Stare da soli durante una pandemia, distaccarsi dalle cose che siamo comunemente portati a volere, cercarne nuove che ci possano liberare. Un processo che durante il primo lockdown e seguenti ha portato all’elaborazione del festival “Tempo Perso” da parte di Guido Domenichelli. Un progetto di tesi che si è trasformato in un festival ambientato in luogo isolato a Castiglione della Pescaia durante le giornate del 7,8 e 9 Maggio. In cui finalmente ci si può sentire liberi di fare arte, di stare insieme e divertirsi nei limiti del presente che stiamo vivendo.

Un progetto di tesi abbastanza fuori dalle righe, ma quale è il tuo percorso di studi?

“Ho frequentato l’accademia LABA a Firenze, seguendo il corso di fotografia. Tutto si è evoluto normalmente fino a quando a causa della pandemia non abbiamo più potuto frequentare i corsi pratici e c’è stata una perdita di contatto con la fotografia. Complementare è stato il mio avvicinarsi alle materie teoriche, alla lettura e alla filosofia che mi hanno poi fornito un punto di partenza per il mio progetto. Ho cercato qualcosa che si potesse distaccare da una semplice rappresentazione visiva. Bisogna precisare che solitamente le tesi e il progetto finale sono rappresentate da un fotolibro, che ho avuto modo di costruire più volte durante gli anni passati (se volete saperne di più, potete recuperare la nostra intervista per Specchio). Quindi sì, possiamo dire che la mia tesi e il mio festival sono un po’ off topic.”

Come nasce l’idea di Tempo Perso?

“Grazie al mio avvicinamento con le letture e con la filosofia ho avuto modo di leggere “Walden ovvero Vita nei boschi” di Henry Davide Thoreau. Il libro parla di un periodo di due anni, due mesi e due giorni trascorsi in un bosco dallo stesso filosofo, cercando i veri valori della vita e creando un rapporto intimo fra lui e la natura. Da qui nasce la prima idea per il mio progetto che si è poi evoluto in un festival. Cercare un luogo eterotopico, trovare una connessione con uno spazio irreale e dare vita a una situazione reale in cui entrambi possano convergere e comunicare. Così durante “Tempo Perso” vari artisti comunicheranno fra di loro e nel frattempo comunicheranno con me, con il luogo in cui si esibiscono e il pubblico.

E la scelta del luogo come è avvenuta?

“Volevo uno spazio isolato, un po’ come quello che aveva trovato Thoureau, così mi sono messo a cercare. Conoscevo una persona nel comune di Castiglione della Pescaia che mi ha aiutato, anche se all’inizio è stato abbastanza difficile trovare un luogo distante da ambienti frequentati. Fino a quando abbiamo trovato questo posto in una spiaggia. Non è semplice da collocare se non si conosce la zona, ma ci saranno le coordinate.”

Tempo Perso come lo descriveresti?

“Partirei da due elementi importanti lo spazio e il tempo che ho cercato di racchiudere nel nome. Un tempo di divertimento, dove ci si può perdere, ma anche uno spazio in cui alcune regole scompaiono e si cerca di crearne nuove. “Tempo Perso” non è solo il mio progetto di tesi o un festival è un punto di ritrovo in cui degli artisti si incontrano e propongono delle performance che racchiudono tutto il mondo dell’arte.  

Un’altra caratteristica importante è l’intermedialità. Ci saranno vari livelli multimediali, per spiegare meglio mentre un ragazzo suona potrebbero essere proiettate delle Visual, che sono anche queste delle performance. Entreranno in simbiosi tutti le sfaccettature dell’arte o perlomeno quelle che sono riuscito a raggiungere.” 

Il tuo ruolo quale sarà?

“Io sarò parte del festival per tutta la sua durata, ma mi allontanerò dagli altri artisti. Costruirò una casa in legno da solo che servirà poi per la mia vera e propria performance. La casa sarà il mezzo. Attraverso un foro stenopeico, un foro sufficientemente piccolo che praticherò nella superficie della mia camera oscura, la casa, si riuscirà a vedere proiettata, sulla parete opposta, l’immagine di ciò che c’è di fronte al foro. Ciò che ho costruito verrà poi portato via da luogo in cui si è evoluto il festival. Contaminerò uno spazio vuoto e poi me ne andrò non lasciando tracce.”

Il festival “Tempo perso” quali artisti vedrà esibirsi?

“Venerdì 7 maggio: Piero Placido, Nicola Facco e Mac Tire, Masaki e Virginia Novi. Sabato 8 maggio: Irene e i suoi cavalli, Giovanni Pomi, Ana Hoxha e Emma Bali, Leonar, Ginevra Mazzoni, Elettronoir. Domenica 9 maggio: Tea Mulatero, Tommaso Ghezzi, Filippo Rossi e Giacomo Mondino, Simone Lisi e Giacomo Laser, Giulio Aldinucci.”

Come si potrà partecipare?

“Per partecipare di persona basterà recarsi sul luogo durante lo svolgimento che occuperà il tempo dalle 16 alle 21. Un orario un po’ atipico, ma causa pandemia, questi sono i tempi concessi. Trovare il luogo non sarà semplice per questo ho fornito le coordinate: Castiglione della Pescaia42.772607, 10.832784.

Si può partecipare anche online?

“Per chiunque invece volesse partecipare online basterà usufruire del link Zoom:

https://us02web.zoom.us/j/89273024069?pwd=aTB1MVV3K0pNbDlEazU5d1hJekNpdz09

Meeting ID: 892 7302 4069
Passcode: 040451

In caso qualcuno volesse contattarmi possono scrivere alla email: tempopersofestival@gmail.com

La partecipazione sarà gratuita sia di presenza sia sulle piattaforme online.

Spero che il pubblico in presenza riesca a presentarsi, non per me, ma perché potere interagire con un luogo libero e aperto e con così tanto artisti dopo il periodo che abbiamo passato può solo fare bene. In ogni caso credo che, se ci riuscirò, Tempo Perso potrebbe diventare un appuntamento annuale

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Chiara Cacace
Chiara Cacace

Diplomata alle Scienze Umane senza neanche essersene resa conto, ha necessitato di un anno sabbatico durante il quale ha scoperto che non può fare nulla per placare la sua volontà di scegliere sempre la via meno praticabile. Per questo aspira a fare parte del mondo dei giornalisti poiché scrivere è l’unica cosa giusta che pensa di sapere fare, ma neanche lei ci giurerebbe, quindi non illudetevi.

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