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Intervista ad Amanda Sandrelli – La Locandiera: Carlo Goldoni contro il Patriarcato

Sabato 1 Dicembre 2018, La Locandiera di Carlo Goldoni, con la regia e drammaturgia di Paolo Valerio e Francesco Niccolini, va in scena al Teatro Poliziano di Montepulciano. Il personaggio…

Sabato 1 Dicembre 2018, La Locandiera di Carlo Goldoni, con la regia e drammaturgia di Paolo Valerio e Francesco Niccolini, va in scena al Teatro Poliziano di Montepulciano. Il personaggio principale Mirandolina è interpretato da Amanda Sandrelli, gli altri interpreti sono Alex Cendron e Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti e Lucia Socci. La produzione è di Arca Azzurra e Teatro Stabile di Verona.

Qualora in un qualsiasi tipo di rappresentazione narrativa venga inserita la scena di una coppia eterosessuale in pieno litigio, il pubblico fruitore percepisce una forte tensione realistica. Se, al contrario, la coppia viene presentata in un atto d’amore, nei canonici segmenti condivisi dei rapporti – dichiarazione d’amore, primo bacio, cena romantica – quello che viene recepito è invece una forzatura smielata, una leziosità romantica evitabile. Questo è uno dei sintomi che rivelano la forte pulsione patriarcale che basa la nostra implicita (in)educazione di genere: assimilare i rapporti più a uno scontro, a una guerra o a un tenzone, piuttosto che a un incontro, a una risoluzione in unità di due corpi. Un retaggio che le società eurasiatiche si portano dietro da millenni: ne parlavano già gli elegiaci romani, Tibullo, Properzio, e soprattutto l’Ovidio dell’Ars Amatoria, che sintetizzava molti dei suoi precetti d’amore, basati sul conquistare una donna attraverso l’inganno, nella celebre punch-line fallite fallentes (ingannate le ingannatrici). Anche il lessico contemporaneo tragitta un’educazione relazionale e sessuale apportata all’antagonismo tra i sessi; la “conquista” e la “preda”, la “resa”, lei che “ci casca”, lui che va “a caccia”, la coguara,  il “morto di fica”, e così via. La completa disfunzione delle interrelazioni di genere, sulle quali il nostro tempo ci impone di riflettere, dimostra una cognizione sessuale sempre più diffratta. Di questa diffrazione, com’è purtroppo ovvio, a pagare di più sono le donne.

Raccontare una vicenda che abbia come protagonista una donna indipendente sembra scuota un ambiguo interesse nel pubblico. L’interpretazione di Joy da parte di Jennifer Lawrence – che le è valsa un Golden Globe e una candidatura all’Oscar Academy Award per la miglior interpretazione femminile – nel 2015 venne osannata dal mondo femminile e ridicolizzata dalla beceraggine di certa critica mansplain. Non parliamo poi di quello che è emerso dal caso Weinstein e dal conseguente movimento #metoo, negli ambiti del terribile squilibrio che viene sancito dal binomio “sesso come merce”/”posizione di potere”.

Ecco: Carlo Goldoni era abbastanza avanti già nel 1753. Non tanto perché attraverso dinamiche drammaturgiche avanguardistiche era riuscito a superare gli schemi fissi della commedia d’improvviso e la canonica composizione delle maschere fisse nello spazio scenico, traghettando la commedia cosiddetta dell’Arte alle forme moderne di commedia d’autore; ma soprattutto perché, attraverso la gestione tridimensionale dei personaggi, riuscì ad analizzare i rapporti tra uomini e donne, la valutazione del sesso nella vita delle persone e soprattutto la pervasività del principio di realtà, e dei valori pubblici, nelle alcove d’amore.

Mirandolina (evoluzione d’autore della maschera fissa di Colombina), protagonista de La Locandiera, è una donna di mezza età, avvenente e consapevole. Gestisce – come appunto suggerisce il titolo della commedia – una locanda a Firenze,  assieme al cameriere Fabrizio. Mirandolina lavora al pubblico e la sua avvenenza attira gli interessi di molti clienti uomini, tra cui il Marchese di Forlipopoli e il Conte d’Albafiorita. La Locandiera è brava a non lasciarsi sedurre, a gestire le avances con la maestria dell’inaccessibilità; ma è il Cavaliere di Ripafratta – simile a lei nell’ambito delle scelte sentimentali – che metterà fortemente in crisi la sua visione dei rapporti.

Amanda Sandrelli ha lavorato per interpretare questo personaggio nel nostro tempo. Le abbiamo fatto un po’ di domande: ecco l’intervista.

LaV: Possiamo dire che ormai sei di casa nei nostri teatri: nelle ultime stagioni hai avuto modo di apparire più volte nelle stagioni teatrali della Valdichiana. Come ti sembra recitare sui nostri palchi e come ti sembra il nostro pubblico?

Amanda Sandrelli: la Toscana, insieme all’Emilia Romagna e alle Marche sono i territori privilegiati per noi attori. Il pubblico sembra educato al teatro. In Toscana c’è una rete molto efficiente: l’offerta teatrale della Toscana, per numero di teatri funzionanti e spettatori, penso sia una delle prime regioni in Italia. Il teatro ha bisogno di educazione: e questa affermazione non vuole essere una cosa presuntuosa o borghese, è una cosa necessaria. Si sente la differenza tra un pubblico abituato a vedere un certo tipo di teatro; si vede quando il pubblico non è abituato, non è attento, non risponde all’attore. Per chi sta in palcoscenico questo è fondamentale. Ogni spettacolo è fatto sia dagli attori che dal pubblico. Quando il pubblico è educato te ne accorgi dal fatto che non squillano i telefonini, c’è silenzio, si ride e si applaude al momento giusto, c’è rispetto per un mestiere che sta dietro la preparazione di uno spettacolo.

LaV: La Locandiera è uno dei testi più celebri del nostro teatro. Viene certamente considerato per il suo peso storico, per il modo con cui ricalca illuministicamente i mutamenti sociali che nel mondo a lui contemporaneo si stavano verificando; ma oggi questo testo dimostra anche come il superamento di certe maschere fisse, ha portato Goldoni a costruire i personaggi secondo tipologie umane, non maschere ma volti comuni, iperrealistici, moderni, ancora oggi fortemente riconoscibili. Cosa ci dice La Locandiera oggi sui rapporti umani e sociali?

Amanda Sandrelli: La rilettura di Francesco Niccolini è perfetta. Questo è un testo perfetto di per sé, Francesco lo ha semplicemente avvicinato ai nostri tempi. Considera che dura un’ora e mezzo, quando in realtà La Locandiera ne dovrebbe durare tre. Il linguaggio è stato avvicinato al pubblico contemporaneo ed è quello che l’autore avrebbe voluto: Goldoni scriveva per la sua epoca, per la gente del Settecento. Ecco: in questa “spolverata” si nota ancora di più quanto i personaggi siano profondi. La Locandiera e il Cavaliere dichiarano una cosa che non è vera per entrambi: la locandiera non vuole uomini intorno, si vuole godere la sua autonomia e il cavaliere odia tutte le donne: dice che non ne ha mai conosciuta una degna di amore. Queste sono ovviamente espressioni di autodifesa. Dichiarano e affermano una forza d’animo che però nasce da una fragilità. Visto che l’amore nessuno lo ha mai deciso, ma è sempre arrivato per tutti, arriva anche per loro. Entrambi però finiscono col rifiutarlo perché non vogliono dichiararsi “perdenti” di fronte agli altri. Mirandolina alla fine decide di rinunciare al rischio, all’amore, al cavaliere che è di una classe sociale diversa dalla sua, poiché rappresenta un pericolo per la sua affermazione, ma soprattutto non si lascia andare con lui per non far vedere agli altri che ha perso. Goldoni ci mostra ancora oggi, nell’era dei social network, di quanto la parte pubblica della nostra vita diventi più importante di quella privata.

LaV: Mirandolina ad un certo punto afferma «Quei che mi corrono dietro, presto mi annoiano. La nobiltà non fa per me. La ricchezza la stimo e non la stimo. Tutto il mio piacere consiste nel vedermi servita, vagheggiata, adorata. Questa è la mia debolezza e questa è la debolezza di quasi tutte le donne…» Cosa ne pensi di quest’affermazione del tuo personaggio?

Amanda Sandrelli: Dunque, in quel monologo Mirandolina non dice la verità, non dice quello che veramente sente. È una dichiarazione di intenti, speculare a quella del cavaliere che dice di “odiare le donne”. È una presa di posizione e come tutte le prese di posizione non è mai completamente vera. Mirandolina non vuole non essere sedotta, ma vuole proteggere un’indipendenza e una liberta che in quel periodo storico era ancora più rara di quanto sia oggi. Lei è una donna del Settecento che ha più o meno la mia età, orfana, sola, che ha deciso di non sposarsi, a cui il padre ha messo accanto un servo, Fabrizio, con il quale probabilmente si intrattiene nel letto ma non lo sposa, perché non le conviene. C’è ancora oggi un pensiero diffuso, nel femminile,  quello che un uomo o un matrimonio ti possa risolvere la vita. È una cosa terribilmente sbagliata. Ti toglie la vera libertà. Mirandolina teme una libertà impossibile: nessuno di noi è libero a meno che non decida di essere solo. Nel momento in cui si ama qualcuno, allora si dipende da qualcuno. Per quanto riguarda me, io intendo oggi la libertà economica e sociale, la libertà di andarsene nel momento in cui un uomo diventa pericoloso. Continuo a pensare che questo sia il primo passo per l’emancipazione: quando le donne saranno davvero indipendenti e nessuna penserà più che un uomo sia una “soluzione” alla propria vita – così come nessuna madre e nessuna nonna lo penserà più – a quel punto anche la violenza di genere verrà sconfitta.


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“Tale Madre, Tale figlia”. Intervista ad Amanda Sandrelli

“Tale madre, tale figlia”, scritto e diretto da Laura Ferri, è uno spettacolo contemporaneo, una commedia con un linguaggio leggero, divertente ma che scivola in maniera sottile verso profondità oscure….

“Tale madre, tale figlia”, scritto e diretto da Laura Ferri, è uno spettacolo contemporaneo, una commedia con un linguaggio leggero, divertente ma che scivola in maniera sottile verso profondità oscure. Le protagoniste delle spettacolo un’attrice amata per le sue doti e il suo carattere, Amanda Sandrelli e una giovane voce del panorama teatrale, Elena Ferri. Al centro della storia una madre e una figlia che si preparano a condividere paure, sogni, ansie e aspettative. La scenografia, un bagno di una casa come tante e lo specchio, quell’oggetto che svolge un ruolo importante che ci fa conoscere come le altre persone ci vedono, dove il guardarsi e lo rispecchiarsi può portare ad una costante competizione tra generi.

La Valdichiana ha incontrato, durante la presentazione ufficiale dello spettacolo, poco meno di un anno fa a Monte San Savino, la regista Laura Forti e le due protagoniste Amanda Sandrelli ed Elena Ferri,  che ci hanno raccontato come è nato lo spettacolo, il debutto per Elena e il rapporto con madre per Amanda Sandrelli.

Laura Forti, di cosa parla questo spettacolo?

“Dunque abbiamo un mamma di quarantacinque anni e una figlia di tredici che si sta affacciando all’adolescenza. Entrambe si trovano in un momento di grandi cambiamenti della loro vita, questi cambiamenti andranno a toccare anche l’emisfero sentimentale e da qui inizieranno una serie di conflitti, ma anche grande solidarietà femminile in un mondo dove le due protagoniste sentono la pressione di un meccanismo sempre di più a misura di uomo”.

Perché hai scelto un bagno come ambientazione?

“Ho scelto un bagno perché si cerca di lavorare sull’intimità delle donne, questa intimità però si staglia anche nei confronti di un esterno che è rappresentato dallo specchio. Un esterno con cui queste due donne avranno a che fare. Un esterno molto aggressivo dove regna la rivalità e dove i rapporti sono molto competitivi. Le donne, come gli uomini, posso essere competitive ma molto più cattive tra loro”.

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Laura Forti, regista, Elena Ferri, interprete di Camilla

Qual è il messaggio che vuoi dare con questo spettacolo?

“Se un rapporto madre e figlia, fosse un rapporto chiaro, si potrebbero confrontare con il mondo in maniera più empatica e tranquilla, ecco questo è il messaggio che vuole dare lo spettacolo. Perché è proprio nel rapporto tra madre e figlia che va ricercato quella fonte di amore che ci permette di essere individui completi senza rabbia e senza paura capaci di entrare in empatia con il prossimo. Inoltre devo aggiungere che in questo bagno non c’è l’acqua. L’acqua è un po’ il simbolo materno, e proprio per questo rapporto di contrastato tra le due, l’acqua si è imprigionata e si deve aspettare la giusta energia affinché l’acqua torni a fluire.”

Elena Ferri, tu interpreti Camilla, la figlia di tredici anni, quanto ti rappresenta questo ruolo?

“Con Camilla mi sono sentita subito emotivamente vicina. Mi ha aiutato a scoprire e farmi conoscere lati di me che non conoscevo, in qualche modo mi ha aiutato a crescere. Per me questo spettacolo è un’opportunità ed un piacere e quando mi sono trovata sullo stesso palco di Amanda ero molto preoccupata e molto emozionata allo stesso tempo. Devo dire che Amanda mi ha aiutata fin dal primo momento, mi ha messo a mio agio e non mi sono sentita inferiore a lei”.

Amanda, leggendo il testo di Laura, cosa hai pensato?

“E’ un testo molto denso. Appena l’ho letto mi è piaciuto subito e soprattutto mi è piaciuto il modo in cui Laura racconta il rapporto tra madre e figlia, un rapporto intimo, ma allo stesso tempo un rapporto che guarda verso il sociale e lo comprende, lo comprende e lo rielabora continuamente. È uno spettacolo non tanto politicamente corretto perché si parla anche di difetti femminili che non ci diciamo, ma forse sarebbe bene dirci per poi superarli. Non è uno spettacolo minimalista, è vero che siamo un bagno, nel luogo più semplice ed intimo della casa, però è un bagno molto strano, quasi simbolico, come tutto quello che accade fra mamma e figlia, ma allo stesso tempo anche molto realistico.”

Cosa ti è piaciuto del testo?

“E’ una commedia che ha tutto quello che mi piace, ha ritmo, è divertente però allo stesso tempo profonda, non è mai scontata e parla di tempi importanti perché il confronto non è solo tra madre e figlia, ma è anche fra generazioni, fra donne di età diverse, un confronto fra due donne con l’esterno e con tutto quello che la società gli impone”.

Tu che rapporto hai avuto con tua madre?

amanda 2Ride Amanda – “Non sono io di natura gelosa o invidiosa, non lo sono mai stata né con i miei fratelli e né con i miei fidanzati e questo mi ha fatto molto comodo perché avendo una mamma così bella e di successo credo che mi avrebbe fatto molto male esserlo.”

Perché hai deciso di fare il stesso lavoro di tua madre?

“Non ho scelto di fare il suo stesso lavoro perché sembrava di mettermi in una situazione rischiosa, ma mi ci sono trovata. Ho fatto “Non ci resta che piangere” due giorni dopo la maturità, non pensavo che fosse il mio lavoro, ho continuato a fare cinema, ma non pensavo fosse il mio lavoro, mi sono iscritta all’università pensando che il mio futuro era altrove, finché non sono arrivata a teatro e al secondo spettacolo ho capito che quello sarebbe stato il mio lavoro. Con grande piacere ovviamente.”

Che cosa ne pensi del teatro in Italia?

“Il teatro è ancora un luogo abbastanza artigianale, dove quello che semini raccogli. Non è l’evento lo specchietto per le allodole. Il teatro funziona solo una volta e se vuoi costruire un pubblico teatrale, devi fare attenzione alla qualità, devi scegliere persone che ti garantiscono un lavoro tale, perché il pubblico una volta uscito deve essere soddisfatto di quello che ha visto. È importante la qualità e la fidelizzazione, cosa che ormai è rarissima nel nostro Paese, si deve puntare sempre di più a questo requisito perché in Italia il teatro, in questo senso, ripaga, e molto”.

Cos’è che ti piace di più del tuo lavoro?

“La cosa più bella è sentire e vedere la gente che mi apprezza e continua a venirmi a vedere, come garanzia di uno spettacolo. Ecco, questo è quello che più mi gratifica di più del mio lavoro”.

Le Officine delle Cultura, con questo spettacolo e con tutta la Stagione Teatrale del Teatro Verdi di Monte San Savino, vuole riportare in piazza il ruolo dei social network e al teatro il compito di narrare l’incontro tra generazioni. Il teatro diventa così il luogo di questo incontro, dove tutti sono uguali e tutti riescono ancora a parlare la stessa lingua pur essendo diversi e con spettacolo credo che abbiano colpo nel segno.

“Tale madre, tale figlia” è in scena sabato 11 ottobre alle 21:00 al Teatro Verdi di Monte san Sanvino

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