La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: università di siena

Una pianta antica e una raccolta fondi per far rivivere Pava e la sua Pieve

Avete presente gli scavi archeologici che possiamo vedere lungo la strada SP 14 che da San Giovanni d’Asso porta a Montalcino? Bene, quegli scavi sono ciò che rimane delle Pieve…

Avete presente gli scavi archeologici che possiamo vedere lungo la strada SP 14 che da San Giovanni d’Asso porta a Montalcino? Bene, quegli scavi sono ciò che rimane delle Pieve di San Pietro in Pava, un edificio religioso che sorgeva in località Pieve a Pava nel Comune di Montalcino. San Pietro in Pava è ricordata per la prima volta in documenti di età longobarda relativi ad una contesa tra il vescovo di Siena e quello di Arezzo per il possesso di alcune chiese di confine.

Area Scavi della Pieve di Pava

Il dipartimento di Scienze Storiche e Beni Culturali dell’Università di Siena ha iniziato dal 2004 lo scavo di un grande complesso archeologico nell’area dove si identifica la chiesa battesimale di S. Pietro in Pava (baptisterium Sancti Petri in Pava). Ma già dal 2000 le ricerche archeologiche nella Valle dell’Asso sono iniziate facendo divenire l’area una zona sulla quale realizzare indagini molto intense.

Le indagini stratigrafiche hanno messo in luce l’esistenza di questa chiesa, che venne fondata tra fine del V secolo e l’inizio del VI secolo d.C. su preesistenze romane ancora da definire, costruita in buona parte con laterizi romani di riutilizzo. Tra le caratteristiche di maggior interesse della chiesa paleocristiana vi è la pianta: con due absidi, una ad est e una ad ovest.  La struttura supera i trenta metri di lunghezza, l’abside est chiude al suo interno un banco presbiteriale che a sua volta circoscrive la base dell’altare.

La sopravvivenza della Pieve è stata accertata per tutto l’altomedioevo, fino al XII secolo, quando è stato realizzato un rifacimento della pavimentazione, del tetto e la chiusura dell’area absidale occidentale con una piccola abside interna alla navata. Nel corso del X secolo è poi collocabile il crollo dell’abside orientale, da quel momento la chiesa subì una profonda ristrutturazione. La nuova fase costruttiva avviene tra XI e XII secolo ma è di breve durata. La chiesa risulta abbandonata e crollata entro lo stesso XII secolo.

Ad oggi sono molte le possibili interpretazioni di questo ambiente, dal culto di reliquie al fonte battesimale. Proprio all’interno dell’abside occidentale è stato scoperto uno degli elementi di maggior interesse del sito: un ripostiglio di monete d’oro e d’argento di età gota. Dell’area fa parte anche un cimitero che si sta configurando come uno straordinario spaccato della popolazione del piviere di Pava, perché ogni scheletro porta tracce delle abitudini di vita quotidiane e lo scavo di ogni sepoltura contribuisce ad arricchire la conoscenza su una popolazione che almeno per trecento anni ha vissuto lungo la Val dell’Asso.

Amelio Taccioli

In quest’area abita Amelio Taccioli, un signore ultra 80enne che possiede piante di testucchio, ovvero acero campestre, ereditati dal padre. Cosa c’entra Amelio con gli scavi di Pava? Grazie ai testucchi di Amelio, l’area degli scavi di Pava potrà tornare all’epoca della Pieve di Santo Stefano e chiunque potrà rivivere la sua storia e la sua tradizione con il passato vitivinicolo del territorio racchiuso tra l’Orcia e le Crete Senesi.

Registi di tutto questo progetto è Land.is, un’associazione no-profit che ha sede a Montalcino che riunisce docenti universitari e professionisti specializzati in ambiti differenti, mossi dal desiderio comune di conoscere, valorizzare e tutelare il legame tra paesaggi rurali tradizionali e beni culturali. Lo scopo principale di Land.is è promuovere un nuovo modello di sviluppo basato sulla conoscenza dei contenuti culturali del territorio attraverso progetti che utilizzano il paesaggio rurale come elemento culturale centrale, luogo della genesi dell’eccellenza del Made in Italy.

Di Land.is fanno parte Luigi Ananìa e Nicola Boccianti, Mario Ferrero, Fabio Salvitano, Mauro Buonincontri e Gaetano Di Pasquale, storico delle piante e del paesaggio e docente dell’Università Federico II di Napoli. Grazie ad Amelio, Land.is lancia il progetto ‘Montalcino Wine Tree’, ovvero l’impianto di un vigneto storico proprio nel Parco Archeologico della Pieve di San Pietro in Pava: un vigneto con filari di testucchi vivi su cui la vite si potrà arrampica per crescere. Landi.is intende ricostruire filologicamente il suo vigneto, coi testucchi, le viti clonate e i filari, in un’operazione di archeologia del paesaggio che forse non ha eguali.

Testucchi e vite maritata

I filari di vite maritata ai testucchi caratterizzavano le campagne della Toscana, del Lazio e dell’Umbria fino agli anni 50-60 del Novecento. Poi la moderna viticoltura ha cancellato questo paesaggio, modellando il territorio che conosciamo.

“Della vite maritata all’acero ne parla Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia. È la forma d’allevamento detta Arbustum italicum, su alberi bassi, con tralci ricadenti dalle branche del tutore vivo, di cui sarebbero stati maestri e diffusori gli Etruschi. I Romani avrebbero poi potenziato questa tecnica di allevamento portando filari di vite e testucchi nelle ville. Nelle terre dell’Orcia, terre appunto di civiltà millenarie, vive il signor Amelio che da più di 80 anni alleva coi testucchi le viti che prima erano di suo padre, e che suo padre già aveva trovato nel podere acquistato alla fine dell’Ottocento. Non solo il Sangiovese del Chianti e del Brunello, ma altre varietà dai nomi antichi. Amelio è quindi l’ultimo custode di un sapere millenario e di una biodiversità viticola oggi rara” – ci spiegano i componenti dall’associazione.

L’associazione aggiunge che oggi la ricerca consente di arrivare a datare piante, colture e manufatti, rendendo possibile una precisa identificazione storica e culturale e questo permette di legare il paesaggio rurale agli altri macro-elementi di un territorio, archeologia e architettura, e quindi elaborare strategie di marketing territoriale innovative ed integrate.

Dopo uno studio quantificato con agronomi e viticoltori, l’associazione ha stimato che il costo dell’intero progetto ammonta a 16.000 euro che serviranno sia per la manutenzione della vigna sia per gli anni futuri. Per raccogliere questa cifra l’associazione ha lanciato una racconta fondi.

“Per raggiungere la somma necessaria, il progetto è stato lanciato sulla piattaforma americana di raccolta fondi Kickstarter, dove tutti, tramite internet, possono sostenere questo progetto con piccoli contributi. C’è tempo fino al 31 ottobre per raggiungere l’obiettivo” – ci dicono dall’associazione.

Se l’associazione riuscirà a raggiungere l’obiettivo prefissato, il Parco Archeologico della Pieve di San Pietro in Pava diventerà custode e narratore di un capitolo dell’incredibile e millenaria storia della viticoltura nella sua terra.


Sitografia:

  • http://www.museisenesi.org/eventi/area-archeologica-di-pava
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Pieve_di_San_Pietro_a_Pava
  • http://www.lamiaterradisiena.it/Pava/pievedipava.htm
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Acer_campestre
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Amore Radio Nostalgia, un’intervista senese ai Baustelle

In un libro intitolato The Future of Nostalgia, la comparatista russa, ma americana di adozione, Svetlana Boym – docente di Letteratura Comparata all’Università di Harvard – prevedeva come il sentimento…

In un libro intitolato The Future of Nostalgia, la comparatista russa, ma americana di adozione, Svetlana Boym – docente di Letteratura Comparata all’Università di Harvard – prevedeva come il sentimento della nostalgia diventasse, in questo decennio, una categoria epistemologica che sottendesse a molti dei fenomeni e delle realtà componenti la storia del tempo presente. Un senso poetico di cui gli esseri umani si sarebbero permeati, nello smarrimento della ‘fine della storia’, per il quale l’autrice utilizza l’immagine sinottica, recuperata dalla Bibbia, dello sguardo della moglie di Lot, sulla città di Sodoma in fiamme.

Per carità, la nostalgia – ed è bene ricordare che per etimo, dal greco, già richiama l’Ulisse di Omero, visto che il composto tra nòstos (viaggio di ritorno) e àlgos (dolore), e quindi ‘dolore del ritorno’, riguarda in letteratura, prima di qualsiasi altra opera, l’Odissea – è un topos letterario plurimillenario. In questo decennio, anzi in questa seconda metà degli anni dieci, però, la nostalgia si è come sublimata e dallo stato di ‘sentimento’, di ‘alone poetico’, si è cristallizzata in ‘categoria estetica’, in codice di lettura delle cose. E così, in questo 2017, abbiamo la Vaporwave, contiamo centinaia di pagine Facebook dedicate al passato e al ricordo dei ‘fasti di un tempo’, la persistenza di icone anni Novanta nelle linee stilistiche delle principali griffe internazionali che espongono grafie seapunk, abbiamo hit estive nel cui testo si elencano frame culturali di vent’anni prima, e l’enunciato centrale del brano è “ma che ne sanno i 2000”.

Ecco, da una band come i Baustelle, che proprio nel 2000 hanno pubblicato il loro primo disco intitolato Sussidiario Illustrato della Giovinezza, che già era intriso di una particolare nostalgia per periodi storici, i quali – a parte le vacanze dell’83 – nessuno dei componenti della band aveva veramente vissuto (gli anni ’60, la Francia di Gainsbourg e degli Chansonnier, quella della Nouvelle Vague, la Roma de La Dolce Vita), di questi tempi intrisi di nostalgia inacidita, ci si aspetta qualcosa di illuminante. Da Francesco Bianconi, poi, che in un’economia sommaria della storia delle recenti humanities nazionali, ha lo stesso peso culturale di un grande autore letterario come Walter Siti – è indubbio che la generazione cosiddetta ‘dei millennials’ abbia recepito plessi culturali più rilevanti dal pop che da tanta letteratura – ed è addirittura citato, come termine artistico di riferimento, da scrittori autorevoli come Giuseppe Genna o Giordano Tedoldi, quello che si auspicava era una lettura del presente lapidaria, forzatamente snobistica e distaccata. Così è stato.

L’Amore e La Violenza, è un disco che può essere perfettamente letto come ‘nostalgico’. Dopo la mangrovia sonora, la complessità compositiva, orchestrale, che ha caratterizzato Fantasma, i Baustelle sono tornati ad un suono più crudo, ‘sintetizzato’. Gli arrangiamenti sono quanto più possibile analogici, composti soprattutto con Korg MS 20, Minimoog Voyager, mellotron anni Ottanta e campionamenti presi da dischi pubblicati tra il 1975 e il 1985. Nei testi si utilizzano dati recuperati dalla discografia italiana a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta, c’è Amanda Lear che dà il titolo ad uno dei singoli di lancio del disco, c’è l’Eurofestival,  c’è tutto un paradigma di riferimenti simbolici: c’è un’improntitudine della coloristica era del riflusso come agoghé dello spirito, una golden age di sistemi che mantenevano un ordine stilistico oggi irrimediabilmente perduto.

La tournée de LAELV è iniziata d’inverno, ha riempito i principali teatri d’Italia, per poi spostarsi, nel suo formato estivo L’Estate, L’amore e La Violenza nelle piazze e nelle ambientazioni più suggestive dello stivale. Si è conclusa venerdì 29 settembre 2017, in Piazza del Campo a Siena, all’interno del programma di eventi di Bright – La Notte dei Ricercatori, organizzata dalle Università cittadine. Francesco Bianconi è un ex studente dell’UniSi, e lo esplicita anche, prima di eseguire La Moda del Lento «questa canzone l’ho scritta qui, anzi lì, un po’ di anni fa». La fine del tour che ha portato in giro questo disco “nostalgico”, nel capoluogo di provincia che ha dato loro i natali, non può non caricare di significati ulteriori i brani eseguiti.

Il concerto, di per sé, ha incontrato alcuni problemi, sia tecnici che logistici: durante i saluti, ad esempio, un tizio evidentemente su di giri è riuscito ad elidere i guard, in giacca nera, con la testa liscia tra gli auricolari, e salire sul palco, chiedendo a Francesco di “poter cantare una canzone”. Francesco Bianconi ha sorriso, come hanno sorriso gli altri intorno a lui: il clima era pacificato, da “viaggio di ritorno”. Addirittura ci scherza su: «Guarda, stai tranquillo, se ci organizziamo adesso facciamo cantare tutti». Probabilmente non avrebbe reagito così dieci anni fa, Francesco, quando portava le T-Shirt di Adam Green sotto le giacche tight, sui palchi dei Club che stipavano mille persone in novecento metri quadri, gli occhiali a montatura spessa e i capelli lunghi cerati, quando ancora il luogo di confronto era MySpace, il quartiere Isola di Milano – diceva – era una cava di cantieri a cielo aperto e Siena ancora era cullata da una floridità finanziaria, con la Mens Sana ai vertici del Basket europeo e l’estate che si chiudeva con i concerti di caratura internazionale con la rassegna Città Aromatica. Non avrebbe reagito così, specie a Siena, in quella fascia collinare, verso la quale c’era il canonico sentimento ambiguo che si ha nei confronti di una terra natale dalla quale si è andati via.

Uno dei primi brani composti dai Baustelle è “I Provinciali”, sebbene appaia solo nel terzo album, La Malavita: una bella canzone, che panneggia con arguta giustapposizione lessicale, in un’ellissi di figure, l’ecosistema della provincia italiana vissuta in prima persona da Francesco, Rachele, Claudio e Fabrizio (il ‘quarto’ Baustelle, che uscirà dal gruppo subito dopo aver concluso proprio le lavorazioni de La Malavita). Il registro lirico, si pone su un piano antagonista rispetto allo stato delle cose che si vivono in provincia: quella rappresentata è una «provincia cronica», come fosse una malattia invalidante. Oggi le cose sembrano cambiate: dopo Le Rane, dai Baustelle – specificatamente Francesco e Rachele, perché Claudio di fatto non se ne è mai andato – l’appertenenza territoriale è manifestata in più occasioni. Molte date dei tour toccano la valdichiana e la toscana meridionale, ogni volta acuminando i sovrasensi che permeano i brani nati lì. Ed è proprio riguardo a questa relazione la prima cosa che domando loro, appena ho l’occasione di scambiare due parole, alla fine del sound-check.

Com’è cambiato il vostro rapporto con questa parte di mondo?

Francesco: «L’approccio antagonista de I Provinciali, che tratteggiava il posto in cui siamo nati, attraverso i suoi difetti, come un luogo da cui si vuole scappare, non era riferito alla Valdichiana. Potevamo essere nati in Lomellina, o in provincia di Matera, e sarebbe stato lo stesso. I Provinciali era una canzone che parlava dello ‘stare stretti in un posto’. Questa cosa succede spesso, indipendentemente dalla provincia. È più che altro una tensione giovanile, secondo me, ed è anche giusto che ci sia. Non significa necessariamente essere cattivi, o irriconoscenti, verso il posto in cui si è nati. Il provincialismo è una condizione dello spirito».

Rachele: «Penso sia una condizione dell’adolescenza. ‘Sentirsi stretti in qualcosa’ è una sensazione che poi permane. Diventa anche uno stimolo a superare sempre i limiti che ci costringono, ad andare oltre, cercare cose nuove. Ovviamente, i luoghi che ci circondavano in Valdichiana offrivano meno possibilità, rispetto a quante se ne potessero trovare in città. Ma, se vuoi, era quello il bello: faticavi per cercare contesti che fossero più affini ai tuoi interessi, c’era una curiosità enorme, più fame: era un’occasione di ricerca continua che ci manteneva in attività».

Claudio, ad esempio, vive tutt’oggi in Valdichiana. Come leggi a distanza di anni I Provinciali?

Claudio: «Il concetto è ancora più ampio: si tratta di un luogo, non della provincia. Io a sedici anni ero incazzato. Lo sarei stato allo stesso modo se fossi cresciuto in città. Non c’entra il contesto, era uno stato d’animo. Si è ribelli ed energici, a quell’età».

Francesco: «Esatto, è una condizione dell’età. Per dire, lo sento molto meno adesso. Vivessi oggi qua, sarei molto probabilmente più tranquillo. Non scriverei un testo come quello de I Provinciali. Ma il confronto con il circostante sarebbe più pacificato. Ecco, credo sia una questione dell’essere giovani in provincia».

Cos’è successo alla musica alternativa e indipendente italiana, della quale siete “figli”?  La “scena” si è mutata e i termini si sono rovesciati. Gli stessi lemmi “alternativo” e “indie” si sono banalizzati. Abbiamo dischi prodotti da artisti indipendenti che sono in classifica e altri, che hanno alle spalle delle major, che invece fanno fatica. Come vedete il panorama indipendente e quello alternativo, oggi, in Italia?

Francesco: «Dipende da cosa si intende per indipendente… dunque, c’è stato un periodo – quello nel quale siamo cresciuti noi – in cui c’era, in Italia, un fiorire di musica, che per brevità chiamiamo rock, che aveva molto seguito: vendeva dischi, produceva concerti, se ne parlava in giro. C’era una coincidenza tra l’essere indipendenti dal punto di vista contrattuale e uno stile artistico: la musica indipendente era musica fatta in un determinato modo e aveva un suono nettamente diverso da quello che veniva identificato come “non indipendente”, e cioè il mainstream, e quindi tutto quello che andava in radio, passava in televisione, et cetera. In genere, quindi, la musica indipendente era considerata “alternativa” al mainstream. E spesso c’erano cose molto belle: era musica che aveva un approccio volto alla sperimentazione, alla ricerca, e non andava in classifica, salvo alcuni casi. Continuava cioè a vendere di più Ramazzotti, o Zucchero. Oggi ci sono gli indipendenti in classifica: e questo è un bene. “Meno male”, mi viene da dire, gli artisti sono più liberi. Non c’è più però quella differenza. Gli indipendenti vanno in classifica perché suonano esattamente nello stesso modo dei non-indipendenti. Non c’è più nessun tipo di ricerca o nessuna attitudine sperimentale. Non trovo niente di interessante per me, Francesco Bianconi ascoltatore».

Rachele: «Ci sono cose interessanti, certamente, ma non ci interessa. Ho sentito musicisti bravissimi, che però fanno cose che percepisco lontane da un certo tipo di attitudine. Ecco, rispetto agli anni Novanta, a quella scena che ha aperto altre strade, manca l’osare qualcosa in più, l’andare oltre».

Ma dai, ci sarà pure qualcuno che ascoltate, della nuova generazione, dei musicisti emergenti…

Francesco: «Ascolto altro, sinceramente».

Capitava, durante quegli stessi anni delle t-shirt di Adam Green, dei club con le persone stipate, che nelle aule dei Licei Poliziani – dei loro licei poliziani – si rubassero le ore dedicate alla traduzione di Demostene per leggere La Vita Agra, di Bianciardi, per via di quella citazione in Cinecittà, contenuta nel Sussidiario; capitava che si recuperassero gli artisti che a quel disco sembravano essere attigui, Garbo, Faust’O, i Virginiana Miller oppure i Pulp, i dEus, i Divine Comedy, gli Suede, mentre in classifica c’erano – per dire – gli Zero Assoluto; capitava che nel 2006 i concerti dei Diaframma si riempissero di sedicenni, perché era risaputo che ‘quel Fiumani’ fosse uno dei riferimenti ecdotici principali di Francesco Bianconi. Ecco, probabilmente, per quanto inadatti alla memorabilità, per quanto superanti il senso consequenziale delle rappresentazioni, per quanto giovani, quegli stessi liceali (di oggi) acquisiscono ancora simboli, ascoltano artisti nelle possibilità esponenziali dei server online, e si troveranno, prima o poi, a recuperare il Sussidiario, o Amen, poiché – nel loro empito – cercheranno un’oltre, partendo dai riferimenti che quegli stessi artisti suggeriranno loro. I Baustelle “hanno fatto proseliti” e la scena attuale (quella buona, eh, s’intende) è anche e soprattutto figlia loro. E forse – mi auguro –  quella che per Francesco e Rachele appare come una “desertificazione” degli espedienti discografici “alternativi al mainstream”, venga rivalutata.

Che la vita, come la storia, procede per cicli, e la nostalgia ne è la chiara esemplificazione emotiva.

Ché sì, il tempo ci sfugge, ma il segno del tempo rimane. Sempre.

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Importanti novità sulle cause dell’Epilessia

L’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, l’Università di Siena e l’Università di Ferrara hanno fatto luce su importanti novità riguardanti meccanismi utilizzati nella patogenesi dell’epilessia farmaco-resistente. Lo studio, recentemente pubblicato sulla prestigiosa…

L’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, l’Università di Siena e l’Università di Ferrara hanno fatto luce su importanti novità riguardanti meccanismi utilizzati nella patogenesi dell’epilessia farmaco-resistente. Lo studio, recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “BBA Molecular Basis of Disease”, ha dimostrato come un’eccessiva produzione di specie radicaliche, cioè uno sbilanciamento dell’equilibrio ossido-riduttivo osservato nelle biopsie di tessuto cerebrale di pazienti epilettici, possa causare un danno ossidativo a livello di un’importante proteina-canale, l’acquaporina 4, coinvolta negli scambi di acqua e ioni nelle cellule del sistema nervoso. Agire su queste proteine, quindi, potrebbe aprire nuovi scenari terapeutici.

Lo studio è stato portato avanti grazie alla collaborazione tra il Centro Epilessia del Dipartimento di Scienze Neurologiche e Neurosensoriali dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, diretto dal professor Alessandro Rossi, di cui fanno parte il professor Aldo Mariottini e i dottori Giampaolo Vatti e Raffaele Rocchi; il gruppo ferrarese, di cui fanno parte i professori Giuseppe Valacchi e Franco Cervellati; quello dell’Università di Siena composto dalle professoresse Clelia Miracco, Lucia Ciccoli; l’èquipe di Neuropsichiatria Infantile dell’AOU Senese, diretta dal dottor Joussef Hayek con il dottor Roberto Canitano e i ricercatori Alessandra Pecorelli, Giuseppe Belmonte e il neurochirurgo Francesca Natrella.

Questa scoperta aggiunge un nuovo tassello utile alla comprensione dei meccanismi molecolari alterati che portano alle manifestazioni epilettiche.

Foto copertina: Alcuni ricercatori

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Nasce servizio di carpooling per studenti e dipendenti di UNISI e Novartis

È disponibile da ieri 20 novembre 2014 il nuovo servizio di carpooling creato appositamente per i dipendenti dell’Azienda ospedaliera universitaria senese, di Novartis Vaccines e per i dipendenti e gli studenti…

È disponibile da ieri 20 novembre 2014 il nuovo servizio di carpooling creato appositamente per i dipendenti dell’Azienda ospedaliera universitaria senese, di Novartis Vaccines e per i dipendenti e gli studenti dell’Università di Siena.

I due enti pubblici e Novartis, impegnati nel promuovere la mobilità sostenibile, hanno sviluppato un servizio di carpooling online in collaborazione con Autostrade per l’Italia, nella quale è stato individuato il partner migliore per lo sviluppo di questa piattaforma. Infatti, Autostrade per l’Italia si occupa di carpooling giù dal 2009, anno in cui ha creato il primo servizio di carpooling destinato all’area milanese. Durante gli ultimi anni, il loro impegno e le loro conoscenze sono state messe a disposizione delle istituzioni e di enti privati, in modo da poter sviluppare nuovi progetti di mobilità condivisa in altri territori.

Grazie alla nuova piattaforma web, i dipendenti e gli studenti delle realtà coinvolte potranno registrarsi e offrire o usufruire del servizio: basterà ricercare un passaggio riguardante una determinata tratta, contattare la persona che si è messa a disposizione per offrire un passaggio in auto e accordarsi per viaggiare assieme. È prevista la possibilità, per i dipendenti e studenti delle aziende coinvolte che si trovino a percorrere lo stesso tragitto, di condividere il viaggio mettendo a disposizione il proprio veicolo, e ovviamente i passeggeri dovranno contribuire alle spese di viaggio (benzina, pedaggi). Il sistema è semplice, sicuro ed efficace.
Il progetto interessa principalmente il territorio senese e gli immediati dintorni, arrivando fino ad alcuni comuni delle province di Firenze e Arezzo.

Questa convenzione sul carpooling nasce con lo scopo di promuovere la mobilità sostenibile, un nuovo modello di trasporto condiviso che porta con sè diversi vantaggi: non solo c’è il risparmio sui costi del viaggio, che vengono spartiti in più persone, ma l’ottimizzazione dei veicoli ha effetti positivi sulla viabilità – in quanto riduce il numero effettivo di veicoli in circolazione – e sull’impatto ambientale del traffico, riducendo le emissioni di CO2. Senza contare la creazione di nuovi rapporti sociali e lo sviluppo di una positiva cultura della condivisione e del mutuo soccorso.

Carpooling Siena

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Iniziano all’Università di Siena i Per-corsi di Qualità 2014

Inizia il prossimo 17 novembre il ricco programma di incontri e seminari di Per-corsi di Qualità 2014, il progetto di orientamento dell’Università di Siena che coinvolge anche quest’anno oltre 400…

Inizia il prossimo 17 novembre il ricco programma di incontri e seminari di Per-corsi di Qualità 2014, il progetto di orientamento dell’Università di Siena che coinvolge anche quest’anno oltre 400 studenti delle scuole delle Provincie di Siena, Arezzo e Grosseto.

I ragazzi saranno impegnati a sperimentare l’università fino a maggio, con un calendario articolato di attività  suddivise per aree disciplinari  sui temi “Memoria, identità e narrazione”, “L’Italia e l’Europa nell’era della globalizzazione” e “Scienze, tecnologia e qualità della vita”.

Obiettivo del progetto, che prosegue con successo dal 2000, è individuare modelli innovativi per attività integrate tra scuola e università in grado di fornire una conoscenza sulle aree di interesse e sulle modalità di studio universitario, per facilitare una scelta universitaria consapevole, responsabile e autonoma ed un conseguente migliore inserimento nel percorso di studi futuro dei ragazzi.

Lunedì 17, presso il Complesso didattico San Niccolò, i ragazzi parteciperanno alle lezioni appositamente pensate per loro del professor Stefano Brogi, del dipartimento di Scienze della formazione, scienze umane e della comunicazione interculturale sulla “Tolleranza e identità europea: dalle guerre di religione agli  scontri di civiltà?” e dei professori Stefano Carrai, del dipartimento di Filologia e critica delle letterature antiche e moderne e Nicola Labanca del dipartimento di Scienze Storiche e dei beni culturali su “La Grande guerra tra storia e letteratura“.

Nel pomeriggio gli studenti parteciperanno, per gruppi di interesse, ad incontri con docenti studenti tutor, attività presso laboratori, lezioni e visite alle biblioteche e alle strutture didattiche e scientifiche.

Le scuole che partecipano ai “Per-corsi di Qualità 2014” sono:

  • Istituto Sperimentale “Monna Agnese” – Siena;
  • Istituto Tecnico “G. Caselli” – Siena;
  • Istituto Professionale “G. Marconi” – Siena;
  • Istituto Tecnico Comm.le “Redi-Caselli” – Montepulciano;
  •  Liceo delle scienze e della formazione “S. Giovanni Bosco” – Colle Val D’Elsa;
  • Liceo Scientifico “G. Galilei” – Siena;
  • Liceo della Formazione “S. Caterina da Siena” – Siena;
  • Liceo Tecnologico “TR. Lambruschini” – Montalcino;
  • Liceo Scientifico “E. Fermi”- Casteldelpiano;
  • Liceo Socio-pedagogico “G.D. Peri” – Arcidosso;
  •  Liceo Scientifico “G. Marconi” – Grosseto;
  • Liceo Classico “Carducci-Ricasoli” – Grosseto.

Per informazioni: Ufficio Orientamento e Tutorato, tel. 0577/232423-397, orientamento@unisi.it, www.unisi.it/percorsiQ.

Comunicato stampa di UNISI del 14 novembre 2014.
Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla nostra redazione.

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Università di Siena: iniziative per aiutare le matricole nello studio

Comunicato stampa di Ufficio Stampa Università di Siena del 30 ottobre 2014 Iniziative di orientamento all’Università di Siena per gli studenti che iniziano il loro percorso universitario: il 4 e…

Comunicato stampa di Ufficio Stampa Università di Siena del 30 ottobre 2014

Iniziative di orientamento all’Università di Siena per gli studenti che iniziano il loro percorso universitario: il 4 e 5 novembre l’Ateneo organizza due incontri di coaching per aiutare i ragazzi a gestire al meglio lo studio e la vita universitaria.

“TOOLS: Come usare la mente per studiare meglio” è il titolo degli incontri tenuti dal professor Paolo Benini, responsabile Servizio di Coaching dell’Università di Siena, esperto in psicologia della performance sportiva, lavorativa e di vita, in collaborazione con gli studenti tutor d’Ateneo.

Le iniziative, rivolte alle matricole per affrontare in modo efficace gli esami e capire come si studia all’Università, hanno lo scopo di individuare i meccanismi che ostacolano il percorso di studi, sviluppare una giusta motivazione, porre obiettivi adeguati e utilizzare gli strumenti finalizzati al raggiungimento degli obiettivi stessi.

L’incontro del 4 novembre, alle ore 12, nell’Aula 14 del Presidio San Miniato, in Via Aldo Moro 2, è dedicato ai corsi di studio scientifici; il 5 novembre, alle ore 15 nell’Aula 6 del Presidio Mattioli, in Via Mattioli 10, si terrà l’incontro dedicato ai corsi di studio umanistici.

Per informazioni: Ufficio Orientamento e Tutorato, Via Banchi di Sotto 55, Tel. 0577 232423-232328; tutorato@unisi.it – www.unisi.it/didattica/tutorato.

Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla nostra redazione.

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Scoperto un gene che controlla il movimento dei muscoli

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Siena grazie al sostegno della Fondazione Telethon ha individuato un gene in grado di controllare il movimento dei muscoli che se non funziona correttamente…

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Siena grazie al sostegno della Fondazione Telethon ha individuato un gene in grado di controllare il movimento dei muscoli che se non funziona correttamente contribuisce allo sviluppo di una rara malattia muscolare

I ricercatori del Dipartimento di Medicina Molecolare e dello Sviluppo dell’Università di Siena, finanziati dalla Fondazione Telethon, sono riusciti a individuare la prima mutazione in un gene, chiamato calsequestrina 1, in pazienti affetti da una forma di miopatia, malattia genetica rara del muscolo scheletrico che nei pazienti colpiti provoca una seria difficoltà nello svolgere le semplici azioni quotidiane, come ad esempio muoversi o camminare, e che limita la capacità lavorativa delle persone affette. Il lavoro, pubblicato sulla rivista scientifica Human Mutation, offre una possibilità diagnostica per le famiglie che presentano questa malattia e apre uno spiraglio per lo sviluppo di possibili strategie terapeutiche.

Il gene calsequestrina 1 (CASQ1) è espresso nel muscolo scheletrico dove svolge un ruolo fondamentale perché lega gli ioni calcio che hanno l’importante compito di trasmettere il segnale che fa contrarre i muscoli permettendo così i movimenti.
La mutazione di calsequestrina 1 diminuisce il rilascio di calcio nelle fibre muscolari inducendo una riduzione della forza muscolare dei pazienti e quindi una perdita progressiva delle capacità motorie. Il gene della calsequestrina 1 è correlato con il gene della calsequestrina 2, a sua volta espresso nel cuore, le cui mutazioni sono note da anni come una delle cause delle così dette “morti improvvise”.

“Abbiamo trovato mutazioni in questo gene in 8 pazienti colpiti da una miopatia muscolare. In seguito abbiamo anche espresso la proteina in modelli animali – spiega Vincenzo Sorrentino, professore ordinario di Istologia ed Embriologia dell’ateneo senese e Direttore dell’Unità Operativa di Medicina Molecolare del Policlinico Le Scotte di Siena – riproducendone il meccanismo di funzionamento. Il prossimo obiettivo sarà individuare molecole candidate a diventare possibili farmaci in grado di ripristinare il corretto funzionamento del gene”.

Le miopatie sono un gruppo di malattie genetiche molto eterogeneo che colpiscono il muscolo scheletrico e possono comportare nei pazienti colpiti anche serie difficoltà motorie. In genere si manifestano con una debolezza a carico dei muscoli del corpo e possono avere un andamento progressivo.

Lo studio è stato pubblicato su Human Mutation, Ottobre 2014.

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Inaugurazione dell’area archeologica di Pava

Nel cuore più suggestivo delle Crete senesi riemerge un ricco passato: l’area archeologica di Pava, nel comune di San Giovanni d’Asso, racconta di un territorio crocevia di scambi e culture,…

Nel cuore più suggestivo delle Crete senesi riemerge un ricco passato: l’area archeologica di Pava, nel comune di San Giovanni d’Asso, racconta di un territorio crocevia di scambi e culture, dall’epoca longobarda fino al XIII secolo

Dopo dieci anni di scavi e di ricerche coordinate da un team dell’Università di Siena, l’area archeologica di Pava, nel cuore più suggestivo delle Crete senesi, è pronta per offrirsi al pubblico dei visitatori, per regalare un’esperienza che mira a ricostruire elementi storici, culturali e del paesaggio. L’inaugurazione del sito si terrà sabato 26 luglio alle ore 18, alla presenza dei rappresentanti dei gruppi di ricerca e delle istituzioni che hanno lavorato per la realizzazione di quello che si presenta come un museo all’aperto.

Sono stati riportati alla luce e resi ben individuabili i resti delle fondamenta di una particolare chiesa paleocristiana del VII secolo, dunque di epoca longobarda, un’area cimiteriale con oltre 900 sepolture, tra cui quella di una giovane con un interessante e ricco corredo funerario. Alla parte propriamente archeologica si affianca nel parco archeologico di Pava l’obiettivo della valorizzazione del paesaggio, in una sorta di viaggio nel tempo che riassume le grandi trasformazioni che hanno caratterizzato la valle. E’ stato creato per questo un percorso che, attraversando panorami attuali, conduce attraverso un tipico bosco medievale, appositamente ricreato, e coltivazioni ancora in uso fino al secolo scorso, come le viti maritate ai “testucchi”, cioè gli aceri campestri utilizzati come sostegno per i tralci dell’uva.

parco pavaIl Parco Archeologico di Pava, sotto la direzione scientifica del professor Stefano Campana (Università di Siena) è stato realizzato grazie al finanziamento del Programma di Sviluppo rurale della Regione Toscana (PSR 2007-2013) Asse 4 Metodo Leader Bando n. 7 Misura 323b. Il coordinamento e la direzione del cantiere archeologico sono della dottoressa Cristina Felici. Il finanziamento è stato chiesto ed è gestito dalla Fondazione Paesaggi Archeologici della Val d’Asso (PAVA). All’interno del CDA della Fondazione PAVA ci sono rappresentanti del Comune di San Giovanni d’Asso, dell’Università di Siena e della comunità locale. E’ stata possibile la progettazione del Parco di Pava grazie alla generosa donazione di due ettari e mezzo di terreno che circonda l’area archeologica di Pava da parte della signora Lea Ricci, nel 2008.

All’inaugurazione interverranno Fabio Braconi, Sindaco del Comune di San Giovanni d’Asso, Stefano Campana, Carol van Wonterghem, Presidente della Fondazione PAVA onlus, l’architetto Edoardo Milesi, progettazione Parco di Pava e centro didattico, Studio Milesi Archos, il professor Gaetano di Pasquale, responsabile dello studio paleoambientale del Progetto Pava, Università Federico II di Napoli, la dottoressa Silvia Goggioli, Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.
Tutte le informazioni sul parco archeologico di Pava sono sul sito http://www.fondazionepava.org/ .

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L’Università di Siena è la migliore tra gli atenei italiani

L’Università di Siena si conferma al primo posto nella classifica Censis degli atenei italiani, con il punteggio medio in assoluto più alto a livello nazionale di 103,2. E’ stata pubblicata…

L’Università di Siena si conferma al primo posto nella classifica Censis degli atenei italiani, con il punteggio medio in assoluto più alto a livello nazionale di 103,2.

E’ stata pubblicata questa mattina la classifica stilata annualmente dal Censis e distribuita con il quotidiano La Repubblica nella “Grande Guida Università 2014-2015”, che dà il voto alle università italiane valutando servizi, borse, strutture, web e internazionalizzazione, con giudizi specifici su didattica e ricerca.

«Una conferma che ci rende orgogliosi – ha commentato il rettore dell’Università di Siena, Angelo Riccaboni – che sottolinea ancora una volta il grande lavoro svolto con passione e tenacia dai nostri docenti e dal nostro personale tecnico amministrativo. Dalla classifica emergono ottimi risultati globali e nella qualità dell’insegnamento, che insieme alla grande attenzione verso i servizi rivolti agli studenti, resi possibili anche grazie all’importante contributo del Diritto allo studio regionale, fanno sì che la nostra università si presenti con un valore aggiunto ai giovani che ci scelgono e alle loro famiglie, al mondo scientifico e a quello produttivo». 

Molto buoni i risultati dell’Università di Siena anche nelle classifiche specifiche dedicate a didattica e ricerca: in particolare l’Ateneo è sul podio della qualità dell’insegnamento per il gruppo letterario-umanistico, quello giuridico, socio-politico e chimico-farmaceutico e ottiene le migliori valutazioni nella ricerca nell’area delle scienze politiche e sociali, dell’antichità, filologico-letterario, storico-arte, delle scienze mediche e delle scienze della terra.

«Anche quest’anno – spiega Riccaboni – abbiamo lavorato per offrire ai nostri studenti corsi di studio qualificati, con un’attenzione particolare all’occupabilità e all’internazionalizzazione, grazie all’offerta formativa in lingua inglese decisamente incrementata. Inoltre, grande impegno è stato profuso nella valorizzazione dei servizi agli studenti, a partire dalle immatricolazioni che quest’anno per la prima volta si svolgeranno completamente on line, e dallo sviluppo di una rete integrata di opportunità realizzate in collaborazione con le altre istituzioni cittadine, che permettono allo studente che viene a Siena di vivere un’esperienza universitaria a tutto tondo».

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Scoperti in Egitto i resti di una città ellenistico-romana

Scoperta nella regione di Beheria (Delta del Nilo, Egitto) una città sepolta ellenistico-romana: nella spedizione anche un team di archeologi dell’Università di Siena Un team di archeologi coordinato dal Centro Archeologico Italiano-egiziano,…

Scoperta nella regione di Beheria (Delta del Nilo, Egitto) una città sepolta ellenistico-romana: nella spedizione anche un team di archeologi dell’Università di Siena

Un team di archeologi coordinato dal Centro Archeologico Italiano-egiziano, con le Università di Siena e di Padova ed in collaborazione con il Ministero dell’Antichità egiziane, ha scoperto i resti di una città sepolta sotto il limo del Nilo nella regione di Beheira. Il progetto sotto la direzione del campo del Prof. Mohamed Kenawi, Dr. Cristina Mondin, Dr. Giorgia Marchiori e con la direzione scientifica dei Prof. Emanuele Papi e P. Zanovello, è stata finanziata in parte dal National Geographic/Waitt grants program.

La campagna di ricerca si è svolta in collaborazione con numerosi specialisti internazionali, tra cui anche un team di archeologi dell’Università di Siena. Kom al-Ahmer e Kom Wasit sono localizzate nell’area del Delta occidentale del Nilo, circa 25 km a sud della città di Rosetta e 16 km a nord di Damanhur (Hermopolis Parva). Le due città antiche sono oggi 7 km ad est del ramo di Rosetta del Nilo, ma nell’antichità erano state costruite in prossimità di questo corso d’acqua. L’area archeologica di Kom Wasit è stata inizialmente esaminata da un gruppo di geofisici e successivamente è stato fatto un intenso lavoro di topografia con il supporto di un drone; queste analisi hanno permesso di individuare numerose anomalie. Un sondaggio di scavo ha confermato che le anomalie erano gli edifici antichi.

Una città completa si trova quindi sotto il limo del Nilo. In particolare, con la magnetometria, è stato rilevato un grande edificio rettangolare le cui dimensioni (115 x 40 m), confermate dallo scavo, inducono a ritenere che potesse avere fini amministrativi o religiosi. Le foto con il drone e la mappatura topografica dimostrano inoltre che la città aveva due diversi orientamenti, che testimoniano almeno due diverse fasi di vita. La più antica sembra databile all’epoca tardo-faraonica / ellenistica; mentre quella più recente al periodo tardo ellenistico / prima epoca romana. Si tratta della scoperta della prima città ellenistico-romana nell’area del Delta.

La città di Kom al-Ahmer era già nota grazie ad uno scavo, condotto da El-Khashab nel 1940, che aveva portato alla luce un grande edificio termale romano. La ripresa dei lavori di scavo ha permesso di scoprire nuove importanti strutture tardo romane e una necropoli islamica; questi nuovi dati confermano non solo il lungo periodo di vita del sito, ma offrono nuove prove a conferma dell’ipotesi che la fondazione di Kom al-Ahmer sia l’esito della migrazione della popolazione dall’abitato di Kom Wasit, probabilmente a seguito di uno spostamento del ramo di Rosetta del Nilo.

Il progetto archeologico di Kom al-Ahmer / Wasit Kom è giunto quest’anno alla sua terza stagione, gli intervento che sono in programma nei prossimi anni mirano a scavare e documentare le parti principali dei due siti, al fine di scrivere un nuovo capitolo della storia egiziana. Dell’equipe scientifica fanno parte: Prof. Emanuele Papi, Dr. Cristina Mondin, Dr. Giorgia Marchiori, Dr. Mohamed Kenawi, Dr. Irene Cestari, Dr. Gabriella Carpentiero, Dr. Monica Spaziani, Dr. Marcus Muller, Dr. Henrik Brahe, Dr. Ishiba Hinojosa Balino. Dr. Michele Asolati, Dr. Cristina Crisafulli, Dr. Juliette Fayein

(Photo credits by Henrik Brahe)

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UniSi e Mps firmano convenzione per contratti di apprendistato

Università di Siena e Banca Monte dei Paschi firmano la convenzione per contratti di apprendistato di alta formazione. Ateneo e banca tra i primi in Italia a sperimentare questo nuovo…

Università di Siena e Banca Monte dei Paschi firmano la convenzione per contratti di apprendistato di alta formazione. Ateneo e banca tra i primi in Italia a sperimentare questo nuovo strumento per la formazione e il lavoro. A settembre il bando per la selezione degli studenti apprendisti

E’ stata firmata ieri, 26 giugno, presso il palazzo del Rettorato dell’Università di Siena la convenzione quadro tra l’Ateneo e Banca Monte dei Paschi di Siena per l’attivazione di contratti di apprendistato di alta formazione e ricerca. Si tratta di un accordo innovativo che vede l’Ateneo tra i primi nel contesto nazionale a utilizzare questo strumento di formazione e Mps prima banca in Italia impegnata nella proposta di nuovi canali di inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.

La firma consente l’avvio della sperimentazione che permetterà la stipula di tre contratti già a partire dal prossimo anno accademico, per il conseguimento del titolo di laurea magistrale degli studenti iscritti ai corsi di Management e governance, Economia e gestione degli intermediari finanziari e Finance – Finanza.

“Un nuovo progetto – spiega il rettore Angelo Riccaboni – che ha l’obiettivo di coinvolgere il mondo del lavoro e dare ai giovani opportunità concrete per mettere alla prova la propria formazione, offrendo contemporaneamente all’azienda il contributo di idee innovative portato dagli studenti”. “L’attivazione di contratti di apprendistato di alta formazione – prosegue il rettore – permetterà di collocare il nostro Ateneo tra i pochi e primi Atenei italiani che stanno sperimentando questo tipo di percorsi formativi”.

“Siamo orgogliosi di firmare questa convenzione che mira ad attivare nuovi veicoli di inserimento in azienda per giovani studenti e laureati meritevoli – ha dichiarato Ilaria Dalla Riva, responsabile Direzione Risorse Umane, Organizzazione e Comunicazione Banca Mps – e, più in generale di ridurre lo spazio, in Italia ancora troppo grande, fra mondo della scuola e mondo del lavoro. Con questo accordo, che Mps sperimenta per prima tra gli istituti di credito nel panorama nazionale, puntiamo a sviluppare un nuovo modello di relazione con il territorio in cui la Banca è nata e nel quale intende affermarsi quale “facilitatore” del raccordo tra scuola, formazione e mondo del lavoro”.

La durata del contratto di apprendistato di alta formazione e ricerca non potrà essere inferiore a 6 mesi e superiore a 24 mesi e vi potranno accedere i laureandi di età inferiore ai 29 anni in possesso da un minimo di 48 ad un massimo di 80 crediti formativi universitari. Per ogni contratto l’Ateneo e la Banca definiranno dei piani formativi individuali, chiamati a disciplinare la durata, i contenuti e le modalità della formazione, tenendo conto del titolo di studio da conseguire, del profilo professionale da formare e delle esigenze del datore di lavoro.

Il bando per la selezione degli studenti apprendisti sarà pubblicato a settembre. La convenzione prevede, inoltre, altre forme di collaborazione tra l’Ateneo e la Banca, attraverso la programmazione di esperienze in azienda, project work e stage per gli studenti, e il potenziamento della formazione, con la partecipazione di manager Mps alla didattica in co-docenza dei corsi di laurea magistrale interessati dalla sperimentazione.

L’accordo quadro, infatti, fa parte di un progetto più ampio dell’Ateneo, “Unisi.Co-Learning”, nato dall’iniziativa dei dipartimenti di Studi aziendali e giuridici e di Economia politica e statistica e coordinato dal professor Roberto Di Pietra, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra Università e mondo del lavoro, rendendolo più stabile e strutturato all’interno dell’offerta formativa. La convenzione con Banca Monte dei Paschi di Siena rappresenta una prima fase di sperimentazione del progetto, che proseguirà con l’attivazione di altri contratti e nuovi accordi con le aziende.

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Nasce la nuova squadra di basket dell’Università di Siena

Nasce la nuova squadra di basket del CUS in stretta collaborazione con l’Università di Siena. Giovedì 26 giugno le selezioni tra gli studenti La nuova squadra sarà composta solo da…

Nasce la nuova squadra di basket del CUS in stretta collaborazione con l’Università di Siena. Giovedì 26 giugno le selezioni tra gli studenti

La nuova squadra sarà composta solo da studenti universitari e parteciperà tanto al campionato nazionale di prima divisione quanto ai campionati universitari nazionali. Sarà guidata da Andrea Aprile e Marco Martini, che negli ultimi anni hanno ottenuto ottimi risultati nelle giovanili della Virtus Siena.

Giovedì 26 giugno alle ore 18.30, presso il PalaCorsoni in via Luciano Banchi 3, si terrà la selezione dei giocatori, a cui potranno partecipare tutti gli studenti iscritti all’Ateneo senese (e anche gli studenti del quinto anno delle scuole superiori, che si iscriveranno all’Università di Siena nel prossimo anno accademico).
Gli studenti, per continuare a far parte della squadra di basket, dovranno avere una regolare carriera di studi. Inoltre alla gestione della squadra prenderanno parte alcuni studenti del corso di aggiornamento professionale in Operatore delle società sportive, organizzato dall’Ateneo, che potranno così misurarsi sul campo con un’esperienza diretta.

La nascita della nuova squadra di basket è una delle iniziative dell’Università di Siena volte a promuovere l’attività sportiva all’interno del percorso universitario, anche grazie al Progetto cittadinanza studentesca e alla collaborazione con il CUS.

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