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Valdichiana e Valdorcia: terre di Rave Party?

Valdichiana e Valdorcia: terre di Rave Party?  Visti gli ultimi accadimenti, la domanda non potrebbe che avere una risposta positiva. I rave party sono feste a base di musica elettronica, acid…

Valdichiana e Valdorcia: terre di Rave Party?  Visti gli ultimi accadimenti, la domanda non potrebbe che avere una risposta positiva.

I rave party sono feste a base di musica elettronica, acid house, techno, jungle, drum & bass, giochi di luce e droga. Sul nostro territoriale nazionale ci sono sempre stati e forse sempre ci saranno, ma fin tanto che accadono lontano dal nostro naso e dalle nostre terre, tutto va bene; leggiamo e sentiamo notizie inerenti ad essi, ma che non suscitano niente di particolare in noi.

Il problema arriva quando il rave party viene organizzato proprio sotto casa tua, a tua insaputa, e il più delle volte nel cuore della notte. “Punkabbestia”, stereotipo coniato per indicare i disadattati, persone che si divertono solo quando perdono il controllo del loro corpo oltre i limiti della decenza, sono coloro che rompono la quiete di paesaggi incontaminati e la tranquillità della gente che vi abita.

Ma cosa succede una volta che la musica si spegne, che gli effetti delle droghe sono passati ed è arrivato il momento di ripartire verso un altro territorio da sfasciare? Sporcizia ovunque, gente che si regge in piedi a malapena, degrado e reazioni incontrollabili con conseguenti danni alle cose e alle persone. Qualche esempio?

“”Punkabbestia” diretti ad un rave party, hanno terrorizzato i viaggiatori del treno Arezzo-Magione, che sono stati costretti a finire nell’ultima carrozza per non essere travolti da quel marasma che mostra il “meglio” della maleducazione giovanile. A sentirsi male durante il viaggio anche una bambina trasportata in ospedale con l’ambulanza del 118. Denunciati in tutto 13 persone, nove italiani e quattro stranieri, di età tra i 16 e i 25 anni, di cui 10 residenti in provincia di Roma, due in provincia di Perugia, uno in provincia di Torino. (PerugiaToday.it 24-06-2014)

“Grosseto, carabinieri presi a bastonate a un posto di blocco: appuntato gravissimo. I colpevoli quattro ragazzi reduci da un rave party nei pressi di un campo vicino al fiume Fiora, sotto la frazione di Sovana. (Il Messaggero.it 25-04-2011)”

I rave party spesso vengono organizzati da persone straniere, all’insaputa di tutte le amministrazioni del luogo prescelto. Quello in Valdorcia, come quello in Valdichiana di qualche mese fa, secondo le indiscrezioni è stato fatto infatti imbastito da stranieri in un terreno privato e questo, di fatto, ha limitato la possibilità di intervento da parte delle forze dell’ordine (va inoltre ribadito che il proprietario del terreno non aveva dato alcun permesso ed era contrario allo svolgimento dell’evento). Per evitare che la situazione potesse in qualche modo degenerare, si è deciso di attivare un servizio di controllo continuo che ha visto impegnati sul territorio carabinieri, polizia, guardia di finanza, forestale, polizia provinciale e municipale. Si è praticamente scomodata un’intera comunità per una festicciola tra punk!

Non intendo denunciare chi partecipa a queste feste: ognuno è libero di divertirsi, drogarsi e ubriacarsi come, quando e quanto vuole, a patto che non disturbi il prossimo. Quello che critico è la modalità di organizzazione e di svolgimento delle stesse. Questi signori non potevo organizzare le loro “sobrie festicciole” nei loro giardini di casa, invece di rompere la quiete e la tranquillità dei nostri territori, patrimonio dell’umanità, a suon di decibel e droga?

Di solito, quando si organizzano feste, c’è sempre un iter burocratico da seguire e regole da rispettare, mentre invece per i rave party sembra che tutto sia concesso. Feste in cui non vengono richieste autorizzazioni, non vengono assolti gli obblighi come il pagamento dei diritti d’autore o il rispetto delle normative igienico-sanitarie nella somministrazione di cibo e bevande, dove la droga diventa spesso parte integrante del divertimento dei giovani presenti, senza, ovviamente, tenere in considerazione la situazione dei territori dopo il passaggio di questa folla di punkabbestia.

I rave party esistono dagli anni ’80, sono nati in Inghilterra per poi espandersi in tutta Europa. L’obiettivo è quello di divertirsi, di trasgredire, di ribellarsi e di andare contro le regole imposte ogni giorno dalla nostra società ormai andata in panne.  Anche il rave ha una sua dignità nella storia e nella società del passato, quindi, e ne avrà sicuramente una in futuro! Non voglio infatti sostenere che queste feste debbano essere bandite, ma forse andrebbero riviste sotto tutti i punti di vista, tenendo conto del cambiamento del modo di divertirsi. Non è giusto che chi non vuole partecipare al rave party sia costretto a perdere il sonno per tre notti di fila, a causa dei decibel che oltrepassano la soglia legale. Non è accettabile trovare estranei nel proprio cortile che dormono e urinano, non è eticamente corretto essere obbligati a vedere il nostro territorio completamente sommerso dai rifiuti per colpa degli incivili ed esserne costretti a pagarne le conseguenze.

Personalmente comprendo anche i punkabbestia, il loro modo di divertirsi e le loro festicciole, pur non condividendo le loro azioni. Tuttavia, i partecipanti a questi rave party dovrebbero mostrare maggiore rispetto per le persone e per i luoghi, privati o pubblici, che occupano abusivamente. Luoghi che invadono senza il beneplacito delle amministrazioni o dei proprietari, infrangendo il nostro ordine e il nostro silenzio. Ma temo che sia un appello che finirà inascoltato, perché hanno dimostrato di non conoscere, o di ignorare, il significato della parola rispetto.

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