La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: rinascimento

La storia del Palio raccontata attraverso gli abiti

Il Palio dei Somari di Torrita di Siena non è solo la gara sul tufo disputata dalle otto contrade della città, ma è anche aggregazione, entusiasmo e rievocazione storica. Nei…

Il Palio dei Somari di Torrita di Siena non è solo la gara sul tufo disputata dalle otto contrade della città, ma è anche aggregazione, entusiasmo e rievocazione storica. Nei giorni del Palio, il palazzo comunale, la chiesa SS. Flora e Lucilla, Piazza Matteotti fanno da cornice ad una serie di spettacoli che ripercorrono gli anni in cui il castello di Torrita era conteso tra Siena e Perugia perché considerato territorio fertile e ricco.

Nel 1358, infatti, il Comune di Perugia, a seguito di una cocente sconfitta con Siena, cercò di conquistare Torrita. I perugini inviarono nel campo avverso il guanto di sfida e vedendo avanzare il nemico, Anichino, condottiero di ventura stabilitosi a Torrita, uscì dalle mura del castello, ma i perugini, in superiorità numerica, circondarono i mercenari senesi e catturarono Anichino provocando la ritirata delle milizie. La contesa tra le città di Perugia e Siena si concluse a Firenze nel 1359. Le due città, debilitate dai costi delle battaglie, dalle devastazioni delle milizie mercenarie e dalle loro richieste di ingenti somme di denaro per interrompere i saccheggi, dettero esecuzione ad un accordo già sottoscritto ad Arezzo nel 1358 che stabiliva una limitata autonomia di Montepulciano, mentre Perugia doveva ritirarsi da molti castelli conquistati in Valdichiana.

Ed è proprio dalla vicenda del 1358 che parte la storicità e la spettacolarità del Palio dei Somari di Torrita. Quell’Anichino che richiamava l’attenzione dei torritesi, quel rullio dei tamburi e quello squillare di chiarine che risuonavano nei borghi, quello sventolare di bandiere che coloravano il cielo sopra Torrita, rappresentano tutt’oggi un segnale inconfondibile per i torritesi pronti a combattere e a festeggiare come fecero i loro antenati dal 1358 al 1425.

Ovviamente come in tutte le feste che si rispetti non può mancare un corteo che gioiso sfila per le vie del paese e anche Torrita ha il suo. Un corteo imponente ed elegante che da 51 anni, la mattina della giornata del palio, sfila in maniera impeccabile per i borghi del centro storico e che con i suoi abiti riesce a raccontare l’origine della manifestazione, dagli anni di Anichino e del Podestà, fino agli anni ’60 quando un gruppo di torritesi dette inizio a tutto.

Francesca Ardanese, componente della Commissione Corteo Storico, mi spiega che il corteo  che tutt’oggi sfila per le vie del paese si inserisce proprio in quel lontano 1425 quando Torrita era in festa per la liberazione del castello e la consacrazione della Chiesa di SS. Flora e Lucilla. Abiti rinascimentali preziosi e imperiali tirati a lustro per farsi ammirare nella sua bellezza e rendere la manifestazione ancora più ricca dal punto di vista storico.

La donna, tra il 1400 e il 1500, indossava vesti, lunghe e voluminose, che mettevano in evidenza la vita e scoprivano il seno, reso importante con ampie scollature che variavano a seconda dell’età della dama. Le stoffe si arricchirono rispetto al passato, comparvero infatti sete e velluti molto spessi, a volte intarsiati con oro o argento. Le maniche persero molta della loro ampiezza, diventarono più aderenti e più lunghe, mentre il polsino arrivava fino alla punta delle dita.  Lo strascico rimase solo nelle grandi occasioni cerimoniali, in cui era sorretto dalle damigelle. I vestiti erano spesso composti da due lembi, uno dietro ed uno davanti: la parte anteriore del vestito era composta da due strisce di stoffa che si riunivano all’altezza del busto, e sopra erano tenute insieme da nastrini abbottonati.

Gli abiti degli uomini tendevano a mettere in evidenza la linea del corpo scoprendo tutte le forme. I giovani preferivano vestire con una specie di giaccone, detta guarnacca, e una cinghia in vita. Più tardi la guarnacca prese il nome di farsetto, il giaccone diventò più attillato e venne arricchita con pieghe che si aprivano per lasciar vedere le calzebrache. Spesso le calze erano di colore diverso e poteva essere di panno, velluto o seta.

Dettagli, stoffe e materiali pregiati, sono i particolari che non devono assolutamente mancare in un corteo storico perfetto che cerca di rispecchiare i canoni dell’epoca.

Francesca mi dice che negli anni gli abiti del corteo torritese sono stati oggetto di studio da parte della Commissione Corteo Storico e dalle sarte di contrade. Molte le ricerche filologiche fatte con lo scopo di ricostruire modelli sempre più precisi di quell’epoca per fornire alla manifestazione la giusta collocazione storica e lasciare una testimonianza della moda del tempo. Grazie a queste ricerche il corteo storico si è arricchito di nuovi abiti e infatti, domenica 19 marzo giorno del Palio, sfileranno per la prima volta, nel corteo del Comune insieme ai tamburini, alle chiarine e agli sbandieratori, l’abito del Podestà, delle ancelle e dei soldati con gli scudi ricostruiti fedelmente sia nelle fattezze che nei materiali.

Ciò che più affascina del Palio dei Somari, oltre alla corsa, è l’innegabile tuffo nel passato che gli organizzatori di questo evento riescono a regalare al pubblico. Nonostante la manifestazione abbia avuto una naturale evoluzione, l’atmosfera che si crea a Torrita nei giorni del palio è pregna di storia, notizie e aneddoti che non per forza rimandano ai tempi di Anichino, Ghino di Tacco, Podestà e Ancelle, ma che vivono nella mente della gente, che orgogliosa racconta le sue origini attraverso questa festa.

Gli abiti storici del corteo sono in mostra nei locali della Biblioteca Comunale insieme alla consueta mostra retrospettiva che quest’anno diventa multimediale guardando indietro ai 50 anni di storia del Palio.

Sitografia:

http://www.italiadonna.it/public/percorsi/01052/0105254b.htm

http://ilmondodiaura.altervista.org/RINASCIMENTO/ABBIGLIAMENTO1400.htm

www.comunetorritadisiena.it

 

 

 

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Machiavelli e i popoli della Valdichiana ribellati

Niccolò Machiavelli è uno dei principali protagonisti del Rinascimento italiano. Fiorentino, fondatore della scienza politica moderna, ha scritto trattati di etica e di politica studiati in tutto il mondo. Soprattutto…

Niccolò Machiavelli è uno dei principali protagonisti del Rinascimento italiano. Fiorentino, fondatore della scienza politica moderna, ha scritto trattati di etica e di politica studiati in tutto il mondo. Soprattutto il famosissimo “De Principatibus (Il Principe)” che illustra i suoi pensieri e i suoi consigli su come organizzare uno stato e mantenere il consenso in maniera stabile e duratura.

Molto meno famoso, ma degno d’interesse, è la breve relazione del Machiavelli dal titolo “Del modo di trattare i popoli della Valdichiana ribellati”. Scritta nel 1503, la relazione si concentra sulla ribellione al dominio di Firenze da parte degli abitanti della Valdichiana (chiamati semplicemente “gli aretini”) e sulla risposta politica da parte dei fiorentini.

Machiavelli è molto critico nei confronti delle scelte effettuate da Firenze, che non ha raggiunto l’obiettivo finale di sedare la ribellione e ha provocato ulteriore odio da parte dei popoli della Valdichiana. A suo avviso sono stati fatti dei gravi errori di valutazione, poiché ai ribelli non sono stati proposti nè patti benevoli nè sono stati definitivamente distrutti, togliendo ogni possibilità futura di ribellarsi. A supporto della sua posizione, Machiavelli porta l’esempio dell’antica Roma e del suo modo di trattare i popoli ribelli nel Lazio:

“I Romani pensarono una volta, che i popoli ribellati si debbano o beneficare o spegnere, e che ogni altra via sia pericolosissima. A me non pare che voi agli Aretini abbiate fatto nessuna di queste cose, perché e’ non si chiama benefizio ogni dì fargli venire a Firenze, avere tolto loro gli onori, vendere loro le possessioni, sparlarne pubblicamente, avere tenuti loro i soldati in casa. Non si chiama assicurarsene lasciare le mura in piedi, lasciarvene abitare e’ cinque sesti di loro, non dare loro compagnia di abitatori che gli tenghino sotto, e non si governare in modo con loro, che negl’impedimenti e guerre che vi fossero fatte, voi non avessi a tenere più spesa in Arezzo, che all’incontro di quello nimico che vi assaltasse.”

Il modo di affrontare la ribellione dei Romani, per Machiavelli, è quello corretto: non potendo avere la meglio sui Falisci, li distrussero e costruirono una nuova città chiamata Civita Castellana. Firenze, invece, non ha raggiunto un accordo benevolo con Arezzo e la Valdichiana, nè ha distrutto completamente i ribelli: anzi ha imposto gravi tasse e ha spinto la popolazione a odiare ancor di più i loro governanti. Una scelta politica pericolosissima, che non ha risolto il problema, ma anzi l’ha esasperato.

L’intera relazione, per chi fosse interessato, può essere letta su Wikisource. Quello che mi sembra interessante sottolineare, comunque, è che in questo trattato precedente a “Il Principe”, Machiavelli comincia delineare la sua etica. Si comincia a descrivere la necessità di una figura politica che persegue i suoi scopi in modo determinato, usando il buon esempio della storia antica e con particolare attenzione all’etica umanistica piuttosto che alla teologia religiosa. Una figura, quella del Principe, capace di riunire la frammentazione italiana tra Stati divisi e lotte intestine per il potere, corporazioni e clientele. Un’Italia dominata dai compromessi, dalle debolezze dei governanti, incapace di suscitare il senso di appartenenza e di identità tipici di quella che sarebbe diventata la nazione in senso moderno.

Nella relazione sul modo di trattare i popoli della Valdichiana ribellati, inoltre, il Machiavelli pone l’accento su un tema che diventerà fondamentale nei suoi trattati successivi, ovvero sull’atteggiamento che un principe debba tenere nei confronti dei suoi sudditi. Meglio essere amati o temuti? Entrambe le cose, idealmente. Ma è praticamente impossibile per un principe, che è comunque un essere umano, riuscire ad essere contemporaneamente amato e temuto: nel dubbio, quindi, meglio essere temuti. Il principe deve suscitare timore, ma senza mai rendersi odioso, poiché l’odio costituisce il primo stimolo per la ribellione e la perdita del potere, come accaduto con i popoli della Valdichiana.

Il Principe di Machiavelli, quindi, non è perfetto, poiché la perfezione non è umana: è un governante che raggiunge il miglior risultato possibile, prima di tutto per il popolo e per lo Stato. Una figura umana, cinica e concreta, che mette al primo posto la ragion di stato rispetto alla sua stessa poltrona.

Chissà se gli attuali governanti di Roma e di Firenze oppure i politici locali hanno preso spunto dalle parole di Machiavelli e ne condividono l’etica!

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Palio di San Cassiano: “A Banchetto con la Sfida”

Sabato 2 agosto il banchetto rinascimentale lancerà la sfida tra le quattro contrade per il Palio di San Cassiano San Casciano dei Bagni è in fermento: si avvicina il giorno di…

Sabato 2 agosto il banchetto rinascimentale lancerà la sfida tra le quattro contrade per il Palio di San Cassiano

San Casciano dei Bagni è in fermento: si avvicina il giorno di San Cassiano, patrono della cittadina. E, come da tradizione ormai consolidata, la domenica precedente alla festa del patrono si terrà il Palio di San Cassiano, in cui le quattro contrade in cui è suddiviso lo splendido borgo alle porte della Toscana competeranno alla conquista della vittoria finale. Tra prove di abilità e giochi popolari, cortei in costume e la corsa finale tra le carriole, le contrade di Campanile, Gattineto, Porticciola e Pozzo sono pronte a gareggiare per il palio.

CENA RINASCIMENTALE-LANCIO SFIDAIn attesa del Palio di San Cassiano, che si terrà domenica 10 agosto, un altro importante appuntamento sta per animare la cittadina di San Casciano dei Bagni: ” A Banchetto con la Sfida”. Sabato 2 agosto, infatti, si terrà un caratteristico banchetto con cena rinascimentale nella Piazza del Comune, e sarà l’occasione per le quattro contrade di lanciare ufficialmente la sfida per il palio. La rievocazione storica del banchetto inizierà alle ore 21:00 e sarà allietata dal gruppo musici e spadaccini della città di Chiusi. Alla fine della serata, le quattro contrade di San Casciano dei Bagni si lanceranno la sfida per il Palio di San Cassiano a colpi di stornelli toscani.

Un pò di storia. Nel 1995 l’Associazione Giovanile di San Casciano dei Bagni propose alla cittadinanza di organizzare le quattro contrade: Campanile, Gattineto, Porticciola e Pozzo, stabilendone i confini e promuovendo la costituzione di Statuti che ne regolassero la struttura organizzativa. Sono state fissate le regole per lo svolgimento dei giochi fra le Contrade, allo scopo di riscoprire il clima di festa che caratterizzava le stagioni di “bagnatura” nei secoli XVI-XVIII per allietare il soggiorno dei numerosi “bagnaioli” che venivano a curarsi con le acque termali del borgo toscano. Nacque così il Palio di San Cassiano. La festa si svolge tradizionalmente la domenica precedente la festa di San Cassiano (13 agosto), patrono della cittadina.

Per informazioni e prenotazioni relative al banchetto con cena rinascimentale di sabato 2 agosto potete rivolgervi all’ufficio turistico di San Casciano dei Bagni in Piazza Matteotti n° 41, telefono 0578-58141, entro il 1° agosto alle ore 13. www.paliodisancassiano.it

 

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