La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

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Cronache dal Salone Internazionale del Libro di Torino 2015 – PARTE 1

Il nostro Tommaso Ghezzi è stato cinque giorni alla XXVIII edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, al Lingotto dal 14 al 18 Maggio; ci racconta, a suo modo,…

Il nostro Tommaso Ghezzi è stato cinque giorni alla XXVIII edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, al Lingotto dal 14 al 18 Maggio; ci racconta, a suo modo, quello che ha visto.

[Parte 1]

Sono stato al Salone del Libro come “giornalista”, secondo quanto indicato sul mio badge ‘stampa’ con il quale ho avuto accesso a più o meno tutti gli stand dei cinque padiglioni, erti al Lingotto di Torino per il Salone. Ovviamente, l’essere giornalista era una copertura: ci sono andato essenzialmente come lettore ed (ex) studente di lettere, ossessionato dalla perdita di lucidità e dall’impossibilità di updating dell’attuale scena editoriale italiana.

È estremamente difficile, infatti, restare aggiornati e seguire ciò che emerge dal magma lavico dell’universo letterario, quando si è fuori dalla facoltà di lettere e filosofia. Il tempo – dopo l’università – si trasforma. I segmenti quotidiani che adesso posso dedicare alla lettura (ed anche ahimè allo studio) è ristrettissimo, le capacità cerebrali dopo i 25 anni si declinano in un imbuzzurrimento e provincialismo tale che a fine giornata, dopo 9 ore di trambusti, pressioni, caffè al ginseng, lavori svelti e occhi aperti, rimane difficile addirittura seguire una puntata da cinquanta minuti di qualche serie televisiva della HBO.
Mi sono ritrovato, negli ultimi mesi, a gettarmi seduto sul divano, a fine giornata, mangiando schifosissimi cibi pronti, inebetito di fronte ad immagini e suoni che componevano lo schermo televisivo di fronte a me, a prescindere dal fatto che, in quello schermo, ci fossero Philippe Daverio o Greggio e Iacchetti, intervallati da quelle odiosissime risatine finte di Striscia la Notizia. La saturazione del cervello, quando si entra nel magico mondo del lavoro/profitto/capitale, raggiunge livelli superiori al correggibile. Non riesco a seguire un film, figurarsi leggere o scrivere. Non riesco a seguire un film, figurarsi leggere saggi, figurarsi scrivere la tesi.

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Sono andato a Torino, quindi, con questa certezza; che non fossi cioè più quello del giardino di Lettere a Palazzo di Fieravecchia, che non fossi più quel divoratore di libri, come al tempo delle lezioni dei prof. Luperini e Magrini, nei banchi abulici dell’UniSi. Di fatto, sono andato al salone del libro con un gigantesco complesso di inferiorità, quindi. Più nei confronti del me stesso ventenne che degli altri.

Dopo nemmeno una giornata, però, ho dovuto rinnegare tutta la melanconia instaurata; che senso ha – mi sono detto – avere complessi di inferiorità qui dentro? Ognuno parla male della persona che ha sopra o a fianco, ognuno giudica in negativo almeno l’80% dei libri esposti, ognuno trancia con cattiveria intellettuale ossessiva gran parte dei componenti del suo stesso ambiente. Non che mi dispiaccia la dialettica, ma è quella egotica e scriteriata che mi spaventa. La dialettica-caterpillar. Che senso avrebbe avuto, quindi, sentirsi al-di-sotto di chi non è mai al-di-sopra di nessuno? Quella società individualista e competitiva, che ha macchiato tutti i campi lavorativi, si riflette anche qui. Anzi, forse s’insinua nei comportamenti dei partecipanti a questa enorme “Industria Culturale” a tal punto da rendere eventi come questo una titanica masturbazione individuale, e – di base – emargina, mortifica, riduce.

In queste giornate torinesi baciate dal sole ho quindi ripreso in mano la mia autocoscienza intellettuale da universitario ed ho affrontato, a mento in alto, il delirante mondo dell’editoria italiana.

In breve, per i più distratti, spiego che il SalTo è un importante meeting delle maggiori case editrici italiane, che viene organizzato a Torino dal 1988. È un’enorme fiera dell’editoria, spalmata su uno spazio espositivo di cinquantunmila metri quadrati, nella quale agli stand assegnati agli editori si alternano luoghi di incontro, sale di presentazioni, seminari, bar, angoli in cui si fanno le cose più disparate. Quest’anno, ad esempio, appena all’ingresso del salone, sulla destra, campeggiava enorme il Cook-Book, ovvero, l’area dedicata alla cucina. Esattamente. Una buona percentuale dei libri venduti, in Italia, sono di argomento culinario. Sono quindi passati per il Cook-Book Pietro Leeman, quelli che hanno inventato GROM, Stefano Callegaro, Giorgione, le immancabili Benedetta Parodi e Antonella Clerici e tanti altri di cui – mi si perdoni – non mi interessa assolutamente nulla.

Oltre alla cucina, uno dei grandi temi del salone è stato affrontato nell’area Book to the Future, ovvero: il dato materico del libro nell’era del digitale, la grande questione di questo inizio secolo; si è parlato, anche qui, di cose strane, che mi hanno fatto sentire terribilmente vecchio; la diffusione di opere letterarie tramite twitter (che i fedeli all’understatement chiamano Tweetteratura), lo storytelling interattivo, libri “comunitari” creati in serie, da più utenti, tramite i social network, Seejay, e tantissima altra roba che – ammetto – mi lascia sempre un po’ perplesso. Finché si parla di giochi di ruolo, divertissement del mercoledì sera, potrei essere d’accordo, ma quando si parla di letteratura mi si gonfia un po’ il petto e necessito una compostezza che purtroppo sono costretto a definire “neoclassica”.

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Le enormi sale Gialla e Rossa, che contavano centinaia di posti a sedere, hanno ospitato i pesci grossi; da Mattarella a Roberto Saviano faccia a faccia con Günter Wallraff, Emmanuel Carrère, Francesco Guccini, Morgan, Vecchioni, Pupi Avanti, Vinicio Capossela, Ferzan Ozpetek (il cui libro, ne sono certo, ci ammorberà per tutta l’estate sotto gli ombrelloni affittati dai lettori del ceto medio), Emis Killa, Angela Finocchiaro e tantissimi altri che è stato assolutamente impossibile vedere; già perché, di fatto, gran parte degli eventi erano sovrapposti ad altri eventi. Dalle 10 di mattina alle 22 almeno 5 incontri/eventi si accavallavano ogni ora.

Il mio animo hipster/slipstream mi ha quindi portato ad evitare le grandi masse nazional popolari che congestionavano la sala gialla per fare una foto alla Littizzetto, ed ho preferito concentrarmi su quattro spazi dei quali non sono affatto deluso: la Sala Workshop, l’Indipendent’s Corner, la Sala Poesia/PordenoneLegge e l’Incubatore.

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Nella Sala Workshop si sono stilati incontri con professionisti della traduzione e dell’editing letterario, che hanno mostrato ad un pubblico più o meno evangelizzato (vi giuro avevano TUTTI la moleskina nera originale) la forma fattiva del loro lavoro. L’Indipendent’s Corner ha invece ospitato i protagonisti di quelle case editrici indipendenti (comprese quelle come Minimum Fax che pur essendo “indipendenti” nell’attitudine, fatturano un sacco) che propongono nuovi metodi di selezione editoriale, tra cui un concorso “live” di racconti, Ottoperotto, gestito da Christian Raimo e Marco Peano, con le comparsate di Nicola Lagioia.

La Sala Poesia, invece, è stata una scelta surreale ed assolutamente fuori contesto – per questo meravigliosa – posta al centro del padiglione 2, il più grande e affollato; i posti a sedere erano 20, e comunque bastavano largamente. Autori emergenti hanno letto le loro poesie, ad alta voce, mentre intorno si rovesciava foneticamente il caos delle migliaia di persone scalpitanti, urlanti, scalpiccianti del salone. Un meraviglioso anacronismo e anatopismo.

L’Incubatore è invece una piccola saletta nella quale i neonati della letteratura sono stati messi di fronte ai loro “futuri” lettori; un luogo estremamente interessante per osservare le movenze dei piccoli feti della letteratura italiana.

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“Siamo tutte oche?” Fiera di non avere un Moncler!

“Non comprerò mai più un piumino Moncler” – “Con quanto costa un piumino Moncler!” Sono queste le espressioni che oggi, più che mai, si stanno rincorrendo a livello nazionale, sui…

“Non comprerò mai più un piumino Moncler” – “Con quanto costa un piumino Moncler!

Sono queste le espressioni che oggi, più che mai, si stanno rincorrendo a livello nazionale, sui principali social network e sulla stampa. La trasmissione Report, il programma di inchiesta condotto da Milena Gabanelli ha fatto ancora centro e la puntata andata in onda ieri 2 novembre, dove è stato mostrato come Moncler impacchetta i suoi piumini d’oca, come trova le materie prime e come vengono lavorati da laboratori tessili esteri – snobbando palesemente il Made in Italy per i costi troppo alti – ha fatto aprire gli occhi a molti consumatori, facendo chiarezza su cosa c’è realmente dietro un piumino Moncler. Forse qualcuno sapeva già tutto, ma sicuramente ha lasciando interdetti i più.

L’inchiesta comincia prima di tutto con il reperimento di materie prime, ovvero le piume d’oca, quelle stesse piume d’oca vanto e segno distintivo del brand. Le telecamere di Report si sono recate in alcuni allevamenti di oche in Ungheria e hanno documentato lo spiumaggio degli animali. Lo spiumaggio delle oche deve avvenire secondo regole ben precise, in modo da non causare stress agli uccelli. Invece, ieri sera, chi ha visto il servizio ha dovuto assistere a immagini forti, dove le piume delle oche venivano letteralmente strappate agli animali vivi, creandogli delle lacerazioni, e conseguentemente venivano ricuciti con ago e filo, per poi ricominciare la pratica una volta ricresciute le piume.

Già da sola, questa parte del servizio potrebbe essere oggetto di grande discussione, ma il servizio va avanti e quello che viene dopo, forse, è ancora più preoccupante. L’inviata, Sabrina Giannini, spiega che siccome produrre in Italia costa troppo per Moncler, da un giorno  all’ altro, il brand del lusso decide di sospendere tutti contatti con i laboratori tessili italiani per andare all’estero: in Romania, in Armenia o addirittura in Transnistria, uno Stato auto proclamato facente parte del territorio della Moldova, non riconosciuto dalle Nazioni Unite. Report, a questo punto, ha intervistato i responsabili delle catene di produzione di piumini, che proprio da Moncler ricevono tutte le materie prime: piume, stoffe, bottoni, chiusure lampo, etichette e loghi da applicare al capo finito. I terzisti ricevono per ogni capo finito un compenso che si aggira tra i 30 e i 45 euro, mentre sul cartellino, in negozio, il prezzo sale fino a raggiungere e talvolta superare i 1.000 euro.

Questo servizio, ovviamente, ha scatenato l’ira dei consumatori e soprattutto di tutte quelle persone che, almeno una volta nella vita, hanno comprato un Moncler. Io alla vista del servizio, per una volta, mi sono sentita orgogliosa di non aver mai posseduto un Moncler, ma mi sono  immedesimata in tutti quelli che hanno investito i propri risparmi per comprare un capo importante e di qualità e che dopo questo servizio si sono resi conto che di qualità ha veramente poco. L’unica cosa di cui possono essere felici, tralasciando tutto, è quella di essere soddisfatti che almeno le piume sono vere piume d’oca.

Ma scherzi a parte! La pagina Facebook di Moncler, oggi, è stata presa d’assalto dai consumatori, alcuni denunciavano il prezzo finale dei noti piumini, altri le condizioni di lavoro dei dipendenti, dei terzisti e delle povere oche, ma tra tanti, c’erano anche quelli che difendono la scelta di Moncler di andare a produrre all’estero a scapito del Made in Italy. Chi è che adesso non lo farebbe?

Molto spesso, però, questi insulti non vengono presi in considerazione e rimangono inascoltati dall’azienda, perché purtroppo c’è la cognizione che la pagina facebook funga da vetrina per l’azienda, un luogo dove far bella mostra dei prodotti, tralasciando l’idea che un social network possa anche servire come mezzo per dialogare con il consumatore finale, ascoltando le sue esigenze e perché no, anche i consigli.

Moncler potrà non leggere i milioni di commenti sulla sua pagina facebook, ma indubbiamente non può far a meno di notare il titolo in rosso all’apertura della Borsa. Oggi 3 novembre, infatti, il titolo è risultato uno dei peggiori.

Intanto Moncler, nel suo sito ufficiale, ha pubblicato un comunicato dove si legge:

Annuncio-Moncler“Moncler, a seguito della trasmissione di Report di domenica 2 novembre, specifica che tutte le piume utilizzate in Azienda provengono da fornitori altamente qualificati che aderiscono ai principi dell’ente europeo EDFA (European Down and Feather Association), e che sono obbligati contrattualmente a garantire il rispetto dei principi a tutela degli animali, come riportato dal Codice Etico Moncler (sezione Governance al punto 6.4). Tali fornitori sono ad oggi situati in Italia, Francia e Nord America. Non sussiste quindi alcun legame con le immagini forti mandate in onda riferite a allevatori, fornitori o aziende che operano in maniera impropria o illegale, e che sono state associate in maniera del tutto strumentale a Moncler….”

A questo punto viene da pensare, ma allora cosa abbiamo visto in televisione? Il servizio non era vero? E se fosse così, allora perché una televisione pubblica avrebbe mandato in onda certe immagini, denunciando certo cose? Che ritorno avrebbe avuto?

Il comunicato continua: “Moncler non ha mai spostato la produzione come afferma il servizio, visto che da sempre produce anche in Est Europa. In Italia ha mantenuto collaborazioni efficienti con i migliori laboratori. Per quanto riguarda i ricarichi, il costo del prodotto viene moltiplicato, come d’uso nel settore lusso, di un coefficiente pari a circa il 2,5 dall’azienda al negoziante, a copertura dei costi indiretti di gestione e distribuzione…. – nota conclude – L’azienda ha dato mandato ai propri legali di tutelarsi in tutte le sedi opportune.”

Bene, Moncler ha detto la sua, risposta ovviamente scontata, non poteva dire diversamente. A questo punto non ci resta che aspettare le dichiarazioni dei propri legali.

Una domanda che mi viene in mente: quanto durerà questa indignazione dei consumatori? Continuerà per qualche settimana e poi tutto come prima? Forse sì, visto che su Twitter la protesta è calata e su Instagram il piumino d’oca più famoso al mondo continua a fare moda, ma l’importante è che tutti si siano resi conto di come lavorano, per la maggior parte dei casi, i colossi della moda. Dico la maggior parte, perchè ci sono sempre quelle eccezioni che fanno grande il settore.  Io lo ammetto: mi piace la moda, mi piace seguirla, amo gli aninali ma non sono  animalista, non sono vetegariana o vegana e sono sempre più orgogliosa di non avere un piumino Moncler nel mio guardaroba, il motivo? Semplicemente il costo, i miei risparmi preferisco spenderli in altri modi.

E oltre a dire questo, mi piace vedere e sapere che una TV pubblica si sia occupata di un caso così importante, qualche anno fa era semplicemente impensabile.

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Giardini in Festa: cocktail esplosivo di gusto e musica

Metti come location dei giardini immersi nella tranquillità di Abbadia di Montepulciano. Unisci fiumi di birra. Aggiungi un menù ricco di gustosi piatti tipici chianini… Di quei piatti che solo…

Metti come location dei giardini immersi nella tranquillità di Abbadia di Montepulciano. Unisci fiumi di birra. Aggiungi un menù ricco di gustosi piatti tipici chianini… Di quei piatti che solo a leggere il nome ti viene l’acquolina in bocca. Poi, immagina una band come i Camillocromo. Shakera il tutto. Ecco servito il cocktail esclusivo che mi sono gustata venerdì sera ai “Giardini in Festa” in compagnia di Alessia.

Non potevano mancare fiumi di birra ai Giardini in Festa!

Quando arriviamo al tramonto, gli ultimi raggi giallo-arancione del sole, illuminano dolcemente le bancarelle disposte ai lati della strada. Ci godiamo le borse e i portachiavi artigianali in esposizione, le collane e gli orecchini dai colori sgargianti fatti a mano, mentre nell’aria s’intreccia il forte odore dell’incenso a quello pungente delle spezie e delle più svariate varietà di tè.

Come potrebbe mai andare storta una serata che inizia con una cena a dir poco deliziosa? Un piatto di pici al sugo di nana (dove nana = anatra) eccezionale. Anche perché i pici sono fatti a mano, e non esiste cosa più goduriosa dei pici fatti a mano con un sugo sapientemente cucinato. Ma “il meglio deve ancora venire”… Immaginatevi due donne, alias me e Alessia, davanti a una lista di hamburger. Riflettete sul fatto che le due donne in questione, rigorosamente, non sono a dieta. Ed ecco fatto! La scelta cade casualmente su un hamburger con 180 gr di pura carne chianina, condito con pomodori freschi, insalata, una salsa squisita e cipolle in agrodolce. Ah sì, e patate fritte.


Una bomba di cena, ma di cui il palato ha gioito in una maniera incredibile. Una cena strepitosa, consigliata agli amanti della buona cucina.

 

Camillocromo

I Camillocromo: Circus Swing Orchestra

Tenete conto che poi la serata non finisce qui, perché lo stand della birra inizia a riempire a ruota bicchieri di birra, mentre la piazzetta allestita per lo spettacolo si riempie di gente, e sul palco salgono 7 personaggi incredibili con un look po’ bohémien: i Camillocromo. Con loro, è amore a prima nota. Se non li hai mai ascoltati, già a metà della prima canzone sei immerso nel loro strano mondo musicale. Appena torni a casa da un loro concerto, che siano le 11 di sera, le 5 di mattina o le 3 di pomeriggio, non puoi fare altro che correre su You Tube per cercare le loro canzoni per continuare a far suonare nella tua testa le loro insolite melodie.

Nello sguardo di ognuna delle persone del “Terzo Millennio“, coloro che sono riusciti a mettere in piedi un evento simile, leggi tanta forza di volontà e la passione di migliorare di anno in anno, questo evento che merita di diventare un appuntamento di rilievo annuale. Un appuntamento di alto livello, sia sul piano musicale che sul piano culinario.

Staff Terzo Millennio

Complimenti a tutto lo staff del Terzo Millennio: continuate così!

Un ringraziamento speciale va a tutto lo staff del Terzo Millennio e agli organizzatori dei “Giardini in Festa“, che unisce persone di tutte le età e che rappresenta un mezzo di aggregazione per la comunità di Abbadia di Montepulciano. Andate avanti così che siete forti!

 #GIF14 – Giardini in Festa 2014 – La foto gallery della serata – L’hamburger di chianina!

 

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