In questi giorni, tra pause dalla F1 e il campionato di MotoGP che continua, si torna a parlare di Casey Stoner, per via della sua autobiografia “Pushing The Limits”, che uscirà presto tradotta in italiano. Ovviamente, la stampa italiana si è nuovamente scatenata per riuscire ad aizzare i fan del Belpaese contro il due volte campione del mondo, con nuove dichiarazioni dell’australiano prontamente decontestualizzate e distorte, o invenzioni messe in bocca a Stoner che viene dipinto come un infante che a distanza di due anni dal ritiro odia ancora il grande Valentino Rossi. E, a leggere in giro, a quanto pare trova sempre l’occasione per piagnucolare di un episodio – ovviamente a discapito dell’australiano e a vantaggio del campione italiano – accaduto ben nel 2008; sì, è il sorpasso famigerato di Laguna Seca. Il problema è che siamo nel 2014 e di acqua sotto i ponti ne è passata – e quello che non se ne fa una ragione non è Casey Stoner.

Partiamo con ordine precisando alcuni nodi fondamentali, facendo una sorta di “Casey Stoner For Dummies”, per quei pochi disposti a leggere fino alla fine. Oramai, a quei pochi italiani che hanno un minimo di obiettività quando si parla di motociclismo, e che non vedono solo #VR46 in pista, sarà chiaro che i media nostrani ce l’hanno messa proprio tutta per rendere Casey Stoner veramente un farabutto antipatico. Qualche “sedicente esperto” lo considera ancora Rolling Stoner (Stoner rotolante), ai tempi in cui in 250 aveva raccolto più cadute che successi. Qualcuno si è per così dire “evoluto” e lo ha chiamato Stoner The Moaner (Stoner il piagnucolone). Piagnucolone perché ha osato criticare in alcuni frangenti Valentino Rossi (e perché ha osato oscurarlo per due volte, vincendo due Mondiali), così come perché ha sempre detto tutto quello che pensava di questo pilota, quell’altro pilota e di una MotoGP che non gli piaceva più – ma questo a quanto pare non è stato troppo capito. Così come il ritiro prematuro dalle corse è stato preso come fragilità, anziché come segno che la categoria stava andando verso una direzione a lui non congeniale – e neanche un nuovo ingaggio faraonico lo ha convinto a rimanere, cosa non proprio da tutti i piloti. Forse essere schietti e non voler essere “un prodotto mediatico” oggigiorno è sinonimo di essere piagnucoloni, arroganti e antipatici. E sia. 

Punto #1: Casey Stoner non ha mai amato il lato mediatico della MotoGP, o meglio del motociclismo in generale. Già da giovane, nelle categorie minori, si sentiva a disagio nel dover eventualmente fare delle pantomime post-vittoria. Non le ha mai volute fare. Si sentiva a disagio all’idea di vedere le sue parole distorte e malinterpretate. Il casus belli scatenato dalla stampa per quel “your ambition overweighed your talent” detto a Rossi con rustica ironia qualcuno se lo ricorda ancora. Peccato che sia stato detto senza la minima intenzione di scatenare una guerra mondiale – era un modo per accettare un errore di gara e una situazione al limite per entrambi. Definiamolo un lost in translation dei media italiani? E sia, ma non è stato innocente. Di più: a Stoner non è mai piaciuta l’idea che qualcuno potesse mettergli in bocca parole che lui non aveva mai detto – come sta accadendo in questi giorni, visto che a quanto pare, nella sua autobiografia sembrano esserci dichiarazioni d’odio verso il campionissimo italiano, dichiarazioni mai trovate, dopo una rapida ricerca nella versione originale. 

Punto #2: Valentino Rossi è stato il primo a dare una sfaccettatura mediatica alla figura del pilota, una figura divenuta accattivante, amichevole, e che sa come comportarsi davanti alle telecamere. Non c’è niente di male, ma è diventata un’abitudine che fa comodo alla Dorna. Le sue simpatiche scenette post-gara all’inizio erano sorprendenti, poi, con il tempo, sono diventate prevedibili, ergo dovute, perché i telespettatori si sono abituati a vedere un campione fare queste cose, quindi tutti i piloti devono fare così quando vincono. Infatti, è nota la delusione verso Marc Márquez e, per esempio, anche Jorge Lorenzo, perché non sono così “simpatici” e “mediatici” come Valentino Rossi. Il problema è che non tutti i piloti sono fatti alla stessa maniera, ognuno ha il suo carattere e c’è chi è più portato a gestire i rapporti con la stampa e c’è chi non è portato e non se la sente di forzare un sorriso e inanellare continue risposte politically correct di fronte a una telecamera. Casey Stoner fa parte della seconda categoria. È una persona tranquilla e riservata, qualche australiano fece notare con la massima tranquillità a chi scrive quest’articolo che il suo era il carattere di un normale ragazzo australiano di campagna. Non si nega che non sia rustico e che non sia stato ispido come un’istrice in più momenti, ma la questione caratteriale non deve assolutamente oscurare il grandissimo talento dimostrato sulle due ruote. Ma a ben vedere, comunque, nessun pilota arrivato in MotoGP è uno stinco di santo. Non i campioni, comunque.

Punto #3: Casey Stoner ha vinto ben due mondiali nell’Era Rossi. Di cui uno con l’”inguidabile” Ducati – impresa non riuscita al Dottore nei suoi anni presso la squadra di Borgo Panigale – e uno con la Honda. E già questo dovrebbe bastare per rendere inviso qualsiasi avversario di Rossi alla platea italiana (stesso atteggiamento verso Sebastian Vettel in F1, comunque; chi vince e non è italiano e non corre per la Ferrari, è un farabutto antipatico senza possibilità di assoluzione o attenuante). Stoner è stato uno dei talenti veri e propri degli ultimi 20 anni, soprattutto da un punto di vista della velocità pura e il suo stile di guida. Fuori dall’Italia si è notato più il talento, che il carattere, in Italia viceversa.

Punto #4: Casey Stoner probabilmente è nato nel decennio sbagliato. Perché forse, come personalità e carattere, sarebbe stato bene a correre con Schwantz e Doohan, che proprio dei gran personaggi mediatici non erano. Forse, caratterialmente sarebbe passato “quasi” inosservato. Ma pazienza, non gliene si può fare una colpa. 

Punto #5: Casey Stoner ha il record di essere il pilota più bistrattato dai media italiani – frequentando quelli inglesi, ci si accorge di un certo abisso nel trattamento riservato all’australiano. E tutto questo spinge a una domanda semplicissima: ma perché?

Tutt’ora una risposta non c’è. Anzi, a distanza di qualche anno, i media tricolore non hanno per niente mitigato la loro opinione su Stoner, continuando a sfruttare qualsiasi occasione per punzecchiare e scatenare i fan italiani e i detrattori dell’ex-pilota di MotoGP. Mistero. 

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Alessandra Leoni

Sempre divisa tra Milano (testa) e Parma (cuore). Classe 1989 e tanta voglia di scrivere. Laureata in Linguaggi dei Media presso l'Università del Sacro Cuore di Milano e specializzanda (!?) in Giornalismo e Cultura Editoriale presso l'Università di Parma. Avida lettrice di libri, sviluppa una certa dipendenza alla musica di ogni genere. È necessario prenderla a piccole dosi.

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