Partecipare a un LARP senza limitarsi a osservarlo: il racconto di un weekend in Casentino da PNG (personaggio non giocante) tra spade in lattice e mondi fantastici
La serata di sabato 12 settembre era limpida e calda, avvolta da un’atmosfera pacifica al termine di un’estate afosa. La maggior parte dei miei coetanei in Valdichiana, quella sera, stava probabilmente aspettando la partita di calcio del Milan, oppure andava a qualche sagra di paese, o si preparava a una tranquilla serata in famiglia. Io invece sono rimasto nascosto dietro le frasche per venti minuti, nei pressi del Casale Cutrina in Casentino. Indossavo una corazza di cuoio, un elmo e dei bracciali; impugnavo una spada in lattice, aspettavo insieme ai miei compagni il momento giusto per agire. Era buio, osservavo la luna. Le uniche luci provenivano dal complesso rurale, in cui si svolgeva un confronto concitato tra avventurieri, anch’essi con armi in lattice, scudi, armature, abiti colorati. Quando è arrivato il momento che stavamo aspettando, mi sono lanciato all’assalto insieme ai compagni.
È stata una mischia furibonda, nel piazzale di Cutrina. Al buio, illuminati solo dalle luci delle fiaccole, non si riconoscevano gli amici dai nemici. Ho menato fendenti con la spada in lattice, sono scattato da un punto all’altro dell’accampamento. Sentivo urla, frastuono, schiamazzi. Mi sono buttato dentro, con l’adrenalina che pompava sangue nelle vene, schernivo gli avversari. Pochi minuti dopo, il combattimento è finito. Io e i miei compagni ci siamo ritirati, l’accampamento degli avventurieri era in salvo. Ho fatto dei respiri profondi, ho recuperato la calma. Ho posato la corazza e la spada, al loro posto ho indossato un cappuccio blu e sono tornato in mezzo alle stesse persone contro cui poco prima avevo combattuto. Come se nulla fosse, ero spalla a spalla con gli avversari di prima, ad assistere al resto della scena, uno dei momenti narrativi più emozionanti della cronaca LARP “Nadir” di Terre degli Angeli. Per qualche minuto non ero più un PNG a servizio del gioco, ero tornato a essere un osservatore esterno.
Quello che vi ho appena descritto potrà risultare oscuro a molti, ma per chi conosce il mondo dei Giochi di Ruolo dal Vivo (LARP – Live Action Role Playing) è una normale serata di gioco. Chi partecipa a questi eventi potrà riconoscersi nelle emozioni provate durante un combattimento con le spade in lattice o nelle atmosfere affascinanti dei complessi rurali usati per le sessioni. Per tutti gli altri, cercherò di spiegare in questo articolo cosa significhi partecipare a un LARP, senza limitarsi a osservarlo dall’esterno.
Facendo seguito all’articolo precedente, in cui vi ho raccontato che cosa succede nel mondo di gioco creato dal LARP, ho proseguito la mia ricerca in compagnia del gruppo di Terre degli Angeli, attivo da vent’anni ad Arezzo e dintorni. Dopo aver assistito a due sessioni come osservatore esterno, ho partecipato alla sessione successiva che si è svolta nel weekend dell’11-13 settembre a Casale Cutrina, nella frazione di Soci (fa parte del complesso di Camaldoli Ospitalità e ospita gruppi di boy scout, famiglie ed eventi LARP). Questa volta, però, sono stato coinvolto come PNG: ho avuto un ruolo attivo nella storia e nel gioco, e posso raccontare l’evento da dentro.

LARP: ruoli e ambienti
Come già anticipato nello scorso articolo, il LARP è una forma di gioco di ruolo in cui i partecipanti interpretano fisicamente i personaggi mentre agiscono, riproducendo nello spazio reale una storia fittizia e creando una narrativa condivisa. Si interpreta un ruolo, in maniera simile al teatro, e si costruiscono insieme delle scene, anche se non necessariamente si segue un copione prestabilito.
Questo è possibile perché i partecipanti si dividono in tre tipologie: i PG (personaggi giocanti), ovvero i protagonisti dell’evento e della storia, interpretati da giocatori che interagiscono con gli altri e con il mondo esterno e che perseguono i propri obiettivi. Poi ci sono i PNG (personaggi non giocanti), ovvero i partecipanti che interpretano dei ruoli di supporto alla narrazione, che servono a far proseguire la storia: possono essere ruoli amichevoli, con cui i PG hanno la possibilità di interagire; oppure ruoli ostili, che provocano conflitti e combattimenti che mettono a dura prova i PG. Infine ci sono i Master (narratori) che scrivono e dirigono la trama, gestiscono le regole, controllano il gruppo dei PNG e la costruzione delle scene, supervisionando tutto l’ambiente di gioco.
Gli ambienti di gioco sono ben definiti. Chi partecipa a un evento è consapevole che ci sono spazi in-game e off-game. Negli spazi in-game si è sempre in scena, come se fosse il palco di un teatro, anche se non c’è un pubblico a osservare. In tali spazi (che possono essere stanze interne, cantine, dungeon, ma anche giardini e cortili esterni) ogni partecipante interpreta il proprio ruolo di PG o PNG in maniera costante: si veste in maniera adeguata, si comporta come si comporterebbe il suo personaggio, interagisce con gli altri e con il mondo esterno come farebbe il suo personaggio. Mantiene attiva la finzione narrativa, costruendo quel “velo del gioco” che si sovrappone al mondo reale. Poi ci sono gli spazi off-game in cui invece non si è in scena, come se fosse il “dietro le quinte” del teatro. In tali spazi ci si comporta normalmente, tornando nei propri panni e nella propria persona; tali spazi sono suddivisi tra quelli aperti a tutti (per esempio i dormitori o i bagni) e quelli riservati allo staff dei PNG e dei master (perché custodiscono attrezzi di scena, costumi o scenografie riservate, che costituirebbero degli spoiler se fossero scoperti dai giocatori).
C’è un dettaglio nei LARP di Terre degli Angeli che merita un accenno aggiuntivo, ovvero il “Cappuccio Blu”. Quando un narratore, oppure un PNG, ha bisogno di attraversare gli spazi in-game, pur rimanendo off-game, indossa un cappuccio di stoffa blu: questa è un’indicazione per tutti i giocatori, che fingono di non vederlo. Chi indossa il cappuccio blu osserva e non interagisce con la scena, non fa parte della finzione narrativa. I giocatori sono abituati a non considerarlo e a permettergli di svolgere questo ruolo di supporto senza interagire e senza rompere l’incantesimo narrativo che permette di far funzionare il LARP.

La mia esperienza da PNG
Arrivo così a questa nuova esperienza con Terre degli Angeli, pronto ad affrontare la mia prima esperienza da PNG: non più osservatore esterno con il “Cappuccio Blu”, ma pronto a entrare a far parte della scena e della comunità dei giocatori. Chi guarda un LARP da fuori tende a immaginarlo come pura improvvisazione. La realtà, per chi lavora dietro le quinte, è molto più simile alla preparazione di uno spettacolo teatrale che a una serata di gioco. Tutto era iniziato almeno un mese prima della partenza. L’iscrizione come PNG, esattamente come quella dei giocatori, non è automatica, ma va convalidata, perché lo staff deve inserirla nel flusso della trama e nei ruoli di supporto.
A me è toccato un ruolo duplice, perché ho dovuto interpretare due tipologie diverse di PNG. Il primo era Kylen il Barattiere: un PNG neutrale, con cui i PG potevano interagire, che aveva come obiettivo quello di mercanteggiare beni e servizi e aiutare i PG a risolvere degli enigmi. Tuttavia, non avrei dovuto interpretare questo ruolo per tutto il weekend: c’erano dei momenti, durante il gioco, in cui potevo uscire di scena, tornare negli spazi off-game e cambiare ruolo prima di tornare in-game. La seconda tipologia che ho interpretato è stata quella del PNG ostile: facevo parte di gruppi di avversari dei PG che entravano in scena per costringerli a combattimenti o per ostacolarli. In questa situazione, più orientata al combattimento con armi in lattice e con magie e abilità di impronta fantasy, ho interpretato più tipologie di avversari, cambiando di volta in volta gli abiti e le maschere.
La preparazione, come detto, è cominciata un mese prima. Sono stato inserito insieme agli altri PNG in appositi gruppi Whatsapp, insieme ai master; hanno condiviso dei documenti, tra cui un “vademecum” su come muoversi tra spazi di gioco e spazi reali (dove si mangia, dove si dorme, cosa è finzione e cosa non lo è) e un “compendio” con indicazioni di interpretazione e regole di combattimento specifiche per ciascun personaggio. Poi abbiamo valutato cosa avessi a disposizione nell’armadio: quali scarpe, abiti o accessori potessi portare al LARP e quali fossero adatti a costruire il mio personaggio. Il resto lo abbiamo deciso sul momento, prima di entrare in scena, ricorrendo alla ricca costumeria di Terre degli Angeli. Così ho vestito i panni di Kylen il Barattiere, prima di entrare in-game per la prima volta.
Ho affrontato questa esperienza con un misto di eccitazione e sovraccarico: dovevo tenere a mente diverse tipologie di PNG, il regolamento per la gestione degli scontri, e avevo paura di dimenticare qualcosa di importante proprio nel momento sbagliato, con i PG che contavano su di me per non rovinare la scena. Per chi fa questo da anni, mi sono reso conto parlandone con gli altri PNG, tutto questo è ordinaria amministrazione. Per me, alla prima esperienza dentro il mondo del LARP, era una sfida nuova, che mi ha fatto uscire dalla zona di comfort. Temevo di sbagliare, di dimenticare alcune “chiamate”, ovvero le regole che si gridano durante un combattimento per segnalare un colpo, un veleno, un disarmo (un codice condiviso che ogni PNG deve tenere a mente).
Durante il LARP, tuttavia, nessuno resta davvero solo con le proprie paure. Ci sono i documenti da studiare per tempo, i briefing con i compagni, le indicazioni dei master prima dell’entrata in scena. Ma anche durante le fasi di gioco, ci sono sempre i compagni più esperti che possono darti indicazioni e guidarti nei momenti più concitati.
Alle prime armi, mi sono trovato accanto PNG che facevano LARP da anni, e che senza che nessuno lo chiedesse mi ricordavano una chiamata dimenticata, mi suggerivano come muovermi in una scena, mi spiegavano una regola che non avevo capito del tutto. Si tratta quasi di un sistema informale di tutoraggio, perché siamo tutti insieme nel mondo di gioco, ed è responsabilità condivisa di tutti quella di costruire il “velo del mondo di gioco” e mantenerlo vivido e credibile. Anche il rapporto tra PG e PNG non è mai totalmente ostile, perché c’è la consapevolezza di condividere lo stesso obiettivo: costruire storie belle e memorabili, essere a servizio della narrativa. I PG giocano e portano avanti la trama; i PNG sono a supporto, e la volta dopo toccherà a loro essere PG. I master supervisionano, creano trame memorabili e supportano la comunità dei giocatori.
Se qualcosa va storto, come è successo a me, quando durante un combattimento sono stato colpito da una chiamata che non ricordavo, la soluzione non è vergognarsi o fingere: è uscire dalla scena, “andare KO”, senza che nessuno ne faccia un dramma. La trasparenza sui propri limiti, all’interno del LARP, fa parte delle regole del gioco. Allo stesso tempo, anche i master più esperti non stanno mai davvero fuori dal gioco a controllare da lontano: hanno anche loro dei PNG da interpretare, e si alternano tra dentro e fuori scena. Il risultato è che ti senti osservato e assistito allo stesso tempo, mai lasciato davvero a te stesso, parte di una comunità più ampia di “giocattori” che portano avanti una bellissima finzione collettiva.

I ritmi di chi non gioca il protagonista
Non possiamo nascondere una realtà che i novizi scoprono quasi subito: fare un LARP è faticoso. Gruppi come Terre degli Angeli giocano per un intero weekend, rimanendo in-game dalle dieci della mattina fino all’una di notte. Per i PNG la sveglia suona prima che per i giocatori, perché devono prepararsi e fare le riunioni con i narratori; c’è poi da considerare i tempi morti, perché i PG sono sempre in gioco, ma i PNG a volte devono attendere il momento giusto per entrare in scena. Può capitare di aspettare il proprio turno in una stanza dedicata, pronti a far scattare un combattimento al momento giusto, un po’ come le comparse a teatro. A questo evento eravamo circa quarantacinque giocatori, quindici PNG e dieci tra master e narratori: settanta persone in tutto, chiuse in un complesso rurale per tre giorni, a dormire in camerate da sei, otto, dieci letti, a mangiare insieme nello stesso refettorio, a condividere bagni e spazi comuni.
L’impegno fisico e mentale può essere provante, per chi ha poca dimestichezza. Tuttavia, ognuno può prendersi i suoi tempi e i suoi spazi, se ne ha bisogno. Nella mia esperienza, la fatica è andata a diminuire, piuttosto che ad aumentare. Una volta presa consapevolezza dei miei mezzi e dei miei limiti, dello svolgimento del gioco e del ritmo della trama, ho potuto indirizzare gli sforzi ai momenti giusti. E più andava avanti il gioco, più la storia diventava appassionante e avvincente, e allora anche gli sforzi diventavano più lievi.
In mezzo a quella fatica, a un certo punto, è arrivato uno dei momenti più memorabili del weekend, a livello personale. Mentre interpretavo il ruolo di Kylen il Barattiere, invece di offrire semplicemente la mia merce a chiunque mi passasse davanti, ho deciso di costruire una scena: un “tavolo VIP” a ingresso a pagamento, in disparte, dove solo pochi giocatori selezionati potevano trattare con il mio personaggio, un mercante avido ed egoista. Ho fatto girare la voce, ho radunato un piccolo gruppo, e nel giro di pochi minuti la scena ha preso vita da sola, senza necessità di intervento da parte dei master: battute, trattative, un po’ di improvvisazione applicata a un gioco di ruolo dal vivo.

Un palcoscenico senza pubblico
È stata proprio quella scena, ripensandoci a mente fredda, a farmi riflettere ulteriormente sulle somiglianze tra il LARP e il teatro, e sulle loro radicali differenze. Si tratta di un tema molto ampio, che meriterà approfondimenti futuri, di cui mi limito in questa sede a proporre alcuni piccoli spunti di riflessione.
Il primo tema è sicuramente quello della costruzione del personaggio: sia nel LARP che nel teatro si è chiamati a interpretare un ruolo, a prepararlo sulla base di un copione o di una scheda; è necessario lavorare su voce, postura, intenzioni. In entrambi i casi il corpo dell’interprete diventa il veicolo di un’altra identità, con relativo carico emotivo e fisico da gestire (mi viene in mente Grotowski e il lavoro psicofisico dell’attore).
C’è poi il tema del copione: nella mia preparazione come PNG, ho dovuto studiare molte pagine di spiegazioni, in maniera simile al copione di un attore. Ma radicalmente diverso, più simile al canovaccio della Commedia dell’Arte: diventa una cornice narrativa, un set di indicazioni e di regole da utilizzare durante la messa in scena, che è radicalmente legata a un presente irripetibile. Nel LARP non ci sono prove, non ci sono ripetizioni: la prima messa in scena è già quella definitiva, senza possibilità di correggere o di tagliare.
A teatro esiste sempre una quarta parete, reale o immaginaria: chi guarda non entra in scena, chi recita non si aspetta una battuta di risposta da chi è seduto in sala. In un LARP quella parete non esiste, perlomeno negli ambienti in-game, perché si è sempre in scena. Ogni giocatore può seguire i suoi obiettivi, può mandare all’aria i piani di altri PG o dei PNG; in tal caso, bisogna improvvisare. Anche io ho partecipato a quel flusso, lasciando che il mio PNG si muovesse liberamente nella scena e nella storia, interagendo con gli altri e con l’ambiente, senza pensare all’assenza di pubblico. Non recitavo per qualcuno: recitavo con qualcuno, in tempo reale, senza la possibilità di fermarmi e ricominciare se qualcosa non funzionava.

Il Cappuccio Blu e la comunità di Giocattori
Ritorniamo all’inizio: il racconto del sabato sera, io che interpreto un PNG ostile rispetto al gruppo dei PG e che partecipo a un assalto notturno contro l’accampamento. Dopo aver interpretato il mio ruolo, sono uscito nella zona off-game e ho riposto armi e armature negli spazi dedicati agli oggetti dell’associazione. Ho subito indossato un cappuccio blu, per poter tornare in-game da osservatore: volevo partecipare, come pubblico, a un evento importante dal punto di vista narrativo nella storia che avevo contribuito a creare.
Dopo l’assalto notturno, c’è stato un duello tra due PNG dei narratori: Victra e Morten (interpretati rispettivamente da Sofia, già citata in questi articoli come “la Dottoressa”, e Andrea, ovvero “Il Bota” presidente di Terre degli Angeli). Morten aveva tradito la sua fazione e lo scontro era inevitabile. Il duello tra i due, come si dice in gergo, era “scriptato” solo in parte: il suo esito non era definito fin dall’inizio dai narratori, ma era dipendente dagli sviluppi legati alle gesta dei PG durante la sessione. In pratica, i due PNG avevano molteplici opzioni d’azione da interpretare, in maniera simile a una storia a bivi: le azioni accadute durante il weekend e le scelte prese dai PG hanno portato a uno dei possibili scenari conclusivi. Anche se l’esito non era frutto di un copione prestabilito, ma di un canovaccio con molteplici opzioni, la carica emotiva per chi ha assistito alla scena è stata molto forte. Come in un tragico finale di Shakespeare, abbiamo partecipato a un momento catartico.
Non è stato l’unico momento emotivamente memorabile: ce ne sono stati molti altri, durante tutto il weekend, che hanno riguardato le varie fazioni di gioco, le trame che interessavano alcuni PG e che giungevano al culmine. Ma la cosa importante da sottolineare è che ognuno di noi ha partecipato a quei momenti non soltanto come spettatore, ma al contempo come attore e giocatore (“giocattore”, appunto); tutti noi abbiamo contribuito a creare quella storia, di cui esisteva solo un canovaccio e alcune indicazioni. PG, PNG, Master: tutti siamo stati parte della creazione collettiva.
Osservare un LARP da fuori ne fa capire la trama. Togliere il “Cappuccio Blu” e interpretare un ruolo, ne fa capire davvero la struttura. Un gioco di creazione di storie; a pensarci bene, di creazione di mondi. Funziona perché tutti sanno dove inizia e finisce la finzione, tutti contribuiscono a reggere quel velo che copre la realtà e crea il mondo immaginario. Un gioco che assomiglia al teatro più di quanto chi non l’ha mai provato possa immaginare, e che allo stesso tempo lo supera, abbattendo quell’ultima parete che il palcoscenico, per quanto aperto, non riesce mai davvero a togliere.















© Fotografie di Luca Farini e Chiara Bove
