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Tag: concerti

Garage, punk e rock ‘n’ roll con i Bee Bee Sea al GB20 di Montepulciano

Oltre all’arrivo dell’inverno, questo sabato 22 Dicembre al GB20 di Montepulciano è prevista anche un’ondata di garage, punk e rock ‘n’ roll. Suonano come una delle numerose e collaudate formazioni…

Oltre all’arrivo dell’inverno, questo sabato 22 Dicembre al GB20 di Montepulciano è prevista anche un’ondata di garage, punk e rock ‘n’ roll. Suonano come una delle numerose e collaudate formazioni d’oltreoceano del settore, ma i Bee Bee Sea sono italianissimi e vengono da Mantova, da Castel Goffredo per la precisione. Il loro motto “where there is no good shit around, you better form a band” (“se non succede nulla di buono nei dintorni, faresti meglio a formare una band”) può sì spiegare la genesi della band, ma vuole anche rimarcare come il divertimento sia una componente fondamentale per fare musica; ingrediente fondamentale che è rimasto nel sound dei Bee Bee Sea, a quasi quattro anni dalla loro formazione.

La band, nata nel 2015, è formata da tre elementi: Damiano Negrisoli, Giacomo Parisio e Andrea Onofrio e la loro discografia è composta dal debut album omonimo “Bee Bee Sea” (2015, ripubblicato in versione deluxe lo scorso novembre), un EP “3 Songs & Jacques Dutronc” (2016) e il secondo full-length “Sonic Boomerang” (2017), prodotto da Bruno Barcella e Alessio Lonati presso il T.U.P. Studio di Brescia.

Negli ultimi anni, il trio mantovano si è dedicato a un’intensa attività live che ha dato come frutti concerti di supporto a due band di calibro internazionale come i Black Lips e i Thee Oh Seas – da cui i Bee Bee Sea traggono ispirazione, musicalmente parlando. Questa solida esperienza live si sente in “Sonic Boomerang”, dove le canzoni promettono veramente fuochi d’artificio in sede di concerto.

Grazie all’energia della propria proposta musicale, il trio garage rock ha attirato sin da subito l’attenzione di etichette come Dirty Water, Wild Honey e Glory Records, e molto spesso, le anteprime dei loro nuovi brani sono disponibili su testate specialistiche americane, a rimarcare come la qualità di una simile proposta tutta italiana abbia un degno riconoscimento in uno dei paesi fondamentali per l’evoluzione del rock ‘n’ roll e del garage rock.

Non resta quindi che darvi appuntamento al GB20 di Montepulciano questo sabato, per una serata che si preannuncia prima di tutto divertente, calda e all’insegna dell’energia del rock ‘n’ roll. Qui l’evento su Facebook.

Ricordiamo anche che al GB20 sono previste altre due serate, il 12 Gennaio e il 23 Febbraio, i cui dettagli verranno diffusi nelle prossime settimane.

Discografia:

“Bee Bee Sea” (2015)

“3 Songs & Jacques Dutronc” (EP, 2016)

“Sonic Boomerang” (2017)

Riferimenti:

Sito Ufficiale

Pagina Facebook

 

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Live Rock Festival 2018: l’azzardo come antidoto alla prevedibilità

Il Live Rock Festival si conferma una realtà in espansione, andando quest’anno a ricercare le interpretazioni più efficaci del nostro tempo ai margini delle definizioni di genere. Dal 5 al 9…

Il Live Rock Festival si conferma una realtà in espansione, andando quest’anno a ricercare le interpretazioni più efficaci del nostro tempo ai margini delle definizioni di genere. Dal 5 al 9 settembre 2018, presso il parco ex fierale di Acquaviva di Montepulciano Le declinazioni multiformi del rock contemporaneo si condensano in cinque serate, ognuna delle quali si configura come un vero e proprio percorso vertiginoso nelle espressioni artistiche più interessanti del panorama musicale internazionale.

Sono sedici i nomi che campeggiano sul manifesto della ventiduesima edizione di LRF. La loro stentoreità rimbalza dalla costa del Connecticut alla Milano notturna degli after party, dal post-punk del midwest al suono della nuova scena londinese. La cornice strutturale della musica live è composta dalla qualità dei servizi presenti nel parco ex fireale; dell’enogastronomia focalizzata sui prodotti del territorio, con giovani chef locali profondamente dediti al gusto e al legame con i prodotti a Km zero; della sensibilità ambientalista che rende il festival eco-sostenibile, grazie alle stoviglie biodegradabili e all’utilizzo dell’eco-bicchiere lavabile e riutilizzabile.

La line-up del festival vanta band di culto della storia post-punk, stelle dell’elettronica internazionale, fiori all’occhiello del noise rock e dello shoegaze contemporaneo, artisti toscani (e poliziani) che hanno convinto critica e pubblico nell’ultima stagione musicale.

Si parte mercoledì 5 settembre 2018 alle 21:30 con gli Aquarama, che hanno esordito un anno fa con il disco Riva, dimostrando la capacità di mescolare i ritmi tropicali con le atmosfere vintage. Segue M¥SS KETA, l’anima situazionista dell’elettronica italiana, cela il suo volto dietro un velo e degli occhiali da sole, incorniciati dal capello platino: di lei si conosce l’irriverenza e la sensualità del suo accento galloitalico, spalmato sui ripiani sonici dei migliori producer italiani. Gli headliner della prima serata sono gli americani A Place To Bury Strangers, paladini dello shoegaze del nuovo millennio, crudi e rumorosi, passano dal noise alla psichedelia, filtrando tutto il caos sonoro di New York.

Giovedì 6 settembre si apre con i figli della valdichiana, il caschetto rosa e la gioventù ruggente dei ROS sono entrati nel cuore di milioni di italiani, portando alta la bandiera rock della Toscana: dopo aver aperto i concerti di Marilyn Manson e A Perfect Circle, arrivano al Live Rock Festival per presentare il loro disco d’esordio. Segue Andrea Laszlo de Simone, probabilmente il miglior prodotto del panorama indipendente italiano, ormai composto da tante chimere e molto vocìo scomposto. Una rielaborazione di cinquant’anni di psichedelia in chiave cantautorale. Chiude la seconda serata Yungblud, 21 anni e un mese, che mescola la tradizione esplosiva dell’entroterra inglese con le nuove espressioni dell’hip-hop e la cultura di strada: praticamente il suono del prossimo decennio.

Venerdì 7 è aperto dal trio di ispirazione afro blues Hit Kunle, riprendendo la linea world music onnipresente in tutte le edizioni del festival, seguiti da Black Beat Movement, un collettivo milanese che fonde il jazz con tutta la secolare evoluzione della musica nera. A chiudere la serata del venerdì c’è Sir Bob Cornelius Rifo, con il progetto Bloody Beetrots: italianissimo ma stabile nell’empireo delle produzioni statunitensi, ha calcato tutti i palchi più importanti del mondo. Dal Tomorrowland a Sanremo in coppia con Raphael Gualazzi, dal Coachella al Rock Am Ring, senza perdere mai la sua identità esplosiva. Vanta collaborazioni con Steve Aoki, Tommy Lee e Paul McCartney, e chiuderà il venerdì notte di LRF: ci sarà da divertirsi.

Sabato 8 settembre Lucio Leoni salirà sul palco alle 21:30, con il suo cantautorato drammaturgico, i suoi recitativi a metà tra il rap e l’irriverenza punk, ha conquistato il cuore di tantissimi ascoltatori. Segue Akua Naru, una militante prima che una grande voce soul, rivendica le lotte delle donne afroamericane cavalcando le ritmiche funk, jazz e hip hop. Gli Shame sono la grande proposta di quest’anno, e saranno l’ultimo live del sabato sera: emergono dall’underground londinese, si sono conquistati uno spazio rilevante della scena musicale inglese con il graffio dei loro amplificatori e l’energia scatenata nei live. A chiudere la serata il dj set di Herva, grande promessa dell’elettronica fiorentina già sbarcata su etichette internazionali come Planet Mu e Delsin.

Domenica 9 settembre sarà Eleonora Betti ad aprire l’ultima serata di LRF: proporrà un pop d’autore, una musica colta  figlia della sua formazione accademica in pianoforte e canto che si configura in una poetica fuori da tempo e storia, incasellabile e degna dell’ascolto più attento. In seconda battuta gli  Eugenio in Via di Gioia, che aumenteranno le ritmiche tra le plettrate vigorose sulle chitarre acustiche e la frizzantezza dei loro testi, sarcastici e spietati, racconteranno l’Italia contemporanea con l’ironia che meritano i drammi. A chiudere il Live Rock Festival saranno i Pere Ubu, padri del post-punk americano. Dopo quarantatre anni di carriera, cominiciano una nuova tournée italiana partendo proprio da Acquaviva, con un live gratuito – è sempre bene ricordarlo – in una storica reunion con il bassista Tony Maimone fondatore della band.

Cinque serate di grande musica, di grande qualità gastronomica, di buone pratiche e di educazione alla convivenza. Cinque serate gratuite, senza token, senza biglietterie né selezioni all’ingresso. Cinque serate di gioia alle quali mancare sarebbe un gran peccato.

«L’azzardo è l’antidoto contro la prevedibilità»

 

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“Tre Gotti al Campino”, il festival che scuote Trequanda

Immersa nel cuore verde della provincia di Siena c’è, splendida, Trequanda e al centro di Trequanda c’è uno dei parchi con la vista più bella che si possa ottenere. In…

Immersa nel cuore verde della provincia di Siena c’è, splendida, Trequanda e al centro di Trequanda c’è uno dei parchi con la vista più bella che si possa ottenere. In questo parco, da nove anni, i giovani gravitanti attorno ad un circolo ARCI presente nel piccolo borgo mettono in piedi un festival estremamente rock’n’roll. Estremamente puntuale nelle scelte stilistiche che offrono al pubblico agostino, invitano artisti sempre rigorosamente underground, orientanti nelle forme post-grunge del panorama rock italiano. È il quartier generale degli Impatto Zero, che noi abbiamo già incontrato (Impatto Zero) e che canalizza un flusso creativo locale in una delle ambientazioni più belle e particolari cui si possa ambire per un festival.  Il Parco della Mura Ornella Pancirolli si estende su una vasta area verde prossima al borgo di Trequanda e comprende, un campo di calcetto, una piattaforma in cemento, con tribuna ad anfiteatro.

Durante gli allestimenti del festival ho incontrato Domenico Perugini, direttore artistico del festival, e Fabrizio Nardi, presidente del circolo ARCI di Trequanda.

La vostra ambientazione è diversa rispetto a quella di altri festival che si fanno da queste parti. Cosa ha signficato per voi tirare su un festival di rock undeground qui?

Domenico Perugini: Abbiamo iniziato nove anni fa, un po’ per la solita apatia di provincia, un po’ per il paese piccolo che ci sembrava limitante. Non c’era altro, oltre la festa de l’Unità. Decidemmo quindi di offrire qualcosa che fosse più interessante per noi. Eravamo giovanissimi e mettemmo in piedi un festival di due giorni senza un soldo. L’anno di svolta è stato il 2014, in cui hanno suonato da noi i Management del Dolore Post Operatorio. Abbiamo iniziato ad invitare artisti che avessero un pubblico nazionale. Da lì abbiamo fatto sempre meglio, e siamo arrivati ad ospitare importanti nomi del panorama indipendente italiano: Diaframma, Giorgio Canali, Gazebo Penguins, Gli Scontati. Tutto questo senza grandi sponsor, contando solo sui soldi che abbiamo raccolto ad ogni edizione per quella successiva.

 

Fabrizio Nardi: le associazioni del luogo devono portare vantaggi al territorio cui appartengono. L’arci non solo con il Tre Gotti al Campino ma anche con la festa dell’olio, fa da collettore sociale, riunisce i giovani e migliora il posto in cui viviamo. Trequanda ci fornisce uno spazio bellissimo in cui organizzare una festa e noi cerchiamo di ricambiare anche nei confronti del paese attraverso aiuti alle altre attività culturali svolte nel nostro paese durante l’anno. Il nostro circolo conta cinquanta tesserati, una minima parte è formata da over-sessanta, la stragrande maggioranza invece è composta da ragazzi introno ai vent’anni, ed è una cosa molto particolare, rispetto alla media dei tesserati ARCI del resto d’Italia. Quando andiamo alle riunioni provinciali infatti siamo sempre i più piccoli. Qui c’è un presidente di 23 anni, un vice di 25, e su dodici consiglieri, dieci hanno meno di trent’anni.

Parliamo dell’evento di quest’anno: quali sono le novità?

Domenico Perugini: la novità più grande è che quest’anno ci siamo ancora di più allargati e abbiamo aggiunto un ulteriore giorno. Da quest’anno c’è anche il giovedì. C’è un ulteriore dispendio di energie. Tutto il festival si è ingrandito. Dal punto market, agli incontri presentazioni di libri che verranno fatti tutte le sere prima dell’inizio dei live, fino allo spazio tattoo. La proposta è ancora più varia. La formula è quella collaudata degli altri anni con rilevanti ampliamenti.

Sugli artisti? Come vi siete orientati?

Domenico Perugini: Abbiamo come sempre cercato di osservare le proposte del mondo musicale attuale e guardare all’Alt Rock nostrano. Oltre a selezionare gli artisti che ovviamente ci piacciono, preferiamo sempre chiamare quelle persone che conosciamo personalmente. Nella nostra breve esperienza come band (gli Impatto Zero, Domenico ne è il bassista. ndr) siamo entrati in contatto con un reticolo sociale che cerchiamo di sfruttare, quando ci troviamo a dover definire la line up di Tre Gotti al Campino.  Sia per la serata di apertura, per la quale si esibiranno tre band locali che si stanno affermando in un’area più vasta e stanno ricevendo critiche positive – i Canale 52 di Cortona, i Dudes di Chiusi  e i Belindà di Farnetella –  sia per i nomi più importanti di questa edizione: i Voina che quest’anno abbiamo fatto benissimo, aperti dagli A Pezzi, e gli One Dimensional Man, che sono una di quelle band che ci ha cresciuto e che non ci sembra vero aver portato qua. Domenica suoneranno gli Sbanebio, che sono amici se non altro perché già hanno suonato in al Tre Gotti al Campino, e i Carbonara Blues, che vengono da Rapolano Terme e quindi giocano in casa. Viviamo questo festival come un ritrovo tra musicisti che conosciamo e a cui ci fa piacer mostrare casa nostra. In più diamo la possibilità a tutti di sentire qualcosa di diverso. Cerchiamo di essere ancora marcatamente underground e non cedere alla dimensione “pop” dell’indie italiano.

Gli Impatto Zero suoneranno Sabato prima degli One Dimensional Man. Come la vivete?

Domenico Perugini: Noi come impatto zero partecipiamo ancora una volta al “nostro” festival. Abbiamo preso poche date perché stiamo scrivendo e lavorando al nostro album e abbiamo delle scadenze impellenti, però questo è il nostro festival, qui siamo nati e qui continuiamo ad essere…

È un po’ il vostro quartier generale… e invece, l’aspetto gastronomico?

Fabrizio Nardi: Come ogni festa che si rispetti a TGAC non può mancare lo stand gastronomico e presenta una selezione di piatti che è molto legata alla tradizione,  non possono mancare i pici e la tagliatella al ragù di chianina. Ogni sera poi c’è anche una pizzeria. Oltre alle birre artigianali poi, facciamo una selezione dei vini del comune di Trequanda, che sostengono il festival. C’è buona musica, buon cibo, buon vino e ottime birre. La scenografia è tra le più belle cui si potrebbe auspicare. Mancare sarebbe un peccato.

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La gioiosa macchina post-punk del Lars Rock Fest. Intervista ad Alessandro Sambucari

Quando si entra nell’ampio parco dei giardini pubblici di Chiusi Scalo, trasfigurato in occasione del Lars Rock Fest 2017, il palco centrale si trova in un’area nascosta. Lo stage si…

Quando si entra nell’ampio parco dei giardini pubblici di Chiusi Scalo, trasfigurato in occasione del Lars Rock Fest 2017, il palco centrale si trova in un’area nascosta. Lo stage si scorge infatti nel bassopiano circolare, perimetrato da latifogli – dalla parte opposta dell’ingresso da via Oslavia – per il quale la dorsale erbosa del parco va a configurarsi come una vera e propria tribuna naturale. È proprio da lì che mi trovo ad assistere allo splendido live dei Public Service Broadcasting la sera dell’8 luglio: probabilmente una delle rivelazioni più felici del rock britannico negli ultimi anni, capace di coniugare l’afflato del suono chitarristico secco, cui ci hanno abituato gli ultimi quindici anni di indie rock inglese, a componenti elettroniche, campionamenti, formule pluridimensionali di resa sonora – il chitarrista tiene di fronte a sé un Nord Lead capace di buttare, in diffusione, suoni di cui le nostre orecchie nemmeno credevano possibile l’esistenza – nonché una capacità visuale di gestione del palco formidabile, con visual che si dimostrano parti integranti dello show.

La serata segue quella che ha visto come headliner i Gang of Four, storica band di quella koinè New Wave della città di Leeds che ha prodotto, negli stessi anni, da una parte i Soft Cell e dall’altra i Sister of Mercy – quindi capace di smarcare i toni lugubri del post-punk à la Ian Curtis e rivolgersi anche al funky, alla disco e agli spunti goth rock che venivano da oltreoceano – e non a caso, di recente, ha regalato al mondo Kaiser Chiefs e Alt-J.

Precede invece quella che ha visto esibirsi i canadesi Austra, ribadendo i canoni del synthrock contemporaneo, con in apertura il nostro wrongonyou, rivelazione assoluta della musica italiana nel 2016, continua a girare l’Europa con il suo dream pop acustico, toccando anche Chiusi. C’è quindi – è evidente – una forte coerenza interna nelle scelte musicali, ed è una delle cifre di qualità che il Lars mantiene costantemente viva nelle sue attività.

 

 

La musica però, proprio come la collocazione dello spazio live, è un dato ambientale, un motivo complementare che va ad intersecarsi con le altre anime del festival, coloratissime, vive, dinamiche. Nel percorso che attraversa il parco infatti si incappa in Rumore, la mostra fotografica curata da Flashati Cinefotoclub, in cui sono catturate le espressioni in primo piano di soggetti nel momento in cui le frequenze musicali entrano nelle loro orecchie; le stampe di Lucetipo e i disegni di Creative Label, concretizzati con la tecnica della cianotipia; lo spazio di This Is Not A Love Song, artisti dal multiforme ingegno che in nome della nostalgia vaporwave, e del cult alternativo canonizzato degli anni ’80, modellano e personalizzano cassette tape, VHS, poster e tutte le piattaforme possibili.

Un pannello bianco orizzontale, al lato della birreria, vede un affollamento di artisti figurativi volatili, partecipanti alla performance di tre giorni che vede sfidarsi Mynameisbri, This Is Not A Love Song e Lucetipo, al colorismo di rese in live painting, piacevolmente disturbati dagli avventori.

 

 

Ho incontrato il direttore artistico del festival, Alessandro Sambucari, che – concedendomi tempo prezioso alle centinaia di incombenze sovrapposte nei giorni del festival – ha risposto ad alcune mie domande.

Quale è stato il percorso dietro la Line-up di quest’anno?

Per il taglio che abbiamo deciso di dare alle proposte musicali, ormai da qualche anno, il percorso che porta alla definizione della line-up assomiglia molto ad una via crucis. Il nostro tentativo è avere sul palco band straniere che abbiano un livello di interesse internazionale, compatibilmente con il nostro budget, che difficilmente passano in questa parte d’Italia. Possibilmente con un album nuovo in promozione. Già questo basterebbe a rendere le cose complicate: se poi ci metti la collocazione geografica sfavorevole dell’Italia in generale rispetto all’Europa – e di Chiusi a livello nazionale – puoi capire facilmente che incastrare tutto è sempre difficile. Per non parlare dei compensi nei festival europei rispetto ai nostri… ad ogni modo, speriamo e crediamo di essere riusciti anche quest’anno a proporre una line-up che tocchi tutti i generi musicali a noi cari – post-punk, psych-rock, electro-pop, etc – guardando sia al futuro – e mi riferisco agli Austra ed ai Public Service Broadcasting – che al glorioso passato, che tanto passato non è: i Gang Of Four in esclusiva nazionale. Senza dimenticare di dare spazio alle band italiane che a nostro parere sono fra le più interessanti in circolazione. Ah, tutto, come sempre, gratuito.

 

Rispetto agli altri festival del territorio, quale identità artistica ha secondo te in particolare Lars?

Come in parte ho già detto , ciò che ricerchiamo è esattamente trasmettere di anno in anno una identità precisa al pubblico presente. Lasciare la certezza che l’anno successivo, tornando al Lars Rock Fest, ci si possa ritrovare nello stesso clima di festa. Questo certamente passa anche dalle scelte artistiche che mirano volutamente ad un certo target di pubblico e che facciamo di tutto per mantenere coerenti senza stravolgimenti nelle varie edizioni. Personalmente non sono un grande sostenitore di festival piccoli che da un anno all’altro, o addirittura all’interno di una line-up, mischiano il metal col jazz, il blues con l’elettronica, senza un filo logico che colleghi il tutto. Cerchiamo di essere coerenti con lo spirito che si è venuto a formare nelle ultime edizioni. Oltre alle scelti musicali però, almeno per noi, hanno fondamentale importanza tutte le situazioni collaterali che tentiamo di mettere in piedi come associazione ( il Gruppo Effetti Collaterali ndr) e che richiedono un impegno costante ed elevato. Quest’anno, per esempio, abbiamo un laboratorio di riciclo creativo per bambini dai sei agli undici anni, letture con musica live per bambini dai zero ai sei anni, lezioni di yoga, presentazioni di libri, un team di disegnatori, illustratori e fumettisti che nel corso delle serate realizzano un murales di venti metri quadri ed interagiscono con altri artisti ospiti (Mynameisbri per la serigrafia, Lucetipo per la cianotipia e This Is Not A Love Song per le musicassette illustrate), una mostra fotografica multisensoriale. Anche tutte queste attività saranno proposte gratuitamente.

 

Ogni festival locale ha un rapporto diverso con i residenti che circondano le aree concerti: che rapporto hanno i chiusini con Lars, specie quelli più distanti dalle poetiche r’n’r?

Per la mia esperienza: il Lars con gli abitanti di Chiusi ha più o meno lo stesso rapporto di tantissime altre situazioni simili. Nel tempo siamo riusciti a coinvolgere oltre cento volontari nell’organizzazione e già questo, per un paese abbastanza piccolo come Chiusi, credo sia sintomatico di un certo apprezzamento. Le ottime affluenze degli anni passati lasciano intendere che a molti abitanti venire a fare due passi ai giardini, ascoltare un po’ di musica e bere una birra non dispiace. Fondamentale, poi, è anche il rapporto con i negozianti, sempre disponibili nel trovare nuove forme di cooperazione, come per esempio, dedicare le proprie vetrine alla musica nel periodo del festival. È certamente innegabile che, come in ogni manifestazione musicale che porti un buon numero di persone in paese, ci siano anche delle lamentele e delle problematiche, che da parte nostra ascoltiamo e facciamo di tutto perché non si ripetano. Siamo consapevoli che tutto sia migliorabile.

Quali sono state le novità di quest’anno?

La principale è il passaggio dai due giorni classici ai tre giorni di festival. Un incremento considerevole di impegno richiesto, sia nella tre giorni che durante i mesi precedenti. Abbiamo poi un dj-set al tramonto, dalle 19 alle 21, in zona relax con possibilità di stendersi sul prato, bere una birra o un cocktail ed ascoltare le selezioni musicali dei dj mentre si attendono i live o di andare a cena. Altra novità è, dopo la fine del concerto degli headliner, un “palco” secondario chiamato campfire stage e dislocato su una collinetta dei giardini pubblici che fa da anfiteatro naturale ai tre musicisti che si esibiranno in versione completamente unplugged, quindi senza alcuna amplificazione, per concludere la serata così come è iniziata, in totale relax, stesi in mezzo al verde con una birra in mano. Abbiamo per il secondo anno un servizio di navetta gratuita che collegherà il Lars alla stazione, al centro storico ed al campeggio al lago di Chiusi.

 

Della città di Chiusi, negli ultimi due mesi, si è parlato in modi diversi, tra polemiche e marette, scivoloni e riscatti a più riprese. Nonostante tutto, i tre giorni di Lars, sono stati un’occasione di approfondimento, di pluralità e di confronto; dimostrazione di capacità reattiva e simultaneità collettiva. Quella progettualità educativa, fondata sulla formazione – umana più che umanistica – degli individui, volta alla fruizione culturale, di cui la Fondazione Orizzonti dovrebbe essere garante, ha trovato in quest’edizione di Lars un canale di rafforzamento. Un festival che sia musica di qualità, ma anche arte, letteratura (GEC&Book), fotografia, laboratori per bambini ed espressioni del corpo (come i workshop Yoga&Natura di Eleonora Cosner), ricopre esattamente quello che politiche giovanili e culturali dovrebbero sostenere quanto più possibile in ogni luogo: l’essere costantemente in confronto con la creatività propria e quella altrui, con le possibilità pratiche che scopriamo di possedere e quelle che riusciamo a scorgere negli altri; affinare sensi critici e sensibilità creativa; riuscire a riconoscere il bello in noi stessi e nelle persone che ci circondano; divenire, quindi, esseri umani sempre più consapevoli di un benessere collettivo per cui la diversità e la contaminazione non rappresentino mai un allarme.

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Bande in Piazza: a Sinalunga il via alla Quarta Edizione

Nuovo evento musicale in programma a Sinalunga in questa settimana. La Società Filarmonica “Ciro Pinsuti” di Sinalunga presenta la quarta edizione di Bande in Piazza, che prevede l’esibizione di vari…

Nuovo evento musicale in programma a Sinalunga in questa settimana. La Società Filarmonica “Ciro Pinsuti” di Sinalunga presenta la quarta edizione di Bande in Piazza, che prevede l’esibizione di vari gruppi musicali all’interno di un contesto caratteristico della città di Sinalunga, ossia nel centro della cittadina. Sotto le stelle del paese toscano suoneranno tre bande.

L’evento avrà luogo in Piazza Garibaldi a Sinalunga dal 15 al 18 Luglio.

Il programma delle serate è così organizzato:

Martedì 15 Luglio – concerto della Banda Musicale Cittadina di PASSIGNANO SUL TRASIMENO, diretta dal M° Michele Francia.

Mercoledì 16 Luglio – concerto della Filarmonica “CITTÀ DI CHIUSI”, diretta dal M° Roberto Fabietti.

Venerdì 18 Luglio – concerto della Filarmonica “CIRO PINSUTI” di SINALUNGA, diretta dal M° Massimo Guerri.

L’inizio dei concerti è previsto per le ore 21.30.

 

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Montepulciano: sabato 12 luglio, concerto di Franc Cinelli agli ex-Macelli

A completare la giornata di sabato 12 luglio che Montepulciano dedica alla musica d’autore, giunge un’intrigante proposta di Mattatoio N.5. Dalle 22.30 e fino a tarda notte, agli ex-Macelli andrà in scena…

A completare la giornata di sabato 12 luglio che Montepulciano dedica alla musica d’autore, giunge un’intrigante proposta di Mattatoio N.5. Dalle 22.30 e fino a tarda notte, agli ex-Macelli andrà in scena il concerto di Franc Cinelli, cantautore e chitarrista anglo-italiano, considerato uno dei migliori talenti blues europei, che si esibirà con una raffinata band di ottimi strumentisti.

L’esibizione live fa parte di una mini-tournée in Italia che l’artista nato a Roma, cresciuto a Londra e che vive tra Inghilterra e Stati Uniti  ha organizzato, mentre sta lavorando a un nuovo album. Sull’onda dei consensi ottenuti con il precedente lavoro, “I Have Not Yet Begun To Fight”, Francesco Cinelli torna dunque ad esibirsi nel suo paese di origine e proprio in quella Montepulciano che ha eletto a buen retiro da quando vi si sono trasferiti i genitori.

Interprete di un rock di stampo anglo-americano (con riferimenti come Bob Dylan e Bruce Springsteen) ma dal cuore italiano, Cinelli propone atmosfere di ispirazione country che appaiono adattissime per una tarda serata di inizio estate. Nella sua intensa attività dal vivo Francesco può annoverare anche l’apertura dei concerti che Ligabue ha tenuto alla Royal Albert Hall di Londra.

Subito dopo l’esibizione di Montepulciano, che segue quelle di Padova, Fiumicino e Bologna, Cinelli si concederà qualche giorno di pausa nella casa di famiglia, tra Montepulciano e Monticchiello, per comporre nuovi brani, ispirati dal bellissimo paesaggio toscano. Al termine del concerto, momento di musica live che si collega idealmente all’esibizione dei Baustelle, in programma in Piazza Grande in prima serata, nella sala degli ex-Macelli partirà un dj-set ad ingresso libero, ultimo atto dell’intensissima giornata.

Per informazioni, tel. 0578 757286, www.mattatoio5.it, ingresso 10 Euro (8 con prenotazione).

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Torrita: dal 12 luglio al 2 agosto arriva “Rosso di Sera”, festival dedicato alla musica classica

Riceviamo e pubblichiamo: L’Accademia degli Oscuri, la ProLoco di Torrita di Siena, il Circolo Acli di Torrita di Siena, la Compagnia Teatro Giovani Torrita e SetteNoteInsieme, con la collaborazione della…

Riceviamo e pubblichiamo:

L’Accademia degli Oscuri, la ProLoco di Torrita di Siena, il Circolo Acli di Torrita di Siena, la Compagnia Teatro Giovani Torrita e SetteNoteInsieme, con la collaborazione della Società Bibliografica Toscana e con il patrocinio della Provincia di Siena e del Comune di Torrita di Siena organizzano “Rosso di Sera 2014 – Musica e altro in Valdichiana“.

Sabato 12 luglio 2014, alle ore 21, avrà inizio la seconda edizione di Rosso di Sera. Il festival quest’anno si articolerà in una serie di quattro concerti e si arricchisce di un campus internazionale di musica. I maestri invitati saranno Nicholas Jones al violoncello, che darà il via alla manifestazione con il concerto del 12 luglio con un programma dedicato a Johann Sebastian Bach, Fauré, Saint Saëns et Manuel De Falla.

Il secondo concerto, sabato 19 luglio 2014, vedrà protagonista l’affiatata coppia composta da Franco Mezzena e Nancy Barnaba (duo di violini), che proporranno un programma divertente con musiche di Wieniawski, Trabucco, Viotti e Lelclair.

Il sabato successivo, sabato 26 luglio 2014, sarà di scena la cantante lirica Gabriella Costa che intonerà dei brani tratti dal repertorio classico, arie famose come “Lascia ch’io pianga” e brani di Federico Garcia Lorca. Fra i compositori ascolteremo Mompou, Villa Lobos, Händel, Bach e Drozd.

Il concerto di chiusura vedrà protagonisti Massimo Mercelli al flauto ed Edoardo Catemario alla chitarra sabato 2 agosto 2014. Il programma che proporranno è brillante e coinvolgente: il duo eseguirà L’Arpeggione di Franz Schubert, una sonata di Mozart e tutta la seconda parte sarà dedicata a Piazzolla.

Il campus internazionale, new entry di questa edizione, vedrà questi maestri in veste di insegnante durante tutto il mese di luglio. Le masterclass si terranno presso il teatro e saranno tenute da Franco Mezzena dal 14 al 19 luglio, da Edoardo Catemario e Michael Lewin didatta e direttore del dipartimento corde della Royal Academy di Londra dal 13 al 19 luglio e da Gabriella Costa dal 27 al 31 luglio.

I concerti si terranno presso il Teatro degli Oscuri in piazza Matteotti 10 a Torrita di Siena alle ore 21. Il biglietto di ingresso è di 15€.

Per maggiori informazioni sul campus, sui concerti, prenotazioni e tariffe potete visitare il sito www.rosso-di-sera.org, oppure contattare l’organizzazione del festival scrivendo a: arscitaraenovae@gmail.com o telefonando al numero: +39.393.9988654.

Consorzio Artistico Rosso di Sera
www.rosso-di-sera.org
+39.393.9988654

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La Banda di Torrita si esibisce con successo il 4 luglio in piazza Matteotti

Soddisfazione da parte del Presidente Clode Grazi: “La Banda di Torrita non invecchia nonostante i 164 anni” Sono passati 164 anni, ma la Banda di Torrita non sembra sentirli. Ogni…

Soddisfazione da parte del Presidente Clode Grazi: “La Banda di Torrita non invecchia nonostante i 164 anni”

Sono passati 164 anni, ma la Banda di Torrita non sembra sentirli. Ogni anno si rinnova grazie anche al successo a livello nazionale ed estero, oltre alla conquista di due medaglie nel 2005 a Lecco per la Categoria Free Style e nel 2008 a Malta come Best Music Performed.

Si rinnova ogni anno e rimane al passo con i tempi, dimostrando di attrarre molti giovani.

«Su 42 componenti, 35 sono under 18 – afferma soddisfatto Clode Grazi, Presidente della Società Filarmonica Guido Monaco “La Samba” – dimostrazione che sappiamo attrarre ogni anno sempre più torritesi appassionati di musica».

Tanto lavoro, tante ore sui banchi di scuola. Imparare a suonare è difficile ma ne vale la pena e lo hanno dimostrato durante l’esibizione in Piazza Matteotti venerdì 4 luglio, riuscendo a far ballare e cantare a ritmo di musica tutti coloro che hanno avuto l’occasione di sentirli.

«Riusciamo ogni anno a trasmettere energia ed allegria a chi ci ascolta – afferma il presidente Grazi – cercando di coltivare la passione per la musica fin dalle scuole elementari. Così possiamo coinvolgere anche i più piccoli, che hanno l’opportunità, una volta usciti dalle elementari, di continuare con gli studi attraverso una scuola settimanale e poi di entrare in banda. Nel 2013 quasi 200 bambini hanno imparato a suonare uno strumento e questo è stato possibile soprattutto grazie al maestro Marco Rubegni, noto musicista dell’Umbria Jazz».

Non solo musica, la Società Filarmonica Guido Monaco “ La Samba”, fin dagli anni ’60, si è fatta conoscere anche grazie alle esibizioni delle majorettess. Un gruppo composto da 15 ragazze accumunate dalla stessa passione per la musica e per il balletto.

In questi anni anche loro hanno raggiunto una notevole importanza grazie anche alla presenza in eventi nazionali ed internazionali tra i quali si annoverano il Campionato Italiano di Marching Show Bands, tenutosi a Lecco il 2/3 Luglio 2005, e il 5° Trofeo Internazionale di Bande e Majorettes, che ha avuto luogo in Spagna dal 9 al 16 Ottobre 2004.

“Grazie anche a loro – conclude il presidente Clode Grazi- ogni anno portiamo un repertorio ricco di grandi successi, dai Deep Purple, alla musica indiana, alle migliori colonne sonore dagli anni ’70 ad oggi”.

Per informazioni visitare il sito web: http://www.lasamba.it – email: informazioni@lasamba.it

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Dov’è finita la solidarietà artistica in Italia?

Houston, abbiamo un problema. Correggo e rilancio: Italia, abbiamo un problema. Forse certi problemi si capiscono veramente nel momento in cui li si affronta in prima persona.  Chi scrive non…

Houston, abbiamo un problema.

Correggo e rilancio: Italia, abbiamo un problema.

Forse certi problemi si capiscono veramente nel momento in cui li si affronta in prima persona. 

Chi scrive non è nessuno, per carità, ma mi sono resa conto che in Italia c’è un grosso, enorme problema. Faccio parecchie cose nel tempo libero, e perlopiù queste attività afferiscono al campo artistico – e capita ogni tanto di portare queste attività fuori dalla sala prove, cameretta, laboratorio. Rimango nessuno, ma rivendico il mio diritto a non essere trattata come un’imbecille da chi potrebbe darmi l’opportunità di suonare, recitare, distribuire e diffondere quanto scritto da me. 

Chi scrive si è resa conto che cercare di organizzare un qualsivoglia evento artistico interessante sia qualcosa che rasenta il TSO, o necessiti di una serie di sedute dallo psicoterapeuta dopo il trauma.

Parliamo di organizzare un concerto: partendo dal presupposto che non si sia la solita cover band – che, personalmente, penso che contribuiscano a rovinare il già disastrato panorama live italiano – suonare nel nostro Paese, soprattutto se si è una rock band e affini, è un disastro. Benissimo, lo sappiamo in tanti, è anche colpa dei gestori dei locali, che appunto, preferiscono una serata facile dando da suonare a una cover band. Il locale si riempie se uno sente “You Shook Me All Night Long” degli AC/DC, anziché un brano inedito di una band di emeriti nessuno. Insomma, le band con pezzi originali svuotano i locali, si sa. Meglio tenersi qualche copia maldestra di Angus Young in canna, è un successo assicurato, anche se le canzoni non sono proprio di per sé fresche e nuove. Insomma, come quando all’Inter c’era Siniša Mihajlović a battere le punizioni e i calci d’angolo – anche quando non era proprio più giovincello: tirava ed era un successo assicurato. Quasi lo si metteva in campo solo per un benedetto calcio d’angolo (Siniša ti voglio bene). Ma anche Mihajlović a un certo punto non funzionava più e si è ritirato. 

Detto questo, qualcuno dei lettori de La Valdichiana si ricorderà di certo la mia mini-guida sulla ricerca di lavoro – e sul fatto che uno dei problemi dei potenziali datori di lavoro era proprio la maleducazione nel non rispondere alle candidature. Bene, se vogliamo traslare il discorso in campo artistico, forse questo malcostume è anche più radicato e diffuso. Rarissimamente arrivano risposte o cenni d’interesse, se arrivano alcune sono il top dell’incompetenza o dell’arroganza. La comunicazione è un grosso problema (uno dei tanti), d’altronde uno non può neanche girare mezza Italia per distribuire una demo di locale in locale – e anche qua, ammesso che tu venga ben accolto e non trattato come un questuante e ammesso che il responsabile del locale sia di buon umore. Siccome una band in erba non ha i mezzi per girare l’Italia a scopo promozionale, si passa a contattare i locali via internet… E qua, bisogna tenere sottomano qualche farmaco appartenente alla famiglia delle benzodiazepine, perché si rischia un attacco di panico incontrollato. La comunicazione via internet è fattibile a patto che il locale in questione abbia anche solo una pagina Facebook aggiornata. O un indirizzo email utilizzato e controllato quotidianamente. Altrimenti, non proverete neanche la gioia e il gaudio di vedere un “visualizzato alle ore…”, ma proverete lo strazio di aspettare e aspettare ancora anche un “no, grazie, non siamo interessati”. Perché, seriamente, vi aprite una pagina Facebook se non siete neanche in grado di usare una basilare email? E mi taccio del fatto che alcuni locali non rispondano a prescindere, perché hanno il loro giro di band da far suonare

Non affronto neanche con il discorso del gestore del locale che chiede a chi vuole suonare “sì, ma quanta gente mi porti?”, perché la gente la si porterebbe anche volentieri, lo si fa il passaparola con piacere, ma se non sei capace di promuovere le serate nel tuo locale, quello è un problema del gestore, non della band. Da laureata in Linguaggi dei Media, devo dire che di siti o account di locali seriamente gestiti, forse li conto su una mano, due, al massimo. Comunicazione poco mirata, pubblico non selezionato, perché si passa allo spam generico e all’invito di massa. 

Detto questo, passo al problema più serio. I musicisti stessi. Sì, a voi mi rivolgo: dov’è finita la solidarietà artistica verso le altre band? Suonare in Italia è diventata una guerra tra poveri. Perché, se fai parte di quel giro di band elette a suonare in maniera più o meno regolare, grazie a quei padri-padroni che gestiscono i locali, che di solito monopolizzano la scena di una città e la incancreniscono fino a far passare la voglia di suonare, tu band immanicata sei al sicuro. E le band emergenti che ti chiedono un contatto, anche solo un’informazione su come poter suonare nel locale dove oramai suoni fisso, finiscono per avere il silenzio o risposte evasive (sempre per la serie “ti faccio sapere” o “sono un adepto del Culto della Non-Risposta, spiacente”). Come se si avesse paura che qualcuno possa entrare nel giro di apprezzamenti e favori del padre-padrone e uscire dal giro buono. Che poi giro buono non è, è sempre un inganno, il giro di per sé è mediocre… Però… Se non fai parte di quel giro… “Eh, ma se non accettiamo quello che dice o ci vuole far fare Tizio Caio, che è immanicato con mezza città, noi non suoniamo da nessuna parte” questa è la giustificazione che ho sentito più volte. E posso assicurarvi che ogni volta che sento questa giustificazione il mio cuore perde un battito. Mi cascano le braccia, mi viene il latte alle ginocchia e quant’altro. Perché alla fine, le band che aderiscono a quel giro, accettano di comportarsi da membri di una setta esclusiva e accettano di non dare una possibilità a coloro che sono ai loro primi passi nella loro attività. Che è gravissimo – poi ci si lamenta che ci sono sempre le solite band in giro a suonare, poi ci si lamenta che gli eventi sono sempre quelli. Ma se non si dà una possibilità a tutti, spiegatemi come si può innovare e rinnovare un ambiente che sa di stantio? Ed è qua che gli artisti “fuori dal giro” possono riscattarsi, alla faccia di chi vi ha negato la possibilità di dire la vostra e di farvi conoscere.

Questo è un appello per gli artisti che si sentono tagliati fuori da un giro che viene spacciato per giro buono: non gettate la spugna, perché non tutto il male e il dispiacere provato viene per nuocere. E soprattutto, state fuori dal giro musicale dal sapor di mafia. È più faticoso, ma il vecchio adagio “chi fa da sé fa per tre” oggi deve essere la vera guida di tutti i creativi (e non). Createvi le occasioni da soli, è il momento della rinegoziazione di un valore di un live, dell’incisione di un album intero. Alleatevi con la tecnologia, inventatevi nuovi modi insoliti per farvi conoscere – registrate un live esclusivo dalla vostra saletta prove, preparatela per ospitare pochissime persone, fatevi aiutare per le riprese, mettetelo su YouTube una volta sistemato. Lasciate perdere le vecchie vie stantie – e se volete proprio combatterle, è ora di allearvi con quelle poche persone veramente fidate, che non vi dicono davanti che siete tanto bravi, mentre alle spalle ve ne dicono di ogni. Ed è ora di smettere di credere che la vecchia via sia sempre quella migliore. Se vogliamo, se volete veramente cambiare le regole del gioco, forse è il momento di scommettere sulle proprie facoltà e bisogna smettere di dipendere da qualche magica facoltà di qualche presunto padre-padrone che preferisce tenere tutti in un mare di mediocrità (e si conta i soldi e raccoglie la gloria alle nostre spalle). La spinta per il cambiamento deve arrivare da noi. Dobbiamo fare fatica, ma credo sempre che la fatica venga sempre ripagata. 

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Momenti Musicali – Il Ritorno di Kate Bush

Torniamo per un po’ a parlare di musica, rialziamo quindi il sipario su Momenti Musicali. In questi giorni, mi stavo arrovellando su cosa scrivere di interessante a livello musicale. Di…

Torniamo per un po’ a parlare di musica, rialziamo quindi il sipario su Momenti Musicali. In questi giorni, mi stavo arrovellando su cosa scrivere di interessante a livello musicale.

Di parlare di Sanremo a Marzo, a Festival oramai rimesso nella sua stantia scatola di cartone, mi sembrava fuori luogo – per quanto potesse essere interessante approfondire la conoscenza della vincitrice, la simpaticissima e talentuosa Arisa, autrice di un buon album di qualità… Ma qualcuno mi ha letteralmente folgorato e paralizzato. Una notizia che per me, cresciuta a pane e Tori Amos, Alanis Morissette, Suzanne Vega, e tantissime altre cantautrici, vale tanto quanto un’utopia che diventa realtà: il ritorno di Kate Bush sulle scene, per quanto fosse ancora attiva da un punto di vista di album in studio.

Come disse un mio amico: “Siamo tutti figli e nipoti di Kate Bush”, nel senso che se esistono cantautrici come Tori Amos, Cyndi Lauper, e chi ne ha più ne metta, è merito proprio suo, merito dei suoi meravigliosi album quali “The Kick Inside”, “Never For Ever”, “Hounds Of Love”. Ne sono sempre stata convinta, senza “Wuthering Heights” (composta quando lei era un’adolescente), canzoni come “Babooshka”, “Violin”, “Cloudbusting”, “Running Up That Hill”, la scena musicale sarebbe stata più vuota… E più dura da affrontare, per una donna. Lei è quella che ha dato il colpo che ha aperto la porta e la strada alle generazioni successive di cantautrici, in tutti i sensi: musicalmente e da un punto di vista di immagine, di estetica (credo che il video di “Babooshka” mi rimarrà sempre impresso in mente). Con una voce più unica che rara, con il suo modo di scrivere canzoni originale e peculiare, Kate Bush non ha mai amato troppo i palcoscenici, le luci della ribalta su di sé, i concerti e soprattutto i tour, tanto non è vero che la sua unica e ultima apparizione pubblica come performer risale al 1979. E 35 anni dopo, all’improvviso, Kate Bush spezza il silenzio e annuncia, in maniera semplicissima sul suo sito, il suo ritorno in scena, per una serie di concerti che avranno luogo tra Agosto e Settembre all’Hammersmith Apollo di Londra.

Su questi concerti c’è ancora molto mistero: si sa solo che il titolo dello spettacolo è “Before The Dawn”. Ma altro non si sa – se ci sarà anche materiale nuovo, se sarà totalmente slegato dai suoi dischi. Non si sa niente di niente. Non sono stati annunciati ospiti o la line up live. E questo mistero è affascinante, perché Kate Bush è sempre stata imprevedibile e sorprendente, sin dagli inizi, fino al suo ultimo disco, “50 Words For Snow”, un disco difficile e molto introspettivo, non tanto adatto a tutte le stagioni, risultando invece molto apprezzabile in inverno. Pochi possono permettersi di tornare così in scena, in maniera discreta, dopo anni passati lontano dai riflettori, ed essere in grado scatenare ancora un tuffo al cuore come i primi tempi. Come se lei fosse sempre stata sul palco, avesse girato il mondo… Eppure a volte, non occorrono tour estenuanti, non sono necessari dischi fatti seguendo il modello “catena di montaggio” ogni due anni, non occorre essere presenti ovunque ed essere invasivi nei social network, per colpire il cuore degli ascoltatori in maniera così forte e profonda. Ti aspettiamo, Kate, bentornata!

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A Torrita è “L’ Ora dei Fantasmi”. Intervista a Selene Lungarella

“L’ ora dei Fantasmi Tour” di Selene Lungarella al Teatro Degli Oscuri di Torrita di Siena, sabato 15 febbraio alle 21:00. Ingresso gratuito. È partito dal Teatro Out Off di…

“L’ ora dei Fantasmi Tour” di Selene Lungarella al Teatro Degli Oscuri di Torrita di Siena, sabato 15 febbraio alle 21:00. Ingresso gratuito.

È partito dal Teatro Out Off di Milano il 10 febbraio scorso “L’ora dei Fantasmi Tour”, tournèe di Selene Lungarella, giovane interprete senese, nata in Svizzera a Menziken, e residente a Bettolle, paese dove vive da quando aveva nove anni e a cui è molto legata.

Selene si definisce una ragazza di “campagna” che ha avuto la fortuna di fare ciò che le piace e realizzare quel sogno che l’ha accompagnata fin da quando era bambina: diventare cantante. Selene è salita, per la prima volta, su di un palcoscenico all’età di dodici anni, partecipando per gioco ad una rassegna canora nel paese in cui è cresciuta. È proprio per gioco che si è sviluppata questa sua passione, portandola a fare esperienze più variegate, dai musical al piano bar, dalle ospitate in eventi all’organizzazione di piccole rassegne musicali, e così facendo la sua dedizione si è presto trasformata in un lavoro vero e proprio.

Il suo primo lavoro è stato “Selene con la E”:

“E’ uscito grazie alla TOP RECORDS nella persona di Guido Palma – ci spiega Selene – che ringrazierò per sempre per aver creduto in me, distribuito EDEL in tutti i negozi di dischi in Italia. La mia anima d’Artista mi ha guidato in questo cammino arduo alla ricerca di me stessa. La fortuna ha voluto che il mio padrino fosse Alberto Fortis che ha scritto per me “Dall’Alto” (contenuto nell’album) esprimendo il desiderio di cantare anch’egli nel brano”.

Selene ha avuto la grande fortuna di conoscere e calcare il palco insieme a grandi artisti italiani e internazionali, può vantarsi di esperienze come O’Scia, manifestazione che si tiene a Lampedusa per sensibilizzare sul problema dell’immigrazione clandestina, durante la quale Selene è stata accompagnata al piano da Claudio Baglioni, oppure ancora come il Premio Lunezia, premio dedicato al valor musical-letterario dei testi della canzone italiana, serata che l’ha vista affiancata a Lucio Dalla e Toto Cutugno.

L’ultima fatica di Selene è “L’Ora dei Fantasmi”, album prodotto da Luca Bignardi, contenente 8 brani inediti, e uscito nel 2013 su etichetta Top Records/Edel Italy, ma “L’ora dei Fantasmi” è anche il titolo del suo ultimo singolo, canzone che rappresenta la maturità artistica di Selene, accompagnata da uno straordinario video-clip di Ernesto Paganoni che ha già creato in passato con Chiaroscuro videoclip di successo per Vasco Rossi, gli Stadio e Mango.

“L’Ora Dei Fantasmi” – ci spiega Selene – non è solo la canzone scritta da Paola Palma e Massimo Luca, noti autori italiani, non è semplicemente un pezzo scelto per dare il titolo al mio secondo album ma è anche quell’ora in cui tutti noi ci ritroviamo prima di addormentarci, in cui lasciamo al cielo i nostri ricordi per dare spazio ai sogni. I veri protagonisti infatti de “L’Ora Dei Fantasmi” sono proprio i ricordi, filo conduttori degli 8 brani che lo compongono, strumenti per condividere quell’Amore per la vita che cerco in ogni minimo dettaglio: è attingendo al passato e alle storie della gente, che racconto e interpreto di colei che sono diventata. Quei ricordi, così preziosi, hanno regalato alla vita di Gaia la speranza di vivere, mi hanno donato l’anelito per immaginare l’Amore Vero, puro e disinteressato, o la decisione di dire “Basta” a determinate situazioni; mi hanno donato de “Le Regole…” per navigare meglio nel momento in cui mi fossi persa nel buio di quel mare chiamato “vita”. Questa è la meraviglia dell’Arte, della Musica, Amica per eccellenza che sa riempire l’aria d’emozioni, come una ballerina disegnata dalla mano di uno straordinario Ernesto Paganoni che ha immaginato per questo progetto un meraviglioso cartoon in cui la protagonista non sono io ma un dipinto donando un volto emotivo a quei “fantasmi”.

Videoclip “L’ora dei Fantasmi” [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=iyxv6deoOUs[/youtube]

Nell’album Selene duetta con Frédéric François, artista che in 40 anni di fortunata carriera ha composto 350 canzoni in 4 lingue diverse, aggiudicandosi 85 dischi d’oro, con 35 milioni di dischi venduti. Questa collaborazione rappresenta per Selene il debutto discografico a livello internazionale, che parte dalla Francia, nazione consacrata agli occhi del mondo per la sua grande cultura musicale.

“Duettare con un’Artista internazionale come “Fredo” – ci racconta Selene – si è rivelata una sorprendente esperienza, non solo per la sua meravigliosa persona ma anche per la sua sensibile artisticità, con la fortuna di aprire il mio sguardo anche oltralpi. Era la scorsa primavera e stavo registrando nello studio bolognese di Luca Bignardi, mio produttore musicale nonché arrangiatore di quasi tutti i brani dell’album, quando Fredo ascoltando la mia voce ha espresso il desiderio che comparisse all’interno di “Amor Latino”. La registrazione è avvenuta a Bologna mentre lui era connesso tramite skype dal Belgio: “La Magie De L’Informatique!”. Posso semplicemente dire che per me è stato un onore che Fredo mi abbia voluto come unica artista italiana all’interno di questo suo progetto discografico uscito lo scorso autunno in tutta la Francia”.

D: Quali soddisfazioni ti sta dando questo tuo nuovo album?
“Ogni volta che quella pagina bianca, dettaglio di un percorso chiamato vita, viene riempita di pensieri, idee e sogni che successivamente vengono realizzati, le soddisfazioni sono numerose. Il 2013 è stato un anno ricco di impegni che mi hanno portato in giro per l’Italia. Un viaggio che ha toccato molte regioni durante cui ho avuto la fortuna di accogliere emozioni indelebili custoditi dentro al cuore e che riaffiorano in quella speciale ora “… irrimediabilmente fragile, la condizione giusta per riflettere e riprendere a sognare che nei sogni se cadi riesci anche a volare.”: “L’Ora Dei Fantasmi”. Ciò che è avvenuto è la cosa più bella il poter conoscere da vicino quel pubblico attento, che mi è accanto e di cui io mi meraviglio ogni giorno, che riempie le pagine del mio piccolo angolo di luce e di lettere la mia personal mail. Attimi preziosi di felicità che hanno costellato il viaggio, nell’incontro con i professionisti del settore che mi hanno affiancato in questo secondo progetto discografico e che ho voluto personalmente ringraziare anche nel mio official website www.selenelungarella.com che ogni giorni si riempie di nuove sezioni a sorpresa…”

“L’Ora dei Fantasmi Tour”, prende il titolo proprio dall’ultimo fortunato album di Selene, e sabato 15 febbraio farà tappa al Teatro degli Oscuri di Torrita. Il tuo tour ogni serata avrà un taglio del tutto particolare e ogni show presenterà notevoli diversità rispetto agli altri, con la presenza di ospiti speciali, anche a sorpresa, che arricchiranno ogni data e che saranno annunciati a breve. Cosa regalerai al tuo pubblico nello spettacolo di sabato 15 febbraio al Teatro degli Oscuri di Torrita di Siena?

“Cercherò come sempre di donare ciò che ho nel cuore e attraverso la mia musica trascorrere insieme a coloro che ci saranno un piacevole momento da poter portare per sempre IN MENTE. Sicuramente non mancheranno le canzoni del mio album viaggiando anche attraverso quei pezzi del repertorio italiano al quale sono maggiormente legata e che mi hanno portato tanta fortuna fino ad oggi augurandomi che la gente presente possa riconoscerle e cantarle insieme a me. Ogni concerto avrà una location diversa, un ospite diverso e … tante, tantissime sorprese che non posso svelare. A voi de “La Valdichiana” vi aspetto il 15 Febbraio al Teatro Degli Oscuri di Torrita di Siena alle 21:00. La scelta del Teatro degli Oscuri non è casuale, gli sono molto legata perché è la che si sono consumate le mie prime esperienze da palcoscenico. Insieme a me sul palco anche i miei straordinari musicisti Andrea Ciotti, Antonio Lusi e Alessandro Fiorucci con un ospite speciale, amico e grande artista torritese: Alessio Benvenuti”.

I progetti futuri di Selene sono numerosi e non semplici da realizzare. Nel corso delle prossime settimane sarà svelata qualcosa: in arrivo nuove collaborazioni d’immagine e … musicali ! Ma se sono sogni ?! non posso mica svelarli. Mi auguro possiate continuare a seguirmi sui miei social network e sul mio sito ufficiale e…vi aspetto, con me…!

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=xx8viT_RF8Y[/youtube]

 

L’appuntamento con Selene e “L’ora dei Fantasmi” è per sabato 15 febbraio alle 21:00 al Teatro degli Oscuri di Torrita di Siena.

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Libero, luminoso, divertente: il Capodanno di Siena

Parcheggi liberi, musiche eterogenee, un punto d’appoggio per le famiglie. E spazio al divertimento, per tutti e nel rispetto di tutti. Manca ormai pochissimo ad “Happy light year”, la proposta…

Parcheggi liberi, musiche eterogenee, un punto d’appoggio per le famiglie. E spazio al divertimento, per tutti e nel rispetto di tutti. Manca ormai pochissimo ad “Happy light year”, la proposta per un fine anno “low cost, high fun” che Siena ripropone con la formula tanta apprezzata per la prima volta un anno fa. Cantanti, musicisti, ballerini e deejays tutti o quasi “made in Siena” si alterneranno nei tre punti di attrazione predisposti ad ingresso libero in via Pantaneto, piazza Matteotti e piazza del Campo. Senza dimenticare i ‘fuori-programma’ degli Sciacchetrà, la street band che dalle ore 21.30 in poi potrà ‘comparire’ d’improvviso, agli occhi di senesi e turisti, in ogni via del centro storico. Per agevolare l’accesso nei luoghi della festa, tutti i parcheggi cittadini, compreso quello di Fortezza/Stadio (sbarre aperte fino alle ore 6 di giovedì 2) saranno gratuiti, per iniziativa di Sienaparcheggi. Inoltre dalle ore 20 fino al termine degli eventi, in piazza del Campo (1° piano di palazzo Berlinghieri, a destra di palazzo Pubblico) sarà attiva la “nursery self service del Capodanno”, con fasciatoio, seggioloni e punti di appoggio per le esigenze eventuali delle famiglie con bambini piccoli.

A mettere le ‘basi’ del clima festoso saranno i Brass band, che dalle ore 18 si esibiranno in via Pantaneto. Alle ore 21.30 entrerà in scena piazza del Campo, con l’esibizione di esordio affidata agli atleti competitori della scuola di ballo MG di Siena. A seguire, la suggestione del ‘Pink Floyd Tribute’ , curato da Music Academy e associazione Diapason. Intorno alle 23, sempre in piazza del Campo, il karaoke di Giacomo Muzzi e le esibizioni live dei pop singers senesi Niccolò Pagliai e Gabriele Signore. Alla stessa ora, prime note ritmate anche in piazza Matteotti, dove i deejays Maurizio Morgantini e Giacomo Steiner (Radio 5) si alterneranno con la musica più bella da ballare fino a notte fonda. Poco prima del conto alla rovescia, in piazza del Campo sarà il tempo dei Sognolivido, coinvolgente espressione della Rock Factory senese. E con l’arrivo del 2014, ballo sfrenato nella conchiglia con gli 80febbre ed i deejays Exo e Surfa.

Altre info utili. Tutti i dettagli e gli aggiornamenti sul Capodanno a Siena sono disponibili sulla pagina facebook “Happy light year”. L’evento è firmato da Fondazione Siena Jazz, Arci Siena, Comune di Siena e dalle attività commerciali del centro storico, a sostegno della quale si sono mossi MPS, Banca Cras, Chiantibanca, Autenticart, ABS technology, ICT Logistica, Associazione esercenti piazza il Campo, Estra, Sammontana con il supporto tecnico di Confesercenti e Confcommercio, Siena Parcheggi e dei media senesi. E’ inserito nel cartellone “Tutto il Natale di Siena” in programma fino al 31 gennaio coordinato dal Comune con oltre cento appuntamenti in due mesi ( natale.comune.siena.it ).

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