini e adesso portata a vera filosofia della Città; tant’è che sono già in corso, con il nuovo gestore Sei Toscana, le trattative per espandere questa metodologia a tutti gli angoli del Comune.

Sono soddisfatto del risultato ottenuto – dichiara il sindaco Stefano Scaramelli – perché per noi l’ambiente è in assoluto una priorità della nostra politica. Avevamo promesso di restituire alla fine del mandato una città più bella di come l’abbiamo trovata e mantenere questa promessa passa anche da una città più pulita ed eco-sostenibile. Noi continueremo ad impegnarci, ma servono anche input a livello nazionale; ad esempio, la condizione ideale sarebbe quella di applicare la tariffa puntuale che in sostanza basa la spesa per il cittadino alla quantità di rifiuti pro capite prodotti, in questo modo tutti sarebbero incentivati a svuotare il sacco nero dell’indifferenziata con comportamenti più eco-sostenibili

La settimana europea per la riduzione dei rifiuti a Chiusi non poteva essere celebrata in modo migliore, ma nonostante i risultati importanti, l’obiettivo primario del Comune rimane quello di produrre in generale meno rifiuti e su questo fronte, un dato interessante è registrato dal minore consumo di acqua in bottiglie di plastica. Grazie alla casina dell’acqua, in meno di un anno sono stati erogati oltre 500.000 litri di acqua risparmiando così 12 tonnellate di plastica, pari ad oltre 334.000 bottiglie da un litro e mezzo.

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Puliamo il Mondo: un weekend all’insegna dell’educazione ambientale

Lo scorso weekend si è tenuta a Montepulciano, Chiusi e Sarteano, una giornata di educazione ambientale per bambini dal titolo “Puliamo il Mondo”.

Puliamo il Mondo: educazione ambientale a Montepulciano, Chiusi, Sarteano e Sinalunga

L’ultimo weekend di settembre si sono svolte numerose iniziative in Valdichiana per favorire l’educazione ambientale dei bambini, in collaborazione con i circoli locali di Legambiente e gli istituti scolastici. “Puliamo il Mondo” è un’importante iniziativa che si tiene dal 1994 e che permette a grandi e piccini di apprendere nozioni sulla tutela dell’ambiente, sulla raccolta differenziata dei rifiuti e sul rispetto degli spazi pubblici. Grazie a numerose attività di volontariato, durante le giornate della manifestazione vengono ripuliti parchi, giardini, orti o altri ambienti pubblici: i bambini mettono in pratica ciò che apprendono e contribuiscono a migliorare la vivibilità e la qualità ambientale del proprio territorio.

Nel comune di Montepulciano, “Puliamo il Mondo” ha interessato i bambini della scuola elementare di Montepulciano Stazione, in collaborazione con il circolo di Legambiente e il circolo sociale ricreativo “La Bocciofila” (del circuito Ancescao). La mattina di venerdì 27 settembre un’intera scolaresca si è occupata di ripulire il giardino pubblico di via Goito, più un appezzamento di terreno che verrà suddiviso in orti. Seguendo le indicazioni di Gaetano Rispoli, presidente del circolo di Legambiente, i bambini hanno effettuato la raccolta differenziata e hanno contributo alla valorizzazione del proprio ambiente.

L’assessore all’ambiente Alessandro Angiolini ha così commentato l’importanza dell’evento e la partecipazione dell’amministrazione comunale di Montepulciano:

“Ringraziamo Legambiente per l’opportunità offerta ai bambini e per il sostegno all’educazione ambientale. I bambini hanno contribuito alla pulizia di un’area che verrà suddivisa in undici orti e affidata in gestione ad alcuni anziani del territorio, a dimostrazione dell’importanza sociale e civica di iniziative di questo tipo. Lunedì prossimo, inoltre, i volontari parteciperanno alla pulizia delle strade e dei banchi della tradizionale Fiera al Ponte.”

Al termine delle operazioni di ripulitura, i bambini hanno ricevuto dei diplomi attestanti il loro impegno ambientale. L’assessore all’istruzione Alice Raspanti ha poi ringraziato tutti i partecipanti:

“Ancora una volta ‘Puliamo il Mondo’ dimostra la vicinanza della dirigenza scolastica a iniziative di carattere civico e ambientale. Questa giornata è stata un momento di crescita dell’intera comunità. I bambini hanno contribuito a ripulire immondizia e rifiuti da un terreno, per far sì che il campo possa produrre frutti buoni che finiranno sulle tavole degli abitanti di Montepulciano Stazione.”

puliamo il mondo

Montepulciano non è stato l’unico comune della Valdichiana ad aderire a “Puliamo il Mondo”. Gli studenti delle scuole primarie di Chiusi hanno infatti contributo a ripulire i giardini comunali di Chiusi Scalo, durante la mattinata di venerdì 27 settembre, in collaborazione con l’istituto scolastico locale e l’Auser di Chiusi Stazione. Sabato 28 settembre è stata invece la volta di Sarteano, con circa 120 bambini impegnati nella giornata di educazione ambientale; oltre alla raccolta dei rifiuti con guanti, cappello e sacchetti, i bambini hanno appreso il modo più corretto per gestire dal punto di vista igienico gli animali domestici.

A chiudere il cerchio delle iniziative di “Puliamo il Mondo” in tutta la Valdichiana, il comune di Sinalunga: grazie al supporto del circolo Legambiente “La Foenna”, l’associazione Astrolabio e l’amministrazione comunale, la giornata di domenica 29 settembre è stata dedicata a grandi e piccini. Dopo una passeggiata ecologica, tutti i partecipanti si sono impegnati per la pulitura del Sentiero della Foenna.

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