Quando ho letto la forma germinale di quello che da lì a qualche mese dopo sarebbe divenuto “Grande Era Onirica”, romanzo d’esordio di Marta Zura-Puntaroni, ho chiesto all’autrice se fosse stata sicura di pubblicare un testo nel quale molte porzioni – reali – della sua esistenza fossero immesse in un dispositivo narrativo così ambiguo. Per ambiguo intendo propriamente l’aspetto di auto-fiction che regge tutto il racconto interno al romanzo; il mescolamento di vita vera, cioè di autobiografismo, e l’appannaggio di finzione, di schemi immaginari di sequenze degli avvenimenti. In effetti, l’incontro di venerdì 26 maggio, si è centrato su questo: un romanzo che esplicita crisi interiori, relazioni disfunzionali, in un processo di formazione definito da sessioni di assimilazione delle più disparate sostanze (dagli psicofarmaci agli alcolici), che arrivano finanche a modellare i sogni, il modo di intendere ed essere condizionata dall’aspetto onirico della psiche.

Grande Era Onirica è un flusso narrativo tracciato in prima persona che racconta le vicende di Marta – protagonista del testo – tra le difficoltà familiari, ingolfate dal difficile e altalenante rapporto con il padre, le complessità delle relazioni sessuali, sempre più disumanizzate dagli additivi chimici e dalle incertezze comportamentali legate all’incomunicabilità, le sedute di psicoterapia, spesso vere e proprie sessioni di autoanalisi rovesciate nella prosa di questo coraggioso romanzo.

Marta Zura-Puntaroni è toscana di adozione. È nata e cresciuta a San Severino Marche, in provincia di Macerata. Si è trasferita a Siena nel 2007, per gli studi universitari, e nella città del Palio è rimasta, vivendo rigorosamente dentro le mura: e pure ‘simpatizzante’ del Nicchio, Contrada di via dei Pispini. La città di Siena è un’altra protagonista del romanzo, tanto grande è la componente ambientale e descrittiva dei luoghi, arrivando a nominare le vie, le piazze, i luoghi riconoscibili per qualsiasi studente fuori sede che abbia calcato i pavimenti di Fieravecchia, del palazzo di San Niccolò, e degli altri luoghi di aggregazione studentesca del centro storico senese.

Il pubblico ha partecipato calorosamente, alla presentazione del 26 maggio, spinto anche dalla curiosità di conoscere la personalità ospite. Fabio Bliquo, con l’apporto del suo moog, non ha mancato di regalare perle inedite e decostruzioni di brani più o meno celebri legati al sogno.   Francesca del Zoppo ha letto ampie parti dal romanzo che sempre più, a due mesi dall’uscita nelle librerie, sembra essere assimilato dalla critica come esordio tonante, il quale sancisce la presenza di Marta Zura-Puntaroni nella comunità letteraria italiana.

 

(foto di Carmen Mihai e Redazione La Valdichiana)

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