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Tag: teatro verdi

Il lungometraggio di Sabina Guzzanti a Monte San Savino

Giovedì 23 ottobre 2014 Monte San Savino apre il proprio teatro/cinema alla città e invita all’appuntamento con la storia. Una storia cittadina, innanzitutto, con l’inaugurazione ufficiale del rinnovato impianto digitale…

Giovedì 23 ottobre 2014 Monte San Savino apre il proprio teatro/cinema alla città e invita all’appuntamento con la storia.

Una storia cittadina, innanzitutto, con l’inaugurazione ufficiale del rinnovato impianto digitale di proiezione cinematografica. Una storia italiana, contemporanea quanto problematica, con la proiezione alle ore 21:15 dell’ultimo lungometraggio di Sabina Guzzanti, “La Trattativa”.

A stimolare il dibattito sulla funzione del cinema in un territorio, specchio di una nazione, sarà la presenza in platea della stessa Sabina Guzzanti. L’artista, impegnata nella promozione del film in tutt’Italia, introdurrà “La Trattativa” e si tratterrà a fine proiezione in un incontro con il pubblico del Teatro Verdi. Moderatore dell’incontro sarà, per l’occasione, il giornalista Marco Caneschi.

“La trattativa” è il racconto, tra finzione e documentario, degli episodi più rilevanti della vicenda nota come trattativa stato mafia. Una tra le sequenze più intricate della nostra storia recente, politica, giudiziaria e non solo, trasformata in un racconto appassionante proprio per la “passione” che lega comuni cittadini nell’approfondire vicende della storia del proprio paese nascoste, travisate, negate. Opera impegnativa capace di sposare con sapienza la finzione scenica, basata su verbali e testimonianze, al documentario votato a raggiungere quella frazione del reale che la finzione non riesce a toccare.

Opera necessaria, come racconta Sabina Guzzanti:

“Nei quattro anni che sono stati necessari per girare questo film, il processo sulla trattativa è stato nel tempo, popolarissimo, bistrattato, credibile, sputtanato, centrale, marginale, appassionante, indifferente. Le procure di Firenze, Caltanissetta e Palermo che da venti anni indagano sulle stragi, ci hanno messo a disposizione molti strumenti per una ricostruzione storica che altrimenti sarebbe stata impossibile. Ma sono strumenti utili solo se qualcuno li utilizza. E visto che nelle istituzioni queste inchieste sono osteggiate e sabotate, visto che in questa storia chiunque abbia provato a dire la verità ha fatto una bruttissima fine, mi è sembrato importante, per quel poco che posso, dare un contributo per allargare la consapevolezza attorno a questi temi”.

La proiezione de “La Trattativa”, realizzata dal Comune di Monte San Savino in collaborazione con Officine della Cultura e in programma, oltre a giovedì 23, anche per sabato 25 alle ore 21:40 e domenica 26 alle ore 17:30, intende non solo festeggiare l’investimento dell’amministrazione comunale che ha condotto il Teatro Verdi nell’era della proiezione digitale, ma inaugurare un vero e proprio ciclo dedicato alla filmografia italiana, con appuntamenti cinematografici che, nell’ottica del gioiello teatrale di Monte San Savino, siano delle occasioni d’incontro e dialogo con i protagonisti del cinema d’autore, al di là della consueta programmazione legata a film di richiamo.

A tal proposito il Teatro Verdi non rinuncerà anche per il fine settimana alla classica programmazione dedicata alle famiglie e al pubblico giovanile con la programmazione di “Boxtrolls – Le scatole magiche”, una divertente commedia d’animazione in stop-motion diretta da Graham Annable e Anthony Stacchi e basata sul libro per bambini “Here Be Monsters” di Alan Snow. Orario delle proiezioni: sabato 25 alle ore 16:30 e domenica 26 alle ore 15:00.

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Eventi: 28.a Giornata Salvadoriana e MANDRAGOLA SI CHIAMA

28.a Giornata Salvadoriana Il Centro Studi e Documentazione ‘Giulio Salvadori’ e la Parrocchia dei Santi Egidio e Savino, con il patrocinio del comune di Monte San Savino, propongono nei giorni…

28.a Giornata Salvadoriana

Il Centro Studi e Documentazione ‘Giulio Salvadori’ e la Parrocchia dei Santi Egidio e Savino, con il patrocinio del comune di Monte San Savino, propongono nei giorni di domenica 12 ottobre e sabato 18 ottobre la 28.a Giornata Salvadoria, due momenti per ricordare questa figura straordinaria di intellettuale ed educatore cattolico. Il primo appuntamento è per domenica 12 ottobre, alle ore 11.00 nella Chiesa di Sant’Agostino dove verrà celebrata una Santa Messa in ricordo di Giulio Salvadori, mentre sabato 18 ottobre nella Chiesa di Sant’Agostino, alle ore 17.00, si terrà l’esecuzione dei brani vincitori del I° concorso di Composizione e di altri brani musicali su testi di Giulio Salvadori, cori: ‘Andrea Lippi’, ‘Lux Harmonica’, ‘Piccole note’, premiazione dei vincitori del concorso. La manifestazione è un’occasione offerta a tutti per conoscere ed incontrare un uomo la cui esperienza ha molto da testimoniarci ancora oggi.

MANDRAGOLA SI CHIAMA, al Teatro Verdi

Dopo aver tradotto in ‘lingua chianina’ Aristofane e Shakespeare, Goldoni e Pirandello, Ruzante e Eduardo, e averli portati tutti in ‘quel di Montagnano’ per il tradizionale Festival Internazionale Il Giogo, noi del Teatro Popolare abbiamo avuto il coraggio, o l’incredibile faccia tosta, di spostare il capolavoro di Machiavelli dalla Firenze dei Medici al Borghetto e dal ‘500 al 9 aprile 1945 – esordisce Giulio Vignoli, regista de ‘Mandragola si chiama’, in programma venerdì 17 ottobre, alle ore 21.30 al Teatro Verdi – qui da noi ci sono ancora gl’inglesi, che hanno il loro comando a Monte San Savino e proprio quel giorno, dopo mesi della stasi invernale, riprende l’offensiva Alleata contro i tedeschi asserragliati sulla Linea Gotica, l’offensiva che porterà alla fine della guerra, al 25 Aprile, alla Liberazione.

Un appuntamento da non perdere quello in programma al teatro savinese venerdì prossimo con sul gli ‘attori’ di casa nostra: Edoardo Manneschi, Enrico Roncucci, Delvina Basagni, Ugo Enrichetti, Letizia Bernardini, Loris Foianesi, Luigina Cresti, Patrizia Roggiolani; tencici di scena Vasco Basagni, Alvaro Nardi e Vladimiro Torresi; luci di Damine Salis; adattamento e regia di Giulio Vignoli.

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“Tale Madre, Tale figlia”. Intervista ad Amanda Sandrelli

“Tale madre, tale figlia”, scritto e diretto da Laura Ferri, è uno spettacolo contemporaneo, una commedia con un linguaggio leggero, divertente ma che scivola in maniera sottile verso profondità oscure….

“Tale madre, tale figlia”, scritto e diretto da Laura Ferri, è uno spettacolo contemporaneo, una commedia con un linguaggio leggero, divertente ma che scivola in maniera sottile verso profondità oscure. Le protagoniste delle spettacolo un’attrice amata per le sue doti e il suo carattere, Amanda Sandrelli e una giovane voce del panorama teatrale, Elena Ferri. Al centro della storia una madre e una figlia che si preparano a condividere paure, sogni, ansie e aspettative. La scenografia, un bagno di una casa come tante e lo specchio, quell’oggetto che svolge un ruolo importante che ci fa conoscere come le altre persone ci vedono, dove il guardarsi e lo rispecchiarsi può portare ad una costante competizione tra generi.

La Valdichiana ha incontrato, durante la presentazione ufficiale dello spettacolo, poco meno di un anno fa a Monte San Savino, la regista Laura Forti e le due protagoniste Amanda Sandrelli ed Elena Ferri,  che ci hanno raccontato come è nato lo spettacolo, il debutto per Elena e il rapporto con madre per Amanda Sandrelli.

Laura Forti, di cosa parla questo spettacolo?

“Dunque abbiamo un mamma di quarantacinque anni e una figlia di tredici che si sta affacciando all’adolescenza. Entrambe si trovano in un momento di grandi cambiamenti della loro vita, questi cambiamenti andranno a toccare anche l’emisfero sentimentale e da qui inizieranno una serie di conflitti, ma anche grande solidarietà femminile in un mondo dove le due protagoniste sentono la pressione di un meccanismo sempre di più a misura di uomo”.

Perché hai scelto un bagno come ambientazione?

“Ho scelto un bagno perché si cerca di lavorare sull’intimità delle donne, questa intimità però si staglia anche nei confronti di un esterno che è rappresentato dallo specchio. Un esterno con cui queste due donne avranno a che fare. Un esterno molto aggressivo dove regna la rivalità e dove i rapporti sono molto competitivi. Le donne, come gli uomini, posso essere competitive ma molto più cattive tra loro”.

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Laura Forti, regista, Elena Ferri, interprete di Camilla

Qual è il messaggio che vuoi dare con questo spettacolo?

“Se un rapporto madre e figlia, fosse un rapporto chiaro, si potrebbero confrontare con il mondo in maniera più empatica e tranquilla, ecco questo è il messaggio che vuole dare lo spettacolo. Perché è proprio nel rapporto tra madre e figlia che va ricercato quella fonte di amore che ci permette di essere individui completi senza rabbia e senza paura capaci di entrare in empatia con il prossimo. Inoltre devo aggiungere che in questo bagno non c’è l’acqua. L’acqua è un po’ il simbolo materno, e proprio per questo rapporto di contrastato tra le due, l’acqua si è imprigionata e si deve aspettare la giusta energia affinché l’acqua torni a fluire.”

Elena Ferri, tu interpreti Camilla, la figlia di tredici anni, quanto ti rappresenta questo ruolo?

“Con Camilla mi sono sentita subito emotivamente vicina. Mi ha aiutato a scoprire e farmi conoscere lati di me che non conoscevo, in qualche modo mi ha aiutato a crescere. Per me questo spettacolo è un’opportunità ed un piacere e quando mi sono trovata sullo stesso palco di Amanda ero molto preoccupata e molto emozionata allo stesso tempo. Devo dire che Amanda mi ha aiutata fin dal primo momento, mi ha messo a mio agio e non mi sono sentita inferiore a lei”.

Amanda, leggendo il testo di Laura, cosa hai pensato?

“E’ un testo molto denso. Appena l’ho letto mi è piaciuto subito e soprattutto mi è piaciuto il modo in cui Laura racconta il rapporto tra madre e figlia, un rapporto intimo, ma allo stesso tempo un rapporto che guarda verso il sociale e lo comprende, lo comprende e lo rielabora continuamente. È uno spettacolo non tanto politicamente corretto perché si parla anche di difetti femminili che non ci diciamo, ma forse sarebbe bene dirci per poi superarli. Non è uno spettacolo minimalista, è vero che siamo un bagno, nel luogo più semplice ed intimo della casa, però è un bagno molto strano, quasi simbolico, come tutto quello che accade fra mamma e figlia, ma allo stesso tempo anche molto realistico.”

Cosa ti è piaciuto del testo?

“E’ una commedia che ha tutto quello che mi piace, ha ritmo, è divertente però allo stesso tempo profonda, non è mai scontata e parla di tempi importanti perché il confronto non è solo tra madre e figlia, ma è anche fra generazioni, fra donne di età diverse, un confronto fra due donne con l’esterno e con tutto quello che la società gli impone”.

Tu che rapporto hai avuto con tua madre?

amanda 2Ride Amanda – “Non sono io di natura gelosa o invidiosa, non lo sono mai stata né con i miei fratelli e né con i miei fidanzati e questo mi ha fatto molto comodo perché avendo una mamma così bella e di successo credo che mi avrebbe fatto molto male esserlo.”

Perché hai deciso di fare il stesso lavoro di tua madre?

“Non ho scelto di fare il suo stesso lavoro perché sembrava di mettermi in una situazione rischiosa, ma mi ci sono trovata. Ho fatto “Non ci resta che piangere” due giorni dopo la maturità, non pensavo che fosse il mio lavoro, ho continuato a fare cinema, ma non pensavo fosse il mio lavoro, mi sono iscritta all’università pensando che il mio futuro era altrove, finché non sono arrivata a teatro e al secondo spettacolo ho capito che quello sarebbe stato il mio lavoro. Con grande piacere ovviamente.”

Che cosa ne pensi del teatro in Italia?

“Il teatro è ancora un luogo abbastanza artigianale, dove quello che semini raccogli. Non è l’evento lo specchietto per le allodole. Il teatro funziona solo una volta e se vuoi costruire un pubblico teatrale, devi fare attenzione alla qualità, devi scegliere persone che ti garantiscono un lavoro tale, perché il pubblico una volta uscito deve essere soddisfatto di quello che ha visto. È importante la qualità e la fidelizzazione, cosa che ormai è rarissima nel nostro Paese, si deve puntare sempre di più a questo requisito perché in Italia il teatro, in questo senso, ripaga, e molto”.

Cos’è che ti piace di più del tuo lavoro?

“La cosa più bella è sentire e vedere la gente che mi apprezza e continua a venirmi a vedere, come garanzia di uno spettacolo. Ecco, questo è quello che più mi gratifica di più del mio lavoro”.

Le Officine delle Cultura, con questo spettacolo e con tutta la Stagione Teatrale del Teatro Verdi di Monte San Savino, vuole riportare in piazza il ruolo dei social network e al teatro il compito di narrare l’incontro tra generazioni. Il teatro diventa così il luogo di questo incontro, dove tutti sono uguali e tutti riescono ancora a parlare la stessa lingua pur essendo diversi e con spettacolo credo che abbiano colpo nel segno.

“Tale madre, tale figlia” è in scena sabato 11 ottobre alle 21:00 al Teatro Verdi di Monte san Sanvino

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