Tempi Moderni – Lavoro e Dintorni

Parte 3 – La pigrizia mentale uccide i C.V.. Fuori le ragnatele, dentro l’arricchimento personale e la conoscenza. Badate bene, tutto ciò non dipende necessariamente da un titolo accademico.

Come sempre, prima di scaldarvi, miei cari lettori, leggete accuratamente quello che sto per scrivere. Questa volta, farò un discorso un po’ personale, che coinvolge non solo la mia testa, ma anche la vostra.

Parto sempre da quest’esperienza personale, che mi ha spinto a scrivere quest’inchiesta a puntate. Quando ero nel team di selezione delle famose centinaia di C.V. arrivati presso un’azienda, mi sono resa conto… Che la formazione si fermava praticamente alla scuola dell’obbligo, con qualche avventuroso che si spingeva all’università. Niente di male nel fermarsi al liceo (no, non voglio far parte di quelli che dicono “la laurea non serve a niente!”, anche perché sarei un po’ ridicola, dato che sto studiando in un corso di laurea magistrale), ma poi?

Poi più niente. Niente. Al di là degli hobby, “ascoltare musica”, “il cinema”, “le serie tv”, “il fitness”, “la palestra”, “il calcio”… Più niente. Neanche, per dire, un corso di lingue. Un corso di informatica base… Piccole chicche personali, che in un C.V. possono sempre colpire l’occhio di chi valuta i curriculum più adeguati.

Leggi di persone uscite dagli istituti tecnici linguistici, che hanno conoscenze “scolastiche” di inglese e francese, oppure lo spagnolo, (il tedesco già è merce rara), senza che poi abbiano provato a fare un corso di lingue al di fuori, magari di quelli serali, dopo il lavoro, per approfondire, ma soprattutto per migliorarsi. E magari, quella conoscenza “scolastica”, è bellamente evaporata, perché chiusi i libri di scuola, non ci si è più interessati a tenerla viva. Per quello che riguarda la mia esperienza, in varie città, di corsi di lingue ce ne sono per tutte le tasche e soprattutto per tutti i livelli. Sfatiamo il mito che “i corsi di lingue sono cari”. Se andate al British Institute per studiare inglese, ovvio che sì, sono decisamente più cari della media, ma vi danno anche la preparazione per uno dei certificati di lingua inglese. Vietato utilizzare la scusa stantia e noiosamente patriottica: “Ma siamo in Italia, qui si parla in italiano, a che cosa ci serve sapere bene l’inglese, il francese, lo spagnolo?”. Serve magari se avete un’attività, o lavorate per un’azienda che vuole avere credibilità anche all’estero? E la credibilità all’estero non consiste nel sentirsi “cool” quando, nella presentazione dell’azienda, vi sono usate a sproposito parole straniere. Siamo anche nel 2014, cerchiamo perlomeno di allargare qualitativamente i nostri orizzonti.

Oggi come oggi, poi, esistono veramente corsi per tutti i gusti: non guasterebbe neanche approfondire l’uso del computer, visto che la conoscenza di molti rimane “scolastica” anche sotto quell’aspetto. In un C.V., non è adeguato far sapere che del computer si usa “internet”, “posta elettronica”, “programmi di scrittura”, poi appena viene chiesto di risolvere un problema sul proprio computer, la maschera del panico fa capolino e non si sa più cosa fare. Sarebbe utile avere una conoscenza dello strumento, in modo da riuscire a domarlo in caso di problemi. Non è solo lo strumento che si accende e vi si connette a Facebook e YouTube per magia, un bel giorno potrebbe anche rifiutarsi di aprire il browser e non farvi più andare sui suddetti siti internet. Ma mi vengono in mente molti altri esempi di corsi che si potrebbero fare per approfondire le proprie conoscenze. Ci sono, per esempio, molti corsi serali che insegnano basi di contabilità, ci sono corsi per amministratori di condominio, corsi di grafica e utilizzo dei relativi programmi… Ce n’è veramente per tutti i gusti. Non c’è niente di peggio che la pigrizia mentale. La conoscenza non passa solo attraverso i libri di scuola e dell’università, non sono assolutamente un punto di arrivo, quanto un punto di partenza verso nuovi stimoli. Certo, tante volte noto che la colpa è anche di chi insegna: talvolta si ha di fronte un insegnante svogliato, che segue minuziosamente i programmi ministeriali, senza metterci del suo – o frustrato, perché pensa di sapere molto, più di tanti altri, e non usa il suo sapere da condividere, ma preferisce sbandierarlo e sbatterlo in faccia a tutti, per mettersi un gradino più in alto degli altri.

Ma se proprio non volete fare un corso, perché vi manca il tempo, i soldi… Utilizzate internet. Il già citato YouTube è ricco e pieno di video tutorial di qualsiasi genere: che siano piccoli corsi di lingue straniere, utilizzo del computer, guide per risolvere problematiche sul computer… Insomma, l’Italia è uno dei paesi leader per quanto riguarda l’uso di social network e acquisto di smartphone (e ripeto, tristemente mi tocca constatare che il più delle volte, ho a che fare con gente che vuole l’iPhone – che ha un bel costo, mi viene da dire, alla faccia della crisi – per stare attaccato a Facebook, poi però non lo sa collegare ad iTunes e non sa aggiornare le applicazioni, tantomeno scaricarle con un Account Apple), si possono utilizzare anche come svago, ma internet è una risorsa immensa per chi magari non ha i mezzi economici per affrontare un ciclo di studi. Internet stimola anche il nostro senso critico, se ben utilizzato, perché può spingerci a valutare cosa è buono e cosa non è buono, in termine di fonti di informazione e formazione. Non è solo qualcosa che subiamo. Da un certo punto di vista, non porterà alla conoscenza avanzata, ma dall’altro, perché non prenderlo in considerazione come strumento didattico?

Non lasciate che il vostro C.V. abbia le ragnatele: capisco che “c’è crisi” e “bisogna trovare un lavoro, quale che sia, chi ha tempo per imparare”, ma non lasciate che l’aspetto didattico e d’apprendimento finisca alla soglia dei 20 anni. Credo che questo sia il trucco fondamentale: non lasciarsi andare alla pigrizia mentale e avere sempre voglia, o perlomeno la curiosità, di imparare qualcosa di nuovo, pazienza se ci si mette molto di più o non si impara alla perfezione (e ricordatevi sempre che nessuno è perfetto, neanche i vostri superiori). Oppure credete che fare per 10, 15, 20 anni la stessa identica cosa, alla stessa maniera di vent’anni fa, tipo i conti o delle tabelle a mano, perché Excel non si impara proprio ad usarlo, perché “non ho voglia o tempo di imparare”, sia la via migliore? Io non penso proprio. Provateci.

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Alessandra Leoni
Alessandra Leoni

Sempre divisa tra Milano (testa) e Parma (cuore). Classe 1989 e tanta voglia di scrivere. Laureata in Linguaggi dei Media presso l'Università del Sacro Cuore di Milano e specializzanda (!?) in Giornalismo e Cultura Editoriale presso l'Università di Parma. Avida lettrice di libri, sviluppa una certa dipendenza alla musica di ogni genere. È necessario prenderla a piccole dosi.

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