Siamo ormai alle battute finali della preparazione dello spettacolo. Stiamo assillando Franca Dottori, capo della sartoria del cantiere internazionale d’Arte, che dovrebbe essere santificata per la disponibilità e la solerte precisione con cui esaudisce  ogni nostra più strampalata richiesta.

Ieri, 22 luglio, ci siamo concentrati sulla fisicità; Blanche ha insegnato a Gianni Poliziani le teorie e le tecniche della posa artistica. Io ho cercato di migliorare alcuni tratti scenici, alcune tessiture gestuali, con l’aiuto di Jean Philippe Clarac e Blanche Konrad.

IMG_20140722_233848In tarda serata abbiamo provato con l’orchestra. Ecco che rispetto alle prove senza orchestra, nelle quali ci basavamo su un disco, agire la scena con dei musicisti che suonano ha un impatto ben più esaltante. L’orchestra è un’entità viva che entra a far parte della scena, e gli ictus, gli accenti che determinano variazioni dell’azione sono decisamente più percepibili, coesistono con la diegesi;  si mescolano con la narratologia di palco.

Ho scoperto che i direttori d’orchestra sono più cattivi, nei confronti dei loro musicisti, che i registi di prosa nei confronti dei loro attori.

Oggi sono arrivati gli inglesi; parte dell’orchestra del Royal College of Music di Manchester. Hanno già riempito le strade di Montepulciano dei loro cori ed hanno già consumato ingenti quantità di alcolici. Ho scoperto che i registi francesi hanno un odio viscerale nei confronti degli inglesi; “les anglais… je deteste!”

Il palco non è propriamente convenzionale; le scelte di regia sono orientate verso il ripristino del sentore originale di Stravinsky, di Ramuz e di Ansermet, i quali motivati da una ricerca sperimentale di sintetismo scenico e da una ristrettezza economica dovuta al disastro della prima guerra mondiale, portarono in giro per la Svizzera del 1918 uno spettacolo itinerante, con una strumentazione facilmente trasportabile (ridotta a violino e contrabbasso per gli archi, per i legni il clarinetto e il fagotto, per gli ottoni la cornetta a pistoni e il trombone e per le percussioni un solo batterista), una scena semispoglia, da teatro ambulante.

IMG_20140722_230957Di fatto la nudità della scena vuole elevarsi a metafora di una situazione europea a cento anni dalla prima guerra mondiale; i conflitti che prima venivano scanditi dai colpi di mitraglia e dalle giornate di posizione in trincea, oggi – sebbene superati i dissidi bellici – vengono sostituiti da una forma di unità assai precaria, da squilibri socioeconomici ahimè ancora presenti sulla scena europea, dopo cento anni. La compravendita dell’anima che il Diavolo impone al povero Soldato de l’Histoire, di fatto, vuole essere questo; una narrazione dell’Europa di ieri ma soprattutto di oggi.

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