La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: resistenza

I fatti di Renzino – Le radici della Resistenza foianese: 17 aprile 1921

La repressione delle popolazioni nel corso di tutta la Storia ha puntualmente acceso focolai di rivolta, ed esempi che avvalorano questa naturale connessione fra oppressione e ribellione non mancano di…

La repressione delle popolazioni nel corso di tutta la Storia ha puntualmente acceso focolai di rivolta, ed esempi che avvalorano questa naturale connessione fra oppressione e ribellione non mancano di certo.

Dall’antichità fino ai giorni nostri, persone e popoli interi sono insorti contro politiche e concezioni della società volte alla segregazione e alla sopraffazione dei più deboli. Uno degli eventi più significati e peculiari della Storia italiana, che si iscrive all’interno di questo binomio oppressi-oppressori, fu il movimento della Resistenza nel biennio ’43 – ’45: la grande sollevazione popolare contro la dittatura e le violenze dei regimi fascista e nazista, che per più di 20 anni sconvolsero l’Italia.

La storia che vi voglio raccontare parla di ribellione armata e fallimenti, di coraggio e dolore. I fatti che leggerete in questo secondo numero della rubrica dedicata agli avvenimenti storici nel territorio chianino ebbero luogo in un piccolissimo paesino di contadini, ai piedi del colle dominato da Foiano. Il nome di questo minuscolo agglomerato di case disposte lungo la via che porta ad Arezzo, segnò il punto d’avvio dell’azione antifascista foianese e allo stesso tempo il suo brusco arresto. Questo paese si chiamava, e si chiama tutt’oggi, Renzino.

Nella storiografia è fondamentale indagare la genesi e i processi evolutivi che portano allo sviluppo degli avvenimenti storici. Come il corso di un fiume non è fatto soltanto dalla foce e dal corpo principale, così gli avvenimenti storici non si possono né studiare né, tantomeno, comprendere senza che si risalga anche alla loro sorgente. Quelli che sono passati alla storia come I fatti di Renzino rappresentano metaforicamente la sorgente della Resistenza foianese, l’atto da cui, venti anni più tardi, i giovani di queste zone decisero di lottare per la libertà e la democrazia, sacrificando le proprie vite.

L’opposizione a ciò che sentiamo sbagliato o ingiusto, se ci pensiamo bene, scatta non appena questa situazione di oppressione si manifesta nelle sue primissime forme. Spontaneamente si creano contrasti, proteste più o meno accese e ribellioni. Le radici dell’opposizione al regime mussoliniano vanno cercate nell’ampio quadro dell’antifascismo e non nel fenomeno della Resistenza, che fu invece peculiare del biennio conclusivo della Seconda guerra mondiale. Il movimento resistenziale fu l’ultima fase di questo processo iniziato appena le squadre fasciste si mossero per reprimere con la violenza le forze politiche di sinistra.

Disegno di Ezio Raspanti sui fatti di Renzino – “Proprietà della famiglia Raspanti”

Le umiliazioni, le intimidazioni e i pestaggi contro la gente contadina e operaia di Foiano fecero sfociare tutta la sofferenza e la voglia di riscatto in un gesto di ribellione armata, che può benissimo rappresentare simbolicamente la nascita dell’antifascismo in Valdichiana. Il 17 aprile del 1921 un gruppo formato da anarchici, comunisti e socialisti assaltò e mise in fuga un convoglio fascista. Questa è la storia dei Fatti di Renzino. Questo è il simbolo del popolo di Foiano: un popolo resistente.

L’ambiente sociale in Valdichiana si rivelò, fin dai primi mesi successivi alla fine della Grande Guerra, decisamente fertile per quelle nuove ideologie che, sull’eco assordante della Rivoluzione d’Ottobre, stavano investendo il continente europeo. La maggioranza schiacciante di braccianti e contadini fra la popolazione, permise al Partito Socialista di Turati di mettere solide radici in tutta la vallata chianina. In particolare, nel paese di Foiano arrivò presto ad ottenere la maggioranza assoluta nella giunta comunale.

Dopo la scissione di Livorno, dalla quale nacque il Partito Comunista d’Italia, Sindaco e giunta comunale aderirono alla nuova organizzazione politica, pur mantenendo una sincera collaborazione con il Partito Socialista. Fu questo di Foiano della Chiana, uno dei primissimi casi in cui il PCd’I ottenne la maggioranza in una giunta. Fondatore della sezione comunista del paese fu Galliano Gervasi, giovane falegname, definito poi nelle carte di polizia della prefettura di Arezzo come “Convinto ed accanito capeggiatore degli elementi più estremisti del suo paese”. Lo stesso che nel 1947, come deputato, parteciperà alla scrittura della Costituzione italiana.

Ma nello stesso periodo, un altro partito stava nascendo, spinto dall’appoggio della classe dirigente e dai proprietari italiani: il Partito Nazionale Fascista. In breve tempo questo manipolo di violenti venne sguinzagliato contro le leghe e i sindacati di tutta la penisola, portando con sé distruzione e morte.

Divenuti “padroni” di Arezzo i fascisti mal sopportavano la zona più rossa della provincia: la Valdichiana e in particolare Foiano, con sindaco e assessori comunisti. La mattina del 12 aprile del 1921, dopo che il sindaco e la giunta di Foiano della Chiana rifiutarono le minacciose e illegali richieste di dimissione da parte del marchese Perrone Compagni di Firenze, 150 fascisti, scortati dal regio esercito, invasero le strade di Foiano.

Vennero devastate la sezione socialista, la Camera del lavoro, la sede della Cooperativa badilanti e terrazzieri e i locali del Comune. Sfortunati passanti vennero bastonati e percossi, i genitori del sindaco e quelli di Gervasi minacciati. Durante tutta l’incursione le forze dell’ordine mantennero un atteggiamento accondiscendente nei confronti degli squadristi. Così, fra venerdì 15 e sabato 16 aprile, dopo le violenze e le distruzioni di pochi giorni prima, per tutelare l’incolumità dei cittadini si dimisero sindaco e giunta.

La domenica, alle cinque del mattino, partirono dal Capoluogo alla volta di Foiano due camion di fascisti con 22 camicie nere armate. I fucili, che avevano come equipaggiamento, furono messi a disposizione e concessi in prestito dai depositi del Regio esercito di Firenze, Arezzo, Perugia e Siena. Venne nuovamente messo a soqquadro il municipio, fecero irruzione nelle abitazioni minacciando di morte e malmenando i socialisti e i comunisti che vennero sorpresi nei loro letti. Stessa sorte toccò, ancora una volta, agli anziani genitori del Gervasi.

Nel pomeriggio, ad uno dei due camion fascisti di ritorno verso Arezzo, nella località di Renzino, venne tesa un’imboscata da un gruppo di ribelli, tra i quali parteciparono Bernardo Melacci, carismatico capo anarchico, e Galliano Gervasi. Colte alla sprovvista furono uccise tre camicie nere e molte altre vennero ferite.

Una reazione tutt’altro che istintiva. Tutt’altro che dettata da una situazione episodica, perché le violenze delle squadracce fasciste si protraevano da mesi in Valdichiana, addirittura anni nelle regioni del nord Italia. La violenza repressiva indirizzata dai proprietari e dai padroni contro quella povera gente che lottava per migliorare le proprie condizioni di vita, veniva applicata da uomini senza scrupoli, personaggi violenti ed esaltati. Sputavano a chi non si piegava alle loro malefatte, alle loro parole d’ordine. Riempivano di botte fino alla morte gli sventurati attivisti dei partiti di sinistra. Malmenavano i vecchi, stupravano donne e ragazze senza porsi il minimo scrupolo.

Quando i “ribelli di Renzino” decisero di armare i propri fucili da caccia e appostarsi nascosti lungo la strada, la loro indignazione contro questi soprusi non poteva più essere frenata. Tutte le violenze subite fecero sfociare la loro rabbia in un gesto disperato che riecheggiò per giorni sulle pagine di molti giornali italiani.

La reazione nera non si fece attendere. La sera stessa del 17 aprile Renzino pareva tutto un incendio: moltissime case e fattorie vennero bruciate e i contadini uccisi. Donne e madri vennero uccise sulla porta di casa, davanti ai figli e alle figlie. Molti padri vennero trascinati lungo i fossi e freddati con un colpo alla testa, colpevoli soltanto di far parte di quella classe avvilita e straziata dalla Storia. La stessa che in un gesto estremo di ribellione raccolse la rabbia di generazioni antiche, che si riconoscevano fraterne nello stesso misero destino.

Arrivarono squadre di fascisti da tutta la Toscana e perfino da Roma. Il giorno successivo nella piazza centrale di Foiano venne istituito un “tribunale fascista” e un numero mai precisato di abitanti della zona venne giustiziato con un colpo di fucile alla testa. Nelle settimane successive processi farsa e confini vennero imposti agli organizzatori dei Fatti di Renzino.

Questa ribellione spontanea nei confronti del regime venne sedata tramite massacri e arresti. Fu così che lo spirito ribelle foianese subì un bruttissimo colpo di arresto durante i 10 e più anni in cui le menti organizzatrici dei fatti vennero mandate al confino. Dopo la caduta del regime fascista però, tutti i prigionieri politici rinchiusi nelle carceri poterono tornare ai loro paesi d’origine. Ogni rivoluzione necessita di una guida e la rivoluzione antifascista aveva bisogno proprio di questi uomini: preparati politicamente nel sostenere la popolazione indifesa, carichi di esperienza per operare e organizzare la lotta contro il regime nella clandestinità.


Bibliografia:

  • Giorgio Sacchetti, L’imboscata, Foiano della Chiana 1921, un episodio di guerra sociale, Arti Tipografiche Toscane, Cortona, 2000.
  • AA VV, Antifascisti raccontano come nacque il fascismo ad Arezzo, Litostampa Sant’Agnese, Arezzo, 1974
  • Ezio Raspanti e Giovanni Verni, Foiano e dintorni, EE VV, Firenze, 1991.
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Chiusi inaugura una piazza ad Antonio Vaccaro, Tenente dei Carabinieri

È stata una cerimonia al tempo stesso semplice e solenne quella che, sabato mattina a Chiusi, è stata organizzata per intitolare una piccola piazza della cittadina in onore di Antonio Vaccaro,…

È stata una cerimonia al tempo stesso semplice e solenne quella che, sabato mattina a Chiusi, è stata organizzata per intitolare una piccola piazza della cittadina in onore di Antonio Vaccaro, Tenente dei Carabinieri che alla fine della seconda guerra mondiale evitò, garantendo con la propria vita, l’arresto di 40 cittadini di Chiusi da parte delle truppe naziste.

Di fronte alla caserma dei Carabinieri, in quello che da adesso in poi sarà chiamato Largo Vaccaro, a conferma dell’importanza di questo avvenimento, si sono riuniti cittadini, associazioni, forze politiche, civili, istituzionali, il prefetto di Siena Renato Saccone e il Vice Questore Valter Allegria, nonchè una grande rappresentanza di forze militari tra cui Polizia ferroviaria, Vigili del Fuoco, Polizia Municipale, Finanza, Corpo Forestale dello Stato e ovviamente i Carabinieri in alta uniforme.

Dopo un discorso introduttivo ed appassionato del sindaco Stefano Scaramelli, che oltre a ringraziare i presenti ha fatto riferimento all’importanza che la memoria di figure come il tenente Vaccaro deve rivestire nella mente di tutti i cittadini e in particolare delle giovani generazioni per non permettere in futuro gli errori del passato, la targa è stata scoperta sulle note della Young Band di Chiusi e del suo maestro Roberto Fabietti.

“Il Tenente Antionio Vaccaro – dichiara il primo cittadino di Chiusi Stefano Scaramelli – è quello che si potrebbe definire un vero e proprio eroe e la nostra città è orgogliosa di avergli dedicato una piazzetta di fronte alla sua Caserma dell’Arma dei Carabinieri che tanto ha rappresentato valori importanti da difendere. Sono soddisfatto anche del fatto che la città e le forze armate abbiano risposto con tanto entusiasmo a questa iniziativa perché significa che le gesta di un uomo coraggioso non sono andate perdute ma anzi continuano a riecheggiare con tutta la loro forza anche ai giorni nostri. Grazie a figure come quella del Tenente Vaccaro, l’Italia e la nostra città oggi possono vivere in pace e in libertà e questo non lo dobbiamo mai dimenticare. Il passato ci insegnerà sempre grandi lezioni e solo non dimenticando mai la sofferenza di uomini e donne potremo garantire ai nostri figli un domani migliore.”

Con la cerimonia di intitolazione della piazza, oggi Largo Vaccaro, il Comune di Chiusi ha celebrato il 70° anniversario della resistenza della guerra di liberazione e i 200 anni dalla fondazione dell’Arma dei Carabinieri.

Comunicato stampa del Comune di Chiusi del 1 dicembre 2014.
Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla nostra redazione.

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Sarteano: i ragazzi delle scuole medie a lezione dai partigiani

  La classi terze della scuola secondaria di primo grado di Sarteano, lunedì hanno assistito  a una lezione particolare, tenuta da due figure storiche della lotta partigiana, Dino Faleri e…

 

La classi terze della scuola secondaria di primo grado di Sarteano, lunedì hanno assistito  a una lezione particolare, tenuta da due figure storiche della lotta partigiana, Dino Faleri e Aristeo Biancolini, in uno luogo dei luoghi simbolo della Resistenza in Val di Chiana: Pietraporciana.

Centottanta anni in due, protagonisti di vicende parallele ma distinte subito dopo la firma dell’armistizio nel 1943, hanno raccontato la loro esperienza di giovani partigiani durante la guerra di Liberazione e il loro impegno nel tenere viva la memoria di quei giorni.

Dino Faleri inquadrato nella Brigata Simar a Fontevetriana (frazione di Sarteano) e Aristeo Biancolini impiegato nella formazione Spartaco Lavagnini sul Monte Amiata, hanno tenuto alta l’attenzione degli studenti per circa due ore. Coordinati dal prezioso lavoro di Giampiero Giglioni, membro del coordinamento Anpi della Val di Chiana, gli alunni hanno potuto rendersi conto dalla diretta testimonianza dei due storici partigiani della durezza della guerra e delle privazioni subite dalla popolazione anche in questa zona della provincia.

Assistere alla straordinaria motivazione di Dino e Aristeo – dice Mirco Del Buono, consigliere comunale di Sarteano – nel raccontare le loro vicende affinché certi avvenimenti non si ripetano mai più è stata la lezione più importante. Spero che gli studenti abbiano compreso la straordinaria fortuna di poter ascoltare in prima persona i lucidi racconti di due persone eccezionali, che con il loro impegno hanno contribuito a far germogliare il seme della democrazia nelle nuove generazioni”.

L’appuntamento, organizzato dal Comune di Sarteano, dalla locale sezione Anpi e dal coordinamento Anpi della Val di Chiana, rientra all’interno delle celebrazioni per settant’anni della Liberazione della Val di Chiana e della Provincia di Siena. L’importante momento formativo verrà ripetuto sempre a Pietraporciana, trasformato nel tempo in centro ricettivo dotato di aula didattica, in forme diverse con altre scuole dei paesi limitrofi a Sarteano.

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Montepulciano, presentato il libro di Roberto Pagliai

Mercoledì 31 luglio 2013, alle 21.00, al Palazzo del Capitano (Piazza Grande), si è tenuta la presentazione del libro di Roberto Pagliai “L’ultimo partigiano. Storie di Resistenza e resa in Val di…

Mercoledì 31 luglio 2013, alle 21.00, al Palazzo del Capitano (Piazza Grande), si è tenuta la presentazione del libro di Roberto Pagliai “L’ultimo partigiano. Storie di Resistenza e resa in Val di Chiana e Val d’Orcia“. L’evento è stato curato dal Comune di Montepulciano e dalla Biblioteca Archivio “Piero Calamandrei”. Al centro di una minuziosa e appassionata ricerca, la memoria degli ultimi Partigiani del nostro territorio, la Resistenza cattolica a Montepulciano, la battaglia di Monticchiello. Oltre all’autore, erano presenti Silvia Calamandrei e Duccio Pasqui, Presidente e Direttore della Biblioteca, la ricercatrice Francesca Cenni, l’editore Stefano Daviddi e l’Assessore Comunale Alessandro Angiolini.

La presentazione della ricerca di Roberto Pagliai è una iniziativa della Biblioteca Archivio Piero Calamandrei di Montepulciano per valorizzare ricerche significative condotte su materiali da noi conservati. Siamo lieti di segnalare che il 2013 è un anno eccezionalmente produttivo per l’ archivio di Montepulciano in quanto a pubblicazione di ricerche svolte e inediti ritrovati: da alcuni inediti di Calamandrei pubblicati da Laterza (Senza legalità non c’è libertà) e dal Consiglio nazionale forense (Giustizia e politica), trattati nella tesi di laurea in Giurisprudenza di Brando Mazzolai, alle ricerche storiche di Matteo Polo e Roberto Pagliai, che hanno attinto all’archivio comunale e all’archivio Bozzini.

Sono anche stati riediti l’Inventario della casa di campagna di Piero Calamandrei, di cui conserviamo in archivio alcuni bozzetti d’autore per le illustrazioni, e il volume su un progetto di Costituzione mondiale concepito da Giuseppe Antonio Borgese, prefato da Piero Calamandrei e Thomas Mann, di cui abbiamo l’edizione originale; quest’ultimo volume è stato curato per le Edizioni di storia e letteratura da Silvia Bertolotti, studiosa di Calamandrei nella Grande Guerra e di Calamandrei fotografo, nonché curatrice del testo di una conferenza sulle opere d’arte pubblicata con suo saggio introduttivo sul “Ponte” e in traduzione francese sulla rivista “Conférence””

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