La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: truffa

Siena: tentano di raggirare un’anziana, ma lei li denuncia

Non è caduta nella trappola e ha chiamato la Polizia l’anziana donna che è stata avvicinata ieri mattina a Siena, fuori Porta Ovile, da una coppia di italiani che ha…

Non è caduta nella trappola e ha chiamato la Polizia l’anziana donna che è stata avvicinata ieri mattina a Siena, fuori Porta Ovile, da una coppia di italiani che ha tentato di raggirarla con la chiara intenzione di entrare nel suo appartamento per poi spillarle del denaro.

Tre persone, due uomini e una donna di 49, 28 e 46 anni, sono state fermate dalle pattuglie della Polizia di Stato che le hanno rintracciate a seguito di un’operazione coordinata dalla Sala operativa della Questura di Siena.

La tecnica messa in atto dai truffatori è una delle più frequenti tra quelle escogitate nella nostra provincia: in coppia fingendosi marito e moglie hanno avvicinato la donna, un’arzilla signora di 84 anni, e con la scusa di essere interessati ad acquistare un appartamento nello stesso stabile dove lei abita, le hanno chiesto se viveva da sola e, avendone avuta conferma, hanno cercato di convincerla a mostrare loro la propria abitazione, dato che poteva essere simile a quella da acquistare, simulando anche lo stato di gravidanza di lei in modo da carpirne più facilmente la fiducia.

L’anziana però, seppure turbata dal comportamento insistente e insolito dei due, non si è fatta abbindolare ed è entrata nel supermercato lì vicino, dove ha fatto la spesa, per poi rincasare. Subito dopo, anche per lo stato di agitazione che le aveva provocato quello strano incontro, ha voluto vederci chiaro e ha chiesto telefonicamente aiuto alla figlia che a sua volta ha chiamato la Polizia.

In pochi minuti la Sala operativa della Questura ha diramato la nota di rintraccio di due persone alle pattuglie presenti sul territorio: un uomo sulla quarantina, robusto, altezza media capelli corti castani, e una donna, più o meno della stessa età, robusta, capelli lunghi scuri. Gli uomini della Squadra Mobile, che si trovavano poco lontano, hanno notato un’autovettura Renault Clio di colore Blu, con a bordo un giovane, che risultava nell’ambito della loro attività investigativa ancora in corso, mezzo utilizzato probabilmente in altre occasioni per darsi alla fuga dopo aver commesso reati dello stesso genere. Contemporaneamente hanno visto due persone che corrispondevano alle descrizioni date al 113 dalla vittima che si stavano allontanando verso la vicina via Beccafumi. Gli agenti si sono immediatamente posti all’inseguimento dei due che hanno fermato dopo pochi metri.

Coordinandosi con la Centrale hanno dato, allo stesso tempo, la nota relativa all’autovettura che è stata invece rintracciata e fermata in viale Mazzini da un equipaggio della Polizia Postale con l’ausilio della Volante.

Dai successivi accertamenti è emerso che il giovane a bordo della Clio, un 28 enne proveniente dalla provincia di Cuneo, magro, altezza media, con i capelli scuri rasati sulle tempie e il ciuffo sulla fronte, stava proprio attendendo la coppia di truffatori per poi fuggire.

Tutti e tre i malviventi, di etnia sinti e residenti nel cuneese, pregiudicati per reati contro il patrimonio e in particolare per truffa, sono stati riconosciuti dall’anziana donna ma vispa vecchietta. A seguito delle perquisizioni personali e sull’autovettura in loro possesso sono stati rinvenuti oltre 3000 euro in contanti, di probabile provenienza illecita, due borsellini vuoti, un orologio e alcune fascette di plastica che sono stati sequestrati. All’esito degli accertamenti svolti, oltre alla denuncia per tentata truffa della Polizia, il Questore di Siena Maurizio Piccolotti ha emesso nei loro confronti anche la misura di prevenzione dell’allontanamento per tre anni dal territorio della nostra provincia.

La Polizia di Stato invita la cittadinanza e soprattutto le persone anziane che fossero state vittime di furti con raggiro, con modalità analoghe o da parte di soggetti corrispondenti alle descrizioni a recarsi alla Questura di Siena, in via del Castoro, e rivolgersi alla Squadra Mobile per l’ eventuale riconoscimento fotografico degli autori.

Comunicato stampa della Questura di Siena del 24 novembre 2014.
Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla nostra redazione.

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Sequestrati 312 ettolitri di vino a Montepulciano dalla Forestale

Sono 312 gli ettolitri di vino di varia tipologia, tra cui anche appartenente alla denominazione Nobile di Montepulciano Docg, che il personale del Comando Stazione Forestale di Montepulciano ha sequestrato…

Sono 312 gli ettolitri di vino di varia tipologia, tra cui anche appartenente alla denominazione Nobile di Montepulciano Docg, che il personale del Comando Stazione Forestale di Montepulciano ha sequestrato in un’azienda vitivinicola del comune Poliziano.

Il sequestro è stato necessario per l’assoluta mancanza di tracciabilità documentale dei vini detenuti presso lo stabilimento enologico. Dalle verifiche fisiche e documentali, infatti, è emerso che l’azienda aveva trasferito presso la propria cantina quantitativi di vini a denominazione, senza emettere alcun documento ufficiale di accompagnamento e omettendo di riportare le necessarie annotazioni sui Registri Vitivinicoli. I vasi vinari, inoltre, non risultavano identificabili per l’assenza dei cartelli riportanti le informazioni obbligatorie relative al contenuto. Gli uomini del Corpo Forestale di Montepulciano, oltre a violazioni alla normativa vitivinicola ed alla tracciabilità degli alimenti, hanno rilevato anche irregolarità di natura igienico-sanitaria e urbanistica.

Le indagini sono cominciate controllando un carico di uve che proveniva da vigneti della vicina Cortona (Arezzo). Dalle verifiche è emerso che l’azienda aveva trasferito presso la propria cantina di vini a denominazione, senza però emettere documenti ufficiali di accompagnamento e riportare le annotazioni sui registri vitivinicoli. Gli uomini della Forestale hanno anche rilevato anche irregolarità di natura igienico-sanitaria e urbanistica. Il carico di uve proveniente da Cortona è stato controllato dalla Forestale durante il trasferimento a Montepulciano verso la cantina. Le verifiche nello stabilimento enologico hanno permesso di accertare che i vini erano destinati alla commercializzazione anche come Vino Nobile di Montepulciano Docg.

Nel corso della corrente campagna vendemmiale il Corpo Forestale dello Stato ha attivato in tutta la regione una specifica campagna di controlli finalizzati a verificare la movimentazione su strada dei prodotti vitivinicoli (uve e mosti), al fine di prevenire, ed eventualmente reprimere, possibili frodi a danno dei consumatori e della regolarità del mercato viti-vinicolo. Le eccellenze del territorio, come i vini a denominazione d’origine protetta, infatti, si tutelano anche attraverso un sistema integrato di controlli che faccia venire alla luce episodi fraudolenti che danneggiano l’immagine e la reputazione del Made in Italty agro-alimentare.

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Truffa da 150mila euro per l’acquisto di 556 suini: tre denunciati

Nuovo caso di cronaca: truffa ai danni di un allevatore della Valdichiana. Tre uomini sono risultati colpevoli di aver acquistato dei maiali pagando con assegni scoperti. Hanno acquistato oltre 550 suini…

Nuovo caso di cronaca: truffa ai danni di un allevatore della Valdichiana. Tre uomini sono risultati colpevoli di aver acquistato dei maiali pagando con assegni scoperti.

Hanno acquistato oltre 550 suini da un agricoltore della Valdichiana, ma il pagamento è risultato nullo e privo di copertura. Una truffa ben architettata da tre persone, che però sono state rintracciate e denunciate dai Carabinieri di Cortona per truffa e associazione a delinquere.

La vicenda risale alla fine del 2013, quando i tre –  un 49enne, un 40enne della provincia di Salerno e un 75enne proveniente dal territorio della Valdichiana – si sono rivolti ad un allevatore della Valdichiana per comprare il bestiame. In tutto hanno acquistato 556 suini, per un valore di 150mila euro. Hanno pagato tutto con assegni che poi sono risultati scoperti. Una volta scoperta l’impossibilità di ottenere il denaro, l’allevatore si è rivolto ai Carabinieri. Le indagini sono subito incominciate.

I tre sono stati rintracciati e denunciati: i militari dell’Arma sono riusciti ad accertare che i tre uomini avevano commesso analoghi reati a danno di altri allevatori di Perugia e Siena.

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Gli annunci di lavoro ingannevoli: una pratica ignobile sempre più in aumento

La crisi, come ben sappiamo, ha lasciato a casa molti lavoratori italiani. E ne ha bruciati molti “alla partenza”, dato che molti neo-laureati sono ancora in cerca di lavoro anche…

La crisi, come ben sappiamo, ha lasciato a casa molti lavoratori italiani. E ne ha bruciati molti “alla partenza”, dato che molti neo-laureati sono ancora in cerca di lavoro anche a distanza di qualche anno. La crisi ha portato e porta tutt’ora sconforto e disperazione in molti; tuttavia, la disperazione può essere una cattiva consigliera e far cadere in trappole da cui è difficile uscire, lavorativamente parlando, perché può portare a far accettare posizioni lavorative che rasentano lo sfruttamento. Anzi, sono sfruttamento vero e proprio. Non ci si sente di dire che sia giusto che “pur di lavorare” si sia disposti a tutto. Non più, se “pur di lavorare” bisogna arrivare a imbrogliare anziani e persone con contratti ingannevoli ed essere ingannati a propria volta. 

Purtroppo, e qui non ci siano dubbi circa la posizione di quest’editoriale, c’è chi se ne approfitta della disperazione dei disoccupati, utilizzando una pratica ignobile che è la creazione di annunci di lavoro che si rivelano essere vere e proprie truffe. Ed è giusto saperlo.

Di che cosa si tratta? Molto spesso, nei siti di ricerca di lavoro come InfoJobs.it, ma soprattutto su kijiji.it – si parla con cognizione di causa, dato che una buona fetta di tempo è stata passata a monitorare quel sito – ci si imbatte in annunci che cercano genericamente personale ambo i sessi, tra i 18 e 55 anni per mansioni di segreteria, back office e logistica. La prima cosa che desta sospetti è il carattere vago della ricerca e soprattutto che non ci siano requisiti particolari e che non sia richiesta esperienza. Destano ancora più sospetto i tempi di risposta rapidissimi: com’era stato spiegato in questa rubrica, i tempi medi di risposta – o peggio, oramai si arriva direttamente alla non risposta – nel mondo del lavoro in Italia sono lunghissimi; in questi casi, le risposte sono velocissime, fatte da numeri nascosti o sconosciuti, dietro i quali vi è una segretaria molto disponibile e gentile che fissa il colloquio di lavoro per i giorni immediatamente successivi alla telefonata. 

Attenzione agli ambienti di questi uffici presso i quali ci si reca: sono uffici improvvisati. Spogli, giusto qualche tavolo sparso, mura con qualche poster attaccato qualche giorno prima. Sono popolati da gente sorridente, ben vestita che accolgono il malcapitato, lo fanno sedere a uno di questi tavoli e parlano, parlano e parlano in maniera vaga. Parlano di lavoro in team, di predisposizione al contatto dei clienti, gestione dei clienti, ma non dicono cosa si andrà a fare, non parlano delle mansioni ricercate nell’annuncio. Qualcuno ha provato a chiedere se quel lavoro non fosse in realtà un lavoro porta a porta. Ovviamente la risposta è stata “assolutamente no”, come se si fosse insultato qualcuno. Subito dopo verrà proposto al malcapitato un “giorno di prova” – ed è lì che si palesa la truffa. Ci si trova sballottati in giro per la città – o anche in qualche città vicina – in macchina con una coppia di “superiori” vestiti elegantissimi e ci si trova a scarpinare, palazzo per palazzo, a suonare citofono per citofono, per vendere contratti truffaldini dell’Enel, di Sky e contratti di telefonia. Queste truffe per lo più coinvolgono anziani o persone esasperate che finiscono per abboccare. Naturalmente, la giornata di prova è assolutamente gratuita – e talvolta si è costretti a firmare un foglio in cui non si sarebbe percepito alcunché – ma comunque i compensi, per gli scellerati che decidono di andare oltre il giorno di prova, sono tutti vincolati ai contratti che si sono riusciti a stipulare. E molto spesso non sono mai arrivati, tra una scusa o quell’altra. Però vengono promessi guadagni esorbitanti e viene ripetuto fino alla nausea che il lavoro funziona. Viene promesso un fisso al mese più incentivi, che non ci sarà mai, così come il contratto di lavoro firmato non verrà mai più visto e non verrà mai fornita una copia da tenere con sé. Così come, molto spesso, non vengono versati i contributi all’INPS. E i pagamenti non sono mai puntuali, avvengono, se avvengono, almeno 45 – 60 giorni dopo. Si cerca di lavare il cervello ai malcapitati, si cerca di tenerli in strada più a lungo possibile, lontani dall’ufficio, dove da lì in poi non si incontreranno più nessuno di quelli con cui si aveva avuto a che fare al colloquio. Ci si trova in un inferno dove si sfruttano i disperati, dove ci sono debiti, anziché grandi utili, dove ci sono mandati, sub-mandati e sub-sub-mandati, dove quei pochi contratti strappati a gente ancora più debole e fragile vengono annullati, per essere attivati con qualche altro codice utente a vantaggio della società, in modo tale da dimostrare l’inefficienza del neo-manager che vaga ogni giorno, che ci sia freddo o caldo, per i palazzi di svariate città. E pur di non pagare questa gente disperata che ha ceduto al “pur di lavorare”, gli aguzzini si inventano false denunce arrivate dai clienti a cui si è riusciti a strappare un contratto che metterà nei guai pure loro. E quindi, con lo stipendio del disgraziato, si devono pagare i legali e le penali. 

Quel che è peggio, è che queste società spariscono improvvisamente, gli uffici improvvisati tornano a essere stanze vuote, cambiano città, o cambiano semplicemente zona, e riaprono, con un nome diverso. O hanno il coraggio di tenere lo stesso indirizzo e numero di telefono e di cambiare nome e di dire che loro non avevano niente a che fare con l’agenzia o società precedente. A volte queste società non sono intestate nemmeno a loro, agli squali approfittatori, e di questi approfittatori non si saprà mai molto. Né il numero di telefono reale, né dove abitano quando hanno finito di rovinare la vita delle persone che tengono sotto scacco. 

Diffidate da chi cerca di difendere i propri ex-aguzzini, preso da una bizzarra Sindrome di Stoccolma verso i carnefici, dicendo “poverini, non c’è niente di male a fare i venditori porta a porta”. Invece sì, c’è qualcosa di molto perverso in questo giro losco e c’è una malvagità che non conosce limiti. E occorre sapere che la legge italiana negli ultimi anni ha cercato di tutelare consumatori e reali aziende oneste e pulite autorizzate alla vendita a domicilio, in particolare con la legge n.173 del 2005. 

Riportiamo quanto scritto in questo documento, che potrete trovare in forma integrale qui.

In passato la vendita a domicilio è stata regolamentata dall’art. 36 della L. n. 426/1971 e dall’art. 55 del D.M. n. 375/1988. Questa disciplina è stata successivamente recepita, in buona parte, dal D. Lgs. n. 114 del 1998, portante la riforma della disciplina del settore commercio. L’articolo 4, comma 1, lettera h), n. 4 di tale decreto annovera la “vendita presso il domicilio dei consumatori” tra le forme speciali di vendita, dettandone poi la disciplina all’articolo 19. 

I contenuti essenziali possono essere sintetizzati nei seguenti tre punti: 

1. La vendita al dettaglio o la raccolta di ordinativi di acquisto presso il domicilio dei consumatori, è soggetta a previa comunicazione al Comune nel quale l’esercente ha la residenza, nel caso di persona fisica, o la sede legale, nel caso di società (utilizzando l’apposito Modello COM 7). L’attività può essere iniziata decorsi trenta giorni dal ricevimento di detta comunicazione. Nella comunicazione deve essere dichiarata la sussistenza dei requisiti previsti all’articolo 5 del medesimo decreto n. 114 del 1998 e il settore merceologico.

2. Il soggetto, che intende avvalersi per l’esercizio dell’attività di incaricati, ne comunica l’elenco all’autorità di pubblica sicurezza del luogo nel quale ha la residenza o la sede legale e risponde agli effetti civili dell’attività dei medesimi. Gli incaricati devono essere in possesso dei requisiti di carattere soggettivo. L’impresa rilascia un tesserino di riconoscimento alle persone incaricate, che deve ritirare non appena esse perdano i requisiti richiesti. Il tesserino di riconoscimento deve essere numerato e aggiornato annualmente, deve contenere le generalità e la fotografia dell’incaricato, l’indicazione a stampa della sede e dei prodotti oggetto dell’attività dell’impresa, nonché del nome del responsabile dell’impresa stessa, e la firma di quest’ultimo e deve essere esposto in modo visibile durante le operazioni di vendita. Le disposizioni concernenti gli incaricati si applicano anche nel caso di operazioni di vendita a domicilio del consumatore effettuate dal commerciante sulle aree pubbliche in forma itinerante. Il tesserino di riconoscimento è obbligatorio anche per l’imprenditore che effettua personalmente le operazioni disciplinate dal presente articolo. 

3. Alle vendite presso il domicilio dei consumatori si applicano altresì le disposizioni di cui al decreto legislativo 15 gennaio 1992, n. 50, in materia di contratti negoziati fuori dei locali commerciali. 

Chiunque si presenti alla vostra porta, nel tentativo di vendervi un contratto alternativo a quello che avete fatto, senza alcun tesserino di riconoscimento, senza neanche identificarsi, che non rende nota l’azienda o la società per cui lavora, non va fatto neanche continuare, ma va allontanato dalla propria abitazione. Se si riesce, occorrerebbe avvisare il Comune di riferimento, nella speranza che si possano effettuare eventuali verifiche – sempre che i truffatori non abbiano già cambiato nome dell’azienda e sede. La vendita a domicilio è estremamente regolamentata e molti di noi non lo sanno e pensano che sia qualcosa che si fa con un colpo di bacchetta magica.

Gli unici “poverini” sono quelli che si lasciano coinvolgere in questo giro, accettando di disintegrare la propria dignità “pur di lavorare, fare qualsiasi cosa”. Il problema è che non è più lavoro, ma sfruttamento, che è molto diverso dal lavorare. Non accettate nulla che abbia a che fare con queste truffe, al primo sospetto, alla prima campanella d’allarme, allontanatevi. Ma non abbiate paura di dire nome dell’agenzia, indirizzo, tutti i riferimenti possibili a chi di dovere e a chi è stato contattato per cadere nella stessa trappola. Non abbiate paura, ci sono molti siti e gruppi su Facebook che servono per denunciare queste attività. Non vorreste mai che qualcuno di vicino a voi cada nella trappola, giusto? Allora parlatene e fate sapere a tutti chi sono i disonesti e chi ha cercato di approfittare di voi. Il lavoro è una cosa, lo sfruttamento è un’altra. E va fermata, può essere fermata, se si fa scudo comune verso certe pratiche ignobili e inaccettabili

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Arrestato finto esperto guaritore per truffa ai danni di una ragazza

I carabinieri del nucleo investigativo di Siena, nell’ambito una mirata attività investigativa volta a contrastare il fenomeno delle truffe a sfondo pseudo esoterico, hanno tratto in arresto in flagranza di…

I carabinieri del nucleo investigativo di Siena, nell’ambito una mirata attività investigativa volta a contrastare il fenomeno delle truffe a sfondo pseudo esoterico, hanno tratto in arresto in flagranza di reato di truffa aggravata e continuata, un giovane di origine campane, classe 1984, domiciliato a Siena.

L’attività è partita da una denuncia sporta nel mese di giugno da un 25enne, residente nella provincia di Siena, che preoccupato per le condizioni di salute della sua fidanzata, nei mesi passati era stato messo in contatto tramite un conoscente con un giovane, il quale si presentava come un “guaritore esperto in possessioni demoniache”. Quest’ultimo in più occasioni e rafforzando le erronee percezioni della vittima sulle cause della condizione della compagna, è riuscito ad indurlo a consegnargli varie somme di denaro, oltre a monili in oro.

Il valore accumulato, pari a circa 11.000€ era necessario, secondo il parere del “guaritore” a “corrompere il demonio” al fine di abbandonare il corpo della sua compagna. Il disegno criminoso era accompagnato costantemente dal pericolo immaginario che, in mancanza di tali dazioni, la sua fidanzata poteva essere sopraffatta in modo letale dai demoni. L’ultima cessione di denaro è avvenuta nella serata di mercoledì 16 luglio, dove però il presunto “esperto guaritore”, subito dopo l’incontro con la vittima, veniva bloccata dai carabinieri nel nucleo investigativo che lo hanno tratto in arresto ed hanno recuperato il denaro restituendolo alla vittima.

Nella mattinata di ieri, giovedì 17 luglio, il giudice del Tribunale di Siena ha convalidato l’arretso operato dai carabinieri e ha concesso l’assenso al patteggiamento delle pena di reclusione di dieci mesi a carico del truffato reo confesso dei suoi raggiri.

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Sinalunga: arrestato truffatore seriale in flagranza di reato

Nella tarda serata venerdì di 13 giugno, a Sinalunga (SI), i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Montepulciano unitamente a quelli della Stazione di Montepulciano, a seguito di attività…

Nella tarda serata venerdì di 13 giugno, a Sinalunga (SI), i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Montepulciano unitamente a quelli della Stazione di Montepulciano, a seguito di attività investigativa, hanno arrestato in flagranza di reato Roberto Meocci, quarantottenne di Sinalunga.

Il 48enne, trasgredendo gli obblighi imposti dalla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di Pubblica Sicurezza con obbligo di dimora (imposta dal Tribunale di Siena poiché recidivo nel commettere le truffe) ha posto in essere una serie di azioni truffando due coniugi residenti nel Valdarno.

Nella circostanza il Meocci, fingendosi un avvocato e utilizzando false generalità, ha raggirato i titolari di un’azienda, facendosi consegnare in più occasioni denaro contante per un ammontare di 100mila euro. Con vari raggiri e false promesse ha fatto credere di poter risollevare l’azienda dei coniugi valdarnesi, oramai sull’orlo del fallimento. Il Meocci non è nuovo alla giustizia e alle forze dell’ordine, molti i suoi pecedenti per truffa.

L’arrestato, dopo le formalità di rito espletate presso la caserma di Montepulciano, è stato condotto presso la casa circondariale di Siena, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Il giudice era stato chiaro: se ci rifaceva, la porta della cella si sarebbe riaperta, e così è stato.

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Denuncia shock sull’olio extravergine italiano: “Il 70% è falso!”

Il New York Times pubblica un’infografica in cui “smaschera” il suicidio dell’olio extravergine di oliva italiano. Una striscia di quindici vignette firmate da Nicholas Blechman, l’art director del New York…

Il New York Times pubblica un’infografica in cui “smaschera” il suicidio dell’olio extravergine di oliva italiano.

Una striscia di quindici vignette firmate da Nicholas Blechman, l’art director del New York Times Book Review hanno fatto esplodere un caso internazionale: l’infografica, infatti, è una denuncia shock nei confronti del circuito di contraffazione della produzione di olio extravergine in Italia, dove il 69% degli oli immessi sul mercato sono adulterati con oli di bassa qualità provenienti da altri paesi.

Attraverso lo slideshow che potete consultare a questo link, si ripercorre la catena produttiva dell’olio extravergine di oliva, che utilizza anche olive da altri paesi del bacino del Mediterraneo come la Spagna e la Tunisia. L’alterazione provenire dai paesi dove manodopera e materie prime hanno un minor valore, e quindi un minor costo. Infatti l’Italia viene descritta come il principale importatore di olio d’oliva, che mischia l’olio con altre spremiture da differenti materiali vegetali e aggiunge beta-carotene e clorofilla per modificare sapore e colore. L’applicazione del “Made in Italy”, il crollo della qualità della produzione e delle vendite, corrisponde a un vero e proprio suicidio economico italiano.

Il New York Times parla inoltre di come i controlli svolti dai Nas e dai Carabinieri non siano sufficienti a bloccare le contraffazioni, dal momento che i test sono facilmente raggirabili e alcuni produttori fraudolenti hanno protezioni politiche importanti. Il crollo dei prezzi di mercato proietta quindi un’ombra oscura sulle produzioni e sui falsi “Made in Italy”, non solo dell’olio extravergine.

Una denuncia simile non poteva che provocare delle repliche. La Coldiretti Toscana ha risposto con le parole del presidente Tulio Marcelli:

«Le vignette avranno un effetto negativo sull’immagine e sulle vendite all’estero dei nostri prodotti. Purtroppo il New York Times denuncia con forza e con efficacia una situazione che conosciamo bene tutti, politica compresa, ma a cui probabilmente non si vuole dare una risposta chiara. Una legge per la trasparenza e l’etichettatura c’è, è stata approvata dal Parlamento Italiano dopo lunghe ed estenuanti battaglie della nostra organizzazione che hanno avuto un momento importante anche a Firenze, alla Leopolda con la grande mobilitazione, ma Bruxelles sta tentando di insabbiarla. Provo rabbia ma anche tanta tristezza da imprenditore e da produttore perché ne esce sconfitta l’agricoltura della nostra regione, delle persone serie, degli imprenditori che producono con passione, amore e rispetto del consumatore. E’ un danno per l’Italia e per tutti gli italiani. E’ stata messa in discussione la credibilità e la serietà della più importante agricoltura mondiale di qualità»

Una dura reazione anche da parte di Fabrizio Filippi, presidente del consorzio dell’Olio toscano Igp:

“Il New York Times denuncia una situazione che andiamo denunciando da tempo ma che alza il livello del dibattito ulteriormente. Fino a che non capiremo che questa non è la strada giusta, che questo sistema è sbagliato, e che servono pene severe, il miracolo continuerà ad avverarsi puntualmente diventando purtroppo una brutta abitudine. Il nostro olio non è solo italiano, è toscano al 100%; c’è un’etichetta chiara, evidente, un codice di tracciabilità che è sinonimo di serietà e di qualità. I consumatori possono stare tranquilli”

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