La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

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La tradizione del Befano

Il territorio della Valdichiana è pieno di tradizioni popolari che si tramandano da molte generazioni e che hanno accompagnato la vita delle campagne durante i secoli della mezzadria, fino a…

Il territorio della Valdichiana è pieno di tradizioni popolari che si tramandano da molte generazioni e che hanno accompagnato la vita delle campagne durante i secoli della mezzadria, fino a sopravvivere in forme più o meno simili nei nostri giorni. Alcune di queste tradizioni popolari sono comuni con aree geografiche o culture confinanti, mentre in altri casi ci troviamo di fronte a elementi unici e particolari, che possono essere considerate come dei tratti distintivi dell’identità della Valdichiana.

Una tradizione fortemente legata alle festività natalizie e particolarmente circoscritta al nostro territorio è quella del Befano. Ancora oggi è possibile sentir dire da famiglie delle campagne o dei borghi della Valdichiana frasi come “Comportati bene, oppure ti fanno il Befano” o espressioni più generiche relative all’usanza di “Fare il Befano”. Anche chi non ha mai vissuto in prima persona questo tipo di tradizione, probabilmente, ne ha sentito parlare in qualche espressione dialettale.

La burla del Befano

La tradizione del Befano è stata riscontrata nella zona della Valdichiana (soprattutto nei paesi e nelle campagne di Chiusi, Montepulciano, Torrita e Sinalunga) fino alla fine del XX secolo. L’usanza prevedeva il confezionamento di un fantoccio di paglia e stoffa, con sembianze umane, nella notte tra il 5 e il 6 Gennaio, ovvero la notte dell’Epifania. Il fantoccio poteva avere sembianze maschile o femminili, più simile alla Befana tradizionale oppure a un pupazzo di Carnevale. Il Befano così preparato veniva appeso a un albero, ai fili della luce o del telefono, o comunque a una sporgenza che potesse essere difficilmente raggiungibile dalla persona presa di mira, ma facilmente visibile dagli abitanti del paese o delle campagne.

Lo scopo dell’usanza era quello di burlarsi di una persona (o, più raramente, di un’istituzione). Lo scherzo del Befano cercava di mettere in ridicolo la persona a cui era destinato, ed era solitamente accompagnato da cartelli con scritte satiriche, poesie o allusioni volgari. I destinatari del Befano erano principalmente i ragazzi e le ragazze che avevano subito una delusione amorosa, che erano stati lasciati dal partner o non erano riusciti a conquistarsene uno durante l’anno; tra i destinatari c’erano anche gli scapoli e le zitelle, oppure le donne che venivano considerate di facili costumi. Meno spesso il Befano colpiva persone che presentavano difetti fisici o morali, oppure veniva utilizzato per scopi politici per mettere in ridicolo enti e istituzioni locali.

Nei suoi studi sul territorio, Ilio Calabresi ci tramanda altre usanze collegate al Befano: altre burle che si svolgevano nella notte del’Epifania erano quelle di scambiare le insegne delle botteghe, con usanze più tipiche del Carnevale, oppure di spargere fave e lupini dalla casa di una donna presa di mira fino al suo Befano appeso.

Epifania e Befanate

Comprendere i significati profondi dell’usanza del Befano è arduo, perché si tratta di un’usanza circoscritta e di cui abbiamo poche testimonianze etnografiche; le interpretazioni di cui siamo in possesso sono parziali, ma questo non ci impedisce di affrontare una riflessione generale su questa tradizione popolare e sulla sua possibile sopravvivenza locale.

Si può infatti notare una forte forma di continuità con le altre festività del calendario agrario invernale: per quanto l’usanza sia caratteristica della notte dell’Epifania e la sembianze del fantoccio richiamino quelle della Befana, la burla e gli scherzi alla base dell’usanza fanno subito pensare alla Vecchia di mezza quaresima e al Carnevale; i gruppi sociali impegnati nella realizzazione del Befano, in contesti paesani come quelli della Valdichiana, potrebbe essere stati gli stessi impegnati nelle altre feste popolari.

Il territorio del Befano è circoscritto alle zone interessate dalla bonifica, e non abbiamo altre testimonianze all’infuori dei casi di Trequanda e San Giovanni d’Asso; come fa notare Mariano Fresta, quest’usanza non si è sviluppata in forma di dramma itinerante a differenza delle “Befanate” del grossetano o della Garfagnana, forse per via della sua somiglianza con la Vecchia di mezza quaresima.

Spesso i Befani erano volgari e le burle potevano essere difficili da sopportare, soprattutto nei casi in cui colpivano gli insuccessi amorosi. In questo contesto, la pressione sociale esercitata nei confronti delle persone a cui era dedicato il fantoccio potrebbe essere vista come un’usanza volta a perpetuare la società contadina, accentandone riti e consuetudini: una spinta a trovare un partner e a sposarsi, per evitare di diventare gli zimbelli del paese.

Se la minaccia del carbone portato dalla Befana poteva essere un deterrente nei confronti dei bambini più monelli, quindi, il timore di ricevere un Befano poteva diventare altrettanto efficace per gli adolescenti e gli adulti della Valdichiana.

Per approfondire:

  • Ilio Calabresi, Strade, storie, tradizioni popolari nella Valdichiana senese, 1987
  • Mariano Fresta, La tradizione del Befano nella Valdichiana senese meridionale (sito web)
  • Associazione Culturale Ottagono, Di qua dal fosso. Parole chianine raccolte fra Torrita di Siena, Sinalunga, Acquaviva, Montepulciano Scalo e Montallese, Effigi 2010.
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Il ceppo di Natale in Valdichiana

Ogni paese può vantare le sue particolari tradizioni per le feste natalizie, ma tra esse possiamo spesso riconoscere somiglianze e parentele che possono far pensare a una radice comune, risalendo…

Ogni paese può vantare le sue particolari tradizioni per le feste natalizie, ma tra esse possiamo spesso riconoscere somiglianze e parentele che possono far pensare a una radice comune, risalendo a un passato sempre più lontano. L’usanza del ceppo di Natale è uno di quegli elementi del folclore popolare più presenti nella nostra storia, non soltanto in Valdichiana: è un elemento caratteristico dell’antichità che si è diffuso in moltissimi Paesi, pur con le innumerevoli varianti locali. E anche se oggi non viene forse considerato parte della celebrazione consueta del Natale, il ceppo può essere ritrovato nei camini delle famiglie che tramandano quest’usanza e in forme derivate che meglio si adattano al consumismo natalizio: ad esempio il tronchetto di Natale, uno dei tipici dolci delle feste.

La storia del ceppo natalizio

Il ceppo di Natale è una delle tradizioni popolari più antiche legate a questa festività: consiste nel bruciare un grosso tronco di legno, chiamato appunto ceppo (o con altri termini dialettali, a seconda della cultura in cui è stato diffuso) all’interno del camino della famiglia, a simboleggiare il focolare domestico. Il ceppo viene fatto ardere per tutte le notti delle feste natalizie, dalla Vigilia fino all’Epifania. I resti del ceppo sono utilizzati in varie forme, per le loro proprietà magiche e di buon augurio: ad esempio le ceneri possono essere sparse nei campi per favorire il raccolto.

Quella del ceppo è una tradizione diffusa in tutta Europa, dai paesi scandinavi fino all’area del Mediterraneo. Sebbene le prime tracce documentate risalgano al XII secolo, le sue origini sono sicuramente più antiche: la somiglianza tra il focolare natalizio e l’altare domestico dedicato agli antenati è chiaramente presente nella civiltà romana e nell’epoca precedente al Cristianesimo, con similitudini che possiamo estendere anche all’usanza dei grandi falò che dovevano scacciare le tenebre del solstizio d’inverno.

ceppo-tronchetto

Il tronchetto di Natale

La tradizione è talmente diffusa e talmente legata alle festività invernali che in alcuni contesti il ceppo rappresenta esso stesso il Natale: anche in Toscana, ad esempio, la festa di Natale è stata spesso chiamata “Festa del Ceppo”. Con l’avvento del Cristianesimo l’usanza si è caricata di nuovi significati sacri: il ceppo servirebbe infatti a scaldare il Bambin Gesù, quindi è necessario lasciarlo acceso dalla Natività fino all’Epifania.

Il ceppo porta fortuna e le cerimonie in suo onore sono necessarie per conquistarsi i migliori auguri per i mesi a venire: spesso l’usanza richiede di versare sopra il ceppo i primi bocconi di cibo o i primi sorsi di vino, un gesto propiziatorio che serve ad augurare un buon raccolto. Dal ceppo di legno dell’antichità al tronchetto utilizzato come dessert natalizio, passano secoli di storia, fatti di adattamenti, somiglianze e varianti locali degni d’interesse.

Il ceppo in Valdichiana

La Valdichiana è uno dei territori in cui il ceppo di Natale si presenta in una delle forme più particolari ed è stato oggetto di numerosi studi. Abbiamo infatti testimonianze delle cerimonie, provenienti dalla campagne, con cui veniva appiccato il fuoco al ceppo il giorno della Vigilia di Natale. La cerimonia era accompagnata da varie tipologie di preghiere, filastrocche o canzoncine recitate dai bambini della casa, chiamate “Ave Maria del Ceppo”, di cui la seguente è una testimonianza del 1926:

“Avemmaria del Ceppo,
Angiolo benedetto!
L’angiolo mi rispose:
Ceppo mio bello, portami tante cose!”

È importante sottolineare che il ceppo in Valdichiana non si limitava a svolgere la funzione di focolare domestico, ma era anche un vero e proprio portatore di doni. L’albero di Natale e Babbo Natale, gli elementi più caratteristici della festività attuale, sono arrivati nel nostro territorio dal Nord Europa soltanto nel XX secolo: negli anni precedenti, le loro caratteristiche erano ricoperte proprio dal ceppo.

Il ceppo poteva infatti essere addobbato con candele, ninnoli e dolcetti, da distribuire poi tra i bambini della casa: un utilizzo che richiama chiaramente quello dell’abete dei popoli dell’Europa settentrionale. Ma c’è di più: il ceppo poteva addirittura diventare una vera e propria persona e presentarsi la sera della Vigilia di Natale sulla porta di casa, interpretato da uno degli adulti. In questi casi il ceppo interrogava i bambini, per capire se si erano comportati bene durante l’anno, e regalava dei doni e dei dolciumi a chi si era comportato bene, mentre a chi si comportava male toccavano cipolle e carbone. In altre parti ancora della Valdichiana, i bambini delle campagne mettevano un fantoccio fuori dalla finestra con un canestro, e aspettavano che il ceppo passasse durante la notte per riempirlo di regali. Per dirla in maniera dialettale, in Valdichiana il ceppo “cacava”, ovvero donava dei regali.

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Il ceppo addobbato

In questi contesti il ceppo assume quindi le caratteristiche di Babbo Natale, ma anche della Befana, con la sua funzione giudicante nei confronti dei bambini e il suo aspetto magico e inquietante. Tuttora nelle campagne della Valdichiana non è raro trovare ceppi nei focolari delle case e scoprire le tracce della commistione tra le antiche tradizioni del ceppo, il Natale cristiano e gli effetti del moderno consumismo.

Bibliografia

Accademia della Crusca: “La tradizione del ceppo in Toscana”
P.Fanfani, Vocabolario dell’uso toscano, Barbera, Firenze 1863
G.Giannini e A. Parducci, Il popolo toscano, Trevisini, Milano 1926
A. Paoloni, Cortona e la Valdichiana aretina: tradizioni e costumi
E. Baldini e G. Bellossi, Tenebroso Natale, Laterza, Bari 2012
C.A. Miles, Storia del Natale, Odoya, Bologna, 2010
A. De Gubernatis, Storia comparata degli usi natalizi in Italia e presso gli altri popoli indo-europei, Treves, Milano, 1878

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Al teatro degli Arrischianti “La Befana Vien Cantando”

Il 6 Gennaio al Teatro degli Arrischianti, lo spettacolo “La Befana Vien Cantando” mostra l’ottimo risultato del lavoro sociale che negli ultimi due anni ha svolto il gruppo vocale Conosnanti,…

Il 6 Gennaio al Teatro degli Arrischianti, lo spettacolo “La Befana Vien Cantando” mostra l’ottimo risultato del lavoro sociale che negli ultimi due anni ha svolto il gruppo vocale Conosnanti, attraverso un reale processo di integrazione, spesso eluso dalle istituzioni o sbandierato per scopi propagandistici. Ho incontrato Chiara Giorgi, direttrice del gruppo vocale:

Cosa succede a Sarteano il 6 Gennaio?

«Si esibirà il gruppo vocale “Consonanti” per l’ormai canonico concerto dell’epifania,” La Befana Vien Cantando”. Il gruppo è nato due anni fa, dopo il laboratorio teatrale Migrant Women tenuto da Laura Fatini, rivolto a tutte le donne in zona Sarteano, Torrita e Montepulciano, che venissero da una situazione di migrazione. In seguito mi hanno invitato a tramutare il gruppo teatrale in gruppo vocale, e il risultato è quello che vedrete sul palco del teatro degli Arrischianti, il 6 gennaio. In più quest’anno si sono aggiunti i ragazzi ospiti di Fontemaya; sono in 6, dal Senegal e da Mahali, e hanno arricchito di ritmi africani le nostre esecuzioni. Per la scelta dei brani abbiamo attinto da canti popolari, inni nazionali, ninne nanne, canti tribali di Africa e est europeo».

Come è stata la gestione dell’unione di queste esperienze diverse?

«Dunque, i ragazzi non parlano italiano e vengono da diverse regioni. Non hanno cioè una lingua comune nemmeno tra loro, ma con la musica si uniscono tutti. Ci arrabattiamo tra francese e inglese per comunicare. In ogni caso io canto e loro ripetono, io faccio sentire i ritmi e loro li rifanno: siamo arrivati ad un risultato molto buono. Anche nel gruppo vocale abbiamo avuto donne che venivano da esperienze di migrazione, già facenti parte del gruppo di Laura; due donne dalla Romania, una signora Curda e un’altra signora dal Brasile. Comunque sarà un bello spettacolo multiculturale, con ragazzi e donne migranti e le immancabili perle sarteanesi, locali».

Una di queste “perle” sarteanesi è Pina Ruiu che, oltre ad essere parte del gruppo Consonanti è anche presidente della Nuova Accademia degli Arrischianti. Ho approfittato della mia presenza a Sarteano per farle qualche domanda.

Cosa rappresenta per voi “La Befana vien Cantando?”

«Sicuramente un bellissimo momento sociale. Abbiamo iniziato quasi per gioco, in pochi, a mettere su questo gruppo vocale, “Consonanti”, e le persone sono aumentate con il tempo. Oggi è un coro che conta venti elementi. Il concerto di questo 6 gennaio rappresenta un momento di socialità importante, al di là della qualità vocale che spero il pubblico apprezzi (ride). Un’altra cosa importante è la presenza dei ragazzi ospiti di Sarteano,e cioè giovani migranti del Senegal e del Mali, che sono stati felici di collaborare con noi dal punto di vista musicale. Attraverso i canti e l’interazione, questi ragazzi stanno anche imparando l’italiano; ciò che si crea è quindi un momento molto importante di conoscenza e amicizia. La parola “straniero” viene meno quando ci si accorge di essere tutti cittadini del mondo».

Per quanto riguarda la stagione teatrale, come sono andati questi giorni di festività per Sartenao e per la Nuova Accademia degli Arrischianti?

«Sicuramente entusiasmanti dal punto di vista della risposta del pubblico per gli eventi organizzati. In primis il capodanno a teatro con la pièce “l’Ispettore Generale”, che ha riscosso molto successo: a tal punto da farci fare una replica il 2 gennaio, fuori cartellone. È stato entusiasmante. C’è ovviamente tanto lavoro dietro, come è facile capire. Siamo tutti abbastanza stanchi, ma molto felici. Speriamo di continuare così per questo 2016».

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Chiusi si prepara all’arrivo della Befana

Per gli ultimi giorni di festa a Chiusi fervono i preparativi per lunedì 5 e martedì 6 gennaio in vista dell’arrivo della Befana. In centro storico i Terzieri della Città…

Per gli ultimi giorni di festa a Chiusi fervono i preparativi per lunedì 5 e martedì 6 gennaio in vista dell’arrivo della Befana.

In centro storico i Terzieri della Città di Chiusi, l’associazione Botteghe di Porsenna, il Comune, Banca Vadichiana, VespaClub Chianciano Terme e il Club Ippico Benefizio hanno organizzato una serie di iniziative dal nome “Carbone o Caramelle – l’incredibile favola della Befana a Chiusi”.

Alle ore 18.00 di lunedì 5 gennaio tutti i bambini potranno portare la propria calza rigorosamente vuota in piazza del Comune per la prima iniziativa “La Raccolta delle Calze”; le befane arriveranno intorno alle ore 19.00 e ritireranno le calze con la promessa di tornare il giorno dopo con tante sorprese per i più piccoli. Alle ore 20.00 si svolgerà, presso la sede del terziere Sant’Angelo, “La cena della Befana”. Le portate, proposte alla modica cifra di 10 euro per gli uomini e 8 per le donne, saranno tipici piatti della tradizione toscana; durante la cena non mancheranno giochi e sorprese (info e prenotazioni per la cena presso Pro Loco Città di Chiusi o ai numeri 3334764482 o 3405063958).

Il giorno 6 gennaio, grande attesa per il ritorno delle befane sarà accompagnata. Dalle ore 17.00 in piazza del Comune, da un divertente convivio intorno al fuoco a base di caldarroste e vinbrulè. Infine alle ore 18.00 sempre in piazza del Comune, le befane faranno ritorno e riconsegneranno le calze piene di dolci sorprese per la gioia di tutti i bambini.

Anche a Montallese, nella serata di lunedì 5 gennaio come da tradizione, grazie alle associazioni Volto Amico e Asd Montallese le befane porteranno calze piene di dolci a tutti i bambini della frazione.

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Arriva la Befana, ma il “Carbone è Dolce”

« La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte con le toppe alla sottana Viva, Viva La Befana! » Puntualissima come tutti gli anni, nella notte tra il…

« La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
con le toppe alla sottana
Viva, Viva La Befana! »

Puntualissima come tutti gli anni, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, arriva la Befana. La donnina molto anziana e altrettanto brutta, che si sposta a cavallo di una vecchia scopa, fa visita ai bambini per riempire le calze lasciate appese sul camino o vicino alla finestra. Generalmente, i bambini che durante l’anno si sono comportati bene riceveranno dolci, caramelle, frutta secca o piccoli giocattoli. Al contrario, coloro che si sono comportati male troveranno nelle calze il carbone.

L’origine della Befana ha un legame antico con la terra, il significato dei doni è di tipo propiziatorio per il raccolto e per il nuovo anno. Lo stesso vale per il carbone, anche se portato ai bimbi meno buoni, svolge la funzione di talismano. Infatti il carbone riporta al fuoco, che si accende la sera del 6 gennaio, come elemento di buon auspicio e le cui ceneri un tempo venivano sparse sul terreno per ingraziarsi il raccolto.

Anticamente la dodicesima notte dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura pagana di Madre natura. I Romani credevano che in queste dodici notti, figure femminili volassero sui campi appena seminati per propiziare i raccolti futuri. La Chiesa condannò con estremo rigore tali credenze, definendole frutto di influenze sataniche. Queste sovrapposizioni diedero origine a molte personificazioni che sfociarono nel Medioevo nella nostra Befana, il cui aspetto, benché benevolo, è chiaramente imparentato con la personificazione della strega. L’aspetto da vecchia sarebbe dunque una raffigurazione dell’anno vecchio: una volta davvero concluso, lo si può bruciare così come accadeva in molti paesi europei, dove esisteva la tradizione di bruciare fantocci, con indosso abiti logori, all’inizio dell’anno.

Secondo invece una versione “cristianizzata”, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una signora anziana. Malgrado le loro insistenze, affinché li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù.

Le Befane moderne, però, si sono adeguate ai tempi e ai bambini più cattivelli porta sì il carbone, ma quello dolce. Ecco allora di seguito la ricetta del “Carbone Dolce” fatto in casa, così, in tempi di crisi, anche la Befana risparmia un po’.

Carbone Dolce

Carbone Dolce

Ingredienti
400 g di zucchero
100 g di zucchero a velo
1 albume
400 g di acqua
Qualche goccia di succo di limone
Un cucchiaio di alcool alimentare (o di grappa o di vodka)
1 fialetta di colorante alimentare nero o colorato

Preparazione
Versate l’acqua in una pentola a bordi alti. Unite lo zucchero e portate a ebollizione a fuoco non forte e mescolando spesso. Mettete in una ciotola lo zucchero a velo con l’albume e sbattete con la frusta.
Aggiungete dieci gocce di limone, un cucchiaio di alcol (o di grappa o di vodka) e la fialetta di colorante.
Quando la soluzione di acqua e zucchero nella pentola comincia a scurirsi abbassate la fiamma e versate di getto l’albume sbattuto con lo zucchero a velo (e il colorante).
Sbattete con la frusta fino a quando il composto non comincerà a gonfiare come se stesse lievitando. Spegnete il fuoco, aspettate senza toccarlo che la lievitazione del composto termini e versatelo subito in una padella larga antiaderente leggermente unta di olio, cercate di compattarlo. Lasciate raffreddare e indurire. Poi quindi rompetelo a pezzi.

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Grande successo per il presepe vivente di Sarteano: arriva la replica

A grande richiesta, torna il presepe vivente a Sarteano: lunedì pomeriggio la replica La Grande tombola della Befana è in programma  domenica 5 gennaio (ore 21,30) al palazzetto dello sport,…

A grande richiesta, torna il presepe vivente a Sarteano: lunedì pomeriggio la replica

La Grande tombola della Befana è in programma  domenica 5 gennaio (ore 21,30) al palazzetto dello sport, a cura dell’associazione Giostra del Saracino. Sono in palio 350 euro, oltre ai 200 per la cinquina e ai 100 per la quaterna. Le cartelle sono in vendita presso i presepi allestiti dalle cinque contrade nel centro storico, al bar del palazzetto e all’ufficio turistico.

Si tratta di un appuntamento tradizionale, cui si aggiunge l’arrivo della Befana: lunedì 6 gennaio in piazza XXIV giugno (a partire dalle 15,30). Previsto uno spettacolare ingresso di “befane”, oltre a quella “ufficiale”, tra fuochi accesi e vin brulé, animazione per i bambini e distribuzione di dolcetti.

Una novità di queste feste è invece il presepe vivente, che torna nella chiesa di San Francesco dopo il grande successo della prima rappresentazione del 29 dicembre scorso. A grande richiesta, si ripeterà la scena animata sempre il 6 gennaio (ore 17) accompagnata dal racconto sul primo presepe ideato e realizzato a Greccio da san Francesco, santo che ha vissuto anche a Sarteano. Questa volta arriveranno, ovviamente, anche i re magi. Dopo la santa messa delle 18, è prevista una nuova rappresentazione (ore 18,30), sempre all’interno della suggestiva chiesa.

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Chiusi: Befana e vin brulè come da tradizione

Per la gioia dei più piccoli anche quest’anno tutto è pronto per l’arrivo della befana a Montallese che come ormai accade da cinque anni porterà ai tutti i bimbi una…

Per la gioia dei più piccoli anche quest’anno tutto è pronto per l’arrivo della befana a Montallese che come ormai accade da cinque anni porterà ai tutti i bimbi una classica calza piena di dolciumi e prelibatezze. La simpatica e dolce vecchietta arriverà al campo sportivo di Montallese domenica 5 gennaio alle ore 21:00, in caso di pioggia un tendone permetterà di svolgere ugualmente l’iniziativa. Ad organizzare la festa che come al solito coinvolgerà oltre ai piccoli anche i grandi con un falò e con tanto di grigliate e vin brulè è come sempre l’associazione Volto Amico, vero e proprio punto di riferimento per la frazione e per tutto il Comune di Chiusi nel campo del Volontariato.

“La befana a Montallese – dichiara il primo cittadino Stefano Scaramelli – è ormai una vera e propria tradizione della nostra città. Anche con questa festa la comunità di Montallese dimostra una grande vitalità e di questo non posso che essere soddisfatto così come lo sono delle varie attività dell’associazione Volto Amico che dimostra in tante occasioni durante l’anno che con sobrietà possono essere organizzate delle belle iniziative.”

Tutto questo ma non solo, in vista del giorno che chiude le festività legate al periodo natalizio anche l’Auser di Chiusi Scalo ha organizzato una giornata di festa ed allegria. Lunedì 6 gennaio presso l’ex cinema Eden nel pomeriggio si svolgerà, grazie all’aiuto della parrocchia, di una scuola di danza del Comune nonché del gruppo musicale Kamars, uno spettacolo tra teatro, musica, danza e canto (musical sul presepe e Mary Poppins) nel quale non mancherà l’arrivo della befana con dolci e calze per tutti. I Terzieri della Città di Chiusi organizzano invece anche quest’anno la “Cena delle Befane” una serata divertente tra giochi e sorprese dove le “festeggiate” per una sera potranno rilassarsi ed eccezionalmente vedere i mariti finalmente lavorare e servire ai tavoli.

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Tutti a Chianciano Terme per vivere il Natale

Torna anche quest’anno “Vivi il Natale a Chianciano Terme“, con un ricco programma di iniziative che coinvolge tutta la cittadina termale. Una cartellone che coinvolge grandi e piccoli. Il programma…

Torna anche quest’anno “Vivi il Natale a Chianciano Terme“, con un ricco programma di iniziative che coinvolge tutta la cittadina termale. Una cartellone che coinvolge grandi e piccoli. Il programma si è aperto la scorsa domenica con il Mercatino del Salotto di Sant’Elena e l’inaugurazione della Galleria a Cielo Aperto e della mostra Pittori Chiancianesi.

Sono già partiti i laboratori a cura del maestro Morellini con il primo incontro, che si è svolto domenica scorsa dal titolo “La Natura al Microscopio” ed a seguire nel centro storico “Gli amici delle Favole e dei Fumetti” hanno animato le vie del centro storico.

Un appuntamento tra i più suggestivi del Natale ci sarà martedì 24 dicembre dove, nel centro storico dalle 15.30 ci sarà la rappresentazione della Natività con il coro dei bambini che frequentano il catechismo a Chianciano Terme. Nella zona Rinascente presso la Chiesa Santa Maria della Stella alle 24.00 verrà celebrata la “Santa Messa di Natale” a cui partecipa il “Gruppo della Corale Chiancianese“.

Gli appuntamenti riprenderanno dopo il Natale quando sabato 28 dicembre in viale G. Di Vittorio verrà allestito un mercatino artigianale e nel pomeriggio, dalle 15.00 si svolgerà un altro laboratorio per bambini per costruire la calza della Befana. Contestualmente verrà allestito il mercatino del baratto ed il tutto sarà allietato dai giochi gonfiabili e da passeggiate con splendidi cavallini pony per i più piccoli.

Domenica 29 dicembre ci sarà una iniziativa davvero speciale nel centro storico a partire dalle 18.00, sarà la “Notte dei Desideri” con il cielo che si illuminerà con i sogni di ciascuno di noi, una serata magica con musica di strada e tante prelibatezze culinarie da assaporare.

Martedì 31 dicembre le Terme di Chianciano, a partire dalle 21.00, propongono “San Silvestro alle piscine termali Theia” un modo unico di chiudere l’anno con bagno e buffet (ingresso 70 euro – il biglietto si acquista on-line – è necessario prenotare).

Mercoledì 1 gennaio, si saluta in il 2014 con il mercatino dell’Anno Nuovo che si svolgerà nel centro storico di Chianciano Terme. Nel pomeriggio alle 16.00 verranno premiati i migliori lavori realizzati dai bambini e ragazzi durante i laboratori “Il Cappello di Babbo Natale e La Calza della Befana“. In contemporanea le Terme di Chianciano propone al Palamontepaschi il “Concerto di Capodanno” con inizio alle 16,30 dal titolo “Leggera sinfonia” con sei archi, pianoforte, chitarra e voce. L’ingresso al concerto è libero.

Sabato 4 gennaio sempre nel centro storico dalle 15.00, si terrà un altro laboratorio il “Riciclo Creativo” a cura dell’architetto Letizia Passafaro, un laboratorio questa volta che coinvolgerà oltre ai bambini anche gli adulti.

Domenica 5 gennaio in località Mezzomiglio presso l’autosalone Aggravi dalle 21.30 ricca “Tombola aspettando la Befana“.

Lunedì 6 gennaio nel centro storico dalle 16.30 finalmente arriverà la Befana dell’Avis per la gioia del più piccoli ci saranno tante dolci sorprese distribuite dall’Avis di Chianciano Terme. Alle 18.00 poi verrà celebrata la Santa Messa presso la chiesa Collegiata sempre nel centro storico.

Il programma degli eventi a Chianciano Terme è stato realizzato dal Centro Commerciale Naturale di Chianciano Terme con il contributo del Comune di Chianciano Terme, della Provincia di Siena, della Regione Toscana, dell’Associazione Albergatori di Chianciano Terme, di AssoHotel, della Confcommercio di Siena e della Banca CRAS Credito Cooperativo Chianciano Terme-Costra Etrusca.

Da non perdere, infine, l’iniziativa “Musei di confine“, un cartellone unico per le visite d’arte durante le feste che si snoda tra Umbria e Toscana.

Grazie all’accordo tra i musei civici di Castiglione del Lago (Perugia), Cortona (Arezzo) e Chianciano Terme, Chiusi e Montepulciano, della provincia di Siena, in coincidenza con le festività sarà possibile seguire diverse iniziative che valorizzano le tipicità di ciascun museo.

Inoltre, l’acquisto di un biglietto intero presso una delle cinque strutture darà diritto al tagliando ridotto nelle altre quattro.

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