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“Filo&Fibra”, dalla lana un piano di economia circolare per San Casciano dei Bagni

C’è energia nell’aria a San casciano dei Bagni. L’energia dei nuovi progetti, quelli che sanno di coraggio, fantasia e anche un po’ di ambizione, come Filo&Fibra, la cooperativa di comunità…

C’è energia nell’aria a San casciano dei Bagni. L’energia dei nuovi progetti, quelli che sanno di coraggio, fantasia e anche un po’ di ambizione, come Filo&Fibra, la cooperativa di comunità nata da quattro concittadine che lo scorso anno hanno iniziato a interrogarsi su come fosse possibile creare opportunità di lavoro in un comune piccolo, da cui è spesso facile andarsene verso centri urbani più grandi.

La risposta, arrivata in circa sette mesi, si è così concretizzata nella messa a punto di un esempio di economia circolare, un modello di produzione e consumo alimentato dai valori di riutilizzo, condivisione ed ecosostenibilità. Termini che hanno trovato una sintesi perfetta nel progetto Filo&Fibra, come ci ha raccontato Gloria Lucchesi, tra le sue ideatrici.

«Filo&Fibra è un modello di economia circolare innanzitutto perché si basa sul recupero di materiale di scarto, cioè la lana, che nel nostro caso proviene dalle aziende di San Casciano dei Bagni. Trattandosi di un rifiuto speciale, costa molto agli allevatori smaltirlo, circa 2,50 euro al kg, e rende poco venderlo: il prezzo è sui 30 centesimi al kg per acquirenti che commerciano con le industrie di Cina e India, dove poi viene lavorato. La prima fase del progetto è stata intercettare la fornitura di lana grezza, che abbiamo acquistato al prezzo di 1 euro al kg dagli allevatori locali. Con i 2.500 kg di lana raccolti, è iniziata la seconda parte del ciclo produttivo, ovvero la lavorazione dalla quale si è ottenuto il feltro. Con questo tessuto si è iniziato a creare gli articoli che adesso si trovano in vendita nei negozi di San Casciano dei Bagni aderenti al progetto».

Ma perché tutto questo prendesse vita, è stato necessario un investimento iniziale, reso possibile anche in virtù dell’investimento messo in campo dalla Regione Toscana.

«In realtà è stata proprio la Regione ad ispirare Filo&Fibra, nel senso che grazie a un bando regionale destinato a nuove cooperative di comunità, abbiamo pensato di creare questo progetto, il quale poi si è sviluppato sul modello dell’economia circolare in modo tale da sfruttare una materia di scarto, valorizzare le competenze locali e coinvolgere il territorio. La Regione Toscana ha riconosciuto e condiviso le potenzialità di questa iniziativa, concedendoci un finanziamento di 50mila euro. Sicuramente un punto a favore di Filo&Fibra è stata l’originalità, visto che il tema prevalente degli altri progetti era il cibo e l’ospitalità».

Nata dall’idea di quattro donne, la cooperativa ha mantenuto la sua caratterizzazione femminile ed è attualmente composta da nove persone, diverse per età, competenze e percorso di studi.

«La collaborazione è il principio fondamentale su cui si sta sviluppando questa impresa, a cui tutte apportiamo un personale contributo, potendo sempre contare una sull’altra nei momenti di insicurezza, che inevitabilmente possono arrivare in questa fase di partenza di una realtà nuova per tutti».

Una novità nata con l’obiettivo di essere un’opportunità di sviluppo per il territorio, San Casciano dei Bagni e le sue frazioni, non poteva prescindere dall’integrazione con il tessuto sociale.

«Filo&Fibra ha destato fin da subito la curiosità dei nostri concittadini, talvolta insieme ad un po’ di diffidenza, ma c’è da dire che in generale i primi passi li ha mossi in un clima di entusiasmo collettivo nei borghi di Celle sul Rigo, Fighine, Palazzone e Ponte a Rigo. Lì sono già presenti le Vetrine Attive, spazi ricavati da locali in disuso messi a nostra disposizione dal Comune, che abbiamo adeguato ad ospitare l’esposizione dei nostri manufatti. Le abbiamo ultimate una domenica mattina e il pomeriggio c’era già gente a vederle: è stata una bella soddisfazione. L’interesse generale è continuamente dimostrato da chi viene a portarci i bottoni che non usa più, o magari da chi ci aiuta ad assemblare il telaio. In tanti hanno già dato il loro contributo alla causa, che realizza così il suo fine di interessare l’intera comunità».

Le potenzialità di un materiale come la lana si osservano nella varietà dei modi in cui può essere impiegato.

«Dalla prima fornitura di lana è stato ricavato del feltro con cui sono state cucite soprattutto borse, ma anche articoli di biancheria per la casa e cassette di cottura, contenitori in legno rivestiti di lana al loro interno, utili perché sfruttando le proprietà di isolante termico della lana, esse mantengono una temperatura costante ed è possibile utilizzarle per ultimare la cottura di alcuni alimenti, lasciandovi dentro i recipienti, senza il consumo di altra energia. 

Il nostro reparto di sartoria ha sinora prodotto degli oggetti che valorizzassero al meglio il tessuto a nostra disposizione, ma per il prossimo anno abbiamo intenzione di realizzare altri tipi di stoffe, che possano essere impiegate diversamente. All’interno del nuovo museo della macchina da cucire, dove sarà predisposto uno spazio di coworking, saranno inoltre presto organizzati dei laboratori creativi. Ma l’idea è anche quella di fare di San Casciano dei Bagni un centro di interesse per gli appassionati di design, con un concorso biennale a cui presentare oggetti inediti, non solo legati al mondo del taglio e cucito. Già da adesso infatti l’attenzione è rivolta al recupero e al riutilizzo del legno, per dargli nuova vita in altre forme».

In questi suoi primi mesi, Filo&Fibra ha già debuttato alla Fabbrica del Vapore di Milano, con l’iniziativa Design No Brand, sviluppata da Giacimenti Urbani, associazione impegnata nella promozione di valori quali il riciclo dei materiali e l’ecosostenibilità.

«Partendo dal presupposto che per una comunità piccola come quella di San Casciano dei Bagni è utile aprirsi al mondo, piuttosto che chiudersi nel suo territorio, vogliamo cogliere l’opportunità di far conoscere Filo&Fibra in contesti come esposizioni e fiere, momenti fondamentali per stabilire contatti e confrontarsi con altre realtà simili alla nostra».

Il rapporto con il territorio è uno degli aspetti principali di questo progetto. In che modo queste due dimensioni si valorizzano?

«Innanzitutto si rende onore al lavoro degli allevatori locali, utilizzando la lana proveniente dalle loro aziende, poi, passando alla lavorazione del materiale grezzo, si amplificano le competenze di tutti grazie alla consulenza di professionisti, come il perito tessile Antonio Mauro. Infine i manufatti sono il risultato della creatività di chi li realizza, che porta con sé e mette a frutto la cultura e la memoria storica del paese».

Come consiglio a un’altra comunità che voglia intraprendere un percorso come quello della cooperativa Filo&Fibra, quale sono gli ingredienti che non possono mancare?

«Bisogna credere in quello che si fa, trovare il modo di trasmettere nel modo giusto i valori su cui si è costruito il progetto e che rendono, come nel caso di Filo&Fibra, una realtà unica».

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Car Sharing: una scelta ecosostenibile

Mentre si passeggia per una qualsiasi città, soprattutto negli orari di punta – come può essere al mattino, o verso le cinque, sei di sera – un aspetto che salta…

Mentre si passeggia per una qualsiasi città, soprattutto negli orari di punta – come può essere al mattino, o verso le cinque, sei di sera – un aspetto che salta subito all’occhio è la quantità di macchine che circolano con un solo passeggero, cioè il conducente stesso. Si provi a pensare a quante macchine circolano con una sola persona a bordo… E quanto intasino il traffico. Il pensiero immediatamente successivo può essere quello di chiedersi quante di quelle macchine nel traffico siano guidate da persone che vanno verso lo stesso posto di lavoro e che fanno abitualmente lo stesso tragitto (o quasi).

Perché non condividere l’auto, se si va verso lo stesso posto di lavoro? Eppure, il car sharing tra i colleghi di lavoro non sembra essere una scelta popolare, e tanto meno viene incentivato dai datori di lavoro, che molto spesso, in fase di ricerca di lavoratori, mettono come condizione essenziale il fatto che il candidato debba essere automunito. A volte, potrebbe essere sufficiente avere la patente – e in seguito incentivare i lavoratori a condividere le proprie auto, a condividere parte del tragitto, specie se si condividono anche gli orari di lavoro. È un’occasione per conoscersi al di fuori dell’ambiente di lavoro, dove ci possono essere rapporti di gerarchia o anche più o meno forti rivalità. È un’occasione per socializzare, anche se molto spesso, nell’immaginario collettivo, il rifugiarsi nella propria auto al termine di una giornata di lavoro viene visto come un momento di sfogo personale. Si è soli, lontani dai colleghi, e si torna verso casa, senza dover interagire con qualcuno con cui hai condiviso forzatamente gli spazi per almeno otto ore al giorno.

Lasciando da parte il car sharing in ambiente lavorativo, più in generale, il car sharing è un’occasione per socializzare, soprattutto nel caso in cui si condivida un viaggio di media-lunga durata. E comunque, per quanto riguarda il nostro Paese, non sembra essere una scelta molto popolare, anzi. C’è da dire che nel car sharing c’è una socializzazione differente rispetto a quella che si subisce sui mezzi pubblici: nel caso del treno, per esempio, ci sono fattori di stress, come mezzi solitamente in ritardo e sovraffollati (di persone in piedi o di bagagli enormi per un esercito), ambienti non proprio puliti o confortevoli, fattori di maleducazione altrui – come il parlare al telefono a voce alta, e non per pochi minuti. Il car sharing, grazie ad alcuni applicativi, come BlaBlaCar (che utilizza di più la parola ride sharing, ma il principio è sempre quello della condivisione), Buzzcar, Car2Go, Bat Sharing (un’applicazione che raduna vari servizi di car sharing)  e così via. Non c’è solo l’opzione di mettere a disposizione la propria auto, è anche possibile noleggiare un’auto, e in seguito, cercare compagni di viaggio. Perché l’altro motivo, per cui molto spesso non si vuole affrontare un’esperienza simile, è la sensazione di “mancata privacy” nell’ospitare sconosciuti nella propria auto. Sconosciuti di cui si ignorano le intenzioni, le reali fattezze o generalità, perché la scelta e il contatto è avvenuto via web e ci si conoscerà di persona una volta in auto. Ma, oramai, le applicazioni garantiscono l’affidabilità dei conducenti e dei passeggeri, tramite un sistema di feedback rilasciati dagli utenti stessi e di informazioni obbligatorie da compilare. Con qualche accorgimento, si può viaggiare sicuri, anche a un prezzo ridotto, talvolta a un costo minore rispetto a un viaggio in treno; un risparmio che incide anche sui tempi.

Senza contare che, educando e informando i cittadini circa i vantaggi del car sharing, potrebbe essere ipotizzabile, probabilmente non nel futuro immediato, un decongestionamento del traffico in alcune zone critiche in orario di punta. Anche se questo è sicuramente un traguardo molto ambizioso – imparare a fare a meno della propria macchina quando meno necessario, mettendola a disposizione di persone che devono percorrere una parte o la totalità del percorso, potrà giocare un piccolo ruolo nella riduzione dell’inquinamento. Rimane comunque una scelta molto ecosostenibile, visto che è una parola ricorrente in un mondo sempre più inquinato, e anche di pubblica utilità.

Un’indagine molto accurata, a livello socio-economico e statistico, per quanto riguarda il car sharing nel 2013 è disponibile a questo link. Il campione è stato preso nella città di Milano. 

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Giovani Makers per l’ambiente: la scommessa dell’Istituto Valdichiana di Chiusi

Si chiama “Laboratorio Ambiente” il progetto finanziato dall’Autorità Regionale per la Garanzia e la Promozione della Partecipazione della Regione Toscana, che ha preso il via mercoledì 12 novembre presso la…

Si chiama “Laboratorio Ambiente” il progetto finanziato dall’Autorità Regionale per la Garanzia e la Promozione della Partecipazione della Regione Toscana, che ha preso il via mercoledì 12 novembre presso la sede di Chiusi dell’Istituto Valdichiana (Einaudi Marconi) con lo scopo di creare una vera e propria generazione di makers.

Lo scopo del progetto è quello di innescare processi di partecipazione relativi alle tematiche ambientali tramite l’utilizzo di strumenti di analisi ambientale, un tempo accessibili esclusivamente ai centri di ricerca, che oggi sono alla portata di tutti e low cost: microprocessore Arduino, microcomputer Raspberry Pi, spettrofotometro, balloon mapping, etc.

Un uso diffuso e coordinato – anche tramite web – di questi strumenti può consentire un controllo puntuale ed efficiente della qualità ambientale. L’intento di questo innovativo esperimento di “Scienza di Cittadinanza” è di formare un gruppo di studenti e di cittadini in grado di usare e diffondere questi strumenti, e – più in generale – incentivare l’interesse per le tematiche ambientali (e le relative strumentazioni di analisi) per fornire alla società civile un ampio spettro di conoscenze per valutare nel miglior modo possibile le decisioni che riguardano e interessano tutti nei territori dove viviamo.

Il progetto è ispirato al movimento dei Makers, che potrebbero essere definiti gli hobbisti tecnologici del 21° secolo: interessati alla tecnologia, al design, all’arte, alla sostenibilità, ai modelli di business alternativi, essi vivono di comunità online, software e hardware open source, ma anche del sogno di inventare qualcosa da produrre autonomamente, per vivere delle proprie invenzioni; in una fase di crisi si affidano alla creatività facendo della propria passione un lavoro.

Il movimento dei Makers si basa sul riutilizzo e sulla condivisione dei risultati, sulla creatività e sull’innovazione. Sul medio e lungo periodo, il movimento potrebbe avere importanti effetti virtuosi sull’economia, in cui comunità crescenti di makers sperimentano nuovi approcci alla produzione basati su tecnologie a basso costo.

Una generazione di makers potrebbe sostenere l’imminente grande ondata di cambiamento nell’economia globale, perché le nuove tecnologie del digital design e della prototipazione stanno dando a tutti il potere d’inventare e creare, alimentando ulteriormente il fenomeno della coda lunga.
Lo stesso presidente Obama, dopo aver visto all’opera un giovanissimo Maker, ha commentato:

Smettetela di annoiarvi, fate qualcosa. Anzi, costruitela questa cosa, oggi si può

L’attività del laboratorio verrà continuamente resa disponibile su apposita “stanza” messa disposizione dalla Regione in Open Toscana: “PARTECIPATOSCANA

Per maggiori informazioni:

Open Toscana/LaboratorioAmbiente
Facebook/LaboratorioAmbiente

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La bioedilizia, un’edilizia migliore nel rispetto all’ambiente. Intervista a Leopoldo Manini

Per “bioedilizia” si intende un’edilizia rispettosa dell’ambiente, che in questi ultimi anni sta facendo passi da gigante. Gli edifici ecosostenibili hanno molti vantaggi, noi de La Valdichiana.it abbiamo incontrato Leopoldo…

Per “bioedilizia” si intende un’edilizia rispettosa dell’ambiente, che in questi ultimi anni sta facendo passi da gigante. Gli edifici ecosostenibili hanno molti vantaggi, noi de La Valdichiana.it abbiamo incontrato Leopoldo Manini, un giovane torritese che ha intrapreso la strada della bioedilizia e che ci ha spiegato il lavoro della sua azienda. La sua “engineering” ha sede a Torrita di Siena, ed è una numerosa équipe composta da geometri, geologi, ingegneri e altre personalità determinanti che contribuiscono a svolgere l’attività aziendale nel migliore dei modi.

“Ho scelto di operare nel settore della bioedilizia per una duplice valenza: commerciale ed etica. Dal punto di vista commerciale la bioedilizia offre più vantaggi rispetto all’edilizia tradizionale, per esempio una struttura in legno è in grado di resistere ai forti terremoti di cui oggi siamo testimoni, inoltre garantisce comfort abitativo unico ed un elevato risparmio energetico.
Dal punto di vista etico sappiamo che reimpiantare nuove alberature produce maggior quantità di ossigeno, se pensiamo invece alla realizzazione in laterizi o in cemento, ci accorgiamo di aver realizzato cave ovunque modificando quel paesaggio che la natura ha impiegato millenni per creare.”

Geom. Leopoldo Manini

Geom. Leopoldo Manini

Nella credenza comune questo settore è visto un po’ in modo scettico, e si tende a pensare che il mattone sia l’elemento da costruzione per eccellenza. Tu cosa ne pensi?

“Le novità creano sempre scetticismo, noi italiani impieghiamo molto tempo a modificare le nostre credenze, ma quando lo facciamo il cambiamento è radicale – continua Leopoldo –  Un esempio palese è il fotovoltaico, che ha visto partire l’Italia in estremo ritardo rispetto ad altri paesi Europei, per poi recuperare il tempo perso nel giro di pochi anni. La stessa cosa sta avvenendo con la bioedilizia. Generalmente chi si informa difficilmente rimane scettico e chi ha avuto la fortuna di costruire in bioedilizia non può che consigliarla.”

Ma le richieste di edifici ecosostenibili che ha la tua azienda, provengono solo dalla zona Valdichiana e zone limitrofe? E se invece provengono da un’area più ampia, come fate a farvi conoscere?

“Abbiamo richieste da tutta Italia, soprattutto dal Centro e dal Sud. Le persone ci conoscono perché partecipiamo a fiere, in più abbiamo un’ottima rete commerciale, e internet gioca un ruolo importantissimo. Le persone s’informano sui portali, sui siti specializzati, e conversano sui social.
Abbiamo una pagina Facebook con oltre 6000 seguaci, e questo dimostra che l’argomento crea interesse e curiosità tra le persone. Internet è senza dubbio la miglior vetrina al mondo, ma c’è da dire che il passaparola resta ancora il miglior sistema di vendita in assoluto.”

Abbiamo poi chiesto a Leopoldo cos’è il network Gruppo Bioedile, per avere le idee un po’ più chiare sul suo lavoro:

“Il network nasce per rispondere alle esigenze tecniche, logistiche e commerciali dei clienti di tutta Italia. Quindi abbiamo fondato il Gruppo Bioedile, un brand ormai molto conosciuto che rappresenta una rete specializzata nel settore della bioedilizia con progettisti, agenti immobiliari ed installatori. Questi network sono distribuiti su gran parte del territorio nazionale così da rispondere velocemente alle richieste che provengono localmente. La nostra azienda rimane comunque la capofila della filiera costruttiva garantendo qualità dei materiali utilizzati, standardizzazione delle procedure e garanzia sull’immobile costruito.”

Per concludere questa breve lezione sulla bioedilizia, abbiamo, infine, chiesto a Leopoldo quali sono i vantaggi veri di una casa ecosostenibile:

“Innanzitutto, la resistenza al sisma. Rigorosi test hanno dimostrato come una struttura in legno può resistere ai terremoti più forti. C’è poi il risparmio energetico. Costruiamo case che hanno un consumo di energia prossimo allo zero e talvolta, grazie a pochi kw di fotovoltaico, le nostre abitazioni riescono a produrre più energia di quanta ne viene consumata. E infine non possiamo dimenticare il benessere abitativo. Il legno garantisce infatti calore, accoglienza e salubrità degli ambienti: elementi purtroppo non riscontrabili nella maggior parte delle nostre abitazioni attuali.”

 

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