Frigolandia si trova nel comune di Giano dell’Umbria ed è un centro culturale polivalente, che dal 2005 ospita musei, attività culturali e artistiche, oltre al patrimonio di pubblicazioni delle riviste “Frigidaire” e “Il Nuovo Male“, che hanno caratterizzato la storia del fumetto italiano. Si autodefinisce come “Repubblica di Frigolandia”, una micronazione del genere delle ludo nazioni, ideata già nel 1985 da Vincenzo Sparagna e Andrea Pazienza.

Questo è un periodo difficile per Frigolandia, dal momento che rischia di essere sgomberata dal Comune di Giano dell’Umbria, nonostante custodisca un patrimonio di pubblicazioni e di valore storico e culturale nazionale.

In questa intervista a cura di Paolo Polimene andiamo a conoscere Vincenzo Sparagna, direttore di “Frigidaire” e “Il Nuovo Male”, e Presidente della “Repubblica di Frigolandia”.

Che cosa è Frigolandia, cosa rappresenta per lei e da dove nasce?

“Frigolandia è letteralmente la terra di Frigidaire, la prima Repubblica Marinara di Montagna, un Museo/Laboratorio dell’Arte Maivista, che è la definizione beffarda, ma anche molto seria che Andrea Pazienza ed io inventammo nel 1985 su Frìzzer per indicare, a partire dai miei disegni, l’arte né alta, né bassa, ma assolutamente vitale e sincera che venivamo sviluppando su Frigidaire e sulle altre nostre riviste “maiviste”. Nasce dall’idea di raccogliere in un unico luogo le collezioni d’arte e l’archivio di Frigidaire e rilanciare una nuova stagione creativa.”

In quanti partecipano e hanno partecipato al progetto di Frigolandia?

“Alla fondazione di Frigolandia ha partecipato, insieme a me, un piccolo gruppo di amiche, amici e collaboratori. A questi già da subito e poi sempre più nel corso del tempo si sono aggiunti decine, poi centinaia,  poi migliaia di giovani volontari. Non solo artisti, scrittori, fotografi, videomaker e musicisti, ma anche semplici appassionati, lettrici, lettori che svolgono altre attività, dall’artigiano al contadino, dall’infermiere all’insegnante, dallo studente al professore universitario.”

Da Roma a Giano dell’Umbria, da una città all’aperta campagna, una scelta radicale la sua… Che cosa l’ha spinta a farlo?

“Nel mondo contemporaneo conta poco se si vive in campagna o in città, a New York o sulle pendici boscose di una collina italiana, siamo comunque connessi con tutto quello che accade sul pianeta. D’altra parte essere a contatto con la natura e avere gli spazi giusti per incontrarsi e ragionare insieme è un vantaggio non da poco, aiuta a riflettere, a pensare, a inventare senza farsi trascinare dalla cinetica impazzita delle metropoli. Senza per questo perdere di vista la dimensione globale e metropolitana dell’universo attuale. Ma neppure voglio nascondere che tutto nasce anche, come sempre, un po’ per caso. La nostra ultima redazione romana, dopo anni passati in una villa di Monteverde, era un angusto locale al pianterreno e tutto il nostro archivio era in un magazzino. Poi è capitata l’occasione di affittare questo luogo abbandonato, un gruppo di edifici circondati da un bellissimo parco recintato. Abbiamo ristrutturato gli edifici, curato il parco ed è partita una nuova stagione creativa di Frigidaire.”

Frigolandia viene definita un “Ashram socratico”, un “Monastero eurotibetano”. Che cosa significa?

“Ashram socratico indica che è un luogo di riflessione e attività, dove si cerca la saggezza e l’illuminazione, ma attraverso lo scambio, socratico appunto, dei pensieri e delle idee. Monastero eurotibetano perché c’è bisogno di un luogo dove ritirarsi in se stessi e meditare sulla vita, l’arte e gli affascinanti misteri dell’esistenza, ma senza sovrastrutture religiose imposte, senza valori assoluti o ideologie precostituite, mantenendo la più radicale libertà di scoprire una propria via.”

Si parla anche di Prima Repubblica Marinara di Montagna e di Repubblica della Fantasia. Titoli fuori dall’ordinario. Frigolandia è quindi evasione dalla realtà o è riuscita nel tempo a mantenere uno stretto collegamento con l’attualità?

“Frigolandia è immersa nell’attualità e proiettata verso il futuro, ma non si può comprendere la realtà senza usare la fantasia, penso per fare un esempio all’immaginazione sociologica di cui parlava anche Wright Mills. Spesso il racconto del presente e del passato è più chiaro nei grandi romanzi che nelle fredde ricostruzioni storiche e viceversa le grandi storie sono anche il romanzo dell’umanità. La definizione Prima Repubblica Marinara di Montagna nasce dal fatto che ci sentiamo liberi e indipendenti come le antiche repubbliche marinare, ma siamo in montagna. D’altra parte è la nostra sarcastica originalità. Si tratta di un titolo patafisico, che allude più che descrivere. Poi c’è anche da dire che dalla nostra collina, specie di notte o quando le nuvole coprono la pianura sottostante, sembra di essere su un’isola circondata dal mare. Un mare che in fondo mi porto dentro dall’infanzia napoletana, come Bertold Brecht si portava appresso dalla nascita, dice in una sua poesia, “il freddo dei boschi neri”. “

Viene definita come una repubblica e una micronazione. Sul sito internet si trova addirittura una costituzione e un passaporto. A cosa è dovuta questa ricerca di autonomia? Si è sentito e si sente poco rappresentato dallo Stato italiano?

“Non amo gli Stati, che hanno una loro origine storica precisa e forse un loro destino di dissolvimento. Oggi penso che bisogna guardare al mondo oltre ogni frontiera. Noi ci presentiamo come una favolosa micronazione, ma su un piano assolutamente ironico, non crediamo affatto di esserlo in senso proprio. Abbiamo scelto la forma repubblicana, perché in una Repubblica ciascuno può essere se stesso, non deve cioè aderire a una setta o a un partito, è un soggetto libero di esprimersi e pensare quello che crede sia giusto. In effetti, da un punto di vista legale, siamo una semplice struttura organizzativa, una società regolarmente registrata, un centro culturale che rispetta le leggi dello Stato italiano e ne fa parte senza nessuna velleità anarchica da salotto o nessuna ipocrita pretesa di estraneità dalla società in cui operiamo.

Effettivamente sembra che Frigolandia non abbia un grande rapporto con le istituzioni, soprattutto quelle locali. Se in un primo momento eravate stati accolti benevolmente, è sopraggiunto subito il buio. Da quel che ho letto: la chiusura di Frigolandia è diventata tema di propaganda politica sia di destra che di sinistra. Come se lo spiega? A cosa attribuisce questo malumore cittadino?

“L’ostilità verso di noi dell’amministrazione del Comune di Giano dell’Umbria (un piccolo paese tremila abitanti sparsi in piccoli agglomerati e nella campagna), oggi guidato da una giunta civica di destra e da un sindaco leghista, prima governato da una giunta civica di centrosinistra nasce, è triste dirlo, da due cose. Da un lato il pregiudizio verso gli “stranieri” (tutti quelli che non sono nativi di Giano…) di una popolazione in gran parte anziana, dall’altro l’ignoranza e l’odio per le forme culturali nostre, considerate anomale e incomprensibili. C’è poi la triste abitudine di questa, come di altre amministrazioni locali, di usare i posti vuoti per ottenere soldi pubblici per progetti che neppure si realizzano. Proprio accanto a noi c’era ad esempio un simpatico campeggio aperto solo d’estate che ha funzionato per diversi decenni, ma che nel 2014, scaduto il contratto, è stato sgomberato per realizzare al suo posto… un campeggio! Questo “progetto” ha ottenuto un finanziamento dalla Regione di mezzo milione di euro, ma i lavori che dovevano essere conclusi nel 2016, non sono stati mai completati, il mezzo milione è stato disperso in appalti surreali ed il campeggio è da sei anni abbandonato.”

In piena pandemia la richiesta di sfratto. Quale è stata la sua prima reazione?

“Sono rimasto sbalordito, anche perché paghiamo dal 2006 un canone regolare, fissato dal Comune stesso e non c’era alcun motivo valido per iniziare un’azione legale contro di noi. Non a caso tutto parte da un’ordinanza di sgombero (non è una causa di sfratto), che si basa su un cavillo giuridico discutibile e in base a quello cerca di invalidare retroattivamente il contratto firmato nel 2005 in base a un bando pubblico andato varie volte deserto. Contro l’ordinanza, che è un atto amministrativo, abbiamo presentato un ricorso al TAR, ma la questione è giuridicamente incerta. Non si sa se il TAR accetterà le nostre ragioni o avallerà il cavillo del Comune, che ha preso pretestuosamente spunto da una direttiva europea che riguarda in realtà le concessioni balneari…”

C’è da dire che si è attivato subito un bel gruppo di sostenitori e sono stati raggiunti risultati importanti, basti pensare alle diciottomila firme raccolte su change.org e alla lettera mandata al ministro Franceschini con la firma di illustri intellettuali italiani. Tutto ciò è senz’altro motivo di orgoglio. Lei si sente sicuro?

“Sono contento della solidarietà, ma non mi sento affatto sicuro. So che potremmo vincere, come sarebbe giusto, ma anche perdere e questo significherebbe la distruzione di un’impresa attiva e vitale e la dispersione di un archivio, una biblioteca e un museo apprezzati in tutto il mondo.”

Se il ricorso al TAR dovesse essere respinto che cosa farà lei e soprattutto che fine farà Frigolandia con la sua imponente collezione?

“Cosa farò io e dove finiranno le collezioni di Frigolandia non lo so. Certo ci sforzeremo di sopravvivere a questa ennesima persecuzione. Ma le battaglie difficili si affrontano anche senza la certezza di vincerle, solo con la determinazione di combatterle.”

Spero che tutto si possa risolvere nel modo migliore, ma ci spieghi meglio quale è il vostro messaggio e che cosa contiene di così tanto straordinario la ex-colonia di Giano dell’Umbria.

“Il nostro è un impegno artistico e sociale che contiene un messaggio di speranza e fiducia nella creatività e nell’intelligenza umana. Di straordinario in Frigolandia c’è che ha fatto crescere una nuova generazione di giovani e di ragazze straordinarie, come la nostra grafica e coordinatrice Maila Navarra, un’artista del segno di grande qualità che cura anche il nostro sito e le nostre pagine Facebook, Twitter e Instagram, e tantissimi altri autori che sarebbe troppo lungo elencare. A loro è affidato il futuro del nostro sogno e della nostra storia.”

Com’è cambiato il suo lavoro durante la pandemia?

“In realtà non è cambiato molto, salvo che purtroppo, invece delle cose di cui mi sarei occupato volentieri, ho dovuto impegnarmi a cercare documenti e preparare i dossier necessari per rispondere all’assurda e imprevista ordinanza di sgombero del Comune, che mi è stata notificata il 12 marzo, appena pochi giorni dopo la proclamazione dello stato d’emergenza nazionale. Con la pandemia si è pure ridotta la possibilità di confrontarsi di persona con molti dei collaboratori e delle collaboratrici di Frigidaire e abbiamo dovuto cancellare gli appuntamenti generali di Frigolandia, ovvero il 25 aprile (Festa della Liberazione dei Frigoriferi Intelligenti), il 14 luglio (Festa della rivoluzione francese del 1789) e l’ultimo sabato di novembre (Thanksgiving Day, Festa dell’accoglienza e dell’incontro tra i popoli).”

Lei è figlio d’arte. Suo padre, Cristoforo Sparagna, è stato pittore e scrittore. Quanto ha contribuito alla sua formazione artistica? Che rapporto aveva con il padre?

“Mio padre è stata una figura importantissima nella mia vita. Mi ha insegnato a vivere inseguendo i propri ideali, senza farsi bloccare dalle difficoltà pratiche e da ambizioni carrieristiche spurie. Lui ha avuto una vita avventurosa, figlio di piccoli contadini, si è diplomato al nautico e per anni ha lavorato come operaio di macchina sulle navi mercantili, poi, studiando da autodidatta, è diventato un erudito e un grande conoscitore della lingua e della cultura greca e latina, infine è stato insegnante, scrittore, pittore, poeta. Sul piano artistico il mio stile di disegnatore è diversissimo dalla pittura di mio padre, ma certamente la mia passione per il disegno è nata da lui. Da lui mi viene anche la consapevolezza che si può essere grandi artisti, anche se non si viene riconosciuti pubblicamente come tali e questo è stato decisivo nel mio apprezzare e coinvolgere in Frigidaire tanti giovani prima sconosciutissimi, oggi magari famosi e celebrati.”

Ha contribuito attivamente al successo del Male ed è stato uno dei co-fondatori e, sin dal primo numero, il direttore di Frigidaire, che ricordi ha di quegli anni? Ha qualche rimpianto in particolare?

“Non ho rimpianti, ma incancellabili ricordi di incontri con tante persone geniali. E naturalmente sono orgoglioso di avere contribuito, insieme ad altri e anche attraversando anni di dura miseria e sacrifici, a rinnovare la satira, il fumetto, la grafica e il giornalismo creativo in generale.”

Entrambe le riviste nascono per fini satirici, mi dica se sbaglio. Come è cambiata la satira in questi anni? Secondo lei c’è stata un’evoluzione o un’involuzione?

Il Male è stata una rivista che ha liberato il territorio della satira da ogni antica barriera e convenzione. Frigidaire ha allargato questa libertà a tutti i piani della comunicazione, dalla satira al fumetto, dalla fiction al reportage, dalla fotografia alla letteratura, alla musica, al cinema, al video. L’evoluzione dei linguaggi avviene attraverso salti, rivolgimenti, scoperte. L’importante è non adagiarsi nelle vecchie formule, non farsi prendere dal fascino del replay, ma anche non avere alcun disprezzo del passato da cui possiamo trarre spunti fondamentali per il futuro. Non ho mai creduto al mito delle avanguardie che guardano solo avanti, come se il tempo fosse lineare, bisogna saper guardare anche al passato, essere contemporanei del domani come dell’ieri. L’estetica è una scienza del bello che traversa le epoche e le civiltà. Questo è il suo fascino perpetuamente rinnovato. In quanto alla decadenza della satira è un luogo comune che trovo sciocco. La satira è il gusto della sorpresa, lo stupore che ci accompagna nell’osservare i paradossi della vita, è uno sguardo sul presente che viene contemporaneamente dal passato e dal futuro ed è oggi più attuale che mai, anche se spesso in TV e sui giornali passa per satira una sua stupida caricatura, inquinata dalla degenerazione consumistica, dalla riduzione a superficiale barzelletta, cosa che rischia di oscurare la fulminante intelligenza della vera satira che è arte, poesia, gioia pura.”

Pensando alla satira la prima cosa che mi salta in mente è Charlie Hebdo, il periodico satirico francese. Nel 2015 la sede di Charlie Hebdo è stata colpita da uno dei peggiori attacchi terroristici dell’ultimo decennio. Quale è stata la sua reazione? Ha temuto per la satira in generale?

“Ho conosciuto e frequentato la redazione di Charlie sin dagli anni ’70, Reiser, Cavanna, Choron, Willèm, così come l’involontario martire Wolinski sono stati tutti miei amici e collaboratori, come del resto il caro e geniale Roland Topor e altri grandi autori francesi. L’attacco omicida alla redazione di Charlie mi ha profondamente scosso e addolorato, ma non ho temuto per la satira, che ha in se stessa la forza di reagire, piuttosto sono preoccupato dal dilagare della barbarie islamista che minaccia alcuni dei principi fondamentali della civiltà dei diritti umani. Sulle vignette di Charlie dico che la satira non può e non deve avere limiti e mai lasciarsi paralizzare dalla paura.”

Ci può descrivere la sua giornata tipo?

“Passo le giornate leggendo molto, scrivendo, disegnando, cucinando, lavando i piatti, dando da mangiare ai cani e alle nostre galline, ascoltando musica, guardando la televisione e curiosando come tutti su internet. Ma non si pensi che sono un frenetico attivista, ho anche molti momenti di puro e semplice riposo. Anzi devo spesso combattere una certa mia eccessiva pigrizia contemplativa, che tuttavia ritengo indispensabile, perché non mi piace essere ossessionato dall’azione. La vita non è solo attività e impegno, è anche silenzio, amore, amicizia, capacità di gustare le piccole cose quotidiane.”

Come avviene il processo creativo che la spinge a disegnare e a scrivere?

“Mi piace moltissimo disegnare e inventare forme, lo faccio senza nessuna fatica. La scrittura viene fuori dalla necessità di comunicare idee, di intervenire sulla realtà, di chiarire a me stesso con onestà, prima ancora che agli altri, quello che accade all’umanità e al mondo, il cui equilibrio naturale è oggi terribilmente minacciato da una società diseguale e accecata da un discutibile progresso infinito che invece di migliorare la condizione umana rischia di avvelenare non solo la natura di cui facciamo parte, ma anche la nostra mente.”

Su Change.org è ancora attiva la petizione per salvare la Repubblica di Frigolandia, che al momento ha superato le 18mila firme.

(intervista a cura di Paolo Polimene – fotografie di Frigolandia)

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