La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: sport

Federico Buffa, raccontare lo sport e la vita

“Il Sudamerica è un luogo così diverso dalla Terra”. In Perù, ad esempio, un manipolo di 150 uomini spagnoli con 40 cavalli riuscì a sconfiggere un esercito di più di…

“Il Sudamerica è un luogo così diverso dalla Terra”.

In Perù, ad esempio, un manipolo di 150 uomini spagnoli con 40 cavalli riuscì a sconfiggere un esercito di più di 90mila uomini sparando quattro colpi di cannone. Qualche secolo più tardi, un altro pugno di soldati, il Sendero Luminoso, cercò di conquistarlo, dando ancora una volta l’impressione che poche persone potessero portarsi via “questo luogo così fragile, così incantato della terra”

In Argentina, invece, un pazzo completamente ubriaco riuscì a far gol al River Plate. Prima della partita – pantalones! – gli gridavano i suoi compagni, mentre cercava di togliersi i pantaloni. Ce li aveva sulla testa. Non a caso lo chiamavano René el Loco Houseman: talmente loco da fingere di essersi fatto male dopo aver segnato, solo per tornare a casa a smaltire la sbornia.

Oppure, sempre nella terra del Sol de Mayo, c’è la prima squadra ad essere stata sulla luna. Il presidente dell’Independiente tesserò Armstrong prima del lancio dell’Apollo 11, consegnandogli il gagliardetto del proprio club. “Se hai tempo, lancialo”. Armstrong lo fece. E nacque el equipo de la luna.

E poi c’è il Brasile, che ha partorito Pelé e Garrincha. Uno che ha segnato il suo millesimo gol al Maracanà, l’altro che fu più artista che calciatore: un funambolo che calpestava il gesso della linea laterale come per mantenere l’equilibrio sopra una fune, condannato a quella vita sempre in bilico tra il pallone e il precipizio dell’alcool.

‘El Loco’ Houseman, così pazzo che sembra dichiararsi a una donna nonostante la veneranda età

Quando Federico Buffa parla di Sudamerica, si illumina. È un fiume in piena, straripante. “Se in uno spettacolo ci sono io, ed ho voce in capitolo, è molto probabile che si parli di Sudamerica”. Su di lui, ammette, quel lembo di terra ha un effetto impressionante”.

E durante tutto lo spettacolo Il rigore che non c’era, andato in scena al Teatro Poliziano il 14 marzo scorso, questo suo amore per il Sudamerica si respira, già a partire dal titolo. Il rigore che non c’era è la vicenda argentina del rigore più lungo del mondo, quello assegnato da tal Herminio Silva nella partita tra Deportivo Belgrano e Estrella Polar e battuto una settimana dopo, perché la partita fu sospesa a causa della rissa scaturitasi dopo l’intrepido fischio del direttore di gara.

Lo spettacolo inizia e finisce con quel rigore, trasformato in espediente narrativo che gli permetterà di raccontare in medias res una miriade di storie, incalzato da uno strampalato speaker radiofonico interpretato da Marco Caronna, accompagnato dalla sapienza musicale di Alessandro Nidi e ispirato dall’angelica bellezza lunare di Jvonne Giò.

In questo intermezzo decameroniano, ovviamente, c’è tanto spazio per il Sudamerica. Perché questa terra abbia un tale ascendente su di lui, Federico se lo spiega in tre modi diversi.

“Chiedo allo speaker ‘Sei mai stato in Sudamerica?’ e lui mi risponde di sì, che c’è stato una volta e che gli è piaciuta. Ma poi lo incalzo, e finisco per spiegargli io perché gli è piaciuta. Ci sono tre cose da dire: la prima è che ogni cultura è una grande cultura, tutte sono grandi culture, ma nella latino-americana sembra che esista una capacità di indagare l’animo umano in modo completamente diverso dalle altre…”.

Un’affermazione che ricorda Orwell ne La fattoria degli animali, e che ci dona l’immagine di un popolo passionario ed estremamente sensibile, capace di scorgere e raccontare come nessuno la verità profonda che muove l’animo umano, attraverso la musica, lo sport, la letteratura. Non so di preciso cosa significhi “indagare l’animo umano”, ma Federico Buffa ogni volta che racconta una storia lo fa mettendo in primo piano proprio l’anima dei protagonisti: la corporeità dei vari personaggi si sgretola, lasciando trasparire l’ umana nudità nella sua interezza. È questo, ne sono sicuro, il motivo di tanto successo.

A metà dello spettacolo, addirittura, Buffa arriverà a dire che “solo un sudamericano può scrivere una canzone d’amore e di protesta”. Questa, forse, è la frase che identifica maggiormente il Sudamerica, ergendolo a cultura più “grande” delle altre.

“La seconda cosa da dire, è che in Sudamerica sangue e acqua tendono a confondersi. Sembra, addirittura, che in Sudamerica il sangue umano sia il miglior fertilizzante della terra…”.

Un chiaro riferimento alla storia passata e presente di una terra colonizzata, schiavizzata, sfruttata, che ha tentato di ribellarsi (il Perù, appunto, ne è esempio lampante). Una storia in cui il sangue sparso a fiotti ha fatto germogliare proprio quella sensibilità e quella passionalità che hanno i sudamericani nei confronti della vita.

“La terza ed ultima cosa, che ha un effetto impressionante su di me, è la leggenda che dice che quando l’aquila e il condor, uno simbolo dell’America del Nord e l’altro dell’America del Sud, torneranno a incontrarsi, i nativi americani riprenderanno il possesso delle loro terre”.

Nella visione profetica di Buffa, quasi nei panni di un aedo omerico, arriverà il giorno in cui tutto, in Sudamerica, tornerà come alle origini del mondo.

Nel rispondere alla mia breve domanda sul Sudamerica, si è palesato il Federico Buffa che fino a quel momento avevo ascoltato solamente attraverso il filtro dello schermo televisivo. Dal vivo, la sua voce ha la capacità di abbracciare le persone attorno a lui; la sua eccelsa proprietà di linguaggio gli permetterebbe di parlare all’infinito. Il tempo, sotto questo punto di vista, per lui diventa decisivo.

Proprio per questo, l’altra domanda che gli ho posto è stata riguardo il passaggio da radio-telecronista a narratore. Ciò che differenzia le due professioni, sostanzialmente, è proprio il tempo che si ha a disposizione per raccontare.

“Dovreste chiederlo al laureando, Flavio Tranquillo, lui saprebbe sicuramente illustrarvi al meglio il mondo della cronaca e della narrazione. Una telecronaca, con lui, ti forma davvero. Lui avrebbe sicuramente detto, però, che i due mondi si intersecano sempre, che già in una telecronaca esiste la narrazione. Mentre commentavamo le partite di NBA, avevamo il materiale per poterne raccontare tre. Quando lui riteneva fosse il momento, magari la partita era già avviata verso un risultato scontato, mi faceva un cenno con la mano tipo ‘dai, su, è il tuo momento’. E io partivo a raccontare storie dentro la storia. C’erano delle mini-narrazioni all’interno del match che potevano durare anche 2-3 minuti”.

Lo scarto tra telecronaca e servizi televisivi, tuttavia, non è poi così ampio. Per registrare le puntate di Storie di Coppa dei Campioni, l’ultima produzione Sky targata Federico Buffa, servono estenuanti giornate di riprese, che si condensano poi in un racconto di un quarto d’ora. “Per registrare una puntata servono 7-8 ore, quasi tutte in piedi, perché anche se fai bene una parte, il regista ti chiede sempre di registrarla un’altra volta, altre due volte. E, visto che questi sono prodotti televisivi e quindi “eterni”, devono essere perfetti, e i tempi non sono dilatati”.

E, per farci capire quanto sia difficile poter narrare per intero una storia in televisione – SPOILER ALERT! –, ci racconta di Belodedici, libero della Steaua Bucarest campione d’Europa nel 1986, scappato dalla Romania di Ceaușescu e approdato a Belgrado, nella Stella Rossa, con cui bisserà il successo in finale di Coppa dei Campioni quattro anni più tardi. “Questo qua, nel 1989, non aveva mai visto in vita sua una lattina di Coca-Cola. E niente, c’era la regista col cronometro puntato a 33 secondi di tempo, e non ho avuto modo di raccontarla!”.

Il teatro, invece, è diverso, e in uno spettacolo ai limiti dell’improvvisazione come Il rigore che non c’era Buffa ha maggiore autonomia. “Il regista mi dice sempre ‘Federico, in teatro c’è tempo!’. Dal mio punto di vista, quindi, è cambiato solo il contesto, e ovviamente il tempo a disposizione. Poter raccontare storie in un contesto teatrale mi ha permesso di prendermi i miei tempi”.

Belodedici alla Stella Rossa di Belgrado

Tempi che, dopo aver finito di raccontarci di Est Europa, Danubio e quant’altro, sono diventati strettissimi.

Così, quello che ha fatto per terminare l’intervista, salutarci e andare a preparare lo spettacolo, mi ha lasciato a bocca aperta. Non è stato irruento ma schietto, e allo stesso tempo delicato.

Tommaso, che era lì con me, ha chiesto a Federico Buffa come vive sul palco il parallelo tra la fisicità dei giocatori dell’NBA e gli attori di Hollywood. Lo ha guardato, e dopo avergli detto “Ma ti sembro un afroamericano? Non ho voglia di rispondere a questa domanda, ci sarebbe troppo da dire, e poi tu potresti essere il figlio del mio secondo matrimonio…”, ci ha sorpreso con l’ennesima storia.

“All’Autogrill di Fiorenzuola, sull’Autostrada del Sole, ci sono sempre dei ragazzi napoletani che vendono le calze. Ce n’è uno che, quando mi vede, mi fa ogni volta ‘Dotto! Vuje co’ quell’ucchj sembrate n’attore ammericano’… e con questa vi saluto. Grazie mille, siete stati gentilissimi!”.

Federico Buffa, con una specie di bacchetta magica, rende entusiasmante anche l’incontro con un paio di venditori ambulanti. Non potevo che aspettarmi, infatti, di rimanere con gli occhi incollati sul palco per più di un’ora e mezzo, a guardarlo destreggiarsi tra luna e politica, tra Sudamerica e palla a spicchi, tra una narrazione e l’altra.

Che poi, se sia vero o meno che a Fiorenzuola vendano le calze, è importante davvero?

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Il cuore oltre il traguardo: intervista a Chiara Bazzoni

La notizia è di pochi giorni fa: la staffetta “in rosa” dell’atletica italiana, 17 anni dopo l’ultima volta, è tornata sul podio di una competizione europea indoor. Agli Europei di…

La notizia è di pochi giorni fa: la staffetta “in rosa” dell’atletica italiana, 17 anni dopo l’ultima volta, è tornata sul podio di una competizione europea indoor. Agli Europei di Glasgow, la 4x400m tricolore ha conquistato la medaglia di bronzo, dietro a Gran Bretagna e Polonia.

Tra le quattro staffettiste, a inorgoglire la Toscana ma soprattutto la Valdichiana, c’è Chiara Bazzoni, che alla soglia dei 35 anni continua ancora a stupire e a portare a casa grandissimi risultati: se si conta anche il bronzo degli Europei di Barcellona 2010, infatti, fanno due medaglie in meno di un mese.

Lo capisco, detto così non è chiarissimo come concetto.

Ma nove anni fa c’era ancora Chiara a rappresentare l’Italia in terra spagnola, nella 4x400m vinta dalla Russia in cui le italiane arrivarono in quarta posizione. La tardiva squalifica della Russia, però, giunta ad inizio 2019, ha permesso l’assegnazione del terzo posto proprio alle azzurre, che nove anni dopo hanno potuto mettere al collo la medaglia che si meritavano.

Chiara Bazzoni rappresenta una delle eccellenze dell’atletica in Italia, ma i risultati raggiunti finora dalla bettollina (e ci tiene a sottolinearlo) sono il frutto di una storia sportiva iniziata circa venticinque anni fa. Un tempo lontano, in un luogo a noi vicinissimo, Torrita di Siena. Così, abbiamo deciso di intervistarla, tra passato, presente e futuro; tra risultati ottenuti, infortuni e voglia di continuare a vincere.

Allora, come direbbe lo starter prima dello sparo: on your marks. Ai vostri posti. Get set. Mettetevi comodi.

Partenza dai blocchi – Gli inizi

In Italia, l’atletica è uno sport con una risonanza mediatica estremamente bassa. I picchi di interesse si registrano durante le Olimpiadi, come è ovvio che sia, ma prima e dopo di esse è come se ci si dimenticasse che esiste ancora chi corre, chi salta in alto, chi lancia pesi. Appassionarsi ad una disciplina così “di nicchia”, quindi, non è cosa da poco, soprattutto in una realtà come la Valdichiana, in cui non esistono strutture all’avanguardia per allenarsi con continuità. Chiara, in effetti, aveva iniziato col nuoto, come un po’ tutti quando siamo piccoli, col mito portato avanti dalle mamme dello “sport completo”.

In famiglia, però, Chiara aveva già sentito parlare di atletica, da suo cugino Nicola, ostacolista. Bastarono un paio di volte, a bordo campo a vederlo allenarsi, per capire che quello sarebbe stato il suo sport, senza sapere che pian piano si sarebbe trasformato in vita.

“Ho iniziato a praticare questo sport a 10 anni, poiché lo praticava mio cugino Nicola Bernardini, cinque anni più grande di me. A spronarmi fu anche mio zio, che mi diceva sempre che essendo una spilungona, oltre che molto magra e con le gambe lunghe, avrei potuto arrivare lontano! Così, di settimana in settimana, ho iniziato ad andare al campo di Torrita di Siena, che in zona, fino a poco tempo fa, era la pista più vicino a casa, essendo io di Bettolle. La passione è nata giorno dopo giorno, fino a diventare quello che è ora: vita. Sono passati venticinque anni, quasi il triplo di quelli senza aver fatto atletica, ma sembra ieri. Faccio fatica a pensare a come è cambiato tutto, in questo tempo: come da andare in pista una volta alla settimana o, a volte, anche una al mese, sia passata ad andarcene due al giorno”.

Merito del tartan di Torrita di Siena – “devo tutto a questa struttura” -, che ha permesso a Chiara di allenarsi sempre più costantemente, a due passi da casa. A quel tempo, infatti, l’atletica stava diventando qualcosa di più di un semplice passatempo, in concomitanza però con l’età dell’adolescenza, che mette di fronte ad ognuno di noi gli anni più delicati della scuola e il giovanile istinto di divertirsi insieme ai propri amici. Chiara, infatti, ammette che quello è stato il periodo più difficile della sua carriera.

“Tra i 14 e i 18 anni ho dovuto impegnarmi tantissimo per conciliare gli impegni sportivi con quelli scolastici, ma anche con le amicizie. Mi piaceva andare bene a scuola, per questo ci sono stati giorni in cui non uscivo o mi svegliavo prestissimo la mattina. Inoltre, in una realtà piccola come la mia, non ho trovato altre ragazze, coetanee, con le mie stesse necessità e i miei bisogni: solo io facevo questa vita, e non è stato semplice essere da sola. Dico questo perché, magari, nelle città ci sono più giovani e più femmine che praticano atletica, ed è più facile creare amicizie con gli stessi interessi. Poi ai tempi non c’erano agevolazioni per i giovani atleti, infatti i miei non erano contenti di farmi uscire un’ora prima da scuola per una gara”.

Primo rettilineo – L’atletica a tempo pieno

In una gara dei 400m, dopo essere partiti praticamente già in curva, ci si tuffa nel primo rettilineo, in cui vengono fuori i valori che vanno oltre la corsia di partenza.

Il vero rettilineo della vita da atleta di Chiara è iniziato nel 2006, con il reclutamento da parte dell’Esercito. Rettilineo inteso però non come percorso facile, ma come stile di vita: da quell’anno, Chiara ha potuto dedicare anima e corpo interamente all’atletica. “Faccio parte del Gruppo sportivo dell’Esercito da ben 13 anni, ed è proprio grazie al loro supporto se io posso essere ancora qui oggi a fare quello che più mi piace e meno mi pesa”.

È nel 2008 che Chiara ha esordito con la Nazionale, alla Coppa Europa di Annecy, e solo due anni più tardi è arrivato forse il risultato più bello della sua storia, e torniamo un’altra volta a Barcellona.

“Sono diventata per la prima volta primatista italiana della 4x400m nel 2010 agli europei di Barcellona, sfiorando il podio, e da lì è iniziata la mia carriera importante. La medaglia è arrivata con nove anni di ritardo, ed è ancora vivo il ricordo di quel primato”.

Da quel momento, Chiara ha iniziato a infoltire il suo palmarès con grandissime prestazioni, andando anche ad infrangere il record nazionale indoor della 4x400m per ben due volte, prima a Sopot in Polonia e poi, nel 2018, a Birmingham (3’31”55). In tutto questo tempo, la forza di Chiara è stata la determinazione e la voglia di non mollare mai, nemmeno di fronte a difficoltà apparentemente insuperabili.

“Non ho mai pensato di mollare, anche se l’infortunio al menisco dello scorso maggio mi ha messo a dura prova. Doveva essere un recupero lampo, ma ci sono state complicazioni e tra tutto ho ricominciato a correre dopo quattro mesi. Però mi sono guardata da fuori, ero consapevole che davanti a me erano rimasti pochi anni di atletica, e così mi sono fatta forza. La carriera di un atleta è legata molto all’età, non potevo arrendermi”. E infatti, Glasgow è stato il coronamento di questa scelta coraggiosa.

Chiara deve moltissimo a chi le è sempre stata vicino. Quando si parla di sacrifici nella vita di uno sportivo, ci si dimentica che spesso chi li fa non è solo l’atleta, ma anche le persone che gravitano attorno.

“Sono devota a tutte le persone che mi hanno supportato ma soprattutto sopportato in questi anni. La serenità della vita che ti circonda si ripercuote su quella sportiva, perciò è fondamentale che famiglia e amici mi siano sempre stati vicini. Tutto questo va ad influire sulla tenuta mentale di uno sportivo, che a parità di qualità tecniche fa la differenza. Siamo soggetti pensanti, non robot, non conta solo l’allenamento fisico“.

Se si pensa alle persone vicine appunto, per Chiara è impossibile non citare la figura di Angela Fè. Insolitamente rispetto alla norma, Chiara è stata allenata per più di vent’anni dalla stessa allenatrice, prova di grande stima reciproca e di sconfinata competenza.

“Oltre a essere un’ottima allenatrice, che ha avuto la capacità di non sfruttarmi in età giovanile e permettermi così di avere una lunga carriera, è stata per me come una seconda mamma, un’educatrice. Se non ero a casa, ero in pista con lei. Ogni anno ha cercato di dare un input diverso agli allenamenti affinché sia mente che fisico non si abituassero mai agli stessi metodi. Nel 2013 ha instaurato una collaborazione con il tecnico romano Vincenzo De Luca per apportare nuovi stimoli all’allenamento di un’atleta matura. Da tre stagioni a questa parte mi allena Alessandro Bracciali, altro suo atleta, e quindi prima mio compagno di allenamento e adesso allenatore”.

La curva – Londra 2012

Oltre la retorica del caso, l’Olimpiade è per un atleta il punto più alto a cui aspirare. La svolta della vita sportiva di Chiara, da grande atleta a campionessa, è arrivata proprio nel 2012, con la partecipazione ai Giochi olimpici di Londra“le Olimpiadi sono il sogno di ogni atleta e posso dire che è davvero così”. Ciò che è rimasto più impresso a Chiara di quell’esperienza è l’atmosfera surreale della cerimonia e l’aria di festa di tutta la capitale inglese.

“Quello che mi è rimasto delle Olimpiadi è più il contesto che altro. Il villaggio olimpico, la fiaccola, le cerimonie di apertura e chiusura: chi ha la fortuna di viverle in prima persona, capisce cosa c’è dietro a tutto il movimento olimpico. In quei giorni sembrava di vivere in una favola, più per tutto ciò che per la gara in sé, che se ci pensi non è così diversa da un Europeo o da un Mondiale”. In quell’occasione, la 4x400m si fermò in semifinale, ma Chiara ha un ricordo particolare del suo turno. “Ero prima frazionista ed ebbi la fortuna di partire in nona corsia, quella più esterna e quindi più vicina al pubblico. In Inghilterra non ci sono barriere, quindi ricordo benissimo quella sensazione di essere quasi “spinta” da quel focoso pubblico, che tifava tutti indistintamente. Sembrava di avere sempre il vento a favore, cosa impossibile in una gara come la mia. Merito di quella Londra: chi l’ha vista in quel periodo, festosa, frenetica e colorata, può capire cosa si respirava”.

Ma, come si dice di solito, è vero che l’importante non è vincere, ma partecipare?

“Il famoso motto di De Coubertin è la classica frase palliativa con la quale si è soliti consolare un atleta quando le cose non vanno. Ognuno di noi si schiera dietro i blocchi per vincere, a nessuno piace perdere, soprattutto se dietro a quella gara c’è stato tanto lavoro, fatica e tutto quello che lo sport professionistico richiede. Ma vincere in atletica non è sempre solo e soltanto tagliare per primi il traguardo. Io ritengo che i primi avversari siamo noi stessi, quindi a volte vincere significa anche migliorare il proprio tempo, o realizzare il minimo di partecipazione per un Mondiale o un Europeo. Allora, in quel caso, se proprio vogliamo, possiamo anche dire che l’importante era partecipare…”.

La spinta propulsiva di Londra ha portato Chiara alla doppietta ai Giochi del Mediterraneo di Mersin 2013, con il doppio oro nei 400m piani e nella staffetta. Negli anni, Chiara si è tolta tantissime soddisfazioni, nonostante si definisca una “perfezionista” – “ho il pregio, o forse difetto, di non essere mai contenta e andare sempre a cercare il pelo nell’uovo anche in quelle occasioni dove invece dovrei solo godermi il momento e festeggiare”.

Si riferisce specificatamente al 2016, e al bronzo conquistato agli Europei di Amsterdam.

“Forse l’unica cosa che non rifarei è andare a dormire il giorno della vittoria del bronzo europeo ad Amsterdam. Sarebbe durato di più, compresa la mia felicità. L’unico motivo per il quale tornerei indietro è per rivivere davvero tutto, per poter assaporare di più certe emozioni, sensazioni che poi non tornano più. Perché ho fatto sbagli, scelte da mangiarsi le mani, ma adesso mi rendo conto che senza quelle non sarei l’atleta che sono. Magari, in quel momento, una scelta diversa mi avrebbe ripagato diversamente, ma certamente senza gli errori che ho fatto non sarei qui oggi a provarci di nuovo…”.

Questo volersi sempre migliorare, questa ricerca delle minime imperfezioni, ha permesso a Chiara di affrontare le gare quasi sempre con la giusta mentalità. In una corsa, ciò che lo spettatore vede è solo l’ultima parte di un percorso tortuoso da affrontare meticolosamente. A partire dal riscaldamento.

“La gara è un insieme di innumerevoli fattori, difficili da elencare. C’è il riscaldamento, in cui devi prepararti fisicamente allo sforzo, senza però gettare al vento tutte le energie nervose che hai accumulato nei giorni precedenti alla gara. C’è il momento in cui ci si avvicina ai blocchi, forse il più intenso a livello emotivo. Ci sono gare in cui ho sbagliato una cosa, in altre non sono riuscita a trovare la concentrazione; come ho detto prima, nell’atletica, il nostro primo avversario siamo noi stessi”.

Finale – Futuro

A 35 anni, inevitabilmente, un atleta è nella fase finale della sua carriera. Uscito dalla curva, vede il traguardo, e affonda gli ultimi passi sul tartan. Sono forse i passi più intensi, prima che la corsa si spenga in quello scoordinato agitare di braccia dopo l’arrivo, quando i muscoli improvvisamente si rilassano. Chiara sa di essere a questo punto della sua vita sportiva, ed è per questo che non vuole lasciare nulla di intentato.

“Nonostante gli anni c’è ancora qualche obiettivo da provare a raggiungere, con la differenza che quando ero più giovane mi ponevo obiettivi a lungo termine, mentre oggi mi pongo obiettivi più vicini e viaggio giorno dopo giorno, passo dopo passo”.

Quali obiettivi, Chiara non lo dice. “Noi atleti siamo un po’ scaramantici, sai!”.

Uno, possiamo scommetterci, era sicuramente quello del podio di Glasgow, realizzato pochi giorni dopo averci risposto a tutte queste domande. Siamo stati provvidenziali, anche se di certo i suoi successi non li deve a noi. Li deve a sé stessa. Li deve a quello sport che, col passare degli anni, è diventato vita.

“All’atletica devo molto, se non quasi tutto di quello che è il mio carattere oggi. Non so se nel bene o nel male, non sta a me giudicare, ma ha tirato fuori delle caratteristiche che probabilmente non sarebbero mai uscite fuori. Mi ha forgiato, dato certezze e messo spesso di fronte a scelte importanti a qualsiasi età. Ha placato la mi ansia, mi ha dato la capacità di conoscermi meglio, mi ha spesso fatto fare introspezione. Mi ha cambiato la vita”.

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Luca Vanni, un “fuori corso” che ce l’ha fatta

La pressione sociale nei confronti degli studenti universitari è elevatissima, perché spendono tempo e denaro per qualcosa che non necessariamente (anzi, quasi mai) li realizzerà nel futuro. Per i “fuori…

La pressione sociale nei confronti degli studenti universitari è elevatissima, perché spendono tempo e denaro per qualcosa che non necessariamente (anzi, quasi mai) li realizzerà nel futuro. Per i “fuori corso”, bighelloni patentati o semplicemente duri come il coccio, la faccenda si fa ancora più complicata: il conseguimento della laurea si protrae nel tempo, e contemporaneamente si allontana sempre di più la possibilità di trovare un lavoro che sia frutto del lunghissimo percorso di studi.

A fare da cornice alla durissima vita del laureando “fuori corso” ci sono i “vai a lavorare!” di mamma e babbo, le prese in giro degli amici, ma anche le preoccupazioni della nonna, che ti vede deperito per lo stress da esami e ti chiama continuamente per chiederti se hai mangiato.

Come sopravvivere a questo inferno?

Credo di averlo imparato dalla storia di Luca Vanni.

La partecipazione ai più importanti Slam mondiali vale come una laurea, conseguita però in tardissima età, se si considera la carriera di uno sportivo. Luca Vanni, per molto tempo, è stato un “fuori corso” del tennis, combattuto tra la passione per il tennis e la paura di pesare troppo sulle casse dei genitori, tra il suo sogno e il mobilificio di famiglia.

Calma, dedizione e pazienza, anche quando le classifiche parlavano chiaro e lui, già grandicello, era 4.3 – “il livello più infimo del tennis”: sono virtù che gli ho letto sul volto, appena è sceso dalla macchina per fare quest’intervista. In un insolito giorno innevato, col rischio di non potersi incontrare e di rinviare a chissà quando l’appuntamento, Luca si è fermato a Sinalunga per farsi tempestare di domande.

In 5 set.

1° set: Luca Vanni vs Ginocchio

Il match è iniziato sul tavolino più appartato dello Scuro, la casa del caffè sinalunghese, e Luca si è accaparrato subito l’unica sedia alta, mentre a me e Valentina sono toccati gli sgabellini. Come primo servizio, direi subito un ace meritato: non l’ha fatto per comodità, ma perché è impossibile mettersi a sedere su quelle seggioline per uno che è soprannominato il “Gigante del tennis”. Centonovantotto centimetri, roba che mentre gli parlavo sembravo un bambino che recita la poesia davanti a Babbo Natale.

Abbiamo iniziato con le note dolenti non perché sono un infame, ma perché di solito ci si presenta chiedendosi “come va?”, e Luca è stato estremamente sincero a rispondermi diversamente dal solito “tutto bene!”. L’infortunio che tanto lo sta tormentando ormai da troppo tempo è una calcificazione al ginocchio destro, già operato.

“È un periodo così così sotto questo punto di vista, questo ginocchio mi fa tribolare parecchio”.

Che bella la calata aretina, il registratore non lo mette in soggezione.

“Ultimamente gioco fisso con il Voltaren, l’antidolorifico quello della pubblicità, e tra qualche mese mi prenderò del tempo per recuperare. D’altronde, non si tratta di una partita a settimana: se continuo a prendere le pasticche, ci sta che invece che al ginocchio mi operano al fegato!”. Di operazione, infatti, Luca non ne vuole sapere. “Anche i dottori la sconsigliano, mi sono già operato tre volte. Più che altro, essendo una calcificazione, ci sta che anche dopo un’operazione torni, se si tratta poi di un problema posturale. Adesso mi sto curando con delle onde d’urto – che dolore! – spero che facciano il loro dovere”.

Ginocchio fasciato completamente durante gli ultimi Australian Open

2° set: Luca Vanni vs Tempo

Speriamo davvero che tutto si risolva, anche perché l’età avanza e Luca ha già giocato fin troppo col tempo: primo torneo ATP e primo main draw di uno Slam nel 2015, alla soglia dei 30 anni. Ma la calma, la tranquillità, la pazienza di cui parlavo, si palesano proprio quando gli servo sul piattino del suo caffè macchiato il tema degli anni che passano.

“L’età? Solo una scusa, una chiacchiera da bar. Uno se la sente dentro, fuori non esiste”. Coi lineamenti da ventenne e il sorriso da ragazzo, Luca mette subito in chiaro che la sua carriera è ancora lunga. “Finché uno si sente bene non c’è carta d’identità che tenga. Quando mi chiedono se sono a fine carriera me la rido, per fortuna qualcuno mi ha capito. Un mio amico, ad esempio, vorrebbe che andassi da lui per raccontare ai ragazzi che allena la mia storia: un comune mortale che ce l’ha fatta, uno che da quarta categoria, il livello più infimo del tennis, è arrivato in alto. Aggiungo, grazie a spinte mie interne, senza aiuti dall’esterno”. Mette in mezzo anche la prospettiva “ganza” di scrivere un libro. “Sarebbe bello potermi raccontare non solo per le cose belle, ma anche per quelle negative che in un modo o nell’altro sono comunque fondamentali per crescere. Ma è presto, ancora ho voglia di aggiungere qualche capitolo “reale” alla mia carriera”.

E mentre penso che “cavolo, in un modo o nell’altro l’età inciderà nel tennis!”, Luca chiude con il suo rovescio a due mani il discorso.

“L’età incide solo per quanto riguarda il lavoro che fai. Ad un certo punto, il gioco deve valere la candela, parlo proprio a livello economico, in prospettiva futura”. Pendo dalle sue labbra che sputano sincerità e piccole imprecisioni grammaticali, sintomo che si trova a suo agio.

“Il tennis, infatti, è uno sport meritocratico: non è detto che uno a fine torneo si porti sempre il premio a casa, anzi…”.

3° set: Luca Vanni vs Australian Open

Anzi, proprio come dice lui, “la settimana del tennista termina quasi sempre con una sconfitta”.

E sta proprio in questo, secondo me, la crudeltà del tennis: l’emozione e la felicità di aver raggiunto un traguardo importantissimo spesso ti si strozzano in gola, perché un paio di giorni dopo magari esci sconfitto nel match successivo.

La sua recente esperienza agli Australian Open ne è l’amara conferma, e Luca non ha paura di dirlo, con simpatia e pochi peli sulla lingua. “Non ho mai vinto una partita in un tabellone principale. Quindi, alla fine, nonostante tutti i convenevoli del caso, dopo ave’ perso con Busta, me giravano i cojoni! Sono arrivato ad un punto in cui vorrei concretizzare il risultato…”.

Non deve essere facile, appunto, avere rimorsi dopo essere arrivati a giocarsela contro i migliori. Per questo gli ho chiesto quanto fosse importante la solidità mentale in uno sport diabolico come il tennis, che ti fa volare per poi schiantarti a terra nel giro di un secondo. “La testa conta infinitamente di più rispetto alla classe o alla tenuta fisica, e paradossalmente è la cosa che si vede di meno durante una partita. Il tennista può essere influenzato da una miriade di fattori: fusi orari, viaggi, qualità del cibo, clima, dolori, che però in campo non sono visibili. Che ne sa la gente alla TV che la sera prima hai litigato con la fidanzata? La mente deve essere brava a estraniarsi da tutti i problemi, perché alla fine i campi degli Slam sono grandi quanto quelli di Sinalunga”.

Proprio la testa ha fatto la differenza, secondo Luca, nella sconfitta contro il numero 23 al mondo Pablo Carreño Busta. Testa che poi, inevitabilmente, influenza anche tutte le altre qualità di un tennista. “Non dico che potevo fare di più, ma che mentalmente sono stato regressivo e non progressivo, pur essendo avanti di due set. In sostanza, dovevo essere più consapevole del momento, ed invece è lui che si è esaltato punto dopo punto: ha iniziato ad osare, a sbagliare anche di più, ma a giocarsi punti più importanti con determinazione e fiducia nei suoi mezzi. Ha preso campo, e alla lunga è venuta fuori anche la sua migliore condizione fisica, che ha fatto la differenza”.

Gli alzo una palla ghiottissima: “Perdere di pochissimo contro un 23 del mondo è brutto perché hai perso o bello perché era un giocatore forte?”.

Lui mi risponde con uno smash alla Sampras, suo idolo fin da piccolo. “Perdere contro Busta mi ha dato solo la consapevolezza che ancora non sono sazio”.

4° set: Luca Vanni vs Passato

So da dove viene tutta questa determinazione nel voler giocare ancora tanto, e rientrare magari nei primi cento al mondo. Viene proprio da quell’11 maggio 2015, quando il sito ufficiale dell’ATP, alla voce “top 100’s”, recitava “Luca Vanni” proprio alla centesima posizione. Quel 2015 è sicuramente l’anno di Luca Vanni, se non altro a livello di risultati raggiunti: main draw di Roland Garros e Wimbledon, Challenger vinto a Portoroz (Slovenia), vittoria contro Tomic nel tabellone principale del Master 1000 di Madrid, secondo posto all’ATP di San Paolo. E, ciliegina sulla torta, entrare nel circolo ristretto dei migliori cento giocatori nel mondo.

“La spinta per quel 2015 me l’ha data però il 2014, l’anno post-infortunio: avevo voglia di rimettermi in gioco seriamente, così da 850 sono passato a 150 al mondo grazie ad un’annata faticosissima, in cui ho giocato praticamente una partita ogni tre giorni”.

Luca non tradisce emozioni e non dà mai l’idea di volersi pavoneggiare.

“Poi, appunto, il 2015, in cui ho raggiunto i traguardi più importanti della mia carriera. Non ho un ricordo in particolare: l’emozione più bella è forse l’aver calpestato da giocatore i campi del Foro Italico, quelli che sognavo fin da piccolo, quando con il TC Sinalunga andai a Roma per vedere Sampras e Edberg. Sicuramente, ricorderò per sempre la finale persa con Cuevas a San Paolo, anche con un pizzico di rammarico per l’atteggiamento con cui entrai in campo. Si torna al discorso di prima sulla mentalità: all’inizio pensai di più a non fare brutta figura contro un 20 al mondo, pian piano incominciai a prendere coraggio ed infatti la partita è finita 7-6 al tie break del terzo set, dopo tre ore di partita. L’ho sognato anche stanotte”.

“Chi, Cuevas?”. Pensavo ad un’umanissima sete di vendetta. “No, macché. Sogno tutt’ora di calpestare un’altra volta un palcoscenico del genere. C’è la vita davanti, sono tranquillo”. Un dritto incrociato imprendibile, sulla linea, senza bisogno dell’hawk-eye.

5° set: Luca vs Francesca

Dalle interviste precedenti era venuto fuori un Luca legatissimo a Foiano, al posto in cui è nato e cresciuto, cosa insolita per professionisti itineranti come i tennisti. “Dopo due tre settimane inizio a soffrire la lontananza dall’Italia, devo tornare”. Ma non solo per il territorio, ovviamente.

Per i genitori, per la nonna, per Francesca.

Cerca di smorzare l’argomento, ma la pallina finisce sulla rete.

Qui ciò che prova si percepisce chiaramente. “Col tempo, come è giusto che sia, le priorità sono sempre maggiori: non che non sia importante rientrare nei primi 100 al mondo, ma nel senso che a 33 anni non conta solo il tennis. C’è la famiglia, la prospettiva magari di crearsene una propria. C’è Francesca, che mi rispetta ed ha imparato a convivere con me nonostante la lontananza e tutto quanto”.

Dopo aver chiuso il cerchio con Francesca, è arrivato il momento di lasciarci.

C’è stato il tempo, off record, di parlare anche di sponsor, social media, televisione, della sua ultima intervista a Sky.

Un atleta di questa caratura, un tennista che ha giocato sul verde naturale di Wimbledon, sul blu veloce degli Australian Open, che è stato numero 100 ATP, me lo immaginavo più frenetico, sempre di corsa. Invece, tutto il contrario.

Calma, dedizione e pazienza glie le leggevo sul volto. Aggiungo un pregio che manca a tantissimi professionisti: il rispetto. “Pieno rispetto per qualsiasi persona che mi trovo davanti, per chi è e ciò che fa”.

“La mia storia non è finita!”. 

Ci credo, ad occhi chiusi. Non sarà mai troppo tardi, per uno come Luca Vanni. Un “fuori corso” che ce l’ha fatta, e che – spero – tornerà presto a guardare tutti dall’alto.

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Ultras Torrita, una passione vera per il calcio e i suoi valori

A prima vista la vita di provincia può sembrare una condizione limitante, lontana com’è da tutte le opportunità e i luoghi di interesse che, al contrario, in città non mancano….

A prima vista la vita di provincia può sembrare una condizione limitante, lontana com’è da tutte le opportunità e i luoghi di interesse che, al contrario, in città non mancano. Ma, se si guarda bene, crescere in una realtà di poche migliaia di abitanti significa anche stabilire un forte legame con gli elementi che caratterizzano il luogo in cui si vive, verso il quale infine prevalgono affetto e senso di appartenenza.

Lo sanno bene i Briganti Arroganti, il gruppo di giovani torritesi che da quasi un anno accompagna la propria squadra di calcio lungo il calendario di sfide del girone F, nel campionato di prima categoria. Si tratta di una tifoseria organizzata composta da più di trenta persone, pronte a sostenere con grinta la squadra del paese in casa o in trasferta, come mai fino a ora è stato fatto nella storia di questa società sportiva.
Il debutto dei Briganti è avvenuto nell’ultima fase dello scorso campionato, durante i play-off, ma all’inizio della nuova stagione i ragazzi non si sono fatti cogliere impreparati. Armati di megafono, bandiere e striscioni, hanno ricominciato ad animare le tribune e a infoltire il pubblico delle partite.

«La squadra è molto legata alla sua tifoseria – racconta Niccolò, uno degli Ultras – e per tanti ormai sta diventando una consuetudine andare a vedere il Torrita. Il che è una novità, visto che tanti appassionati di calcio ormai trascorrono la domenica davanti al televisore per seguire la serie A e difficilmente si recano negli stadi comunali».

Così, in breve tempo, la presenza di questo nutrito gruppo di ragazzi e dell’entusiasmo con cui accompagna una squadra di prima categoria, si è fatta notare e ha attirato su di sé l’attenzione non solo delle altre società, ma anche della Lega Nazionale Dilettanti, che ha applicato alla condotta le misure disciplinari previste dalla giustizia sportiva. Ben due multe infatti sono state comminate alla società torritese per avere acceso dei fumogeni in occasione di due partite. Provvedimenti che i Briganti hanno accolto con molto disappunto.

«Il nostro obiettivo è quello di sostenere la squadra a nome di tutta la comunità: vorremmo essere riconosciuti per questo e non perché siamo quelli che prendono le multe» prosegue Giacomo, altro fiero tifoso del Torrita.

Inutile dire che quello dei Briganti è un gruppo ormai ben organizzato, come pure hanno riconosciuto le altre tifoserie che nelle settimane scorse hanno manifestato il proprio riconoscimento di stima e solidarietà alla squadra bianco-blu.
Dopotutto da parte degli Ultras c’è la volontà dichiarata di divertirsi e di dare una bella immagine del calcio torritese, non certo quella di mettere in difficoltà la società o rendere gli stadi dei luoghi poco sicuri. Anzi, i ragazzi ci tengono a precisare che le più grandi soddisfazioni finora raggiunte sono state l’aver creato un gruppo trasversale per fasce di età, ma allo stesso tempo molto affiatato, e il gemellaggio con la tifoseria della squadra di San Quirico.
E anche il presidente dell’US Torrita, Marcello Goracci, è dalla loro:

«Se fatto bene e con educazione, il tifo giova alla squadra e al calcio, soprattutto in un contesto dilettantistico come questo».

Non resta dunque che augurare al Torrita un buon proseguimento di campionato e ai Briganti Arroganti di cantare sempre più forte!

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UC Sinalunghese, la determinazione di credere in un sogno chiamato Serie D

10 giugno 2018: una data che sarà destinata a rimanere nella storia di Sinalunga e scritta in maniera indelebile nei cuori della Uc Sinalunghese. In questo giorno infatti, sul campo…

10 giugno 2018: una data che sarà destinata a rimanere nella storia di Sinalunga e scritta in maniera indelebile nei cuori della Uc Sinalunghese. In questo giorno infatti, sul campo della USD Classe di Ravenna la squadra di calcio di Sinalunga si è qualificata per una storica promozione nella Serie D nazionale. La promozione, per i ragazzi di Roberto Fani, è arrivata al termine di una stagione ricca di successi e soddisfazioni; dalla prossima stagione aumenteranno le sfide e il livello di competizione, ma adesso è il momento di festeggiare il meritato successo per tutta la squadra e gli appassionati tifosi.

Un territorio intero, che a distanza di giorni, sembra ancora incredulo dello storico risultato. Invece è tutto vero, a dimostrazione che quando si crede fortemente nei sogni questi si realizzano. Sogno di un’impresa storica di una società che proprio lo scorso anno ha compiuto 60 anni, in cui hanno creduto e scommesso generazioni di bambini, ragazzi e uomini che del 1957 ad oggi hanno indossato e indossano la maglia rossoblù.

La storia della Sinalughese parte proprio dal 1957 grazie a Gino Zanelli, suo fondatore e primo presidente fino al 1972. L’associazione è nata con l’intento di promuovere il calcio, i valori dello sport e l’importanza del lavoro di squadra, qualità che hanno contribuito a raggiungere la tanto agognata Serie D.

Dal 1957 ad oggi, molte le persone che hanno contribuito alla crescita della società, da Edgardo Parri a Salvadore Maudente, a Ezio Giannini che con l’allenatore Tognoni portò la squadra in promozione; Cosimo De Simone, Corrado Benocci, Carlo Caroni, l’indimenticato bomber Marco Bernacchia, Giomarelli, Spataro e poi ancora Leti, Lorenzini e Corbelli, fino ad arrivare agli ultimi dieci anni e all’arrivo del mister Roberto Fani, che grazie alla sua ambizione e determinazione  convinse dirigenti e società ad affidargli la squadra. Fani rimarrà alla Sinalughese per tre anni per poi approdare alla Sansovino, passati sei anni la storia si riapre: Fani torna a guidare la prima squadra rossoblù conquistando prima il campionato di promozione nella stagione 2008-2009,  poi quello di eccellenza, fino ad arrivare, storia recente, alla Serie D.

direttore generale Bruno Mugnai

“Da dieci anni siamo in eccellenza e abbiamo sempre ottenuto ottimi risultati. La nostra è una squadra costruita e programmata nel tempo con l’intento di affidare ruoli giusti ai giusti elementi. Proprio per questo motivo ci sono ragazzi che giocano con noi da quasi dieci anni, come Vasseur, Calveri e Fanetti. Nel tempo poi abbiamo sempre cercato di inserire giocatori nei ruoli che a nostro avviso esaltavano di più le loro capacità” – così il direttore generale Bruno Mugnai  e il responsabile Claudio Polvani mi raccontano come hanno costruito la squadra che rimarrà negli annali della società scritta a caratteri cubitali.

Arrivare nei primi posti, sia in classifica che in coppa, erano gli obiettivi da raggiungere per la squadra di Fani, che ha potuto contare su un’ottima squadra nonostante i limiti numerici e una rosa ristretta rispetto ad altre concorrenti. Ma l’ambizione e la determinazione a vincere ha permesso a Fani di gestire al meglio i propri giocatori ottenendo i risultati e conquistato un risultato tanto inatteso quanto sperato.

“Quello che ha funzionato più di tutto in questo gruppo è stata la compattezza e la coesione tra i ragazzi. Negli spogliatoi c’era e c’è rispetto reciproco, sia tra i ragazzi che sono insieme da più anni che tra i nuovi arrivati. Ed è questo alla base della nostra grande vittoria. I ragazzi hanno sempre creduto che questo gruppo poteva arrivare molto in alto, noi come società siamo stati loro molto vicini e tutto è venuto di conseguenza. Non ti nego che questi play-off ci hanno ‘galvanizzato’ e ci hanno dato la spinta per arrivare vittoriosi fino in fondo” – mi confidano Mugnai e Polvani, con gli occhi di chi sa che nella propria squadra non giocano semplici giocatori, ma ragazzi che incarnano i veri valori del calcio.

capitano Dario Calveri

Uno di questi ragazzi è proprio il capitano della squadra, Dario Calveri, che ancora incredulo, come i suoi compagni, mi racconta che le parole ‘Serie D’ suonano molto strane; ma è la realtà, essere riusciti a concretizzare il sogno di una società e di molte generazioni di giocatori che hanno militato nella compagine senese.

“Sono 9 anni che gioco a Sinalunga e insieme ai miei compagni abbiamo sempre pensato che l’eccellenza fosse la nostra dimensione, ma quando abbiamo cominciato a capire che con le nostre capacità e la nostra determinazione potevano riuscire a farci salire in Serie D, abbiamo dato il tutto per tutto e siamo riusciti a realizzare un sogno. Abbiamo capito tardi che potevamo arrivare in Serie D, ma l’importante è che questo traguardo sia stato raggiunto. Il nostro gruppo è formato da persone che si vogliono veramente bene, con valori che vanno aldilà della sport, questo ci ha permesso di vivere le situazioni in maniera migliore. Nel nostro gruppo prima viene il sentimento e non il valore economico, ed è stato questo a spingerci a lottare verso un’unica direzione” – mi spiega Dario.

La bella promozione della Sinalughese, arrivata proprio al fischio di inizio dei Mondiali Russia 2018 in cui per la prima volta, dopo 60 anni, la nostra nazionale non ci sarà, riaccende la voglia di credere nei valori dello sport e del calcio, di tornare a tifare la propria squadra del cuore e dare la possibilità a tanti bambini di poter tornare a sognare di diventare, un giorno, come il proprio ‘calciatore supereroe’ senza distinzione di categoria o serie.

“Il fatto di essere così seguiti dai bambini ci fa un piacere enorme perché a questi livelli è una cosa rara. Per noi è un onore vedere tutti questi bambini che ci seguono, soprattutto perché hanno capito che oltre alla Serie A e alla Champions League lo sport è bello a tutti i livelli. Per me, tutto questo ha valore doppio perché anche io, quando ero piccolo, andavo a vedere il Sinalunga giocare e mi rivedo in tutti quei bambini che nei giorni passati sono venuti a chiederci un autografo o una foto. Come ha detto il bomber Bernacchia: ‘20 anni fa si parlava dei vari Caroni, Bernacchia e C., oggi si parla di Fani, Lucatti, Marini, Vasseur e C., ma domani si parlerà di loro e questo sarà solo motivo di orgoglio’” – continua a spiegarmi il capitano.

Quella della Sinalunghese è una promozione che ha unito un intero paese, con un gruppo ultras formidabile che ha sostenuto e supportato la squadra fin dall’inizio di questo incredibile viaggio. A vincere su tutti, però, in questo straordinario cammino sono le emozioni, le sensazioni e i valori che solo lo sport, vissuto come una ragione di vita e con tanti sacrifici, può dare. Il capitano Calveri parlando alla squadra dice:

“Noi abbiamo sacrificato l’Io per dare tutto al Noi, abbiamo fatto delle rinunce personali e abbiamo stretto i denti per affrontare una stagione lunga e di livello. Per ottenere un obiettivo del genere abbiamo fatto delle rinunce e visto il risultato raggiunto penso che sia stato ripagato tutto alla grande. Come ci ha detto in vicepresidente Nocentini: ‘in 60 anni siete stati il punto più alto che abbia mai avuto questa società, siete l’orgoglio più grande’. E detto da persone come loro, da dirigenti che si sporcano le mani tutti i giorni per il bene della società è qualcosa che ripaga di tutto. Ai miei compagni, al mio staff e a tutto il paese di Sinalunga dico che sono orgoglioso di essere il loro capitano”.

A lui fa eco uno dei componenti dello staff tecnico Marco Bulletti, preparatore atletico che insieme a Luca Guerrini, Federico Daviddi e Massimo Tosi, compongo una ‘squadra parallela’ di estrema importanza ed efficienza per il gruppo:

“Sono due anni che faccio parte dello staff tecnico della Sinalughese, siamo un gruppo bellissimo che io considero la mia famiglia sportiva. Insieme a loro, oltre alle vittorie e questo splendido risultato, abbiamo condiviso anche le sconfitte, ma sempre con la convinzione che i valori del nostro gruppo e la nostra determinazione ci avrebbero portato a risultati altissimi e così è stato. In tutto questo ci tengo a ringraziare Roberto Fani, molto più di un allenatore, l’artefice di questo successo, una persona stupenda dal lato sia umano che sportivo. Due anni fa, quando sono arrivato a Sinalunga, non credevo che avrei trovato un gruppo così bello”.

Alla famiglia rossoblù piace pensare che la cavalcata trionfale verso la Serie D sia stata accompagnata da tre angeli custodi che li guardano dall’alto e che portano il nome di Marino Cencini, Giuliano Giuliotti e Mario Parri. Tre tifosi indimenticabili: Marino sempre presente e uomo di una bontà infinita, Giuliano, sinalunghese doc che ha seguito la squadra del suo paese e tutto il calcio dilettantistico da sempre con tanta passione e infine Mario, un personaggio simbolo nel calcio di provincia che oltre alla sua passione immensa per i colori rossoblú e viola aveva un grande carisma e una simpatia unica. Sicuramente anche loro saranno orgogliosi e anche un po’ increduli di questo risultato.

E adesso? Adesso è ancora tempo di festeggiare, anche se la mente della società è già al lavoro per preparare la squadra che intraprenderà il viaggio della Serie D. Un viaggio nuovo per tutti, sia per la società, che per la squadra e per i tifosi, ma che sicuramente vivranno con tutti loro stessi e si godranno ogni singolo momento di questa straordinaria esperienza.

Prime indiscrezioni della stagione 2018-2019: staff tecnico riconfermato e un grande in bocca a lupo a Francesco Brunetti che non farà parte del viaggio in Serie D, ma vivrà il suo sogno americano. Francesco infatti andrà in America per quattro anni per studiare e giocare a calcio; del gruppo rossoblù porterà con sé la possibilità di realizzare un sogno condiviso fortemente da una squadra e i consigli che lo hanno fatto crescere!

Photo credits: pagina facebook UC Sinalunghese

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Da uno dei tanti a gOLD BOY – Storia di ordinaria integrazione

Tutti, da piccoli, abbiamo sognato e pensato a cosa avremmo fatto da grandi, a quale sarebbe stata la nostra professione, a come sarebbero state la nostra casa e la nostra…

Tutti, da piccoli, abbiamo sognato e pensato a cosa avremmo fatto da grandi, a quale sarebbe stata la nostra professione, a come sarebbero state la nostra casa e la nostra vita. Molti di questi sogni magari si sono avverati, altri richiederanno un po’ più di impegno per far sì che si avverino, mentre altri li abbiamo abbandonati, pensando che non si sarebbero mai avverati.

Nonostante questo, però, è severamente vietato smettere di sognare, perché sognare è bello, stimola la fantasia che fa muovere le idee e le idee, se messe in atto, permettono di migliorare il mondo.

Quel mondo migliore molte persone sperano di trovarlo sotto casa, altre invece lo cercano altrove. Chi lo cerca altrove molto spesso è perché fugge da una realtà che invece di aiutare a realizzare i sogni li nega, come nega la possibilità di avere un futuro e la dignità di vivere il presente.

Molte persone sono disposte a tutto pur di raggiungere quel mondo che è ancora in grado, in qualche modo, di darti dignità, futuro e che ti permette di sognare. Terre e Paesi lontani che per essere raggiunti comportano viaggi lunghissimi che potrebbero durare settimane, a volte mesi. Bisogna attraversare continenti sconosciuti e mari pericolosi, a bordo di mezzi fatiscenti su cui si sale solo a fronte di lauti pagamenti. Molto spesso, questi viaggi non portano alla dignità, non portano ad un futuro, non portano alla realizzazione dei sogni, portano solo alla morte.

Forse anche Moustapha, un ragazzo ivoriano di ventun anni, è partito dalla sua casa in Costa d’Avorio con in tasca i sogni e la speranza di trovare un mondo migliore al di là del Mediterraneo, un mondo che fosse in grado di accoglierlo e che sapesse ridargli quella dignità e quel futuro che il suo Paese non sembrava in grado di dargli. Infatti, attualmente la Costa d’Avorio è scossa da una situazione politica molto grave, che sta riscuotendo un grave tributo di sangue dalla popolazione civile.

Moustapha è un rifugiato politico in affido ad un’associazione locale in un comune della Valdichiana. Queste sono le generalità burocratiche di Moustapha, ma c’è di più: questo ragazzo ivoriano, arrivato da qualche mese in Italia, ha già una bella storia da raccontare, e la comunità che lo ha accolto una bella lezione di vita da esporre.

Una sera, Moustapha è stato notato dietro la rete del campo da calcio di Renzino, una nota zona di Foiano della Chiana, dai giocatori della squadra gOLD BOYs durante il loro allenamento settimanale. Uno di loro si è avvicinato a quel ragazzo di colore con gli occhi pieni di ammirazione e la voglia di dare due calci al pallone, e gli ha chiesto se volesse giocare insieme a loro. Il gOLD BOY non sapeva se quel ragazzo fosse capace di giocare a calcio o meno, ma il giocatore non ci ha messo molto a capire che in quello sguardo c’era una passione per lo sport paragonabile a quella di un bambino che sogna di diventare un grande calciatore, per poter giocare nei più grandi club calcistici del mondo.

img-20161011-wa0000E così i gOLD BOYs lo hanno accolto nella squadra. Il passo dalla semplice partita in allenamento alla visita medica sportiva e al cartellino è stato breve: oggi Moustapha è entrato a far parte a tutti gli effetti dei gOLD BOYs. Fin dai primi allenamenti, questo ragazzo con gli occhi pieni di speranza si è rivelato subito un buon giocatore, anche se un po’ taciturno.

Purtroppo, Moustapha non conosce la lingua italiana e per parlare con gli altri ragazzi della squadra si fa aiutare da un suo amico che gli fa da interprete. L’accoglienza da parte della squadra è stata fin da subito ammirevole: tutti si sono adoperati per far sentire Moustapha parte integrante del gruppo. I gOLD BOYs hanno donato a Moustapha le scarpette, la felpa e la tuta, la maglia e i pantaloncini. Così, dopo tre settimane di allenamenti e amichevoli, sabato 1 ottobre Moustapha ha esordito nel campionato di seconda divisione Uisp di Arezzo davanti al pubblico di Renzino e ai suoi amici.

La partita è stata esaltante, la prova superlativa, lo strabiliante lavoro di squadra e di integrazione hanno portato la gOLD BOYs a una favolosa vittoria sotto tutti i punti di vista, non solo sportivo e calcistico.

La vittoria simbolica è quella di un ragazzo venuto da lontano che ha trovato nella comunità che lo accolto la dignità perduta. Moustapha ha ricevuto dai ragazzi della gOLD BOYs una solidarietà che può metterlo in condizione di costruire il suo futuro con passione e impegno, ingredienti indispensabili per realizzare i propri sogni. Si sa, il fare squadra paga sempre: è questo il potere dell’aggregazione e dell’associazionismo.

Certo, la gOLD BOys non è un club sportivo internazionale, ma a Moustapha non importa: quel bambino, ormai grande, che ha lasciato la sua Terra dilaniata dalla sete di potere, può ricominciare a sognare di diventare un grande campione.

Questa storia ha entusiasmato tutti, dai giocatori alla dirigenza e all’intera cittadinanza. I giocatori della gOLD BOYs hanno voluto condividere con noi, con un pizzico di emozione e di orgoglio, questo bell’esempio di integrazione per farlo diventare un inno all’accoglienza. Perché accogliere è un po’ mettersi in gioco: accogliere non vuol dire soltanto dare ospitalità, ma anche imparare a convivere in maniera reciproca con chi è diverso da noi per nazionalità, per usi e costumi e per il modo di relazionarsi con il mondo. Una cosa che sicuramente accomuna tutte le persone è la speranza per il futuro, e anche i sogni sono più ai simili ai nostri di quanto crediate.

 

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Calcetto della Rivalsa – Aggiornamenti dal Salotto delle Contrade

Giampaolo Consiglio, nel ruolo di commentatore tecnico, per La Valdichiana sta seguendo il torneo di calcetto delle contrade di Bettolle cominciato lo scorso 30 maggio e ancora in corso, evento…

rivalsaGiampaolo Consiglio, nel ruolo di commentatore tecnico, per La Valdichiana sta seguendo il torneo di calcetto delle contrade di Bettolle cominciato lo scorso 30 maggio e ancora in corso, evento che fa parte del programma del 21° Palio della Rivalsa. Il torneo delle contrade, che vede impegnati atleti delle cinque contrade di Bettolle: Casato, Caselle, Ceppa, Montemaggiore e Poggio, terminerà il prossimo 14 giugno e La Valdichiana racconterà, oltre a tenervi aggiornati costantemente, la finale in diretta streaming sulle pagine social. Voci, volti e racconti dei protagonisti del calcetto e del 21° Palio della Rivalsa di Bettolle.

Alla vigilia dei play out, nella serata del 6 giugno, si sono sfidate Montemaggiore-Ceppa, nella prima partita, Poggio-Caselle nella seconda, ecco il commento del nostro tecnico Giampaolo Consiglio.

Prima partita Montemaggiore-Ceppa terminata con il punteggio di 2 a 1 per i biancocelesti. Incontro privo di emozioni ma che vede prevalere i ceppaioli grazie a due azioni individuali. Montemaggiore in vantaggio con Nicola Bizzi abile a sfruttare una palla vagante in aria avversaria, ma Nannotti pareggia i conti con una grande azione individuale degna di nota. Sempre Nannotti pochi minuti più tardi a portare in cascina i due punti per la propria contrada, con un gran tiro infila la difesa rossoverde.

Partita ricca di emozioni, invece, la seconda che ha visto sfidarsi Poggio-Caselle. Ritmo elevato fin dal primo minuto con i rossoneri che passano in vantaggio con Fedeli a causa di una disattenzione avversaria. Raddoppia poco dopo Felici, grande protagonista della serata. Per le Caselle accorcia Vanji con un bel tiro a giro da fuori aria. Sale in cattedra ancora Felici che dimostra magistralmente di essere tecnicamente superiore in questo gioco: 4 goal uno dopo l’altro che non lasciano scampo agli avversari per riaprire il match. Dopo aver sbagliato un rigore, sarà Bambini per le Caselle a siglare il goal del definitivo 2 a 5. Poggio conquista la prima importante vittoria del torneo.

Il calcetto della Rivalsa sta entrando nel vivo, gli animi si cominciano a scaldare in vista dei play out, continuate a seguire gli aggiornamenti e i commenti del tecnico Consiglio direttamente da bordo campo per La Valdichiana.

 

 

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Fantacalcisticamente: a tutta birra!

Benvenuti alla decima puntata di Fantacalcisticamente. Il dieci, per noi gente di sport, è uno dei numeri più belli e importanti, che ci accompagna sin da piccoli: dal voto che non…

saragiolino

Benvenuti alla decima puntata di Fantacalcisticamente. Il dieci, per noi gente di sport, è uno dei numeri più belli e importanti, che ci accompagna sin da piccoli: dal voto che non abbiamo mai preso al dieci sulle spalle di Giovinco nella Nazionale Italiana. Ma la dieci è la maglia del fantasista, del giocatore che anche in terza categoria si diletta in tunnel e doppi passi fini completamente a sé stessi e di colui che ha talento ma è stato sopraffatto dai festini e dai venerdì sera. O più semplicemente è il numero di Honda, Destro e Mbakogu.

In serie A si gioca l’undicesima giornata, da sabato a lunedì. Subito derby alle 18: Juventus – Torino apre il nostro sabato alcolico. Padroni di casa in crisi nera, sempre giustificati dal contemporaneo uso di Lemina e Sturaro. Ma la domanda che mi faccio è: se Chiellini ha azzeccato una partita su dieci, perché non dargli un po’ di riposo facendo giocare Rugani? Giochi con Zaza e Padoin, credo che non ci sia niente di male a provare un giovane talentuoso. Difesa del Toro imbarazzante, con Padelli che fa fede al suo cognome e sforna padelle a volontà. L’ex Quagliarella avrà il coltello tra i denti (e il passamontagna dentro i calzettoni). Qui lo dico e qui lo nego: butto due euro su Pogba primo marcatore.

Non abbiate paura di mettere Dzeko in campo!

Non abbiate paura di mettere Dzeko in campo!

Nella notte più paurosa dell’anno, Halloween, si sfidano Inter – Roma, la miglior difesa contro il miglior attacco. Finalmente Icardi si è sbloccato, così mi può tranquillamente affondare al fantacalcio. Della Roma che volete che scriva, se non vince il campionato quest’anno è perché Gervinho spaccia bamba scaduta. È quotata 1,20 la vittoria del tricolore. Scontata come le foto della prima nevicata. E Dzeko

Passata la sbronza di Halloween ricomincia un nuovo mese. E alle 12,30 c’è un big match che potrebbe riportarti nello stato comatoso in cui eri qualche ora prima: Fiorentina – Frosinone. La viola farà turnover, quasi certamente, quindi potremmo ammirare lo splendido Verdù, di cui sono innamorato. Risultato non troppo scontato, poiché il Frosinone culone viene da buoni risultati ed è a un passo dalla Juve. Risultato esatto 1-0, Gonzalo Rodriguez. P.s. Avete visto Dionisi si?!

Sabato alle 15 ci sono quattro partite, ma solo una vale la pena guardare: Udinese – Sassuolo. Signori, è da inizio anno che elogio la squadra emiliana. Gruppo solido, fatto per 10/11 da italiani, con il giusto mix di gioventù ed esperienza. Sansone che tira le punizioni alla Messi, Biondini che ha la grinta di Busquets e Cannavaro che supera Cannavaro, Fabio. Pare, tra l’altro, che dopo Guardiola anche Mourinho sia andato alla corte di Eusebio per apprendere i suoi insegnamenti, vista la situazione critica del Chelsea. Riuscirà Hazard ad emulare Floro Flores? Ai posteri l’ardua sentenza. Gol di Di Natale sicuro come il Lupus nei casi di Dr. House.

Bologna – Atalanta sarà la prima partita di Donadoni, neo tecnico dei rossoblu. L’Atalanta sogna, ma quando c’è il cambio di allenatore qualcosa nella testa dei giocatori scatta, complicando l’esito delle schedine. Pinilla o Denis potrebbero essere la risposta alle vostre fantapreghiere.

Carpi – Verona è sfida salvezza. Torno a ripetere che quando compri Toni e Pazzini, in modo da coprirti e avere un buon sostituto, ti arrabbi. Non è possibile. Perciò che dire, dentro Matos che non va mai sotto al 6,5. I restanti 21 neanche negli amatori.

Genoa – Napoli segnerà la svolta nel campionato. Padroni di casa che faranno il colpaccio, vincendo. Non appena Gasperini capirà che nella difesa a tre devono e possono giocare solo Burdisso, De Maio e Rizzo sarà la rinascita del grifone. Nel Napoli continua a non giocare Gabbiadini, nonostante le doppiette e il 100% in GTA V. 1 fisso.

Lazio – Milan andrà in diretta dagli studi di “Chi l’ha visto?” e racconterà la storia di Antonio, rampollo di casa Candreva misteriosamente scomparso dopo aver fatto dannare milioni di persone all’asta del fantacalcio. Biancocelesti con un rullino di marcia atomico in casa e Milan con Alessio Cerci reduce da due vittorie. Il calcio è strano. Bonus di Bonaventura sicuro al 100%.

Nel monday night più esclusivo d’Italia abbiamo le due partite con il tasso più alto di spettatori Iraniani della storia: Chievo – Sampdoria e Palermo – Empoli. La prima vede un Chievo dei miracoli un po’ in crisi di risultati, ma non di gioco. È chiaro che se lasci Meggiorini in panca queste sono le conseguenze. La Samp ha dalla sua il capocannoniere della Serie A e il pilastro della nazionale italiana, Eder. Perciò tutto può succedere. Nella seconda partita, quella delle 21,00, c’è l’uno fisso da giocare. Palermo che gioca bene ma non raccoglie. È arrivato il momento. In casa. Contro un Empoli privo di Diousse ma con un grande Mario Rui.

Squadra della settimana:
Rafael;
Zaccardo Gobbi Rispoli;
Badu Mounier Cigarini Sala;
Floro Meggiorini Ciofani.

Questa rubrica è realizzata in collaborazione con il Birrificio Saragiolino

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Fantacalcisticamente: i consigli per la formazione

Nona puntata di Fantacalcisticamente, contornata da tante belle novità. In primis i complimenti miei e di tutta la redazione al mio Amico, neo laureato, Marco. Seconda cosa: sono felice di…

Nona puntata di Fantacalcisticamente, contornata da tante belle novità. In primis i complimenti miei e di tutta la redazione al mio Amico, neo laureato, Marco. Seconda cosa: sono felice di annunciarvi che abbiamo raggiunto l’accordo con uno sponsor per il Gran Torneo di fine stagione: un birrificio artigianale della Valdichiana che sarà nostro partner per i mesi a venire, e che vi riveleremo la prossima settimana!

Ma veniamo a noi. Nona giornata di campionato caratterizzata dal calcio all-day: grazie ai diritti televisivi potremo passare un weekend post festa di laurea tranquillamente in coma sul divano, con una flebo di Coca Cola attaccata fino alle 23, orario in cui la combo compleanno + riabbocco potrà e dovrà essere letale. Tranquilla mamma, si scherza.

Sabato alle 15 aprono le danze Empoli – Genoa. Due difese così marce non si vedevano dai tempi dei festini a cui partecivamo, dove minimo c’erano tre lavande gastriche e ci regaleranno sicuramente spettacolo. Pavoletti si è sbloccato, non dico altro.

Muriel riuscirà a sbloccarsi?

Muriel riuscirà a sbloccarsi?

Carpi – Bologna è indubbiamente il big match di sabato. Leggenda narra che per ogni partita tra neo promosse muoia una leggenda del calcio indogiapponese. Se da questa laurea mi avanzano 2€ prometto di giocarli sul 2 fisso, nonostante Destro non si sblocchi e Delio tenga in panchina Di Vaio.

Palermo – Inter è il miglior pre-compleanno che ci sia. Al diavolo la cena quando vedi in campo contemporaneamente Kondogbia, Rispoli e Medel. Potrebbe essere la volta buona che una partita dell’Inter finisca over 2,5 e quindi Icardi primo marcatore potrebbe risollevare l’economia del tuo sabato sera.

Sampdoria – Verona è l’antipasto della domenica. Probabilmente chi decide le partite è a conoscenza che il 97% delle persone guarderà qualsiasi partita delle 12, poiché ancora in un mondo tutto suo, dove Barreto rimorchia grazie al sex appeal e dove Rafael è di gran lunga migliore di Buffon. Muriel è da troppo a secco di gol, mentre Pazzini cerca la continuità e il gol dell’ex.

Tre partite alle 15, tutte di livello internazionale. Juventus – Atalanta è la prova del nove per i bergamaschi. Se riusciranno a vincere anche contro una piccola potranno pensare di ambire a traguardi importanti. Bianconeri reduci dallo squallido pareggio in Champions, che però ha già dato le prime sentenze: Alex Sandro (Alessandro, dicesse Piccinini) non è adatto al gioco del calcio, Morata è più discontinuo di Menez e Allegri odia Dybala. Vabbè che tanto con un Barzagli così… ho Marchisio al fantacalcio e quindi sarà lui a far gol.

Milan – Sassuolo: padroni di casa che non riescono neanche a vincere il trofeo con il nome del loro presidente. Un mercoledì sera. Senza pressioni. Contro Ranocchia. Se il Sassuolo usa anche solo il 40% delle energie riesce ad abbattere il Milan e a far esonerare Mihajilović.

Udinese – Frosinone è lo spettacolo vero del pomeriggio. Ospiti in piena corsa Europa League, mentre padroni di casa sull’orlo del baratro. Di Natale / Thereau Vs Ciofani / Dionisi è la sfida più avvincente che il panorama calcistico mondiale abbia da offrire e, con le brutte prestazioni di Diego Costa, Mourinho ci pensa.

Fiorentina – Roma delle 18 è soprattutto Dzeko contro Kalinic. Nonostante Garcia abbia declassato il bosniaco a lavapiatti ufficiale della squadra, i fantallenatori ancora credono in lui. La bella prestazione in fase difensiva della Roma in Champions fa ben sperare Sousa, che nonostante la rete più bella della Serie A, continua a tener fuori Verdù. (N.B. la scorsa settimana ho detto che De Rossi fosse finito e ha fatto tre gol in due partite. Ho il magico potere di rianimare i morti).

Lazio – Torino è la partita della svolta, per una delle due. Padroni di casa orfani di quasi tutti i centrocampisti e con una delle difese più scandalose mai viste. Dati alla mano, il Parma dell’anno scorso con Lucarelli e Felipe reggeva meglio la baracca di Gentiletti e Mauricio. Baselli è super mentre Zappacosta fatica troppo a trovare le buone giocate. Maxi Pancetta Lopez potrebbe ben figurare al fianco di Quagliarella.

Posticipo serale di livello: Chievo – Napoli. Il Messi veneto Riccardo Meggiorini è da qualche giornata un po’ sottotono, forse il pensiero che CR7 e Lewandowski abbiano smesso di segnare lo ha un po’ smontato e le parole dette a fine allenamento ieri ne sono la conferma: “Sono deluso dai miei colleghi. Nessuno ancora mi ha sfidato al gioco dei cinque gol. Hanno preferito nominare Wijnaldum, che ne ha fatti solo quattro, che me. Ho lasciato la scarpa d’oro a Cristiano, ma il pallone d’oro me lo porto a casa”. Con Mertens infortunato Gabbiadini continua a non giocare mai. Avrà un carattere più brutto del mio dopo sei Tennent’s. Comunque sia il Chievo è la bestia nera del Napoli e Rigoni e Castro saranno lì per ricordarglielo, oltre che per truffare 3/4 dei giocatori.

Squadra della settimana:
Mirante;
Wague Masiello Gastaldello;
Mounier Zielinski Grassi Badu;
Dionisi Maccarone Lasagna.

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Fantacalcisticamente: aspettando il derby d’Italia

Qualificazione agli Europei alle spalle, si torna, finalmente, alle cose serie: il fantacalcio. Torna il classico weekend calcistico e torna “Fantacalcisticamente”: sei partite domenicali alle 15 equivalgono, per molti di noi,…

Qualificazione agli Europei alle spalle, si torna, finalmente, alle cose serie: il fantacalcio. Torna il classico weekend calcistico e torna “Fantacalcisticamente”: sei partite domenicali alle 15 equivalgono, per molti di noi, a un amplesso provocato dalle #minne di Lucia Javorčeková. (Un minuto di silenzio per il sangue versato dai miei polpastrelli per scrivere questo cognome).

Sabato alle 18 scontro brutale tra la mafia bosniaca, approdata a Roma e nella Roma, e la gang degli scappati di casa, capitanata dall’ex detenuto di San Quintino Saponara. Turnover in vista per i padroni di casa, che non appena capiranno che De Rossi è più finito di un sedicenne dopo due ore di YouPorn, vinceranno il tanto ambito tricolore. Toscani bisognosi di tanto, ma tanto tanto Anorthosis per passare indenni nella capitale, puntando sui miracoli dell’ex Skorupski e sui gol vecchio stampo di Big Mac. Inutile dire di mettere Gervinho, tanto non ce l’ha nessuno in rosa. Quindi opterei per quello sciupafemmine di Iago Falque.

Il posticipo serale ci accompagnerà direttamente al bar, prima della Capannina. Torino – Milan è la prova di maturità per entrambe. Sulla carta la squadra di casa è favorita, ma si sa, gli ospiti hanno vinto tante Champions League… Vedremo se avrà la meglio l’insostituibile Pappa Ventura, con i principi di corsa e pressing, o Sinisa, che ha in rosa Montolivo, Honda, Abate, De Sciglio, Zapata. Quagliarella raramente sbaglia questi appuntamenti e Bacca deve dimostrare di meritare la B davanti al proprio cognome e non la C.

pavoletti

Pavoletti: il bomber che non tradisce!

Se volete un motivo per saltare il pranzo coi parenti in post sbronza, eccolo qua: Bologna – Palermo alle 12,30 è la libidine che Jerry Calà ha sempre dichiarato. Scontato come un “carico a traverso” la prima mano di briscola, Destro si sbloccherà. Al Palermo segna sempre, vuoi perché la sua ex ragazza era di lì o vuoi perché Gonzalez ogni volta lo gioca primo marcatore. Se la regola del gol dell’ex vale anche per gli over 45 allora anche il Gila metterà la sua firma.

Arriviamo al momento tanto atteso. È stata una settimana dura, lo so. Ma siete stati fortunati, perché la vostra ragazza avrà lanciato l’ultimatum “o me o il calcio” e voi, spegnendo di scatto la TV e con un ghigno dal sapor di vittoria avete pensato “cazzo mene, l’assecondo, tanto non sa che c’è la pausa nazionale”. Nell’aria risuonava la musichina dei video “Thug Life”. Atalanta – Carpi è una partita strana. Quando una neo promossa vince una partita di solito non sbaglia neanche quella dopo. I bergamaschi cercano la riscossa dopo la figuraccia rimediata domenica scorsa, ma qualcosa mi dice che il gol di Moralez non basterà.

Frosinone – Sampdoria: ospiti che hanno portato d’urgenza Correa dal fabbro per rimediare a quei due piedi sinistri che per errore gli avevano montato. Causa in corso con l’Ikea. Frosinone (culone) ha mostrato belle cose, potrebbe creare diversi grattacapi a una squadra che praticamente gioca con una difesa di 4 terzini. Eder è galvanizzato e giocherà gli Europei, quindi un gol lo fa. Occhio a Tonev.

Genoa – Chievo è 1 fisso. Proprio niente di più facile. 3-0: Pavoletti, Pavoletti e Perotti.

Verona – Udinese è una partita che assomiglia a un match di beneficenza tra le vecchie glorie. Squadre un po’ in crisi di risultati e di uomini nel reparto offensivo. In dubbio Thereau, l’attacco ospite potrebbe essere guidato dall’unico Di Natale, che vale più di tutta la rosa, però ha pur sempre 38 anni. Nelle file di casa si spera (e soprattutto lo spero io) nel ritorno del Pazzo, da troppo a secco di gol. Gomez, salta un uomo, la mette in mezzo…. Giampaolooo Paaaaazzziniii.

Napoli – Fiorentina è la miglior partita che la Serie A ha da offrire. Credo che la spunterà il Napoli, squadra più affidabile davanti e col tifo dalla loro. E non scordiamoci la coppia di scippatori più blasonata d’Europa: Insigne e Callejon, che potrebbero entrare nella difesa viola meglio di Rafa Benitez in una pasticceria. Nei toscani in dubbio Kalinic, che potrebbe fare staffetta con Babacar, mentre Verdù dopo un gol del genere deve essere titolare a vita. Primo marcatore Hamsik, gasato dalla nazionale.

Sassuolo – Lazio. Pep lo ha detto più volte “se sono l’allenatore che sono lo devo solo a Eusebio, lui mi ha insegnato tutto, mi ha trattato come Roberto trattò Holly“. Il tridente più forte d’Europa, se non del mondo, è pronto a sfidare la difesa più lenta d’Italia, che dovrà fare a meno di De Vrij per altri mesi. Recupererà in tempo per l’Europ…. Ah, no. Se i conti tornano e il gioco prosegue, Defrel dovrebbe essere il prossimo a fare 5 gol, dato che è stato nominato da Aguero.

Inter – Juventus, il derby d’Italia. Non c’è bisogno di presentazioni, sarà semplicemente Ranocchia contro Padoin. Non è più come l’anno scorso, adesso i nerazzurri hanno dalla loro il fattore C, mentre i bianconeri potranno sempre contare sul fattore A. Che dire, vedere Hernanes che sfida Melo varrà il prezzo del biglietto e non vedo l’ora di ubriacarmi a suon di tunnel by Kondogbia (36 milioni, ricordiamolo). La Juve ha rimesso in rosa Martin Bevosempreciao Caceres, che di pronta risposta ha finto l’infortunio per essere ospite del White Moon. Sperando che non ci siano Caressa e Marchegiani a commentare, sarà uno scatenato Chiellini a firmare il vantaggio, mentre Pogba sigillerà il risultato.

Squadra della settimana:
Rafael;
Barba Pisano Moisander;
Diousse Ivan Greco Martinho;
Destro Lasagna Dionisi.

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Fantacalcisticamente: tutti insieme con Letizia

I tempi cambiano, le mode passano, ma Fantacalcisticamente resta. Quarta puntata e settima giornata in questo freddo weekend di ottobre. Partiamo subito con il grande calcio che ci propone la…

I tempi cambiano, le mode passano, ma Fantacalcisticamente resta. Quarta puntata e settima giornata in questo freddo weekend di ottobre.

Partiamo subito con il grande calcio che ci propone la Serie A di sabato e le tante scuse che ci offre per non avere una vita sociale. Alle 18 super sfida in chiave Champions per il Toro di Big Pappa Ventura che vola a Modena per sfidare il nuovo Carpi di Sannino. L’imperativo per i padroni di casa, nonostante il cambio di allenatore, è il solito: Letizia, Zaccardo, Borriello e s’abbracciamo. Toro senza pezzi importanti come Peres e Baselli, ma con un Afriyie Acquah in formato calcio a cinque tra scapoli e ammogliati, oltre a un sempreverde Cesare Bovo a comando della difesa. Col cambio di allenatore ci sono sempre delle sorprese durante la partita, perciò punterei forte su Di Gaudio e Borriello. Zappacosta e Glik potrebbero far male.

GaetanoLetizia

Con Letizia sorride la difesa!

Questo sarà il sabato delle riaperture dei locali più IN della provincia di Siena, tutti messi a nuovo (e a norma) e pronti per una notte di sballo. E quale scusa per saltare tutto questo può essere più azzeccata di “Ragazzi scusate stasera faccio serata lunga, prima guardo il derby di Verona e poi interviste post partita fino alle due”? Sì perché Chievo – Verona non è soltanto una stracittadina, è l’essenza. È tutto quello che vorresti vedere e che finalmente puoi vedere. Ci saranno così tante legnate e così tante brutte giocate che piangerai da cotanta inadeguatezza calcistica. Cesar contro Jankovic. Roba da rinchiudersi in casa a vita. Solitamente i derby li vincono le squadre che in classifica stanno messe peggio, perché ci mettono il doppio del cuore. Sala e Hallfredson protagonisti principali, mentre con l’infortunio di Leo Messi Meggiorini potrebbe non avere più certi stimoli nell’eterna sfida tra i mancini più forti degli ultimi vent’anni.

All’ora di pranzo una partita che potrebbe segnare la fine di un’era. Empoli – Sassuolo sarà la fine dell’imbattibilità dei neroverdi? Senza la coppia difensiva AcerbiCannavaro (entrambi infortunati ed entrambi nella mia squadra di fantacalcio, ovviamente) l’attacco toscano potrebbe aver vita facile, nonostante la squalifica per tre giornate di Saponara. E quindi Big Mac pronto a far esultare i sessantamila del Castellani. Attenzione però, Guardiola ha avvertito il mondo: “Se mi trovassi contro DefrelBerardi e Sansone neanche se difendessi in dieci riuscirei a non prendere gol”. Squadre avvisate, mezze salvate.

Tre partite alle 15 e tutte di un livello non indifferente. Palermo – Roma è la sfida dove Dzeko si sblocc…. Ah, no. Allora sarà la sfida dell’eterno Totti, che incanterà Palermo e…. Ah, no. Peccato per l’aggiornamento iOS9 della Apple che non va sull’iTurbe, poteva essere un bell’affare. Chissà che i rosanero non trovino la loro terza vittoria. Io due euro ce li spenderei sull’1 fisso.

Sampdoria – Inter è l’amarcord fatto persona. Da una parte Zenga, portierone veterano dell’Inter e dall’altra Mancini, eroe doriano. Squadra di casa un po’ spenta nell’ultima apparizione, con Eder, Muriel e Cassano molto sottotono, ma tanto sovrappeso. Nerazzurri orfani di Jovetic, che dopo sei partite dà forfait e tranquillizza chi non aveva puntato su di lui non facendo rimpiangere la scelta. Adesso manca solo Pepito Rossi e tutto tornerà alla normalità. Icardi è il grande ex e, Wanda permettendo, il gol è certo.

Udinese – Genoa è un match molto interessante. Nei friuliani lungo stop per Duvan, che ne avrà per un mese e mezzo. Spazio quindi al tandem collaudato DiNatale e Thereau, che non saranno forti quanto Ciofani e Dionisi, ma se la cavano. Nei grifoni è tornato al top Pavoletti, l’uomo che segna più di CR7 e che viene considerato meno di Abbruscato. Dopo la squalifica ritorna Cissokho, l’ala più veloce del Madagascar. Nessun problema invece per il sempre più acquistato dai bambini iTurra, che con una puntualità immane prende 4,5 come se non ci fosse un domani.

iTurbe alla ricerca dell’aggiornamento

Aperitivo pagato da Allegri e Pioli, che pur di far venire gente allo stadio donerebbero uno Sturaro e un Radu ai bambini bisognosi. Juventus – Bologna sulla carta è solo una formalità, ma i bianconeri ci stanno abituando a cose raccapriccianti in campionato. Menzione speciale per Lichtsteiner, che dopo sei anni di apnea rischia la carriera. Ne danno il triste annuncio tutti i laterali di sinistra che ogni volta non venivano marcati. Potrebbe essere la riscossa juventina, quindi sotto con i vari Over e Altro.

Lazio – Frosinone è l’altro derby che ci propone il calendario. Tecnicamente più brutto di quello veronese e con risultato piuttosto semplice da indovinare, ma chissà se Soddimo riuscirà a diventare Re del Lazio con una partita perfetta. Nei laziali potrebbe dire la sua uno che non “bonusseggia” da troppo tempo: Basta.

“Amore stasera usciamo? È una domenica così bella!” Beh, per una volta non ci saranno bisogno di scuse per dirle di no. Basterà sussurrarle all’orecchio “Milan – Napoli, Zapata contro Albiol” per farla sciogliere in un brodo di giuggiole. Capirà che il calcio viene prima di tutto e che il fantacalcio viene prima di lei. Due super attacchi e due pessime difese per uno spettacolo garantito. Impossibile prevedere un risultato, ma di certo Callejon sarà protagonista assoluto.

Fiorentina – Atalanta è l’altro posticipo delle 20,45. La scienza sta ancora studiando come sia possibile che una squadra con Badelj titolare possa esser prima in classifica, ma nel frattempo ci godiamo un Borja Valero superiore a Iniesta e una difesa più impenetrabile di Lucia de “I Promessi Sposi”. In questi anni la viola ci ha abituati a grandi “tonfi” dopo bellissime prestazioni, vedremo se Sousa invertirà questo senso. Nei bergamaschi tanta fiducia in Kurtic e De Roon, che ricordano vagamente Veron e Rijkaard.

Squadra della settimana:

Sorrentino;
Souprayen, Bovo, Marchese;
Croce, Sala, Soddimo, Padoin;
Trajkovski, Maccarone, Borriello.

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Fantacalcisticamente: verso la sesta giornata

Bentornati ad un’altra puntata targata Fantacalcisticamente. Si è concluso il turno infrasettimanale, con risultati a dir poco strappaschedina e una serie di ribaltoni in classifica non indifferenti. Notoriamente il turno giocato infrasettimanalmente…

Bentornati ad un’altra puntata targata Fantacalcisticamente. Si è concluso il turno infrasettimanale, con risultati a dir poco strappaschedina e una serie di ribaltoni in classifica non indifferenti. Notoriamente il turno giocato infrasettimanalmente è una mazzata per chiunque, ma su di me ha un effetto ancor più ridondante: una vita di fantacalcio e, a reperto, solo UNA vittoria. E non fa eccezione questa giornata, visto che sono arrivato a malapena 60 punti e nel giro di due giorni mi si sono rotti Toni e Pazzini.

felipe melo

Un gol al bacio per Felipe Melo

Sfiga a parte, nella quinta giornata ci sono stati quattro risultati degli di nota. Spicca su tutti il gigante Chievo, che con l’eunuco più forte della bassa Argentina, Castro, porta a casa i tre punti contro il Torino e si conferma seria pretendente al tricolore. A Modena il Carpi di un sempre più amato Letizia trova un pareggio alla vigilia insperato contro un Napoli brutto e più sterile del buon Castro, sopracitato. Irrigatori partiti “per errore”, zolle di campo alte due metri e asini che volano hanno contribuito a questo fondamentale pareggio. A Genova una Sampdoria versione Champions League sbanca contro la Roma vincente scudetto a 1,25. Bisnonno De Sanctis e giocolier Manolas fanno di tutto per prendere l’over 2,5 giocato nella schedina. Immediati i complimenti via Twitter di Masiello per il greco. Allo Stadium arriva il Frosinone ultimo in classifica. Sfida fondamentale per tirare le prime somme sulla retrocessione. Zaza illude, Blanchard porta tutto alla normalità al 92′. 1-1 e tutti contenti.

La sesta giornata sarà una tre giorni di alcol, patatine unte cadute nell’ombelico e la totale assenza di doccia.

Si parte sabato alle 18 con Roma – Carpi. Sulla carta sfida facile per i giallorossi, ma occhio ai magazzinieri/giardinieri infiltrati all’Olimpico. Dzeko è rimasto a secco di gol per troppe giornate, la vida loca romana stanca, si sa, ma il gigante bosniaco sotto l’ala protettiva di Maicon sta perdendo la retta via. Dall’altra parte lo splendido Letizia, al centro di numerosi studi ingegneristici su come una pettorina possa realmente fermare o intralciare il flusso di un getto d’acqua che scorre a più di 100km/h, si è caricato la spalla sulle spalle e dopo la dedica di J Ax arriva la stoccata di Fedez, dispiaciuto e pentito di averlo venduto al fantacalcio: “Non scorderò i valori, amori, i pianti e l’amicizia; non scorderò mai quando abbiamo detto “bye bye Letizia””. Ci sarà il gol di Naingollan e la doppietta di Dzeko.

Posticipo serale che in base al risultato ti darà il pieno di diritto di andare in discoteca con la maglia della vincente: Napoli – Juventus. 6 e 5 punti, mai state così vicine. Platini e Maradona ogni volta che Sturaro e Koulibaly toccano palla hanno una scossa dal pacemaker. Idee confuse per Allegri, che insieme alla dirigenza ha chiesto consiglio a sua maestà Ranieri. Chiare invece le idee di Sarri, che non schiererà Gabbiadini finché non andrà in comunità. Hamsik primo marcatore è scontato come gli stati su Facebook del #primoultimogiornodiscuola.

All’ora di pranzo ci sarà Genoa – Milan. Ospiti che vengono da una buona vittoria contro gli amatori provinciali di Pozzuolo del Friuli tentano il colpaccio, sperando che Pandev e Rincon stecchino due bistecche e due bottiglie di buon rosso. Luiz Adriano e Montolivo protagonisti assoluti.

Quattro partite alle 15. Bologna – Udinese vedrà di fronte Adnan e il nuovo prodotto Apple, iTurra, ad Acquafresca e Diawara. Giocatori che fanno del piede sensibile e della velocità i loro punti di forza. Pagherei per poter vedere soltanto il riscaldamento di Rossettini, ma per ora rimane un sogno nel cassetto. Da tenere d’occhio Kone, ex della partita e in cerca di riscatto dopo l’espulsione.

Verona – Lazio potrebbe risultare come una passeggiata della salute per i difensori biancocelesti. Senza Toni e il Pazzo, Mandorlini si affiderà veramente al tridente Siligardi/Juanito/Zaccagni? Potrebbe essere la decadenza ufficiale della Serie A. Nella Lazio si è sbloccato Felipe Anderson, non dico altro.

Torino – Palermo è il classico 2 fisso. Quaison e Vazquez firmeranno l’1-3 più facile mai giocato. Glik per i granata.

guardiola.bayern.incredulo

La cinquina di Lewandowski stava per far ricrescere i capelli a Guardiola

Ed eccoci ad una delle due partite più attese della settimana: Sassuolo – Chievo. La terza contro la quarta. Defrel contro Meggiorini. Qualità contro quantità. Verde contro giallo. Cementi contro panettoni. Il calcio contro il calcio. Non è un caso che dopo aver visto sbloccarsi Defrel abbia fatto 5 gol Lewandowski. La copia autografata del libro di Di Francesco ha dato nuovi stimoli a Guardiola e a tutto lo staff. Non ci resta goderci la partita e che vinca il migliore.

Posticipo domenicale di tutto rispetto, che ci concede il nullaosta per saltare la cena con la fidanzata. Inter – Fiorentina potrebbe essere la fine della fortuna interista e la volta buona in cui vedremo più di un gol. Felipe Melo dopo aver rotto quattro mandibole e due zigomi è pronto a sfidare Rossi. Alla SNAI “infortunio Giuseppe Rossi SI” neanche lo quotano da quanto è facile. Di solito contro la fiorentina segnano i centrocampisti, quindi non è da escludere la prima gioia neroazzurra di Kondogbia.

Alle 19 di lunedì l’altra partita che il mondo aspetta: Frosinone – Empoli. I fratelli Ciofani ospitano l’ossimoro più bello della Serie A, Saponara/Maccarone. Fonti ben definite della TV araba danno per certa la presenza sugli spalti di Florentino Perez, intento ad usare il Frosinone come prossima Castilla, spostando Stellone da allenatore a capo magazziniere in tempo record. Vedremo se avrà la meglio la premiata ditta Castillo/Ciofani contro la ballerina difesa toscana.

Ultima partita della sesta giornata è Atalanta – Sampdoria. Dopo le fatiche mentali e fisiche del lunedì non c’è niente di meglio che guardare una partita che probabilmente neanche i tifosi bergamaschi guarderanno. Per la gioia dei fantallenatori e per il buon gusto di chi andrà a vedere la partita ci sarà il ritorno in campo di Vasco Regini, reduce da un 3,5 senza precedenti. Troppo facile dire Eder e Muriel e infatti il primo marcatore sarà Barreto.

Formazione della settimana:

Mirante;
Wague, Oikomonou, Zambelli;
Mounier, Quaison, Greco, Soddimo;
Siligardi, Maccarone, Meggiorini.

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Fantacalcisticamente: a caccia di bomber Meggiorini

Benvenuti ad un’altra puntata di Fantacalcisticamente. Tanti gli argomenti da trattare questa settimana e un weekend calcistico di tutto rispetto. (Ho preso Guarin marcatore nel derby, scusate.) Ma facciamo un passo…

Benvenuti ad un’altra puntata di Fantacalcisticamente. Tanti gli argomenti da trattare questa settimana e un weekend calcistico di tutto rispetto. (Ho preso Guarin marcatore nel derby, scusate.)

Ma facciamo un passo indietro: la terza giornata è stata ricca di gol e di risultati #strappaschedina, tra i quali sicuramente spicca la capolista Chievo fermata dall’ultima della classe Juve. Non è bastato bomber Hetemaj e una prova gigantesca della premiata ditta Meggiorini/Birsa a portare i 3 punti, fermati all’83’ dal rigore siglato da Dybala.
Come preannunciato, invece, è stato spettacolo puro al Mapei Stadium, dove Guardiola, Sacchi e Rijkaard hanno assistito a quello che verrà ricordato come uno dei match più belli della Serie A. Un 2-2 esplosivo e coinvolgente pari solo al concerto dei “The Qemists” al Live Rock Festival.
Solita delusione del Napoli, che continua ad avere la difesa più bucata di qualsiasi cosa respiri nello spogliatoio del Camerun, mentre Toni ed Eder fanno impazzire le proprie tifoserie. Non è un caso che con l’arrivo di Matri le tribune fossero completamente zuppe (c’è chi dice abbia piovuto veramente, ma è una versione poco credibile) ed è una gioia immensa quando hai Guarin al fantacalcio.

In questa settimana sono iniziate la Champions e L’Europa League, con le nostre cinque italiane alla ricerca di prestigio e riscossa internazionale. Solita passeggiata della salute in Inghilterra, dove la Juve spazza via i miliardi spesi dal City e centra la prima vittoria stagionale, mentre il classico gol da centrocampo di Florenzi regala il pareggio a una bella Roma. Meno bene invece nella ex Coppa Uefa, dove la fiorentina viene puntualmente battuta dagli svizzeri del Basilea e la Lazio non va oltre l’1-1 in casa del Dnipro. Bene soltanto il Napoli, che contro la terza categoria belga vince e convince.

missiroli

Missiroli non può mancare in un centrocampo di qualità

Il nostro weekend di campionato è molto interessante e piuttosto difficile a livello di fantacalcio.
Partiamo sabato alle 18 con Udinese – Empoli. Colantuono lo ha detto alla vigilia: “Non posso credere che Zapata sia l’unico a non bucare la rete. È geneticamente impossibile”. Staremo a vedere, anche perché la difesa toscana fa acqua da tutte le parti. Di Natale è evidente che segnerà, mentre occhio a quel Diousse.

Sfida affascinante e per tradizione ricca di gol alle 20,45: il Milan di un ritrovato capitan Montolivo ospita il Palermo degli amministratori delegati del più vasto giro di case chiuse della Sicilia: Vitiello e Rispoli. Dalle prime tre giornate è lampante che Mihajilović fosse ignaro di avere in rosa Honda ed Ely e che prima di ogni partita venga palesemente drogato dal Presidente, in modo da poter far lui la formazione, altrimenti non si spiega il fatto che Sinisa rida sempre. Fantacalcisticamente il tridente con il tasso alcolemico più alto della serie A va messo, mentre Gilardino a Milano ha sempre suonato il suo violino.

Succoso anticipo dell’ora di pranzo: si sfidano le prime due della classe. Uno splendido Chievo ospita una solida Inter. Da sei anni a questa parte il Bentegodi (no, non è dedicato alle fan di Dainelli) è il fortino perfetto. Non a caso il Camp Nou ne prende spunto. Vedremo il Messi veneto sfidare la sua ex squadra e gli ex milanisti Birsa e Paloschi in odore di derby. Nelle fila nerazzurre la galvanizzazione per la vittoria contro i cugini si è fatta sentire: Santon, Montoya e Nagatomo stanno ancora facendo after, Melo e Telles stanno finendo di spacciare la poca roba turca rimastagli, Ranocchia si diverte ad abbracciare virtualmente le persone e Mancini sta cercando un ruolo per Perisic (chissà in questi due mesi di trattativa a cosa pensava). Icardi e Meggiorini. X nella schedina.

Ben cinque partite ci danno il pretesto per non uscire di casa il pomeriggio e lasciare che la fidanzata si faccia un amante domenicale.
Bologna – Frosinone, inutile negarlo, è la sfida più interessante della quarta giornata. In settimana Mourinho ha fatto visita all’amico Delio Rossi, per ritrovare la retta via ormai smarrita e tornare in auge con il Chelsea. Il Bologna neo promosso, che ha incantato l’intero Liechtenstein lo scorso anno, si presenta con in rosa Morleo. Gli sfidanti, con Rosi e Diakité, non temono il confronto e saranno botte da orbi sin dall’inizio. Abbiamo già prenotato la saletta V.I.P. al bar per gustare al meglio LA sfida.
Alla fine vincerà il Bologna e Destro sarà autore di una bella doppietta, innescato da quel fenomeno di Mounier.

Difficile dire che partita sarà quella tra Roma e Sassuolo. Il tridente emiliano si è confermato come il più temuto in Europa, eclissando anche i cinque gol di CR7. Animi caldi a Roma: i tifosi a colloquio con Garcia chiedono perché Totti debba giocare con il catetere inserito e la badante a presso. Immediata la risposta del mister, che dichiara “François sta bon, usare Hilarý Blasì commê badanté è stata una tacticà perfetta”. Dzeko e il gioiellino della Apple, iTurbe, saranno i protagonisti.

Prove di allungo in Genoa – Juventus, dove la squadra di casa potrebbe andare a +5 su una diretta concorrente per l’Intertoto. De Maio e Burdisso non sono Mangala e Kompany e questo può essere un problema per gli attaccanti bianconeri, che si troveranno di fronte due difensori veri. Cuadrado e Pogba (galvanizzato dall’assist in CL) saranno decisivi.

Atalanta – Verona e Torino – Sampdoria sono i classici over 2,5. Con l’immortale Luca Toni (quando muori?) e Muriel/Eder nei panni di Holly&Tom lo spettacolo sarà assicurato.

letizia

Letizia: un muro in difesa

Aperitivo pagato da Paulo Sosa pur di far andare in trasferta a Modena i tifosi viola. Vedere nello stesso campo giocatori del calibro di Lollo, Fedele e Tomovic sarà uno spettacolo per cuori forti, mentre il noto rapper J-Ax ha già scritto una strofa per il difensore del Carpi, nominato a miglior giocatore del mese Serie A: “perfetto come te, Letizia”Bernardeschi sarà l’MVP del match.

Posticipo serale di tutto rispetto in quel di Napoli, dove la squadra partenopea ospita gli aquilotti biancocelesti. Settimana impegnativa per mister Sarri che, con una media di due pacchetti e mezzo al giorno, si candida ufficialmente come doppiatore di La Russa. Sulla carta non c’è partita: Albiol, Chiriches, Maggio e Hysay sono stati adocchiati da un gruppo di osservatori piuttosto importanti… nel campo circense. Moira Orfei potrebbe sborsare cifre folli per i fantastici quattro. Meno preoccupazioni per Pioli, che con l’innesto del bel Matri e le sgroppate di Candreva/Anderson sa di poter arrivare lontano, magari all’Hollywood di Milano in lista Vieri + 7.

Squadra della settimana:

Benussi;
Letizia, Rossettini, Jansson;
Soddimo, Mounier, Diousse, Missiroli;
Dionisi, Meggiorini, iTurbe.

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Fantacalcisticamente: sarà una grande annata!

Benvenuti a tutti coloro che, come me, hanno una tremenda ossessione per il fantacalcio. Benvenuto a te, che il sabato sera, nonostante la combo serata + alcool, preferisci un divertentissimo…

Benvenuti a tutti coloro che, come me, hanno una tremenda ossessione per il fantacalcio.
Benvenuto a te, che il sabato sera, nonostante la combo serata + alcool, preferisci un divertentissimo Chievo – Carpi. Che a una domenica ricca di piacevoli effusioni con la propria ragazza preferisci “Diretta Gol”. Che a una domenica in famiglia, con parenti rivisti dopo anni, preferisci fare zapping tra la Liga, la Ligue1 e il posticipo di Serie A.
Benvenuti, questa è Fantacalcisticamente: più che una rubrica, uno stile di vita!

È terminata la tanto odiata pausa delle nazionali, con risultati sorprendentemente positivi, e finalmente riprende il nostro amato campionato. La terza giornata, per noi fantallenatori, è fondamentale: le rose sono definitivamente completate, le amicizie sono ufficialmente interrotte fino a Gennaio e il grande libro delle bestemmie è pronto a riempirsi di nuovi e impronunciabili vocaboli.

Quella che ci attende è una giornata ricca di belle partite, con un Sassuolo – Atalanta che terrà incollati ai vari canali streaming moltissimi tifosi in tutto il mondo, non tanto per la fede calcistica, quanto per il bel gioco espresso. Voci di corridoio parlano di un  Pep Guardiola ospite pagante, con tanto di taccuino e assistenti tecnici a seguito, per studiare nel dettaglio il 4-3-3 made in Italy di Di Francesco e Reja.

Ma andiamo per gradi. Sabato alle 18 abbiamo ben due motivi per saltare l’aperitivo: Fiorentina – Genoa e il derby Frosinone – Roma, che nel nord della Cambogia viene visto con maggior interesse rispetto al Classico spagnolo.

rossi_giuseppe34La squadra toscana, dopo una figura a dir poco “cacina” due domeniche fa, si presenta al Franchi con qualche innesto di mercato in pieno stile Della Valle: sconosciuti a basso costo/pipponi cacciati a calci dalla propria squadra. In settimana, sui vari quotidiani sportivi, è filtrata la solita notizia, quella che a ogni settembre infiamma il popolo viola: “È tornato Giuseppe Rossi“. Sì, in allenamento, forse. Chissà quanto ci metterà questa volta per farsi male e saltare gli Europei. Nei grifoni nessuno ha idea di chi giochi, data la rosa di 56 giocatori, perciò se avete genoani puntate sul buon Cissokho e su quello sciupafemmine di Tino Costa. Mentre il gol di Kalinic è più scontato dei prezzi alla Coop.

Lo spettacolo del derby sarà inevitabile. Stellone per tutta la settimana ha caricato i suoi… su qualche Doblò, per aiutarlo nella vendemmia. Adesso abbiamo capito cosa intendeva il coach ad inizio anno, quando ha detto “Sarà una grande annata“. Diverso invece l’atteggiamento di Garcia, che da buon snob francese, è convinto che la chiesa sia già al centro del villaggio. Ne beneficia Maicon, vendutosi ormai a tutti i locali della capitale. Fantacalcisticamente il tridente giallorosso è super consigliato, assieme al portierone Szczesny.

Ma veniamo al sabato sera. Testacoda del campionato. Una piccola Juve ospita un grande Chievo, capitanato dal Messi veneto Riccardo Meggiorini. Quando in squadra hai un talento puro e cristallino così, alla tenera età di trent’anni, è tutto più facile e nel 2015 potremmo avere un Chievo dei miracoli volume 2. I bookmakers danno per favorito il Chievo di Maran, ma mi sento di dire che l’1 handicap può essere una bella giocata e in quanto al fantacalcio Mandzukic, Dybala e Meggiorini sono i giocatori da bonus.

Domenica abbiamo un menù molto ricco. Si parte all’ora di pranzo con Verona – Torino. Il gruppo degli alcolisti anonimi veronesi, affidati al re degli spritz ed ex campione del mondo Luca Toni, cercano riscatto dopo l’ultima di campionato, mentre il Toro del pappone Ventura sta ancora capendo perché in rosa ci siano Amauri e Gazzi. Comunque sia ne vedremo delle belle e QuagliarellaToni sono da inserire indiscutibilmente nelle migliori formazioni di fantacalcio.

Nelle quattro partite delle 15, come detto in precedenza, spicca il big match Sassuolo – Atalanta. I due 4-3-3 più belli d’Europa saranno oggetto di studi negli anni a venire, identificati come il post calcio totale. Le parole di CR7 incoronano Sansone come suo unico erede, mentre Benitez sta già pensando a un possibile trasferimento a Gennaio. Beh, la tentazione di vedere Benzema innescato da Missiroli e Sansone è molto suggestiva. Nelle file bergamasche un sempre abbronzato Edi Reja ha preparato al meglio la partita, con il ritorno fondamentale di Carmona in mediana e l’avvocato Stendardo in versione bomber, oltre al tridente più forte del nord Italia. Defrel si sbloccherà, mentre il buon vecchio Acerbi fornisce sempre solide prestazioni.

Le altre gare: Empoli – Napoli, Palermo – Carpi e Sampdoria – Bologna sono tutte partite con risultato già scritto. Higuain e, se Sarri si sveglia, Gabbiadini, faranno ammattire la difesa toscana, mentre il sempreverde Gilardino è pronto a far suonare di nuovo il suo violino e un grande Silvestre chiuderà la partita di misura al 90′.

fredy-guarin-inter2-1168671599Alle 18 l’Udinese di nonno Di Natale vola a Roma per sfidare gli aquilotti biancocelesti. Con l’innesto di Matri la presenza femminile allo stadio è raddoppiata e gli abbonamenti Sky triplicati. Dopo la scoppola contro la squadra più forte e compatta d’Italia (il Chievo), la Lazio ha lavorato a testa bassa in quel di Formello per due settimane. Candreva dopo una settimana con Pirlo e De Rossi non è più lo stesso, mentre Felipe Anderson se non abbassa la cresta farà la fine di Aquilani. Thereau e Cataldi saranno i marcatori di un affascinante pareggio.

E veniamo al piatto forte di questa giornata: il derby di Milano. Nonostante per tre anni siano state, per distacco, le partite più brutte dei cinque maggiori campionati, quest’anno ci aspettiamo che ambo le squadre riescano a fare più di due tiri in porta e che il marcatore non sia l’Obi di turno. Non ben definito il modulo che userà Mancini, soprattutto perché gli acquisti sembrerebbero fatti un po’ alla canis cazzum, mentre è ben definita la strategia di Mihajilović: al diavolo la difesa, palla alle punte e s’abbracciamo. Sarà un peccato per il calcio mondiale non vedere a confronto Ranocchia ed Ely, ma ahimè uno dei due, se non entrambi, siederanno in panchina. Intendiamoci, non che la sfida tra Romagnoli e Juan Jesus sia poco suggestiva. La domanda che mi faccio, e che di conseguenza giro a voi, è la seguente: la mancanza in mezzo al campo di Kuzmanovic e Muntari quanto influenzerà le stagioni delle milanesi? Più o meno delle partenze eccellenti di Schelotto e Mastour? Staremo a vedere. Comunque sia, se avessi Guarin e Perisic al fantacalcio li metterei ad occhi chiusi.

Squadra della settimana (3-4-3):
Brkic;
Bovo, Masiello, Radu;
Medel, Greco, Vives, Hetemaj;
Dionisi, Pucciarelli, Meggiorini.

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