Sabato 18 Novembre 2017 arriva a Montepulciano il progetto musicale italiano più rilevante del nostro tempo. Non è un’esagerazione. Gli Zu stanno sempre più estendendo il loro pubblico sia oltre i confini nazionali, sia sdoganando le appartenenze relative al genere musicale. La band di Ostia si presenta all’anno di grazia duemiladiciassette con un disco intitolato Jhator, il risultato sommatorio degli addendi combinati in questi anni di ricerca percettiva, superando lo schema che la critica pignola ha voluto etichettare come Jazzcore, e sfociando in un terreno musicale assolutamente nuovo. Saranno al GB20, offrendo al pubblico poliziano il brutale misticismo del loro flusso artistico.  

Nella mitologia babilonese e assira, Zu è la personificazione divina della procellaria. Secondo il racconto mitologico, rubò al dio Enlil le tavole del destino, sulle quali erano rivelati i futuri di tutti i mondi possibili. Ascoltare gli Zu, quindi, non è semplice, è un superamento del linguaggio attraverso l’improvvisazione che si percuote sull’ascolto come un Dies Irae. La fruizione dei diciotto dischi che gli Zu hanno all’attivo (inclusi anche gli split con Dalek, Iceburn e Teatro degli Orrori e le collaborazioni – ormai fisse – con Mike Patton dei Faith No More e dei Fantomas) necessità di una disposizione alla ricerca e alla sublimazione psichica. Un’esperienza di ascolto che è per certi versi una meditazione, cassandrina o sibillina, una dilatazione dei livelli di coscienza.

Il bassista degli Zu, Massimo Pupillo vive ormai da anni tra Europa e Amazzonia. Passa grandi segmenti temporali in un villaggio indigeno shipibo, in Perù, completamente immerso nelle tradizioni sciamaniche del luogo, le quali scandiscono il rapporto tra gli esseri umani e il circostante. Prima di questa esperienza aveva già passato un anno sull’Himalaya, in un monastero tibetano, sempre con la cognizione di ricerca verso altri stati di coscienza attraverso la meditazione e l’acquisizione spirituale del suono.

 

C’è un’enorme componente metafisica in tutta la discografia degli Zu: ogni brano è un apoftegma antropologico assoluto il cui linguaggio – ora mutuato dagli effetti strumentali, ora dalle ritmiche – si colloca in zone di prossimità della coscienza, tanto da rendere inutile qualsiasi collocazione critica, in un genere o in uno schema. La musica degli Zu si disfa della propria congruità poiché scende su un piano metafisico inconciliabile con i sintagmi musicali della tradizione. La matrice di questo impianto analitico è l’antropologia, la ricerca etnologica dei rapporti dell’uomo con la natura, con la spiritualità del suono. Il titolo del disco Jhator è riferito ad una pratica funeraria tibetana, così come la prima traccia-suite A Sky Burial si riferisce all’antico rituale catartico dei monaci buddhisti, mentre la seconda suite The Dawning Moon of the Mind, è un omaggio a un libro di Susan Brind Morrow in cui si approfondiscono le iscrizioni sotterranee delle piramidi egizie, secondo un filtro critico etnoantropologico e cognitivo.

 

C’è un altro luogo, anzi due, nei quali Pupillo e gli Zu hanno vissuto per un po’ di tempo e sono allo stesso modo fondamentali per comprendere la poetica della band di Ostia. Si tratta dei centri sociali, Spaziokamino di Ostia e Forte Prenestino di Centocelle, storici luoghi di aggregazione e di fermento culturale alternativo capitolini, culle del movimento punx romano prima e sede delle rave culture poi, dal quale vengono sputati i vaticini sociali e culturali di quella che sarà la scena alternativa degli anni ’90, con l’aggiunta di una forte calibratura “metallara”. In questo contesto si conoscono Massimo Pupillo, Jacopo Battaglia e Luca Mai: basso, batteria e sax.  Nel 1999 esce il loro primo lavoro intitolato Bormio nel quale è presente anche Roy Paci alla tromba. Da allora si sono fatti spazio nella scena hardcore italiana e europea. Nel 2000 Mike Patton dei Faith No More e Buzz Osborne dei Melvins che nel frattempo hanno messo su un supergruppo, i Fantomas, li vogliono ad aprire il loro concerto a Roma, dopo il quale escono con la prestigiosa etichetta californiana Ipecap (nella quale non sono gli unici italiani, visto che un loro ‘collega’ di etichetta, oltre Queen of the Stone Age e Mark Lanegan, è Ennio Morricone). Seguono album che scandiscono il primo decennio del ventunesimo secolo con viaggi transoceanici: alcuni album sono prodotti da Steve Albini, storico pigmalione del rock americano – è vivamente consigliato l’ascolto integrale di Igneo, del 2002 – e collaborano con Eugene Chadbourne.

Diventano una di quelle band-culto che girano l’Europa e gli Stati Uniti, riscuotendo ampio successo, e vengono misconosciute nello stivale. Di questa ingerenza italiana si preoccupa Manuel Agnelli, che nel 2009 li inserisce nella compilation Il Paese è Reale, trainata dalla partecipazione degli Afterhours a Sanremo e finalizzata a diffondere al grande pubblico i migliori elementi della scena indipendente. Nello stesso anno esce il capolavoro Carboniferus, seguito da The Left Hand Path e Cortar Todo. Dall’hardcore, passano a filtrare i cambi ritmici e i breakdown del doom metal, tra le architetture math-rock, grindcore, per arrivare oggi a Jhator, un disco sintetico, che aggiunge i respiri post-rock, dark-ambient al già ricchissimo bagaglio formale di questa band superlativa.

Dopo alcuni rimpasti della formazione, oggi si presentano con un disco complesso ma estremamente accessibile, denso di significati che sovrastano le forme. C’è un nuovo batterista, Tomas Järmyr, che ha suonato nel disco e dal quale ci si aspettano ampliamenti dei livelli di coscienza nell’esibizione in programma sabato al GB20 di Montepulciano. Anche per quest’evento, saranno presenti le illustrazioni fatte a mano, e le composizione multimatieriali fluo di Luchadora (nome d’arte di Alessandra Marianelli) nella mostra Trionfi. La mostra sarà visitabile anche per il prossimo appuntamento, il 23 dicembre, nello spazio autogestito in Piazza Savonarola a Montepulciano. L’ingresso, come sempre, è gratuito con tessera CAT 2017.

Foto credits Fotosintesi Lab Project

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