La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: castello di Sarteano

Le molteplici intersezioni del Cantiere Internazionale d’Arte

Foto di Michele Vino Dal 12 al 18 Luglio 2019, Il Cantiere Internazionale d’Arte ravviva la Valdichiana e la Valdorcia con quarantasei spettacoli disseminati in varie suggestive location. Un programma…

Foto di Michele Vino

Dal 12 al 18 Luglio 2019, Il Cantiere Internazionale d’Arte ravviva la Valdichiana e la Valdorcia con quarantasei spettacoli disseminati in varie suggestive location. Un programma multidisciplinare che sta convincendo il nutrito pubblico che riempie, in queste calde sere d’estate, le platee allestite dalla Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte. Si conclude oggi la prima settimana di Festival. Ne abbiamo tratto una riflessione. 

Se si cercasse una parola chiave, un lemma caleidoscopico, per indicare la traiettoria metodologica, che guidi le pratiche creative di questa edizione del Cantiere Internazionale d’Arte, questa sarebbe intersezione. Le intersezioni – ma anche gli scambi, le sovrapposizioni – sono di tipo geografico, disciplinare e relativo alle produzioni. È geografico perché sono molti i comuni coinvolti, così come moltissime sono le location, definite anche dal programma Luoghi-Incontro, attraverso il quale il Cantiere – congiuntamente alla Fondazione Monte dei Paschi di Siena – coinvolge le piazze, i musei, i mercati dei diversi centri. È disciplinare perché stiamo parlando di un festival, fondato da Hans Werner Henze, che si poneva come officina per giovani artisti, che proprio dallo scambio tra generi ed esperienze, faceva scaturire nuove espressione e crescita comune. È relativo alle produzioni perché coinvolge i virgulti creativi del territorio, le associazioni presenti, le istituzioni, i gruppi di lavoro già coesi, e li scontra con esperienze internazionali e professionali, per farli reagire insieme.

Quello di quest’anno è un habitat espanso, un’ulteriore estensione di dominio, un allargamento del perimetro d’azione che sta tracciando un vero e proprio processo educativo di area. Il Cantiere non è più preminentemente “di Montepulciano”; il Cantiere è ormai un’istituzione culturale in Valdichiana e Valdorcia, posto come garante di un reticolo culturale di scambio, di confronto, di approfondimento centrifugo, disseminante esperienze artistiche in tutto il sud della provincia di Siena. La cognizione culturale del territorio ha conosciuto tempi più brillanti. L’indirizzo smaccatamente politico – poiché l’arte è sempre politica – dell’iniziativa cantieristica acquista quindi, nel presente periodo storico, una marca di necessarietà.

Molte delle intersezioni tematiche – che partono dalle espressioni musicali e teatrali – sono state quest’anno rivolte alla storia della letteratura. Il testo è tornato a essere portante nei moduli degli spettacoli. In un’epoca in cui la parola viene esautorata – bistrattata, screditata – e sono le frequenze, invece, a essere investite di potere comunicativo, ecco che gli spettacoli del Cantiere tornano a pareggiare le livellature tra i due codici: musica e parola.

In Passion, il musical che ha aperto questa quarantaquattresima edizione, lo spunto testuale viene da un classico minore della nostra letteratura. Pilastro delle metriche romanzesche della scapigliatura, Fosca di Iginio Ugo Tarchetti è il basamento testuale per quello che secondo il programma di sala è un “musical”, ma che rappresenta un’intersezione – anche qui – tra vari generi compositivi. Passion è l’ultima, pluripremiata partitura dell’autore colossale Stephen Sondheim, il liricista americano che ha partorito – tra le altre cose – West Side Story e Sweeney Todd che per questa lavoro si è ispirato al film Passione d’amore di Ettore Scola, derivato dal romanzo di Tarchetti. Il cinema torna anche in L’Uomo Visibile, la serata che ha visto coinvolte proiezioni di pellicole dell’era del muto con musiche eseguite dal vivo e approfondimenti, nel contesto della Fortezza di Montepulciano, con Francesco Finocchiaro, Julie Brown, Richard Heyman e Elisabeth Trautwein-Heyman.

 

I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni sono invece stati il serbatoio testuale, dal quale Gabriele Valentini ha edotto il suo Rodrigo – appunti su un malamore. La drammaturgia è intersecata ai suoni e alle musiche di Davide Vannuccini e ai visual di Simone Pucci, giocate con proiezioni efficacissime nella facciata di Villa Fanelli, nel parco del Castello di Sarteano. Il resto delle luci è affidato agli attori stessi, che tengono torce i cui getti fotonici non mantengono linee fisse: sono orizzontali, ma anche verticali e obliqui. Modificando le direzioni dei coni di luce, la tecnica di scena diventa dominante, nell’economia generale della messa in scena. Quella che viene operato in Rodrigo è un’epochè, una sospensione del giudizio anti-romantica (e quindi anti-manzoniana), in cui il fulcro della vicenda dei Promessi Sposi viene deliberatamente focalizzata sulla figura del villain. Con accenni alla contemporaneità (dal #metoo agli osteggiamenti della diversità) e incursioni citazionistiche del romanzo originale, Gabriele Valentini elabora un’ottima interpretazione contemporanea della figura di Don Rodrigo, post-freudiana, in cui il sogno che l’antagonista dei Promessi Sposi fa nel capitolo XXXIII, durante la notte in cui egli stesso contagia la peste, viene esposto sulla scena come esplosione inconscia, ridda di un rimosso emotivo. Nel patchwork testuale è presente anche il Capitolo V – che di fatto funge da antifona, da profezia che si auto-adempie – in cui Fra Cristoforo (molto ben interpretato, qui, da Francesco Storelli) giunge al palazzotto del nobile e viene invitato al banchetto che si sta tenendo a corte. Tutto, nello spettacolo, viene tenuto insieme da un’atmosfera onirica, in un amnio fatto di torce e proiezioni astrali. Musica, proiezioni e luce, sono un’arma scenica potentissima, il cui calibro si misura – in questo caso – in volume.

Sempre di prominente presenza Arrischianti è lo spettacolo La Goccia e il Fuoco, nato da un’idea del Maestro Luciano Garosi, con la drammaturgia – e la regia – di Laura Fatini, con Maria Pina Ruiu e Giovanni Fabiani. Lo spettacolo è impostato come un dialogo a due voci: una è effettivamente una voce, quella di George Sand, interpretata da una superlativa Maria Pina Ruiu, e l’altra è quella di Fryderyk Chopin, il quale – ovviamente – non si esprime sulla scena a parole, ma attraverso i suoi brani (eseguiti, appunto, dal pianista Giovanni Fabiani). La storia d’amore tra i due si consumò dal 1838 al 1847, tra Parigi, Nohant e Palma di Maiorca.

George Sand la proto femminista, George Sand l’integerrima autrice di Lélia e de La Piccola Fadette, George Sand che si opponeva alle convenzioni soffocanti del suo tempo, di fronte al guazzabuglio dell’innamoramento pare afflitta e debilitata, oltraggiata dai dardi di amore. Un amore sconvolgente, ma immaturo, che si traccia più sulla carta che sulle lenzuola delle camere da letto. Niente bisogna risparmiarsi quando si hanno mani per scrivere e per suonare, afferma la Sand di Laura Fatini, che dal suo scrittoio ripercorre tutto il carteggio che tra i due c’è stato, lungo quei dieci anni di tormentata relazione. La goccia e il fuoco del titolo sono i due tropi attraverso i quali queste due figure storiche si configurano in scena, un fuoco che brucia, trancia, che si consuma velocemente, e dall’altra parte la goccia che lentamente spegne i fuochi, intride la carta fino a renderla illeggibile, distruggerla, sebbene sia stato il fuoco a bruciare fattivamente l’epistolario. Un amore che si consuma anche sulla tela, in un famoso dipinto di Delacroix, rimasto però solo abbozzato (siamo rimasti abbozzati persino su una tela, dice) e che – ironia del mercato – venne tagliato in due dal proprietario, pensando che i ritratti singoli divisi avessero un valore più alto.

Un Cantiere Internazionale d’Arte che quindi valorizza le intersezioni, le sovrapposizioni, le complementarità, che connette e cuce insieme, che educa e diverte. Una quarantaquattresima edizione che riluce d’amore, di passione e di follia.

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I volti e le fiabe: intervista a Carlotta Bertelli e Gianluca Guaitoli

É stata inaugurata lo scorso 1° aprile, e rimarrà aperta fino al 1° luglio, al castello di Sarteano la mostra “C’era un volto e forse c’è ancora”, l’esposizione di fotografie…

É stata inaugurata lo scorso 1° aprile, e rimarrà aperta fino al 1° luglio, al castello di Sarteano la mostra “C’era un volto e forse c’è ancora”, l’esposizione di fotografie artistiche realizzate da Carlotta Bertelli e Gianluca Guaitoli.

Fotografa lei, hair stylist con esperienza internazionale nel campo della moda lui, l’anno scorso hanno scelto di venire a vivere con Francesca, la loro bambina a cui tra l’altro è dedicata la mostra, nel piccolo borgo di Fonte Vetriana.

Cosa vi ha portato a Fonte Vetriana?

Carlotta: «Eravamo alla ricerca di un luogo tranquillo, una specie di eremo, dove ad essere più pulita fossero la qualità dell’aria e i rapporti con le persone. Qui adesso abbiamo il nostro studio e abbiamo trovato il luogo perfetto per esporre “C’era un volto e forse c’è ancora”».

Come è iniziato il progetto della mostra?

Carlotta: «É accaduto per caso, era il 2014 e Gianluca stava lavorando a un servizio di moda. Rimanemmo colpiti da come alcuni scatti riuscivano a raccontare una modella nei tratti distintivi della sua personalità, oltre che ovviamente a ritrarla nei suoi lineamenti. Poi durante un’esposizione a Parigi, abbiamo fatto vedere le foto a un gallerista che ci ha suggerito di approfondire questo spunto».

Oggetto degli scatti sono i volti. A cosa si deve questa scelta?

Gianluca: «La scelta è stata dettata dalla volontà di porre l’attenzione sulla persona, in una realtà ormai velocissima dove si fa sempre più fatica a soffermarsi sui volti che ci circondano. Abbiamo voluto in posa di fronte all’obiettivo chi potesse esprimere un’estetica non necessariamente racchiusa nei canoni tipici della bellezza, ma in grado di raccontare una propria verità».

Chi sono i soggetti delle fotografie?

Carlotta: «Sono persone del posto, di cui alcune hanno accettato il nostro invito a farsi fotografare, mentre altre si sono proprio offerte».

Che ci sia un legame tra le vostre fotografie e il mondo fiabesco lo si intuisce già dal titolo della mostra “C’era un volto e forse c’è ancora”, ma di preciso in cosa consiste questo rapporto?

Carlotta: «Le fiabe rappresentano luoghi dell’immaginazione con più di un significato, le trame sono fatte di esperienze, incontri, sfide e paure che non riguardano soltanto i personaggi dei racconti, ma la vita vera di ognuno. Per questo vogliamo far riflettere sul fatto che le fiabe si riscrivono ogni giorno, si ritrovano nella vita quotidiana e nei volti delle persone che si incontrano per strada».

Quale ruolo possono avere le fiabe nella nostra società?

Carlotta: «Oggi regna ovunque un clima di indifferenza, quando non proprio di sfiducia, dell’uno verso l’altro, alimentato da paure spesso motivate dalla non conoscenza. L’osservazione di un volto è il primo passo verso la scoperta di una persona e della sua storia, anche se di fronte a queste fotografie lo spettatore può costruirsi il proprio percorso di lettura, inventarsi ogni volta un finale. Non ci sono nè titoli nè didascalie ad indicare a quale fiaba la foto si riferisce, anzi nella maggior parte dei casi si è voluto eliminare il più possibile i particolari che avrebbero potuto distogliere l’attenzione dai soggetti».

State già pensando ad un nuovo progetto?

Gianluca: «Sicuramente proseguiremo con i ritratti, per approfondire e rendere più vasto questo lavoro. Poi vorremmo esporre la mostra in un contesto urbano. Forse in città, piuttosto che qui, incombono la solitudine e l’isolamento dell’individuo e dunque le nostre foto potrebbero essere un’occasione per soffermarsi a osservare, e conoscere, cosa le persone che ci stanno attorno hanno da raccontare».

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La menzogna necessaria: il “Molto Rumore Per Nulla” a Villa Fanelli

Much Ado About Nothing, Molto rumore per Nulla, è una delle opere – non si dica né commedia, né tragedia, usate quanto mai impropriamente, in questo caso – più complesse…

Much Ado About Nothing, Molto rumore per Nulla, è una delle opere – non si dica né commedia, né tragedia, usate quanto mai impropriamente, in questo caso – più complesse di William Shakespeare. Un testo che dispone un impianto commediografico (topoi dello scambio di persona, dell’intrigo farsesco, del fraintendimento) il quale è tradìto, durante lo svolgimento della trama, da accenni appartenenti invece al tono tragico, in cui l’aspetto drammatico copre la risibilità delle gags. Nonostante questa complessità, è una delle opere più riprodotte in teatro, che gode anche di un alto numero di rifacimenti cinematografici e di molteplici adattamenti operistici.

Laura Fatini ha scelto questo testo, per il tradizionale evento estivo cantieristico sarteanese, prodotto dalla Nuova Accademia degli Arrischianti, che dal 13 luglio, fino a domenica 23, verrà rappresentato nel suggestivo spazio di Villa Fanelli. Laura Fatini copre le funzioni di regia, accompagnata da Angela Dispenza, mentre Gabriele Valentini ha operato negli ambiti scenografici e dei costumi.

Nonostante le vecchie traduzioni di Shakespeare rappresentino uno sforzo di comprensibilità per il pubblico contemporaneo – specie per quello dei giovanissimi – Laura Fatini sceglie di non adottare le rinnovate rese italiane di Nadia Fusini, ma di restare fedele alla versione italiana di Molto Rumore per Nulla tradizionale, forse per mantenere alto il tono tragicomico dell’opera shakespeariana. Il risultato è una grande resa drammaturgica di un classico del teatro vittoriano.

Le adiacenze della Villa sono utilizzate come piano scenico: di conseguenza abbiamo dei quadri che si dilatano orizzontalmente su un palco grandangolare. I movimenti e gli sviluppi figurativi dei corpi attoriali, intervengono dalle estremità laterali e dal giardino retrostante la platea, rendendo il pubblico letteralmente circondato dalla finzione scenica.  Tutto lo spazio possibile è utilizzato: dal balcone della villa, agli interni, fino al balcone leopoldino, che torreggia al centro della facciata eletta a scenografia.

Flavia Del Buono interpreta magistralmente – con uno switch di genere rilevantissimo dal punto di vista attoriale – il Don Pedro principe di Aragona, che giunge a Messina in un non ben specificato contesto storico, in visita del governatore Leonato, interpretato con perizia veterana da Francesco Storelli.  I costumi, spumeggianti, collazionati dal lavorìo di sartoria di Roberta Rapetti, mettono infatti insieme più epoche storiche – dagli anni venti ai sessanta del Novecento – e oscillano dai toni più compostamente desaturati della coorte spagnola, a quelli più colorati dei messinesi: servono forse a sottolineare i rapporti in chiasmo – marca inequivocabile di matrice shakespeariana – tra Claudio ed Ero (interpretati dai bravi Enrico Sorbera e Silvia de Bellis) e Benedetto con Beatrice (configurati dai fedelissimi Arrischianti Pierangelo Margheriti e Giulia Rossi). Vanno a comporre poi la compagine degli attori “parlanti”,  Andrea Storelli, Giordano Tiberi, Calogero Dimino, Giacomo Testa, Francesco Pipparelli, Maria Paola Bernardini, Brunella Mosci, Daniele Cesaretti, Giulia Roghi e Laura Scovacricchi.

Apporto fondamentale quello del gruppo Musikteatrengruppen Ragnarock diretto da Francis Pardeilhan: venticinque giovani attori danesi che hanno funto da rinforzo per le scene corali: trampoli, costumi effervescenti, palloncini, stelle filanti, in un trionfo di espressione fisica dei ragazzi danesi  in summer camp a Sarteano.

In molto rumore per nulla si fornisce un’interpretazione del teatro, e in generale dell’arte della finzione, secondo la quale gli sviluppi dati dall’ordine drammaturgico non si definiscono secondo verità, ma secondo menzogne continue. La verità viene celata, le cose di cui si vaneggia non accadono, ma vengono semplicemente rappresentate. La menzogna è il fondamento di ogni rappresentazione, usava dire Enrico Crispolti: nelle commedie di Shakespeare, e in particolare in Much Ado Abouth Nothing, è la falsità che fornisce spunti narrativi.  Un dato forse poco educativo ma che delega al magistero della fictio, al dispositivo delle velature, la funzione ricreativa delle nostre vite. Dalla falsità conseguono sì tragedie, drammi, problematiche, ma attraversati e sciolti questi nodi, ognuno di noi è più consapevole di sé stesso e del circostante. È dall’ingorgo tragico che scaturisce infatti la storia d’amore tra Benedetto e Beatrice, più restii dall’amarsi durante la sezione comica dell’opera. Un motivo in più per non sottovalutare mai le falsità, le menzogne e gli svelamenti del celato.

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Non c’è Balena Bianca che possa scalfire il potere della Parola

Ormai, come un rituale, come un’incisione celebrativa a coronare il luglio sarteanese – e scandire oltretutto il cartellone di prosa del Cantiere Internazionale d’Arte – lo spettacolo al Castello di…

Ormai, come un rituale, come un’incisione celebrativa a coronare il luglio sarteanese – e scandire oltretutto il cartellone di prosa del Cantiere Internazionale d’Arte – lo spettacolo al Castello di Sarteano torna, con il suo linguaggio ormai codificato dagli anni di labor limae operata dalla gloriosissima Accademia degli Arrischianti, ad impiantare la magniloquente tradizione dei classici, i colossi della storia letteraria, nel racconto divulgativo. Ormai da anni (dagli Uccelli di Aristofane a La Tempesta di Shakespeare, fino ad Alice in Wonderland) una fine cernita di altissima qualità viene elaborata dalla coppia Gabriele Valentini e Laura Fatini, per essere consegnata al pubblico indistinto dell’estate nel borgo toscano. Si ricalibra ormai la conoscenza del teatro alla portata di tutti, regolando gli habitus del varieté, dell’oscilloscopio drammatologico, la difficile conquista dei nasi più difficili, dei gusti più altezzosi, snobistici, attraverso una certosina elaborazione della candescenza del nazional-popolare (che spesso, in passato, ha disequlibrato la produzione dei due drammaturghi, ora verso l’impiccio della bassa caratura pop, ora verso l’eccesso di ricerca, sfiorando l’oscuirità inintellegibile dei valori testuali). Quest’anno, oggetto dell’elaborazione dello spettacolo, è il capolavoro dell’American Renissance, la grande cavalcata epico-biblica di Herman Melville, “Moby Dick”.

Una scelta decisamente non facile, rispetto alle precedenti opere, che si prestavano ad un divertissement, ad una marcatura dell’entertainment estivo. Essendo l’enorme fascio narrativo del volume di Melville impossibile da ridurre a due ore di spettacolo, spesso il testo ricorre alla prosa originale, facendo perno sul personaggio di Ismaele e sul suo cambio tra dialogo e narrazione, tra qui ed ora e ricordo. Impossibile sarebbe stato offrire la stessa profondità, la stessa forza semiosferica, senza lasciare che le letture integrali dei passi del romanzo facessero da rubrica alla messa in scena.

Il plot viene correttamente rispettato; Ismaele (Guido Dispenza), che tra azione e narr-azione guida la storia nei suoi viluppi e sviluppi, si imbarca nel Pequod, una baleniera che fa da cornice ai geniali personaggi che la abitano; da Stubb (il ridente ufficiale fumatore di pipa, interpretato da un hemingwaiano Francesco Storelli) a Starbuck, il coscienzioso e razionale secondo ufficiale, interpretato da Pierangelo Margheriti, antagonista dell’imponente Gianni Poliziani personificante il leviatanico Capitano Achab.

Rivisitazioni interessanti per il capitano Peleg, che invece d’essere un vecchio distinto selezionatore della ciurma del Pequod, diventa una macchia piratesca meravigliosa, interpretata da un geniale Giordano Tiberi, gobbo e claudicante, stemperante il peso drammatico dell’economia generale della mise en scène. Rivisitato anche Elia, il profeta dell’embargo, figura auerbachiana biblica di rimando storico, che viene rivestito da un’austera presenza femminile, Giulia Rossi, invece che dal personaggio misterioso impersonato del romanzo.

L’Ismaele di Guido Dispenza è forse ancora più ingenuo e spaesato di quello cui appartiene la voce narrante del testo originale, forse troppo, sfociante spesso nello stridio dello switch ardimentoso tra le parti narrate (ora da voce fuori campo ora con cambi segmentati intramezzati alle azioni degli altri attori) che rivelano profonda maturità e onniscienza – appesantite anche dal buon lavoro di Guido Dispensa sull’invecchiamento della voce, raucedine e piegamento diaframmatico – e blandizia nelle parti dialogiche.

La scenografia, buona nelle intenzioni e negli effetti, trova un’apertura di respiro notevole nella partenza del Pequod, quando i marinai tirano su le vele, alzando fino ai vertici del castello il quadro scenico. Tutto questo instaura una cornice notevole per le scene corali, negli assalti alla balena bianca, nella catastrofe finale, sommessamente permeanti tutta la durata dello spettacolo nelle controscene finissime, che accompagnano le singole parti. Una “Zattera della Medusa” in rallenty, con dialoghi carichi di rimandi mitologici, biblici e ancestrali, spioventi dall’irriducibile prosa melvilliana (in traduzione di Cesare Pavese).

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PassKey Art Festival non solo esposizioni ma anche spettacoli e degustazioni

Il ricco calendario di PassKey Art Festival, dal 29 settembre al 5 ottobre, prevede spettacoli e degustazioni in tutto il territorio della Valdichiana Senese. Con PassKey Art Festival, 29 settembre…

Il ricco calendario di PassKey Art Festival, dal 29 settembre al 5 ottobre, prevede spettacoli e degustazioni in tutto il territorio della Valdichiana Senese.

Con PassKey Art Festival, 29 settembre – 5 ottobre, sono in arrivo, in Valdichiana Senese, oltre trecento opere di Maestri storici e i loro capolavori che si andranno ad inserire nei palazzi storici e nobiliari di tutto il territorio, di giovani artisti under 35 che esporranno nelle suggestive cantine poliziane produttrici di Vino Nobile di Montepulciano DOCG e di allievi provenienti dalle accademie: Accademia delle Belle Arti di Firenze, la Willem de Kooning Academie di Rotterdam e la Ljubjana Academy of Fine Art. Il Festival d’arte si svolgerà in tutta la Valdichiana Senese dal 29 settembre al 5 ottobre 2014.

PassKey Art Festival non è solo arte visuale ma anche performativa, infatti, nel ricco calendario del festival sono in programma spettacoli e degustazioni, che faranno godere e assaporare l’arte da angolazioni e prospettive diverse e fuori dal comune.

Il primo spettacolo in programma è per mercoledì 1 ottobre al Salone Nervi del Parco Acquasanta di Chianciano Terme, dal titolo: “ARIA. Il suono è la vibrazione di particelle d’aria…”, nato dall’incontro di due artisti d’eccezione: Alessio Benvenuti, violinista, pianista e direttore d’orchestra e Francesca del Toro, nota ballerina contemporanea uniti in una perfetta sintonia di musica e movimento proiettata in una dimensione magica. Ingresso 8,00 €.

zamaga_eleinaGiovedì 2 ottobre, presso il Teatro Poliziano di Montepulciano, ensemble Massimo Ottoni, sand artist & Andrea “Atreio” Marcucci, Chapman Stick, a seguire “Some times love ends”, danza e arte contemporanea metropolitana degli straordinari danzatori in INC Inn progress Collettive Dance, acclamati per le loro performance in tutto il mondo. Una produzione unica ed innovativa del coreografo e danzatore Afshin Varjavandi. Ingresso 10,00€

Venerdì 3 ottobre, sempre al Teatro Poliziano, ensemble Massimo Ottoni, sand artist & Andrea “Atreio” Marcucci, Chapman Stick, a seguire “WOMEN”, ultima creazione della Compagnia Eleina D con Vito Cassano, Claudia Cavalli e ZaMagA Athletic Dancers di Maria Agatiello e Marco Zanotti. Sul palco ballerini che hanno calcato le scene dei più importanti Teatri Internazionali; uno spettacolo sofisticato che esalta l’espressività e la fluidità del movimento e che introduce lo spettatore nel loro mondo aereo. Ingresso 14,00€

Sabato 4 ottobre al Castello di Sarteano lo spettacolo “Sogni e Fuoco”, un racconto imprevedibile che narra un’idea di libertà attraverso l’essenza dello spiritello Puck, mutevole e beffardo, tenero e amorevole. La rappresentazione è portata in scena dalla Compagnia Viatores, famosa per i racconti fantastici che fondono in maniera suggestiva lo spettacolo e la strada. Ingresso gratuito.

Sempre sabato 4 ottobre alla Villa La Palazzina di Cetona lo spettacolo “Il dinamismo della forma”; in scena il ballerino e coreografo Afshin Varjavandi e il suo gruppo di ballo in interazione con le sculture del Maestro Claudio Nicoli. Ingresso gratuito .

L’arte contemporanea incontra i sapori della tradizione delle terre della Valdichiana con una serie di incontri dedicati, appunto, alle degustazioni di prodotti del territorio.

Lunedì 29 settembre alle ore 20:00 al Museo Civico Archeologico di Chianciano Terme “A cena con gli etruschi”, cena nelle gallerie del Museo Etrusco a cura dei ristoratori di Chianciano Terme. Mentre dalle 17:30, sempre a Chianciano, degustazioni lungo il percorso del Festival: via Baccelli, Piazza Italia, Viale della Libertà e Centro Storico. Questa degustazione verrà poi ripetuta anche sabato 4 ottobre a partire dalle 17:30.

Domenica 5 ottobre sarà San Casciano dei Bagni ad ospitare la degustazione dei prodotti tipici del territorio, a partire dalle 15:00 nel centro storico cittadino e a cura del Consorzio Terre e Terme e della Proloco di San Casciano dei Bagni. A cornice della degustazione ci saranno le sculture monumentali collocate lungo il percorso.

A Montepulciano, per tutta la durata del festival, degustazioni di Rosso di Montepulciano Doc e Vino Nobile di Montepulciano presso tutte le cantine del centro storico e nelle aziende vitivinicole di Montepulciano.
Ricordiamo, invece, che le mostre di Pass Key Art Festival sono tutte ad ingresso gratuito e rimarranno aperte fino al 2 novembre prossimo.

PassKey Art Festival è organizzato dalla nuova Strada del Vino Nobile di Montepulciano e dei Sapori della Valdichiana con la direzione artistica di Patrizia Cerri della Galleria Cerri Arte e realizzato in collaborazione con i Musei del territorio, l’Accademia delle Belle Arti di Firenze, la Willem de Kooning Academie di Rotterdam e la Ljubjana Academy of Fine Art. Partners Istituzionali: Regione Toscana, Comune di Cetona, Comune di Chianciano Terme, Comune di Montepulciano, Comune di San Cascaino dei Bagni, Comune di Sarteano. Con il patrocino del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Provincia di Siena, Unione dei Comuni della Valdichiana senese, Comune di Chiusi, Comune di Sinalunga, Comune di Torrita di Siena e Comune di Trequanda. Media partner La Valdichiana.

Per maggiori informazioni sulle mostre, gli artisti, le opere, gli spettacoli e le location, visitate il sito www.passkeyfestival.com

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Sarteano: In vista del Saracino, tratta dei bossoli al castello

Appuntamento lunedì 11 a Sarteano, in vista della Giostra del Saracino. Presentazione di un Palio “iconico” della senese Marta Perugini. L’ordine di partenza della Giostra del saracino di Sarteano sarà…

Appuntamento lunedì 11 a Sarteano, in vista della Giostra del Saracino. Presentazione di un Palio “iconico” della senese Marta Perugini.

L’ordine di partenza della Giostra del saracino di Sarteano sarà decretato dalla Tratta dei bossoli, questa sera lunedì 11 AGOSTO, che in via del tutto straordinaria si svolgerà nella piazza d’armi del quattrocentesco castello senese (ore 21.30, ingresso 7 euro). La manifestazione servirà a conoscere anche l’abbinamento tra giostratori e contrade (sono cinque: Sant’Andrea, San Bartolomeo, San Lorenzo, San Martino e Santissima Trinità) e sarà preceduta dal corteo storico per le vie della cittadina. A seguire sarà la volta dell’altrettanto attesa presentazione del Palio, quest’anno dipinto dall’artista senese Marta Perugini. Quindi, gran finale grazie all’esibizione del Gruppo sbandieratori e musici della Giostra del saracino, cui si aggiunge lo spettacolo di luci e suoni “Le chiavi del tempo”, messo a punto dalla Compagnia del Drago nero.

In queste ore a Sarteano si somma una duplice attesa, sia per entrare nel vero clima della Giostra grazie alla Tratta, che anticiperà ordine di partenza e nomi dei cavalieri, sia per vedere l’atteso drappellone, che si preannuncia molto particolare. L’artista è Marta Perugini, senese, pittrice di icone da oltre 15 anni, che vanta una grande esperienza nella realizzazione di drappelloni destinati a rievocazioni storiche. L’iconografia del Palio, che sarà svelato nella serata, ruota attorno al rapporto fra sacro e profano e si annuncia di pregevole fattura.

“Realizzare icone – dichiara l’artista – è per me non solo un’attività o un interesse, ma uno spazio esistenziale in cui trovare il respiro del raccoglimento in me stessa e della riflessione, e insieme un continuo studio e approfondimento di un mondo in cui il senso del sacro è ancora fortemente sentito e coltivato. Le mie icone – aggiunge Marta Perugini – sono state esposte in molte mostre sia personali che collettive, e si trovano in collezioni pubbliche e private, anche all’estero”.

Per informazioni: 0578269204, www.sarteanoliving.com.

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Voce, Fuoco e Sangue Barbarico al Castello di Sarteano

Il teatro equestre che è andato in scena al Castello di Sarteano, nella serata dell’8 agosto, è stato un racconto mitico, in cui il rapporto tra uomo e cavallo ripercorre la…

Il teatro equestre che è andato in scena al Castello di Sarteano, nella serata dell’8 agosto, è stato un racconto mitico, in cui il rapporto tra uomo e cavallo ripercorre la storia della civiltà. La “Partitura per voce, cavalli, incudine con mantice e bordone” della Corte Transumante di Nasseta è stato uno spettacolo unico e irripetibile, con l’affascinante voce di Giovanni Lindo Ferretti e gli splendidi cavalli maremmani a tenere gli spettatori con il fiato sospeso per oltre un’ora. Un teatro barbarico e montano, che già dalla conferenza stampa di presentazione aveva già lasciato intuire la sua eccezionalità.

Lo spettacolo al Castello di Sarteano è stata la prova generale della versione che verrà portata a settembre a Firenze, lungo le rive dell’Arno. Uno spettacolo che proviene dall’appennino e che, anche se ha messo in scena sette cavalli maremmani al posto dei venti utilizzati dalla Corte Transumante di Nasseta, ha mantenuto la stessa epicità e lo stesso valore narrativo.

IMG_2677Proprio il racconto è al centro di evento straordinario come quello che Giovanni Lindo Ferretti, Marcello Ugoletti, Cinzia Pellegri e tutti gli altri artisti hanno donato a Sarteano. Più di trecento spettatori, una piazza gremita in ogni angolo. E più di trecento storie, perchè a ogni spettatore corrisponde una storia. Ognuno ha assistito allo spettacolo, ha vissuto la storia, ha creato il suo racconto. Ma uno spettacolo del genere ha bisogno di più. Se, tra tutti i racconti che lo spettacolo è stato capace di creare, proprio io ho la pretesa di volerne parlare attraverso queste parole scritte, significa che è necessario raccogliere la sfida. Una cronaca o una recensione sarebbero fuori luogo: l’unica risposta a uno spettacolo del genere è la riflessione. Non la pretesa di comprendere, ma il dovere di raccontare a mia volta.

Voce. La voce di Giovanni Lindo Ferretti è magica, nel vero senso della parola. Incredibile la sua capacità di catturare il pubblico e trascinarlo verso un racconto orale, scandito dal ritmo delle sue parole. Sono bastate un paio di frasi per far piombare il silenzio al Castello di Sarteano e trascinarlo all’interno del racconto. La parola è il fondamento stesso della magia: è la parola che evoca il mondo e lo crea, attraverso il canto/racconto. La parola magica che è in grado di dirigere le azioni dell’interlocutore: l’incantesimo, appunto, che provoca lo stato di estasi, l’incanto. Per non parlare della voce di Dio che crea il mondo: in principio era il Verbo, ed è il Verbo a dare vita al creato attraverso il suo racconto evocatore. Quando diciamo che la voce di Giovanni Lindo Ferretti è magica, quindi, non stiamo scherzando. Ha il potere magico di creare questo particolare teatro, di incantare il pubblico e di evocare il racconto.

Cavalli. I protagonisti di un passato forse dimenticato. Nel teatro della Corte Transumante di Nasseta i cavalli danzano, galoppano, giocano, accompagnano gli addestratori. Addestrare dei cavalli così difficile da addestrare è forse la sfida più bella e affascinante. Ma lo è ancora di più, se si pensa al ruolo fondamentale che i cavalli hanno giocato nella storia dell’umanità. Il compagno animale per eccellenza di tutta la nostra storia, dall’epoca dei cacciatori all’età classica, dal medioevo all’età moderna. Fino a diventare il simbolo della potenza delle automobili e gli oggetti del desiderio delle contrade in tanti pali folcloristici in giro per i borghi, senza più riferimenti ai valori culturali del passato. Forse questo teatro restituisce ai cavalli il rispetto che meritano, perché senza di loro non ci sarebbe stata la civiltà umana.

IMG_2688Fuoco. La fucina del fabbro non è soltanto un intermezzo o un accessorio scenico. Il fuoco è protagonista al pari della voce e dei cavalli, perchè è l’elemento principe della civilizzazione. Non distrugge, crea. Il fabbro usa il fuoco per plasmare i metalli, quindi per plasmare il mondo. E il martello che batte sull’incudine diventa la sua voce, che seguendo il proprio ritmo crea la musica. Il fabbro, quindi, non si limita a forgiare gli zoccoli dei cavalli: alimenta il fuoco creatore e detta il ritmo della nostra musica, la musica del racconto della civilizzazione.

Sangue. Purosangue o mezzosangue? I cavalli maremmani utilizzati dalla Corte Transumante di Nasseta forse sono stati scartati dagli allevatori, forse sono considerati troppo oscuri e ribelli per essere addomesticati. Non è importante. Abbiamo creduto che la nobiltà fosse nel sangue, e invece era il sangue stesso ad essere nobile. Il sangue barbarico dei cavalli è il sangue barbarico di chi li cavalca, li addestra, li accompagna. Il sangue barbarico è il sangue dei barbari che ciclicamente distruggono la civiltà. I barbari che calano su Roma, i mongoli che invadono Pechino. Ma ancora una volta il fuoco che brucia nel sangue barbarico non è fuoco distruttore, bensì creatore. Perchè il barbaro non distrugge la civiltà, bensì l’Impero: arriva a dissolvere l’impero romano e la dinastia cinese, arriva a demolire l’autorità chiusa in sé stessa, infilata in un vicolo cieco. Il sangue barbarico è il sangue punk, che distrugge l’autorità e crea un nuovo racconto civilizzatore.

IMG_2694Mito. Lo spettacolo equestre della Corte Transumante di Nasseta è un racconto epico, che cerca di costruire un canto mitico della storia della nostra civiltà. E tocca corde dentro di noi che credevamo sopite. C’è qualcosa nel mito che rimane in noi. Non è soltanto la voce magica di Giovanni Lindo Ferretti, il battere ritmico sull’incudine, il sangue ribelle contro l’autorità costituita. Non è soltanto il fascino per un animale come il cavallo che ha accompagno la storia e l’evoluzione dell’umanità. C’è qualcosa di più: il mito. Ancora oggi i bambini continuano ad aver paura del buio e dei temporali, dei ragni e dei serpenti, nonostante l’energia elettrica e la tecnologia digitale. Non hanno la stessa paura delle armi da fuoco o delle automobili, che sono sicuramente più pericolose dei vecchi nemici dell’umanità. Sono elementi ancestrali che fanno parte di noi, che non si perdono nel giro di due secoli, ma ci accompagnano sempre.

Il racconto è il mezzo attraverso cui il fuoco del mito si alimenta e continua a bruciare. Il più grande merito dello spettacolo, a mio avviso, è la sua capacità di dare voce a questo racconto mitico. Se volete vivere anche voi questo racconto, e magari creare il vostro, non potete che seguire la Corte Transumante di Nasseta e assistere ai prossimi spettacoli. Quello del Castello di Sarteano era unico e irripetibile, ed è giusto che sia così.

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Civitas Infernalis, un gioco di ruolo fantasy a Sarteano

Un weekend all’insegna del gioco di ruolo dal vivo a Sarteano, durante la manifestazione medieval-fantasy Civitas Infernalis Le sartorie sono al lavoro per preparare le corazze della battaglia, i falegnami…

Un weekend all’insegna del gioco di ruolo dal vivo a Sarteano, durante la manifestazione medieval-fantasy Civitas Infernalis

Le sartorie sono al lavoro per preparare le corazze della battaglia, i falegnami allestiscono gli ultimi fortilizi per respingere l’invasione nemica e, ovviamente, il fuoco delle fucine arde ininterrottamente per forgiare le armi. Sarteano ferve d’attività in preparazione della nuova edizione della manifestazione medieval-fantasy “Civitas Infernalis”. La cittadina, che già normalmente affascina per il suo castello, le sue strade e l’atmosfera medievale, è pronta a tuffarsi ancora di più in una storia fantasy che dal 31 luglio al 3 agosto 2014 coinvolgerà tutte le associazioni, i cittadini e i visitatori.

Il programma della manifestazione è denso di attrazioni: tutti i giorni le strade di Sarteano ospiteranno mercatini, giochi in legno per grandi e piccini, giullari, spadaccini e tanto altro ancora. Dal rettilario medievale al villaggio del sapere, dai maghi ai cartomanti, dagli sbandieratori ai musici, sembrerà che la cittadina sia tornata indietro nel tempo. E poi gli spettacoli,  la musica celtica e i concerti, le cerimonie in costume e le disfide di palla saracena. Senza contare l’apertura delle taverne delle contrade durante tutte le serate di Civitas Infernalis! Le attrazioni annunciate sono tante, ma le strade di Sarteano riserveranno sicuramente tante sorprese fino al 3 agosto…

civitas infernalis fotoL’attesa maggiore di Civitas Infernalis, tuttavia, è concentrata nel gioco di ruolo dal vivo che si svolgerà sabato 2 e domenica 3: “Tempus Fugit – Le Origini”, questo il nome della storia che verrà giocata tra le strade e i boschi di Sarteano, aperta a grandi e piccini, seguito ideale del gioco di ruolo della prima edizione che già vi avevamo narrato l’anno scorso sul nostro giornale.

Il gioco di ruolo coinvolgerà decine di sarteanesi e appassionati di fantasy, con abiti d’epoca medievale e armi in lattice, impegnati in un’epica battaglia per la conquista del Castello di Sarteano. Uno scontro tra i Gaeli e il Piccolo Popolo, che comincerà nel pomeriggio del sabato e proseguirà tutta la giornata della domenica, fino alla battaglia finale al Parco del Castello. Il malefico Druido Nero, comandante dei Gaeli, ha già chiamato le sue orde oscure alle armi:

“La sconfitta dei Gaeli non andava giù al Druido Nero; non era proprio possibile che un gruppo di infime creature avesse respinto il suo esercito. Doveva esserci un modo, il castello doveva essere Suo! Decise di chiedere consiglio all’Ombra ma, com’è noto, l’Ombra, che non dice mai completamente la verità, rivelò al Druido Nero che se avesse distorto la trama del Tempo il suo desiderio di potere si sarebbe potuto realizzare. A quel punto Il Druido Nero si ricordò di quel pezzo di carta che aveva sancito l’esistenza del borgo sarteanese ed il patto con il Piccolo Popolo: la Carta Amiatina. Ecco la chiave! Se avesse impedito che essa fosse firmata e il patto siglato, il potere sarebbe stato suo! Il Piccolo Popolo non sarebbe stato di diritto il protettore del paese e non avrebbe più potuto intralciarlo. Si preparò all’incantesimo che avrebbe distorto il Tempo e lo avrebbe riportato indietro nei secoli. Quindi partì ma, come detto, l’Ombra mai fornisce tutta la verità. Il Druido non poteva immaginare l’enorme sacrificio che la sua sete di potere avrebbe richiesto.”

Noi de La Valdichiana non possiamo certo sottrarci a questa battaglia. Il Castello di Sarteano ha bisogno anche del nostro aiuto per respingere l’assedio! Per questo, armato di tanto coraggio e di sprezzo per le avversità, il sottoscritto è pronto a mettersi in marcia e a partecipare al gioco di ruolo dal vivo, raccontandovi dall’interno le epiche gesta di questa battaglia e il fascino di Sarteano avvolta dall’atmosfera fantasy.

Ma se voi, coraggiosi lettori, siete pronti a unirvi alle nostre schiere e a partecipare in prima persona, la procedura è semplice: collegatevi al sito www.sarteanoliving.it oppure contattate gli organizzatori di Civitas Infernalis nell’apposita pagina facebook. L’iscrizione comprende il laboratorio per la preparazione delle armi in lattice, la cena medievale e la merenda conclusiva. Appuntamento a Sarteano, quindi, per il primo weekend di agosto!

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Tracce barbariche al castello di Sarteano

Esposizione fotografica della Corte Transumante di Nasseta, fino al 17 agosto. Foto di Alessandra Matia Calò e Andrea Grassi, con testi di Michele Rossi Dentro le mura del castello di…

Esposizione fotografica della Corte Transumante di Nasseta, fino al 17 agosto. Foto di Alessandra Matia Calò e Andrea Grassi, con testi di Michele Rossi

78Dentro le mura del castello di Sarteano una mostra fotografica (appena inaugurata, resterà fino al 17 agosto), invita a seguire le tracce della Corte transumante di Nasseta, libera compagnia di uomini cavalli e montagne fondata da Giovanni Lindo Ferretti. “Tracce” nella duplice accezione del termine: tracce fotochimiche, ombre e luci rimaste impresse su carta sensibile, ma anche impronte umane di alto spessore artistico, orme e segni di visione equestre. Le foto sono di Alessandra Matia Calò e Andrea Grassi, accompagnate dai testi di Michele Rossi. L’organizzazione è del Comune, in collaborazione con le cooperative Il labiritno e Clanis (informazioni: www.sarteanoliving.com, 0578 269204).

L’iniziativa ha lo scopo di far avvicinare a una straordinaria dimensione artistica, unica del suo genere in Italia, e contribuire alla diffusione del messaggio che la Corte ostinatamente si propone di lanciare tramite spettacoli “romantici e coraggiosi”, al contempo stimolo verso una riflessione sul significato e senso che conserva il cavallo nel XXI secolo, come succederà a Sarteano la sera dell’8 agosto, proprio nella piazza d’armi del castello. Dopo essere stato essenziale per l’umanità, utilizzato nel corso dei secoli per il trasporto delle merci e la circolazione delle persone, nelle battaglie e nei lavori agricoli, negli sport e nei giochi circensi, a cosa serve oggi il cavallo? Questa esposizione ne è una risposta: evoca nei visitatori una reminiscenza di tanta bellezza di forme, armonie, movimenti di cavalli e cavalieri. Se a salvare il cavallo/la bellezza non basta/l’uomo è condannato sulla terra/che la sua stessa utilità/ben più che soluzione/diventa problema (Giovanni Lindo Ferretti).

photo1 (1)La storia dell’arte lo dimostra: graffiti, mosaici, disegni e dipinti testimoniano l’idea di bellezza e di proporzione che hanno rispecchiato nel tempo le forme dell’uomo e del cavallo. La tradizione letteraria ha attestato la complessità e la complicità del sodalizio uomo-cavallo. “Fu la bellezza a decidere che uomo e cavallo fossero destinati ad incontrarsi e frequentarsi. Poi subentrò la forza, la potenza, complice la conformazione fisica e psichica dei due”. È stato il progresso tecnologico a vanificare il tutto.

La bellezza in questa mostra è impressa nelle fotografie scattate nel 2013 dall’artista Alessandra Matia Calò e da Andrea Grassi nei chiostri benedettini di San Pietro di Reggio Emilia, dove la Corte tiene ogni anno, durante il solstizio d’estate, lo spettacolo “Saga, il canto dei Canti”. Seguire le tracce della Corte è mettersi in viaggio, l’inizio di un nuovo cammino. “Così è stato per la caccia, così è stato per la guerra, così nella ricerca della divina scintilla che abita l’uomo. Così è per noi”, dice la Corte.

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Lo spettacolo equestre di Lindo Ferretti al Castello di Sarteano

Segnatevi questa data: 8 agosto 2014. Lo spettacolo equestre di Giovanni Lindo Ferretti dal titolo “Partitura per voce, cavalli, incudine con mantice e bordone”, nella splendida cornice del castello di…

castellosarteanoSegnatevi questa data: 8 agosto 2014. Lo spettacolo equestre di Giovanni Lindo Ferretti dal titolo “Partitura per voce, cavalli, incudine con mantice e bordone”, nella splendida cornice del castello di Sarteano, rischia di diventare l’evento più affascinante dell’estate in Valdichiana.

Affascinante per via della sua unicità, della sua particolarità e della sua irripetibilità. Il teatro equestre della “Corte Transumante di Nasseta” è infatti una forma artistica che gioca sull’esperienza dei suoi spettatori, con un teatro che viene definito barbarico e montano. Non viene utilizzato nessun artificio scenico, ma soltanto cavalli maremmani, meno spettacolari ma più legati alla tradizione della gente di montagna, che ha praticato per secoli la transumanza delle greggi dall’Alpe alla Maremma. Un teatro che viene messo in scena all’alba o al tramonto, utilizzando la luce naturale e l’illuminazione del fuoco, che crea un’affascinante combinazione con i paesaggi, gli animali e gli abitanti.

marcellougolettiLa conferenza stampa di presentazione dello spettacolo equestre ha subito messo in mostra l’eccezionalità di quest’evento. All’interno di una camera del Castello di Sarteano, seduti su balle di fieno, una manciata di redattori dell’informazione locale (La Valdichiana e TeleIdea) sono stati conquistati dalle parole di Giovanni Lindo Ferretti, artista che si è conquistato un posto nella storia della musica italiana. Inutile rievocare la sua storia, le sue creazioni e le sue opere: per quello, i più disinformati potranno spendere qualche minuto su wikipedia o su youtube. Ma la presenza dell’artista è solo un valore aggiunto a un teatro equestre che si mostra fin da subito come unico ed irripetibile: ogni volta che viene messo in scena, è un’esperienza nuova. Giovanni Lindo Ferretti è capace di estasiare con il suo racconto appassionato, non a caso nello spettacolo è definito come “Il Signore della Parola”:

“Le nostre famiglie sono sopravvissute per secoli praticando la transumanza – ha spiegato Lindo Ferretti – e il teatro equestre è la celebrazione delle nostre radici, della nostra identità e della nostra cultura. Racconta la storia dei nostri monti, della nostra comunità: è una storia epica. Abbiamo portato spettacoli equestri per i piccoli borghi dell’Appennino e sembravamo il pifferaio magico. Eravamo in grado di trascinare dietro di noi tutti coloro che vedevano i cavalli passare. Riuscivamo a tenere incantanti i bimbi e i ragazzini. Il nostro è stato un tentativo, ma il riscontro del pubblico ci ha dato la forza di proseguire: se qualcosa ai giorni nostri, che non sia una macchinetta, è in grado di incantare una banda di ragazzini, bisogna perseverare.”

ferrettisarteanoAlla conferenza era presente anche il Signore dei Cavalli, Marcello Ugoletti, che insieme alla moglie Cinzia Pellegri, Signora della Corte, nello spettacolo ha il compito di addestrare e guidare i maremmani. Una passione, quella per i cavalli, che non è soltanto nostalgia per il passato, ma il rispetto per un elemento che appartiene alla nostra identità e alla nostra tradizione, perché la storia dell’umanità è impensabile senza la storia del cavallo:

“Oggi la dimensione sportiva è l’unico contesto in cui i cavalli sono accettati nella società. Ma il nostro teatro non è riducibile alla pratica dei centri ippici, si inserisce nella tradizione equestre. Questo progetto ha una vera e propria dimensione letteraria e artistica, vuole trasmettere un sistema sapienzale e culturale che il rapporto uomo-cavallo ha accumulato nel corso del tempo.”

Grande emozione nelle parole di Michele Rossi, autore di una biografia di Giovanni Lindo Ferretti, e del sindaco di Sarteano, Francesco Landi, orgoglioso di essere riuscito a portare uno spettacolo così particolare e affascinante nella splendida cornice del Castello di Sarteano:

“Artisti di grande passione e cultura – osserva il Sindaco Landi – hanno scelto lo scenario del nostro castello senese, struttura di fine Quattrocento, semplicemente per la sua bellezza. Si tratta di una grande occasione culturale e, insieme, di un grande riconoscimento. Questa è un’opera prima che reca il marchio Sarteano Living. Ne siamo lusingati e orgogliosi”

Ferretti_titoloNon ci resta quindi che attendere il prossimo 8 agosto per assistere a questo spettacolo. Il teatro equestre, barbarico e montano, è opera della “Corte Transumante di Nasseta”, libera compagnia fondata nel 2010 da Giovanni Lindo Ferretti, Marcello Ugoletti e Cinzia Pellegri, con l’intenzione di domare e addestrare razze maremmane e d’Appennino e praticare uno spettacolo contemporaneo anomalo, per collocazione geografia, stilistica e culturale. La corte vuole quindi salvaguardare il patrimonio che fa parte della nostra tradizione, e il teatro equestre viene definito come il restauro di un’opera d’arte.

Al Castello di Sarteano, nella serata dell’8 agosto, andrà in scena un teatro fatto di parola, suono e senso, che diventa canto epico, in cui il rapporto tra uomo e cavallo ripercorre la storia della civiltà. Presto partirà la prevendita dei biglietti all’ufficio turistico di Sarteano, corso Garibaldi 9. Tutte le informazioni saranno reperibili su www.sarteanoliving.com, al numero telefonico 0578269204 e, ovviamente, anche su www.lavaldichiana.it!

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