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‘A un centimetro dal cuore’, l’amore complicato del nuovo singolo di Alessio Giannetti

Un amore complicato, una donna che tiene le redini di un rapporto ormai logoro e un uomo incapace di allontanarsi da lei per sempre. ‘A un centimetro dal cuore’, il…

Un amore complicato, una donna che tiene le redini di un rapporto ormai logoro e un uomo incapace di allontanarsi da lei per sempre. ‘A un centimetro dal cuore’, il nuovo singolo di Alessio Giannetti, cantautore di Castiglion Fiorentino e già ospite di ‘Giardino Valdichiana’, racconta di quella distanza minima concessa a coloro cui decidiamo di aprire il nostro cuore.

Il suo nuovo brano di Alessio, uscito lo scorso 9 novembre 2018 in radio e in tutti i digital store (distribuzione Pirames International), ha un suono elettronico molto incalzante, con un retrogusto pop che non guasta mai, in perfetta linea con i suoi pezzi precedenti. L’autore, nella composizione dei suoi brani fa uso di metafore che mette in musica con energia e grinta; la sua voce si trasforma in uno strumento armonioso in grado di raccontare emozioni, pezzi di vita ed esperienze.
L’uscita del singolo è stata accompagnata dal video realizzato da Lightning Multimedia Solutions, che sta riscuotendo un ottimo successo YouTube e sui social.


Ciao Alessio e complimenti per questa tua ultima fatica. ‘A un centimetro dal cuore’ è un brano particolare non solo nella composizione ma anche per il tema che tratta. Ma in cosa consiste, di preciso, questa particolarità?

“La particolarità di questo brano sono le strofe. Il racconto infatti si muove proprio per strofe in metafora, attraverso cui presento la figura femminile principale del brano: mi piace molto l’uso del metaforico per sovrapporre una figura reale a qualcosa di astratto. Il testo parla di una donna molto insistente nella vita di un uomo, una che tiene le redini del rapporto e da cui lui fatica a staccarsi. È una donna che paragono a una voce insistente, presenza importante ma pervasiva; come ossigeno di cui hai bisogno ma che talvolta ti soffoca”.

Con questo nuovo singolo, arrivato dopo il fortunato ‘Cambia’ uscito lo scorso giugno, che in poco tempo ha conquistato il pubblico, Alessio Giannetti mette a segno anche due importanti collaborazioni: quella con Luca Sala, autore del brano ‘Non è l’inferno’ con cui Emma Marrone ha vinto il Festival di Sanremo 2012, e quella con Sabatino Salvati che conta collaborazioni importanti del calibro di Laura Pausini e Francesco Renga.

Il tuo nuovo singolo racchiude un’esperienza molto importante per te, giusto?

A un centimetro dal cuore racchiude un’importante esperienza dal punto di vista professionale e umana. È un brano al quale tengo molto, perché ho avuto l’opportunità di scriverlo con due grandi della musica italiana. Ho lavorato in studio a Milano con Luca e Sabatino e per me è stata un’opportunità di crescita pazzesca. All’inizio non mi sembrava possibile di poter scrivere un brano con Luca Sala, poi è andata veramente così e devo dire che Luca si è dimostrato essere una persona molto umana, oltre che professionale”.

Correndo su e giù tra le note e lo spartito, Alessio Giannetti però non perde di vista il suo obiettivo, o meglio, il suo sogno nel cassetto: quello di avviare una carriera da professionista e imporsi nel panorama del pop italiano con la propria musica.

Per due anni consecutivi ha proposto la sua musica al Festival di Sanremo nella sezione ‘Nuove Proposte‘ aggiudicandosi un posto tra i ‘68 migliori progetti‘ ascoltati e selezionati in RAI dal direttore artistico Claudio Baglioni. Ma Alessio ha i piedi ben piantati per terra e sa che ancora c’è da lavorare per arrivare sul quel palco e dimostrare il proprio talento a tutta Italia.

Di strada ne hai già fatta, ma il viaggio è solo all’inizio.

“Sto lavorando molto duramente per far sì che il mio sogno si realizzi. Sebbene il cammino sia ancora in salita, ho ricevuto delle piccole grandi soddisfazioni che mi hanno dato la giusta dose di energia per andare avanti. Non solo l’apprezzamento da parte del pubblico che, come testimonia l’esperienza dell’estate appena passata, è stato davvero caloroso, ma anche quello della critica”.

E così dopo un’estate intensa e  ricca di esibizioni dal vivo in tutta la provincia di Arezzo, Alessio torna al lavoro tra studi di registrazione e spartiti, con l’obiettivo di trasformare al più presto la passione in lavoro.

“Il mio scopo non è solo quello di abbracciare un pubblico più grande ma riuscire anche a fare della musica il mio lavoro quotidiano. Questo significa dischi, tour e tutto quello che impegna la vita di un artista”.

Qual è il segreto dietro al successo di ‘A un centimetro dal cuore‘? Cos’è che entusiasma il tuo pubblico? 

“Credo che piaccia perché in questa canzone le persone possono vedere e sentire chi sono io come artista, che è un lavoro onesto, vero, il frutto delle mie idee e del lavoro assieme al mio team. Questo è quello che sono, non ci sono vie di mezzo: prendere o lasciare”.

La determinazione e la grinta sono ingredienti indispensabili per affrontare l’insidioso cammino verso il successo, ma Alessio ha già dimostrato di averne in abbondanza. Quindi non ci resta che fargli un grande in bocca a lupo per questa nuova avventura!

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L’amore tra Nilde Jotti e Togliatti in scena a Città della Pieve

«Quante tristezze in questo Paese distrutto! Ho visto troppe rovine oggi. Questo senso di morte mi fa sorgere un monte di dubbi nel cuore. Fino a quando mi amerai?» Nilde…

«Quante tristezze in questo Paese distrutto! Ho visto troppe rovine oggi. Questo senso di morte mi fa sorgere un monte di dubbi nel cuore. Fino a quando mi amerai?»

Nilde Iotti

«Con tanta freschezza e impeto entrava il tuo sorriso nella mia vita che sembrava tutto rimuovere. Te l’ho detto una sera, come una striscia di sole in una stanza buia»

Palmiro Togliatti.Tog

“Nilde Iotti Palmiro Togliatti, una storia d’amore e politica”, sabato 1 marzo alla 21:00 va in scena al Teatro degli Avvalorati di Città della Pieve, sul palco il grande attore Omero Antonutti nel ruolo di Palmiro Togliatti, per la regia di Paolo Zuccari e adattamento di Anna Testa. Un evento quanto mai attuale arricchito della viva voce dei due politici grazie alle registrazioni concesse dalle Teche Rai e dall’Istituto Luce.

Due grandi figure della nostra storia, per alcuni aspetti anche controversi, ritornano oggi in scena a cinquant’anni dalla morte di Togliatti e a trentacinque anni dall’elezione della Iotti alla presidenza della Camera per difendere oggi come allora la Costituzione “nei suoi presupposti supremi e in nessun modo modificabili” dandone lettura in un finale emozionante sulle note di “Here’s to you” di Ennio Morricone.

L’incontro tra Nilde Iotti e Palmiro Togliatti avviene proprio tra i banchi della Costituente di cui hanno l’onore di fare parte insieme ad un terzo incomodo, la moglie di Togliatti, Rita Montagnana, compagna molto stimata all’interno del partito. Tra il luglio del 1946 e il ’47 si scambiano quaranta lettere mai spedite, una specie di diario parallelo venuto alla luce recentemente grazie al ritrovamento della figlia adottiva Marisa. Un documento straordinario raccolto nel fortunato libro di Luisa Lama che testimonia un ardore e una passione insospettabili, una relazione che negli anni ’40 diede scandalo osteggiata più che dalla moglie di Togliatti dal partito comunista. Lo scambio epistolare si arresta alle soglie della loro tanto desiderata convivenza nell’abbaino sopra botteghe oscure. Scorrendo su un doppio binario Nilde e Palmiro conducono lo spettatore di volta in volta ora tra le pieghe di un sentimento profondo e definitivo ora tra i banchi di Montecitorio in seno ad un dibattito non privo di contrasti tra i settantacinque costituenti chiamati al più alto compito, quello di scrivere la nuova Costituzione.

Nilde Iotti, che Togliatti chiama più famigliarmente Nina è l’unica donna a far parte della prima sottocommissione per gli articoli relativi “ai diritti e ai doveri dei cittadini”. Un incarico di grande prestigio in cui la giovanissima deputata reggiana è relatrice per la famiglia, una materia che per un gioco della sorte sembra riflettere il loro privato. Nilde combatterà con lo stesso piglio sia per il suo amore che per l’emancipazione delle donne mentre Togliatti spalleggiandola cercherà in tutti i modi di evitare lo scontro diretto con la Dc “per il bene dei lavoratori e del Paese”. Un vero e proprio colpo di scena lo vede protagonista con la votazione di quell’ articolo 7 – passato alla storia come il tradimento di Togliatti – con il quale costringe il partito comunista a sottoscrivere i Patti Lateranensi senza alcuna revisione costituzionale.

Non mancano pagine gustose come quelle da ascriversi all’on. Giovanni Leone che motiva così la sua contrarietà all’ingresso delle donne nella magistratura:

“… già l’allargamento del suffragio elettorale alle donne costituisce un primo passo…ma negli alti gradi della magistratura, dove bisogna arrivare alla rarefazione del tecnicismo è da ritenere che solo gli uomini possano mantenere quell’equilibrio di preparazione che più corrisponde per tradizione a queste funzioni!”

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Agli Arrischianti di Sarteano una storia d’amore particolare: “Bionda Fragola”

Una storia d’amore particolare, che vede protagonista una coppia omosessuale, va in scena nel delizioso teatro comunale degli Arrischianti di Sarteano sabato 15 febbraio (ore 17,30). Il titolo, “Bionda fragola”,…

Una storia d’amore particolare, che vede protagonista una coppia omosessuale, va in scena nel delizioso teatro comunale degli Arrischianti di Sarteano sabato 15 febbraio (ore 17,30). Il titolo, “Bionda fragola”, sottintende una considerazione: c’è un momento in cui le storie d’amore prendono una direzione indesiderata, qualunque cosa facciamo o non facciamo, e sembra non essere quella giusta.

“Bionda fragola”, scritta da Mino Bellei nel 1976 e rappresentata per la prima volta a teatro nel 1979, racconta le dinamiche, talvolta grottesche, nel rapporto di coppia. Un ritratto ironico, una “commedia quotidiana” che viene interrotta dall’arrivo di un giovane aspirante attore. La genesi è legata alla noia dell’autore nel corso di una tournée. Ma, dopo la stesura, la commedia è rimasta a stagionare in un cassetto. Del resto come si poteva nell’Italia di allora mettere in cartellone una commedia sul menage omosessuale? Poi, però, uscì “Il vizietto” e la via sembrò spianata.

Titolo ripreso da un film americano del 1941, “The strawberry blonde”, con Olivia De Havilland e Rita Hayworth, “Bionda fragola” debuttò nel ’79. L’anno dopo fu fatta anche una versione cinematografica. Dai toni brillanti, e dalla verve anglosassone, racconta la crisi di una coppia omosessuale, ma potrebbe anche trattarsi di una qualsiasi coppia eterosessuale. C’è un momento, infatti, in cui le storie d’amore prendono una direzione non voluta, indipendentemente dalla volontà di ognuno. “Era questo – afferma il regista Gabriele Valentini – che mi interessava raccontare: le dinamiche, talvolta grottesche, di un rapporto di coppia, un ritratto ironico, una ‘commedia quotidiana’ che viene interrotta dall’arrivo di un giovane aspirante attore. Un altro motivo è quello di portare in scena un testo poco rappresentato: l’ultima rappresentazione in Italia è avvenuta agli inizi degli anni 90”.

Protagonisti sul palco sono Guido Dispenza, Giacomo Testa e Pierangelo Margheriti. Le scene sono di Valeria Abbiati e Giulio Beligni, i costumi di Roberta Rapetti e Flavia Del Buono, le luci di Laura Fatini. Regia di Gabriele Valentini, assistente alla regia Angela Dispenza. Ingresso 10 euro, ridotto 8 euro. Informazioni e prenotazioni: (0578 265652, 393 5225730, info@arrischianti.it).

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La parola della settimana: Parola

Parola Non vi siete ancora stupiti che io non abbia accennato alla parola amorein questa rubrica? No, perché è forse quella più attesa, citata, usata e abusata. Questo per dire che…

Parola

Non vi siete ancora stupiti che io non abbia accennato alla parola amorein questa rubrica? No, perché è forse quella più attesa, citata, usata e abusata.

Questo per dire che le parole – tutte le parole – non sono altro che contenitori del senso che scegliamo di dar loro. Ecco perché esistonolingue diverse che riusciamo a imparare, se ne facciamo nostre le convenzioni strutturali della trasmissione verbale (o gestuale). Non è altro che un’enorme cospirazione, se mi passate l’iperbole.

Le parole sono un’etichetta convenzionale che mettiamo su cose, sentimenti, situazioni, perché l’altro possa meglio comprenderci (e – cosa da non sottovalutare – perché noi possiamo illuderci di comprendere meglio noi stessi) attraverso un appiattimento dell’esperienza umana.

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Amore. Che significa amore? Qualcuno una volta mi ha detto che “amore” è un alibi che usiamo per giustificare gli istinti che ci trascinano prepotenti verso qualcuno, che “amore” non esiste nella forma che, come collettività, abbiamo scelto di dargli. Secondo il Byron Burns di Ronald Everett Capps: “Amore è una parola disgustosa. Non ha alcun significato. Ascolta: il mio cane è un amore. Per amor di Dio. Ho fatto l’amore ieri sera. Vedi, ho usato la stessa parola in tre modi diversi. Ora dimmi, che significa la parola amore?”

Pazzesco, vero?

Ci illudiamo che le etichette ci facilitino le cose, eppure c’è chi dice che i bambini abbiano molte meno difficoltà degli adulti nel comunicare tra di loro e, per esperienza personale, posso dirvi che più affiniamo la nostra proprietà di linguaggio, più troviamo difficile arrivare all’espressione esatta del sentimento che proviamo – o del concetto che vogliamo far comprendere.

Abbiamo tentato, come genere umano, di ovviare al problema con la poesia, con la musica; abbiamo provato metafore e similitudini; abbiamo sfruttato rumori e colori, eppure nessuno di noi – quando parla – si sente pienamente compreso.

Pensateci: vi capita mai di trovare quelle persone con cui siete a vostro agio fin dall’inizio, che sentite di conoscere da sempre? Quelle persone che sanno cosa state per dire prima che voi lo diciate? Che anticipano le vostre parole, lasciandovi in silenzio con un “Ho capito, ho capito!” appena biascicato? Ecco.

Questa è la prova lampante che la vera condivisione, la vera comprensione, vanno oltre le etichette. Anzi, non c’entrano nulla. Noi possiamo lottare per spiegarci con mille parole e poi, chissà perché, troviamo pace. Veniamo conosciuti al buio, sentiti per quello che siamo e non per quello che l’etichetta ci impone di essere.

E veniamo capiti nel silenzio.

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