La Valdichiana

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Tag: licei poliziani

Non c’è più tempo per il silenzio. ‘La mafia uccide, il silenzio pure’

Giornalismo e mafia, intesa come organizzazione criminale retta sull’omertà e regolata da riti, legami familiari e percorsi iniziatici peculiari che ciascun appartenente, detto affiliato è tenuto a rispettare, non sono…

Giornalismo e mafia, intesa come organizzazione criminale retta sull’omertà e regolata da riti, legami familiari e percorsi iniziatici peculiari che ciascun appartenente, detto affiliato è tenuto a rispettare, non sono mai andati d’accordo. Spampinato, De Mauro, Siani, Impastato, sono solo alcuni dei giornalisti morti per mano mafiosa perché oltre che a cercare di cambiare le cose nella loro terra d’origine, stavano facendo il loro lavoro, ovvero raccontare i fatti del proprio territorio.

Raccontare significa indagare, esporsi agli eventi, e spesso navigare controcorrente per portare a galla verità scomode che fanno traballare chi costruisce imperi economici sulle menzogne. Questo dovrebbe essere il giornalismo del XXI secolo, un giornalismo che agisce nel presente e non gira la testa dall’altra parte, che cerca di comprendere l’evoluzione dei fenomeni e le nuove forme che assume la società senza prostrarsi al potere.

Purtroppo ci sono ancora giornalisti che muoiono perché raccontano, altri che vivono costantemente nella paura di fare il proprio mestiere e altri ancora che per raccogliere informazioni subiscono vessazioni e violenze. Ne sono un esempio i fatti di Ostia con la testata in pieno volto data da Roberto Spada, fratello del boss condannato a 10 anni di carcere, al giornalista di Nemo Davide Piervincenzi, mentre stava indagando sull’appoggio politico degli Spada a CasaPound durante le elezioni comunali.

Il caso di Ostia, oltre a mettere in luce le difficoltà che ancora vive il giornalismo, dimostra che nel nostro Paese la mafia continua ad affermarsi. La domanda sorge spontanea: in tutto questo lo Stato dove’è, cosa sta facendo?

Poco più di un mese fa la Camera ha varato il codice antimafia che punta a velocizzare le misure di prevenzione patrimoniale, rende più trasparente la scelta degli amministratori giudiziari, ridisegna l’Agenzia per i beni sequestrati e include corrotti, stalker e terroristi tra i possibili destinatari dei provvedimenti. A oggi sono quasi 20mila i beni confiscati alle mafie, tramite sequestro preventivo, a cui si aggiungono 2.876 aziende. Altri 20mila i beni confiscati (tra terreni, aziende e immobili) con procedimenti di natura penale. Immenso il valore: quasi 30 miliardi.

Del codice antimafia ne ha parlato l’On. Rosy Bindi, presidente della Commissione antimafia della Camera, intervenuta durante l’incontro organizzato dai Licei Poliziani in occasione del XXV anniversario delle stragi di mafia, in cui sono stati ricordati  Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Don Pino Puglisi. L’On. Bindi ha affermato che lo Stato deve lavorare molto per mettere in campo politiche di giustizia di contrasto al sistema mafioso.

“Noi ci definiamo il Paese delle mafie, ma allo stesso tempo siamo il Paese delle lotta contro le mafie. Abbiamo una legislazione e apparati di Magistratura che altri Paesi non hanno e neppure conoscono, come per esempio il reato di associazione mafiosa. […] Ormai il numero dei Comuni che vengono sciolti per infiltrazioni mafiose è molto alto; nell’ultimo mese sono stati sciolti altri cinque Comuni in Calabria e quando un’amministrazione comunale è soggiogata al potere mafioso, per voti di scambio, non persegue più l’interesse della comunità e come tale va sciolto. Allo stesso tempo però la desertificazione della politica non aiuta le comunità a rinascere e quindi stiamo lavorando su delle misure che colpiscano in maniera chirurgica le parti malate salvando quello buone e motivando i cittadini alla buona amministrazione. […] Mentre abbiamo assicurato alla giustizia la mafia delle stragi che ci hanno portato via Falcone, Borsellino, Mattarella e Don Puglisi, le altre mafie sono ancora molto forti e quindi serve un cambio di passo non solo dello Stato ma di tutti noi”.

A chi dice che la mafia arriva dove lo Stato non è riuscito ad arrivare, l’On. Bindi risponde:

“È sempre stato così.  Presentarsi come ‘uomini d’onore’ è una delle forme di consenso che la mafia ha usato da sempre per imporre il proprio potere. Loro cercano intese dicendo che: ‘lo Stato li ha lasciati soli’ e questo è un sistema difficile da scardinare. In alcuni territori, non solo ad Ostia, ma anche nella Locride, nei quartieri palermitani (solo per citarne alcuni), si arriva quasi a giustificare tutto questo con una semplice frase: ‘la mafia c’è perché non c’è lo Stato’, questo può essere vero ma non giustifica la mafia. Per combattere la mafia servono politiche di giustizia che diano lavoro, prospettive di vita, buona crescita. La mafia è la causa del sottosviluppo di un territorio non l’effetto, ma fin quando mancheranno scuola e lavoro e i cittadini non avranno gli stessi diritti di tutti gli altri sarà difficile scardinare il consenso della mafia”.

Chi da 24 anni cerca sradicare il sistema mafioso agendo dal basso e quindi operando tra la gente è il professore Maurizio Artale del Centro di accoglienza antimafia “Padrenostro” di Palermo che sta continuando l’opera  di padre Pino Puglisi che sognava di realizzare la prima scuola di Brancaccio, un quartiere di Palermo.

Era il 15 settembre del 1993 quando la mafia uccise Don Pino Puglisi. Con la sua morte, la mafia voleva interrompere l’opera di cambiamento che Don Pino aveva in mente, ma dopo 24 anni sono stati realizzati quasi tutti i sogni che il parroco aveva per quella comunità e per il 25esimo anno dalla sua morte c’è in progetto la realizzazione di un asilo nido.

Il professore Artale è intervenuto all’incontro per il XXV anniversario delle stragi di mafia, organizzato dai Licei Poliziani. Artale ha spiegato come ha lavorato con i ragazzi di Brancaccio per far ritornate in loro la fiducia nei veri valori della vita e facendo capire loro che la mafia non è portatrice di valori positivi.

“La prima cosa che i giovani devono comprendere è che non bisogna farsi rubare la speranza da nessuno. Il nostro centro è la testimonianza che tutte le cose che sono state fatte, ovviamente con alcuni momenti di sconforto e solitudine,  sono state realizzare con l’impegno quotidiano e questo dimostra come vale la pena stare dalla parte delle legalità”.

Parlando di Totò Riina, Artale dice:

“Dobbiamo cambiare l’ordine di riflessione: Riina è morto dopo 25anni di carcere, quindi lui è uno sconfitto, non è un vincitore. Quello che il giornalismo ha fatto fino ad oggi, ovvero parlare di Riina come il Capo dei Capi, è uno degli errori che continuiamo a fare. Tutti devono sapere che i mafiosi che reggeva le fila siciliane e dell’Italia sono in carcere e moriranno in carcere. Ai ragazzi quindi va detto che stare dalla parte di Riina significa bruciarsi la vita”.

Dopo i fatti di Ostia è tornata ancora più di prepotenza la frase pronunciata dal giornalista Peppino Impastato più di 40 anni fa: ‘La mafia uccide, il silenzio pure’. Dobbiamo scrollarci di dosso l’etichetta di Paese omertoso, dobbiamo sconfiggere la paura di parlare e allo stesso tempo dobbiamo imparare ad ascoltare. Non serve a niente parlare se poi non sappiamo ascoltare, anche perché mettendoci in ascolto possiamo cambiare la nostra società e di conseguenza chiedere politiche di crescita e provvedimenti che migliorino la vita, sconfiggendo chi invece del silenzio fa una ricchezza personale a scapito di un intero Paese.

 

 

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“Sesso&Giardinaggio” agli Arrischianti. Intervista a Carlo Pasquini

Sesso e Giardinaggio è uno spettacolo liberamente tratto dalla pièce inglese – ormai un classico del teatro di protesta degli anni settanta – Nemico di Classe di Nigel Williams. Il plot si…

Sesso e Giardinaggio è uno spettacolo liberamente tratto dalla pièce inglese – ormai un classico del teatro di protesta degli anni settanta – Nemico di Classe di Nigel Williams. Il plot si snoda all’interno di una squallida aula di un istituto scolastico di periferia, frequentato dai figli del sottoproletariato urbano. I  protagonisti sono sette adolescenti reietti, abbandonati a loro stessi. Attendono l’arrivo di un insegnante o di una guida, di un riempitivo di quel vuoto che li costringe ad autogestirsi, a confrontarsi tra loro con una crescente aggressività. Il testo ha una fulgente carica simbolica riottosa, propria di quegli anni di grande tensione sociopolitica, la quale oggi non sembra per nulla lenita. A portarlo in scena, al Teatro degli Arrischianti di Sarteano, l’11 e il 12 novembre 2017, è il neonato gruppo teatrale FUC – Formare Una Compagnia. L’assetto della comitiva trova la sua matrice nell’esperienza ultradecennale di LiceiTeatri, i laboratori diretti da Carlo Pasquini nelle scuole superiori del territorio. Proprio lui, l’artefice del nuovo gruppo che debutta in questa occasione, risponde alle domande de La Valdichiana in una pausa tra le prove, nella sala di regia al primo ordine di palchetti del teatro sarteanese.

Sesso e Giardinaggio è una rielaborazione abbastanza libera di un testo di Nigel Williams. Come hai lavorato sull’originale e che tipo di versione proponi per questo spettacolo?

Dunque, lo scheletro della vicenda è quello dell’originale ed è bellissimo. Il gruppo di ragazzi di una scuola in una periferia qualsiasi che si confrontano e si scontrano. Sulla base di questo l’ho adattato sugli attori che avevo a disposizione. Ho aggiunto alcuni personaggi che nell’originale non ci sono. Le modifiche sono state strumentali. L’ho ampliato e ho cambiato il finale, ma la struttura segue Williams. Ho cercato anche di mantenere quello spirito ribelle e arrabbiato, che caratterizzava un certo tipo di teatro in quell’epoca: in Gran Bretagna avevano la Thatcher, c’erano notevoli differenze di classe, ed oggi la situazione in Italia non è poi così diversa, anzi forse è pure peggiorata. La riproposta adotta i linguaggi del presente ma con quello stesso spirito.

La strumentalità delle modifiche e delle interpretazioni, hai detto, è in funzione della compagine di attori che hai a disposizione. Come è venuta fuori questa neonata compagnia da te diretta?  

Io ho sempre preferito non formare una compagnia vera e propria, anche se durante le mie esperienze a Monticchiello ho avuto a che fare con gruppi fissi di giovani e di bambini. Ho sempre costruito gruppi di attori per ogni spettacolo, secondo le suggestioni che mi arrivavano durante il confronto con un testo. Poi è chiaro che lavorando spesso con attori locali ci sono alcuni attori che a mio parere erano più bravi con cui ho lavorato più frequentemente. Dopo vent’anni di esperienza nei laboratori fatti presso i Licei Poliziani, in cui ho radunato tanti ragazzi nel corso del tempo, ho pensato di aggregarne alcuni in una compagnia. In questi anni ho prodotto spettacoli seri, per i licei poliziani, in cui i ragazzi stessi prendevano tutto molto seriamente, appassionandosi. Ho avuto gruppi da quindici, da venti, negli ultimi anni addirittura da quaranta ragazzi. Ho voluto raccogliere tutta questa energia, questa voglia di partecipare, che non era solo voglia di stare su un palco, ma voglia di aprirsi ad un percorso creativo, voglia di lavorare su materiali nuovi.  Alla chiamata hanno risposto in molti e insieme abbiamo fondato questa realtà. C’è un clima molto buono, devo dire. Mi piace l’idea di seguirli e con loro di sperimentare cose nuove, tornare a scrivere testi originali. Ovviamente partiamo da zero, non abbiamo un teatro fisso, non abbiamo finanziatori. Per adesso andiamo avanti con la passione, poi vedremo.

Il regista Carlo Pasquini

Visto che abbiamo parlato dell’esperienza ventennale dei Licei Teatri, come interpreti la componente didattica e formativa di questo modo di fare teatro?

Dunque nel fare teatro a scuola c’è un preciso intento pedagogico. La risultanza non è il mero aumentare le capacità espressive degli individui, cosa che pure avviene, ma c’è una componente che credo sia la  principale ed è quella di dare loro un interesse per la creazione; fornire loro una disposizione all’atto creativo, che nasca da un’idea, da una cosa quindi immateriale, che non si vede, che non ha colore né peso, e come – attraverso di loro e i loro corpi – si raggiunga un risultato materiale, visibile, godibile.

Tra questi allievi magari è capitato che qualcuno avesse l’ambizione di intraprendere la carriera professionale. Qual è lo scarto di cui si dovrebbe tener conto passando da una compagnia studentesca a una carriera professionale.

Lo scarto, in definitiva, lo da il grado di curiosità con cui si affronta il mondo. Per cui, a 18 anni che tu reciti bene non basta. Bisogna che al contempo ci sia un allargamento della propria coscienza alla ricerca di tutti gli interessi artistici. Una curiosità elevata a potenza per cui si comincia a leggere libri, si incominci a leggere i quotidiani a interessarti, vedere spettacoli e film. Cultura umana prima che professionale.

Ecco, questo spettacolo è un ottimo punto di partenza per acquisire strumenti critici, per costituire una cultura umana. Sesso e Giardinaggio sarà a Sarteano nel weekend dell’11 e del 12 novembre 2017. Ad interpretarlo saranno Giovanni Pomi, Emma Bali, Giuliano Scroppo, Andrea Uscidda, Luca Amirante, Federico Vulpetti, Elena Salamino, Cristiana Bruni e Lara Frosoni. La regia è di Carlo Pasquini.

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Viaggio dell’anima verso le stelle – ‘IItinerarium mentis in sidera’

Matteo Caldi, studente della classe III del liceo scientifico di Montepulciano racconta per La Valdichiana la Lectio Magistralis del prof. Federico Ferrini, direttore dell’Osservatorio Gravitazionale Europeo EGO-VIRGO di Cascina, che…

Matteo Caldi, studente della classe III del liceo scientifico di Montepulciano racconta per La Valdichiana la Lectio Magistralis del prof. Federico Ferrini, direttore dell’Osservatorio Gravitazionale Europeo EGO-VIRGO di Cascina, che si è svolta nell’ambito della Settimana Scientifica organizzata dai Licei Poliziani e dedicata alle ‘Macchine Volanti, da Leonardo Da Vinci alla ricerca spaziale’.

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Parafrasando la celeberrima opera di San Bonaventura da Bagnoregio – “Itinerarium mentis in Deum”, ovvero “Viaggio dell’anima verso Dio” – che è stata fonte di ispirazione per Dante nella Divina Commedia, parliamo dell’incontro che si è svolto nell’ambito della Settimana Scientifica organizzata dai Licei Poliziani e dedicata alle ‘Macchine Volanti, da Leonardo Da Vinci alla ricerca spaziale”: una lectio magistralis dal titolo “Osservazione delle onde gravitazionali a cento anni dalla previsione di Einstein: significato della scoperta e sviluppi futuri” tenuta dal professore Federico Ferrini, direttore dell’Osservatorio Gravitazionale Europeo EGO-VIRGO di Cascina che ha parlato della recente conferma, su base empirica, dell’esistenza delle onde gravitazionali, previste da Albert Einstein nel 1916, comunicata l’11 febbraio 2016, a seguito del segnale rivelato il 14 settembre 2015.

Le onde gravitazionali sono delle increspature nel tessuto dello spazio-tempo dovute a cataclismi astronomici quali il collasso di sistemi binari di stelle di neutroni o buchi neri, concentrazioni straordinarie di massa (o energia, grazie alla loro equivalenza, sempre scoperta da Einstein). Dal collasso di due buchi neri se ne è creato uno la cui massa era inferiore di tre masse solari della somma dei progenitori: questa massa/energia è stata trasportata sotto forma di radiazione di onde gravitazionali ed è transitata per due decimi di secondo attraverso gli strumenti che ne hanno visto il passaggio.

La spazio-tempo è estremamente rigido e la generazione di onde gravitazionali può aver luogo soltanto quando ci sono grandi concentrazioni di massa che liberano quantità di energia anche quando sono molto distanti dal sistema di riferimento da cui le osserviamo. Le onde gravitazionali che sono state rivelate sono state generate circa 1 miliardo e 350 milioni di anni fa, per questo motivo non è immediato applicare un’analisi materialistico-deterministico della materia presa in esame, in quanto non è possibile prevedere sulla base delle esperienze raccolte il periodo esatto in cui si verificheranno di nuovo.

La propagazione delle onde nello spazio determina l’oscillazione dello spazio-tempo che avviene in direzione perpendicolare al loro spostamento. I fenomeni gravitazionali che il professor Ferrini ha esaminato, provengono da fenomeni catastrofici ed il più estremo di tutti è il Big Bang: dalla nascita dell’Universo potrebbero essere trascorsi solamente 10-43 secondi, prima della emissione di onde gravitazionali. Questa riflessione è possibile se si considera che, all’inizio dell’universo, le onde gravitazionali si sono espanse occupando tutto lo spazio possibile in maniera istantanea. Noi siamo immersi nelle onde gravitazionali che, muovendosi con una traiettoria curvilinea, attraversano la Terra facendola oscillare.

Il professore ha poi parlato dello strumento elaborato con i suoi collaboratori, l’interferometro in grado di captare i segnali del passaggio delle onde attraverso la Terra: un raggio laser attraversa un condotto pressurizzato privo di aria per poi giungere ad uno specchio che rifrange l’onda di emissione in altri due specchi collocati in posizione ortogonale tra di loro. Se lo strumento intercetta l’onda, le sue immagini d’emissione vengono raccolte dallo specchio rifrangente apparendo deformate e in costante movimento (i punti che ne delimitano la zona di propagazione cambiano la loro posizione istante per istante).

Tramite alcuni accorgimenti all’interferometro il professor Ferrini ha cercato di assicurare il perfetto svolgimento dell’esperimento: garantire un indice di rifrazione, una completa pulizia degli specchi e l’aggiunta di un dispositivo che salvaguardasse l’esperimento da eventuali ostacoli sismici o acustici che ne avrebbero compromesso la resa. Il professore ha poi spiegato che questo strumento, una volta perfezionato, potrebbe anche riuscire ad intercettare in anticipo i movimenti sismici della Terra, permettendo di avvertire preventivamente le zone interessate.

Questo incontro ha consentito anche a coloro che non hanno avuto un accesso diretto con la fisica di coglierne i suoi tratti essenziali descritti magistralmente dal professor Ferrini. È stato un modo per avvicinarsi alla scienza e per toccare con mano argomenti che spesso siamo portati a considerare estranei alla nostra sfera di interesse. Questo incontro è stato un’ulteriore conferma del fatto che la scienza non si presenta come un’astratta riflessione speculativa volta a spiegare la mera meccanicità dell’universo che ci ospita, ma vuole essere anima viva sulla base della quale l’uomo riesce a trovare il rapporto tra il proprio io e il mondo che lo circonda.

Per riprendere l’introduzione, la lection magistralis ha permesso a molti di viaggiare con l’anima verso le stelle, consentendoci di sollevarci dalla dimensione terrestre a cui siamo sempre stati fedelmente ancorati e di slanciarci verso la volta celeste.

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L’editoria torna a scuola: il progetto dei licei poliziani

Per un editore è fondamentale conoscere i propri lettori, e per chi lavora in una redazione web è importante comprendere come le nuove generazioni si approcciano al giornalismo e come fruiscono…

Per un editore è fondamentale conoscere i propri lettori, e per chi lavora in una redazione web è importante comprendere come le nuove generazioni si approcciano al giornalismo e come fruiscono le news online. Il progetto messo in campo dai Licei Poliziani e da Valdichiana Media a partire dal mese di Novembre 2016 risponde proprio a quest’esigenza, avvicinando la scuola all’editoria e permettendo agli uni di imparare dagli altri.

I millennials e l’informazione. Li chiamano “millennials” perché sono nati a cavallo del nuovo millennio e hanno avuto fin dall’infanzia una grande dimestichezza con la tecnologia e con la comunicazione digitale. Nella fascia d’età tra i 15 e i 35 anni dei millennials sono compresi sia gli studenti dei Licei Poliziani che parteciperanno al progetto, sia i professionisti di Valdichiana Media che seguiranno la sala stampa: ma nei quindici anni di differenza tra i due, ci sono differenti tipologie di fruizione dell’informazione online e del modo di approcciarsi all’editoria.

La premessa è infatti doverosa: i millennials non leggono le news online, come ha fatto notare poche settimane fa Datamediahub sulla base dell’indagine estiva messa a disposizione da Audiweb. Gli editori utilizzano Facebook come uno dei principali veicoli di traffico verso i loro contenuti editoriali, ma i millennials non sembrano rispondere con grande interesse, nonostante la loro maggiore dimestichezza con i media digitali rispetto alle generazioni più anziane. La fascia d’età 13-17 anni ha una media del 2% di accesso ai contenuti editoriali pubblicati dagli editori (i link alle news online), e la fascia d’età 18-24 anni ha una media dell’11%, comunque una minoranza rispetto agli ambiziosi obiettivi degli editori digitali. Nonostante l’utilizzo degli Instant Articles, il social media marketing e tutte le strategie digitali che preferite, se i millennials non leggono le news online non è evidentemente un problema di formato o di tecnologia, bensì un problema di tematiche, linguaggi e scelte editoriali.

La Sala Stampa ai Licei Poliziani. Quale modo migliore di affrontare il rapporto tra editori digitali e millennials nel nostro territorio, se non mettere la redazione di questo web magazine in una classe di ragazzi dei Licei Poliziani? In totale i ragazzi coinvolti nel progetto della sala stampa sono 34, due classi terze del Liceo Scientifico impegnate nell’alternanza scuola/lavoro. Assieme a loro Valdichiana Media andrà ad approfondire il ruolo del giornalismo e della comunicazione digitale nelle nuove generazioni, per tutto l’anno scolastico, attraverso laboratori e lezioni frontali, uscite didattiche e momenti di riflessione.

Le attività che si svolgeranno all’interno della sala stampa, appositamente allestita all’interno del plesso scolastico, sono molteplici: dalla realizzazione di un giornalino cartaceo alla registrazione di un telegiornale studentesco, dalla gestione dei social network dei Licei Poliziani all’elaborazione dei comunicati stampa; infine, attraverso la preparazione di inchieste giornalistiche, i ragazzi avranno l’opportunità di apprendere le caratteristiche della professione e mettersi in gioco lungo tutto il percorso del processo editoriale, dall’ideazione di un testo alla sua pubblicazione.

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L’editoria torna a scuola. Di fronte a una classe di ragazzi di circa sedici anni d’età, non si può che tornare con la mente all’analisi precedente sulla fruizione delle news online da parte dei millennials. Questi ragazzi, dopo una breve analisi durante il primo incontro, sembrano in linea con i loro coetanei nella dimestichezza con i social network e nella facilità d’accesso agli strumenti della comunicazione digitale. Tutti possiedono uno smartphone e tutti utilizzano Whatsapp, mentre una decina ha anche Telegram; solamente in due non utilizzano Facebook, mentre in 16 usano anche Snapchat. Soltanto una ragazza afferma di leggere i giornali di carta, ma soltanto perché li trova gratuitamente al bar o perché li porta a casa il padre. Tutti erano a conoscenza dei risultati delle elezioni negli USA (il primo incontro si è tenuto giovedì 10 novembre), grazie alle informazioni trovate nei loro smartphone e negli stream dei social network; in molti casi le notizie su Clinton e Trump li hanno raggiunti senza che le dovessero cercare.

La nostra redazione non ha delle soluzioni a portata di mano. Non sappiamo quale possa essere il futuro degli editori digitali e del loro rapporto con i millennials, ma l’incontro tra i ragazzi delle classi terze e i giovani professionisti della comunicazione digitale non può che essere positivo. Non ci consideriamo dei maestri, perché dai sedicenni c’è tanto da imparare, non solo da insegnare. La sala stampa dei Licei Poliziani sarà una sfida e una splendida esperienza formativa per tutti noi.

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La Vera Storia (o quasi) del pendolo di Foucault

C’è un celebre frammento di Goethe, ormai scolpito negli annali dell’ipersoggettivismo lirico da citazione a margine delle agende Smemo, tratto dal colosso bibliografico che racchiude tutta la serie del Wilhelm…

C’è un celebre frammento di Goethe, ormai scolpito negli annali dell’ipersoggettivismo lirico da citazione a margine delle agende Smemo, tratto dal colosso bibliografico che racchiude tutta la serie del Wilhelm Meister, che fa più o meno così: “tutto ciò che di intelligente c’era da pensare è già stato pensato, bisogna solo ripensarlo di nuovo”. Ecco, è questo, in sostanza, il modo migliore per confrontarsi con il passato, con la genialità che ha contraddistinto il processo evolutivo delle nostre conoscenze, dei nostri ingegni, specie in contesti in cui si dovrebbe plasmare la coscienza – e i saperi – delle generazioni più giovani. La massima racchiude in sé il senso intrinseco che da iniziative come la settimana di Foucault – che la costellazione organizzativa dei Licei Poliziani, con ammirevole solerzia, sta portando avanti – dovremmo acquisire e sedimentare.

pendolo teatro 2La sera del quindici aprile è andato in scena al Teatro Poliziano quello che, da programma, si configurava come il divertissement teatrale ‘umanistico ’nella complessa e composita serie di incontri scientifico-istituzionali; “La Vera Storia del Pendolo di Foucault”. Una mise en scène graziosissima, che si rivela centrale nell’economia delle celebrazioni poliziane del fisico francese, almeno per quanto riguarda i suoi intenti educativi, primariamente che espositivi. Il coinvolgimento di venti ragazzi dei licei di Montepulciano e la diretta immersione nelle tematiche del festival, attraverso la mnesica dell’esercizio teatrale, realizzano la premessa costruttiva di un’iniziativa che parte da un istituto scolastico, coinvolge corpo docente e studenti – nonché realtà collaterali, come il gruppo Arteatro e l’istituto musicale Henze –  ed apre le porte ad un pubblico esterno, al fine di amalgamare l’istruzione alla socialità, il sapere alla collettività. Per troppo tempo, forse, l’errore della scolarizzazione italiana è stato quello di industrializzare i propri centri produttivi, le proprie strutture, a scapito della consapevolezza intellettuale delle generazioni. La riuscita della “Settimana di Foucault” si inquadra soprattutto in questi termini: il “servizio pubblico” di un istituto scolastico  si rapporta finalmente con il contesto sociale nel quale è stato edificato, dimostra la sua presenza attraverso iniziative, spettacoli, manifestazioni pubbliche che cooptano, coinvolgono, protraggono gli insegnamenti e l’educazione alla conoscenza anche al di fuori delle mura scolastiche, sdoganando limiti di target e di qualsivoglia gerarchia cronologica.

Sul palco del Poliziano abbiamo osservato Jean Bernard Léon Foucault giungere in una locanda parigina in una notte d’inverno del 1851. Abbiamo visto il fisico interagire con altri avventori della locanda, tra cui Charles Darwin, Jules Verne, Giuseppe Verdi, Dumas figlio, Gioacchino Rossini, Ciro Pinsuti e Victor Hugo che proprio all’interno della locanda vede conformarsi le personalità chiave de Les Misérables, a partire da Fantine, Petite, Manon, nonché Jean Valijean, Cosette ed altri protagonisti del monumentale romanzo storico hugiano.

Lo spettacolo muove da un testo del prof. Raffaele Giannetti, insegnante di latino, che dispone sul piano scenico una deliziosa satura lanx postmoderna, oscillante – come un pendolo – tra registri e codici diversi, ricchissima di riferimenti e citazioni, retta da una livellatura plurale di artifici. La formula drammaturgica di fictio della pièce ha avuto un effetto decisamente efficace nel pubblico, complice certamente il terreno favorevole di conoscenti e collaboratori al progetto della settimana di Foucault, ma non solo: la buona riuscita della commedia si è contraddistinta per una forte fiducia implicita, da parte degli spettatori; è improbabile che questi personaggi reali si siano ritrovati nella stessa locanda in una sera del 1851, ma l’inverosimiglianza ha reso l’aura espressiva della scena convincente. Gli eccessi e le scelleratezze storiche,  invece che rompere l’ordito drammaturgico del testo, si sono legati tra loro, come un fraseggio musicale, attraverso la perizia compositiva del regista Franco Romani.

Una bella rappresentazione, insomma, che rende grazie ai fondamenti teleologici della settimana foucaultiana a Montepulciano. Gli attori, seppur sbarbati, denotano una crescente inclinazione al palco scenico, in declinazioni diverse: c’è la cosciente e consapevole goffaggine comica del teatro popolare in Alessandro Bacconi, che interpreta lo stesso Foucault – strepitosi gli accenti dati alla sbornia – la soave spigliatezza di Veronica Gonzi nei panni di Petite, o la soluzione ritmica, nei tempi ora comici ora drammatici, di Francesco Pipparelli, che interpreta Alexandre Dumas figlio. Perfetta la vocalità narrativa di Massimo Giulio Benicchi, narratore in scena, che ha accennato ad uno squisito dariofoismo nel dialogo ad una voce sola con Giovan Battista Guglielmini.

Lo spettacolo ha raccolto in platea e nei palchetti un – ci auguriamo – ripetibile sold out, ed ha ribadito la necessità dell’apprendimento continuo, l’innegabile necessità di stimoli all’approfondimento e alla ricerca, ognuno nel suo piccolo, ognuno nella sua ragione.

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Continua la collaborazione tra il regista Carlo Pasquini e i Licei Poliziani

Una storia lunga venti anni quella che lega il regista Carlo Pasquini ai Licei Poliziani. Già negli anni 80, sotto l’impulso dell’allora preside Maria Russo, si svolgeva un laboratorio teatrale…

Una storia lunga venti anni quella che lega il regista Carlo Pasquini ai Licei Poliziani.

Già negli anni 80, sotto l’impulso dell’allora preside Maria Russo, si svolgeva un laboratorio teatrale all’interno del liceo classico. Da quando poi i quattro licei poliziani (classico, scientifico, pedagogico e linguistico) si sono riuniti in una sola direzione didattica si decise di formare un’unica compagnia sotto la direzione di Carlo Pasquini che ha una specifica formazione per la pedagogia teatrale e la drammaturgia, oltre ad essere un regista che spazia nella sua professione dalla prosa all’opera lirica.

10325748_10202167774131852_7058225661963592173_nL’istituzione scolastica poliziana è stata tra le prime in Italia a introdurre l’insegnamento del teatro tra le sue attività extra-scolastiche.

Attualmente i giovani che volontariamente entrano ogni anno a far parte della compagnia sono una trentina. Si riuniscono una volta alla settimana e svolgono il laboratorio da novembre a maggio quando presentano il loro risultato al Teatro Poliziano di Montepulciano per i loro colleghi studenti e per il normale pubblico. In venti anni i copioni portati in scena da più di 400 studenti/attori sono stati spesso scritti appositamente per loro oppure sono stati riadattati testi della letteratura teatrale che vanno da Shakespeare ad Aristofane; da Moliere a Leopardi senza trascurare la drammaturgia contemporanea.

Quest’anno andranno lo spettacolo che porteranno in scena sarà: “Sono innamorato; sto cercando di smettere” un testo sull’innamoramento ispirato da quattro grandi poeti: Petrarca, Shakespeare, Verlaine e Brecht. Il teatro si dimostra sempre di più come uno dei veicoli fondamentali per la formazione e la maturazione dei giovani perché riunisce amore per la cultura, vitalità individuale, lavoro di gruppo e integrità morale.

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Licei Poliziani: grande successo per il corso di lingua cinese

Quest’anno, per la prima volta, al Liceo Linguistico Poliziano è stata offerta agli studenti l’opzione di un corso di lingua cinese facoltativo, che gli alunni sembrano aver accolto con entusiasmo:…

Quest’anno, per la prima volta, al Liceo Linguistico Poliziano è stata offerta agli studenti l’opzione di un corso di lingua cinese facoltativo, che gli alunni sembrano aver accolto con entusiasmo: sono infatti 26 gli studenti iscritti, più i 16 del corso parallelo per le classi 4^ e 5^. Il corso prevede due ore di lezione settimanali, tenute dalla professoressa madrelingua Lian Yiang, laureata in lingua e civiltà cinese.

La nascita di questa nuova opzione formativa è stata fortemente voluta dal Dirigente Scolastico, prof. Marco Mosconi, perchè ormai è impossibile negare l’importanza della conoscenza della lingua madre di una delle più grandi potenze commerciali del pianeta. Quella cinese è diventata la quarta lingua extracurriculare per le prime classi, e rimarrà una scelta possibile anche per il prossimo anno con l’idea di renderla materia curriculare una volta che gli studenti avranno raggiunto il triennio.

Il cinese mandarino, l’idioma diventato lingua ufficiale della Cina, è già una lingua più parlata del giapponese nelle relazioni commerciali, e qualcuno ipotizza che un giorno potrebbe raggiungere o addirittura superare la posizione dominante conquistata dalla lingua inglese, favorita da una grammatica più immediata ma poco diffusa nel popoloso oriente, dove i manager preferiscono sempre esprimersi e comunicare nella propria lingua madre.

Per abbattere le barriere linguistiche, è importante che ognuno si muova per andare incontro all’altro: è possibile che la diffusione della lingua cinese nell’ambiente economico mondiale avvenga più in fretta dell’integrazione della lingua inglese nel mondo degli affari cinese, ed è importante che i nostri giovani siano preparati per cogliere le nuove opportunità provenienti dall’Oriente.

Il Comune di Montepulciano negli ultimi anni ha stretto rapporti sempre più importanti con la Cina, ospitando mostre di artisti cinesi e promuovendo in Cina il suo territorio e i suoi prodotti: è quindi fondamentale uno scambio culturale, una conoscenza reciproca che possa rendere sempre più solido il rapporto tra le due realtà.

A supporto di questa nuova opzione formativa – nata anche per ragioni di natura linguistica e culturale, per formare gli studenti ad essere cittadini del mondo – si pone anche la Biblioteca Calamandrei di Montepulciano con il suo Chinese Corner, dove si possono trovare libri cinesi e sulla Cina, con particolare spazio alla didattica del cinese per stranieri, nato da un accordo siglato tra la Biblioteca stessa e l’Hanban (istituzione del governo cinese preposta alla diffusione della lingua cinese nel mondo).

Quindi, il liceo linguistico di Montepulciano proietta nel futuro i propri studenti insegnando loro il cinese, una lingua che sta emergendo non solo come idioma più parlato al mondo, ma anche come il nuovo passepartout per entrare nel mercato economico dell’Oriente, ormai leader nella produzione industriale, sempre alla ricerca del know-how delle imprese occidentali.

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I Licei Poliziani all’Accademia della Crusca

Si è svolto mercoledì 26 Novembre, nella sede dell’Accademia della Crusca a Firenze, un incontro sul tema “La riflessione sulla lingua nello Zibaldone” di Leopardi. Al seminario, che si è…

Si è svolto mercoledì 26 Novembre, nella sede dell’Accademia della Crusca a Firenze, un incontro sul tema “La riflessione sulla lingua nello Zibaldone” di Leopardi.

Al seminario, che si è svolto nella splendida cornice della villa medicea di Castello, hanno partecipato gli alunni delle classi terze A B D del Liceo Scientifico di Montepulciano, accompagnati dal Dirigente Scolastico prof. Marco Mosconi e dai rispettivi docenti di italiano, prof. Cirillo, prof. Giannetti, prof. Morgantini, nell’ambito del progetto “La comunicazione linguistica nella riflessione leopardiana”.

Efficaci e interessanti  per i giovani allievi gli interventi della prof.ssa Benucci e della prof.ssa Iannizzotto che hanno presentato alcune opere del poeta recanatese, sottolineando il suo notevole contributo alla lingua italiana, come rilevato dall’edizione ottocentesca del prestigioso vocabolario edito dall’Accademia.

Ad animare gli interventi specialistici è intervenuto l’attore Amerigo Fontani che ha letto la celebre lirica L’Infinito e altri passi della prosa leopardiana. A coronamento della significativa lezione c’è stata la visita guidata nella Sala delle Pale dove gli studenti hanno apprezzato le iniziative artistiche e letterarie della tradizione dell’Accademia. A questo incontro farà poi seguito un’attività di laboratorio, prevista per il 17 Dicembre nella sede dei Licei Poliziani.

Questa esperienza, senza dubbio formativa per gli studenti, dimostra che è essenziale per il nostro Istituto ricercare in modo creativo nuove alleanze, orientando le strategie didattiche verso la condivisione; una scelta che interagisce nel territorio, nei circuiti della comunicazione scientifica e nel sistema delle istituzioni della memoria e della cultura.

Comunicato dei Licei Poliziani del 29 novembre 2014.
Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla nostra redazione.

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Dal prossimo anno scolastico, anche il cinese al Liceo Linguistico

Al Liceo Linguistico “Poliziano” si parlerà cinese. Corso facoltativo già dall’anno scolastico 2014 – 2015 Il Liceo Linguistico “Poliziano” inserisce nel piano di studi, come opzione facoltativa, lo studio della lingua…

Al Liceo Linguistico “Poliziano” si parlerà cinese. Corso facoltativo già dall’anno scolastico 2014 – 2015

Il Liceo Linguistico “Poliziano” inserisce nel piano di studi, come opzione facoltativa, lo studio della lingua cinese, offrendo così ai giovani della Valdichiana questa nuova opportunità formativa.

“La scelta non trova fondamento solo in ragioni di natura strettamente linguistica e culturale – come spiega il Dirigente Scolastico, prof. Marco Mosconi – ma anche nella convinzione di dover formare i nostri ragazzi per essere cittadini del mondo, e lo studio del cinese va in questa direzione. Infine – precisa Mosconi – in questa novità si rispecchia l’importanza strategica che riveste per il territorio poliziano il rapporto con la Cina, confermato dalla recente inaugurazione di Chinese Corner (“angolo cinese”), frutto di un accordo siglato tra la Biblioteca “Calamandrei” del Comune di Montepulciano e l’Hanban, istituzione del governo cinese preposta alla diffusione della lingua cinese nel mondo”.

Il Liceo Poliziano ha già programmato, in collaborazione con l’Università per Stranieri di Siena, l’Istituto “Confucio” di Pisa e la Biblioteca “Calamandrei”, un incontro per i giovani studenti neoiscritti al Linguistico per la sensibilizzazione alla affascinante lingua orientale.

Oltre quindi all’ormai consolidato studio delle lingue Inglese, Francese e Tedesco, il Liceo Linguistico aprirà dunque il prossimo anno scolastico con due importanti novità : lo studio curricolare della lingua spagnola ed il cinese facoltativo opzionale.

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