Articolo realizzato in collaborazione con Assi4 – Consulenza assicurativa

La previdenza complementare (o integrativa) risuona spesso nel mondo del lavoro, e sono molti, anche tra i più giovani, che scelgono di aderire a questa opportunità. Lo scopo di questa forma di previdenza è quella di incrementare il fondo pensionistico (di cui avevamo già parlato in un’altra occasione), andando a costituire una sorta di “pensione di scorta”, per mantenere un tenore di vita costante anche in età più avanzata, tutelandosi da una riduzione delle entrate mensili. L’obiettivo è quello di far fruttare i risparmi, magari fin dai primi anni di lavoro, per aumentare l’importo che andrà a sommarsi alla consueta forma di previdenza del sistema pensionistico italiano

Quanto costa la previdenza complementare e come funziona? Andiamo ad affrontare l’argomento nel dettaglio. La previdenza complementare è un’integrazione facoltativa alla forma obbligatoria (che matura attraverso i contributi INPS fino al conseguimento della pensione, al raggiungimento dei requisiti previsti dalla legge). Viene chiamata anche “integrativa” perché non sostituisce la previdenza obbligatoria, ma la affianca.

In questo senso, è importante ricordare che l’attuale sistema pensionistico funziona con il meccanismo a ripartizione: ovvero, i lavoratori di oggi versano i contributi all’ente di previdenza, che li utilizza per pagare le pensioni di chi non sta lavorando. In cambio di questo trasferimento, i lavoratori acquisiscono il diritto, nel momento in cui raggiungeranno i requisiti di legge, di ricevere la pensione finanziata con i contributi versati dai lavoratori di domani. L’ente di previdenza pubblica quindi non investe o accumula risorse, ma le ripartisce tra i settori.

A livello personale, per calcolare la propria pensione, bisogna sottolineare che il sistema contributivo sta ormai rimpiazzando il precedente sistema retributivo. L’assegno pensionistico viene quindi determinato dai contributi versati durante gli anni di lavoro, rivalutati in base ad alcuni coefficienti economici e demografici. La variabilità di tale calcolo, soprattutto nei casi di mancanze di periodi di contribuzione dovuti a fasi di disoccupazione, possono ridurre ulteriormente l’importo che verrà percepito in fase di pensionamento.

La previdenza complementare si inserisce in questa situazione di partenza, obbligatoria per ogni lavoratore, per integrare il versamento dei contributi e creare una “pensione di scorta”, sfruttando il metodo della capitalizzazione individuale. Con questo sistema i versamenti vengono destinati a un conto personale del sottoscrittore, investiti e poi restituiti, con i rendimenti maturati e gli investimenti, durante il pensionamento. Si parla inoltre di contribuzione definita: si sa quanto si versa e la prestazione finale dipende dalle somme versate e dai rendimenti collegati.

Si tratta quindi di una forma di previdenza su base volontaria, in cui le risorse accumulate sono gestite da soggetti ed enti di diritto privato per gli investimenti nei mercati finanziari (azioni, obbligazioni, titoli di Stato, fondi, ecc.) in base alle indicazioni strategiche del fondo pensione scelto e nel rispetto delle norme di legge, con l’obiettivo di ricavare rendimenti aggiuntivi da sommare alla pensione. L’attività di tali fondi è controllata dall’autorità di vigilanza indipendente Covip.

Tutti possono accedere alla previdenza complementare: lavoratori dipendenti privati e pubblici, autonomi e liberi professionisti, lavoratori occasionali e così via. Il costo è variabile e flessibile, perché dipende dal prodotto finanziario scelto e dalla tipologia di fondo pensione. Alcuni di questi strumenti partono da pochi euro al mese, un piccolo sforzo mensile che può garantire negli anni della pensione un contributo integrativo importante. Il vantaggio maggiore è sicuramente per chi decide di aderire fin dai primi anni di lavoro, avendo così la possibilità di accumulare una previdenza complementare maggiore, anche con piccole somme.

Crearsi una pensione integrativa, quindi, presenta un’opportunità da non sottovalutare, sia per la varietà delle proposte assicurative, sia per i vantaggi fiscali previsti dalla legge. Un modo per pensare al futuro in maniera efficace e concreta, costruendo poco alla volta una “pensione di scorta”.

Articolo realizzato in collaborazione con Assi4 – Consulenza assicurativa

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