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Tag: teatro popolare

Bruscello 2019 – Tutte le notizie

Sponsorizzato da Valdichiana Media e Compagnia Popolare del Bruscello – Notizie e aggiornamenti dall’edizione 2019 del Bruscello Poliziano Doppio cast per l’80esimo Bruscello Poliziano (11/07/19) Fervono i preparativi per l’80esima…

Sponsorizzato da Valdichiana Media e Compagnia Popolare del Bruscello – Notizie e aggiornamenti dall’edizione 2019 del Bruscello Poliziano


Doppio cast per l’80esimo Bruscello Poliziano (11/07/19)

Fervono i preparativi per l’80esima edizione del Bruscello Poliziano, che vedrà rappresentare in Piazza Grande la nuova versione della “Pia de’ Tolomei”; l’appuntamento è fissato per le sere dall’11 al 15 agosto sul sagrato del Duomo di Montepulciano per uno spettacolo che vedrà impegnati circa 200 bruscellanti provenienti dal territorio circostante, per portare avanti una lunga tradizione che affonda le sue radici nel teatro popolare che veniva rappresentato nelle campagne.

Una delle principali novità di questa edizione del Bruscello, che raggiunge il ragguardevole traguardo degli 80 anni consecutivi, è rappresentato dall’introduzione del doppio cast, che permetterà di incrementare la partecipazione nei ruoli dei protagonisti dello spettacolo e fornirà agli spettatori l’opportunità di fruire di un interessante diversivo durante le repliche. Nei giorni dispari, infatti, sarà presente un cast per rappresentare i protagonisti delle vicende della Pia de’ Tolomei, mentre nei giorni pari ci sarà un’alternanza nei ruoli principali.

“Abbiamo introdotto questa novità per coinvolgere bruscellanti giovani nei ruoli primari. – spiega il direttore artistico Franco Romani – Sarà inoltre un modo per favorire la buona riuscita delle parti cantate, in quanto il Bruscello si svolge all’aperto e la possibilità di colpi di vento può danneggiare le voci liriche dei solisti. Il doppio cast ci permetterà di includere fino a 36 bruscellanti nelle parti primarie, che vanno ad aggiungersi ai circa 50 bruscellanti del coro, ai 25 bambini e al gruppo dell’orchestra, per un impegno complessivo che vedrà partecipare oltre 200 persone alla messa in scena del Bruscello.”

Il doppio cast vedrà alternarsi Chiara Protasi e Chiara Scannapieco nel ruolo della protagonista Pia de’ Tolomei, Elisabetta Canapini e Sabrina Dottori nel ruolo della madre e Franco Capitini e Alessandro Collini nel ruolo del padre. Marco Banini e Matteo Benvenuti si alterneranno invece nei ruoli di Nello e di Guido Guido, mentre le ancelle della protagonista saranno interpretate da Irene Tofanini, Daniela Mosca, Giulia Gambacciani, Benedetta Checcarelli, Teresa Zazzaretta e Orsolina Faraldo. Altri personaggi, come quello di Ghino interpretato da Stefano Bernardini, rimarranno gli stessi tutte le sere; in altri casi, come quello del Cantore, assisteremmo a un’alternanza di ruoli tra Stefano Giannotti, Mirco Rubegni, Gabriele Paolucci e Cosetta Batignani (che interpretò il ruolo di Pia nei bruscelli del passato e che sarà un gradito ritorno sul sagrato del Duomo nei giorni 14 e 15 agosto).


La compagnia popolare del Bruscello Poliziano compie 80 anni (21/06/19)

Una storia di entusiasmo e passione: la Compagnia Popolare del Bruscello Poliziano compie 80 anni, un traguardo storico ed eccezionale, che la rende a buon diritto l’associazione più longeva di Montepulciano. Sorta nel 1939 per iniziativa di cultori locali della tradizione del teatro popolare, con lo scopo di divulgare anche nella cittadina di Montepulciano e nel territorio circostante le storie del Bruscello, nel 2019 vengono festeggiati gli 80 anni attraverso una grande rappresentazione in Piazza Grande nei giorni di Ferragosto, dove verrà messa in scena la “Pia de’ Tolomei”.

Il Bruscello è una forma di teatro popolare tradizionale, nato in Toscana e cresciuto con particolare vigore in Valdichiana. Affonda le radici della sua tradizione nei riti agresti dell’antichità e nelle usanze contadine di celebrare con rituali propiziatori la fine della stagione morta e l’inizio della bella stagione. La rappresentazione teatrale era cantata in ottava rima, generalmente con un accompagnamento musicale basato sulla ripetizione di semplici motivetti; veniva messa in scena nei poderi della campagna mezzadrile, piantando un “bruscello” e utilizzando come elemento centrale della scena. Si pensa che il nome “Bruscello” venga proprio da questo albero, un arbusto o un arboscello. Il Bruscello è popolare perché affronta argomenti conosciuti dalla gente e perché è fatto dalla gente: il popolo diventa attore e spettatore nello stesso momento.

La versione moderna del Bruscello è una rappresentazione popolare cantata, che dal 1939 viene rappresentanza in Piazza Grande a Montepulciano nei giorni di ferragosto. Dai teatrini e dalle campagne il Bruscello si sposta sul sagrato della cattedrale: un ampio palcoscenico, davanti a una platea di circa duemila spettatori. Non più una fisarmonica ad accompagnare il canto, ma l’orchestra dell’istituto di musica. E poi un parco luci da grande teatro per lo spettacolo fatto di notte, i costumi e l’attrezzeria arrangiati con cose vecchie lasciano il posto alle sartorie e attrezzerie teatrali, mentre la cantata ripetitiva diventa un testo con più ritmo. Il Bruscello poliziano ha preso una nuova forma, non più spettacolo elementare fatto di una piccola cantata, ma spettacolo totale dal punto di vista teatrale.

Nel 2019, per festeggiare degnamente gli 80 anni della Compagnia Popolare, il Bruscello proporrà come ogni dieci anni la rappresentazione della “Pia de’ Tolomei”, la nuova versione del Bruscello moderno con cui tutto cominciò nel 1939. L’appuntamento è per i giorni dall’11 al 15 agosto in Piazza Grande per un compleanno carico di entusiasmo e passione insieme a centinai di bruscellanti.


La Compagnia Popolare svela l’Anteprima del Bruscello Poliziano (16/05/19)

Ottant’anni di storia, passione e tradizione: la Compagnia Popolare del Bruscello festeggia un traguardo di notevole importanza, un risultato reso possibile grazie ai tanti bruscellanti che nel corso degli anni hanno mantenuto vivo il teatro popolare proveniente dalla civiltà contadina, adattato al mutato contesto sociale e culturale. Come ormai ampiamente annunciato, sarà la “Pia de’ Tolomei” ad essere rappresentata in Piazza Grande a Montepulciano nei giorni di Ferragosto, appuntamento che si ripete ormai ogni dieci anni, per festeggiare il compleanno del Bruscello Poliziano.

Domenica 19 maggio verrà presentata l’edizione numero ottanta del Bruscello, attraverso uno speciale evento presso la sala ex-Macelli, a partire dalle ore 17:30, in cui verrà ripercorsa la storia della “Pia de’ Tolomei”, alla base della prima rappresentazione che avvenne nel 1939 a Montepulciano. L’autore delle musiche Luciano Garosi, l’autrice del libretto Irene Tofanini, insieme ai bruscellanti, ricorderanno le vecchie e nuove arie della “Pia de’ Tolomei”. Durante la serata sarà presentata l’immagine per il manifesto dell’edizione 2019 realizzata da Emanuela Rossi. L’evento si concluderà con un piccolo rinfresco, offerto dal ristorante pizzeria “C’era una Volta” e un brindisi di buon augurio agli ottanta anni del Bruscello Poliziano.

La Compagnia Popolare del Bruscello tramanda la tradizione del Bruscello attraverso la particolare forma di teatro popolare, con canto e recitazione, attraverso la messa in scena di decine di figuranti nello splendido palcoscenico del sagrato del Duomo di Montepulciano, che avviene nei giorni di Ferragosto. Il Bruscello Poliziano è patrocinato dal Comune di Montepulciano, dalla Provincia di Siena e dalla Regione Toscana, in virtù della sua storia e della sua forte valenza culturale.


Aspettando la “Pia de’ Tolomei”, il Bruscello rinnova il direttivo (23/04/19)

La Compagnia Popolare del Bruscello Poliziano si prepara a vivere un 2019 pieno di emozioni: il tradizionale appuntamento estivo con il teatro popolare giunge infatti all’80esima edizione, un traguardo eccezionale e carico di aspettative. Il tema di quest’edizione è già stato annunciato, perché ricorre ogni dieci anni: sarà la “Pia de’ Tolomei”, la nuova versione del Bruscello moderno con cui tutto cominciò nel 1939. Da allora i bruscellanti hanno continuato a mantenere viva la tradizione poliziana che proviene dall’antica civiltà contadina, diventando l’associazione più longeva di Montepulciano.

Per prepararsi al meglio a questo importante appuntamento, la compagnia è già al lavoro da molti mesi, e proprio in questi giorni ha rinnovato il proprio consiglio direttivo. Confermato alla presidenza Marco Giannotti, a cui sarà affiancato il vicepresidente Paolo Abram; la tesoreria è affidata a Gianni Minasi, il ruolo di segretario del consiglio direttivo a Chiara Protasi, mentre è confermata la direzione artistica a Franco Romani. I responsabili dei costumi sono Michele Morgantini e Anna Meconcelli; completano il consiglio direttivo Paolo Parissi, Franco Capitini, Irene Tofanini, Mauro Betti, Dino Protasi e Celso Pallassini.

Il nuovo consiglio direttivo si è già messo al lavoro, sono state proposte e approvate una serie di iniziative su cui ci stiamo già impegnando – commenta il Presidente Marco Giannotti – L’augurio che faccio è quello di arrivare a festeggiare gli 80 anni della Compagnia Popolare del Bruscello con entusiasmo e passione.”

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La Vecchia di mezza Quaresima

A molti sarà capitato di assistere a uno spettacolo del “Sega la Vecchia”, nella sua antica forma contadina o nella sua versione più attuale: si tratta infatti di una tradizione…

A molti sarà capitato di assistere a uno spettacolo del “Sega la Vecchia”, nella sua antica forma contadina o nella sua versione più attuale: si tratta infatti di una tradizione ancora viva nel nostro territorio, collegata alla Vecchia di mezza Quaresima, una figura molto importante nel folclore italiano. Ma quali sono le origini di questa tradizione e quali sono i significati che si nascondono in questa rappresentazione?

Storia e folclore.

La figura della Vecchia è strettamente legata alla festa di Quaresima, ovvero il periodo di quaranta giorni che precede la Pasqua. La Quaresima è una delle principali ricorrenze della religione cristiana, un periodo di digiuno, preghiera e penitenza che prepara alla Pasqua e alla resurrezione. Ma la Quaresima è anche una festività fortemente legata al calendario agrario e al mondo contadino: è infatti il periodo in cui termina l’inverno, la terra si prepara alla primavera e alla rinascita delle messi. È quindi l’ultimo periodo di digiuno e di scarsità iniziato con le festività natalizie (con tutti i riti legati al ceppo e alla fine dell’anno) ed è fortemente intrecciato alle tematiche del Carnevale.

Il “Rogo della Vecia” a Bergamo

In questo contesto si inserisce la Vecchia, che rappresenta l’inverno, il digiuno, l’anno vecchio da scacciare e da “uccidere” simbolicamente per permettere l’arrivo della nuova primavera e far rinascere le messi, nel ciclo delle stagioni che consente la crescita dei nuovi raccolti. La Vecchia poteva essere un fantoccio con sembianze umane oppure un tronco di quercia (ecco un altro legame con il ceppo di Natale e con la Befana) e l’atto della sua sconfitta era celebrato con varie tipologie di cerimonie che comprendevano il segare, il bruciare, l’annegare e altre azioni simili. Un rituale magico, quindi, per scacciare la cattiva stagione e invocare la primavera, che è il fulcro del mondo agricolo (e la Pasqua, che è il l’evento principale della tradizione cristiana).

Diffusione e sopravvivenze.

Per via dello stretto legame con il mondo agricolo e con la Pasqua cristiana, la Vecchia gode di una vasta diffusione in tutta Italia. Dalla Lombardia alla Campania, la Vecchia poteva essere portata in trionfo, segata durante una cerimonia, spaccata oppure bruciata in un falò. L’atto del segare si svolge tendenzialmente a metà della Quaresima, dimezzando simbolicamente il periodo di digiuno e il periodo di attesa per l’arrivo della primavera.

Nel territorio della Valdichiana, la Vecchia è una tradizione documentata almeno per tutto l’XIX secolo: un fantoccio vestito da Vecchia veniva portato in trionfo e in processione per le vie cittadine, accompagnato da folle chiassose, scampanate e baldorie (ecco un altro legame con il Carnevale). Con il tempo è sopravvissuta nella forma di spettacoli itineranti, in sintonia con altre tradizioni simili come il Bruscello e il Calendimaggio; in tali spettacoli, i giovani si spostavano di podere in podere e portavano il fantoccio nelle aie per mettere in scena il “Sega la Vecchia”, ricevendo in regalo uova, vino e altri prodotti agricoli.

Dagli spettacoli itineranti agli spettacoli teatrali il passo è breve: la Vecchia è una tradizione che sopravvive tuttora in forme di teatro contadino, la cui eredità è raccolta e portata in scena da compagnie popolari anche nel nostro territorio.

Per approfondire:

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Il Bruscello Poliziano: intervista alla Compagnia Popolare

Parlare di Bruscello, a Montepulciano, sembra quasi scontato: una manifestazione storica, giunta quest’anno all’edizione numero 77, potrebbe non avere nulla di nuovo da dire. Eppure, quello che ho trovato più…

Parlare di Bruscello, a Montepulciano, sembra quasi scontato: una manifestazione storica, giunta quest’anno all’edizione numero 77, potrebbe non avere nulla di nuovo da dire. Eppure, quello che ho trovato più interessante, quando abbiamo cominciato a collaborare con la Compagnia Popolare del Bruscello, è capire come abbia fatto questa manifestazione a rinnovarsi per così tanti anni, coinvolgendo persone di diverse generazioni, quali cambiamenti abbia dovuto affrontare e come possa avvicinare sempre nuovi “bruscellanti”.

La Compagnia Popolare del Bruscello cura l’edizione del Bruscello Poliziano, che va in scena nei giorni di Ferragosto nella splendida cornice di Piazza Grande a Montepulciano. Una tradizione che si rinnova da 77 anni e a cui partecipano decine di attori e cantanti dilettanti, con l’accompagnamento dell’orchestra, offrendo uno spettacolo unico al pubblico. Perché quella del Bruscello è una tradizione che affonda le sue radici nell’antica forma di teatro popolare che si svolgeva nelle aie e nelle campagne, interpretato dai contadini sulle arie di componimenti famosi o leggende popolari. Nella sua forma attuale il Bruscello Poliziano ha cambiato alcune delle sue strutture musicali e artistiche per venire incontro alle esigenze del pubblico, mantenendo però la sua natura di teatro popolare.

Quella del Bruscello Poliziano è, infatti, una Compagnia Popolare: non siamo di fronte ad attori esperti, né necessariamente ad attori in fase di formazione. Parliamo di dilettanti che interpretano con impegno e passione un ruolo, migliorando le proprie prestazioni artistiche con il passare degli anni, ma inserendosi nel solco di una grande tradizione che è popolare sia nel coinvolgimento di chi interpreta il Bruscello, sia nel coinvolgimento di chi ne usufruisce come spettatore nei giorni di Ferragosto in Piazza Grande. È proprio questa sua particolare natura di teatro popolare, capace di rinnovarsi generazione dopo generazione, che ha suscitato la nostra curiosità. Perché il Bruscello Poliziano è stato capace di arrivare all’edizione numero 77, uno degli eventi più importanti nel cartellone dell’offerta culturale e artistica di Montepulciano, ma senza perdere il contatto con le origini contadine e popolari, e soprattutto riuscendo a coinvolgere continuamente la popolazione poliziana.

alessio dino e franco

Per capire meglio come si diventa “bruscellante” abbiamo intervistato tre membri della Compagnia Popolare del Bruscello, prendendo spunto dalle loro esperienze e dalle loro emozioni per spiegare tutto ciò che si trova dietro la facciata della manifestazione e i motivi che spingono queste persone a perpetuare la tradizione. Alcuni sono bruscellanti da una vita, altri da pochi giorni; alcuni cantano nel coro, altri come solisti. Tutti hanno un ruolo all’interno della Compagnia Popolare, e tutti i nuovi membri possono trovare spazio: quel che più conta, tuttavia, è trovarsi bene insieme e vivere una bella esperienza.

La storia di Dino Protasi potrebbe sembrare una classica storia da bruscellante: 81 anni, una vita dentro la Compagnia Popolare, ancora un corista appassionato. Il suo primo Bruscello è stato nel 1947, quando veniva rappresentata “Santa Margherita da Cortona” e lui era solo un bambino. La passione per il Bruscello è venuta dalla famiglia, perché suo padre Gervasio è stato uno dei fondatori della Compagnia Popolare e l’ha sempre portato alle rappresentazioni estive in Piazza Grande.

Dino abita in centro a Montepulciano, quindi possiamo considerarlo un poliziano DOC: in famiglia sono in tre, tutti e tre bruscellanti. Canta nel coro, aiuta il direttore artistico Franco Romani nella scenografia e nel montaggio, ha sempre atteso con ansia il momento dell’anno in cui iniziano le prove. Ha lavorato per 36 anni come autoferrotranviere, è stato fuori città ma è sempre tornato per partecipare al Bruscello. Prendeva le ferie nei giorni di Ferragosto per aiutare in piazza, fino alla pensione.

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Dino Protasi

“Per me i Bruscelli sono stati tutti belli, non è possibile scegliere. – mi racconta Dino – In questi 70 anni mi sono piaciuti tutti. È una cultura, una tradizione, un’abitudine… e poi mi piace la musica. Ho studiato musica, mi piaceva la fisarmonica. Apprezzo anche l’opera,  la musica classica e la musica leggera… ma la musica del Bruscello mi è sempre piaciuta.”

Ma il Bruscello non è solo per i poliziani. La tradizione a cui si ispira è condivisa da tutto il territorio, perché affonda le radici nella civiltà contadina della Valdichiana. Sono tanti i bruscellanti che provengono da fuori le mura, come Giancarlo Mariottini, che abita a Sinalunga. La sua storia è l’esatto opposto di quella di Dino, perché quello di quest’anno sarà il suo primo Bruscello; la Compagnia Popolare vive proprio di questo, della sua capacità di coinvolgere sempre nuovi bruscellanti a cui passare in staffetta l’eredità del teatro popolare.

Giancarlo si è avvicinato da poco al mondo del Bruscello, soltanto dalla scorsa primavera: ha partecipato alle prime prove, ha cominciato a cantare nel coro, ha fatto conoscenza con le prime persone. Ha scoperto che nella Compagnia Popolare ci sono bambini, ragazzi, adulti e anziani, senza differenze. Non ha mai assistito allo spettacolo in Piazza Grande ma ne ha sempre sentito parlare, e alla fine si è fatto convincere da un amico a provarlo in prima persona.

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Giancarlo Mariottini

“Mi sono lasciato coinvolgere da un amico, cantiamo entrambi nel coro della parrocchia della Pieve di Sinalunga. Non ci sono molte somiglianze con il coro parrocchiale, ma per adesso mi piace. I primi tempi siamo impegnati una volta a settimana con le prove, poi da metà luglio ci vediamo quasi tutte le sere per imparare i brani. Per adesso è un’esperienza completamente nuova, ma molto bella. Volevo cantare in compagnia, conoscere nuove persone, capire come funzionava la Compagnia Popolare dall’interno. “

L’aspetto sociale del Bruscello è forse quello che ha permesso alla Compagnia Popolare di tramandare questa forma di teatro per così tanti anni senza dover mai ricorrere a professionisti. È proprio questo che emerge dalle parole di Elisabetta Canapini, che si sofferma a raccontare quanto siano divertenti le prove: dei momenti goliardici in cui stare insieme e ridere, prima di affrontare la grande emozione degli spettacoli in Piazza Grande di fronte a tutto il pubblico.

La sua storia è diversa dalle precedenti, perché è arrivata al Bruscello quasi per caso. La sua prima esperienza è stata nel 2000 con lo spettacolo “Pia de’ Tolomei”, quando venne convinta dal maestro Luciano Garosi a sostituire un’altra bruscellante che non poteva più partecipare.  Elisabetta aveva sempre visto gli spettacoli fin da bambina, quando i nonni la portavano in Piazza Grande, ma non aveva mai pensato di trovarsi dall’altra parte del palco.

“All’inizio cantavo e recitavo con più incoscienza. Adesso, più passano gli anni e più mi emoziono. Il buio, la piazza gremita, le persone… è un’esperienza emozionante. Tutti noi abbiamo la coscienza di portare avanti una manifestazione che dura da 77 anni ed è fatta da locali e dilettanti, quindi sentiamo una grande responsabilità, che diventa anche uno stimolo positivo per fare del nostro meglio.”

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Elisabetta Canapini

Elisabetta ha portato con sé la sua esperienza nel coro poliziano, ma non si è limitata a cantare: ha interpretato alcuni ruoli come solista, ha fatto la stornellatrice in “Romeo e Giulietta” e tanto altro. Come tanti bruscellanti, nella vita ha un altro lavoro: nel suo caso svolge attività di libera professione come architetto, e racconta di come i suoi clienti rimangano esterrefatti nello scoprire che una piccola cittadina come Montepulciano sia capace di portare avanti una tradizione così longeva con l’impegno volontario della sua popolazione.

L’aspetto sociale, come dicevo, sembra rivestire un ruolo centrale nella Compagnia Popolare, ancor prima di quello artistico (che è comunque notevole, in quanto il Bruscello Poliziano è una delle tradizioni culturali più importanti di tutta la Toscana). Prima di essere una scuola di formazione teatrale, il Bruscello è impegno sociale, è una forma di associazionismo che dimostra la ricchezza di un paese e che permette di portare avanti una tradizione, rinnovandola costantemente con il passare del tempo e passandola di generazione in generazione.

Quella di quest’anno sarà l’edizione numero 77 del Bruscello Poliziano e si terrà in Piazza Grande dal 12 al 15 agosto. Dino, Giancarlo ed Elisabetta, assieme a tutti gli altri membri della Compagnia Popolare, saranno impegnati nel “Bravium”, una storia ambientata nella Montepulciano dell’anno 1337 con la prima gara tra le contrade poliziane. Durante le notti di Ferragosto assisteremo ai frutti del loro lavoro: un teatro popolare che mantiene intatta la sua magia con il passare del tempo, dove non esistono distinzioni di genere, età o provenienza sociale. Un teatro popolare, fatto dal popolo e per il popolo, nello splendido palcoscenico di Piazza Grande.

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Monticchiello e Burundi: legami tra paesi che mancano

Dopo la Valdichiana, la storia di Athanase e della cooperativa Dufatanemunda è sbarcata anche in Valdorcia: il progetto di sviluppo di orti sociali in Burundi, che vi avevamo già raccontato…

Dopo la Valdichiana, la storia di Athanase e della cooperativa Dufatanemunda è sbarcata anche in Valdorcia: il progetto di sviluppo di orti sociali in Burundi, che vi avevamo già raccontato durante l’evento al Lago di Montepulciano, ha infatti avuto il suo spazio anche a Monticchiello, uno dei borghi più affascinanti della Toscana.

Il contesto è quello del Teatro Povero, un’esperienza teatrale che da 49 anni anima le estati di Monticchiello e che vede la partecipazione dell’intero paese. Un’autodramma che porta in piazza questioni cruciali per la comunità, nato dalle esperienze della civiltà contadina e mezzadrile, che non vuole disperdere questo grande patrimonio culturale e umano nelle frenetiche trasformazioni dell’era postmoderna.

Il teatro di quest’anno è andato in scena dal 25 luglio al 15 agosto, con un titolo esemplare: “Il paese che manca”. Una riflessione sulla partenza, sull’andarsene altrove in cerca di riscatto. Un filo conduttore che lega il dramma dei profughi a quello dei piccoli borghi di provincia, svuotati dall’inurbamento e dall’industrializzazione, con il rischio dello sgretolamento del tessuto sociale. Una storia dai risolvi amari, che si conclude con la festa di compleanno dell’ultimo ventenne rimasto nel paese.

T Povero Monticchiello 2015 ph Fabio Rossi

“Il paese che manca” significa anche la perdita di servizi importanti per la comunità

Un tema, tra verità e finzione, che si lega fortemente anche all’esperienza di Athanase e dei giovani che vivono in piccoli paesi di campagna, tra sogni e speranze, incubi e paure. Athanase ci ha raccontato la sua esperienza come attore all’interno del Teatro Povero, e di come questa storia può aiutare il progetto della cooperativa Dufatanemunda:

“Dopo il convegno al Lago di Montepulciano sono stato coinvolto al Teatro Povero di Monticchiello – ci spiega – Grazie a Nicola, che ha raccontato la mia storia agli organizzatori, e loro si sono interessati, comprendendo il legame tra le rispettive vicende. Mi hanno chiesto di inserire una parte nella messa in scena, e ho partecipato volentieri.”

Nell’autodramma, Athanase interpreta sé stesso e racconta la sua storia: nella trama del “Paese che Manca”, infatti, è cruciale la volontà dei giovani che vogliono partire da Monticchiello, andare all’estero e non tornare più. I giovani che non sentono più legame con il proprio paese, sono insoddisfatti, cercano nuovi stimoli per studiare, per lavorare, per vivere una vita migliore in città o all’estero. Athanase si oppone a questa visione: lui si è trasferito in Italia nel 2000, e ama questo paese, ma sente ancora con forza il legame con il suo villaggio d’origine in Burundi.

“Che sia la guerra o il lavoro il motivo della partenza, c’è sempre la voglia di tornare. Casa tua è casa tua, sempre. Il sogno è quello di riuscire a tornare, in qualche modo, oppure di fare qualcosa di importante per il tuo paese d’origine.”

Una partenza che non è una fuga, quindi, ma una speranza di una vita migliore che non si limiti alle vicende personali, che possa trovare risvolti positivi a tutta la comunità. Athanase racconta la sua vita in Burundi, l’esperienza della guerra civile e gli studi di agronomia in Italia, fino alla cooperativa Dufatanemunda e il progetto di sviluppo di orti sociali. Si addolora per il rancore dei giovani che sembrano disprezzare il passato e il loro piccolo paese, e si batte per mantenere un legame con le proprie origini, perché la partenza può anche significare un rafforzamento dei legami con la comunità di origine, non necessariamente un distaccamento traumatico.

“Come esperienza umana, mi sono trovato benissimo. Il paese di Monticchiello è talmente piccolo che c’è un forte senso di comunità, le persone del posto raccontano il loro passato e il loro modo di vivere. È facile trovare persone di 80 anni che hanno la civiltà contadina e che hanno voglia di raccontarti la loro esperienza.”

Forse è un paragone forzato, ma Athanase trova un legame tra Monticchiello e Vugizo, il suo villaggio di origine. Non si tratta di città come Firenze o Arezzo, ma paesi legati alla storia contadina, comunità fatte da persone aperte che si conoscono, che hanno voglia di raccontare le loro esperienze e di condividere le rispettive storie. E che, in qualche modo, ti accolgono come uno di loro.

T Povero Monticchiello 2015 2 ph Elisa Sirianni

Athanase racconta la sua storia a Monticchiello

Il Teatro Povero di Monticchiello è andato in scena per oltre venti giorni, tutte le sere. Se aggiungiamo anche le prove, si tratta di più di un mese di lavoro e di impegno, per Athanase, che nel frattempo doveva continuare il suo lavoro e sistemare la nuova casa in cui andrà a vivere con la fidanzata. Un sacrificio che l’ha portato a dormire solo quattro ore a notte, ma che ha compiuto con passione e volontà, per ringraziare la comunità di Monticchiello della possibilità di condividere la sua esperienza e raccontare la storia di Dufatanemunda.

“A loro interessava la mia storia, e anche il pubblico l’ha apprezzata. Perchè è una storia vera, una storia di chi parte ma vuole tornare, di chi vuole fare qualcosa per il suo paese d’origine. È stata una bellissima esperienza e ringrazio tutti quanti”

Nel frattempo, in Burundi, la cooperativa Dufatanemunda sta portando avanti le pratiche burocratiche e i permessi per l’arrivo dell’acqua negli orti sociali, nonostante il rischio di una nuova guerra civile, facendo seguito alla raccolta fondi del Lago di Montepulciano. Dalla Valdichiana alla Valdorcia, la possibilità di far conoscere la storia di Athanase e il progetto di sviluppo in Burundi si lega fortemente con i piccoli borghi e le realtà contadine, con la voglia di fuggire via ma di costruire un legame con la comunità di origine. Ed è importante far sentire la vicinanza, creare sensibilizzazione e sostegno, facendo crescere la consapevolezza delle rispettive situazioni. Imparando a osservare le somiglianze, più che le differenze, per ritrovare finalmente quel paese che manca.

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Montagnano: si apre il sipario del teatro popolare “Il Giogo”

L’Associazione Teatrale il Carro di Corciano (Pg) con “‘Oh! Finalmente so’ in pensione’” aprirà giovedì 10 luglio, alle ore 21.30, nella Piazza della Chiesa di Montagnano (AR), l’annuale rassegna di…

L’Associazione Teatrale il Carro di Corciano (Pg) con “‘Oh! Finalmente so’ in pensione’” aprirà giovedì 10 luglio, alle ore 21.30, nella Piazza della Chiesa di Montagnano (AR), l’annuale rassegna di teatro popolare “Il Giogo”, la kermesse in programma fino al 19 luglio organizzata dall’omonima Associazione Culturale di Montagnano con la collaborazione del comune di Monte San Savino, l’Associazione Nazionale delle Città del Vino e che quest’anno può fregiarsi della medaglia del Presidente della Repubblica Italiana.

La manifestazione, nata con lo spirito di far rivivere e riproporre al pubblico situazioni, personaggi ed espressioni dialettali tipiche del mondo agricolo, che lo sviluppo della società industriale, purtroppo, ha progressivamente attenuato, decollò intorno al 1990, quando la compagnia di teatro di Montagnano diretta da Lucio Fanetti diede vita al Premio di Teatro Popolare “Il Giogo”.

Il successo ottenuto in questi cinque lustri ne ha fatto una manifestazione ben consolidata, alla quale partecipano ogni anno gruppi teatrali amatoriali provenienti da varie località italiane, seguiti nelle loro performance dai principali media della nostra penisola. Negli ultimi anni, inoltre, alla rassegna sono state aggiunte delle serate gastronomiche a tema, finalizzate alla valorizzazione dei prodotti tipici locali e delle rappresentazioni teatrali delle scuole medie della provincia aretina, che considerano il teatro come importante veicolo formativo per le nuove generazioni.

Unita alla kermesse teatrale edizione 2014, ma fuori concorso ‘La notte della taranta’ con il gruppo Argalio di Corigliano d’Otranto in programma alle ore 22.30 di venerdì 18 luglio, spettacolo preceduto alle ore 20.30 nella Piazza della Chiesa di Montagnano da una cena con i prodotti tipici salentini e dalla presentazione, alle ore 18.30, in Piazza Sant’Agata a Monte San Savino, di ‘Inferno’ il celebre libro di Tommaso Cerno.

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