Il matrimonio è uno dei riti più importanti nella società e uno dei principali racconti che fanno parte della storia delle famiglie; gli usi e i costumi relativi alle nozze sono continuamente modificati dalle società e dalle culture di appartenenza e ogni testimonianza che ci permette di ricordare tali cerimonie è particolarmente interessante. Proprio per questo motivo il cortometraggio “Quel dì di festa”, a cura della Nuova Accademia degli Arrischianti e della Misericordia di Sarteano, indaga la storia dei matrimoni a Sarteano negli anni ’50 e ’60 dello scorso secolo attraverso i ricordi dei protagonisti.

Il cortometraggio, scritto e diretto da Gabriele Valentini, è stato presentato al Teatro degli Arrischianti lo scorso sabato 15 giugno: si tratta di un progetto a cui ha contribuito anche l’amministrazione comunale di Sarteano e la Regione Toscana e si inserisce nel più ampio contesto della “Festa dell’Anziano”. Tale festa è organizzata dalla Misericordia di Sarteano ed è giunta quest’anno alla 51esima edizione: in questa occasione tutti gli ultraottantenni di Sarteano ricevono un invito a partecipare festa, in cui oltre a dei momenti conviviali accompagnati da musica e balli, vengono consegnati degli attestati ai più anziani in sala e a chi ha raggiunto più anni di matrimonio.

“Quest’anno abbiamo avuto un’idea particolare, – ha detto Vincenzo Grassi della Misericordia di Sarteano – Ovvero quella di realizzare delle interviste agli anziani per capire che cosa accadeva nei matrimoni a Sarteano negli anni’50 e ’60, con la testimonianza viva dei partecipanti dell’epoca. Abbiamo raccolto un centinaio di registrazioni audio, poi Gabriele Valentini ha fatto ulteriori ricerche per lasciare un ricordo diretto delle nozze di quel periodo nella storia di questo paese.”

La presentazione del progetto è avvenuta di fronte a un nutrito gruppo di spettatori. Nel corso della serata è intervenuta anche l’assessore del comune di Sarteano, Donatella Patané:

“Sono felice di vedere il teatro pieno, a dimostrazione che si tratta di occasioni sentite dalla nostra comunità. Abbiamo aderito al progetto e lo abbiamo sostenuto, e ribadisco la vicinanza da parte dell’amministrazione comunale alla misericordia, che dimostra di essere vicina alle esigenze della comunità e sempre attenta ai temi della disabilità e dell’anzianità.”

I ricordi dei matrimoni a Sarteano relativi agli anni del Secondo Dopoguerra sono stati ripercorsi sul palco dai vari soggetti che hanno concorso alla realizzazione del progetto, tra cui il parroco Don Fabrizio:

“Ricordo ancora i matrimoni del mio paese, molto semplici, fino agli anni ’50 facevo il chierichetto… stavo ad aspettare la macchina con la sposa e dovevo correre in chiesa al buio per dire che era arrivata. In paese lo sposo entrava al buio, per lui non c’era la festa, quando invece entrava la sposa partivano le campagne, le luci e la festa. La rievocazione del matrimonio in campagna era diversa invece, c’era un grande pranzo coi parenti, quando la sposa entrava nella nuova casa però trovava la suocera che le metteva il grembiule per far capire subito il suo ruolo.”

Il cortometraggio “Quel dì di festa” è scritto e diretto da Gabriele Valentini, realizzato dallo studio fotografico Dario Pichini, con attori principali Martina Belvisi e Andrea Pinsuti, contiene anche testimonianze dirette degli anziani che ricordano i rispettivi matrimoni a Sarteano.  Così lo ha descritto il regista prima della proiezione:

“Abbiamo realizzato centinaia di interviste a gente proveniente da più di una realtà, abbiamo poi raccolto e scelto alcune testimonianze. Abbiamo girato interviste dentro al Teatro degli Arrischianti, ma dai rispettivi racconti mi sono reso conto che c’erano tante piccole storie che potevano essere riunite in una storia più grande. Abbandonata l’idea del documentario mi sono avvicinato di più al cortometraggio, al modo di raccontare del cinema. Come veniva celebrato il matrimonio? Spiccava il lato sentimentale, magari gli anziani non ricordavano i vestiti o i testimoni dell’epoca, ma ricordavano quello che avevano provato. Quindi più attenzione all’emotività dei personaggi più che alla storicità.”

 

 

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