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“Tutta Casa, Letto e Chiesa” al Poliziano – Intervista a Valentina Lodovini

Tutta Casa, Letto e Chiesa va in scena al Teatro Poliziano di Montepulciano la sera del 10 Gennaio 2019, alle 21:15. L’interprete è Valentina Lodovini, la regia di Sandro Mabellini,…

Tutta Casa, Letto e Chiesa va in scena al Teatro Poliziano di Montepulciano la sera del 10 Gennaio 2019, alle 21:15. L’interprete è Valentina Lodovini, la regia di Sandro Mabellini, le musiche di Maria Antonietta.

Il 9 marzo 1973 cinque uomini armati obbligano Franca Rame a salire su un furgoncino. Viene prima seviziata, la feriscono con una lametta, le spengono sigarette addosso, poi la stuprano a turno per ore. L’ambientazione storica è quella dell’Italia in piena strategia della tensione; Dario Fo e Franca Rame sono artisti schierati: hanno fondato un gruppo di lavoro chiamato La Comune che si esibisce nei circoli ARCI e nelle case del Popolo, coordinano l’organizzazione Soccorso Rosso Militante, che fornisce supporti agli operai in lotta nelle fabbriche italiane e già nel 1962 si erano fatti cacciare dalla RAI per aver inserito nella scaletta di Canzonissima uno sketch giudicato eccessivamente polemico. Nel 1970 hanno portato in scena Morte Accidentale di un Anarchico, sposando apertamente la tesi dell’omicidio di Giuseppe Pinelli, per i fatti della notte del 15 dicembre 1969. Gli aggressori sono componenti di cellule organizzate neofasciste. L’azione si configurava come una vera e propria spedizione punitiva, per colpire la parte “debole” della coppia di “compagni”.

Dopo questo evento Franca Rame, con il marito Dario Fo, non si arrendono. Scrivono altri testi, molti dei quali decisamente impegnati, tra cui uno, supportato dal crescente movimento femminista e dalle conquiste civili. Si intitola Tutta Casa, Letto e Chiesa. È uno spettacolo focalizzato sulla condizione femminile, sulla servitù della donna, sulla condizione prostrabile e subalterna del femminile nel dominio fallico della cultura occidentale. Un testo che viene rappresentato per la prima volta nel 1977 alla Palazzina Liberty di Milano, ma che nel 2019, invece di mostrare la sua senescenza, si accende di fuoco nuovo, preme le dita contro argomenti che ancora creano disturbo politico, ancora svelano inadeguatezze e problematiche di genere (e pure sessuali) malauguratamente presenti nel tempo presente.

A portarlo in scena oggi è Valentina Lodovini, uno dei volti più noti – e più belli – del panorama teatrale e cinematografico italiano. Passerà anche al Teatro Poliziano giovedì 10 gennaio. Le abbiamo fatto alcune domande.

LaV: Portando in scena un testo interpretato da una gigante del teatro come Franca Rame, hai mai sentito il peso della responsabilità di interpretare le parti di Tutta casa, letto e chiesa?

Valentina Lodovini: No. Questa paranoia non me la faccio. C’ho pensato all’inizio però ogni sera quando sono in scena penso solo al mio pubblico e basta.

LaV: Tra i vari commenti allo spettacolo, ovviamente in maggioranza positivi, c’è anche qualcuno che allude al fatto che tu parli di una sofferenza femminile dalla “posizione privilegiata di sex symbol”: ecco che cosa risponderesti a questa velata accusa?

Valentina Lodovini: Diciamo pure che anche Franca Rame era una sex symbol. Sinceramente questo tipo di pensieri mi spiazzano. Il discorso è proprio limitante. La mia testa non funziona così: io non ho pregiudizi, non ho mai fatto distinzioni tra bello e brutto, non percepisco questa difficoltà. Forse  in Italia se fai questo mestiere e sei bella dai fastidio. Negli altri paesi non è così. La bellezza si apprezza e basta. Noi, in fondo, siamo alla ricerca della bellezza sempre, chiunque di noi, anche semplicemente nella scelta del ristorante in cui andare a cena. Ricerchiamo costantemente il bello. Soltanto in Italia si fanno questi problemi, forse perché siamo abituati alla bellezza, visto che cresciamo in mezzo all’arte… ma io, ecco, me ne sono sempre fregata. Chiariamo: nello spettacolo sono in sottoveste perché i quattro personaggi che interpreto, all’interno del testo, sono in sottoveste: una fa sesso, un’altra si è appena svegliata, un’altra lo dice proprio «sono in déshabillé», sicché è una questione di coerenza con quello che si racconta e che si rappresenta. Sarebbe stupido far alzare una da letto con la tuta da sci, no? … vabbè poi magari mi stava bene pure la tuta da sci e quindi avrebbero avuto lo stesso da ridire… comunque questi discorsi lasciano il tempo che trovano: il mio mestiere è altro. Sono lusingata del fatto che piaccia. In ogni caso, se qualcuno pensa che per essere brava devi essere brutta forse il problema è loro.

LaV: Se si leggono commenti sui social, specie in relazione ai recenti fatti legati al movimento #metoo, l’umanità media in Italia è abbastanza sconfortante: rancorosa, cinica, portatrice d’odio, aggressiva, sessuofobica, violentemente patriarcale: il teatro – specie quando è teatro civile, engagé – è uno strumento di analisi. Serve a sondare i sentori del pubblico vivo, ché forse i commenti online distorcono. Come ti sembra abbia risposto finora il pubblico vivo, di fronte a queste tematiche?

Valentina Lodovini: In molti modi diversi. Nel pubblico teatrale c’è di tutto. C’è da una parte un’intelligenza viva, preziosissima, straordinaria, che risponde bene, e c’è dall’altra una chiusura mentale, purtroppo, molto meno brillante. C’è tutto quello che esiste nel paese reale. È un testo che tira fuori le cose, è inattaccabile. Ha dentro anche la commedia, fa ridere e fa riflettere, stimola il pubblico a reagire in modi diversi e confrontare le emozioni. C’è quindi una scissione ogni sera.

LaV: Ti sei diplomata al centro sperimentale di cinematografia di Roma. Hai modulato le pratiche rappresentative per la camera, e quindi per il cinema: questa cosa ti ha condizionata in qualche modo nella recitazione praticata su un palco scenico, di fronte a un pubblico presente?

Valentina Lodovini: No. Anzitutto io ho fatto un’accademia di teatro prima di fare il CSC. Comunque il Centro lavora a trecentosessanta gradi sulla formazione degli attori. È un po’ ingannevole, un po’ riduttivo, pensare che il Centro lavori solo sul cinema. Dura tre anni e mezzo e fornisce tutti gli strumenti per fare al meglio questo mestiere. Io so adeguarmi a tutti i tipi di linguaggio, conosco le regole – poi magari decido di romperle – però il mio mestiere lo so fare molto bene, se mi chiedono di declamare dei versi li declamo. Nulla è lasciato al caso. Anche in questo spettacolo qua c’è una precisa scelta mia, solo mia, di recitazione e di interpretazione. Può piacere o non piacere, però è stata una scelta. C’è una scelta ben precisa sia sul linguaggio usato, sia con la distanza che viene posta tra me e Franca Rame. Nulla è lasciato al caso. Per me non c’è differenza tra cinema e teatro, si tratta solo di come si sceglie di sfruttare il mestiere.

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Questa settimana al cinema – Dal 12 al 18 Marzo

Tra Madame Bovary, lottatori olimpionici, cyber terroristi, donne invisibili e fiabe immortali, scoprite con noi quali sono i nuovi film in programmazione nei cinema della Valdichiana. Foxcatcher Genere: Drammatico, Sportivo,…

Tra Madame Bovary, lottatori olimpionici, cyber terroristi, donne invisibili e fiabe immortali, scoprite con noi quali sono i nuovi film in programmazione nei cinema della Valdichiana.

Foxcatcher
Genere: Drammatico, Sportivo, Biografico
Durata: 134 min.
Cinque nomination agli Oscar, tra cui Miglior regista, attore protagonista e sceneggiatura, nonché Palma d’Oro al Festival di Cannes al regista Bennett Miller (Moneyball – l’arte di vincere), molti sono i premi aggiudicatisi da questo straordinario film. La pellicola tratta di una tragica storia vera ambientata nel mondo della lotta libera nella metà degli anni ’80. In primo piano il rapporto tra Mark Shultz, Channing Tatum, medaglia d’oro alle olimpiadi e dal miliardario John Du Pont, interpretato da uno straordinario e trasformato dal make-up Steve Carrell. Tra i due nasce una pericolosa relazione che va oltre il semplice rapporto mentore-pupillo, sia l’uno, alla ricerca della figura paterna, che l’altro che vede l’atleta come un figlio, si spingeranno oltre i limiti trascinando poi l’intero rapporto nella tragedia.

 

Blackhat
Genere: Drammatico, Azione, Thriller
Durata: 133 min.
Cosa succede quando in un mondo sempre più interconnesso una serie di attacchi messi a segno da cyber terroristi minacciano il mondo intero? In questo thriller diretto da Michael Mann, regista di Nemico Pubblico e L’ultimo dei Moicani, vediamo Chris Hemsworth, che ha raggiunto la celebrità grazie a Thor, vestire i panni di Nicholas Hathaway, un ex hacker in carcere, collaborare con i servizi segreti per sventare la pericolosissima rete di cyber criminali, inseguendoli da Los Angeles ad Hong Kong.

 

Cenerentola
Genere: Drammatico, avventura, fantastico, sentimentale
Durata: 112 min.
Ennesimo riadattamento della celebre fiaba popolare diretto questa volta dal regista di Belfast, Kenneth Branagh ( Thor, Iron Man 2 e Jack Ryan). In questo lungometraggio, nel suo debutto sul grande schermo, vedremo Lily James, Lady Rose in Downton Abbey, vestire i panni della protagonista. Tra i tanti attori famosi che hanno partecipato alla realizzazione di questo film della Disney possiamo apprezzare: Richard Madden, nel ruolo di Principe Azzurro, Cate Blanchett, in quello della matrigna Lady Tremaine ed Helena Bonham Carter a vestire i panni della fata madrina.

 

Ma che bella sorpresa
Genere: Commedia
Durata: 91 min.
Quarta prova alla regia per Alessandro Genovesi, dopo La peggior settimana della mia vita, Il peggior Natale della mia vita e Soap Opera, che con questa commedia racconta la storia di Guido, Claudio Bisio, professore di Napoli che dopo essere lasciato dalla fidanzata, crolla emotivamente e mentalmente. Vedendolo in crisi il suo miglior amico Paolo, interpretato da Frank Matano, convoca addirittura i genitori di Guido (Rentato Pozzetto e Ornella Vanoni). Tutto sembra cambiare quando bussa alla sua porta la bellissima vicina Silvia (Chiara Baschetti) che s’innamora subito di lui. Silvia è giovane, molto attraente, ha i suoi stessi interessi e passioni, una donna praticamente perfetta, forse troppo perfetta.

 

Gemma Bovery
Genere: Commedia, Sentimentale, Drammatico
Durata: 99 min.
Siamo in una tranquilla cittadina della Normandia, dove la vita di un panettiere Martin Joubert, Fabrice Luchini, viene stravolta quando arriva una giovane coppia inglese, i Bovery. Appassionato del famoso romanzo di Flaubert, Madame Bovary, Martin trova subito una netta somiglianza tra la bellissima Gemma Bovery (Gemma Arteton) e la sua eroina, finendo per seguirla nelle sue vicende amorose che sembrano proprio ispirarsi al celebre romanzo di Flaubert.

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