Nel mondo occidentale il problema della stregoneria è visto in una concezione essenzialmente negativa. La parola stessa evoca istantaneamente immagini di roghi di streghe e di donne e uomini torturati, lasciando tracce di malcelato imbarazzo sui volti dei figli della cultura cattolica europea alla rievocazione di un passato oscuro, come è stato il periodo attraversato dalla Chiesa Cattolica tra il XIV e il XVII secolo circa.

Il concetto di stregoneria, invece, visto sotto l’ottica di un’area geografica più vasta, è un fenomeno di gran lunga più complesso. Ce lo ha insegnato E.E. Evans-Pritchard, uno dei padri dell’antropologia, nella sua opera Stregoneria, oracoli e magia tra gli Azande, dove la stregoneria è un aspetto fondamentale della vita quotidiana di questo popolo dell’Africa centrale, necessario per la risoluzione di qualunque momento o problema della vita.

La stregoneria ha assunto oggi un significato ulteriore, nel momento in cui è venuta a contatto con i mutamenti culturali e sociali che i popoli del mondo hanno subìto con la globalizzazione e la modernizzazione. La modernità, nel mezzo dei grandi cambiamenti globali, ha trasformato e rivitalizzato le streghe, ponendo l’intero complesso della stregoneria in relazione con il potere.

Si tratta di un fenomeno che ha interessato per larga parte l’Africa, non solo nei contesti rurali e tradizionali, bensì – dato fondamentale – l’area urbana. I casi di stregoneria interessano oggi anche i fenomeni economici e di mercato propri delle elités borghesi e manageriali posti ai vertici delle società africane contemporanee; un aspetto elegantemente analizzato dall’antropologo Peter Geschire. Rimando in particolare al suo libro The modernity of Withcraft. Politics and the occult in Postcolonial Africa, per approfondimenti.

La ripresa della stregoneria nei nuovi contesti postcoloniali, soprattutto africani, ha portato da una parte a un ritorno alla tradizione precoloniale, anche se rivisitata e trasformata, dall’altra all’insorgenza di nuovi problemi. Per esempio l’insorgenza di movimenti antistregoneria, che assumono spesso caratteri religiosi e la forma di veri e propri processi pubblici contro donne accusate di compiere malefici, come è documentato nell’articolo di Mark Auslander “Open the Wombs!”: The Symbolic Politics of Modern Ngoni Witchfinding, riguardo a una comunità rurale Ngoni dello Zambia orientale; oppure, per fare un altro esempio, il commercio occulto di pelle umana in Tanzania, che causa da una parte la morte di esseri umani, soprattutto bambini, al fine di venderne la pelle e altre parti del corpo usati come ingredienti per riti di stregoneria, e dall’altra genera episodi di violenza spontanea di gruppi di giovani uomini contro anziane donne sospettate di stregoneria: molte donne sono state bruciate con la benzina nei contesti urbani della Tanzania. Per approfondimenti consiglio l’articolo di Todd Sanders, Structural adjustment, morality and the occult in Tanzania.

tanzania

Si tratta, in sostanza, di un fenomeno complesso e attuale che rischia spesso di essere sottovalutato, soprattutto nella nostra società, nella quale i casi di magia rimangono in un ambiente di nicchia, come sopravvivenze di un passato perduto e spesso dimenticato. Le streghe, al contrario, sono parte integrante del nostro mondo globalizzato, e devono essere concepite proprio nell’ottica della loro relazione con la modernità.

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Chiara Magliacane
Chiara Magliacane

Specializzata in Antropologia Medica all’Università di Roma La Sapienza nel 2014. Adora intrecciare parole in tutti i modi possibili, particolarmente se finalizzate alla creazione di racconti, pensieri e poesie. Il suo sogno sarebbe stato parlare di cinema, musica e antropologia, davanti a un caffè, con Gertrude Stein; o fare l’autostop con Kerouac sulla Route 66 e fermarsi, poi, a prendere una birra con Fernanda Pivano. Vive a Roma, ma nella mente vive un po’ ovunque. Da brava antropologa, ci racconta la Valdichiana con il suo sguardo esterno.

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