La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: petroio

Tutto, a Petroio, è cominciato circa 50 anni fa – Storia del Gs Petroio

Forse, però, è più corretto dire che è passato quasi mezzo secolo di storia dalla nascita del G.S. Petroio. Questa indicazione temporale ci restituisce un passato ancora più remoto, in…

Forse, però, è più corretto dire che è passato quasi mezzo secolo di storia dalla nascita del G.S. Petroio. Questa indicazione temporale ci restituisce un passato ancora più remoto, in bianco e nero, in cui gli ultimi strascichi delle Guerre Mondiali lasciavano spazio al primo album dei Beatles e ai sogni di Martin Luther King, a Giovanni XXIII e a Woodstock, ai primi personal computer e, in sostanza, ad una “età dell’oro” che avrebbe cambiato per sempre la fisionomia dei territori e la mentalità delle persone.

È in questo contesto, nell’ampliamento delle città che minacciano di fagocitare le piccole realtà locali, nel periodo in cui nella Toscana chianina la mezzadria va pian piano scomparendo, che sorge il Gruppo Sportivo Petroio: il primo tentativo, riuscito, di conservare gelosamente la propria identità paesana, la propria storia di vita, contro l’inesorabile scorrere del tempo.

Il G.S. Petroio al ritorno in Terza Categoria

In questo processo, un ruolo fondamentale lo ha giocato la vocazione artigianale di Petroio, da sempre patria della terracotta: mentre i contadini di Montisi, Montefollonico e Castelmuzio dovevano obbedire ai tempi della terra, star dietro alle semine e alla raccolta, gestire le ore di luce e le ore d’ombra, per i lavoratori di Petroio la giornata era scandita dalla sveglia delle 6:00 e dalla campana delle 17:00, che metteva fine alle fatiche lavorative. Questo, per gli abitanti di Petroio, significava poter dedicare il resto della giornata ad altro, e questo “altro” ha preso presto il nome di “calcio”: “la cosa più importante delle cose meno importanti”, diceva Sacchi, che proprio in quegli anni da sport-per-pochi ha assunto progressivamente una dimensione popolare, diffondendosi capillarmente lungo tutto il territorio italiano.

Si può dire che il G.S. Petroio nasce nel 1971 quando, in via della Pianata, sorge lo stadio alle porte del paese, in uno spazio angusto tra il cimitero e la collina piena di alberi. Frutto del lavoro di tantissimi volontari, provenienti anche dai paesi circostanti, lo stadio viene intitolato ad una delle icone del calcio degli anni 60’-70’, Armando Picchi, uno dei liberi più bravi che la storia italiana ricordi.

La sede del campo sportivo “Armando Picchi” tinta di blucerchiato, i colori del G.S.

La storia vera però, quella sul campo, inizia nel 1974, quando Don Silvano, all’epoca sacerdote, decide di iscrivere la squadra ad un piccolo campionato gestito dal CSI, Centro Sportivo Italiano: undici giocatori che, a dirla tutta, il pallone lo avevano visto di sfuggita in qualche televisione, si ritrovano a lottare per la vittoria, e alla fine terminano il torneo in seconda posizione. È la prima volta del G.S., che indossa maglie color viola fortemente volute da Silvano, fervente sostenitore della Fiorentina.

Ma qualche anno più tardi, quasi per combinazione, arriverà a Petroio uno scatolone ben sigillato, corredato da una lettera d’amore e d’amicizia verso il paese. Il mittente è di Genova, il contenuto non è altro che la maglia più bella del mondo, quella che contraddistinguerà da quel momento in poi il Petroio. Il blu del mare, cerchiato da due strisce bianche, una rossa e una nera: è la divisa da gara della Sampdoria, un dono venuto da lontano, “come se a Petroio fosse arrivato un razzo per andare sulla luna”.

E con la maglia blucerchiata il grande G.S. del 1979 arriva secondo in Terza Categoria: era la squadra del capitano Bianchini, di Casini e di Fulvio Benvenuti, a cui è stato intitolato il “Memorial” che tutt’ora viene disputato agli inizi di ogni estate a Petroio.

Il “Grande G.S.”, secondo nel campionato di Terza Categoria con le prime maglie della Sampdoria

Il G.S. ha dovuto passare anche momenti decisamente bui. Nel ’92, infatti, è stata dichiarata fine attività, ma due anni più tardi ecco tornare i blucerchiati a calcare i campi della zona: il Petroio si iscrive al campionato amatoriale e raggiunge anche l’Eccellenza di categoria. Gli “invincibili” del 2002 riportano la squadra ai fasti di fine anni ‘70, e dopo 25 anni di assenza dalla Terza Categoria, nel 2016, il G.S. si riscrive ufficialmente al campionato.

Gli “invincibili” del 2002

Il resto è storia recente, con la cavalcata della stagione 2017/2018 terminata al Passalacqua di Rapolano, nella finale play-off pareggiata contro il Cetona che ha promosso i biancoverdi in virtù di una differenza reti migliore di un gol rispetto a quella blucerchiata.

A un gol dalla storia, che tuttavia, ogni sabato, all’Armando Picchi, sembra fermarsi. Il Petroio è diventata, col passare degli anni, la squadra di tutti, e quando il G.S. gioca in casa il pubblico è sempre numeroso. E ci sono i posti fissi, anche se non esiste una tribuna: c’è chi la guarda dall’alto, sul greppo, e c’è chi invece si siede davanti alla rete.

Tutti ad ammirare quegli undici giocatori che indossano la maglia più bella del mondo, arrivata in dono 30 anni fa, che rimanda la memoria ad un passato sfocato ma, per Petroio, ogni sabato più limpido e presente che mai.

L’abbraccio tra tifosi e giocatori

Photo credit: Filippo Lorenzetti

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Brandano da Petroio, il pazzo di Cristo

Passeggiando per il piccolo borgo di Petroio, nel comune di Trequanda, sarà capitato a tutti di trovarsi di fronte alla statua in terracotta dedicata a Bartolomeo Garosi, detto Brandano: una…

Passeggiando per il piccolo borgo di Petroio, nel comune di Trequanda, sarà capitato a tutti di trovarsi di fronte alla statua in terracotta dedicata a Bartolomeo Garosi, detto Brandano: una piccola effige raffigurante un eccentrico personaggio nato all’interno di queste antiche mura, e che ha rivestito una particolare importanze nelle vicende religiose del medioevo.

La vita di Brandano: la conversione e le predicazioni

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Le vite dei personaggi illustri, diventati oggetto di beatitudine o di venerazione popolare, sono spesso caratterizzate da una giovinezza libertina e da un drammatico cambiamento che spinge ad abbracciare la fede. È proprio questo il caso di Bartolomeo Garosi (o Carosi, secondo altre fonti), nato a Petroio nel 1486: gli anni della giovinezza li passò in maniera spregiudicata, tra giochi d’azzardo e bestemmie. La conversione alla religione cristiana avvenne nel giorno in cui, mentre zappava il suo campo, venne colpito sulla fronte e in un occhio da una scheggia di pietra. Brandano lo interpretò come un segno divino e cominciò a predicare la parola di Cristo in Valdichiana: prima nel paese natale di Petroio, poi nel borgo di Montefollonico, dove si trasferì con la famiglia.

Abbandonata anche la famiglia, Brandano proseguì la sua opera di predicazione solitaria a Siena, vivendo soltanto di elemosina. Nei suoi sermoni attaccava i potenti, invitava alla penitenza e diffondeva profezie di sciagura. Era solito girovagare con un abito bianco addosso, scalzo e senza cappuccio, e predicava con un crocifisso in una mano e un teschio nell’altra, per ricordare che la morte arrivava per tutti e che era necessario impegnarsi nelle opere buone durante la vita. Era lui stesso a farsi chiamare Brandano, relativo al “gran brando che mi ha dato Dio per riprendere i ladroni e i peccatori di tutte le specie”.

I suoi modi provocavano venerazione da parte di chi lo ascoltava, ma anche derisione e rabbia: nelle campagne e nelle strade senesi poteva essere sbeffeggiato o preso a bastonate, ma non demordeva. Le sue invettive colpivano principalmente i potenti, che spesso non lasciavano correre le offese senza reagire: godeva però di una particolare protezione a Siena, dove i signori locali gli consentivano di operare nell’assistenza agli ammalati dell’ospedale e nella protezione ai mendicanti di strada.

La corte pontificia, il ritorno a Siena e la morte

Dopo aver viaggiato come eremita per l’Italia, la Francia e la Spagna, Brandano si trasferì a Roma. Alla corte pontificia non abbandonò le sue caratteristiche eccentriche, anzi, si scagliò con forza contro la corruzione dell’epoca: senza alcun rispetto per le autorità ecclesiastiche, insultava i cardinali, distribuiva ossa di morto, ammonimenti e sciagure. Papa Clemente VII arrivò a imprigionarlo più volte, e la leggenda dice che lo fece addirittura incatenare e gettare nel Tevere. Brandano ne sarebbe riemerso miracolosamente vivo, e questo episodio non fece che aumentare la sua venerazione da parte di alcuni e la rabbia da parte di coloro che lo avversavano.

Tornato a Siena, le mutate condizioni politiche gli consentirono di diventare una vera e propria icona della predicazione religiosa contro il potere. Le sue profezie di sciagura e le sue ramanzine fecero infuriare gli spagnoli, che nel 1548 governavano Siena; dapprima venne mandato in esilio per undici giorni, poi, dopo che ebbe preso a sassate un soldato spagnolo per protesta contro la costruzione della Fortezza, venne cacciato definitivamente a Piombino. Brandano tornò a Siena nel 1552, quando la città si liberò dal controllo degli spagnoli, e contribuì a difendere la Repubblica dall’attacco dei Medici, aiutando i poveri, i malati e gli affamati.

Brandano morì nel 1554, all’età di 68 anni, poco prima della caduta della Repubblica senese. La venerazione da parte del popolo era così diffusa da far dimenticare i modi eccentrici; gli atteggiamenti violenti con cui inveiva contro le autorità politiche e religiose avevano rafforzato la sua fama, sia a Roma che a Siena. Gli strati sociali più poveri apprezzavano queste sue caratteristiche, e durante una predica dai toni particolarmente violenti a Radicofani era stato chiamato “Il Pazzo di Cristo”. Dopo la morte il suo corpo venne esposto per tre giorni nella chiesa di San Martino; dei suoi resti si sono però perse le tracce. Nel 1612 l’Arcivescovo di Siena promulgò un editto in cui invitava la popolazione a venerarlo come Beato: la Chiesa non ha però portato avanti il processo di beatificazione.

Le profezie e le storie popolari

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Il ritratto di Brandano custodito nel Museo dell’Arciconfraternita di Misericordia di Siena

Eremita e predicatore, Brandano è diventato famoso nei ceti popolari principalmente per le sue profezie. La sua attitudine a scagliarsi contro i soprusi dei governanti e la corruzione delle autorità ecclesiastiche, come già detto, gli permisero di guadagnarsi una vasta popolarità nelle campagne senesi.

Le sue profezie di sventura gli valsero non soltanto la venerazione, ma anche la sopravvivenza di detti popolari tramandati dal XVI secolo in poi. Sono molte le storie popolari e le espressioni che vengono attribuite al “beato” o al “poro” Brandano, tra cui si fatica a distinguere la sua attività da predicatore da ciò che il folclore locale ha attribuito alla sua figura in fase successiva.

Le sue profezie in rima erano facili da ricordare, simili ai proverbi popolari: “Siena Siena, metti la Signora nel cervello, se no andrai in bordello”; “Guai a te, Siena, quando i tuoi lupi porteranno il campano e i monti scenderanno al piano”; “Siena, Siena, incomincia ad arrivare la piena” erano tutti riferimenti profetici dell’invasione spagnola a opera dei Medici.

Anche a Roma si fece notare per le sue profezie: “Roma, Roma, da qui a poco sarai doma” anticipava il sacco di Roma, mentre “Lume, lume, il papa non vede più lume” e “Non più Medici, siamo tutti sani” anticipava la morte di Papa Clemente VII (Giulio de’ Medici). La più specifica profezia di sciagura rivolta alla corte papale è una delle più famose: “Bastardo sodomita, per i tuoi peccati Roma sarà distrutta. Confessati e convertiti, perché tra 14 giorni l’ira di Dio si abbatterà su di te e sulla città”.

Oltre ai Medici, i bersagli preferiti delle invettive di Brandano erano gli spagnoli, soprattutto nel suo periodo senese. “Don Diego tu questa tela l’ hai ordita male, ti mancherà il ripieno, perché Iddio te la taglierà e non la finirai” diceva sulla costruzione della Fortezza. Il suo patriottismo verso la Repubblica senese risulta evidente anche nelle invettive lanciate contro Giulio III: “Io vi avviso Santo Padre, anzi Pastore, che voi non pigliate impresa contro la città vecchia di Siena, che è città dell’alta Reina che l’ha guardata e guarderà, e chi contra ci verrà malcontento se ne partirà”.

Accanto alle predicazioni di Brandano e alle sue reprimende nei confronti delle autorità esistono una serie di motti, detti popolari e profezie che si sono tramandate nelle campagne, mischiandosi alla religiosità popolare e alla controversa figura del beato di Petroio. Ancora oggi, in Valdichiana è dintorni, è possibile imbattersi in anziani contadini che recitano a memoria le profezie attribuite a Brandano: “Quando le macchie saranno giardini sarà un vivere d’ assassini” oppure “Quando le carrozze cammineranno senza cavalli, sarà un mondo di travagli”.

Per approfondire:

Treccani: Bartolomeo da Petroio

Ecomuseo Valdichiana: Brandano

Gianini Belotti, E., Trequanda & Dintorni, Editrice Donchisciotte

Nello Cortigiani, Brandano, Edizione Cantagalli

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Il Museo della Terracotta di Petroio, storia di un’arte sospesa nel tempo

La terracotta, conosciuta anche con il termine più popolare di “coccio”, è una tipologia di ceramica che costituisce l’elemento base della storia e dell’identità di Petroio, la piccola frazione del comune…

La terracotta, conosciuta anche con il termine più popolare di “coccio”, è una tipologia di ceramica che costituisce l’elemento base della storia e dell’identità di Petroio, la piccola frazione del comune di Trequanda immersa nei boschi e nelle pacifiche campagne ai margini della Valdichiana. È proprio a questo importante elemento dell’artigianato locale che è dedicato il Museo della Terracota di Petroio: un museo che esplora le origini di un’arte sospesa nel tempo e che è stata il fulcro di tante attività artigianali per tanti secoli.

Il piccolo borgo di Petroio è diventato famoso nei secoli passati proprio per la produzione di articoli in terracotta, tanto che l’attività lavorativa dei vasai e degli artigiani collegati alla filiera del coccio sono tuttora i custodi della tradizione locale. La terracotta, dopo le varie fasi di estrazione, lavorazione e cottura, assume una tipica colorazione rossastra e grazie alla sua duttilità è diventata il più diffuso materiale da costruzione, con una moltitudine di usi comuni, per la fabbricazione di stoviglie, vasi, utensili e oggetti di vario genere.

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Nel Museo della Terracotta di Petroio sono raccolti gli attrezzi del lavoro del concaio, vengono illustrate le tecniche antiche e quelle moderne, sono ricostruire la cava, il forno e la bottega artigiana. Una delle volontarie del museo, Vittoria, ci ha raccontato in maniera approfondita le caratteristiche del museo e i suoi legami con il territorio.

Il Museo della Terracotta di Petroio è stato inaugurato nel 2001, ed è ospitato nel Palazzo Pretorio del borgo di Petroio, come parte del Sistema Museale Senese. Il palazzo risale al XIII secolo e, in occasione della sua trasformazione in Museo, il restauro ha recuperato l’intera facciata. È disposto su tre piani, più il piano interrato dove, lungo i muri, sono disposte diverse teche disponibili per le esposizioni temporanee. Proprio in quest’ala del museo è presente l’esibizione “La piccola Toscana” di Rodolfo Morviducci il Maestro Concaio novantaduenne di Petroio che realizza modellini dei borghi toscani con la terracotta locale.

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Il Museo ospita anche delle stanze adibite a laboratorio didattico, dove sia gli studenti che i visitatori in genere possono dilettarsi nella pratica della manipolazione dell’argilla: grazie al piccolo forno messo a disposizione, i prodotti realizzati vengono poi cotti e consegnati ai rispettivi autori da conservare come ricordo.

Il Museo sottolinea l’intreccio tra passato e presente, tra l’artigianato di una volta e la modernità di oggi. Al suo interno custodisce reperti antichi (la maggior parte dei quali era destinato ad uso domestico), una vasta documentazione riguardante gli strumenti e i metodi di lavorazione tradizionale e moderna, più alcuni esemplari di nuovi prodotti che sono stati inseriti sul mercato.

Il museo ha indubbiamente un forte legame con Petroio e con i petroniani: infatti, si hanno notizie delle fabbriche di terrecotte nel paese sin dal XVI secolo. In questo piccolo borgo, il mestiere del concaio o vasaio era molto diffuso; la materia prima, l’argilla, era ed è tutt’ora molto abbondante nel territorio. Le cave davano lavoro alla maggior parte delle famiglie residenti a Petroio, e questo potrebbe essere uno dei tanti motivi per cui il museo e i suoi manufatti sono sentiti come parte della propria famiglia e della propria casa, per la gente del paese.

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“È motivo di orgoglio poter mostrare ai visitatori del Museo come il materiale povero dell’argilla, con la maestria dei concai, si possa trasformare in un prodotto così particolare e resistente nel tempo. – racconta Vittoria – Dimostrazione di tale orgoglio è il fatto che tutt’oggi il museo viene aperto dai volontari del paese, che a turno rendono visitabile questo immenso museo, e dai volontari del sevizio civile. L’ingresso al Museo è aperto a tutti, ad offerta libera.”

Il Museo è sempre inserito nelle varie manifestazioni che vengono organizzate dall’amministrazione comunale e dalle associazioni locali, una tra queste è la “Corrida del contadino e mostra mercato della terracotta”, che si svolge nel mese di giugno, in cui trova connubio la festa folcloristica del paese con la mostra degli elaborati di terracotta, a cui partecipano la maggior parte dei produttori di terrecotte della zona, che espongono le loro opere. Quest’anno la festa si terrà dal 10 al 12 giugno 2016 e potrà essere un’ottima occasione per visitare anche le tante meraviglie esposte nel museo e fare un tuffo nella storia locale.

“Il nostro obiettivo principale per il futuro – continua Vittoria – è quello di incrementare il sistema di rete tra i due Musei di proprietà comunale (Museo della Terracotta di Petroio e Collezione Archeologica Giancarlo Pallavicini di Trequanda) con il bellissimo e ricco Museo di arte Sacra di Castelmuzio, offrendo al turista una sorta di itinerario turistico che racchiuda tutti e tre questi splendidi musei, che, contornati dal magnifico paesaggio del Comune di Trequanda, possa rappresentare un’offerta apprezzabile per molti.”

La necessità di costituire un circuito di rete dei musei è garantita dalla Fondazione dei Musei Senesi che da anni sta lavorando in tali termini; l’obiettivo è attualmente incrementato dall’adesione del comune di Trequanda all’Unione dei Comuni della Valdichiana Senese che gestirà i musei del territorio in forma associata.

Attualmente il Museo della Terracotta è aperto il sabato dalle 15.00 alle 19.00 e la domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00 e gli altri giorni su prenotazione. Indirizzo: via Valgelata 10, 53020 Trequanda; telefono 0577/665188; e-mail museo.terracotta@virgilio.it

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Produzione dell’olio: fase dell’imbottigliamento

Il reportage de La Valdichiana sull’olio continua con la visita all’Azienda Agricola Carraia in Località Petroio. Franco Bardi, presidente del Consorzio olio DOP Terre di Siena, e proprietario dell’Azienda Agricola…

Il reportage de La Valdichiana sull’olio continua con la visita all’Azienda Agricola Carraia in Località Petroio.

Franco Bardi, presidente del Consorzio olio DOP Terre di Siena, e proprietario dell’Azienda Agricola Carraia a Petroio, all’interno della sua attività effettua l’imbottigliamento dell’olio. Per ottenere l’Olio Extra Vergine, Franco possiede olivi di varie specie: Leccino, Frantoio, Moraiolo e Pendolino. L’oliveto, è posto a 430 mt s.l.m., e questa altitudine si rivela ottimale per la coltivazione delle olive.

Quando abbiamo conosciuto Franco, durante la visita al Frantoio La Romita di Carlo Alberto Bindi, gli abbiamo subito chiesto come è stata la raccolta di quest’anno:

Non buona. Quest’anno le olive hanno fatto poca resa, e addirittura tante olive non sono proprio all’altezza di fare l’olio – spiega Franco Bardi – L’ olio non buono di quest’anno, è tale a causa del clima e della mosca. Molti produttori non hanno fatto trattamenti, invece, affinché l’oliva faccia un buon olio, è necessario trattarla e stare attenti alla mosca e alle altre malattie.

Essendo presenti alla macinazione delle olive di Franco e all’analisi dell’olio effettuata dal Biologo Mario, ci siamo ben presto resi conto di come il suo olio fosse molto buono, rispetto alla media. Quindi con curiosità gli abbiamo chiesto come avesse cercato di arginare il problema.

Io tutti gli anni cerco di curare gli olivi. Oggi non sono più le temperature di un tempo, tutto è cambiato, compreso il clima. Sono necessarie molte cure e molte attenzioni.

SAM_54041Qualche giorno dopo siamo stati alla sua Azienda Agricola, per terminare il nostro viaggio nell’olio e scoprire come funziona l’imbottigliamento. Le olive, una volta colte, vengono portate la sera stessa al frantoio. Questo perché è necessario macinarle subito.

Signor Franco, una volta ottenuto l’olio, cosa succede?

L’olio ottenuto, viene messo nei contenitori di acciaio inox che sono collegati direttamente attraverso una pompa, alla macchina che piena le bottiglie di olio. Grazie a questa pompa, l’olio arriva direttamente alla macchina, che viene impostata in base alla quantità di liquido da inserire nella bottiglia. Ogni contenitore può essere da 0,10-0,25-0,75, fino a 5 litri. Il flusso si ferma automaticamente raggiunta la quantità giusta.

E la fase successiva qual è? Servirà il tappo a queste bottiglie!

SAM_54071Da qui infatti si va alla macchina che chiude e avvita il tappo. Poi la macchina successiva, mette il sigillo intorno al tappo. Poi si passa all’etichettatura, che con nostra grande sorpresa, viene fatta a mano. Un’etichetta davanti, una dietro e una intorno al collo della bottiglia, attaccate con grande maestria da Franco, che da 10 anni produce l’olio e ormai è un esperto anche in quest’attività.

Di solito, quante bottiglie imbottigliate al giorno?

Quest’anno purtroppo di olio ce n’è poco e il lavoro è minore, ma gli altri anni, quando è il periodo, arriviamo anche ad imbottigliarne mille al giorno.

Materiale a cura di Maria Stella Bianco e Valentina Chiancianesi

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Petroio: giornate di festa per Siena Capitale della Cultura 2019

Sabato 11 Ottobre la frazione di Petroio si mobiliterà per una giornata di festa e di riflessione dedicata a Siena capitale della Cultura. L’idea di portare il piccolo contributo del proprio…

Sabato 11 Ottobre la frazione di Petroio si mobiliterà per una giornata di festa e di riflessione dedicata a Siena capitale della Cultura.

L’idea di portare il piccolo contributo del proprio territorio a beneficio di Siena e dell’ormai imminente decisione per la città che sarà scelta come Capitale della Cultura 2019, è venuta al Sindaco di Trequanda Roberto Machetti, e all’assessore alla cultura, Mauro Lacagnina. Una battaglia,  che con varie manifestazioni, vede ultimamente impegnati Enti e Associazioni di tutta la Provincia.

L’Amministrazione Comunale ha voluto coinvolgere la Società Operaia, Ente Benemerito tra i più antichi dell’intera Toscana. Un’Istituzione vitale e intraprendente che dall’alto dei suoi 130 anni di vita, è protagonista da sempre della vita paesana, organizzando periodicamente eventi all’interno del piccolo teatrino di Piazza Matteotti.

Questa speciale sinergia porterà dunque, sabato 18 ottobre, ad una serata che si aprirà alle 18,30 con un prologo “letterario”. Il Sindaco Machetti vorrà infatti illustrare, insieme a Maurizio Ciampolini, (Ufficio Stampa Internazionale Siena2019)  il senso di Siena Capitale della Cultura 2019, i benefici che ne trarrà la città e tutto il territorio. Sarà l’occasione per rendere partecipe la cittadinanza di un momento storico importante e di inserire il proprio Comune tra i protagonisti di un evento che avrà risonanza internazionale. All’interno della serata, l’autore locale Riccardo Lorenzetti presenterà il suo libro “La libertà è un colpo di Tacco”, di prossima uscita.  Loretta Lucaroni presenterà la serata.

La serata verrà suggellata dall’immancabile momento gastronomico (un piccolo fiore all’occhiello dei ragazzi della Società Operaia) e proseguirà alle 21,30 con l’ormai famoso “Massischermo”, lo show teatrale di Gianni Poliziani e Francesco Storelli. I due attori saranno in veste di “ambasciatori”, visto che il loro spettacolo si fregia del patrocinio di Siena Capitale della Cultura 2019 ed è stato inserito tra le opere più in linea con la cultura toscana, e senese in particolare.

 Sarà un’occasione, quella di sabato 18 ottobre,  per riscoprire Trequanda, la frazione di Petroio e le belle attività che vi sono contenute.

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Pioggia, terrecotte e maialini: alla Corrida di Petroio

Ammetto che, prima di andare a Petroio per assistere alla Corrida del Contadino, sapevo a malapena dove fosse questo grazioso borgo. Da non autoctona (abito a Montepulciano da 4 anni),…

Ammetto che, prima di andare a Petroio per assistere alla Corrida del Contadino, sapevo a malapena dove fosse questo grazioso borgo.

Da non autoctona (abito a Montepulciano da 4 anni), tutto quello che sapevo era “quando sei all’Amorosa svolta e vai dritta finchè non arrivi“. Ebbene, è effettivamente stato molto semplice arrivare (cosa affatto scontata, considerando il mio pessimo senso dell’orientamento), e più mi avvicinavo a Petroio più riconoscevo che il paesaggio diventava sempre più simile a quello delle Crete Senesi.

Il tempo non prometteva niente di buono e in effetti è stato inclemente con noi, ma la minaccia di qualche goccia d’acqua non è bastata a spaventare gli abitanti di Petroio.

Dopo aver parcheggiato mi sono incamminata verso il centro storico, che mi ha colpita subito per la sua bellezza. Ho intravisto alcuni scorci davvero particolari, che non mi sono fermata a fotografare perchè la luce non rendeva davvero giustizia.

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Dopo un po’ che camminavo per le vie, incontrando di tanto in tanto banchetti di terrecotte o dipinti in esposizione, ho trovato il corteo in fase di preparazione. La prima cosa che ho notato è stato il grande entusiasmo dei partecipanti, soprattutto dei giovani e dei più piccoli.

Il corteo si è  incamminato, sfidando il vento e il tempo avverso, tutti armati di ombrelli e giacche. I figuranti delle quattro contrade hanno sfilato per tutto il paese, arrivando fino al campo già allestito per la Corrida del Contadino.

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A quel punto aveva già cominciato a piovere da un bel pezzo e le mie mani erano occupate dalla macchina fotografica, percui non potevo tenere in mano un ombrello. Mi sono accontentata del cappuccio della mia giacca, e con le tasche piene di telefoni, occhiali e altre cose che non avrebbero dovuto bagnarsi ma che l’hanno fatto, mi sono infilata tra il pubblico per assistere alla gara. Sarò sincera, non avevo la minima idea di cosa aspettarmi!

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Arrivata lì ho visto un ragazzo vestito da contadina (annessa parrucca bionda) avviarsi verso una piramide di rotoballe in fondo al campo. Presto la gara è entrata nel vivo: un secondo ragazzo vestito da contadino (con in testa un cappello chiodato!) è corso sulle rotoballe a recuperare la sua consorte, l’ha caricata su una carriola e l’ha spinta attraverso un percorso ad ostacoli fatto di birilli, equilibrismi e precisione. I due sono poi entrati nel recinto dove grufolavano quattro maialini segnati coi colori delle rispettive contrade. Il contadino, a suon di schiamazzi e inseguimenti, è riuscito a convincere il proprio maialino a imboccare l’uscita del recinto e a fargli compiere tutto un percorso intorno al campo.

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Le contrade si sono sfidate a realizzare il tempo migliore, facendo due giri a testa. Il percorso a ostacoli era avvincente, ma tutti l’hanno superato senza particolari difficoltà. Quando arrivava il momento di convincere i maialini a imboccare il percorso, invece, era tutta un’altra storia.

Un paio di maialini sono stati particolarmente collaborativi, quelli delle contrade Pianate e Torre, il maialino della Fonte diciamo che non ha aiutato, ma il vero osso duro è stato il maialino del Borgo, che al secondo giro ci ha messo la bellezza di cinque minuti prima di decidersi a prendere la direzione giusta!

Nel frattempo, noi osservavamo sotto l’acqua. La mia Canon era piuttosto fradicia, ma credo sia sopravvissuta.

Alla fine degli otto giri, è risultata vincitrice la contrada Pianate (che ha vinto anche l’edizione precedente), seconda la Torre, terza la Fonte e quarta la sfortunata Borgo. Alla fine della Corrida, una persona dal pubblico è stata estratta a sorte e ha vinto uno dei quattro maialini che hanno corso la gara: spero che il povero animale non sia finito sulla tavola del fortunato spettatore!

Ciò che colpisce sempre agli occhi esterni, durante le feste folcloristiche e le gare sportive fra contrade nei paesi più piccoli, è la maggiore passione con cui viene vissuta la manifestazione da parte degli abitanti. Le ragazze a bordo della recinzione non risparmiavano le grida di incitamento per la loro fazione, e tutti hanno sopportato la pioggia incessante per tutta la durata della gara.

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Anche se credo di aver vinto una bronchite, è stata una bella esperienza, che sarò felice di ripetere anche il prossimo anno, magari rimanendo anche per la cena prevista dopo la gara, che sulla carta metteva davvero l’acquolina in bocca!

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A Petroio sarà di nuovo festa, Terrecotte e “Corrida del Contadino” per il weekend all’insegna del divertimento

Il 13-14-15 giugno Petroio, il borgo nel comune di Trequanda, gioiello arroccato su una collina tra Valdichiana, Crete e Val d’Orcia, si riaccende di colori e sarà di nuovo festa…

Il 13-14-15 giugno Petroio, il borgo nel comune di Trequanda, gioiello arroccato su una collina tra Valdichiana, Crete e Val d’Orcia, si riaccende di colori e sarà di nuovo festa con “La Corrida del Contadino”. La festa popolare e l’artigianato tradizionale della Terracotta, emblema petroiano per eccellenza, si riuniscono per rianimare le vie di questo affascinante paesino di origini medievali.

Terracotta di Petroio

Terracotta di Petroio

In apertura alla manifestazione la consueta inaugurazione della Mostra Mercato della terracotta dove i produttori esporranno nei singoli stand i propri prodotti e potranno dare dimostrazione pratica della lavorazione della Terracotta. Per chiunque volesse poi approfondire sulle origine di questo antico mestiere il Museo della Terracotta rimane aperto per tutti i 3 giorni di eventi. Tutta la comunità partecipa alla festa, compresi i bambini della scuola dell’infanzia “Arca di Noè” , coinvolgendo i visitatori in una lezione aperta di animazione musicale venerdì alle 19.

Petroio reso celebre dalla terracotta quanto dal buon cibo apre la cena della prima serata con “La Maialata”, una grande grigliata in piazza, con carne direttamente dalla brace al piatto, in un’atmosfera informale e conviviale in pieno stile contadino. Gli organizzatori ci sorprendono anche quest’anno con delle serati davvero originali e in pieno accordo con lo stile campestre della manifestazione. La prima sera si rievocano gli anni 60’ con la rock’n’roll band “The Shakers”, gruppo dalla grande dinamicità, pronti a scatenare l’energia nella piazza. La seconda sera: un perfetto intrattenimento pre-mondiali di calcio, che saranno vissuti a Petroio in piazza San Pietro su maxi-schermo e preceduti da un grandissimo “Gianni Drudi” con le sue ballerine brasiliane per oltre 2 ore di musica esilarante con i tormentoni come “FikiFiki”, “Tiramisù la banana col bacio” e il resto della musica trash anni 80 tutta da ridere.

9La terza ed ultima sera, come da tradizione tornano i “Superdiscobros” con la loro musica 70’, 80’, 90’ per festeggiare la contrada vincitrice del Palio della Corrida del Contadino. Da evidenziare che l’evento clou della festa è appunto questa terza riedizione della Corrida del Contadino nata circa 30 anni fa, con il nome “Corrida del Maiale” e dopo l’interruzione durata 10 anni, trasformata in “Corrida del Contadino” da un gruppo di giovanissimi in controtendenza, rimasti aggrappati alle loro origini e a questo luogo e protagonisti di un gruppo che anima ogni anno con grande cuore ed impegno le vie del borgo dove sono nati.

Sabato 15 Giugno, all’interno di “Petroio borgo d’arte” la rassegna artistica alla seconda edizione, la quale vede muri e strade del paese diventare luogo di mostra ed esposizione di quadri dipinti da oltre 20 artisti provenienti da tutta Italia, i quali verranno liberamente giudicati dai visitatori durante l’intera giornata e colui che otterrà il maggior numero di preferenze da parte del pubblico, alle 19.30 per la premiazione vedrà assegnarsi “l’Orcio d’autore”, donato da uno dei terracottai artisti di Petroio.

Sempre Sabato mattina, al “Terracotta workshop”, quest’anno si terrà un interessante seminario di vendita molto attuale e concreto rivolto a tutti i produttori e imprenditori, con partecipazione libera, dal titolo: “Come vincere le sfide in periodi di crisi”, relatore Federico Villani mental coach e trainer. Alle 18.00 invece un gruppo di bellissime ragazze indosserà gli abiti delle nonne e delle signore che hanno voluto gentilmente donare i loro abiti per una sfilata Vintage tutta da vedere, per gongolarsi nei ricordi e far conoscere ai più giovani la moda d’altri tempi. Domenica 15, giornata all’apice nel calendario petroiano, parte con l’apertura del mercatino dei prodotti tipici locali, la consueta “Biciclettata” della corrida con colazione e il vespa raduno con aperitivo e pranzo allo stand gastronomico che funzionerà sia a pranzo che a cena, sabato e domenica.

La domenica pomeriggio è prevista la più goliardica delle contese: la Corrida del Contadino. Il corteo contadino partirà ai piedi dell’imponente Torre medievale (che tra l’altro sarà visitabile i giorni della festa) per giungere agli impianti sportivi, dove si svolgerà la competizione tra le 4 contrade: Torre, Borgo, Fonte e Pianata che si contenderanno il Palio, dipinto quest’anno da Tommaso Casini, artista Petroiano doc. La gara in se stessa, altro non è, che l’allegoria della vita di una coppia contadina tra campi, fieno, fontane, una carretta utilizzata come mezzo di trasporto e gli immancabili animali da cortile: il maiale. A Petroio ci aspetta un fine settimana davvero pieno di piacere.

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Triangolare a Petroio in vista dei quarti di finale Coppa Uisp

Per il Gs Petroio di Mister Trabalzini la stagione non e’ ancora finita, è ufficialmente iniziato il countdown in Via della Pianata. L’appuntamento del 10 maggio a Petroio (quarto di…

Per il Gs Petroio di Mister Trabalzini la stagione non e’ ancora finita, è ufficialmente iniziato il countdown in Via della Pianata.

L’appuntamento del 10 maggio a Petroio (quarto di finale Coppa Uisp contro il CUS SIENA) vale un’intera stagione. La gara secca in programma, il dentro o fuori in 90 minuti hanno alimentato nel circondario curiosità ed interesse, tanto che per prepararsi al meglio i blucerchiati scenderanno in campo sabato 3 maggio all’Armando Picchi nel Triangolare “Memorial Passerotto” (in onore di Sabatino Bellacci, storico dirigente del Club) insieme al San Quirico d’Orcia ed il Foiano Amatori di Federico Daviddi.

L’occasione sarà utile a Mister Trabalzini di testare i ragazzi e senza dubbio il tecnico mischierà le carte nei due mini-match previsti dal regolamento. Non mancheranno, però, momenti di amarcord: Lorenzo Bianchini (storico Capitano) saluterà i ragazzi del Gs Petroio scendendo in campo, per indossare ancora una volta, la maglia del Gs Petroio e raccogliere l’applauso dei tanti tifosi.

Appuntamento all’Armando Picchi di Petroio – sabato 3 maggio alle ore 16.30.

PASSAROTTOUFF

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Trofeo Benvenuti: Trequanda, Castelmuzio e Petroio in semifinale.

Si entra nel vivo del Torneo di calcetto “Fulvio Benvenuti“. Questa settimana è stata decisiva per decretare le semifinaliste. I due giorni di eliminatorie sono apparsi appassionanti: sembra più’ decisa…

Si entra nel vivo del Torneo di calcetto “Fulvio Benvenuti“. Questa settimana è stata decisiva per decretare le semifinaliste. I due giorni di eliminatorie sono apparsi appassionanti: sembra più’ decisa la situazione del girone A, dove il Petroio, a punteggio pieno si e’ assicurato dell’accesso e subito dietro il Trequanda apparso tonico ed in bella forma. Piu’ intrigata è sembrata la situazione del girone B che ha visto solo il sorprendente Castelmuzio a punteggio pieno: i giallorossi di Nicola Guazzi si sono fatti notare per il bel gioco e l’eccezionale vivacita’.

Ma tutte le squadre chiamate al Torneo hanno onorato la partecipazione chiamando e ricercando i Top-Player nostrani. Il Castelmuzio ha potuto esibire all’interno della propria lista Francesco Paesano e Giacomo Benocci, nonche’ Gabriele Fiorilli direttamente dalla Sinalunghese. Il Petroio capitanato da Valentino Garosi ha avuto la soddisfazione di battere nel derby d’esordio il Trequanda con un bel gol di Giovanni Oliviero (anch’esso provenienza Sinalunghese). Poi la Garden Service, squadra da sempre affezionata al “Benvenuti”: Danilo Bruni che ne e’ da sempre l’ispiratore ha affidato la guida tecnica a Luca Rosignoli (neo allenatore dell’Unione Poliziana). Il Trequanda, ritrovando un Giulio Vittori (a calcetto, insuperabile) ed Elmazi Elidon puo’ veramente impensierire chiunque.

Si fanno delle ipotesi sulla finalissima di domani sabato 13 luglio: Castelmuzio-Petroio sarebbe una novita’ assoluta: i giallorossi mai vincitori al Picchi di Via della Pianata. Mentre Trequanda-Petroio sarebbe un’emozione fortissima. Anche il Torrita di Pietro Canapini e le compagini sinalunghesi hanno mostrato ottime individualità’, ma soprattutto e’ bello notare il clima di amicizia, di sportività’ e di ricordo: da sempre i primi ingredienti del Calcetto di Petroio.

 

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