Al piano più alto della libreria “Ler Devagar”, all’LX Factory di Lisbona, si trova un laboratorio che ospita le creazioni di Pietro Proserpio. Un artigiano giocherellone di origini italiane che si diverte a creare opere meccaniche.

Proprio sotto l’imponente Ponte 25 de Abril che sovrasta il quartiere Almada di Lisbona, si trova un’antichissima fabbrica di inizio Ottocento, abbandonata nel corso degli anni e dal 2008 riqualificata in un incredibile centro di aggregazione culturale: l’LX Factory.

Percorrendo le due strade parallele, divise da altissimi edifici con camini di sfogo e finestre giganti, ci si imbatte in negozi di artigianato, ristorantini alternativi ed esposizioni d’arte. Giovani e giovanissimi animano le vie, da ogni porta esce musica diversa. C’è chi suona la chitarra seduto su un muretto, chi la tromba mentre cammina tra i tavolini dei dehor. Gruppi di ragazzi e ragazze bevono birra e mangiano hamburgers. È gennaio, l’aria è fresca e piacevole e il sole non è ostacolato dalle nuvole.

Questo quartiere è famoso per la libreria Ler Devagar, in italiano “leggere lentamente”. Si possono comprare libri di prima e di seconda mano, ma anche CD di musica ed è possibile fare colazione o pranzare. La cosa più incredibile, però, è scoprire che all’interno viene ospitata la mostra permanente delle creazioni di Pietro. Appena notata la mia curiosità per quello che apparentemente ho scambiato per una caotica officina, l’inventore mi chiama tutto soddisfatto e orgoglioso per farmi da guida tra le sue macchine.

Molte raccontano storie, come l’avventura meccanizzata del Don Chisciotte. Altre ancora sono proiezioni della sua immaginazione, come l’originale città del futuro provvista di ascensori, palazzi e trasporti pubblici. C’è anche l’incredibile riproduzione di una scena del film “Tempi moderni” del genio del cinema di inizio Novecento Charlie Chaplin. Pietro dà vita alle sue macchine schiacciando pulsanti e muovendo levette in un concerto di rumori metallici e lucine a intermittenza. Sono veri e propri capolavori di arte-meccanica.

Una volta finito di mostrarci le sue invenzioni, chiedo a Pietro di raccontarmi la sua storia:

«Ero un operaio tessile, ma i fili non mi piacevano: ero innamorato delle macchine. Così ho iniziato a costruire un sacco di marchingegni, utilizzando materiali di scarto e tutta la mia immaginazione».

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Francesco Bellacci
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"Scrivo, imparo, viaggio, osservo, ascolto, imparo"

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